Storia della Repubblica di Firenze v. 2/3

Part 52

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[270] «Si volsero a ridurre la terra secondo l’uso del buon vivere e pacifico, e a fare che niuno cittadino avesse più autorità l’uno che un altro, se non quella che gli avevano dato la sorte e la dignità — non pensavano che avevano a fare con un potente nemico.» — Sono parole del buon libraio Vespasiano da Bisticci, che amico a Cosimo del quale scriveva la Vita, era poi anche un fiore di galantuomo. E in altro luogo aggiunge egli: «Non tolsero lo stato a persona, ma dettenlo a tutti quelli che lo meritavano.»

[271] Il Cavalcanti compose (com’è suo costume) una lunga diceria dell’Albizzi a fine di persuadere la chiamata dei Grandi a parte della Repubblica, ed una di Mariotto Baldovinetti che dissuase il partito. Dell’una e dell’altra il Machiavelli diede un estratto; ma sembra a me sotto quei due nomi avere voluto il Cavalcanti spiegare a disteso come l’aiuto dei Grandi ci volesse a reggere in piedi quel debole Stato, e come i Grandi, cercati forse, non se ne degnassero.

[272] La Repubblica s’era intromessa per la liberazione del Tolentino. Il primo d’aprile 1435 la Signoria scrive a Neri Capponi ambasciatore a Venezia: «Questo dì c’è di nuovo che Niccolò da Tolentino è morto. Il modo della morte, secondo che scrive Niccolò Piccinino a’ figlioli, fu che andando del borgo di Val di Taro ad altro luogo per stanza, gli cadde addosso il cavallo che cavalcava, et così morì. Questo è secondo lo scrivere; la verità non sappiamo.»

[273] _Commentari_ di NERI CAPPONI. — BONINSEGNI. — GIOV. MORELLI, _Ricordi_. — MACHIAVELLI, lib. V. — SCIPIONE AMMIRATO, lib. XX.

[274] _Ricordi di Cosimo de’ Medici_; FABBRONI, pag. 99.

[275] Il CAVALCANTI (lib. IX, cap. 27) dice «che la Signoria di Venezia commise inoltre a certi suoi ambasciatori che erano per le faccende della Lega in Firenze, che a’ nostri ufficiali del Catasto favoreggiassero la posta di Cosimo come Veneziano cittadino.»

[276] Quando nel 30 andò a Verona fuggendo la peste, menava con sè Niccolò Niccoli, quell’insigne ritrovatore di antichi libri greci e latini, e Carlo Marsuppini d’Arezzo che fu poi segretario della Repubblica.

[277] FABBRONI, _Vita di Cosimo_, note a pag. 86, 87. — ROMANIN, _Storia di Venezia_, lib. X, cap. 7.

[278] Nel Catasto del 1427 la posta di Palla Strozzi era superiore a quella di Giovanni de’ Medici e ad ogni altra: quegli pagava cinquecento sette fiorini, questi trecento novantasette. (CANESTRINI, lib. cit.)

[279] VESPASIANO DA BISTICCI, _Vita di Agnolo Pandolfini_.

[280] CAVALCANTI, lib. X, cap. 7. — Nella vita manoscritta di Palla Strozzi, che abbiamo insieme con le altre vite della famiglia scritte da Lorenzo Strozzi fratello a Filippo, si nega l’andata un po’ ridicola del buon Palla, attribuendone l’invenzione al Machiavelli: si vede che Lorenzo Strozzi non aveva notizia delle Istorie del Cavalcanti.

[281] _Storia_ di IACOPO PITTI, lib. I.

[282] «Il Papa aveva l’animo a volere il dominio della città, perchè gliene fu data intenzione.» (_Commentari_ di NERI CAPPONI.)

[283] GIO. CAMBI, _Istorie_. — MORELLI, _Ricordi_; e AMMIRATO.

[284] GIOVANNI CAVALCANTI, lib. X, cap. 19.

[285] «E appunto in capo dell’anno, in quel medesimo dì, cioè a’ 5 d’ottobre, e in quella medesima ora rientrammo in su quello del Comune, e in quel medesimo luogo. Di questo ho fatto ricordo, perchè ci fu detto da più persone devote e buone, quando fummo cacciati, che non passerebbe l’anno, che saremmo restituiti, e torneremmo a Firenze.» (_Ricordi_, ec.)

[286] CAVALCANTI, lib. X, ultimi capitoli.

[287] BONINSEGNI, _Storie_. — MORELLI, _Ricordi_. — CAMBI, _Cronaca_. — NERLI, _Commentari_.

[288] VESPASIANO DA BISTICCI, _Vite di Palla Strozzi e di Agnolo Pandolfini_.

[289] «Nel mese di gennaio prossimo fui il primo tratto dalle borse dello squittinio per Gonfaloniere di Giustizia; e al mio tempo non si confinò nè si fece male a persona: ma Francesco Guadagni e più altri, i quali trovai nelle mani del Capitano della Balìa, operai in forma non morirono, ma furono condannati in perpetua carcere.» (COSIMO DE’ MEDICI, in fine ai _Ricordi_.)

[290] _Ricordi_ di FILIPPO RINUCCINI.

[291] «Qui autem Vexillifer Iustitiae in relegatione Cosmæ cum esset capitaneus Pisis, vocatus ad judicium, in via sive subitanea morte, sive veneno, periit.» (S. ANTONINO, _Chronicon_, pag. 504.)

[292] Scrisse agli Otto: «Io ho inteso il vostro bando, il quale come uomo che non voglio errare, vi avviso che in casa non ho altre armi se non un panieruzzo d’aguti, e un cultellino tutto intaccato, ed è della fante, ec.» (CAVALCANTI, lib. X, cap. XXIII.)

[293] _Storia_ di GIOVANNI CAMBI.

[294] CAVALCANTI, lib. VII, cap. 27.

[295] CAVALCANTI, lib. X, ultimo capitolo. — _Storie_ di DOMENICO BONINSEGNI. — MORELLI, _Ricordi_. — _Storia_ di GIO. CAMBI. — AMMIRATO, lib. XX. — Commissione manoscritta, a Neri Capponi, dove si vede come a Firenze avessero cercato non si guastare con Siena. Ved. _Appendice_, Nº VII.

[296] Ma non voleva la Signoria di Venezia potesse ciascuno muovere guerra a sua posta e tirare gli altri. Allegava: «esser maggior pericolo che ciò da noi (Fiorentini) non venisse, perchè per avventura siamo più leggieri a muoverci e mutiamo la Signoria spesso. Il perchè talvolta si trovan di quelli che leggiermente vi salterebbon su, maxime cognoscendo avere obbligato la Signoria di Vinegia a concorrere, ec.» (Lettera della Signoria a Neri Capponi, rimasto in Venezia ambasciatore per la Lega; 1º aprile 1435.)

[297] Il CAVALCANTI (lib. XI, cap. 3, 4) ha i nomi dei prigionieri e il numero delle navi prese, ed a chi ciascuna di esse andasse venduta.

[298] MACHIAVELLI, _Storie_, lib. V.

[299] Legazione a Genova di Neri Capponi; copia presso noi. — CAVALCANTI, lib. XI, cap. 7.

[300] GUASTI, _La Cupola di Santa Maria del Fiore_.

[301] AMMIRATO, lib. XXI.

[302] «Ognuno che è in attitudine, ha prestato, e chi gran somma e chi mezzana e chi minore, secondo la sua possa.» (Lettera dei Dieci a Neri Capponi commissario sotto Lucca; 1º aprile.)

[303] «Il Conte pose campo a S. Maria di Castello (_che prima il Piccinino aveva espugnata_), e piantovvi una bombarda grossa di gitto di libbre 530: in quattro pietre che trasse dalla bombarda nel pedale della Torre, la fece cadere.» (N. CAPPONI, _Commentari_.)

[304] I Dieci nelle lettere a Neri insistono di continuo perchè sia dato il guasto alle terre dei Lucchesi. «Il guasto si dia senza più indugio, perchè per tutto Firenze non si grida altro; e se caso sopravvenisse che non si potesse fare, credaremmo esserne lapidati.» (Aprile 1437.) «Una delle maggiori e migliori sicurtà che possiamo avere etiandio essendo d’accordo con loro (co’ Lucchesi), è ch’eglino abbino bisogno d’essere pasciuti da noi e dalle terre nostre.» — «Co’ Lucchesi non è da stare a speranza d’accordo, perchè sono più gagliardi che innanzi perdessero il contado.» (Luglio 1437.)

[305] _Commentari_ di NERI CAPPONI.

[306] «Si rannuvola verso la Marca, e dubitiamo che al Conte non convenga fare provvedimenti.» — «Tu dii che il Conte ti pare impensierito perchè crede dovere essere richiesto dalla Signoria di Vinegia, ec.» (Lettere citate.)

[307] Insin da principio i Veneziani a quella guerra battevano freddi, e per la dimora che il Conte faceva intorno a Lucca nasceva qualche ruggine tra le due Repubbliche. Si trattava co’ Lucchesi accordo, e i Dieci scrivono: «Noi abbiamo ammirazione di quello scrivi dell’ambasciatore di Vinegia, che sia intervenuto nella pratica, perchè a questa materia non vorremmo balii.» Neri aveva scritto: «Mentre il Conte era in ragionamento meco, l’ambasciatore di Vinegia se ne venne là senza essere chiamato; che mi parve presunzione. Avvisatemi come mi ho a governare, ec.» (Lettere citate.)

[308] BONINSEGNI, _Storie_. — MACHIAVELLI, lib. V. — AMMIRATO, lib. XXI. — TOMMASI, _Storia di Lucca_. — Il Papa in Bologna si era molto adoprato per la pace, andando persino ad offrire ai Fiorentini giurisdizione in Lucca, dove eleggessero essi il Potestà: non ci credeano, ma pure inviarono a Bologna Nerone di Nigi; poi non ne fu altro. (Lettere citate.) E se ne trova pure discorso in altre a Neri; il quale avendo ne’ primi d’agosto lasciato il campo sotto Lucca, ma essendo tuttora dei Dieci, era ito a Genova ambasciatore nell’ottobre di quell’anno stesso per causa di mercanzie.

[309] MACHIAVELLI.

[310] Abbiamo (_Archivio Storico_, tomo XIII, pag. 299) un documento del 31 agosto 1438, per la restituzione di due mila fiorini d’oro prestati da Cosimo e Lorenzo dei Medici, per mezzo di loro soci residenti in Basilea, alla nazione Germanica rappresentata in quel Concilio, che avea promesso di rimborsarli sulle indulgenze pubblicate ivi a favore di chi desse mano alla riconciliazione dei Greci alla Chiesa.

[311] CAVALCANTI, _Storie_, lib. XI, cap. XIII.

[312] Abbiamo esemplari dell’atto di unione nella biblioteca Laurenziana e nell’Archivio di Stato; sono grandi cartapecore con le sottoscrizioni di mano del Papa e dell’Imperatore e de’ Padri del Concilio. — Ved. CECCONI, _Studi storici sul Concilio di Firenze_.

[313] NERI CAPPONI, _Commentari_. — AMMIRATO, lib. XXI.

[314] N. CAPPONI, _Commentari_. — ROMANIN, _Storia di Venezia_, lib. X, cap. 7.

[315] Il Machiavelli mette in bocca dei Veneziani questa sentenza conforme al linguaggio ed alle idee di quei tempi: «ch’era infamia perdere le terre, ma più infamia perdere insieme le terre e i danari.»

[316] Scrittori fiorentini; PLATINA, _Vita d’Eugenio IV_.

[317] LEONARDO ARETINO, _Commentari_.

[318] Neri Capponi aveva chiesto a Pier Giampaolo Orsino tenesse sellati cento cavalli per la difesa della persona di Cosimo de’ Medici. (CAVALCANTI, lib. XIII, cap. 6.)

[319] AMMIRATO, an. 1440.

[320] CAVALCANTI, lib. XIV.

[321] «Ieri furono i sospetti grandi, e i ragionamenti e pratiche lunghe; finalmente, per non avere a prendere zuffa contro a nostra voglia con Niccolò Piccinino, si deliberò di venire alloggiare qui intorno Anghiari, e così siamo; ch’è, al parere di questi intendenti, luogo forte e sicuro. Niccolò Piccinino è a piè di Celle, che a cinque miglia siamo vicini.» (Lettera di Neri ai Dieci. A lato: Anghiari, 25 giugno 1440.)

[322] «Ieri fu presso che appiccata la zuffa. Ruppesi quattro lance, e ognuno si ritrasse; e la cagione fu perchè Niccolò Piccinino venne al Borgo con pochi e trovocci in punto.... Stamani nel campo suo si vede molti fuochi, e pare a ciascuno che levi campo, e dove s’avvierà non si sa albitrare; chi dice a Monterchi, chi al Borgo, chi verso Lombardia: tosto il sapremo; secondo farà egli, converrà seguire a noi.» (Lettera dei Commissari, scritta la mattina stessa de’ 29.)

[323] Il Machiavelli scrive, in tutta quella famosa giornata non essere morto che un uomo solo caduto a terra e calpesto dai cavalli: ma Flavio Biondo forlivese, ch’era in quei tempi segretario del Papa, conta dei Ducheschi essere stati uccisi sessanta e quattrocento feriti; degli altri dugento, e dieci morti, secento cavalli distesi al suolo dalle artiglierie, e Astorre Manfredi rimasto prigione dopo essere stato ferito d’un colpo di lancia nell’anguinaia. — «Andiamo al Borgo e crediamo che s’arà oggi, perchè non c’è persona: faremo il me’ potremo, col Legato.» — «Niccolò Piccinino ha passato l’Alpe: crediamo per ire a Bologna, benchè alcuni dicano a Perugia.» (Lettera de’ Commissari, 1º luglio.) — Una lettera di Micheletto a Cosimo è tra i documenti de’ quali abbonda la Vita di Cosimo pubblicata dal Fabroni, pag. 147. — Vedi _Commentari_ di NERI CAPPONI e tutti gli storici. — SIMONETTA, _Hist. Francisci Sfortiæ_, lib. 6 (in MURATORI, _R. I. S._, tomo XXI.) — LEONARDO D’AREZZO pone termine ai _Commentari_ suoi tenendosi da molto per essere stato uno dei Dieci quando si ottenne quella vittoria.

[324] CAVALCANTI, capitolo ultimo del lib. XIV. — Intorno al bando e poi alla morte di Rinaldo è da vedere il libro delle _Commissioni_ sue più volte citato; tomo III in fine.

[325] Questo scrive Neri nei _Commentari_; ma in una Lettera ai Dieci del 1º luglio i Commissari scrivevano dal campo felicissimo: «In questo punto ci è ch’e’ Borghigiani hanno gridato Viva la Chiesa, e messo dentro i nostri.»

[326] «Avvisiamovi che abbiamo avuto Monterchi, Valialla e Monteagutello, e che all’Anfrosina consentivano licenza andasse ove volesse: la roba sua gli hanno vituperato gli uomini di Monterchi; alla quale cosa ne serrai gli occhi, perchè maggior nimicizia tra loro rimanga.» (Lettera di Bernardetto de’ Medici ai Dieci, 4 luglio.)

[327] «Il Conte di Poppi ci mandò chiedendo salvocondotto per due ambasciatori che volea mandare a Firenze, e sperava avere grazia che almanco la casa sua di Poppi rimanesse alle sue femmine; che si rendeva certo, che se non meritavano grazia i maschi, alle femmine non sare’ dinegato.» — «Rispondemmo che a Firenze non bisognava mandare: al tutto la tagliammo, consigliando gli uomini di Poppi a pigliare partito, dichiarandogli che se non facessino tosto, avevamo in commissione mettergli a saccomanno, e dare ducati diecimila alla gente d’arme di bene andata se lui ne dassino, e ducati quindicimila a chi dessi preso o morto niun de’ figliuoli; e così si farebbe bandire stasera.» (Lettera de’ 25 luglio.) — Altra de’ 31: «Quest’ora il Conte di Poppi e figliuoli e figliuole con loro robe si sono usciti di Poppi, e noi vi siamo entrati, ed egli potrà ire a _uccellare il can da rete_; e proverà quello che è tradire la Signoria vostra, por modo fia esempio agli altri.»

[328] NERI CAPPONI, _Cacciata del Conte di Poppi_.

[329] SIMONETTA, _Hist. Francisci Sfortiæ_, lib. V. — _Commentari_ di NERI CAPPONI. — POGGIO, _Storie_, lib. VIII. — MACHIAVELLI, lib. VI.

[330] CAVALCANTI, lib. VIII, in più luoghi.

[331] CAVALCANTI, tomo II, pag. 162. — MACHIAVELLI, lib. VI. Intorno all’Annalena, vedi _Giornale storico degli Archivi Toscani_ (tomo I, pag. 42 e seg.); e intorno a Baldaccio, un articolo del signor Passerini (_Archivio Storico_, tomo III, pag. 2, anno 1866).

[332] «Le cagioni non furono note, perchè fu opera segreta e fatta quasi in istanti: ma era huomo di grande animo e di gran condotta, e temuto da molti.» _Storie_ di DOMENICO BONINSEGNI.

[333] CAMBI, _Storie_. (_Delizie degli eruditi_, tomo XX, pag. 234.)

[334] _Istoria miscellanea Bolognese_. (_R. I. S._, tomo XVIII, pag. 665.)

[335] Lettera manoscritta di NERI CAPPONI, dei 16 gennaio 1440-41. (_Archivio di Stato._)

[336] _Istoria miscell. Bolognese_, loco citato.

[337] NALDO NALDI, _Vita di Giannozzo Manetti_. (_R. I. S._, tomo XX, pag. 344.) — VESPASIANO, _Vita dello stesso_. — Il CAVALCANTI (tomo II, pag. 160) accenna a cose ch’egli non dice, molto avvolgendosi come suole, ma qui oltre al solito misterioso. La Vita che abbiamo citata del Naldi è fatta sopra una che di Giannozzo Manetti avea scritto lungamente l’infaticabile Vespasiano, pubblicata in Torino, 1862, dal signor Pietro Fanfani, e della quale è un estratto che il Mai aveva compreso nel suo volume.

[338] Così il CAVALCANTI, che scrive già in odio a Cosimo, senza volere che si paresse: ma nella Vita di Giannozzo si trova Baldaccio essere stato a passeggiare sotto al tetto de’ Pisani quando fu dall’Orlandini chiamato in Palazzo.

[339] CAVALCANTI, tomo II, pag. 257.

[340] _Storia Fiorentina_, cap. I; _Opere inedite_, tomo III.

[341] AMMIRATO, _Storie_.

[342] BARTOLOMMEO PLATINA, scrisse la Vita di Neri Capponi (_R. I. S._, tomo XX); ma in quella non fece, com’era usanza, altro che dare celebrità di latine forme ai Commentari di lui, che ivi riescono dimagrati; e del caso di Baldaccio nemmeno fa cenno.

[343] CAMBI, _Storie_, pag. 231.

[344] CANESTRINI, _La Scienza e l’Arte di Stato_, parte I: _L’imposta sulla ricchezza mobile_ ec., pag. 213.

[345] Idem, pag. 170.

[346] NALDO NALDI, col. 348; e VESPASIANO, _Vita di Giannozzo Manetti_, pag. 590.

[347] CAVALCANTI, _Seconda Storia_, pag. 198.

[348] CAVALCANTI, _Seconda Storia_, pag. 206.

[349] Idem, pag. 188.

[350] CAVALCANTI, pag. 200 e seg.

[351] VESPASIANO DA BISTICCI, che scrisse tra le altre la _Vita di Bartolommeo Fortini_ (_Archiv. Stor._, tomo IV, parte I, pag. 379), dice ch’egli ebbe il confine perchè era stato eletto degli ufiziali del Monte; e uno dei potenti ci voleva entrare lui. — Dello stesso Vespasiano abbiamo pure la _Vita di ser Filippo Pieruzzi di ser Ugolino_, che fu integro e dotto uomo.

[352] Uno di questi, Domenico di Matteo di ser Michele da Castel Fiorentino, viene descritto dal Cavalcanti con le seguenti parole: «costui è villano, iniquo e superbo, mancatore di sua fede, barattiere, accettatore di presenti. Egli è lungo e sottile, la voce femminile, le gambe spolpate; misero ne’ fianchi, e guardo acuto: stretto nelle spalle, biancastrino e povero di barba; il volto colorito di lebbroso segno: l’andatura sua rara, col petto in fuori più che non richiede la sua lunghezza.» Tomo II, pag. 194.

[353] CAVALCANTI, _Seconda Storia_. — _Storia_ di D. BONINSEGNI. — CAMBI, _idem_. — MORELLI, _Ricordi_, (_Deliz. erudiz_., tomo XIX.) — MACHIAVELLI, lib. VI.

[354] Un Sonetto satirico, pubblicato nell’_Archivio Storico Italiano_, tomo XVI, parte I, pag. 326-27, ammonisce il Papa di non fidarsi ai Romani, e gli ricorda che il buon sartore misura sette e taglia uno.

[355] VESPASIANO, _Vita di Agnolo Acciaiuoli e di Leonardo d’Arezzo_.

[356] Citiamo parole che onorano il Piccinino. Aveagli scritto Giannozzo Manetti mettendolo sopra per virtù a Ciro ad Agamennone a Pirro ed ai famosi Romani perchè aveva fatto le imprese per solo amore di gloria; a cui rispose il Capitano con bella verecondia: «io sono un piccolo verme e un saccomanno da non farne veruna stima, a comparazione di quei magnanimi signori antichi, ec.» (Lettera del Piccinino a Giannozzo, con la Vita di questo edita dal Fanfani, pag. 190.)

[357] Abbiamo in uno spaccio a Neri Capponi, 21 novembre 1444: «Carissimo nostro, siamo avvisati per tua lettera come a’ dì 16 di questo, monsignor di Capua Morinense et il Camarlingo e tu in tuo nome et di Cosimo de’ Medici, unitamente lodasti che Recanati et Oximo dovessono rimanere al S. Padre, et Fabriano con le sue fortezze della terra e del contado che possiede al presente la Chiesa, si debbono rimettere nelle mani nostre ed essere da noi governate per un anno, nella fine del quale sia in nostro arbitrio di dare detta terra e fortezze o al Papa o al Conte. Il perchè sommamente commendiamo la tua diligenza et prudentia. Et appresso t’avvisiamo come noi abbiamo eletto messer Bartolommeo Orlandini carissimo nostro cittadino a governare per detto tempo detta terra e fortezze, ec.» Era l’uccisore di Baldaccio.

[358] Nella vernata il Conte venne a Firenze, e disse di fare miracoli; infra gli altri, di ridurre il Papa a pace per forza, ec. (_Commentari_ di NERI CAPPONI, col. 1201.) CAVALCANTI, _Seconda Istoria_, cap. XXXIII. — BONINSEGNI, an. 1446. — FABRONI, _Vita Cosmæ_, pag. 170 dei Documenti.

[359] Legazioni a Venezia di Neri Capponi, che l’una nei mesi di settembre e ottobre 1445, e l’altra con Bernardo Giugni dal maggio al luglio 1446. A stento si vinse ne’ Consigli quella nuova condizione, prima essendo soliti pagare un terzo, e i Veneziani due terzi: pareva che fosse _ingiusto l’andare con essi ad un giogo e tirare uno medesimo peso._

[360] «Il Duca cercò d’avere il Conte per mezzo di papa Eugenio, e missono il Re in su la pratica, acciocchè i Veneziani non si facessino grandi. Pagò il Re al Conte ducati 40,000, e feciono tra loro molte composizioni segrete. Di poi morì papa Eugenio, e la sua morte ruppe molti disegni.» (Capponi, Commentari.)

[361] CAVALCANTI, tomo II, pag. 265; e VESPASIANO, _Vita di Niccolò V_.

[362] Gli ambasciatori Angiolo Acciaioli, Giovannozzo Pitti, Neri Capponi, Alessandro degli Alessandri, Giannozzo Manetti e Piero di Cosimo de’ Medici, furono dal Papa ricevuti nella sala regia, che prima solevano privatamente in altra sala. Giannozzo Manetti dotto e franco dicitore improvvisò l’orazione con molta sua lode. Il Cavalcanti distesamente narra come quell’Antonio di Checco Rosso Petrucci da Siena, che noi da più anni conosciamo grande nemico dei Fiorentini e turbolento macchinatore nella sua patria, tendesse insidie agli ambasciatori che tornavano, invitandoli nelle castella sue per quivi rubarli; e come Neri, di lui dubitando, sventasse il disegno: questi però nei _Commentari_ suoi ne tace affatto; e il Cavalcanti a pensar male andava a nozze. (Tomo II, pag. 267.)

[363] Istruzione a Neri Capponi e Bernardo Giugni ambasciatori a Ferrara per la pace; 28 luglio 1447, e lettere successive.

[364] Lettere dei 7 e 9 agosto. (Istruzioni manoscritte.)

[365] _Archivio Storico Italiano_, tomo IV, pag. 418.

[366] Legazione manoscritta, 6 aprile 1448.

[367] «Questo Bernardetto, molto amorevole di Cosimo, era uomo nettissimo e servigiato, non piazzaiolo, che non andava in Palagio se non chiamato, e rado era che non si trovasse nella sua bottega dove faceva l’arte di lana; esperto e pratico negli uffici, che intendeva le cose alla prima, ec.» (CAVALCANTI, tomo II, pag. 213.)

[368] «Condussesi il Re a chiedere salvocondotto pe’ suoi falconieri: rispondemmoli che per uccellare noi glielo davamo, se uccellasse solo alle starne, ma che uccellava ad altro, e però glielo negammo.» (NERI CAPPONI.)

[369] POGGIO, _Storia Fiorentina_, lib. VIII. — _Commentari_ di NERI CAPPONI. — BARTOLOMMEO FAZIO, _Vita Alphonsi Regis_. — Istoria metrica in terzine dell’assedio di Piombino. (_R. I. S._, tomo XXV.) MALAVOLTI, _Storia di Siena_.

[370] Vedi FABRONI, pag. 176 e seg.

[371] SIMONETTA, _Historia Francisci Sfortiæ_, in MURATORI, _R. I. S._, tomo XXI. — POGGIO, _Storia_. — MACHIAVELLI, lib. VI. — SIMONETTA, cap. 72-73. — _Archivio Storico Italiano_, tomo XV, parte II, pag. 30 a 34.

[372] In MURATORI, _R. I. S._, tomo XXI, pag. 388.

[373] ROMANIN, _Storia di Venezia_, tomo IV.

[374] Tomo II, _Appendice_, pag. 517.

[375] VESPASIANO, _Vita di Giannozzo Manetti_.

[376] CAVALCANTI, _Seconda Storia_, tomo II, pag. 253.

[377] L’oratore che lo Sforza teneva in Firenze, a lui scriveva nell’aprile del 1449: «Con Neri di Gino ho molto particolarmente examinata questa vostra facenda; e accordasi a questo, ed è disposto in ogni caso prestare favore al facto vostro e dimostrarvi che v’è buono amico et servitore, e vuole in qualunque nostro facto essere d’accordo con Cosimo.» In altro luogo scrive che Neri e Giannozzo Pitti e Alamanno Salviati e Diotisalvi Neroni ed altri, gli avevano date buone assicurazioni. — E a’ 30 giugno: «Questa benedecta pestilenza ha sgomentata qui la brigata in modo che di sette li cinque sono fora a le ville, per forma che la campana del Consiglio ha assai che suonare, et non si gionge mai a la metà del numero debito, et per questo la Signoria non ha mai potuto trarre le mane de più cose che hanno a fare.» Laonde lo Sforza scriveva in quel tempo: «Mi trovo ingannato de tucto quello me scriveti super lo facto di danari, sì che non so che mi dire; se non che non volendomi dare li miei denari del passato, nè la gente, questo è tanto a dire quanto assentire a la total mia disfactione. Pertanto vogliate sollecitare, ec.» (_Archivio Storico_, nuova serie, tomo XV, disp. II, pag. 35-36.)

[378] CAMBI, _Storia_, anno 1449. — CAVALCANTI, _Seconda Storia_, cap. 69.

[379] Diceano: «egli ha pieno sino i _privati_ dei Frati delle sue _palle_ (armi della famiglia Medici), ed ora fabbrica un palagio.» (CAVALCANTI, cap. XXXIII, _Seconda Storia_, cap. 36, 69, 81, 82, 87.)

[380] VESPASIANO, _Vita di Pandolfo Pandolfini_. Vedi pure nella _Vita di Donato Acciaioli_, come lo facesse Cosimo imborsare per Gonfaloniere di giustizia.

[381] Commentari di NERI CAPPONI. — CAVALCANTI, tomo II, pag. 242. — MACHIAVELLI, lib. VI.

[382] In fine della lettera erano questi brevi versi: «Piero, all’avuta di questa te ne verrai, perchè, venendone tu, non vi rimarrà ignuno degli altri.» (VESPASIANO, _Vita di Giannozzo_; Torino, 1862; pag. 35.)