Venti anni dopo

Part 35

Chapter 353,797 wordsPublic domain

Un tale correva da un uscio all’altro, cedendo sotto al peso delle spade, degli archibugi, de’ moschetti, e d’armi d’ogni genere, che di mano in mano andava posando. E al lume di un lampione il Coadjutore ebbe in esso ravvisato Planchet.

Il signor di Gondy giunse sull’argine della strada della Zecca; colà comitive di borghesi co’ ferrajuoli neri o bigi, secondo che appartenevano al ceto alto o basso dei cittadini, se ne stavano immobili, mentre diversi uomini soli e isolati si trasferivano da una combriccola all’altra. Tutti quei pastrani neri e bigi erano tirati in su di dietro dalla punta di una spada, e davanti dalla canna di un archibugio o di un moschetto.

Arrivato sul Ponte Nuovo, il Coadjutore trovò un uomo che vi stava di guardia.

Il quale gli si appressò dicendo:

«Chi siete? io non vi riconosco per uno dei nostri.

«Perchè non riconoscete i vostri amici, mio caro signor Louvieres», disse il sig. di Gondy levandosi il cappello.

Louvieres allora ravvisatolo fece un inchino.

Gondy continuò la sua ispezione, e scese fino alla torre di Nesle. Là vide una lunga fila di gente che andava rasente alle muraglie. L’avreste detta una processione di fantasime, perocchè erano tutti avvolti in manti bianchi. Pervenuti a un certo punto, tutti quegli uomini sembravano annientarsi un dopo l’altro quasi che fosse loro mancato il terreno sotto i piedi. Gondy posatosi colle gomita sur un angolo della strada, li osservò sparire dal primo sino al penultimo. L’ultimo alzò gli occhi, senza dubbio per accertarsi che non si facesse la posta a lui ed ai compagni, e ad onta dell’oscurità potè distinguere Gondy. S’incamminò direttamente verso a lui, e gli piantò la pistola alla gola.

«Olà, signor di Rochefort! disse ridendo il Coadjutore, non burliamo con le armi da fuoco».

Rochefort riconobbe la voce.

«Ah! disse, siete voi, monsignore!

«Io, sì... ma che genti conducete così nelle viscere della terra?

«Le mie cinquanta reclute del cavaliere di Humieres, destinate ad entrare nei cavalleggeri, e che hanno per unica montura ricevuti i pastrani bianchi.

«E andate?...

«Da uno scultore mio amico.... ma scendiamo da una botola per dove introduce i suoi lavori di marmo.

«Benissimo!» disse Gondy.

E diede una stretta di mano a Rochefort, il quale andò d’abbasso e si chiuse dietro la botola.

Il Coadjutore se ne tornò alla sua dimora. Era l’un’ora dopo mezzanotte. Aprì la finestra e si chinò ad ascoltare.

In tutta la città era un susurro straordinario, inaudito, sconosciuto. Si comprendeva che in quelle oscure strade, oscure come tanti abissi, succedevano cose terribili ed insolite. Tratto tratto si udiva un fragore simile a quello della procella che si viene ammucchiando, o dell’onde che ascendono, ma nulla di chiaro, di distinto, da spiegarsi, da comprendersi, si affacciava alla mente; sembravano quei rumori misteriosi e sotterranei che precedono i tremuoti.

Così durò tutta la notte l’apparecchio della sollevazione.

Alla domane sembrava che Parigi destatasi si spaventasse del suo proprio aspetto. Pareva una città assediata. Uomini armati stavano sulle barricate, con l’occhio minaccioso e lo schioppo in spalla.

Parole d’ordine, pattuglie, arresti, ed anche esecuzioni, erano quanto ad ogni passo incontrasse il viandante; si arrestavano coloro che avevano il cappello colle penne o la spada indorata, per obbligarli a gridare: viva Broussel! abbasso il Mazzarino! e chiunque vi si ricusava era fischiato, tormentato e talora percosso. Non si uccideva per anco, ma si vedeva che non ne mancava la voglia.

Le barricate eransi portate sino in prossimità del Palazzo Reale. Dalla strada des Bon-Enfans a quella della Ferronnerie, dalla via San Tommaso del Louvre al Ponte Nuovo, dalla contrada Richelieu alla porta Sant’Onorato, v’erano più di dieci mila uomini armati, i più avanzati dei quali sfidavano urlando le sentinelle impassibili del reggimento delle guardie impostate attorno attorno al Palazzo Reale, i di cui cancelli erano chiusi dietro di loro, lo che rendeva molto precaria la loro situazione. In mezzo a tutto questo circolavano in comitive di cinquanta, di cento, di centocinquanta, e di due cento, uomini pallidi, abbronzati, cenciosi, portando certe sorte di bandiere ov’era scritto: «_Vedete la miseria del popolo!_» Dovunque e’ passavano si udivano grida frenetiche, ed erano tante le comitive di questo genere che dappertutto le grida si spargevano.

Fu grande lo stupore della regina Anna e di Mazzarino, allorchè alzatisi dal letto si venne ad annunziare ad essi, qualmente la città, da loro lasciata quieta la sera innanzi, ormai si destava agitata e in istato di febbre, e quindi nè l’uno nè l’altra volevano credere a ciò che loro veniva riferito, e dicevano che non darebbero fede se non se a’ propri occhi ed alle proprie orecchie. Fu dunque spalancato un balcone, videro, intesero, e restarono convinti.

Mazzarino si strinse nelle spalle, e fece mostra di sprezzare moltissimo quella plebe, ma in sostanza impallidì fuor di modo, e corse tremando nel suo gabinetto a rinchiudere nelle cassette il suo oro e le sue gioje, ed infilarsi alle dita i più begli anelli di brillanti. La regina, poi, furibonda e abbandonata alla sua volontà, chiamo a sè il maresciallo di La Meilleraye, gli ordinò di prendere quanti uomini gli piacesse e andare a vedere che _burla_ era quella.

Il maresciallo era per solito azzardoso, e di nulla avea paura, avendo per il volgo l’altissimo disprezzo che per esso professavano le _genti di spada_; pigliò centocinquanta uomini, e divisò di uscire dal ponte del Louvre; ma là incontrò Rochefort e i suoi cinquanta cavalleggieri accompagnati da più di mille cinquecento persone. Non v’era modo di forzare una simile barriera; il maresciallo neppur vi si provò e ritornò su per l’argine.

Però al Ponte Nuovo trovò Louvieres ed i suoi borghesi. Questa volta tentò una scarica, ma fu ricevuto a suon di schioppettate, mentre da tutte le finestre venivano giù pietre come grandine. Ei vi lasciò tre de’ suoi.

Battè la ritirata verso il quartiere dei mercanti; e là s’intoppò in Planchet e nei di lui alabardieri. Le alabarde si distesero minacciose dalla sua parte; voleva passare addosso a tutti quei cappotti bigi, ma i cappotti bigi stettero saldi, ed il maresciallo retrocedè verso la strada Sant’Onorato, lasciando sul campo quattro delle sue guardie ch’erano state ammazzate pian pianino coll’arme bianca.

Allora si avviò nella contrada Sant’Onorato. Ivi scontrò le barricate del mendico di S. Eustachio. Erano queste custodite non solo da uomini armati, ma anche da donne e ragazzi. Messer Friquet possessore di una pistola e di una spada dategli da Louvieres aveva ordinata una truppa di monelli simili a lui, e faceva un susurro da sbalordire.

Il maresciallo reputò quel punto guardato meno bene degli altri, e fissò di forzarlo. Fece smontare venti uomini per aprire e sfondare la barricata, mentre egli e il resto della sua truppa a cavallo proteggerebbero gli assalitori. I venti camminarono direttamente verso l’ostacolo, ma là, di dietro ai travi, di fra le ruote dei barrocci, di su dalle pietre, si partì una fucilata terribile, ed allo strepito di questa gli alabardieri di Planchet comparvero sul canto del cimitero degli Innocenti, ed i borghesi di Louvieres sul canto della via della Zecca.

Il maresciallo di La Meilleraye era sorpreso in fra due fuochi.

Era coraggioso, e in conseguenza decise di morire là dove si trovava. Rese botte per botte, e tra la folla cominciarono ad eccheggiar urli di dolore. Le guardie, meglio esperte, tiravano più a segno; i borghesi, però, più numerosi le opprimevano con una vera burrasca di ferro. Attorno a lui cadevano gli uomini conforme avrebbero potuto fare a Rocroy od a Lerida. A Fontrailles, suo ajutante di campo, era stato rotto un braccio; il cavallo di questo aveva ricevuto una palla nel collo, ed egli stentava a frenarlo, dacchè la doglia lo faceva diventare quasi matto. Insomma egli era in quel momento supremo in cui il più prode si sente il brivido nelle vene e il sudore della fronte, quando ecco ad un tratto diradarsi la folla sulla parte di via dell’Albero secco esclamando: «Viva il Coadjutore!» e comparve Gondy, tranquillo in mezzo alle schioppettate, distribuendo a diritta e a sinistra le sue benedizioni colla stessa calma che se conducesse la processione del _Corpus Domini_.

Tutti s’inginocchiarono.

Il maresciallo, riconosciutolo, gli corse incontro.

«In nome del cielo! gli disse, levatemi di qua, o ci lascio la pelle insieme con tutti i miei».

Era tale tumulto che non avrebbe dato campo a sentire tuoni e saette. Gondy alzò la mano e reclamò il silenzio: ognuno si tacque.

«Figliuoli, ei disse, ecco il signor maresciallo di La Meilleraye, sulle di cui intenzioni voi vi siete ingannati, e che s’impegna al suo ritorno al Louvre di chiedere in nome vostro alla regina la libertà del nostro Broussel. Vi c’impegnate, maresciallo? continuò rivolgendosi a La Meilleraye.

«Capperi! Io credo, che mi ci obbligo! esclamò questi, non isperavo di scapolarla con tanto poco!

«E vi dà la sua parola da gentiluomo, disse Gondy».

Il maresciallo alzò la mano in segno di assenso.

«Evviva il Coadjutore!» urlò la moltitudine.

Alcune voci aggiunsero pure:

«Evviva il maresciallo!»

Ma tutte fecero in coro:

«Abbasso il Mazzarino!»

Si diradò la calca; la più breve via era per la strada di Sant’Onorato. Si aprirono le barricate, e il maresciallo ed il resto della sua truppa si ritirarono, preceduti da Friquet e da’ suoi compagni bricconi, che alcuni facevano finzione di battere il tamburo, ed altri imitavano il suono delle trombette.

Fu quasi una marcia trionfale, se non che dietro alle guardie si chiudevano da capo le barricate, e il maresciallo si mordeva le pugna.

Frattanto, secondo noi accennammo, Mazzarino nel suo gabinetto poneva a sesto i propri affaretti. Avea fatto ricercare d’Artagnan, ma fra tutto quello schiamazzo non isperava vederlo, non essendo egli di servizio. Dopo dieci minuti arrivò sulla soglia il tenente, seguito dal suo inseparabile Porthos.

«Ah! venite, signor d’Artagnan! gridò il ministro, e siate il benvenuto, ugualmente che il vostro amico. Ma che succede mai in questa maladetta Parigi?

«Che vi succede, monsignore? nulla di buono, disse d’Artagnan scuotendo il capo; la città è in completa sommossa, e poc’anzi, mentre io traversavo la via di Montorgueil, col signor du Vallon vostro servo qui presente, non ostante la mia uniforme, e chi sa? forse per cagione di essa, ci volevano far gridare: «Evviva Broussel!» E poi, ho da dire che cosa ci volevano far gridare di più?

«Dite, dite...

«Abbasso il Mazzarino!.... Oh per Bacco! è detta».

Mazzarino fece un sorrisetto, ma diventò giallo.

«E avete urlato? domandò.

«No davvero, non ero in voce: e nemmeno il signor du Vallon ch’è infreddato.... E allora, monsignore....

«Allora che?....

«Guardatevi il cappello e il ferrajuolo!»

D’Artagnan mostrò quattro buchi di palle sul ferrajuolo e due sul cappello. Porthos aveva l’abito lacerato sul fianco da un colpo di alabarda, e lo spennacchio scorciato da una pistolettata.

«Diavolo! io avrei strillato! disse il ministro pensieroso e guardando i due amici con ingenua ammirazione».

Nel momento si udì più vicino il tumulto.

Mazzarino si asciugò la fronte osservandosi d’intorno. Aveva voglia di affacciarsi alla finestra, e non si ardiva.

«Vedete un po’ che cosa c’è», ordinò a d’Artagnan.

Questi andò al balcone con la sua consueta noncuranza.

«Oh oh! fece poi, che roba è questa? il Maresciallo di la Meilleraye che torna senza cappello, Fontrailles col braccio legato al collo, guardie ferite, cavalli insanguinati.... Ehi! che diavolo fanno le sentinelle? vogliono tirare!....

«Hanno ordine di tirare sul popolo, disse il Mazzarino, se questo si accosta al Palazzo Reale.

«Ma se fanno fuoco, tutto è rovinato! esclamò il tenente.

«Noi abbiamo i cancelli.

«I cancelli? son buoni per cinque minuti; i cancelli? saranno torti, staccati, spezzati!.... Non tirate, cospettone! urlò d’Artagnan spalancando la finestra».

Ad onta della sua raccomandazione che fra il grande susurro non poteva essere intesa, si udirono tre o quattro spari di moschetto; poi succedè una fucilata terribile; si sentivano battere le palle su la facciata del Palazzo Reale; una di esse passò sotto al braccio a d’Artagnan, ed andò a rompere uno specchio in cui si guardava Porthos con la massima compiacenza.

«Ohimè! brontolò il ministro, uno specchio di Venezia!

«Ah monsignore! disse d’Artagnan chiudendo tranquillamente le imposte, non piangete ancora, non merita il conto, giacchè è probabile che in tutto il Palazzo Reale fra un’ora non ne resti più uno de’ vostri specchi, o siano di Venezia o di Parigi.

«Ma allora di che parere sareste? chiese tremando Mazzarino.

«Per Diana! di render loro Broussel, poichè ve lo domandano. Che diavolo volete farvi di un consigliere del parlamento? e’ non è buono a nulla!

«E voi, signor du Vallon, di che opinione siete? che fareste?

«Restituirei Broussel, rispose Porthos.

«Venite, venite!.... ne vuo’ parlar subito alla regina».

Mazzarino giunto in fondo alla galleria si fermò.

«Signori, disse, posso contare su di voi?

«Noi non ci diamo due volte, replicò d’Artagnan; ci siamo dati a voi, comandate e obbediremo.

«Or bene! soggiunse il ministro, entrate in quel gabinetto ed aspettate».

Ed egli entrò in sala da un altro uscio.

LI.

_La sommossa diventa ribellione._

Il gabinetto in cui erano stati mandati d’Artagnan e Porthos era separato dal salone ove trovavasi la regina, soltanto da cortine di drappo di tappezzeria; sicchè la poca grossezza della divisione permetteva di udir tutto, e l’apertura esistente fra le due portiere concedeva di vedere ogni cosa.

La sovrana stava in piedi, pallida per la collera; eppure aveva tanto potere sopra sè stessa che avremmo detto non provasse emozione veruna. Dietro di lei erano Comminges, Villequier e Guitaut, e dietro agli uomini le donne.

Davanti alla regina, il cancelliere Seguier, quello stesso che venti anni prima l’aveva perseguitata tanto, raccontava che la sua carrozza era stata fatta in pezzi, ch’egli era stato inseguito, che si era ricovrato nel palazzo d’O...., che il palazzo erasi tosto ingombrato, devastato, saccheggiato; egli per fortuna aveva avuto tempo di cacciarsi in uno stanzino celato dai parati, dove una vecchia lo aveva rinchiuso insieme col suo fratello vescovo di Meaux. Là il pericolo era divenuto sì terribile, e i forsennati si avvicinavano allo stanzino con tali minacce, che il cancelliere avea creduta giunta per lui l’ultim’ora, e si era confessato a suo fratello onde esser pronto a morire qualora fosse scoperto. Per buona sorte ciò non era accaduto; il popolo, supponendolo fuggito da qualche porta di dietro, ritirandosi gli aveva lasciato la libertà di andarsene. Allora egli si era travestito con gli abiti del marchese d’O...., ed era uscito dal palazzo, saltando sulla pancia ad un suo birro e a due guardie rimaste uccise nel voler difendere il portone di strada.

Durante codesto racconto, Mazzarino entrato senza far rumore, si accostava alla sovrana ed ascoltava.

«Ebbene? domandò Anna quando il cancelliere ebbe terminato, che pensate di tutto questo?

«Ch’è un affare gravissimo.

«Che consiglio mi proponete?

«Ne proporrei uno a Vostra Maestà, ma non ardisco.

«Ardite, ardite, signore, disse la regina con un amaro sorriso; vi ardiste pure a ben altro!»

Seguier arrossì e balbettò alcune parole.

«Non si tratta del passato, ma del presente, replicò Anna; diceste che avevate un consiglio a darmi: qual è?

«Signora, fece titubando Seguier, sarebbe di liberare Broussel».

La regina digià pallida lo divenne maggiormente.

«Liberar Broussel! essa rispose, no, mai!»

Nell’istante si udì camminare nella sala contigua, e senza essere annunziato comparve sulla soglia il maresciallo di la Meilleraye.

«Ah! maresciallo, siete qua! esclamò Anna lietissima; spero che abbiate ridotta alla ragione tutta quella canaglia?

«Signora, ho lasciati tre uomini al Ponte-Nuovo, quattro ai mercati, sei sul canto di via dell’Albero secco e due alla porta del vostro palazzo, quindici in tutto; riconduco meco dieci o dodici feriti; il mio cappello è rimasto non so dove portato via da una palla, e secondo ogni probabilità sarei restato senza ferrajuolo se non fosse venuto il signor Coadjutore a darmi ajuto e levarmi dall’impaccio.

«Già! fece la regina, mi avrebbe fatto meraviglia di non vedere quel cagnuolo colle gambe torte intricato in questa faccenda!

«Maestà, soggiunse ridendo la Meilleraye, non ne dite molto male davanti a me, giacchè il servizio che mi ha renduto è ancora caldo caldo.

«Va bene, siategli grato quanto volete, ma io non sono obbligata a niente; siete sano e salvo, ed ecco quel che bramavo; siate dunque non solo ben venuto, ma anche ben tornato.

«Sì, ma ben tornato con un patto, cioè di trasmettere alla Maestà Vostra i voleri del popolo.

«Voleri! disse Anna inarcando le ciglia. Oh! signor maresciallo, bisogna che vi siate trovato in grandissimo rischio per incaricarvi di sì strana ambasciata!»

Tali parole furono pronunziate con un tuono d’ironia, di che ben si accorse la Meilleraye.

«Perdonate, signora, ei rispose, io non sono avvocato, son uomo di guerra, e in conseguenza forse comprendo malamente il valore delle parole: _desiderio_, e non _volere_, del popolo, avrei dovuto dire. In quanto a ciò che mi fate l’onore di rispondermi, credo intendiate dirmi che ho avuto paura».

La regina sorrise.

«Ebbene! sì, ho avuto paura; è questa la terza volta in vita mia che tanto mi accade; eppure mi sono trovato a dodici grandi battaglie e non so quanti fra combattimenti e scaramucce; sì, ho avuto timore, e mi è più caro esser davanti a Vostra Maestà, sebbene sia molto minaccioso il suo sorriso, che davanti a quei demoni dell’inferno che mi hanno accompagnato sin qua e che scaturivano neppur so di dove.

«Bravo! disse sotto voce d’Artagnan a Porthos, bella risposta!

«Orsù, seguitò la regina mordendosi le labbra frattanto che i cortigiani si guardavano attoniti, che desiderio è quello del mio popolo?

«Che gli si renda Broussel, fece il maresciallo.

«No, mai! no, mai.

«Vostra Maestà è la padrona».

La Meilleraye s’inchinava e muoveva un passo indietro.

«Dove andate, Maresciallo?

«Vo a dar la risposta di Vostra Maestà a quei che l’attendono.

«Trattenetevi: io non voglio mostrare di trattare con dei ribelli.

«Signora, ho data la mia parola.

«Come sarebbe a dire?....

«Che se voi non mi fate arrestare, io sono in obbligo di scendere».

Dalle pupille di Anna schizzaron fuori due lampi.

«Oh! non v’è difficoltà, signor mio; ne ho fatti arrestare più grandi di voi.... Guitaut!»

Mazzarino si slanciò.

«Signora! ei disse, se osassi io adesso darvi un consiglio?

«E parimente di restituire Broussel? in tal caso, potete dispensarvene.

«No, fece Mazzarino, quantunque sarebbe da stare a petto a qualche altro.

«E qual è, dunque?

«Di chiamare il Coadjutore.

«Il Coadjutore! ripetè la sovrana, quel tremendo imbroglione! egli è che ha fatta tutta la sommossa.

«Ragion di più: se l’ha fatta, può disfarla....

«Oh, Maestà! interruppe Comminges che guardava da una finestra; ecco, l’occasione è ottima; appunto dà la benedizione sulla piazza del Palazzo Reale».

La regina corse al balcone.

«È vero! esclamò, messer ipocrita! guardate là!

«Vedo, disse Mazzarino, che dinanzi a lui tutti s’inginocchiano benchè non sia altro che Coadjutore, mentre s’io fossi nelle sue veci mi farebbero a pezzi. Quindi persisto nel mio _desiderio_ (e il ministro calcava su questo vocabolo) che Vostra Maestà riceva il Coadjutore.

«Perchè non dite anche voi nel vostro _volere_? replicò piano la regina».

Mazzarino s’inchinò.

Anna stette alquanto pensosa. Indi alzando la testa:

«Maresciallo, andate a chiamare il Coadjutore, e a me conducetelo.

«E che dirò al popolo? domandò La Meilleraye.

«Che abbia pazienza; ne ho tanta io!»

Nel tuono della superba Spagnuola eravi un che d’imperioso a tal segno, che il maresciallo uscì senza far veruna osservazione.

D’Artagnan si volse così a Porthos:

«Come finirà?

«Lo vedremo» ribattè Porthos tranquillamente.

Intanto Anna avvicinatasi a Comminges gli favellava sommesso.

Mazzarino inquieto guatava alla parte dov’erano d’Artagnan e Porthos.

Gli altri individui là presenti ricambiavano qualche discorso.

Fu riaperta la porta; venne il maresciallo, e lo seguiva Gondy.

La sovrana mosse quattro passi a incontrarlo e si fermò, fredda, severa, immobile e sporgendo sprezzantemente il labbro inferiore.

Gondy fece una rispettosa riverenza.

«Ebbene, gli chiese la regina, che dite di questa sommossa?

«Maestà, che non è più semplice sommossa, ma bensì ribellione.

«La ribellione sta in coloro che pensano che il mio popolo possa ribellarsi! gridò Anna incapace di dissimulare davanti al Coadjutore, cui considerava, e forse con ragione, come promotore di tutta l’agitazione. Ribellione! ecco come quei che la bramano chiamano il movimento cagionato da loro stessi; ma aspettate! vi porrà buon ordine l’autorità del re.

«Per dirmi forse codesto, rispose freddamente Gondy, Vostra Maestà mi ha ammesso all’onore della sua presenza?

«No, caro Coadjutore, riprese Mazzarino; era per domandarvi il vostro parere nella spiacevole circostanza in cui siamo.

«È vero, seguitò di Gondy fingendosi maravigliato, che Sua Maestà mi abbia chiamato per domandarmi consiglio?

«Sì, replicò la regina, così hanno voluto».

Il Coadjutore s’inchinò.

«Sua Maestà dunque desidera?...

«Che le diciate ciò che fareste ne’ suoi piedi» sollecitossi a terminare Mazzarino.

Di Gondy fissò in volto la sovrana, la quale fe’ un cenno affermativo.

«Nei piedi di Sua Maestà, non esiterei punto, e renderei Broussel.

«E se non lo rendo, gridò ella, che credete che succeda?

«Io credo, disse il maresciallo, che domani in Parigi non vi sarà una pietra sull’altra.

«Non interrogo voi, ripicchiò Anna aspramente e senza tampoco girarsi, ma il signor di Gondy.

«Se Sua Maestà interroga me, rispose con tutta calma il Coadjutore, dichiarerò essere appieno del sentimento del signor maresciallo».

Salì il rossore sul volto alla regina; i begli occhi turchini sembravano sul punto di uscirle dal posto, le labbra di corallo, di cui i poeti dell’epoca fecero sì magnifiche comparazioni, si scolorirono tremando di rabbia: ella mise persino spavento a Mazzarino, che però era avvezzo ai furori domestici di quella casa tanto tormentata.

«Render Broussel! ella esclamò finalmente con un sorriso da far paura; bel consiglio, davvero! degno di chi osa avanzarlo!»

Gondy stette saldo; pareva che le ingiurie del giorno scorressero leggiere su di lui come i sarcasmi del dì precedente, ma l’odio e la vendetta si accumulavano in fondo al suo cuore nel silenzio e a stilla a stilla. Guardò freddamente la sovrana, la quale spingeva Mazzarino per far sì che dicesse egli pure qualche cosa.

Il ministro, al suo solito, pensava molto e parlava poco.

«Eh eh! disse, buon consiglio, da amico.... Anch’io lo restituirei, quel caro Broussel, o vivo o morto, e sarebbe finito tutto.

«Se lo rendeste morto, sarebbe finito tutto come voi dite, monsignore; ma diversamente da quel che voi intendete.

«Ho detto morto o vivo? riprese Mazzarino, è un modo di parlare; sapete che io capisco malamente il francese, che voi signor Coadjutore comprendete e scrivete tanto bene.

«Ecco un consiglio di Stato, osservò d’Artagnan a Porthos; ma noi li tenevamo migliori a La Rochelle con Athos ed Aramis.

«Al bastione San Gervasio, continuò Porthos.

«E là ed altrove».

Il Coadjutore lasciò passare il diluvio, e indi soggiunse con la medesima flemma:

«Se Vostra Maestà non gusta l’opinione che io le sottopongo, è di certo perchè ne ha qualcuna di meglio a cui attenersi; io conosco troppo la saviezza della regina e de’ suoi consiglieri per immaginarmi che si lasci molto tempo la città capitale in un’agitazione che può portare alla rivoluzione.