Part 36
«Sicchè, secondo voi altri, seguitò la Spagnuola stringendo le labbra per l’ira estrema, la sommossa di jeri, che oggi è ribellione, può diventar rivoluzione domani?
«Sì, Maestà, rispose gravemente di Gondy.
«Ma a sentir voi, i popoli sarebbero dimentichi d’ogni freno?
«È una cattiva annata per i re! disse Gondy tentennando la testa; guardate un po’ in Inghilterra, signora.
«Sì, rispose la regina; ma per buona sorte in Francia non abbiamo un Oliviero Cromvello.
«Chi sa?... gli uomini sono simili al fulmine: non si conoscono se non quando colpiscono».
Ciascuno rabbrividì, e fuvvi un momento di silenzio.
Frattanto Anna si teneva ambo le mani sul petto; si scorgeva che tentava reprimere i palpiti precipitosi del cuore.
«Porthos, mormorò d’Artagnan, mirate attento il Coadjutore.
«Lo vedo.... ebbene?
«Ebbene! è un uomo».
Porthos meravigliato fissò gli occhi sul tenente dei moschettieri; era evidente che non lo capiva.
«Vostra Maestà, continuò senza pietà di Gondy, prenderà dunque le misure opportune; ma io le preveggo terribili e tali da irritare maggiormente i rivoltosi.
«Or bene; allora, voi signor Coadjutore che avete un sì gran potere su di loro, e siete nostro amico, disse ironicamente la sovrana, li calmerete dando ad essi le vostre benedizioni.
«Sarà forse troppo tardi, disse Gondy sempre di ghiaccio, ed è probabile che abbia perduta io pure ogni influenza: laddove restituendo Broussel, la Maestà Vostra tronca la radice a qualunque sedizione, ed acquista il diritto di punire crudelmente ogni nuovo principio di ribellione.
«E non l’ho, questo diritto? esclamò Anna.
«Se lo avete, prevaletevene, fece Gondy.
«Capperi! disse d’Artagnan a Porthos, ecco uno di quei caratteri come piacciono a me. Perchè non è ministro, e perchè non son io il suo d’Artagnan invece di esser di quel furfante di Mazzarino? Per Bacco! che bei colpi faremmo insieme!
«Sì» rispose Porthos.
La regina con un cenno licenziò la corte, eccettuato Mazzarino.
Gondy inchinandosi era per ritirarsi al pari degli altri.
«Trattenetevi! gli ordinò Anna.
«Bene! pensò di Gondy, ora cede.
«Ora lo fa ammazzare, disse d’Artagnan a Porthos, ma in ogni caso non sarà mai per mio mezzo. Giuro, anzi, sopra a Dio! che se alcuno gli va addosso, io piombo addosso agli assalitori.
«Anch’io, confermò Porthos.
«Bene! bucinò Mazzarino prendendo una sedia, ne vedremo delle nuove».
La regina seguiva con gli occhi le persone che uscivano. Quando l’ultima di esse ebbe chiusa la porla, ella si voltò. Si scorgeva che si sforzava all’eccesso onde frenare lo sdegno: si faceva vento, annasava ghiandine odorose, andava in su ed in giù. Mazzarino restava assiso mostrando riflettere. Gondy, che principiava a sgomentarsi, scandagliava collo sguardo tutti i parati, palpeggiava l’usbergo che teneva sotto la toga, e tratto tratto si cercava in seno il manico di un buon pugnale spagnuolo che si teneva nascosto a portata della mano.
«Animo, signor Coadjutore, disse la regina, animo, or che siamo soli, ripetete il vostro suggerimento.
«Eccolo, Maestà; fingere di averci pensato meglio, convenire pubblicamente di un abbaglio, nel che sta la forza dei governi forti; fare uscire Broussel dal suo carcere e renderlo al popolo.
«Oh! esclamò Anna, umiliarmi in tal guisa! Sono io, sì o no, la regina? tutta quella canaglia che strepita è ella, sì o no, una turba di miei sudditi? ho io amici, ho io guardie? Ah per Nostra Donna! come diceva la regina Caterina, piuttosto che dar loro l’infame Broussel, lo scannerei colle mie mani!»
E si scagliò chiudendo il pugno verso Gondy, cui in quel momento aborriva di certo almeno quanto Broussel.
Gondy non si mosse; non agì verun muscolo del suo volto: se non che il gelido suo sguardo s’incrociò come un brando collo sguardo furibondo della sovrana.
«Questo è un uomo bell’e morto, disse il Guascone, se in corte v’è ancora qualche Vitry e il Vitry capita adesso, ma io, prima che tocchi quel buon Coadjutore, ammazzo il Vitry!... messer Mazzarino me ne sarà grato al sommo.
«Zitto! disse Porthos, state a sentire.
«Signora, esclamò il ministro afferrando pel braccio la regina e tirandola indietro, signora, che fate mai?»
Poscia soggiunse in ispagnuolo:
«Anna, siete pazza? fate qui dispute da particolari, da borghesi, voi una regina! e non vedete che avete dinanzi, nella persona del Coadjutore, tutto il popolo di Parigi che in questo punto è pericolosissimo lo insultare, e che se il Coadjutore vuol così, fra un’ora non avrete più corona? Animo, animo! in appresso, in altra occasione starete ferma, ma oggi non è il momento; oggi accarezzate e lusingate, o che siete soltanto una donna volgare».
Dalle prime parole di questo discorso, d’Artagnan aveva preso per un braccio Porthos e glielo andava vieppiù stringendo; indi, quando il ministro si tacque, egli disse piano:
«Porthos, non dite mai davanti a Mazzarino ch’io intendo lo spagnuolo, o che sono un uomo rovinato e voi pure.
«Bene» fece Porthos.
Quella forte ramanzina, ornata di una certa eloquenza, che caratterizzava Mazzarino quando ei parlava italiano o spagnuolo, e che perdeva affatto quando parlava in francese, fu pronunziata con un aspetto impenetrabile, il quale non diede sospetto a Gondy, quantunque abilissimo fisionomista, d’altro che di un mero avvertimento ad esser più moderata.
La regina così strapazzata, dal canto suo si fe’ più mite; lasciò, diremmo, cadersi dagli occhi il fuoco, e dalle guancie il sangue, e dalle labbra la collera loquace: si assise, e con voce molle dal pianto, buttando giù le braccia, disse tosto:
«Perdonatemi, signor Coadjutore, e attribuite l’impeto mio a quel che soffro. Donna, e in conseguenza soggetta alle debolezze del mio sesso, mi sbigottisco della guerra civile; regina ed assuefatta ad essere obbedita, mi adiro alla prima resistenza.
«Vostra Maestà s’inganna, rispose dolcemente di Gondy, qualificando come resistenza il mio sincero suggerimento. Vostra Maestà non ha se non sudditi rispettosi e sottomessi. Il popolo non ha rancore contro la regina, chiama Broussel, e non altro, fortunatissimo di vivere sotto le leggi della Maestà Vostra.... ove però Ella gli renda Broussel» aggiungeva sorridendo Gondy.
Mazzarino all’udire _il popolo non ha rancore contro la regina_ aveva già drizzate le orecchie, credendo che il Coadjutore fosse per discorrere delle grida: _abbasso il Mazzarino!_ egli fu anzi grato della soppressione fatta, e con la ciera sua più sdolcinata e gentile disse:
«Signora, date ascolto al Coadjutore ch’è uno dei più abili politici che abbiamo; il primo cappello di cardinale vacante sembra fatto per la nobile sua testa.
«Ah briccone! tu hai bisogno di me! disse fra sè di Gondy.
«E che cosa prometterà a noi, disse d’Artagnan, il giorno in cui vorranno ucciderlo? Per Diana! se dà a questo modo dei cappelli, prepariamoci, Porthos, e chiediamo ciascuno un reggimento domani subito.... Cospettone! duri soltanto un anno la guerra civile, e fo indorare a nuovo per me la spada di connestabile!
«Ed io? domandò Porthos.
«A te? ti farò dare il bastone di maresciallo del signor di La Meilleraye, che in questo punto non mi par molto in favore.
«Dunque, riprese la sovrana, voi temete sul serio l’agitazione popolare?
«Sul serio, replicò Gondy meravigliato di non esser avanzato di più; temo, allorchè il torrente ha rotto l’argine, che cagioni gravissimi danni.
«Ed io, replicò Anna, stimo che in questo caso gli si debbano opporre argini nuovi».
Gondy guardò attonito il Mazzarino; il Mazzarino si accostò alla sovrana onde discorrerle; all’istante si udì orribile tumulto sulla piazza del Palazzo Reale.
Gondy sorrise, alla regina s’infiammarono le pupille, a Mazzarino impallidì la faccia.
«Che altro v’è egli? chiese quest’ultimo».
Entrò in sala precipitosamente Comminges.
«Perdonate, Maestà, esso disse; ma il popolo ha pestate le sentinelle a ridosso ai cancelli, ed ora forza le porte: che ordinate?
«Ascoltate!» disse Gondy alla regina.
Il mugghiare delle onde, lo strepito del fulmine, il fragore di un vulcano infiammato, non sono da paragonarsi alla tempesta di grida che sorse in tal momento.
«Quel che ordino? disse Anna.
«Sì, il tempo stringe.
«Quanti uomini all’incirca avete al Palazzo Reale?
«Seicento.
«Ponetene cento attorno al re, e col rimanente sgombrate quella plebaglia.
«Ah signora! che fate? osservava Mazzarino.
«Andate!» comandò Anna.
Comminges uscì con l’obbedienza passiva del soldato.
S’intese un rumore spaventevole; cominciava una porta a cadere.
«Oh Maestà! urlò il ministro, ci perderete tutti, il re, voi e me!»
A quel grido partitosi dall’anima del ministro sgomentato ebbe paura ancor la regina; richiamò indietro Comminges.
«È troppo tardi! disse Mazzarino strappandosi i capelli, è troppo tardi!»
La porta cessò di resistere. Si udirono urli di allegrezza della plebe. D’Artagnan mise mano alla spada, ed accennò a Porthos d’imitarlo.
«Salvate la regina! strillò Mazzarino al Coadjutore».
Gondy corse al balcone e lo aprì; riconobbe Louvieres alla testa di una truppa di forse tre o quattro mila uomini.
«Non muovete un passo di più! egli disse, la regina sottoscrive.
«Che dite? domandò Anna.
«La verità, rispose il ministro porgendole carta e penna; così fa d’uopo....»
Ed aggiunse:
«Anna, firmate, ve ne prego, voglio così!»
La sovrana cadde sopra una sedia, e firmò.
Il popolo frenato da Louvieres non avea fatto un passo di più, ma sempre continuava il tremendo mormorio che dà indizio dello sdegno della moltitudine.
La regina scrisse:
«Il custode della prigione di San Germano porrà in libertà il consigliere Broussel».
Ed appose il suo nome.
Il Coadjutore, che cogli occhi si divorava ogni menomo suo movimento, prese subito il foglio, tornò alla finestra, ed agitandolo con la mano, esclamò:
«Ecco l’ordine!»
Parve che tutta Parigi desse unanime un gran grido di gioja; indi si udì:
«Evviva Broussel! evviva il Coadjutore!
«Evviva la regina! disse il Coadjutore».
Alcune voci ripeterono questo, ma rade e fiacche. Forse di Gondy aveva dato quell’urlo unicamente per far sentire ad Anna quanto ella fosse debole.
«E adesso, essa disse, che avete ciò che voleste, andate, signor di Gondy.
«Quando la regina avrà bisogno di me, rispose inchinandosi il Coadjutore, Sua Maestà sa che sono a’ suoi cenni».
Mazzarino le si avvicinava.
«Lasciatemi! ella strillò, voi non siete un uomo».
Ed uscì.
«Voi, non siete una donna! brontolò il ministro».
Indi, avendo pensato un poco ei si rammentò che d’Artagnan e Porthos dovevano esser colà e in conseguenza aver visto ed inteso tutto. Aggrottò le ciglia, andò prontamente verso il parato e lo sollevò: il gabinetto era vuoto.
Alle ultime parole della regina, d’Artagnan preso per mano Porthos, lo trascinava verso la galleria.
Mazzarino, pure entrò nella galleria e trovò i due amici che passeggiavano.
«Perchè vi siete partiti dal gabinetto? chiese il ministro.
«Perchè, rispose d’Artagnan, Sua Maestà ha ordinato a tutti di andarsene, ed io ho pensato che l’ordine fosse per noi come per gli altri.
«Talchè siete qui da....
«Da un quarto d’ora circa, replicò il tenente accennando a Porthos non ismentirlo».
Mazzarino si accorse del segno fatto, si convinse che il Guascone avesse veduto e udito ogni cosa, ma gli fu grato della bugia.
Laonde gli disse:
«Signor d’Artagnan, siete assolutamente l’uomo ch’io cercava, e potete ugualmente, che il vostro amico, contare sopra di me».
E salutatili entrambi col suo più grazioso sorriso, se ne tornò più quieto nel proprio gabinetto, sendochè alla partenza di Gondy era cessato come per incanto lo schiamazzo.
LII.
_Con le disgrazie viene la memoria._
Anna era entrata furibonda nel suo oratorio.
«Come! esclamò torcendosi le bellissime braccia, come il popolo vide il sig. di Condé, il primo principe del sangue arrestato dalla mia suocera Maria de’ Medici; vide la mia suocera sua antica reggente, discacciata dal ministro; vide il signor di Vendome, cioè il figlio di Enrico IV, prigioniero a Vincennes, e nulla disse, nulla, mentre s’insultavano, si carceravano, si minacciavano que’ grandi personaggi; e per un Broussel!... Gesù! ch’è mai diventata la dignità regale?»
Anna senza pensarvi toccava la questione caldissima del momento. Nulla aveva detto il popolo per i principi, e si sollevava per Broussel: perchè si trattava di un plebeo, ed esso difendendolo sentiva per un certo istinto che difendeva sè medesimo.
Frattanto Mazzarino camminava su e giù nel gabinetto, guardando tratto tratto il suo bello specchio di Venezia tutto rotto.
«Eh! diceva, è trista faccenda, lo so, esser costretti a cedere in tal modo; ma via! ci piglieremo la rivincita: che importa di Broussel? gli è un nome, e non una cosa».
Quantunque fosse abile politico, questa volta il ministro la sbagliava: Broussel era una cosa, e non un nome.
E perciò alla mattina vegnente, allorchè Broussel fece il suo ingresso in Parigi in una grande carrozza, avendo accanto Louvieres suo figlio, e Friquet dietro al legno, tutta la folla armata si scagliò dove passava; da ogni banda echeggiavano le grida: evviva Broussel! evviva il nostro padre! e portavano la morte alle orecchie di Mazzarino; per ogni parte gli spioni del ministro e della sovrana riferivano spiacevoli notizie, le quali trovavano quello agitatissimo e questa assai quieta. Sembrava che Anna maturasse nel suo cervello una grande risoluzione, lo che appunto accresceva le smanie di Mazzarino: chè egli conosceva l’orgogliosa donna, e delle sue risoluzioni paventava di molto.
Il Coadjutore era tornato al Parlamento, più re che non lo fossero il re, la regina e il ministro tutti insieme. Dietro un suo consiglio, un editto del Parlamento aveva invitati i borghesi a deporre le armi e demolire le barricate; costoro ormai sapevano che bastava un’ora per riprendere le armi, ed una notte per rifare le barricate.
Planchet si era rimesso nella sua bottega: la vittoria porta amnistia: sicchè egli non avea più paura di essere appiccato, e si persuadea che se alcuno mostrasse soltanto voler arrestarlo il popolo si solleverebbe per lui conforme aveva fatto per Broussel.
Rochefort aveva restituiti i suoi cavalleggieri al cavalier d’Humieres; ne mancavano due all’appello, ma il cavaliere tutto della _Fronda_ in anima e in corpo non aveva voluto sentir discorrere di risarcimento.
Il mendico avea ripreso il suo posto nell’atrio di Sant’Eustachio, dando sempre l’acqua benedetta con una mano, coll’altra chiedendo elemosina; e nessuno s’immaginava quelle due mani aver prestato ajuto onde cavare dal sociale edifizio la pietra fondamentale della regia dignità.
Louvieres era contento e superbo: si era vendicato del Mazzarino, ed aveva contribuito molto a fare scarcerare il proprio genitore; il suo nome erasi ripetuto con terrore nel Palazzo Reale, ed egli ridendo diceva al consigliere restituito alla famiglia:
«Credete, padre mio, che se adesso io chiedessi alla regina il comando di una compagnia, ella me lo concederebbe?»
D’Artagnan aveva profittato del momento di calma per rimandar indietro Raolo, cui a stento avea tenuto rinchiuso durante la sommossa, e che intendeva assolutamente sguainare la spada o per l’uno o per l’altro — Raolo sul principio fece qualche obbiezione, d’Artagnah gli parlò in nome del conte di la Fère, ed egli, dopo essere andato a fare una visita alla signora di Chevreuse, partì per raggiungere l’armata.
Rochefort solo trovava le cose terminate malissimo; scrisse al signor duca di Beaufort di venire; il duca arriverebbe quanto prima e troverebbe Parigi tranquillo.
Andò dal Coadjutore per domandargli se si dovesse dare avviso al principe di fermarsi per la via; ma Gondy riflettè un poco e gli disse:
«Lasciatelo continuare il suo viaggio.
«Ma dunque non è finita? disse Rochefort.
«Eh vi pare! caro conte, siamo ancora al principio.
«Da che lo arguite?
«Dalla cognizione che ho del cuore della regina: non vorrà rimaner battuta.
«Apparecchia ella forse qualche cosa?
«Spero di sì.
«Animo, là, che sapete?
«So che ha scritto al signor Principe di tornare sollecitamente dall’armata.
«Ah, ah! disse Rochefort, avete ragione; bisogna lasciar venire il signor di Beaufort.»
La sera stessa di quella conversazione si sparse voce esser giunto il Principe.
Era codesta una notizia semplicissima, naturale, eppure fece uno strepito immenso; si diceva essere stata commessa qualche imprudenza di parole da madama di Longueville, a cui aveva fatte delle confidenze il signor Principe, il quale tutti accertavano nutrisse per la sorella una tenerezza anche più grande che l’affetto fraterno, e queste confidenze svelavano tristi progetti per parte della regina.
La sera stessa dell’arrivo del signor Principe molti borghesi più avanzati degli altri, scabbini, capitani di quartiere, se ne andavano dai loro conoscenti dicendo:
«E perchè non dobbiamo prendere il re e metterlo nel palazzo della comunità?.... È mal fatto lasciarlo educare dai nostri nemici che gli danno cattivi consigli, mentre se fosse diretto dal signor Coadjutore succhierebbe massime nazionali ed amerebbe il popolo.»
La notte passò in una sorda agitazione; all’indomani si rividero i pastrani bigi e neri, le pattuglie di mercanti armati e le truppe di accattoni.
La regina era stata tutta la nottata a conferenza col signor Principe, che introdotto a mezzanotte nel di lei oratorio non l’aveva lasciata sino alle cinque ore.
Alle cinque Anna si recò nel gabinetto di Mazzarino; s’ella non si era ancor coricata, egli però era digià alzato.
Ei redigeva una risposta per Cromvello: erano già trascorsi sei giorni dei dieci che aveva presi di tempo da Mordaunt.
«Eh! diceva, l’avrò fatto aspettare un poco; ma il signor Cromvello sa troppo bene che cosa sono le rivoluzioni perchè non abbia a scusarmi.»
E rileggeva con tutta compiacenza il primo paragrafo del suo scritto, quando fu toccato pianino l’usciale che comunicava agli appartamenti della regina. Di là non potea venire altri che Anna. Il ministro si alzò e si fece ad aprire.
La sovrana era vestita in succinto, ma questo le stava sempre bene, giacchè al pari di Diana di Poitiers e di Ninon, Anna conservò il privilegio di rimanere ognora bella; e quella mattina era più bella del solito, avendo negli occhi tutto il fulgore che dà allo sguardo l’interna allegrezza.
«Che avete, signora? disse inquieto Mazzarino, mi parete superba.
«Sì, Giulio, superba e contenta, che ho trovato il mezzo di soffocare quell’idra.
«Siete una grande politica, regina mia; sentiamo il mezzo.»
E Mazzarino nascose la lettera incominciata sotto un foglio bianco.
«Vogliono prendermi il re, come sapete, principiò la sovrana.
«Ohimè sì! e impiccar me.
«Non avranno il re.
«E non m’impiccheranno. Benone!
«Ascoltate: voglio portar via ad essi mio figlio e me stessa, e voi meco. Voglio che questo fatto, il quale da un giorno all’altro cambierà l’aspetto delle cose, abbia luogo senza che altri lo sappiano fuor che voi ed io ed una terza persona.
«E chi è la terza persona?
«Il signor Principe.
«Dunque è giunto, come mi avevano detto?
«Jeri a sera.
«Lo avete veduto?
«L’ho lasciato dianzi.
«E dà mano a questo progetto?
«È suo consiglio.
«E Parigi?
«Lo riduce alla fame, e lo costringe a rendersi a discrezione.
«V’è del grandioso in codesto piano, ma non ci vedo che un ostacolo.
«E quale?
«L’impossibilità.
«Parola vuota di senso. Nulla v’è d’impossibile.
«Per progetto.
«Per esecuzione. Abbiamo danaro?
«Un poco, disse Mazzarino, temendo che Anna chiedesse di attingere alla sua borsa.
«Abbiamo truppe?
«Cinque o sei mila uomini.
«Abbiamo coraggio?
«Molto.
«Allora la cosa è fatta. Oh comprendete voi, Giulio? Parigi, l’odioso Parigi, destarsi una mattina senza regina e senza re, circuito, assediato, affamato, non avendo altra risorsa che il suo stupido Parlamento, e il magro Coadjutore colle gambe torte?
«Bello, bello! comprendo l’effetto, ma non vedo il modo di giungervi.
«Lo troverò io!
«Sapete ch’è guerra, guerra civile, ardente, accanita, implacabile?
«Oh sì, sì, la guerra, rispose la sovrana; sì, voglio ridurre in cenere questa città ribelle; voglio estinguere il fuoco nel sangue; voglio che da un esempio spaventoso si eterni la memoria del delitto e del castigo; Parigi, io l’odio! lo aborro!
«Piano piano, Anna, eccovi digià sanguinaria! badate, non siam mica al tempo di Malatesta e dei Castruccio Castracani; vi farete decapitare, mia bella regina, e sarebbe peccato!
«Ridete!
«Rido pochissimo, io; la guerra è pericolosa contro un intero popolo; vedete vostro fratello Carlo I, sta male, male assai.
«Noi siamo in Francia, ed io sono spagnuola.
«Peggio, per Bacco! peggio! avrei più caro che voi foste Francese, ed io pure: saremmo meno odiati ambedue.
«Non ostante approvate?
«Sì, se scorgo possibile la faccenda.
«Lo è, ve lo dico io; fate i vostri preparativi per la partenza.
«Io, sono sempre pronto a partire; solamente, lo sapete, non parto mai... e probabilmente, questa volta niente più delle altre.
«Ma se io parto, partirete?
«Mi proverò.
«Giulio, mi fate morire d’impazienza coi vostri timori; ma di che avete paura?
«Di molte cose.
«Di quali?»
A Mazzarino si fece trista la cera, stata fino allora ironica, ed egli disse:
«Anna, voi non siete altro che una donna, e come donna potete insultare liberamente gli uomini, sicura dell’impunità. Mi accusate di aver timore: non ne ho tanto quanto ne avete voi, poichè non fuggo. Contro chi gridano coloro? contro di voi o di me? Di chi si vuol la rovina? la vostra o la mia? Eppure, faccio fronte alla burrasca, io che incolpate di paura: non già da bravaccio, chè quella non è la mia maniera, ma mi reggo. Imitatemi: non tanta apparenza, e più effetto. Voi gridate forte, e nulla concludete. Parlate di fuggire!...»
E Mazzarino fece un moto delle spalle, prese per mano la regina, e la condusse alla finestra dicendole.
«Guardate!
«Ebbene? fece Anna acciecata dalla sua ostinazione.
«Che vedete da questa finestra? Sono, se io non isbaglio, borghesi con la corazza, con l’elmo e con buoni moschetti come a tempo della lega, e che guardano tanto bene a questo balcone come li guardate voi, che tra un momento sarete vista se scuotete sì forte la cortina. Adesso, venite a quest’altra. Che mirate? genti del volgo con alabarde in mano a custodia delle vostre porte. Ad ogni apertura del palazzo dov’io vi guidassi scorgereste altrettanto: son custodite le porte, custoditi anco gli spiragli delle cantine, e vi dirò come diceva a me il caro la Ramée del sig. di Beaufort: se non diventate uccello o topo, non uscirete.
«Egli però uscì!
«Fareste conto di andarvene nella medesima guisa?
«Dunque sono prigioniera?
«Perdinci! è un’ora che ve lo provo!»
E Mazzarino riprese tranquillamente il dispaccio incominciato, al punto ove lo aveva sospeso.
Anna tremante di collera, rossa d’umiliazione, si partì dal gabinetto spingendosi dietro con impeto l’usciale.
Mazzarino non voltò tampoco il capo.
La regina entrata nel proprio appartamento si gettò sur un seggiolone, e si mise a piangere.
Poi, ad un tratto, ad un idea improvvisa, alzandosi disse:
«Sono salva!.... Oh! sì, sì, conosco un uomo che saprà trarmi fuori di Parigi, un uomo che troppo a lungo dimenticai».
E pensosa, benchè con un sentimento di gioja, seguitò:
«Ingrata! per venti anni ho obliato quel soggetto che avrei dovuto fare maresciallo di Francia. La mia suocera prodigò oro, dignità e lusinghe a Concini che la perdè; il re fece Vitry maresciallo di Francia per un assassinio, ed io lascio nell’oblìo, nella miseria, quel nobile d’Artagnan che mi salvò!»
E corse a un tavolino su cui erano carta ed inchiostro, e si mise a scrivere.
LIII.
_Abboccamento._
D’Artagnan in quella mattina era a letto in camera di Porthos. Tale era l’abitudine presa dai due amici dopo le insorte turbolenze; tenevano sotto il capezzale la spada, e sul tavolino, vicinissimo alla mano, le pistole.