Lusitania: Canti popolari portoghesi
Part 3
Del resto qui siamo, come ognun vede, lontani un bel tratto dalla romanza portoghese: qui l'invenzione, i particolari, ogni cosa è diversa: unica rassomiglianza il travestimento militare della ragazza. Questo canto in somma non entra, si può dire, per niente nel ciclo della _donna guerriera_; ed io non l'avrei forse riferito per intero se non ci venisse dalle Romagne, che sono, com'è noto, un di que' paesi “i quali finora poco o nulla diedero alla letteratura popolare messa insieme dai dotti.„ (_Fanfulla della domenica_, A. III, N. 23, p. 8.) Poco diedero, perché poco vi si cercò; ma gli studiosi e gli amatori di buona volontà non vi perderanno certo né il tempo né l'opera. Ed io gradirei non si contentassero solo di rispetti e di stornelli: anche canzoni, o romanze, o ballate che debba dirsi, potranno raccogliere, se ci si mettono con pazienza. Anzi, giacché mi capita il destro, voglio riportare alcuni periodi di un recente scritto del mio bravo amico GUIDO MAZZONI, che dice, a parer mio, santamente: “È opinione comune tra i cultori e gli studiosi della nostra poesia popolare che lo strambotto, il rispetto, lo stornello fioriscano o, per dir meglio, abbiano fiorito (ché il popolo oggi ricanta piú che non inventi) nell'Italia media ed inferiore; la canzone o romanza nella superiore. Cito le parole d'un giudice molto autorevole, il Comparetti:--L'altra forma [quella della canzone] è polistrofa, non è esclusivamente italiana, ed in Italia non si trova che nel settentrione.--Che questo, detto in genere, sia vero non negherà nessuno; ma che la Toscana e l'Umbria non abbiano che liriche popolari, e non anche qualche canzone o romanza, non sono disposto a concedere io che piú d'una ne ho udita nelle nostre campagne. Dove, se è vero che i contadini si compiacciono vantarsi o lagnarsi di amore ne' brevi canti, usano pure rallegrare il lavoro con belle storie in strofette.„ (_Cronaca Minima_, anno 1, N. 7, pag. 50.)]
CONTE YANNO
(CONDE YANNO)
CONTE YANNO
(CONDE YANNO)[20]
Non facea la bella Infanta, non facea che lacrimar: e ha ragione; perché il padre lei non pensa a maritar. Si levò questi dal letto, che pur gemere l'udía:
“Che cos'hai, mia cara Infanta? che cos'hai, figliola mia?„
“Che ho da avere, signor padre? troppo a me pesa la vita; di tre femmine, una sola, che son io, non si marita!„
“E che vuoi tu che ci faccia io? la colpa non è mia; non mancarono ambasciate d'Aquitania e Normandía;[21] tu ascoltarle non volesti, non usasti cortesía. Non è qui nella mia corte uom che degno di te sia, se non forse il conte Yanno; ma pur troppo ha moglie già.„
“Ah sí! lui, mio caro padre, proprio lui m'avete a dar! S'egli ha già moglie e figlioli, forte impegno meco avea; ma osservare ei non mi seppe quella fé che mi dovea.„
Tosto manda il re pe 'l conte, ma non sa che cosa far; gli fa dir che ha da parlargli, ma non sa che gli dirà.
“Vengo adesso dal Palazzo, e mi vuol da capo il re! sarà ben questa chiamata, o sarà male per me?„
Al Palazzo torna il conte; a incontrarlo il re venía:
“Bacio, Altezza,[22] a voi le mani: parli Vostra Signoría.„
E risponde il re severo:
“Ben le avete da baciar: somma grazia, la mia figlia voglio darvi ad impalmar.„
Nell'udir queste parole, conte Yanno è per mancar.
“Dacché presi moglie, un anno e un dí, sire, è corso già.„[23]
“Vostra moglie ucciderete; voi l'avete da sposar.„
“Se non merita la morte, come la posso ammazzar?„
“Via, silenzio, signor conte; non mi state a provocar: non le Infante, ma le schiave, vo' insegnarvi ad ingannar.„
“Ben ragione avete, o Altezza, quanto basta perché a morte io senz'altro sia dannato; ché l'offesa è troppo forte: ma una povera innocente a quel modo assassinar, ah no, Altezza, non è cosa che Dio possa perdonar!„
“La contessa ha da morire, ché gran male ha fatto già: conte, in questo bacil d'oro la sua testa vo' mirar.„
Se ne torna il conte Yanno triste molto a capo chino; lo precede un giovin paggio col funerëo bacino. Neri panni il garzonetto, neri panni egli vestía: spasimava dall'ambascia come fosse in agonía. La contessa, che lo aspetta, quando il conte lunge appar, con in collo il suo piccino, tosto il corre ad abbracciar.
“Ben venuto, caro conte! ben venuto, gioja mia!„
Ei le scale taciturno e con lento piè salía. Tutte vuol chiuse le porte, che fu in vero novità; come avesse fame, vuole che gli portin da cenar. Ambedue seggono a mensa, ma nessun de' due mangiò: fan le lacrime un ruscello che la tavola irrigò. Conte Yanno bacia il pargolo, che la madre aveva al petto: lascia il caro seno e ride pur a lui quell'angioletto.
A tal vista la contessa si sentía fendere il cor, e piangea sí che per tutta quella casa n'andò il suon.
“Che cos'hai, sposo mio buono? non vuoi dirlo, caro, a me? Su via, levami di pena; che voleva il re da te?„
Affogava egli dal pianto, e risponder non potea: l'abbracciava la sua donna, e amorosa gli dicea:
“Il tuo core aprimi, o sposo; non tenermi in agonía: son mie pene le tue pene, la tua gioja è gioja mia.„[24]
Balzò in piedi il conte Yanno; la contessa lo seguía: tutti e due si coricarono, ma nessun de' due dormía. Or udite quella misera che gli dice: “O vita mia, io ti prego per Dio santo e la vergine María, d'ammazzarmi qui piuttosto che tenermi in agonía.„
“Morte, morte a chi vuol questo; a sí nera tirannía!„
“Caro sposo, io non intendo: dimmi, ah dimmi per pietà, che sventura è questa mai che sul capo ora ci sta?„
“Incredibile, tremenda; né vi posso rimediar: il re vuole ch'io ti uccida; la sua figlia ho da sposar.„
Non avea finito ancora, non la donna udito ancor, e la povera contessa cadde come morta al suol. Ma non vuole Iddio che muoja, benché meglio era morir: un dolor piú che di morte la fa tosto risentir.
“Conte Yanno, aspetta, aspetta, ché un rimedio s'ha a trovar: non mi uccidere, o mio sposo; il rimedio eccolo qua. A mio padre, che mi amava tanto tanto, io me n'andrò: mi terrà come fanciulla, e fedele io ti sarò. Questo povero innocente lo vorrà l'altra allevar? come a te fui casta sempre, mi saprò casta serbar.„
“Ahimè! ciò non è fattibile, o contessa del mio cor: vuole il re vedere il tuo capo in questo bacil d'òr.„
“Conte Yanno, aspetta, aspetta, ché un rimedio s'ha a trovar: ecco fatto; in un convento io mi vado a rinserrar. Mi daranno il pane ad once; mi faran l'acqua mancar: io morrò di struggimento, né l'Infanta lo saprà.„
“Ahimè! ciò non è fattibile, o contessa del mio cor: il tuo capo vuole in questo maledetto bacil d'òr.„
“Deh mi chiudi in qualche torre, dove sol piú non vedrò; dove l'ore ed i minuti coi sospiri conterò!„
“Ahimè! ciò non è fattibile, o contessa del mio cor: non capisci? la tua testa vuole in questo bacil d'òr.„
Non avea finito ancora, e picchiava il re alla porta:
“Uccidete la contessa, se a quest'ora non è morta.„
“La contessa non è morta, ma può star poco a morir.„
“Conte, conte, un'orazione, per pietà, lasciami dir!„
“Via, contessa, abbila detta pria che venga il giorno, via!„
“Trista me! non posso dirla: ahimè, Vergine María![25] Non mi pesa, no, la morte, ma la tua malvagità; per te, conte, mi dispero, per l'enorme tua viltà. Di tua mano tu mi uccidi solo al re per soddisfar: conte, conte, nel gran giorno, Dio ti possa perdonar! A quant'ebbi caro al mondo or mi lascia dire addio; a te chiara fonticella, a voi fiori del cor mio. Addio, rose, addio, garofani, che per sempre ho da lasciar![26] l'amor vostro ah mi serbate; altri a me no 'l serberà! Deh mi date il mio bell'angiolo, la mia vita, il mio tesor! succhj almen l'ultima volta, succhj il sangue del mio cor![27] Prendi, bello, prendi, caro, questo latte d'agonía; hai tutt'oggi la tua mamma che ti adora, anima mia; ma dimani una matrigna di piú alta signoría...„
Sta': rintoccan le campane: per chi suona ad agonía?
“Per l'Infanta suona: è morta[28] perché troppo ella peccò: dispajar due sposi amanti, Dio giammai no 'l tollerò.„
NOTE
[Nota 20: BELLERMANN, p. 76-90.
“O bello romance do Conde Alberto, ou Conde Yanno, Conde Alves, Conde Alarcos, Conde Anarcos, como o povo lhe chama promiscuamente, anda no principio amalgamado com o romance de _Sylvana_.[29] Encontra-se tamben na Hespanha,.... e suppõe-se que se refere a o assassinato de Dona Maria Telles pelo Infante Dom João para casar com a filha da rainha Dona Leonor. É um dos romances mais populares em Portugal, e tornou-se tão popular talvez porque as angustias da condessa, o adeos a tudo o que mais quería, têm alguna similhança com o fin tragico de D. Ignez de Castro.„ HARDUNG, I, p. 145, in nota. Cfr. WOLF _und_ HOFFMANN, _Primavera_ ecc., II, p. 111; MILÀ _y_ FONTANALS, _Observaciones_ ecc., p. 118; lo stesso, _De la poesia popular gallega_, in _Romania_, anno VI, p. 68, ed altri. Ricorda qua e là il presente canto anche un'altra bella romanza castigliana, che leggo, tradotta dal PUYMAIGRE, in appendice al _Romanceiro_ (_Comment la reine fit tuer dona Isabel de Liar_) p. 265.
Scrive il medesimo a p. 414, t. II, dei _Vieux auteurs castillans_: “Ce comte, qui se croit obligé d'accorder à son roi la cruelle satisfaction qu'on lui demande, qui sacrifie une femme qu'il aime à un faux point d'honneur, peut nous sembler monstrueux, impossible; mais, comme l'a remarqué Bouterwek, il n'est pas invraisemblable d'après les moeurs et les opinions du siècle où l'action se passe. [Une loi antique permet en effet au roi d'ordonner à un vassal infidèle de tuer la femme qu'il a épousée au mépris de la foi donnée à une autre. BARET, _Les troubadours et leur influence sur la littérature du Midi de l'Europe_, Paris, 1867, p. 428]. Cette légende, suivant Ticknor, est une des compositions les plus pathétiques, les plus belles qu'il y ait dans aucune langue. Cet éloge n'est pas exagéré; rien de plus émouvant que le retour du comte, que son attitude à table, que le soin qu'il prende de fermer, contre son habitude, la chambre où il se retire avec sa femme. [Cfr. SHAKSPEARE, _Othello_, Atto V, Sc. 2]. Comme, dans la dernière scène de ce drame horrible, la présence du petit enfant à qui sa mère veut donner le sein encore une fois, comme cette présence augmente l'intérêt qui s'attache à la victime!... Que de naturel dans les paroles de la comtesse demandant à se retirer chez son père pour y élever ses enfants mieux que celle qui viendra!... Tous ces détails, qui contribuent si bien à l'effet de tout le tableau, sont d'une vérité admirable, et n'ont pu être trouvés que par un poëte. Cela est beau, cela est réellement beau et poignant.... Desdemona, au moment où Othello lui demande si elle a fait sa prière, est moins touchante que la comtesse priant son mari de lui laisser dire une petite oraison qu'elle sait.„
E dopo messo a riscontro della romanza spagnola del Conte Alarcos e dell'Infanta Solisa la poesia portoghese, aggiunge a p. 407: “M. Almeida Garret trouve ce romance supérieur au poème espagnol: je ne saurais être de cet avis. La mère est moins touchante dans le romance portugais; les adieux qu'elle adresse à ses fleurs, à la fontaine de son jardin, sont des lieux-communs; dans l'oeuvre castillane la comtesse ne pense qu'à son fils, et ce sentiment est bien dans la nature: tout lugubre qu'il soit, je préfère aussi le dénoûment de l'oeuvre espagnole [dove il conte strangola in modo atroce la moglie, e tutti i colpevoli, citati da essa davanti alla giustizia divina, muojono nel termine di trenta giorni], sans toutefois les derniers vers relatifs à l'accomplissement de l'_ajournement_ prononcé par la comtesse.„ Io non presumo di sentenziare _ex cathedra_ tra i due valentuomini; dico solo che la contessa del canto lusitano, volgendo per poco il pensiero alle cose che insieme col figlio le rallegravano la vita, non esce poi tanto fuori del naturale: contro natura sarebbe se nell'animo suo l'amor delle rose, dei garofani, delle chiare fresche e dolci acque, o che so io, vincesse o pareggiasse quello del suo piccino. Ma come l'amor di questo prevale senza confronto e giganteggia su gli altri, cosí il dolore della separazione oltre ogni dire angosciosa, serba quella gradazione, che, non osservata, avrebbe tolto davvero alla nostra romanza grandissima parte della sua bellezza.
“La fin du romance offre... des différences de détails dans plusieurs leçons. Dans une version catalane, sans doute peu ancienne, un ange intervient, et apprend au mari, à l'instant où il va tuer sa femme, que Dieu a frappé le roi et l'infant [V. PELAY BRIZ, _Cansons de la terra, cants pop. catalans_, Barcelona, 1866-77, t. III, p. 33].„ PUYMAIGRE, _Romanceiro_, p. 235.
“L'épisode qui fait le sujet de notre romance a été plusieurs fois mis au théâtre. Il l'a été en Allemagne par Schlegel, en Espagne par Guillen de Castro, par Jose Milanez, par Mira de Mesca, sous le titre de _Conte Alarcos_, et par Lope de Vega, sous celui de la _Fuerza lastimosa_. Dans cette pièce le dénouement est heureux. Ce n'est pas le comte Enrique (Alarcos), comme le croyaient le roi et l'infante elle-même, qui a surpris les faveurs de la princesse; c'est le duc Otavio. Le quiproquo se découvre à temps pour que don Enrique ne soit pas contraint de tuer sa femme, et le vrai coupable épouse l'infante.„ Lo stesso, ivi, p. 234-35. Valga il vero; se uno scioglimento sí fatto poté mandare a casa contente le nervose damine ed i buoni borghesi di Madrid e di Siviglia, si vede alla prima come non abbia quasi piú ombra di quel patetico e di quella impareggiabile efficacia, che sollevano il rozzo canto popolare alle piú gloriose altezze dell'arte.
Alcuni passi di questa romanza, come pure di altre, hanno corso anche oggi sotto forma prosastica. V. COELHO, _Romances sacros, oraçoes e ensalmos populares do Minho_, in _Romania_, A. 1874, p. 263.]
[Nota 21: Nella romanza il _Conte Alarcos_, la mano dell'Infanta era stata chiesta dal principe d'Ungheria. Trovo bensí rammentata la Normandía qualche altra volta nell'antica letteratura spagnola; per es., al cap. XXII del _Don Paolo de Segovia_, romanzo di Francesco de Quevedo-Villegas, dove parlasi di certa commediaccia composta da non so quale istrione, in cui si vede un re del su mentovato paese farsi eremita senza una ragione al mondo.]
[Nota 22: Fino al sec. XV, ai re davasi per lo piú in tutta Europa il titolo di Altezza; all'imperatore soltanto si diceva Maestà. Chiamarono Altezza anticamente anche il papa.]
[Nota 23:
“Quest'era il Re d'Algier, che per lo scorno che gli fé sopra il ponte la Donzella, giurato avea di non porsi arme intorno, né stringer spada, né montare in sella, fin che non fosse _un anno un mese e un giorno_ stato, come Eremita, entro una cella ecc.„
ARIOSTO, _Orl. Fur._, C. 46, ott. 102.
“... voglio io che tu mi facci una grazia, che che di me s'avvegna, ove tu non abbi certa novella della mia vita, che tu m'aspetti _un anno et un mese et un dí_ senza rimaritarti ecc.„ BOCCACCIO, _Decam._, Gior. X, N. IX, p. 341-42 dell'ediz. di Parma, 1814. Oltre a moltissimi raffronti popolari d'ogni paese, potrei recarne parecchi altri di antichi scrittori italiani in prosa ed in versi; ma bastino i due citati.]
[Nota 24: Cfr. la _copla_ andalusa:
“Cuando te veo con pena, en mi no reina alegria: pues como te quiero tanto, siento tu pena y la mia.„
F. CABALLERO (CECILIA BÖLH DE FABER), _Cuentos y poesias popul. andaluces_, Leipzig, 1866, p. 137.]
[Nota 25: “Na versão castelhana a condessa reza e não é feia a sua _preghiera_: mais bonito e mais poetico é o pensamento do cantor portuguez, que lhe não dá nem animo para rezar.„ HARDUNG, 1, p. 167, in nota. Osservazione giustissima.]
[Nota 26: Il testo: “Adeus flor da Alexandria!„ Spero che i lettori intelligenti non vorranno farmi carico di questa piccola mutazione, che a parer mio non riesce dannosa né all'effetto né al senso.]
[Nota 27:
“... e baciando il volto del figliuolo innocente: Questo [il sangue], disse, è quel latte che ti può dare il petto di tua madre infelice...„
SPERONI, _Canace e Macareo_, Atto V, sc. 4.]
[Nota 28: Anche la lezione galliziana citata piú sopra finisce in maniera simile: “Moureu a filla do rey pela soberba que tinha: ecc.„ E il sig. MILÀ _y_ FONTANALS annota: “Segui est de ver, en esta version, asi como en la del Arch. Acor., por otra parte muy alterada, se halla, aunque incompleto en la nuestra, el pormenor del niño de teta que habla, que hubiera podido creerse intercalacion de Almeida.„ _Romania_, scritto cit., p. 69.
Osserva lo stesso ALMEIDA-GARRETT, nel suo _Romanceiro_ (ediz. del 1842-43, t. II, p. 54): “Este prodigio de fallarem os innocentes ao peito das mães, nos grandes circumstancias públicas ou nas grandes crises domesticas, era mui favorito dos nossos.„ E il PUYMAIGRE, a p. 420, t. II, degli _Auteurs Castillans_: “.... on pensait que souvent les enfants même à la mamelle, pouvaient se trouver animés d'un ésprit prophétique, ou doués de la faculté de la seconde vue, et qu'alors ils parlaient miraculeusement. Cette conviction était repandue dans des contrées fort eloignées les unes des autres: elle existait en Suisse comme en Portugal.„ E cita: MARMIER, _Tradictions de la Suisse_, in _Revue de Paris_, 1841, t. IX, e le _Diverses leçons_ de PIERRE DE MESSIE, cap. XXI. Riporta infine il seguente passo del DE LOYER (_Discours et Histoire des spectres, visions, et apparitions des esprits anges démons et âmes_, Paris, MDCV) intorno ai giuochi dei fanciulli, cui si soleva attribuire un che di profetico: “Certes, ces esbats puérils ne sont guère sans prodige. Car tantost vous verrez les enfans faire une longue létanie en rue comme s'ils conduisoient une pompe funèbre. De là on tire un présage de quelque mortalité à venir. Et puis tantost vous les verrez qu'ils porteront des enseignes et banderolles, marcheront de rang, seront divisés en escadrons et se livreront batailles les uns aux autres. Ils ont maintefois predit des guerres en cette façon. Et quelquefois s'est trouvé que ces enfants soutenans en leurs combats qui le party des amis, qui celuy des ennemys, faisoient tomber le plus souvent le sort de la perte future de la bataille sur ceux d'un des partis qui etoient demeurés vaincus.„--Mi torna a mente quel verso di Giacomo Leopardi:
“Non so se il riso o la pietà prevale.„]
[Nota 29: “O romance de Sylvana é um dos mais sabidos em Portugal. Já foi citado no seculo XVII por D. Francisco Manuel de Mello no seu _Fidalgo aprendíz_.„ HARDUNG, I, p. 128, in nota.]
LA BELLA INFANTA
(A BELLA INFANTA)
LA BELLA INFANTA
(A BELLA INFANTA)[30]
Nel giardino suo l'Infanta sedea mesta e scompagnata; con un pettin d'oro fino le sue chiome pettinava.[31] Girò gli occhi al mare, e vide una molto bella armata: l'uom che n'era capitano, da maestro la guidava.
“Dimmi, prego, o capitano, di' per l'anima tua cara, se incontrasti il mio marito su quel suol che Dio calcava.„
“Cavalieri vanno tanti a quella terra sacrata! mia signora, il tuo marito dimmi i segni che mostrava.„
“Egli avea cavallo bianco, sella d'argento dorata; su la punta della lancia la croce di Dio levava.„
“Ai segnali che mi dài, l'ho veduto a una sbarrata che moria da valoroso: io sua morte vendicava.„
“Ahi me vedova dolente! ahi povera sfortunata! ecco resto con tre figlie, e nessuna l'ho accasata!„
“Che dareste voi, signora, a chi ve 'l tornasse qua?„
“Dare' oro e argento fino, quanti son tesori qua; piú le tegole del tetto, che d'avorio e d'oro l'ha.„
“Non vo' tegole né oro; non saprei che me ne far: il re servo, son soldato, né mi posso qui fermar. Che dareste altro, signora, a chi ve 'l tornasse qua?„
“Tre mulini ch'io posseggo,[32] tutti e tre ti posso dar. Uno macina cannella, belgiuino un altro dà; l'altro poi farina bella, che per me solea guardar.„
“Non vogl'io vostri mulini; non saprei che me ne far: il re servo, son soldato, né mi posso qui fermar. Che dareste altro, signora, a chi ve 'l tornasse qua?„
“Tre verzieri ch'io posseggo, tutti e tre ti posso dar.„
“Io non voglio i tre verzieri; non saprei che me ne far: quand'è il tempo degli aranci, me li manda il re a cercar. Il re servo, son soldato, né mi posso qui fermar: che dareste altro, signora, a chi ve 'l tornasse qua?„
“Io le tre figliuole mie, tutte e tre ti posso dar. L'una siati per vestire, ti sia l'altra per calzar; ma la terza, più carina, quella teco dormirà.„
“Delle figlie vostre, o Infanta, non saprei che me ne far: il re servo, son soldato, né mi posso qui fermar: altro datemi, o signora, se volete il porti qua.„
“Non ho altro io che ti dare, né tu altro a dimandar.„
“La gentil vostra persona, questo voi m'avete a dar.„[33]
“Cavaliero, l'uom che osasse me di tal cosa tentar, quegli merta esser legato alla coda d'un caval da' miei servi, e trascinato quanto meglio a torno san. Vanne tosto, o cavaliero, vanne tosto via di qua, che da caccia i miei fratelli non avessero a tornar.„[34]
“Io non temo i tuoi fratelli, che il cognato in me vedran; io non temo il tuo marito, che dinanzi ora ti sta.„
“Se voi siete il mio marito, che mi state a berteggiar?„
“Vi sovvenga, o mia signora, di quand'ero per salpar, che un anel con sette gemme in due parti volli far: su mi date il vostro mezzo; l'altro mezzo eccolo qua.„[35]
NOTE
[Nota 30: BELLERMANN, p. 100-106.