Storia della Repubblica di Firenze v. 2/3
Part 53
[383] Legazioni manoscritte di NERI CAPPONI (_Archivio di Stato_). — VESPASIANO DA BISTICCI, _Vita di Giannozzo Manetti_.
[384] BONINSEGNI, _Leonardo_. — MACHIAVELLI, lib. VI. — AMMIRATO, ec.
[385] «L’Imperatore mandò a rinnovare suoi salvocondotti a Firenze.» (NERI CAPPONI, _Commentari_.)
[386] «L’Imperatore poi ci scrisse di casa sua, che aveva sentito come eravamo richiesti di dare spalle alla fuga, e non avevamo voluto consentire; di che molto ci ringraziò.» (NERI CAPPONI, _Commentari_.)
[387] «Conforterete e supplicherete alla Maestà del Re di Francia a venire o mandare potentemente in Italia, sì per recuperare l’antica gloria e titoli a lei debiti, sì etiandio per salute della nostra Repubblica; nella qual parte se fussi domandato quanta gente giudichereste esser necessaria, direte che a noi parrebbe dover bastare cavalli 15 mila, rimettendo sempre questo al giudizio della regia sapienza. — E quando la Maestà del Re di Francia non volesse per sua gloria venire o mandare in Italia potentemente, com’è detto disopra, si tenti che almeno venga il re Renato con quelle genti pagate sia a lui possibile, ec.» (Istruzione ad Agnolo Acciaioli, manoscritta appresso di noi, diversa da quella pubblicata dal Fabroni, pag. 200.)
[388] GIANNOZZO MANETTI, _Vita di Niccolò V_. (_Rer. Ital. Script._, tomo III, parte II.) — SIMONETTA, _Storia di Francesco Sforza_. (_Rer. Ital. Script_., tomo XXI, lib. XXIV.)
[389] NERI CAPPONI, _Commentari_.
[390] Fu detto Cosimo essersi conciliato il re Alfonso col dono d’un manoscritto di Tito Livio. (TIRABOSCHI, _Storia della Letteratura_, tomo VI, lib. I, cap. 2.)
[391] POGGIO, fine della _Storia_. — Documenti aggiunti dal Fabroni alla _Vita di Cosimo de’ Medici_.
[392] Vespasiano, che gli fu amico, racconta com’egli da privato uomo solesse dire che se una volta avesse ricchezze, le spenderebbe in libri e in edifizi. — Vedi intorno allo stato di Roma in quelli anni la lettera pubblicata dal Fabroni, pag. 165. — Enea Silvio, nei _Commentari_ solito morsicchiare i predecessori suoi con isquisita delicatezza, scrive Niccolò con gli edifici che rimasero indi imperfetti avere accresciuto quasi a Roma le ruine. — Vedi pure quel ch’egli accenna della natura e del governo di Callisto III.
[393] VESPASIANO, _Vita del re Alfonso_. — Fine dei _Commentari_ di NERI CAPPONI. — MACHIAVELLI, lib. VI.
[394] BONINSEGNI, _Storie_.
[395] CAMBI e BONINSEGNI.
[396] VESPASIANO, _Vita di Piero de’ Pazzi_.
[397] Giannozzo, andato l’anno 1446 potestà in Pistoia, e calunniato da un Soldini, dettò un’Istoria di quella città, pubblicata dal Muratori (_Rer. Ital. Script._, tomo XIX in fine) e non disutile a chi voglia conoscere i modi tenuti dalla Repubblica di Firenze nell’amministrazione delle città suddite.
[398] Presentandosi alla Signoria, disse: «Eccelsi Signori mia, se a Dio che m’ha creato, avessi con tanto amore e con tanta fede servito, quanto ho fatto a questa Signoria, io crederei essere a’ piedi di santo Giovanni Battista; ed i meriti ch’io n’ho riportati, le vostre Signorie li conoscono.»
[399] VESPASIANO DA BISTICCI, _Commentario della vita di Giannozzo_, pubblicata dal Fanfani. Torino 1862, dalla quale sarebbe in tutto cavata quella latina del Naldi, prolissa d’ornati e di classiche locuzioni; chiama il Potestà _prætor urbanus_, la Signoria _senatus_, e dice che i Dieci della guerra si creavano a badare _ne quid respublica detrimenti caperet_. — Quando fu eletto Giannozzo dei Dieci ne fecero tutti grande allegrezza e maraviglia, e dicevano: «ora si conosce quanta forza hanno le virtù, ec.: in breve tempo, da volerlo confinare, vòltati, egli è fatto de’ Dieci in compagnia de’ primi della città.» Vespasiano scrisse un’altra più breve vita del Manetti, tra quelle del Mai. — Nell’edizione del Fanfani (pag. 169) è una molto bella lettera che Giannozzo in nome dei Dieci scriveva alla Signoria di Siena.
[400] CAMBI, _Cronaca_. — «Si vinse sul Consiglio del popolo, che gli accoppiatori che tenevano le borse del prioratico a mano, dovessino per tutto il mese di gennaio prossimo averle serrate, e fosse loro levato ogni autorità e balìa ch’eglino aveano intorno a ciò: fuvvi fave nere 218 e bianche 22. E dipoi nel Consiglio del comune fuvvi fave nere 169 e bianche 7. E di questo molto il popolo se ne rallegrò.» (RINUCCINI FILIPPO, febbraio 1454 st. fior.)
[401] VESPASIANO, _Vita di Cosimo_, pag. 343.
[402] Richiesto Neri da uno dello stesso suo casato che avea commesso un omicidio, ricusò salvarlo; «questa grandigia (dicendo) non mi è stata data per le miserie nè pe’ micidii ch’io abbia fatti, nè favoreggiati; anzi me l’ho guadagnata per la mia sollecitudine e per lo favore che io ho sempre prestato alla ragione: e però abbi pazienza, che la giustizia abbia suo luogo.» (CAVALCANTI, tomo II, pag. 205-6.)
[403] GUICCIARDINI, _Opere inedite_, tomo III, pag. 8.
[404] MORELLI, _Ricordi_.
[405] Cambi, _Deliz. erud._, tomo XX, pag. 338 e seg. — _Ricordi_ di FILIPPO RINUCCINI. — MACHIAVELLI, lib. IV.
[406] NERLI, _Commentari_.
[407] CANESTRINI, _Sulle Tasse_, pag. 168.
[408] CAMBI, _Storie_.
[409] «Il Palagio fece venire circa quattromila cerne e circa 300 cavalli, e il Signore di Faenza e Simonetto e altri condottieri.» (FILIPPO RINUCCINI, dove sono anche i nomi dei confinati.)
[410] CAMBI, _Cronaca_. — BONINSEGNI, _Storie_.
[411] _Ricordi_ di ALAMANNO RINUCCINI, anno 1462.
[412] RINUCCINI, _ivi_. — AMMIRATO.
[413] MORELLI, _Ricordi_.
[414] RINUCCINI ed altri. — Dice l’Ammirato, Luca essersi tolta per impresa una bombarda, volendo significare che siccome questa, dove gli sia dato fuoco, trae fuori una palla, così egli poteva cacciare via le palle, arme dei Medici.
[415] MACHIAVELLI, lib. IV.
[416] La descrizione di quei ricevimenti fatti ad onore di Pio II è da vedere nelle _Delizie degli eruditi_, tomo XX, pag. 368: l’autore, che si compiace di quella magnificenza, è pure offeso dalle profanità troppo boriose che vi si mescolavano. — Quelle pompe furono anco descritte in terza rima. (_Rer. Ital. Script._, nel secondo dei due tomi aggiunti in Firenze, pag. 719.)
[417] «Era molto umile in ogni sua cosa; la camera dov’egli dormiva, v’era un letticciuolo da frate ed una sedia di legno vecchia, con un poco di desco al dirimpetto dov’egli stava a comporre le sue opere, e mai perdeva un’ora di tempo. — Non avea masserizie in casa, se non tante che furono istimate alla morte sua centoventi lire.» (VESPASIANO, _Vita dell’Arcivescovo Antonino_.)
[418] Questo mi pare che si argomenti da una pia opera in volgare che il signor Palermo pubblicava (Firenze, 1858), e che potrebb’essere di sant’Antonino.
[419] VESPASIANO, nella _Vita d’Antonio Cincinello_, narra il caso pietoso d’una donna figlia di Rinaldo degli Albizzi e nuora di Rinaldo Gianfigliazzi; alla quale povera e nell’esilio abbandonata insieme ad un figlio suo, parvero grande sussidio pochi ducati venuti ad essa in elemosina.
[420] In tutto quel fatto la maestria politica dei Veneziani si trova descritta negli Annali di DOMENICO MALIPIERO. (_Archivio Storico_, tomo VII, pag. 1.)
[421] A questo punto dell’istoria noi rimanghiamo con poco sussidio di contemporanei, avendo cessato con l’anno 1447 il Cavalcanti, e prima del 57 i _Commentari_ di Neri Capponi. Finisce con l’anno 1460 il Boninsegni, e tace la prima parte delle Istorie che vanno col nome di Giovanni Cambi, per indi ripigliare col 1480 la parte descritta da lui testimone; e finiscono i _Ricordi_ di Filippo Rinuccini, continuati però con maggiore ampiezza dal figlio Alamanno.
[422] Il Fabroni pubblicava le note di Piero per le spese fatte nei funerali del padre e negli uffici e limosine, e per vestire a bruno gli uomini e donne della famiglia, e i fattori e i servi. Stanno con questi i nomi di quattro schiave. Lo stesso autore ci diede (pag. 214) il contratto di compra di una schiava circassa per conto di Cosimo dei Medici l’anno 1427 in Venezia, per mano di Giovanni Portinari, il quale pagava sessantadue ducati d’oro, prezzo della schiava.
[423] Vedi le lettere a Piero de’ Medici, del Papa e del Re di Francia, Luigi XI, più altre poi d’uomini letterati — Abbiamo anche una bella lettera di Piero intorno agli ultimi giorni del padre. (FABRONI, _Documenti_, pag. 251.)
[424] _Mémoires de_ PHIL. DE COMINES, lib. VII, cap. V. — E innanzi avea detto: «Cosme de Médicis, homme digne d’être nommé entre les très-grands; et en son cas qui estoit de marchandise, etoit la plus grande maison qui je croy qui jamais ait ésté au monde: car leurs serviteurs et facteurs ont eu tant de crédit, soubs couleur de ce nom Medicis, que ce seroit merveilles à croire a ce que j’en ay veu en Flandre et en Angleterre.»
[425] «Non fu anno che non spendesse in muraglie quindici ovvero diciotto migliaia di fiorini. — Nel palazzo di Firenze 60 mila; nel chiostro e parte della chiesa di San Lorenzo, 70 mila. In San Marco ne avea spesi 40 mila, e non bastarono; nella Badia di Fiesole 80 mila.» (VESPASIANO, _Vita di Cosimo_.) — Il Fabroni pubblicava un lodo per le divise tra’ due rami usciti da Giovanni di Bicci, nel quale è detto che le spese fatte da Cosimo nelle chiese di Santa Croce, dei Servi, di San Miniato al Monte e di Camaldoli nel Casentino, oltre a quelle notate nel testo, sieno portate sulla parte sua, sgravandone quella dei figli di Lorenzo. — In certi _Ricordi_ il Magnifico scriveva: «Gran somma di danari trovo che abbiamo spesi dall’anno 1434 in qua fino a tutto il 1471. Si vede somma incredibile, perchè ascende a fiorini 663,755 tra limosine, muraglie e gravezze, senza l’altre spese; di che non voglio dolermi: perchè quantunque molti giudicassin meglio averne una parte in borsa, io giudico esser grande onore allo stato nostro, e paionmi ben collocati, e sonne molto ben contento.» (LORENZO MEDICI, _Ricordi_. FABRONI, pag. 47.)
[426] «Tolsi quarantacinque scrittori e finii volumi dugento in mesi ventidue.» Dallo stesso Vespasiano abbiamo l’elenco dei codici antichi fatti copiare da lui; un catalogo della biblioteca lasciata da Cosimo e che è nell’Archivio Mediceo, parve al Fabroni troppo lungo perchè lo stampasse. Per la Chiesa di San Lorenzo faceva scrivere ed abbellire di miniature trenta libri corali; altri per San Marco, ec. — L’inventario delle gemme incise e vasi e medaglie e gioie trovate nell’eredità di Cosimo dei Medici, aggiugne alla somma di 28 mila 423 fiorini, senza gli argenti e mobilia. (FABRONI, pag. 231.)
[427] GUICCIARDINI, _Opere inedite_, tomo III, pag. 8.
[428] «Si vinse che le borse si serrassino e tornassesi alla sorte, la quale è molto grata a tutti generalmente, cioè quella de’ tre maggiori, Signori, Gonfaloniere e Dodici: che prima le tenevano a mano cinque cittadini, ed era de’ Signori chi egli disegnavano; e ora si cominciò a trarre a sorte. E’ Priori per novembre e dicembre 1465 feciono squittinio de’ tre maggiori. Cominciò agli 8 dicembre e finì a’ dì 30 detto. Furono in numero di 537, in tutto con priorati e magistrati e consoli, e con cinque accoppiatori, fatti per detto squittinio, che furono di più favore, ec. I Signori per gennaio e febbraio 1465-66 cominciarono lo squittinio dei capitani di Pisa, e potestà solo, e poi il partito chiamato gli otto uffici di dentro, poi undici uffici di fuori, poi provveditorati e riformatori e legionarii direttori, poi el marzocchio, e poi capitano di galere, e poi uffici di notai.» (MORELLI, _Ricordi_, pag. 181.)
[429] GUICCIARDINI, _Opere inedite; Storia Fiorentina_, cap. II. — MACHIAVELLI, lib. VII. — AMMIRATO, lib XXIII.
[430] I Fiorentini, volendo al solito mandare galere in Levante per la tutela dei loro traffici, la Repubblica di Venezia si opponeva a ciò, allegando che i Turchi se l’avrebbono prese, usandole ai danni della cristianità: e avendo i Fiorentini risposto, che ad ogni modo le manderebbero; il Senato facea replicare, che il comandante dell’armata loro aveva piena balìa, e qualunque cosa egli facesse delle galere non se ne impacciavano. _(Ricordi_ di ALAMANNO RINUCCINI, anno 1463.)
[431] Carlo Rosmini nella _Storia di Milano_ purgava a sufficienza Francesco Sforza da quell’accusa per via di autentici documenti. Vedi pure quelli pubblicati dal CANESTRINI, _Archivio Storico_, tomo XV.
[432] GUICCIARDINI, _Storia di Firenze_, XIX.
[433] _Ricordi Storici_ di ALAMANNO di FILIPPO RINUCCINI.
[434] Vedi lettere di Agnolo Acciaioli e di un ser Luca, e la deposizione di Francesco Neroni. — FABRONI, _Vit. Laurentii Med._, Documenti, pag. 28-32.
[435] FABRONI, _Documenti_.
[436] VALORI, _Vita Laur. Med._
[437] _Ricordi_ d’ALAMANNO RINUCCINI.
[438] _Storie_ di IACOPO PITTI, lib. I.
[439] AMMIRATO, _Storie_. — FABRONI, Documenti sopraccitati. — L’Ammirato accusa, non senza ragione, il Machiavelli di molti errori ed alterazioni di questi fatti come di altri molti. Nè facciamo caso della strabocchevolmente prolissa e in parte falsa narrazione che ne lasciava Michele Bruto nelle Storie sue, egli piacendosi in quei viluppi di vani disegni donde speravano forse in patria il ritorno i fuorusciti, tra i quali viveva cento anni dopo in Lione quello scrittore di poco pregio.
[440] ROMANIN, _Storia di Venezia_, lib. XI, cap. 1.
[441] Il Fabroni ha pubblicato queste due lettere che il Machiavelli avea veduto; ma questi conservandone i principii, poi le rifece a modo suo, e dice che fu quella dell’Acciaioli scritta da Napoli, quando è da Siena a’ 23 settembre. (_Documenti_, pag. 36; e vedi anche VESPASIANO nella _Vita di Agnolo Acciaioli_.)
[442] FABRONI, pag. 35. — Aggiugne all’amico, di queste cose non parli «se non con Madonna o col Signore.» Madonna era Lucrezia Tornabuoni moglie di Piero dei Medici. È cosa nuova dare in Firenze a un uomo il titolo di Signore.
[443] _Annali Veneti_ di DOMENICO MALIPIERI.
[444] Vedi la lunga lettera di Ferrando alla Repubblica di Firenze. (_Archivio Storico_, tomo XV, pag. 185.)
[445] _Annali Veneti_ di DOMENICO MALIPIERI.
[446] PIGNA, _Storia della Casa d’Este_.
[447] «Dipoi la pubblicazione della pace, il Papa ha fatto batter talenti d’oro da venti ducati l’uno, con l’impronto della sua immagine e con lettere che dicono — _Papæ Paulo pacis Italiæ fundatori._» (MALIPIERI, _Annali_.)
[448] MALIPIERI, _Annali_. — AMMIRATO, _Storie_.
[449] MACHIAVELLI, lib. VI.
[450] VESPASIANO, _Vita di Agnolo Acciaioli_. — MACHIAVELLI, _Storie_.
[451] Lettere pubblicate dal FABRONI tra’ Documenti, pag. 28 e seg. — Gli manda arienti per convitare don Federigo d’Aragona ed altri Signori, «che si vuol fare magnificamente e onoratamente; e datevi buon tempo, e non vi date pensiero di noi di qui, che ancor sarete a tempo a smaltirle come noi.» (pag. 52). — Comunica seco via via i negozi che si trattavano, mostrando rimettersi di molte cose al giudizio suo.
[452] CHRISTOPHORI LANDINI, _Disputationes Camaldulenses_.
[453] La Giostra di Lorenzo fu cantata in terza rima da Luca Pulci con minutezza istorica e scarsa vena di poesia.
[454] FABRONI, _Documenti_, pag. 42.
[455] NICCOLÒ VALORI, _Vita di Lorenzo_.
[456] «Per fare il debito nostro donammo alla Duchessa una collana d’oro con un grosso diamante, che costò circa ducati tremila; donde ne seguitò dipoi, che il prefato Signore ha voluto che battezzi tutti gli altri sua figlioli.» (_Ricordi di Lorenzo_; vedi FABRONI, pag. 54.)
[457] MORELLI, _Ricordi_ (_Deliz. Erud._, tomo XIX). — _Ricordi_ di ALAMANNO RINUCCINI. — GUICCIARDINI, _Opere inedite_, tomo III, cap. 3. — AMMIRATO, _Storie_, lib. XXIII.
[458] Lettera di Piero dei Medici al figlio Lorenzo. (FABRONI, _Docum._ pag. 30.)
[459] RINUCCINI ALAMANNO, pag. 116.
[460] GUICCIARDINI, _Opere inedite_, tomo III, pag. 29. — A guerra finita il Malipiero scriveva: «Questo successo ha dispiaciuto alla Signoria (di Venezia), perchè continuando la guerra tra Volterra e Firenze se podeva solevar qualche novità in quella terra, e’ fuorusciti aiutati da Volterra saria entrati in Fiorenza.»
[461] «Ricordovi quando fu el sacco di Volterra, che ogni uomo pubblicamente, massime e’ Venti, mostravano buona disposizione; ma se noi non trovavam modo a trarre e’ cento mila fiorini dal Monte, se avessimo avuto a far prova di più difficil cosa, credo l’aremo veduta cattiva.» (Lettera di Lorenzo. Vedi FABRONI, pag. 62 e seg.)
[462] VESPASIANO, _Vita di Federigo_. — MACHIAVELLI, lib. VII. — AMMIRATO, lib. XXIII. — Lettera di un Inghirami a Lorenzo; vedi FABRONI, pag. 63. — Antonio Ivani scrisse in latino un Commentario di quella guerra. (_Rerum Ital. Script._, tomo XXIII.) — Comprò la Repubblica e donò a Federigo il bel palagio di Rusciano in pian di Ripoli, cominciato da Luca Pitti: questi si trova essere stato uno dei Venti.
[463] I Diari Rinuccini descrivono questo e l’altro Capitolo Generale di tutto l’Ordine Francescano in Santa Croce di Firenze, al quale convennero l’anno 1449 milledugento frati; e la Repubblica stanziava a sussidio del detto Capitolo mille fiorini d’oro.
[464] «Del mese di settembre 1471 fui eletto ambasciatore a Roma per l’incoronazione di papa Sisto, dove fui molto onorato, e di quindi portai le due teste di marmo antiche delle immagini d’Augusto e d’Agrippa, le quali mi donò detto papa Sisto, e poi portai la Scodella nostra di calcedonio, intagliata, con molti altri cammei, che si comperarono allora ec.» (_Ricordi di Lorenzo de’ Medici._) — «Lorenzo, tra gli altri benefizi che ha ricevuti da Sua Beatitudine, ha guadagnato con quella un tesoro.» (Istruzione in nome di Sisto IV ad Antonio Crivelli); vedi _Appendice_ Nº X. — Vedi anche NICCOLÒ VALORI, _Vita_ ec.
[465] Il Fabroni pubblicava una lettera che Lorenzo scriveva al Papa, il dì 21 novembre 1472, chiedendogli il cardinalato per Giuliano; e due a Lorenzo, del buono ed illustre, ma insieme prudente e un po’ cortigiano cardinale Iacopo Ammannati detto il Cardinale di Pavia, del quale abbiamo in latino un brano di storia e gran numero di lettere a principi, a grandi personaggi e a letterati.
[466] CORIO, _Storia di Milano_.
[467] NICCOLÒ VALORI, _Vita_ ec.
[468] Vedi _Appendice_ Nº VIII.
[469] Abbiamo le due lettere pubblicate dal Fabroni (pag. 67, 68). Luigi XI proponeva a Lorenzo di tenere in Francia un suo Oratore, il quale dovesse conferire col Re solo, nè mai co’ magnati, nè co’ principi del sangue. Gli chiede poi dei cani in dono, ed anche uno solo, purchè fosse bello e grande, volendo tenerlo in camera e presso la persona sua.
[470] GUICCIARDINI, cap. III.
[471] VESPASIANO, _Vita di Donato Acciaioli_.
[472] RINUCCINI, pag. 117.
[473] Abbiamo la data 28 gennaio 1475 nei _Ricordi_ del Morelli, gli altri tacendo quella Giostra ed i moderni scrittori avendo confusa questa col Tornèo più grande e solenne che aveva tenuto Lorenzo l’anno 1469. Quindi affermarono che il Poliziano fosse in età di soli quindici anni quando cominciava il Poemetto: ne aveva ben venti nel principio del 75, e ventiquattro ne avrebbe avuti quando il Poema fosse scritto un poco prima della congiura de’ Pazzi e interrotto quindi per la morte di Giuliano; il che a noi sembra essere congettura fra tutte probabile. Dove il Poeta nella quarta Stanza dice che all’ombra di Lorenzo
«Fiorenza lieta in pace si riposa Nè teme i venti, o ’l minacciar del cielo, Nè Giove irato in vista più crucciosa,»
allude manifestamente alle ire di Sisto IV, le quali precessero al caso dei Pazzi.
[474] _Ricordi_ d’ALAMANNO RINUCCINI, pag. 125 e seg.
[475] La formula delle sentenze diceva: «Magnifici Octoviri Custodiæ et Baliæ Civitatis Florentiæ in numero sufficienti collegialiter congregati, intellecto et recepto qualiter etc. — Et idcirco habito super prædictis omnibus et singulis sano et maturo consilio etc.; deliberaverunt, scribunt, commictunt, imponunt et mandant vobis Præsenti Domino Potestati dictæ Civitatis Florentiæ quatenus vigore præsentis deliberationis, ac commissionis et bullettini, per vestram sententiam declaretis, pronuntietis et sententietis dictos etc. — Nota che sempre al Potestà dicevano _Voi_, «quel Voi che prima Roma sofferìe» e che era dato alla Sovranità. (Sentenze pubblicate tra i Documenti di corredo all’edizione del Commentario della Congiura de’ Pazzi per Angiolo Poliziano. Napoli, 1769.)
[476] L’ALLEGRETTI nel _Diario Senese_ (_R. I. S._, tomo XXIII, e. 782), e il MALAVOLTI, _Istoria di Siena_, accusano apertamente i Fiorentini che dessero mano al conte Carlo ed ingannassero i Senesi con belle parole: «ci mandavano ogni dì una buona lettera, e il Conte Carlo ogni dì una cavalcata.» (Cronica citata.) — La corrispondenza di Lorenzo de’ Medici con la Signoria di Siena, che abbiamo in copia, si trova interrotta dall’anno 1476 all’anno 1482.
[477] L’attentato del Porcari non giunse all’effetto, i Pazzi ed il Fieschi riuscirono a mezzo, gli uccisori di Galeazzo e quei d’Alessandro de’ Medici e di Pier Luigi Farnese compierono il fatto; ma tuttavia gli Sforza regnarono a Milano, e a Firenze i Medici, e i Farnesi a Parma; nessuno mai degli uccisori scampava la vita.
[478] Tra questi è da porre Alamanno Rinuccini, che poi si mostra benevolo ai Pazzi: ed egli era stato compagno al Medici nelle ambascerie e negli uffici di maggior conto.
[479] VESPASIANO, _Vita di Piero de’ Pazzi_.
[480] Ebbe egli il secondo premio nella Giostra, della quale il primo fu dato a Lorenzo.
[481] MACHIAVELLI, _Storie_, lib. VIII.
[482] _Confessione di Giovan Battista da Montesecco_, stampata tra i documenti che fanno seguito al Poliziano, _Congiura de’ Pazzi_, e dal Fabroni e dal Roscoe, _Vita di Lorenzo_. Il Machiavelli trasse molto da quel documento; così l’Ammirato. Noi lo riproduciamo nell’_Appendice_ Nº IX.
[483] Nelle lettere citate di Piero de’ Medici si vede Guglielmo dieci anni prima essere tenuto fra i più intrinseci della Casa.
[484] Abbiamo lettera di Girolamo Riario a Lorenzo da Roma a’ 15 gennaio 1478, con la quale lo invita ad andare colà, promettendogli molto adoprarsi «a levare di mezzo ogni dubitazione che fosse nata tra esso e il Pontefice.» (FABRONI, _Doc._, pag. 105.)
[485] Istruzione di Lorenzo a Piero suo figlio che andava in Roma nel novembre del 1484. (FABRONI, pag. 268.)
[486] VASARI, _Vita d’Andrea Verrocchio_: ma quella pittura fu indi a poco cancellata.
[487] _Congiura de’ Pazzi_ scritta da Filippo Strozzi che v’era presente. — ANGELI POLITIANI, _Coniurationis Pactianæ Commentarium_; Napoli, 1769, in-4º. — _Cronichetta di Carlo Giannini da Firenzuola_ (si trova in quello stesso volume). — _Cronichetta di Belfredello Strinati Alfieri_ (ivi). — _Condanne dei Pazzi e dei loro complici_ (ivi). — _Documenti_ pubblicati dal FABRONI. — _Ricordi_ di ALAMANNO RINUCCINI. — VALORI, _Vita di Lorenzo de’ Medici_. — GUICCIARDINI, _Stor. Fior._, cap. IV. — MACHIAVELLI, lib. VIII. — AMMIRATO, lib. XXV.
[488] VESPASIANO, _Vita dell’Acciaioli_.
[489] FABRONI, _Documenti_, pag. 116. — E la Repubblica di Venezia mandava a quella dei Fiorentini savie parole, che a noi giova qui riferire: «Pare a noi che dal frappor dimora alla liberazione del Cardinale non possa quella eccellentissima Signoria conseguire alcun comodo, quando invece la liberazione del Cardinale toglie ad ognuno ogni occasione di straparlare, e di giustificare sè stessi d’ogni non buona operazione, ed anche recida ed amputi ogni offensione d’animo che i Cardinali potessero per una più lunga ritenzione concepire. Per questi rispetti adunque l’opinion nostra sarìa che al Vescovo di Modrussa si rispondesse: che quella eccellentissima Signoria, avendo per riverenzia del Sommo Pontefice e di quel Santissimo Collegio riservata la persona del Cardinale dal pericolo di tanta furia quanta era in quel popolo, delibera anche ed è contenta di liberamente lasciarlo.» (ROMANIN, _Storia di Venezia_, tomo IV, pag. 389, 90.)