Lusitania: Canti popolari portoghesi
Part 2
[Nota 9: In una ballata rumena, che insieme col dotto amico mio prof. S. FRIEDMANN tradussi dalla nota raccolta di B. ALECSANDRI (_Poesit populare ale Romanilor, Bucuresci_, 1866), Bogdan, “temerario in battaglia--e d'arco buon tiratore,„ va “con cento di accompagnatura,„ a sposarsi con la figliuola “di un Lituano ricco--che ha rinnegato la fede.... Ma come il Lituano gli scorge,--chiude la porta della corte--e la incatenaccia,--e grida cosí:--Qual di voi è lo sposo.--lo sposo il genero.--scavalchi le mura,--per aprire le porte.--Come Bogdan lo sente,--subito irrompe,--ed incita il cavallo,--che dà un lancio poderoso.--Vola il cavallo come rondine,--ed ecco è giú nella corte.„--Ilia di Mourom, eroe russo (_bogatyr_) del ciclo di Vladimiro, “s'en va sur la grande route, et dès qu'il rencontre un mougik conduisant par la bride un cheval teigneux, il le lui achète au prix qui lui est demandé: puis, pendant trois nuits consécutives, il promène et baigne le sonipède dans la rosée du jardin. Quand cette medication est terminée, Ilia se place à cheval devant une haute muraille, et la bête rustique, devenue un corsier héroïque, la franchit d'un seul bond.„ RAMBAUD, _La Russie épique_, Paris, 1876, p. 48. Ma un uomo, che, come il nostro personaggio, andava armato d'una clava di 1500 libbre; che tutti in un colpo riduceva in polvere _quarantamila_ banditi, e che pochi momenti innanzi di comprarsi il cavallo, aveva d'un solo strattone portato via tutta una foresta di quercie; meritava certo, mi pare, d'imbattersi in una bestia degna di lui. Anche miglior animale capitò in sorte a Vassilissa, eroina pur del ciclo di Vladimiro; ché per esso il saltar mura torri e fossati era proprio una bagattella (_ivi_, p. 84), come fu per Bajardo il balzare d'un lancio, con Ivonetto in groppa, oltre i muraglioni e le fosse di Parigi. Vedi _Mambriano_, XXXVI, 72, cit. dal prof. P. RAJNA, nell'eccellente opera _Le fonti dell'Orl. Fur._, Firenze, 1876, p. 101, in nota. Ma chi volesse contare tutti i miracoli che dei cavalli si narrano nei poemi e nelle prose d'argomento fantastico, romanzesco ed eroicomico, facendosi da' piú antichi e calando giú giú fino al _Ricciardetto_ del Forteguerri, anzi fino all'_Orlando Savio_ del Bagnoli; ne avrebbe per un bel pezzo.]
[Nota 10: Il testo spagnolo: _Urgel de la Marcha_, Uggeri di Danimarca; l'_Ogier_ dei poemi francesi.
“Nei _Quatre fils Aimon_ [o _Renant de Montauban_].... Astolfo è detto cugino di Uggeri, il quale alla sua volta è nipote di Gherardo da Rossiglione e cugino di Rinaldo.„ RAJNA, prefaz. ai _Reali di Francia_, Bologna, 1872, I, p. 271. “Intorno all'origine ed alla schiatta d'Uggeri non pare che le tradizioni romanzesche si trovassero pienamente d'accordo..... Troviamo ampiamente diffusa una versione che fa di lui un Saracino convertito nella gioventú di Carlo.„ Lo stesso, _Uggeri il Danese nella letter. romanzesca degl'Ital._, in _Romania_, 1873, p. 155. “Sembra ora dimostrato che l'eroe leggendario Ogier le Danois sia una fusione di parecchi altri eroi che risalgono al tempo di Carlo. Cosí noi sappiamo da una cronaca monastica di Colonia che il monastero di san Martino fu ricostruito nel 778 _per Olgerum, Daniae ducem, adjuvante Karolo Magno imperatore_. Un gran numero d'altre citazioni prese da diverse cronache medievali sono state fatte dal Gautier nella seconda edizione delle sue _Epopées_ (III, 53 segg.), da tutte le quali sembra risultare che un conte danese _Olgerus_, un francese _Autcharius_ e un bavarese _Otker_ hanno insieme formato l'_Ogier le Danois_ dell'epopea.„ NYROP, op. cit., p. 165. “Il Rajna... ha fatto un tentativo d'identificare _Olgerus_ con il noto dio della mitologia scandinava _Oegir_. Questo tentativo può ritenersi per interamente mancato.„ _Ivi_, in nota. E tali da persuadere son veramente le ragioni contrapposte dal chiaro uomo a quelle del Rajna; ma forse non si doveva tacere che il professore italiano, con quella assennatezza e modestia che in lui van sempre del pari con l'ingegno e con la dottrina, aveva scritto: “L'idea è tuttavia di quelle che voglion esser proposte con molto riserbo.„ RAJNA, _Le origini dell'ep. fr._, p. 442.
Il RABELAIS, sempre ghiribizzoso e burlone, finge che il povero Uggeri, con tutta la sua cavalleria, siasi, dopo morto, ridotto a fare il _frobisseur de harnoys_. (Vedi _Pantagruel_, cap. XXX). Ma quando penso che insieme con lui fu visto, per tacer d'altri, Alessandro il grande, _qui repetassoit de vieilles chausses, et ainsi gaignoit sa vie_; Trajano mutato in _pescheur de grenoilles_, e Bonifazio VIII in _escumeur de marmites_; mi par che il nostro Danese, avuto rispetto alla differenza del grado, non sia de' piú maltrattati.]
[Nota 11: Paladini, o Pari; anticam. anche _Peri_. Vedi la nota 9.]
[Nota 12: Orig. _Alcaide-mór_, che il BELLERMANN traduce _der erste Burgwart_. A me la voce _capitano_, nel suo significato storico di ufficiale preposto al governo d'una città, parve la piú adatta. Cui non piacesse, metta in luogo suo _castellano_ od altra simile, e tutti lesti.]
[Nota 13: “Germanica... è la fratellanza d'armi, di cui Orlando e Ulivieri ci presentano l'esempio di gran lunga piú cospicuo.... Codesti _cumpaignun_, come si chiamano in francese, sono i _Gesellen_ germanici.... Io non so se nella _cumpaignie_ si distinguessero formalmente piú gradi e specie; certo il vocabolo francese si trova adoperato ad esprimerci e un legame piú stretto ed uno meno. Al primo modo sono compagni Ulivieri ed Orlando, Gerier e Gerin; al secondo sono detti a volta compagni tutti i Pari.... Alle idee e agli istituti germanici par dunque riportarci per questo rispetto la brigata dei Dodici Pari. Ed essa vi ci riporta di sicuro anche per un altro; per quel numero dodici.... Cotesto numero è qualcosa di originario: i Pari sono dodici nella _Chanson de Roland_ come in ogni altro testo.„ RAJNA, _Le origini dell'ep. fr._, p. 392-93. Intorno alla fratellanza d'armi è da consultare con profitto: TAMASSIA, _L'affratellamento_, studio storico-giuridico, Torino, 1886.]
[Nota 14: In piú d'una romanza spagnola del ciclo carolingio, alludesi, come in questa, alla Tavola Rotonda. La cosa va per i suoi piedi, essendo proprio della poesia popolare il confondere tempi luoghi nomi persone uffici titoli ecc.; l'osservazione è del PUYMAIGRE, e si legge nel t. II, p. 312, della sua bell'opera _Les vieux auteurs castillans_, Paris, 1862.]
LA RAGAZZA CHE VA ALLA GUERRA
(DONZELLA QUE VAI À GUERRA)
LA RAGAZZA CHE VA ALLA GUERRA
(DONZELLA QUE VAI À GUERRA)[15]
I.
Scendon Francia ed Aragona fiere in campo a guerreggiar. “Ahi son vecchio, troppo vecchio, e non posso arme portar! Dio m'ha dato sette figlie, né mi volle un figlio dar!„
Gli rispose la piú giovine con discreto e bel parlar: “Arme datemi e cavallo, ed il figlio eccolo qua.„
“Questo, cara, non può essere; è dei maschi il battagliar.„ “Arme datemi e cavallo, ed il maschio eccolo qua.„
“O figliola del cor mio, come puoi con gli altri andar? hai la chioma troppo lunga, e conoscer ti farà.„ “Su, mi date un par di forbici, ch'io la possa raccorciar.„
“O figliola del cor mio, come puoi con gli altri andar? gli occhi tuoi son troppo vivi, e conoscer ti faran.„ “Quand'io passerò tra gli uomini, li saprò, padre, chinar.„
“O figliola del cor mio, come puoi con gli altri andar? hai le spalle cosí alte, che conoscer ti faran.„ “Armi datemi sí pese, che le facciano abbassar.„
“O figliola del cor mio, come puoi con gli altri andar? hai cosí ricolmo il seno, che conoscer ti farà.„ “Mi si dia corazza stretta, da poterlo rappianar.„
“O figliola del cor mio, come puoi con gli altri andar? hai le mani cosí piccole, che conoscer ti faran.„ “Guanti datemi di ferro; dentro sempre vi staran.„
“O figliola del cor mio, come puoi con gli altri andar? il tuo piede è tanto piccolo, che conoscer ti farà.„ “Qua stivali con gli sproni, e piú grosso apparirà.
Arme datemi e cavallo, ch'io da uomo saprò far. Babbo, mamma, beneditemi; io vi debbo ora lasciar. Via da bravi, pe 'l re nostro don Giovanni a guerreggiar!„
II.
“Cara madre, cara madre, io mi sento consumar: ha don Marco occhi di donna; non è d'uomo il suo guardar.„[16]
“E tu invitalo, o figliolo, pe 'l giardino a passeggiar: se don Marco è proprio donna, alle rose correrà.„ Ma la scaltra un bel garofano tosto fermasi a guardar. “Questo fiore oh come agli uomini è soave ad annusar! Ma la rosa è piú gentile, e alle dame si vuol dar.„
“Cara madre, cara madre, io mi sento consumar: ha don Marco occhi di donna; non è d'uomo il suo guardar.„
“E tu invitalo, o figliolo, teco invitalo a pranzar: s'egli è donna, come pensi, sul tappeto sederà.„ Ella sopra un alto scanno s'andò invece ad assettar.
“Cara madre, cara madre, io mi sento consumar: ha don Marco occhi di donna; non è d'uomo il suo guardar.“
“E tu invitalo, o figliolo, per la fiera a diportar:[17] s'egli è donna, come pensi, vorrà nastri comperar.„ La fanciulla, come accorta, per la fiera va a girar: non già nastri, ma una daga, volle in cambio comperar. “Oh che bella daga è questa da schermire e duellar! sono i nastri per le dame, e alle dame s'hanno a dar.„
“Cara madre, cara madre, io mi sento consumar: ha don Marco occhi di donna; non è d'uomo il suo guardar.„
“E tu invitalo, o figliolo, teco invitalo a nuotar: s'egli è donna, come pensi, del venir si scuserà.„ Mentre quella, come accorta, cominciavasi a spogliar, ecco un paggio con un foglio: essa legge e in pianto dà. “Trista nuova, trista molto, ahi mi vengono a portar! la mia dolce madre è morta, è mio padre per mancar! Le campane del paese mio già odo rintoccar; le mie due sorelle buone di qui odo singhiozzar. Su in arcione, o cavaliere, se me brami accompagnar!„
Presto giunsero al castello, e in un salto scavalcàr. “Signor padre, eccovi un genero, se vorretelo accettar. Capitano mio fu al campo, e mi tolse a corteggiar; se mi vuol far sua davvero, con mio padre ha da parlar.
Per sett'anni guerreggiai, e da uomo seppi far: nessun mai mi ha conosciuta, se non esso il capitan: ma badate, agli occhi soli mi conobbe ed al guardar.„[18]
NOTE
[Nota 15: BELLERMANN, p. 64-74.
“Este romance foi citado por Jorge Ferreira de Vasconcellos [† 1585] na _Aulegraphia_ (Sc. I, A. III), e publicado pela primeira vez por José Maria da Costa e Silva nas notas ao poema _Isabel ou a heroina de Aragão, em 1832_.„ HARDUNG, I. p. 88, in nota. Delle tre lezioni che l'egregio raccoglitore ne dà sotto il titolo _Romances de d. Martinho de Avizado_, nessuna è uguale al testo da me seguito.
Ecco i quattro versi che soli ci avanzano della lez. castigliana conservataci dal Ferreira:
“Pregonadas son las guerras de Francia contra Aragon. ¿Como las haria, triste viejo, cano y pecador?„
Crede il NIGRA che questo canto, qualunque ne sia l'origine, sia stato trasmesso dalla Provenza “alle due penisole, italica ed iberica, passando poi colle prime crociate in Grecia e ne' paesi slavi. La redazione primitiva sarebbe quindi, secondo quest'ipotesi, anteriore alla fine del duodecimo secolo; la quale antichità è d'altronde pienamente confermata dall'indole cavalleresca dell'intiera composizione.„ (_Canzoni pop. del Piemonte_, in _Riv. Contemp._, vol. XV, anno 6º, p. 230-31.) “E il sig. T. BRAGA, nella nota ai N. 11 e 12 (_Dom Varão_, _Donzella guerreira_) dei _Cantos populares do archipelago açoriano_ [Porto, 1869], riconosce giustissima tale osservazione del Nigra, tanto piú che man mano i fatti vengono a corroborarla. I cavalieri francesi, egli aggiunge, ajutarono Alfonso Enriquez nella conquista di Lisbona, e lo seguirono quando andò a combattere in Terra Santa: la canzone della donna guerriera non s'incontra nell'antiche collezioni spagnole, circostanza che mostra essere il canto una tradizione del littorale. Tutto ciò pertanto conferma la seguente legge di tradizione poetica scoperta dal Nigra:--Questi canti romanzeschi comuni alle nazioni di razza latina debbono, nel dubbio, considerarsi come trasmessi e spesso originati dalla Provenza.„ S. PRATO, _Gli ultimi lavori del_ Folk-lore _neo-latino_, Parigi, 1884, (estr. dalla _Romania_, t. XII e XIII). “Sans doute on ne retrouve pas toujours cette origine indiquée d'une manière visible, mais on la trouve assez de fois pour la soupçonner, dès qu'un chant espagnol ou portugais et un chant italien reproduisent une situation semblable.... Il y a, il faut le reconnaître, de forts arguments en faveur de cette conjecture dans les rapprochements qu'offre la littérature populaire de contrées differentes.„ PUYMAIGRE, _Chants pop. recueillis dans le Pays Messin_, Paris, 1881, t. I, p. 17-18. Ma per alcuni dubbi intorno a tale opinione, vedi, tra gli altri, G. PARIS, in _Revue critique d'histoire et de littérat._, 1886, t. I, p. 304.
Sia come si vuole, fatto è che abbiamo nell'Italia superiore e centrale canzoni piú o meno conformi o remotamente analoghe alla romanza portoghese. Ben dodici lezioni ne cita o riporta il Nigra; quattro delle quali piemontesi, tre canavesi e cinque monferrine. Cfr. FERRARO, _Canti monferrini_ (_La ragazza guerriera_), Torino, 1870, p. 54-56; WOLF, _Volkslieder aus Venetien_ (_La figlia coraggiosa_), Wien, 1864, N. 79; BERNONI, _Canti pop. veneziani_ (_La guerriera_), Venezia, 1873, puntata XI, N. 5; GIANANDREA, _Canti pop. marchigiani_ (_La ragazza guerriera_), Torino, 1875, p. 280.[19]
Nella _Romania_ del 1874, p. 96, il PUYMAIGRE pubblicò una canzone bearnese, mancante della fine, ch'egli dice “une variante du romance portugais.„ È intitolata: _Les filles du seigneur de Meyrac_, e comincia: “Las guerres son cridades„ ecc. La greca riferita dal Nigra si discosta molto dalla nostra; bellissimo riscontro le fa invece la ballata serba, che l'illustre uomo tolse dalla raccolta del TOMMASEO, _Canti pop. toscani, còrsi, illirici, greci_, Venezia, 1842, t. IV, p. 79 e segg. Notevoli conformità con la romanza portoghese ha parimente la _piesna_ del bojaro Stavro Godinovitch, pur citata dal Nigra, e che puoi leggere compendiata nel RAMBAUD, a carte 83-85.
“Che poi anche nelle tradizioni popolari di tutti i paesi non sieno rare le donne guerriere, e le Amazzoni greche, e le _Valkirie_ dell'_Edda_, e Brunechilde dei _Nibelunghi_, e la bellicosa Cammilla dell'_Eneide_, e l'altiera Clorinda della _Gerusalemme liberata_, e le _Polenitze_ delle _byline_ [canti epici] russe ce lo testimoniano in irrefragabile modo.... Un altro esempio di donna guerriera ci si presenta nella tradizione mongolica (vedi BERNARD JÜLG, _Mongolische Maerchen_): questa donna guerriera è la moglie dello sciocco protagonista del presente canto: essa, mentre il marito è andato a caccia, si traveste da guerriero, muove incontro al marito, si fa scambiare per il famoso _Surya-Bagatur_; lo vince, s'impadronisce del suo arco, della sua faretra e del suo cavallo, sottoponendolo inoltre ad un'umiliazione singolarissima, che qui la decenza non mi consente d'indicare.... Tornando al canto in questione,.... il signor G. TEIXEIRA SOARES indica un fatto della storia portoghese molto popolare, che, al dire del Braga, conferí non poco al divulgamento di questa canzone comune ai popoli del mezzodí d'Europa [e non solo a questi, come vedemmo piú sopra]. Esso è la storia della celebre Antonia Rodriguez, che si segnalò militando in Oriente in qualità di soldato, come si narra nel _Theatro heroico_ di Froez Perym, t. I, p. 54, e di cui parla Duarte Nunes nella sua _Descripsão de Portugal_, cap. 89, p. 346, ediz. del 1785.„ PRATO, scritto cit.
In una assai graziosa novella toscana (_Fanta-Ghirò, persona bella_), certo re, tribolato da incurabile malattia, ha tre figliole. “E nella cambera ci teneva tre siede, una celeste, una nera e una rossa. E le su' figliole, quando andevan da lui la mattina, guardavan sempre su che sedia s'era messo il padre; se su quella celeste, voleva dire _allegria_; su quella nera, _morte_; su quella rossa, _guerra_. Un giorno entrano in cambera, e il Re siedeva sulla sedia rossa. Dice la maggiore:--“Signor padre, oh! che gli è intravvenuto?„--“Ho ricevuto una lettera dal Re a confino, e lui mi dichiara la guerra. Ma io, a questo modo ammalato, non so dove sbacchiare il capo, perché da me non posso andare al comando dell'esercito. Bisognerà che trovi un bon generale.„--Dice la maggiore:--“Se lei me lo permette, il generale sarò io. Vedrà che son capace a comandare a' soldati ecc.„ IMBRIANI, _La Novellaja fiorent._, Livorno, 1877, p. 537. Se al valente raccoglitore non fosse piaciuto di porre certi limiti a' suoi riscontri, credo per fermo che nella nota appósta alla presente novella non sarebbe mancato almeno un accenno a quelle parecchie canzoni (la portoghese, le piemontesi del Nigra, la slava ecc.) che hanno con essa corrispondenza sí grande. Sol nelle parti accessorie è qualche diversità; e la differenza piú notabile è forse questa, che nella versione prosastica toscana (bisogna proprio dire cosí) tutte e tre le sorelle tentan la prova, cominciando dalla maggiore; dovecché nelle versioni poetiche su citate, una sorella soltanto, od una figlia unica, veste l'assisa soldatesca. Ed è troppo facile intenderne la ragione: quando nei racconti e nelle fiabe popolari tre o piú fratelli mettonsi ad un'impresa qualsiasi, è oramai legge antichissima e quasi costante (chi non volesse dire connaturale a codeste parti dell'immaginazione e del sentimento dei volghi); è legge, ripeto, quasi costante, che solo al minore venga fatto di condurla a buon fine; gli altri n'escono il piú delle volte col danno e con le beffe.--Questa novella era stata prima raccolta e pubblicata da G. NERUCCI, nel vol. intitol. _Sessanta nov. pop. montalesi_, Firenze, 1880. Num. 28, p. 248 e segg. L'IMBRIANI cita come raffronto _La serva d'Aglie_, Tratten. VI della III giorn. del _Pentamerone_, che a me è mancato il tempo di vedere. Cfr. anche COMPARETTI, _Novelline pop. ital._, Torino, 1875 (_Il drago_), N. 17, p. 70 e segg.; un racconto albanese cit. dal RAMBAUD, p. 85, ecc. ecc. Del ciclo della _donna guerriera_ trattò dottamente il LIEBRECHT, in _Heidelberger Jahrbuch_, anno 1877.
“La situation qui fait le sujet de notre romance, a pu, d'ailleurs, se produire plus d'une fois. Pitre Chevalier a raconté l'histoire de la bretonne Mathurine partant à la place de son frère et faisant, comme dragon, les campagnes de 1812, 1813 et 1814.... On lisait aussi dans le _Figaro_ du 20 octobre 1879 un récit du même genre, l'histoire de Silvia Marietti se substituant également à son frere. Dans les _Chants de la Carniole_, traduits en allemand par Anastase Grun, Alenka prend les armes pour venger la mort de son frère Gregore (N. 42).„ PUYMAIGRE, _Romanceiro_, p. 167-68.
Una giovinetta boema vuol seguire l'amante che va soldato. Ma essa non ha bisogno di travestirsi; farà ben altro: “Je me changerais,„ dice, “en petit oiseau, et je me poserais sur ton chapeau.--Je me changerais en hirondelle, et je me poserais sur ta tête chérie.„ LEGER, _Chants héroïques et chansons popul. des Slaves de Bohême_, Paris, 1866, p. 205. E in un rispetto umbro, canta una ragazza animosa:
“Giovanettino dallo fiore in bocca, e vi sta ben quell'elmo in su la testa: san Giorgio vo' parete quando scocca la sua lombarda [labarda] al drago in su la cresta. Giovanettino dal cappello oscuro, quando sarà che sonerà il tamburo? Io vo' venir con voi mattina e sera, se non foss'altro, a fa' la vivandiera: e per vo', damo mio, se ce n'accada, saprò trattare il fucile e la spada: e per vo', damo mio, né c'è da dire, io saperò combattere e morire.„
MARCOALDI, _Canti pop. ined. umbri_, _liguri_, _piceni_, _piemontesi_, _latini_, Genova, 1855, p. 65. Al RUBIERI (op. cit., p. 555) pare che questo rispetto abbia dell'artificiato; e pare anche a me.]
[Nota 16: La novella fiorent.:
“Fanta-Ghirò, persona bella, du' occhi neri, drento la su' favella: carissima madre, mi pare una donzella.„
IMBRIANI, _La Nov._ ecc., p. 539.]
[Nota 17: Di questo verbo usato cosí assolutamente, reca noi lessici un esempio di Francesco da Barberino. Io me ne son valso non per comodo di rima o di verso, ma perché mi suona bene all'orecchio.]
[Nota 18: L'ARIOSTO, di Marfisa:
“Fu conosciuta all'auree crespe chiome, ed alla faccia delicata e bella.„]
[Nota 19: All'erudito e cortese prof. S. PRATO vo debitore della seguente canzone affatto inedita, ch'egli raccolse or è poco dalla bocca d'una giovinetta di Roncofreddo (circond. di Cesena), chiamata Maria Regini, la quale disse d'averla imparata a Bologna da un'amica sua. Eccola:
V'eran due belli amanti; 'l giovin fa un delitto: fu mandato 'n prigió. La bella giovinetta, vestita da Napuglió, lo va a troà 'n prigió. E quando la fu dentro, lo comincia a bacià: “Levati li tui panni, mettiti 'l mio vestí, che poi te n'esci fora, ed io rimango qui.„ Quando fu la mattina, 'n giustizia fu porté, e presto la fantina là venne esaminé. “Grazie, grazie, sor giudice, di vostra gran ragió; di condannà 'na figlia è falsa l'occasió.„ “Se vo' siete 'na figlia, fatemelo sapé.„ “Sí, sí, io so' 'na figlia lontana dal mio paé. Per no' esse scoperta, mi so' vestía da 'nglè.„ Quando fu la mattina, la fece scarceré. “Grazie, grazie, sor giudice, di vostria carità de liberà 'na figlia col proprio innamorà.„
Non manca il Prato d'avvertirmi come questa canzone sia quasi totalmente identica ad una romana data in luce dal SABATINI (_Riv. di letterat. pop._, 1877, vol. 1, fasc. 1, N. 13), e come ne sia la forma alquanto bastarda, “cioè né del tutto italiana, né del tutto vernacola.„ Nessuno, credo, vorrà meravigliarsi di tale mischianza: ad ogni modo, giovi qui rammentare queste savie parole del compianto IMBRIANI: “Si noterà che i canti non sono quasi mai nel dialetto puro e schietto, contengono colori, forme e parole d'altri idiomi; quasi sempre forme e parole della lingua aulica. Fatto costante del quale non occorre indagar la cagione, e che risponde appunto al bisogno d'idealizzare il linguaggio, quando il pensiero che ci occupa è nobile ed alto.„ Vedi _Canti pop. delle prov. merid._, Torino, 1871-72, t. 1, p. X; e RUBIERI, _Storia della poesia pop. ital._, Firenze, 1877, p. 226.