Part 34
Gondy si ritirò spargendo benedizioni dovunque passava e procurandosi maliziosamente il piacere di far inginocchiare ai suoi piedi ancora i servi de’ suoi nemici.
«Oh! mormorò quando fu alla porta del palazzo, corte ingrata, corte perfida, corte vile! domani t’insegnerò a ridere, ma in ben altra maniera!»
Però, mentre al Palazzo Reale si facevano stravaganze di allegrezza per aumentare il buon umore della sovrana, Mazzarino, uomo di senno, e che d’altronde aveva tutta la previdenza della paura, non perdeva già il tempo in ischerzi vani e pericolosi; era uscito subito dopo al Coadjutore, chiudeva i suoi conti, serbava il suo oro, e da operaj di confidenza faceva fare dei nascondigli nelle pareti.
Il Coadjutore, tornato alla propria dimora, intese che un giovane colà venuto, dopo ch’ei si era partito, lo attendeva tuttavia. Domandò il nome di colui, e balzò di giubilo all’udire che si chiamava Louvieres.
Corse tosto nel suo gabinetto. Difatto era là il figlio di Broussel, ancor furibondo e disperato pel contrasto avuto con le genti del re. L’unica precauzione che avesse presa per venire all’arcivescovado era stata di lasciare l’archibugio in casa di un amico.
Il Coadjutore gli si fe’ incontro e gli porse la mano. Il giovanetto lo guatò come se avesse voluto leggergli nel cuore.
«Caro Louvieres, disse Gondy, siate persuaso che prendo molto interesse alla vostra disgrazia.
«Davvero? parlate sul serio?
«Con tutta l’anima.
«In tal caso, monsignore, è passato il tempo delle parole, e siamo nell’ora di agire; purchè il vogliate, mio padre fra tre giorni sarà fuori del carcere, e voi fra tre mesi sarete cardinale».
Di Gondy si scosse.
«Oh! seguitò Louvieres, parliamoci schietto, giuochiamo a carte scoperte. Non si seminano trentamila scudi di elemosine conforme voi avete fatto per mera carità cristiana; sarebbe azione troppo bella. Voi siete ambizioso, e questo è naturale; siete uomo d’ingegno, e sapete quanto valete. Io aborro la corte, e in questo punto non ho che un sol desiderio, quello della vendetta. Dateci i vostri seguaci e il popolo di cui disponete; io vi do il ceto borghese e il parlamento; con questi quattro elementi, fra otto giorni Parigi è nostra, e credetemi pure, la corte concederà per paura quel che non accorderebbe per amorevolezza».
Il Coadjutore fissò sopra Louvieres l’occhio penetrante.
«Ma sapete che codesto che mi proponete è a dirittura la guerra civile?
«Voi, monsignore, la preparate assai da lungo tempo perchè noi l’accogliamo bene.
«Non serve, capirete che questo esige qualche riflessione.
«E quante ore chiedete a riflettere?
«Dodici.... sono forse troppe?
«È mezzogiorno, sarò da voi a mezzanotte.
«S’io non vi fossi, attendetemi.
«Ottimamente: a mezzanotte, monsignore.
«A mezzanotte, Louvieres carissimo».
Il Coadjutore, rimasto solo, chiamò a sè tutti i sottoposti con cui aveva più stretta relazione. A capo a due ore ne ne aveva radunati trenta addetti alle parrocchie più popolose di Parigi.
Raccontò ad essi l’insulto fattogli nel Palazzo Reale, e riferì le celie di Beautin, del duca di Villeroy e del maresciallo di la Meilleraye. E coloro gli domandarono che si avesse da fare.
«La cosa è semplice, ei disse, buttate giù quel miserabile pregiudizio del timore e del rispetto pei re; rendete noto che la regina ci tiranneggia; ripetete forte, in guisa che ciascuno lo sappia, che le sciagure della Francia provengono tutte dal Mazzarino suo amante e corruttore; principiate l’opera vostra, oggi, subito, e fra tre dì vi aspetto al resultato. Inoltre, se qualcuno di voi ha da darmi un consiglio si trattenga e lo ascolterò con piacere».
Rimasero tre dei convocati: quelli di S. Mery, di S. Sulpizio e di S. Eustachio.
Gli altri si ritirarono.
«Voi dunque opinate di potermi ajutare anco più efficacemente che i vostri colleghi? disse di Gondy.
«Lo speriamo.
«Animo, voi da S. Mery, cominciate.
«Monsignore, nella mia contrada ho un tale che potrebbe esservi utilissimo.
«E chi è?
«Un mercatante della via dei Lombardi, avente grande influenza sui piccoli negozianti del suo quartiere.
«Come lo chiamate?
«È un certo Planchet; circa sei settimane sono produsse da sè solo una sollevazione, ma in seguito di questa lo cercavano per impiccarlo ed è sparito.
«E lo ritroverete?
«Me ne lusingo.... Non credo che sia stato arrestato, e se sua moglie sa dov’è potrò farmelo dire.
«Bene, cercatelo, e se lo rinvenite conducetelo da me.
«A che ora?
«Alle sei: vi fa comodo?
«Alle sei ore, monsignore, saremo da voi.
«Andate, e Dio vi assista».
Quello di S. Mery se ne andò.
«E voi? disse Gondy all’altro di S. Sulpizio.
«Io, conosco un uomo che ha fatto grandi servigi a un principe molto popolare, e sarebbe un ottimo capo di ribellione, e posso porlo a disposizione vostra, monsignore.
«Come si chiama?
«Conte di Rochefort.
«Lo conosco anch’io; disgraziatamente non è a Parigi.
«Eh sì! sta in via Cassette.
«Da quando in qua?
«Da tre giorni.
«E perchè non è venuto a vedermi?
«Gli hanno detto.... monsignore, mi perdonerete....
«Sì, sì, dite pure....
«Ch’eravate in trattative colla corte».
Gondy si morse il labbro.
«L’hanno ingannato; menatelo da me alle otto, e Dio vi benedica».
Dopo un inchino, quello di S. Sulpizio uscì.
«Ora a voi; disse il Coadjutore all’ultimo rimasto, avete pure da offerirmi tanto bene come quei signori di poc’anzi?
«Di meglio.
«Diamine! badate che vi assumete un grave impegno: uno mi ha esibito un mercante e l’altro un conte; voi dunque mi offrirete un principe?
«Un mendico, e nulla più, monsignore.
«Ah ah! fece di Gondy riflettendo, avete ragione: uno che sollevasse tutta quella legione di poveri che ingombrano i chiassuoli della capitale, e sapesse far loro gridare a voce abbastanza sonora per che la Francia intera lo sentisse, che Mazzarino è quello che gli ha ridotti alla miseria....
«Precisamente: ho quel che vi occorre.
«Bravo! e chi è colui?
«Un semplice accattone, come vi dicevo; che chiede la carità e dà l’acqua benedetta sui gradini della chiesa di Sant’Eustachio da circa sei anni.
«E dite che ha molta influenza sopra i suoi simili?
«È la mendicità un corpo organizzato, una specie di associazione di quei che non possiedono contro quei che possiedono, una compagnia nella quale ciascuno porta la sua tangente, e che dipende da un capo!
«Sì, codesto l’ho già inteso dire.
«Or bene, l’individuo che vi propongo è sindaco generale.
«E di lui che sapete?
«Nulla, se non che mi sembra straziato da qualche rimorso.
«Da che ve lo figurate?
«Al dì 28 di ogni mese fa dire una messa pel riposo di una persona morta di morte improvvisa.
«E ha nome?
«Maillard, ma m’immagino non sia il suo vero nome.
«E vi pensate che adesso lo troviamo al suo posto?
«Oh! di sicuro.
«Andiamo a vedere il vostro mendico, e se è qual me lo dipingete, avete ragione, voi siete quello che ha raccapezzato il vero tesoro».
Gondy si vestì da cavaliero, si mise un cappellone largo con la penna rossa, e alla cintola una lunga spada, e gli sproni agli stivali, ed avvoltosi in un ampio ferrajuolo andò col suo subalterno.
Il Coadjutore ed il compagno traversarono tutte le strade che separano l’arcivescovado dalla chiesa di Sant’Eustachio, esaminando attentamente lo spirito e le disposizioni del popolo. Il popolo era agitato, ma simile ad uno sciame di api aizzate, pareva non sapesse su qual luogo piombare, ed era evidente che se non gli si trovavano dei capi tutto sarebbe finito con un vano ronzio.
Arrivati in via des Prouvaires, quegli che andava col coadjutore stese la mano verso l’atrio della chiesa, e disse:
«Eccolo.... è al suo posto».
Gondy guardò dalla parte indicatagli, e vide un povero seduto sopra una seggiola ed appoggiato a uno dei cornicioni; aveva desso una piccola secchia, e teneva in mano un aspersorio.
«Sta egli là per privilegio? chiese Gondy.
«No, monsignore: si è combinato col suo predecessore per l’incarico di dar l’acqua benedetta.
«Combinato?
«Sì, sono incumbenze che qui si affidano a questa classe di persone, tra le quali avvi alcuno talvolta che se la passa benone.
«Dunque è forse anche ricco il briccone?
«Taluni di costoro muojono lasciando alle volte venti mila, venticinque e trenta mila lire, e anco più!
«Uhm! disse ridendo Gondy, non credevo d’impiegare tanto bene le mie limosine».
Frattanto si avanzavano; nel punto che i due ponevano il piede sul primo gradino, il mendico si alzò a porgere l’aspersorio.
Era un uomo di sessantasei o sessantotto anni, piccolo, grosso, di capelli grigi, occhi scuri. Sul suo sembiante appariva il conflitto di due opposti principj: un cattivo naturale, forse domo dalla volontà, forse dal pentimento.
Vedendo il cavaliero insieme col compagno, si scosse alquanto e lo considerò attonito.
Entrambi allora si fecero il segno della croce; uno di essi gettò una moneta nel cappello che stava in terra.
«Maillard, disse il Curato, questo signore ed io siam venuti per discorrere un momento con voi.
«Con me! fece il mendico, è un grande onore codesto».
Nella voce dell’accattone esisteva un che di ironia ch’ei non seppe nascondere, e che fece meraviglia al signor di Gondy.
«Sì, continuò il Curato che sembrava avvezzo a quel tuono suo ironico, abbiamo voluto sapere che pensiate degli avvenimenti di quest’oggi, e che abbiate inteso dire dalle persone che entrano in chiesa o che n’escono».
Il mendico scosse la testa.
«Sono tristi avvenimenti, rispose, e che al solito ricadono addosso al povero. Che si dice? tutti sono malcontenti e si lagnano; ma chi dice tutti è come dicesse nessuno.
«Spiegatevi, mio caro, soggiunse il Coadjutore.
«Dico che tutte quelle grida, quei lamenti, quelle maledizioni non produrranno altro se non burrasca e baleni; ma la saetta non cascherà che quando vi sia un capo a dirigerla.
«Voi mi sembrate un uomo abile, replicò di Gondy; sareste disposto a mescolarvi in una piccola guerra civile in caso che l’abbiamo, e mettere a disposizione di quel capo, se lo troviamo, il vostro potere individuale e l’influenza che avete acquistata sui vostri camerati?
«Sì signore, purchè questa guerra fosse approvata dalla Chiesa, e in conseguenza mi conducesse allo scopo ch’io bramo di raggiungere, cioè alla remissione de’ miei peccati.
«Sarà più che approvata, in quanto alla remissione dei peccati, il signor Arcivescovo di Parigi tiene grandi poteri dalla Corte di Roma, il signor Coadjutore ancora possiede delle indulgenze particolari, e noi vi raccomanderemmo ad esso.
«Riflettete, Maillard, seguitò l’ecclesiastico, che da me siete stato raccomandato a questo potentissimo signore ch’è qui meco, e che mi sono fatto per voi garante.
«So, rispose il mendico, che aveste sempre per me molta bontà, e perciò dal canto mio sono pronto a secondarvi.
«E credete la vostra influenza sui vostri colleghi così di peso come dianzi mi si accertava?
«Credo che mi abbiano una qualche stima, ribattè non senza orgoglio l’accattone, e che non solo faranno quanto loro io comandi, ma anche mi seguiranno dovunque io vada.
«E potete assicurarmi di cinquanta uomini ben risoluti, anime buone e calorose, capaci di far cadere le mura del Palazzo Reale gridando; Abbasso il Mazzarino! come avvenne in passato di quelle di Gerico?
«Io ritengo esser tale da potermisi dare degli incarichi assai più difficili e importanti.
«Ah ah! vi assumereste dunque in una notte di fare una diecina di barricate?
«Di farne cinquanta, e, giunto il giorno, difenderle.
«Per Bacco! disse Gondy, parlate con tal fiducia che mi fa piacere, e poichè il signor Curato mi garantisce per voi....
«Oh! lo garantisco, fece l’altro.
«Ecco un sacco di cento cinquanta doppie in oro; fate tutti i vostri preparativi, e ditemi dove vi troverò questa sera alle dieci.
«Bisognerebbe che fosse in un luogo alto, di dove un segnale che si facesse fosse da vedersi in tutti i quartieri della città.
«Volete ch’io vi dia due versi pel vicario di Sant’Jacques-La Boucherie? egli v’introdurrà in una stanza della torre, disse il Curato.
«Ottimamente! approvò il povero.
«Sicchè, continuò il Coadjutore, a dieci ore; e se sono contento di voi, vi sarà un altro sacco di cinquecento doppie».
Al mendico brillarono gli occhi per la cupidigia, ma si frenò, e disse soltanto:
«Signore, tutto sarà pronto».
Riposta in chiesa la sua sedia, accanto vi pose la secchia e l’aspersorio, andò alla pila a pigliare l’acqua benedetta, ed uscì dal tempio.
XLIX.
_La torre di Saint-Jacques-la-Boucherie._
Alle cinque ore e tre quarti, il signor di Gondy eseguite tutte le sue gite, era tornato all’arcivescovado.
Alle sei fu annunziato il Curato di S. Mery.
Il Coadjutore guardò con impeto dietro ad esso, e vide che appresso gli veniva un altro uomo.
«Fate passare», ordinò.
Fu introdotto il prete, e seco pure Planchet.
«Monsignore, ecco l’individuo del quale ho avuto l’onore di parlarvi».
Planchet salutò colle maniere di uno che abbia frequentato case di riguardo.
«Siete disposto a servire alla causa del popolo? domandò Gondy.
«Lo credo! sono della _Fronda_ in corpo e in anima. Così come mi vedete, monsignore, sono condannato ad essere impiccato.
«E perchè?
«Ho levato di mano ad uno dei sergenti di Mazzarino un nobile signore che riconducevano alla bastiglia, dov’era stato digià cinque anni.
«E lo chiamate?
«Oh monsignore! lo conoscete: è il conte di Rochefort.
«Ah sì... ne avevo inteso discorrere; metteste a soqquadro tutta la contrada, mi fu detto.
«Eh! all’incirca, disse Planchet contento di sè stesso.
«E di mestiere, voi siete?...
«Confettiere, in via dei Lombardi.
«Spiegatemi come va ch’esercitando una professione sì pacifica abbiate inclinazioni tanto bellicose.
«E come Vostra signoria, appartenendo alla Chiesa, ora mi riceve in abito da cavaliero, con la spada al fianco e gli stivali cogli sproni?
«Non è brutta risposta in coscienza; replicò ridendo Gondy; ma lo sapete, che ho avuto sempre delle tendenze guerresche.
«Ed io, prima d’esser confettiere, stetti tre anni sergente nel reggimento di Piemonte, e avanti di essere per tre anni sergente in quel reggimento fui diciotto mesi servitore del signor d’Artagnan.
«Del tenente dei moschettieri? chiese Gondy.
«Per l’appunto.
«Ma dicesi che sia accanito partigiano di Mazzarino.
«Uhm!... fece Planchet.
«Che volete dire?
«Nulla: il signor d’Artagnan è al servizio, e fa il suo mestiere a difendere Mazzarino che ci assassina.
«Siete un giovane di giudizio, mio caro: si può contare su di voi?
«Credevo, monsignore, che vi fosse stata garantita la mia premura.
«Sì, di sicuro, ma mi è grato sentirmelo confermare da voi.
«Monsignore, potete far caso su di me, purchè si tratti di fare uno sconvolgimento per la città.
«E di questo precisamente siamo in discorso. Quanti uomini sperate mettere assieme nella nottata?
«Duecento moschetti e cinquecento alabarde.
«Che vi sia uno per quartiere che faccia altrettanto, e domani formeremo un’armata considerevole.
«Oh sì.
«Inclinereste ad obbedire al conte di Rochefort?
«Lo seguirei sino all’inferno, e con questo non dico poco, giacchè lo reputo capace di scendervi.
«Bravo!
«Da qual segno si distingueranno domani gli amici dai nemici?
«Ognuno che sia della _Fronda_ può porsi un fiocco di paglia al cappello.
«Benissimo: date gli ordini.
«Abbisognate di danaro?
«Il danaro non fa mai male. Se non se ne ha, si farà a meno; avendone, le cose andranno meglio e più presto».
Gondy avvicinatosi ad un forziere ne levò fuori un sacchetto.
«Ecco, disse, ecco cinquecento doppie, e se il fatto riesce bene, tenetevi per certa domani egual somma.
«Io renderò conto fedelmente a vostra signoria di questi danari, disse Planchet ponendosi la borsa sotto il braccio.
«Va bene, vi raccomando il ministro.
«Non dubitate, è in buone mani».
Planchet sorrise; il prete restò un poco indietro.
«Siete contento, monsignore? ei domandò.
«Sì, colui mi pare un soggettaccio risoluto.
«Veh! farà più di quel che ha promesso.
«Allora è un prodigio».
Il Curato andò a ritrovare Planchet, che lo attendeva sulla scala. Di là a dieci minuti fu annunziato quello di San Sulpizio.
Appena fu aperta la bussola del gabinetto di Gondy, vi si scagliò un uomo: era il conte di Rochefort.
«Siete voi, carissimo conte! disse Gondy porgendogli la mano.
«In somma, monsignore, siete deciso? fece Rochefort.
«Lo fui sempre.
«Non se ne parli più; lo dite, ed io lo credo: ora daremo da sospirare al Mazzarino.
«Lo spero anch’io.
«E quando si principia il ballo?
«Gl’inviti sono per questa notte, mormorò il Coadjutore; ma i violini principieranno a suonare domattina.
«Potete far conto su di me e su cinquanta soldati promessimi dal cavaliere d’Humieres qualora mi abbisognino.
«Cinquanta soldati?
«Sì, egli fa delle reclute e me le impresta; finita la festa, se glie ne mancano, io vi rimpiazzerò.
«Bene, mio caro Rochefort, ma ciò non basta.
«E che altro v’è egli? domandò sorridendo Rochefort.
«Del signor di Beaufort, che ne avete fatto?
«È nel Vendomese, dove attende ch’io gli scriva di tornare a Parigi.
«Scrivetegli, è già tempo.
«Sicchè siete sicuro del fatto vostro?
«Sì, ma conviene che si solleciti, giacchè appena il popolo di Parigi si ribelli avremo dieci principi, anzi che uno, che vorranno porsi alla testa di esso: se tarda, troverà posto preso.
«Posso dargli l’avviso a nome vostro?
«Sì, chiaramente.
«Posso dirgli che deve contare su di voi?
«A meraviglia.
«E gli lascerete ogni facoltà?
«Per la guerra sì; in quanto alla politica....
«Sapete che quello non è il suo forte.
«Mi lascerà trattare a modo mio pel mio cappello da Cardinale.
«Vi preme di molto?
«Di molto.
«Ognuno ha il suo genio; mi fo responsabile di ottenervi il suo consenso.
«Gli scrivete stassera?
«Fo di meglio, gl’invio un messaggiero.
«Fra quanti giorni può esser qui?
«Fra cinque.
«Venga, e ci troverà dei cambiamenti.
«Lo desidero.
«Ve lo accerto.
«Dunque?...
«Andate a radunare i vostri cinquanta uomini, e state pronto.
«A che?
«A tutto.
«V’è un segno di riunione?
«Un fiocco di paglia al cappello.
«Va bene. Addio, monsignore.
«Addio, mio caro Rochefort.
«Oh, messer Mazzarino! messer Mazzarino! disse Rochefort strascinando via il Curato che non aveva trovato modo di mettere una parola in quel dialogo, vedrete se sono troppo vecchio per essere un uomo d’azione!»
Erano le nove e mezza; ci voleva una mezz’ora al Coadjutore per trasferirsi dall’arcivescovado alla torre di Saint-Jacques-la-Boucherie.
Di Gondy osservò esservi lume alle finestre più alte della torre.
«Bene! disse fra sè, il nostro sindaco è al suo posto!»
Bussò, e gli fu aperto. Il vicario lo attendeva e lo guidò facendogli lume sino in cima alla torre; là gli additò una porticella, posò la candela in un angolo del muro, e discese.
Benchè fosse la chiave all’uscio, il Coadjutore picchiò.
«Entrate!» disse una voce ch’ei riconobbe esser quella del mendico.
Di Gondy passò innanzi. Era realmente il poverello di Sant’Eustachio. Aspettava disteso sopra un lettuccio.
Al veder comparire il coadjutore egli si alzò.
Suonarono le dieci.
«Ebbene, domandò Gondy, mi hai mantenuta la parola?
«Non del tutto, disse il mendico.
«Come mai?
«Mi avevate richiesti cinquecento uomini, non è vero?
«Sì; e poi?
«E poi ne avrò due mila.
«Non esageri?
«Ne bramate una prova?
«Sì».
Erano accese tre candele, ciascuna davanti ad una finestra, che davano, questa su la Città-Vecchia, quella sul Palazzo Reale, l’altra sopra la contrada San Dionigi.
Colui in silenzio andò sino ad ognuno dei tre moccoli, e li spense un dopo l’altro.
Il Coadjutore si trovò al bujo, alla stanza non dava più chiarore se non se il dubbio raggio della luna, perdutasi sotto a grossi nuvoli negri di cui poneva su gli orli una frangia argentea.
«Che hai tu fatto? disse Gondy.
«Ho dato il segnale.
«E quale?
«Quello delle barricate.
«Ah ah!
«Quando uscirete di qui, vedrete i miei uomini all’opra. Soltanto badate a non rompervi le gambe inciampando in qualche catena o cadendo in qualche buca.
«Orsù, ecco la somma, uguale a quella che già ricevesti. Adesso rammentati che sei un capo, e non andarteli a bere.
«Da venti anni non ho bevuto altro che acqua».
L’uomo prese la borsa dalle mani del Coadjutore, il quale udì il rumore che facevano le dita frugando addentro e tasteggiando le monete d’oro.
«Ah ah! disse di Gondy, sei avaro bricconaccio?»
L’accattone diede un sospiro e gittò via il sacchetto.
«E sarò sempre lo stesso? mormorò, e non perverrò giammai a spogliarmi del vecchio esser mio? Oh miseria! oh vanità!
«Ma tanto lo prendi!
«Sì, ma fo voto d’innanzi a voi d’impiegare in opere pie quel che mi avanzerà».
Aveva la faccia pallida e in contrazione come quella di uno che di recente abbia sofferto internamente grandissimo contrasto.
«Che uomo singolare! pensò Gondy».
E prese il cappello per andarsene, ma nel girarsi vide il mendico fra sè e la porta.
Prima sua idea si fu che colui gli avesse rancore.
Ma, al contrario, lo vide unire insieme le mani e inginocchiarsi.
«Monsignore! disse il povero, avanti di lasciarvi, deh! ve ne prego, la vostra benedizione!
«Monsignore! esclamò Gondy, ma mio caro, tu mi prendi per un altro.
«No no, vi piglio per quello che siete, cioè pel signor coadjutore; vi ho riconosciuto alle prime».
Gondy sorrise.
«E vuoi la mia benedizione? diss’egli.
«Ah sì!... ne ho bisogno».
Il mendico proferì queste parole in tuono di sì grande umiltà e di sì profondo pentimento, che Gondy stese la mano per dargli la sua benedizione.
«Ora, soggiunse il Coadjutore, fra noi v’è una certa relazione.... Orsù, dimmi, hai commesso qualche delitto a cui stia contro l’umana giustizia e da cui io possa garantirti?»
L’accattone tentennò il capo.
«Monsignore, il delitto da me commesso, non è soggetto alla giustizia umana, e voi non potete liberarmene se non che col benedirmi spesso come ora faceste.
«Animo, via, sii schietto, fece il Coadjutore, non hai fatto tutta la vita il mestiere che fai?
«No, monsignore, lo fo soltanto da sei anni.
«E prima, dov’eri?
«Alla Bastiglia.
«E innanzi di essere alla Bastiglia?
«Ve lo dirò a suo tempo.
«Basta così. A qualunque ora mi troverai pronto ad ascoltarti.
«Grazie, monsignore; disse il mendico in tuono truce, ma non è ancora il tempo.
«Addio.
«Addio», ripetè il poverello inchinandosi.
Il Coadjutore prese la candela, e scese, e se ne andò tutto assorto ne’ suoi pensieri.
L.
_La sommossa._
Erano all’incirca le undici di notte.
Gondy ebbe fatti appena cento passi nelle vie di Parigi, che si accorse del singolare cambiamento avvenuto.
Pareva che tutta la città fosse abitata da esseri fantastici; si vedevano tacite e squallide ombre che smovevano il selciato delle strade, altre che trascinavano e buttavano giù delle carrette, e parecchie che scavavano fosse capaci a seppellire intere compagnie di cavalcanti. Tutte quelle persone tanto attive andavano, e venivano, e correvano, alla guisa di tanti demoni che compissero qualche opra loro a tutti incognita: erano gli accattoni del cortile dei Miracoli, erano gli agenti del dispensatore d’acqua benedetta dell’atrio di Sant’Eustachio, i quali apparecchiavano le barricate per l’indomani.
Gondy considerava quegli uomini delle tenebre, quegli operai notturni, con un tal quale spavento: in fra sè domandava se dopo aver fatto uscire dalle loro tane tutte quelle immonde creature, avrebbe tanto potere da farvele tornare. Quando alcuno di quegli esseri gli si avvicinava, stava lì lì per farsi il segno di croce.
Arrivò in via Sant’Onorato, e seguitò lunghessa fino verso quella della Ferronnerie. Ivi cangiò l’aspetto: vi erano mercatanti che correvano da una bottega all’altra; le porte sembravano chiuse come li sportelli, ma erano soltanto accoste, in guisa che si aprivano e si rinserravano subito per dare accesso ad uomini che pareva temessero di lasciar vedere ciò che recavano... e cotesti erano i bottegai, i quali avendo delle armi ne imprestavano a coloro che non ne avevano.