Part 37
D’Artagnan dormiva tuttavia, e si sognava che il cielo si cuoprisse di un gran nuvolo giallo, e dal quel nuvolo cadesse una pioggia d’oro, e ch’egli porgesse il cappello sotto una grondaja.
Porthos dal canto suo si sognava che lo sportello della sua carrozza non fosse abbastanza largo per contenere le armi e gli stemmi che ei vi faceva dipingere.
Gli destò entrambi a sett’ore un servo senza livrea che recava una lettera a d’Artagnan.
«Da parte di chi? domandò il Guascone.
«Della regina, rispose colui.
«Eh? fece Porthos sollevandosi sulle lenzuola, che cosa dice?»
D’Artagnan invitò il servo a passare in una stanza contigua, e chiusa che quegli ebbe la bussola, ei saltò dal letto, e lesse prestamente, intanto che Porthos lo guardava cogli occhi spalancati senza osare interrogarlo.
«Porthos, disse d’Artagnan dandogli il foglio, questa volta ecco il tuo titolo di barone e il mio brevetto di capitano. Tieni, leggi, e giudica».
L’altro stese la mano, pigliò la carta, e pronunziò tremando queste parole in essa contenute:
— «La regina vuol parlare al signor d’Artagnan; esso segua il latore. —
«Ebbene! fece Porthos, in ciò non vedo che una cosa ordinaria.
«Io all’opposto, ce ne veggo di molte straordinarie. Se mi chiamano, è segno che gli affari sono assai imbrogliati! Pensa un po’ che disordine dev’essere accaduto nella mente della regina, perchè dopo venti anni vi ritorni a galla la memoria di me.
«È vero, confermò Porthos.
«Barone, affila la spada, carica le pistole, dà la biada ai cavalli; ti garantisco che prima di domani vi saranno delle novità, e zitto!
«Ehi! non fosse poi un laccio teso per isbarazzarsi di noi? obiettò Porthos, pensando sempre alla soggezione che dovrebbe dare altrui la sua futura grandezza.
«S’è un laccio, io lo fiuterò; sta pur quieto. Se Mazzarino è italiano, io son guascone», riprese d’Artagnan.
E si vestì in un attimo.
Mentre Porthos tuttora in letto gli affibbiava il ferrajuolo, fu bussato per la seconda volta.
«Passate! disse d’Artagnan».
Entrò un altro domestico, dicendo:
«Da parte di Sua Eccellenza il ministro Mazzarino».
D’Artagnan guardò Porthos.
«L’affare si va complicando! mormorò questo, di dove principieremo?
«Cade benissimo in acconcio; rispose il tenente, Sua Eccellenza mi dà l’appuntamento fra mezz’ora.
«Bene.
«Dite a Sua Eccellenza che fra mezz’ora sarò a’ suoi comandi, disse d’Artagnan al servitore».
Colui salutò e andò via.
«Fortuna che non abbia veduto l’altro! osservò il tenente.
«Credi dunque che non ti mandino a cercare tutti due per lo stesso oggetto?
«Non lo credo, ne son sicuro.
«Animo, animo, fa presto! pensa che la sovrana ti attende; dopo di lei il ministro, e dopo il ministro io».
D’Artagnan chiamò indietro il servo della regina.
«Eccomi, disse, conducetemi».
Quegli lo guidò dalla via des Petits-Champs, e voltando a sinistra lo fece entrare dalla porticella del giardino che dava sulla strada Richelieu; poi salita una scala segreta, ei fu introdotto nell’oratorio.
Al nostro tenente faceva balzare il cuore una certa emozione che non sapeva spiegarsi. Egli non aveva più la fiducia della gioventù, e coll’esperienza aveva imparata tutta la gravità dei passati avvenimenti.
Sapeva ormai che si fossero la nobiltà dei principi e la nobiltà dei re; si era assuefatto a classare la propria mediocrità dopo le illustrazioni della fortuna e della nascita. In addietro si sarebbe fatto innanzi ad Anna come un giovane che saluta una donna; allora era tutt’altro, e si recava da lei come un umile soldato presso un capo illustre.
Un lieve rumore turbò il silenzio dell’oratorio. D’Artagnan si scosse, e vide una bianca mano sollevare il parato, e dalla forma, dalla bianchezza, dalla beltà di quella riconobbe la regia mano che un giorno eragli stata data a baciare.
Entrò la regina.
«Siete voi, signor d’Artagnan? disse fissando sull’ufficiale uno sguardo ricolmo di affettuosa malinconia, siete voi, e bene io vi ravviso. Guardatemi pur voi, io sono la regina: mi riconoscete?
«No, mia signora, rispose d’Artagnan.
«Ma non vi ricordate, continuò Anna con delizioso accento che dar sapeva alla sua voce quando voleva, che in passato la regina ebbe bisogno di un giovane cavaliero prode e zelante, e lo trovò, e che sebbene questi potesse indi credersi da lei dimenticato ella gli serbò un posto in fondo al suo cuore?
«No mia signora, questo m’è ignoto, disse il moschettiere.
«Tanto peggio! fece Anna, almeno tanto peggio per la regina, poichè essa ha d’uopo ancor oggi di quello stesso coraggio, di quel medesimo zelo.
«E che! replicò d’Artagnan, la regina, circondata com’è da servitori sì devoti, da sì saggi consiglieri, da uomini infine tanto grandi per merito o per situazione, si degna volgere gli occhi sopra un oscuro soldato?»
Anna comprese il velato rimprovero, e ne fu commossa più che irritata. Cotanto disinteresse ed annegazione nel gentiluomo Guascone l’avevano parecchie volte umiliata; ella si era lasciata superare in generosità.
«Tutto ciò che mi dite di quelli che ho d’intorno, signor d’Artagnan, essa soggiunse, sarà forse vero, ma io non ho fiducia che in voi. So che siete del signor ministro, ma siate altresì mio, ed io mi assumo di far la vostra fortuna. Orsù, fareste oggi per me ciò che fece in addietro per la regina il gentiluomo a voi ignoto?
«Farò quanto mi sia imposto da Vostra Maestà».
La sovrana riflettè un momento, ed osservando la circospezione in cui tenevasi il moschettiere domandò:
«Forse vi piace il riposo?
«Non so, poichè mai mi sono riposato.
«Avete amici?
«Ne avevo tre: due abbandonarono Parigi, nè so dove siano andati. Uno me ne rimane; ma è, a creder mio, uno di coloro che conoscono il cavaliere di cui Vostra Maestà mi faceva testè l’onore di parlarmi.
«Va bene: voi ed il vostro amico valete per un’intera armata.
«Che debbo fare, signora?
«Tornate alle cinque ore, e ve lo dirò; ma non discorrete a chicchessia del convegno ch’io vi fisso.
«No.
«Giuratelo sul Cristo.
«Non ho mai mancato alla mia parola; quando dico no, è no».
La sovrana, comunque meravigliasse di un tal linguaggio a cui non l’avevano accostumata i suoi cortigiani, ne trasse buon presagio per l’impegno col quale d’Artagnan la servirebbe nell’effettuazione del suo progetto. Era uno degli artifizi del nostro Guascone il celare talora la sua somma accortezza sotto le apparenze di una leale brutalità.
«La regina, ei richiese, non ha altro da comandarmi per adesso?
«No signore, e potete ritirarvi sino al momento che vi ho indicato».
Il tenente s’inchinò ed uscì.
«Diamine! borbottò quando fu alla porta, pare che qui abbiano gran bisogno di me!»
Ed essendo passata la mezz’ora, traversò la galleria e andò a bussare dal ministro.
Lo introdusse Bernouin.
«Sono qui ai vostri cenni, monsignore, egli disse».
E secondo il suo solito d’Artagnan si diede attorno una rapida occhiata, ed osservò che Mazzarino aveva dinanzi una lettera sigillata.... questa però era posata sul tavolino dalla parte dello scritto, talchè non si poteva distinguere a chi fosse diretta.
«Venite d’appresso alla regina? domandò Mazzarino guardando fisso d’Artagnan.
«Io, monsignore? chi ve lo ha detto?
«Nessuno, ma lo so.
«Mi duole assai di dire a Vostra Eccellenza che prende un abbaglio, rispose sfacciatamente il Guascone, forte per la promessa data alla sovrana.
«Io stesso ho aperto l’anticamera, e vi ho visto venire di fondo alla galleria.
«Perchè sono stato introdotto dalla scala segreta.
«E come mai?
«Lo ignoro; vi sarà stato un mal inteso».
Mazzarino sapeva non esser facile di far dire al tenente ciò ch’ei voleva occultare, e quindi renunziò a dilucidare per allora il mistero che gli veniva da esso fatto.
«Parliamo degli affari miei, seguitò, giacchè non gradite discorrere dei vostri».
D’Artagnan s’inchinò.
«Vi piacciono i viaggi?
«Ho passata tutta la vita sulle strade maestre.
«V’è alcuna cosa che vi trattenga in Parigi?
«Nulla mi ci tratterrebbe se non se un ordine superiore.
«Bene. Ecco una lettera da consegnare al suo indirizzo.
«Monsignore, l’indirizzo non v’è».
Realmente la parte opposta era intatta da qualunque carattere.
«Vale a dire, replicò Mazzarino, che v’è doppia sopraccarta.
«Intendo; e devo lacerare la prima, arrivato in un luogo determinato.
«Ottimamente. Prendete qua, e partite. Avete un amico, il signor du Vallon ch’io amo assai, lo condurrete con voi.
«Diavolo! fece fra sè d’Artagnan, sa che abbiamo udito la sua conversazione di jeri, e vuole allontanarci da Parigi.
«Titubate, forse?
«No, Eccellenza, e parto subito.... soltanto bramerei una cosa.
«E quale?
«Che l’Eccellenza Vostra passasse dalla regina.
«Quando?
«Sul momento.
«A che fare?
«A dirle solamente così: Io mando in un luogo d’Artagnan, lo fo partire immediatamente.
«Ecco dunque che avete veduta la regina?
«Monsignore, ho avuto l’onore di dirvi che vi poteva essere stato un mal inteso.
«Che significa codesto?
«Oserò rinnuovare il mio priego a Vostra Eccellenza?
«Va bene; io ci vado: attendetemi qui».
Mazzarino guardò attentamente di non essersi scordata veruna chiave sugli armadj, e sparì.
Per dieci minuti d’Artagnan tentò invano di leggere a traverso alla seconda sopraccarta le parole vergate sulla prima.
Tornò il ministro, pallido ed accigliato; andò a sedere a tavolino.
D’Artagnan lo esaminava come avanti avea fatto alla lettera, ma la sopraccarta del suo viso era quasi impenetrabile quanto quella del dispaccio.
«Eh eh! fece il Guascone, pare adirato: che lo sia contro di me? Medita: fosse mai per mandarmi alla Bastiglia! Bel bello, monsignore! alla prima parola che ne dite vi scanno e mi do tutto alla _Fronda_; sarò portato in trionfo come Broussel, ed Athos mi proclamerà il Bruto francese.... Oh sarebbe pur curiosa!»
Il Guascone con la sua immaginazione sempre avviata al galoppo distingueva digià tutto il partito che poteva trarre dalla situazione.
Ma il ministro non diede verun ordine di questo genere, e anzi si mise ad allisciare il tenente:
«Avete ragione, caro signor d’Artagnan, non potete peranco partire.
«Ah ah!
«Sicchè, di grazia rendetemi il dispaccio».
D’Artagnan obbedì. Mazzarino si assicurò che il suggello fosse intatto.
«Avrò bisogno di voi questa sera; tornate fra due ore.
«Monsignore, fra due ore ho un appuntamento a cui non posso mancare.
«Non ve ne pigliate briga, è tutt’uno, disse il ministro.
«Buono! me le figuravo, pensò il moschettiere.
«Dunque, venite alle cinque, e conducetemi quel caro signor du Vallon; lasciatelo però in anticamera; voglio parlare con voi solo».
D’Artagnan fece una riverenza. Ed intanto diceva tra sè:
«Tutti due lo stesso ordine, tutti due la stessa ora, tutti due al Palazzo Reale. Oh! la indovino. Ecco un segreto che il signor di Gondy avrebbe pagato cento mila lire!
«Riflettete? domandò inquieto Mazzarino.
«Sì, pensavo se dovessimo o no essere armati.
«Armati da capo ai piedi.
«Va benissimo, Eccellenza: lo saremo».
E d’Artagnan corse a ripetere le lusinghiere promesse del ministro a Porthos, il quale ne provò un’allegrezza inesprimibile.
LIV.
_Fuga._
Ad onta dei segni di agitazione che dava la città, il Palazzo Reale presentava il suo più lieto aspetto verso le cinque ore quando vi si recò d’Artagnan. Nè v’era da meravigliarsene: la regina aveva restituito al popolo Broussel e Blancmesnil, e quindi quello nulla aveva da richiedere. L’emozione della sovrana era soltanto un resto di turbamento a cui era d’uopo dar tempo a calmarsi, conforme abbisognano talora dopo una tempesta più giornate perchè cali la marea.
Eravi stato gran banchetto, al quale serviva di pretesto il ritorno del vincitore di Lens. V’erano invitati i principi e le principesse, e le loro carrozze ingombravano da mezzogiorno in poi il cortile. Dopo il pranzo vi sarebbe giuoco dalla regina.
Anna brillava di grazia e di spirito; nessuno l’aveva mai veduta di umore più allegro. La vendetta sul fiore le sfolgorava negli occhi e le schiudeva il bel labbro.
Al momento che tutti si alzarono da mensa, Mazzarino sparì.
D’Artagnan stava digià in anticamera ad attenderlo. Mazzarino vi si presentò in aria sorridente, lo prese per mano, e lo introdusse nel suo gabinetto.
«Carissimo signor d’Artagnan, gli disse, essendosi seduto, vi darò adesso la maggior prova di fiducia che possa dare un ministro ad un ufficiale.
«Spero, fece d’Artagnan, che monsignore me la dia senza secondo fine, e con intima convinzione ch’io ne sia degno.
«Degno più di chiunque, amico mio, giacchè a voi mi rivolgo.
«Or bene, Eccellenza! ve lo confesso, da molto tempo aspetto una simile occasione. E perciò ditemi presto quel che avete da dirmi.
«Signor d’Artagnan mio caro, questa sera avrete nelle vostre mani la salvezza dello Stato».
E là il ministro si tacque.
«Monsignore, spiegatevi; io aspetto.
«La regina ha risoluto di fare col re un viaggetto a San Germano.
«Ah ah! vuol dire che la regina intende abbandonar Parigi!
«Capite, capricci di donne!
«Sì, intendo benone.
«Per questo vi aveva fatto venire stamane, e vi ha richiesto di tornare alle cinque.
«Meritava il conto di farmi giurare che non parlerei ad alcuno di quell’appuntamento! bucinò d’Artagnan. Oh donne, donne! siano anco regine, le son sempre donne!
«Disapprovereste questo piccolo viaggio, carissimo signor d’Artagnan? domandò il Mazzarino nelle smanie.
«Io, monsignore! e perchè?
«Vedo che crollate le spalle!
«L’è una maniera che ho presa di discorrere fra me.
«Dunque, la gita l’approvate?
«Nè approvo nè disapprovo, monsignore; aspetto i vostri cenni.
«Or bene: sopra di voi ho messo gli occhi per portare il re e la regina a San Germano.
«Briccone ipocrita! fece tra sè stesso il tenente.
«Vedete, soggiunse il ministro notando la flemma di quest’ultimo, che secondo avvertivo, la salvezza dello Stato riposerà nelle vostre mani.
«Sì, Eccellenza, e sento tutta la responsabilità di un tal peso.
«Ma però, accettate?
«Accetto sempre.
«Credete che sia possibile?
«Tutto è possibile.
«Sarete assalito per la via?
«È probabile.
«Ma in tal caso come farete?
«Passerò tramezzo a coloro che mi assalgono.
«E se non ci passate?
«Peggio per loro; passerò ad essi addosso.
«E metterete il re e la regina sani e salvi a San Germano?
«Sì.
«Sulla vostra vita?
«Sulla mia vita.
«Siete un eroe!» disse Mazzarino guardando incantato il moschettiere.
Questi sorrise.
«Ed io?... ripigliò il ministro dopo breve pausa guatandolo fisso.
«Come, Eccellenza, voi?
«Io, se volessi partire?
«Oh! sarà più difficile.
«In che modo?
«L’Eccellenza Vostra può essere riconosciuta.
«Anche così travestito?» disse Mazzarino.
Ed alzò una coperta di sulla poltrona, e sotto la quale era un completo vestimento da cavaliere grigio perlato e color di granato, coi passamani d’argento.
«Se Vostra Eccellenza si traveste e’ diventa più facile.
«Ah! respirò il Mazzarino.
«Ma bisognerà fare ciò che l’altro giorno dicevate, monsignore, che avreste fatto nelle nostre veci.
«E che mai?
«Gridare: abbasso Mazzarino!
«Griderò.
«In francese, pretto francese, veh! badate alla pronunzia; ci furono uccisi seimila angiovini in Sicilia perchè pronunziavano malamente l’italiano; badate che i Francesi non si abbiano a pigliar su di voi la rivincita del vespro siciliano!
«Farò meglio che possa.
«Vi sono molte persone armate nelle strade, continuò d’Artagnan, siete certo che nessuno conosca il progetto della regina?»
Il ministro riflettè.
«Monsignore, sarebbe un buon affare per un traditore cotesto che mi proponete; i rischi di un assalto scuserebbero tutto».
Mazzarino raccapricciò; ma pensò che uno che avesse intenzione di tradire non ne darebbe avviso.
«E perciò, disse con impeto, non mi fido mica di tutti, e la prova si è che ho scelto voi per essermi di scorta.
«Non andate colla regina?
«No, fece Mazzarino.
«Dunque, dopo di lei?
«No, egli ripetè.
«Ah! disse d’Artagnan che principiava ad intendere.
«Sì, prosegui il ministro, ho fatto i miei calcoli: con la regina, accresco per lei le probabilità sfavorevoli; dopo di essa aumento le mie; e poi, salvata la corte, posso esser posto in oblìo: i grandi sono ingrati.
«È vero» confermò il tenente volgendo a suo malgrado le pupille sul brillante della sovrana che aveva in dito il ministro.
Mazzarino seguitò la direzione di quello sguardo, e adagio adagio girò in dentro il castone.
«E voglio dunque, terminò Mazzarino col suo scaltro sorriso, impedire che siano meco ingrati.
«È carità cristiana, borbottò d’Artagnan, il non indurre il suo prossimo alla tentazione.
«E appunto per questo, finì Mazzarino, vuo’ partire prima di loro».
D’Artagnan sorrise: era uomo da capire egregiamente quell’astuzia italiana.
Il ministro che vide quell’atto, profittò del momento.
«Dunque comincerete da farmi uscire di Parigi, carissimo signor d’Artagnan?
«Difficile incombenza, monsignore! rispose il moschettiere rimessosi in serietà.
«Ma, fece l’Eccellenza osservandolo attento, acciò non gli sfuggisse la menoma espressione della fisonomia, non faceste tutte queste obbiezioni pel re e per la regina.
«Il re e la regina sono la mia regina ed il mio re: la mia vita è di loro, ad essi io la debbo. Me la richiedono, io non ho che ripetere.
«Va d’incanto, mormorò pian piano Mazzarino, ma siccome la tua vita non è mia, bisogna che io la compri, non è così?»
E con un grosso sospiro, ritirò infuori il castone dell’anello.
D’Artagnan sogghignava.
Quei due si combinavano da un punto, da quel dell’astuzia. Se ugualmente si fossero combinati pel coraggio, l’uno avrebbe fatto eseguire all’altro cose grandi.
«Ma anche, soggiunse Mazzarino, intendete che se vi domando questo servigio è coll’intenzione di esserne riconoscente.
«Vostra Eccellenza, chiese d’Artagnan, è ancora soltanto all’intenzione?
«Ecco, fece il ministro levandosi dal dito il cerchietto, ecco, mio caro signor d’Artagnan, un brillante che tempo addietro fu vostro, ed è giusto che ritorni a voi: prendetelo, ve ne supplico».
D’Artagnan non diede campo al Mazzarino d’insistere; lo pigliò, mirò ben bene se la pietra fosse la stessa, ed accertatosi dell’acqua pura e identica, se lo infilò al dito con soddisfazione indicibile.
«Mi premeva di molto, disse Mazzarino accompagnandolo con un ultimo sguardo, ma non serve, ve lo do con gran piacere.
«Ed io, monsignore, lo ricevo come mi è dato.... Orsù, ragioniamo dei vostri affaretti: bramate partire prima di tutti?
«Sì, lo desidero.
«A che ora?
«Alle dieci.
«E la regina, a che ora se ne va?
«A mezza notte.
«Allora può essere; io vi fo uscire da Parigi, vi lascio fuori della barriera, e torno a prender lei.
«Ottimamente! ma come mi conducete fuor di Parigi?
«Oh! per questo bisogna lasciarmi agire.
«Vi do piene facoltà: pigliate una scorta considerevole quanto vi pare».
D’Artagnan tentennò il capo.
«Eppure mi sembra che sia il mezzo più sicuro, seguitò Mazzarino.
«Sì, Eccellenza, per voi: ma non per la regina».
Il ministro si morse le labbra.
«E allora, disse, come operiamo?
«Conviene lasciar fare a me, monsignore.
«Uhm!
«E darmi l’intera direzione dell’intrapresa....
«Peraltro....
«O cercare un altro, finì d’Artagnan, volgendo le spalle.
«Ohi! fece piano Mazzarino, non se ne avesse da andar via col diamante!»
E lo richiamò indietro con modo carezzevole.
«Signor d’Artagnan! mio caro signor d’Artagnan!
«Eccellenza?
«Mi garantite di tutto?
«Garantisco di nulla, io; farò meglio che possa.
«Meglio che possiate?
«Sì.
«Ebbene, mi affido a voi.
«E anche assai! disse fra sè il tenente.
«Dunque sarete qui alle nove e mezza?
«E troverò pronta Vostra Eccellenza?
«Prontissima.
«Sicchè siamo d’accordo. Adesso, monsignore, volete farmi vedere la regina?
«A che giova?
«Bramerei ricevere gli ordini di Sua Maestà dal suo proprio labbro.
«Ha incaricato me di darveli.
«Potrebbe aver dimenticato qualche cosa.
«V’importa di vederla?
«È indispensabile».
Mazzarino stette alquanto perplesso, e d’Artagnan fermo e impassibile nella sua volontà.
«Or via, disse il ministro, vi ci condurrò, ma non fate parola del nostro dialogo.
«Ciò che fra noi è stato detto riguarda noi soltanto, monsignore.
«Mi giurate di star mutolo?
«Non giuro mai; dico sì e no, e siccome son gentiluomo mantengo la mia parola.
«Animo, veggo che mi tocca fidarmi di voi senza restrizioni.
«Eccellenza, questa è la miglior via.
«Venite» disse Mazzarino.
E fatto entrare d’Artagnan nell’oratorio, gli prescrisse di aspettare.
Ma d’Artagnan non aspettò molto. Dopo cinque minuti capitò la regina nella massima gala. Così adorna mostrava appena trentacinque anni, ed era sempre bella.
«Siete voi, signor d’Artagnan? disse graziosamente sorridendo; vi ringrazio di avere insistito per vedermi.
«Chiedo perdono a Vostra Maestà, ma ho voluto ricevere di bocca sua i di lei comandi.
«Sapete di che si tratta?
«Sì, mia signora.
«Accettate l’incarico che vi affido?
«Con riconoscenza.
«Dunque, siate qua a mezzanotte.
«Vi sarò.
«Troppo mi è noto il vostro disinteresse per parlarvi in tal momento della mia gratitudine; ma vi giuro che non dimenticherò questo secondo servizio come dimenticai il primo.
«Vostra Maestà è padrona di ricordarsi e di obliare, nè so che intenda dirmi.
«Andate, replicò Anna con tutta gentilezza, e tornate a mezzanotte».
Fece con la mano un gesto d’addio al tenente, ed esso si ritirò; ma nell’uscire volse il ciglio verso la cortina per dove era entrata la sovrana, e in fondo a quella distinse la punta di una scarpa di velluto.
«Bene! disse fra sè, il Mazzarino stava in ascolto per iscuoprire se io lo tradivo.... davvero, quel burattino d’Italia non merita di essere servito da un onest’uomo».
Ciò non ostante il nostro moschettiere fu puntuale: alle nove e mezza era nell’anticamera.
Lo attendeva e lo introdusse Bernouin.
Egli trovò il ministro vestito da cavaliero. Questi aveva un bellissimo aspetto sotto quell’abbigliamento, che come già avvertimmo, portava con molta eleganza; soltanto era assai pallido e tremava un pochino.
«Solo? fece Mazzarino.
«Sì, monsignore.
«E il bravo signor du Vallon? non godremo della sua compagnia?
«Oh sì! attende nella sua carrozza.
«E dove?
«Alla porta del giardino del Palazzo Reale.
«Sicchè partiamo nella sua carrozza?
«Eccellenza sì.
«Senza altra scorta che voi due?
«E non basta? sarebbe sufficiente uno solo di noi.
«In verità, caro signor d’Artagnan, mi fate paura col vostro sangue freddo.
«Credevo anzi che dovesse darvi fiducia.
«E Bernouin, non verrà meco?
«Non v’è posto per lui; verrà a raggiungere Vostra Eccellenza.
«Si vada, disse il ministro, giacchè in tutto bisogna operare a modo vostro.
«Monsignore, rispose il tenente, v’è ancora tempo a pentirsi, e siete affatto libero.
«No no, andiamo pure».
Scesero entrambi dalla scala segreta, Mazzarino appoggiando il braccio su quello di d’Artagnan, ma con un tremore continuo.
Traversarono i cortili del Palazzo Reale ove stavano tuttavia ferme le carrozze di parecchi commensali trattenutisi più degli altri, passarono nel giardino, ed arrivarono alla porticella.
Mazzarino si provò ad aprirla con una chiave trattasi di tasca; ma tale era il tremito della mano, che non trovò il buco della serratura.
«Date qua» disse d’Artagnan.
Da Mazzarino gli fu data la chiave; egli schiuse, e si rimise quella in saccoccia, perocchè divisava ritornar dentro da quella via.
Era calato il montatojo, spalancato lo sportello, e accanto a questo Mousqueton e Porthos in fondo al legno.
«Salite, monsignore» disse il tenente.
Mazzarino non se lo fece dir due volte e si slanciò nel cocchio.
D’Artagnan vi salì dopo di lui; Mousqueton serrò lo sportello, e con sospiri e gemiti si arrampicò dietro alla vettura. Aveva esso opposta qualche obbiezione alla partenza, ma d’Artagnan gli aveva parlato così:
«Caro signor Mouston, restate qua se volete, ma vi prevengo che stanotte sarà incendiato Parigi».
Dopo di che Mousqueton senza ricercar altro dichiarava esser pronto a seguitare il suo padrone e il signor tenente sino alla fin del mondo.