Part 33
Imperciocchè era appunto Raolo, che tornando da Blois, conforme avea promesso al conte di la Fère, dopo un’assenza di cinque giorni, avea voluto godere del colpo d’occhio della cerimonia, ed aveva preso dalle strade che più direttamente lo avrebbero condotto a Nostra-Donna. Giunto nelle vicinanze della via Cocatrix, erasi trovato trascinato dall’onda popolare, e al detto di: «In nome del re!» ricordandosi quello di Athos: «servite al re», accorreva a combattere pel re di cui si maltrattavano le guardie.
Comminges gettò per dir così Broussel nella carrozza e si slanciò dietro a questi. Nel momento s’intese una archibugiata, una palla attraversò da cima a fondo il cappello a Comminges e ruppe il braccio ad une guardia. Comminges alzò il capo, e vide in mezzo alla finestra la faccia minacciosa di Louvieres che lo guardava dal secondo piano.
«Ah ah! gli disse, va bene, sentirete parlare di me!
«E anche voi, rispose Louvieres, e si vedrà chi parlerà più forte».
Friquet e la Gervasia strillavano sempre; le grida, lo sparo, l’odore della polvere, tanto atto ad eccitare, facevano effetto.
«A morte l’uffizlale! a morte! urlò la folla».
E vi fu grande agitazione.
«Un passo di più, esclamò Comminges calando le stuoje onde si distinguesse bene dentro al legno ed appoggiando la spada sul petto al consigliere; un passo di più e ammazzo il prigioniero. Ho ordine di portarlo o vivo o morto, lo porterò morto e sarà finita».
Echeggiò un grido terribile. La moglie e le figlie di Broussel stendevano in atto supplice le mani verso il popolo.
Il popolo comprese che l’uffiziale tanto pallido, ma che parea sì risoluto, farebbe come aveva detto; seguitò a minacciare, ma si trasse indietro.
Comminges fece salir seco nel legno la guardia ferita, e ordinò alle altre di chiudere lo sportello.
«Di galoppo al palazzo!» ordinò poi al cocchiere mezzo morto.
Questo frustò, e gli animali si apersero ampio varco tra la calca. Però, arrivati allo scalo, bisognò fermarsi. La vettura ribaltò, i cavalli erano trasportati, pigliati, acciaccati dalla gente. Raolo a piedi, non avendo avuto agio di montar di nuovo in sella, stanco di menar colpi di piatto della spada, come le guardie di darne col piatto delle lame, cominciavano a far uso della punta. Però questo tremendo ed ultimo compenso non poteva far altro che inasprire la moltitudine. Tratto tratto si principiava a veder anche a rilucere tra questa o la canna di un moschetto o la lama di una sciabola; si udivano delle schioppettate, che, quantunque tirate per aria, scuotevano il cuore a tutti, e proseguivano a piovere dai balconi i projettili. Si ascoltavano voci che si odono soltanto nei giorni di sommossa, si miravano volti che solo si veggono nei giorni più sanguinolenti. Le grida: a morte le guardie! nel fiume l’uffiziale! ricoprivano quel tumulto ancorchè immenso. Raolo, con il cappello tutto guastato, il viso insanguinato, sentiva che non solo le forze ma anco la ragione cominciavano ad abbandonarlo; i suoi occhi si avvolgevano in densa nebbia rossiccia, ed a traverso a questa scorgeva cento braccia accanite stendersi incontro a lui pronte ad afferrarlo appena cadesse. Comminges si strappava per la rabbia i capelli nella vettura ribaltata. Le guardie non potevano dar ajuto a veruno, occupate ciascune alla propria difesa. Era finita! il legno, cavalli, militi, satelliti e prigioniero forse anche tutti, stavano sul punto di esser ridotti in pezzi.... Ma ad un tratto suonò una voce a Raolo ben cognita, e brillò per aria una larga spada, e nel medesimo istante la folla si diradò, bucata, atterrata, schiacciata, e un ufficiale dei moschettieri, battendo e tagliando a destra e a manca, corse inverso a Raolo, e lo prese fra le sue braccia nel momento ch’esso era per cadere.
«Cospettone! esclamò l’ufficiale, lo hanno dunque assassinato! oh in tal caso, guai a loro! guai!»
E si volse in atto sì spaventevole per forza e per collera, che i più accaniti ribelli si buttarono uno sull’altro onde fuggire, e ve ne furono taluni che rotolarono persino nella Senna.
«Signor d’Artagnan! balbettò Bragelonne.
«Sì, cospettone! io in persona, e, secondo pare, per vostra buona sorte, amico mio.... Ehi! qua voi altri! urlò d’Artagnan, drizzatosi sulle staffe ed alzando la spada, chiamando colla voce e col gesto i moschettieri, che non aveano potuto seguirlo tanto era stata rapida la sua corsa; Ehi! animo! sgombrate tutta questa gente! ai moschetti! portate, armi! caricate, armi!»
A quei comando i monti di plebe si abbassarono sì improvvisamente che d’Artagnan non potè frenarsi dal ridere.
«Grazie, d’Artagnan, disse Comminges, mostrandosi per metà dello sportello della vettura andata giù, grazie, mio giovane gentiluomo.... Il vostro nome? acciò io lo riferisca alla regina».
Raolo si accingeva a rispondere. D’Artagnan gli si chinò all’orecchio.
«Tacete, gli disse, e lasciate che risponda io».
E girandosi a Comminges:
«Comminges, non perdete il tempo; uscite dal legno se potete, e fatene avanzare un altro.
«Ma quale?
«Per Diana! il primo che passi sul Ponte-Nuovo; quei che vi saran dentro si stimeranno fortunatissimi di prestare la loro carrozza pel servizio del re.
«Ma non saprei.... fece Comminges.
«Andate, andate! o che fra cinque minuti torneranno tutti que’ villani con spade o fucili; vi ammazzeranno e libereranno il vostro prigioniero.... Andate!.... Oh! appunto, ecco una vettura che viene di laggiù».
Ed abbassatosi da capo, d’Artagnan avvertì Raolo all’orecchio:
«E soprattutto, non date il vostro nome!»
Bragelonne lo guardava attonito.
«Va benissimo, io corro, replicò Comminges, e se ritornano fate fuoco.
«No, no! si oppose d’Artagnan, anzi, nessuno si muova; uno sparo fatto in questo momento si pagherebbe troppo caro domani».
Comminges prese seco le sue quattro guardie e altrettanti moschettieri, e volò incontro alla vettura; ne fece smontare quei che l’occupavano e li ricondusse vicino all’altra ribaltata.
Ma quando si dovè trasportare Broussel dal legno rotto nell’altro, il popolo, al vedere colui che chiamava suo liberatore, diede urli da non idearsi, e si avventò nuovamente addosso alla carrozza.
«Partite, disse d’Artagnan, ecco dieci moschettieri per accompagnarvi, io ne ritengo venti per tenere a freno la gente; andate, non perdete un istante! Dieci uomini pel signor di Comminges!»
E tanti uomini, quanti ei ne avea destinati, separatisi dalla truppa si fecero attorno alla nuova vettura, e mossero di galoppo con essa.
Al partirsi della quale crebbero le strida; e più di diecimila uomini si affollavano sull’argine, ingombrando il Ponte-Nuovo e le strade adjacenti.
Vi furono alcune schioppettate, un moschettiere restò ferito.
«Avanti! avanti! gridò il nostro tenente arrabbiato e mordendosi i baffi».
E co’ suoi venti soldati fece una scarica su tutto quel popolo, che scappò spaventato.
Un solo uomo rimase al suo posto coll’archibugio in mano.
«Ah! disse, sei tu che già volevi assassinarlo! aspetta!»
Ed abbassò l’arme verso d’Artagnan, il quale gli correva incontro di triplice galoppo.
D’Artagnan si chinò sul collo del proprio destriero. Il giovane fece fuoco; la palla tagliò la penna del suo cappello.
Il corsiero, infuriato, urtò l’imprudente che credeva di poter trattenere da solo una tempesta, e lo mandò a cadere a ridosso al muro.
D’Artagnan fermò in tronco il suo cavallo, e mentre i suoi moschettieri continuavano a caricare, tornò, alzando la spada, su colui che aveva atterrato.
«Ah signore! esclamò Raolo, ravvisando il giovane per averlo veduto nella via Cocatrix, abbiategli riguardo, è suo figlio!»
D’Artagnan si frenò; aveva il braccio pronto a colpirlo.
«Ah! siete suo figlio? esso disse, allora è tutt’altro.
«Signore, mi arrendo, rispose Louvieres, porgendo all’ufficiale il suo fucile scarico.
«Eh no, per Dio! non vi arrendete; anzi scappate e alla lesta; se vi prendono, sarete impiccato».
Quegli non se lo fece dire due volte; passò sotto il collo del destriero e disparve sul canto della via Guénégaud.
«Affè! disse d’Artagnan a Raolo, mi avete trattenuto a tempo; era un uomo bell’e morto, e davvero, quando avessi saputo chi egli era, avrei provato rammarico di averlo ucciso.
«Ah signore! replicò Bragelonne, permettete che dopo avervi ringraziato per quel povero ragazzo io vi ringrazii per me; anch’io era in procinto di morire quando siete capitato.
«Piano, piano, amico mio, disse d’Artagnan, non vi stancate a parlare».
E tolta dalla sacca della sella una boccia ricolma di vino di Spagna, soggiunse:
«Bevete un sorso di questa roba».
Raolo bevve, e voleva rinovare i ringraziamenti.
«Mio caro, disse d’Artagnan, ne parleremo poi».
Ed accortosi che i moschettieri aveano sgombrato l’argine del Ponte-Nuovo sino a quel di San Michele, e tornavano indietro, levò su la spada acciò si sollecitassero.
Coloro arrivarono di trotto; nel medesimo tempo, dal lato opposto, giungevano i dieci di scorta dati da d’Artagnan a Comminges.
«Olà, gridò d’Artagnan a costoro, v’è qualcosa di nuovo?
«Signore, rispose il sergente, la loro carrozza è ita in pezzi da capo; l’è una vera maledizione!»
D’Artagnan si strinse nelle spalle.
«Non han giudizio, disse; quando si sceglie una vettura la deve esser buona e forte; quella con cui si arresta un Broussel deve essere capace a portare dieci mila uomini.
«Che ci comandate, tenente?
«Prendete il distaccamento, e conducetelo al quartiere.
«E voi, vi ritirate solo?
«Sicuro! non crederete mica che abbia bisogno di scorta!
«Ma per altro....
«Andate là!....»
I fucilieri si partirono, e d’Artagnan restò solo con Raolo.
«E adesso, soffrite? gli domandò.
«Si, ho la testa grave, e che mi piglia fuoco.
«E che avete su codesta testa?...»
D’Artagnan tirò su il cappello, e disse:
«Ah! ah! una contusione!
«Sì.... credo che mi sia stato gettato sul capo un vaso di fiori.
«Canaglia!.... Ma avete gli sproni!.... dunque eravate a cavallo?
«Sì, ma ero smontato per difendere il signor di Comminges, ed il cavallo mi è stato tolto.... Oh! eccolo!....»
Difatti nel momento passava il corsiero di Raolo su cui era Friquet, il quale, andando di galoppo, agitava per aria la berretta di quattro colori, e gridava:
«Broussel! Broussel!
«Ehi, briccone! fermati! urlò d’Artagnan, e porta qua codesta bestia!....»
Friquet udì benissimo, ma fece da sordo, e procurò di seguitare avanti.
Per un poco d’Artagnan ebbe voglia di andargli appresso; ma non gli parve opportuno lasciar solo Raolo; e quindi si limitò a cavar fuori una pistola e caricarla.
Friquet aveva l’occhio accorto e l’orecchio fino; vide il gesto del tenente, udì il rumore del grilletto, fermò di botto il palafreno.
«Oh! siete voi, signor uffiziale, esclamò venendo inverso d’Artagnan! davvero, ho caro d’incontrarvi».
Il tenente guardò attento Friquet, e ravvisò il ragazzaccio della via della Calandra.
«Ah! disse, sei tu, briccone? vien qua.
«Sì, son io, signor militare, rispose lo sguajato con i suoi modi sdolcinati.
«Dunque hai cambiato mestiere? dunque non sei più cantore di chiesa? dunque non sei più garzone di osteria? dunque sei ladro di cavalli?
«Uh, signor uffiziale! e s’ha egli a dir codesto? s’ha egli a dire? esclamò Friquet, cercavo il gentiluomo padrone di questo animale, bel cavaliero veh! coraggioso come un Cesare. (E fingeva veder allora Bragelonne per la prima volta) Ohi! non m’inganno, eccolo qua!.... Signore, non vi scorderete mica del garzone, eh?»
Raolo si mise la mano nel borsellino.
«Che volete fare? gli domandò d’Artagnan.
«Dar dieci lire a questo buon ragazzo, rispose Raolo».
E cavava fuori di tasca una doppia.
«Dieci pedate nella pancia! urlò d’Artagnan. Va via, monello! e rammentati che so dove tu abiti».
Friquet, che non si aspettava di uscirne tanto bene, fece un salto solo dall’argine alla via Delfina, e là sparì affatto.
Raolo montò a cavallo; d’Artagnan avea cura di lui come fosse suo figlio, ed entrambi, andando di passo, s’incamminarono verso la Strada Tiquetonne.
Durante il tragitto, vi furono e mormorio e minaccie da lontano, ma all’aspetto di quell’ufficiale, di portamento tanto militare, al mirare la terribile spada che gli pendeva dal pugno, tutti si discostarono, e non fu fatto sul serio verun tentativo contro i due cavalcanti.
Talchè giunsero dessi, senza disgrazie, all’albergo del Granchio.
La bella Maddalena partecipò a d’Artagnan qualmente era tornato Planchet conducendo con sè Mousqueton, che aveva sopportata eroicamente l’estrazione della palla e stava bene per quanto lo comportava la sua situazione.
Allora d’Artagnan ordinò si chiamasse Planchet; ma Planchet, benchè chiamato, non comparve. Era sparito.
«Dunque si porti del vino, comandò d’Artagnan».
E il vino essendogli recato, ed egli rimasto solo con Raolo, domandò a questo guatandolo sottocchi:
«Siete contento di voi stesso?
«Eh sì! rispose Bragelonne, e’ mi pare di aver fatto l’obbligo mio. Non ho difeso il re?
«E chi vi ha detto di difendere il re?
«Oh! il signor conte di la Fère in persona.
«Sì, il re; ma oggi non avete difeso il re, ma bensì il Mazzarino, lo che non è lo stesso.
«Però, signore....
«Giovanotto, avete fatto uno sproposito, vi siete ingerito in cose che non vi riguardano.
«Eppure voi....
«Oh! per me gli è tutt’altro; io ho dovuto obbedire agli ordini del mio capitano. Il capitano vostro è il signor Principe: lo capite? non ne avete altri... Ma s’è visto mai (continuava il tenente) una testa sventata simile, che è per farsi partigiano del Mazzarino e dà ajuto ad arrestare Broussel?.... almeno non fate motto su questo imbroglio, o che il conte di la Fère andrebbe sulle furie.
«Credete che il signor conte sarebbe meco adirato?
«Se lo credo! ne sono sicuro. Se no vi ringrazierei, giacchè in sostanza avete lavorato per noi. E perciò vi rimprovero in luogo e vece di lui, e statene persuaso, la tempesta sarà più mite. E poi, mio caro giovanotto, io mi prevalgo del privilegio concessomi dal vostro tutore.
«Non v’intendo, disse Raolo».
D’Artagnan si alzò, e tolta dallo stipo una lettera, a lui la porse.
Tosto che Raolo v’ebbe data una scorsa gli si fe’ torvo lo sguardo.
«Oh mio Dio! (e volgeva sul tenente i begli occhi gonfi di pianto) dunque il signor conte ha abbandonato Parigi senza vedermi!
«È partito da quattro giorni.
«Ma dalla sua lettera sembra si accenni ch’ei si espone a rischio mortale?....
«Oh sì! rischio mortale a lui!.... non ci pensate: viaggia per affari, e sarà reduce in breve.... spero che non abbiate ripugnanza ad accettarmi come suo facente funzioni.
«Ah no, signor d’Artagnan! voi siete un sì prode gentiluomo! il conte di la Fère vi ama tanto!
«Or bene, amatemi anche voi; non vi tormenterò, ma con patto che siate addetto alla _Fronda_, e per bene addetto alla _Fronda_!
«Posso bensì seguitare a frequentare la signora di Chevreuse?
«Eh sì, per Bacco! e anche il Coadjutore, e anche madama di Longueville; e se fosse qua il buon uomo Broussel, al di cui arresto avete contribuito sconsideratamente, vi direi: Fate presto le vostre scuse a messer Broussel e dategli un bacio sopra ognuna delle guancie.
«Allora, signor mio, vi obbedirò sebbene non vi capisca.
«È inutile che m’intendiate. A voi (disse d’Artagnan volgendosi verso l’uscio apertosi nel momento), ecco il signor du Vallon che capita qui con le vesti tutte lacere.
«Sì, fece Porthos, che grondava di sudore ed era carico di polvere, sì, ma in compenso ho lacerata la pelle a molti.... Quei prepotenti non mi volevano levare la spada? Capperi! che agitazione popolare! (proseguiva il gigante con la sua calma usitata), ma io ne ho accoppata una ventina e più col pomo di Balizarda.... D’Artagnan, qua un dito di vino.
«Oh! mi rapporto a voi; gli rispose il Guascone empiendogli il bicchiere sino all’orlo, bensì dopo che avrete bevuto, ditemi la vostra opinione».
Porthos inghiottì tutto in un sorso; e posato il bicchiere sulla tavola, e succiatesi le basette, domandò:
«Su che cosa?
«Sentite, disse d’Artagnan: ecco il signor di Bragelonne che ad ogni patto voleva dar mano all’arresto di Broussel, e che a stento io ho potuto trattenere dal difendere Comminges.
«Perdinci! esclamò Porthos, e che avrebbe detto il tutore se lo avesse saputo?....
«Vedete? interruppe d’Artagnan, amico mio, datevi alla _Fronda_, e pensate che io sono subentrato al conte in tutto e per tutto».
E fece suonare la borsa.
Indi giratosi verso il compagno:
«Venite, Porthos, sì o no?
«Dove? chiese questi mescendosi un bicchier di vino.
«A presentare i nostri omaggi al ministro».
Porthos s’ingojò il secondo bicchiere con la medesima pace che il primo, riprese il cappello che avea posato sopra una seggiola, e andò con d’Artagnan.
Raolo restò là sbalordito da quanto aveva veduto, essendogli vietato da d’Artagnan di muoversi dalla stanza prima che fosse calmata ogni agitazione.
XLVIII.
_Il mendico di Sant’Eustachio._
D’Artagnan aveva calcolato ciò che faceva non recandosi immediatamente al Palazzo Reale; aveva dato tempo a Comminges di trasferirvisi prima di lui, e in conseguenza di dar parte al ministro degli eminenti servigi ch’egli stesso, d’Artagnan ed il suo amico, avevano renduti nella mattinata al partito della regina.
Quindi ambedue furono accolti egregiamente da Mazzarino, il quale fece ad essi moltissimi complimenti, ed annunziò come ciascun di loro era più che a mezza strada di quel che bramava, cioè a dire d’Artagnan del capitanato, e Porthos della baronia.
D’Artagnan avrebbe preferito a tutto questo danari, perocchè sapeva che il Mazzarino era facile a promettere e duro a mantenere, talchè stimava le promesse di Sua Eccellenza come cibo di poca sostanza; ma non ostante si mostrò soddisfatto davanti a Porthos cui bramava di non far perdere il coraggio.
Intanto che i due amici erano presso al ministro, la regina li fe’ ricercare. Mazzarino pensò che sarebbe un mezzo di accrescere lo zelo de’ suoi due difensori il procacciare ad essi i ringraziamenti della sovrana in persona, e accennò loro che andassero seco. D’Artagnan e Porthos gli mostrarono i loro abiti polverosi e laceri, ma il Mazzarino, tentennando il capo, rispose:
«Codesto vestiario è da meglio di quello di quanti cortigiani troverete dalla regina, poichè è vestiario da battaglia».
D’Artagnan e Porthos obbedirono.
La corte della regina Anna era allegra e clamorosa, conciossiachè, in conclusione, dopo riportata una vittoria sullo Spagnuolo, un’altra se n’era ottenuta sul popolo; Broussel era stato condotto fuori di Parigi senza resistenza, ed oramai doveva essere nelle prigioni di San Germano, e Blancmesnil, arrestato nel medesimo tempo, ma senza chiasso nè difficoltà, era carcerato nel castello di Vincennes.
Comminges se ne stava al fianco alla regina, la quale lo interrogava sui dettagli della sua impresa, e ciascuno ascoltava il suo racconto, quando ecco gli venne fatto di vedere all’uscio, dietro al ministro ch’entrava, d’Artagnan e Porthos.
«Ah signora! disse correndo inverso d’Artagnan, questo signore può dirvi il tutto meglio di me, giacchè è il mio salvatore. Senza di lui, forse in questo momento sarei acchiappato nelle reti di San Cloud, giacchè non si discorreva di niente meno che di buttarmi nel fiume. Parlate voi, d’Artagnan».
D’Artagnan, dacchè era tenente dei moschettieri, si era trovato forse cento volte nel medesimo appartamento che la sovrana, ma questa mai nè poi mai gli avea rivolto il discorso.
«Ebbene? disse Anna, dopo avermi renduto un tal servigio, voi tacete?
«Ah! egli rispose, nulla ho da dire se non che la mia vita è ai comandi di Vostra Maestà, e non sarò pago se non nel giorno in cui per Lei io la perda.
«Lo so, lo so, replicò la regina, e da un pezzo. E perciò mi è grato potervi dare questa pubblica dimostrazione della mia stima e della mia riconoscenza.
«Permettetemi, Maestà, soggiunse d’Artagnan, di cederne porzione al mio amico, antico moschettiere della compagnia di Tréville, al pari di me (e calcava su queste parole) e che fece prodigi.
«Il suo nome? chiese Anna.
«Ne’ moschettieri si chiamava Porthos....»
La regina si scosse.
«Ma il suo vero nome, terminava d’Artagnan, si è cavaliere du Vallon.
«Di Bracieux di Pierrefonds, aumentò Porthos.
«Sono troppi nomi perch’io me li ricordi tutti, e non vuo’ rammentarmi che del primo, ribattè graziosamente la regina».
Porthos s’inchinò.
D’Artagnan mosse due passi indietro.
Nel momento fu annunziata la venuta del Coadjutore.
Nella regia comitiva fuvvi un grido di sorpresa. Benchè il Coadjutore avesse predicato la mattina, tutti sapevano ch’ei propendeva per la _Fronda_, e Mazzarino invitando l’arcivescovo di Parigi a far predicare suo nepote, aveva avuto di sicuro l’intenzione di dare al signor di Retz una di quelle botte all’italiana che tanto lo divertivano.
Realmente, all’uscire da Nostra-Donna il Coadjutore aveva saputo il fatto. Sebbene fosse impegnato coi principali soggetti della _Fronda_, non lo era tanto da non poter battere la ritirata se la corte gli offeriva i vantaggi da lui ambiti ed ai quali la dignità di Coadjutore non era che un semplice avviamento. Il signor di Retz voleva essere arcivescovo e rimpiazzare suo zio, e quindi cardinale. Il partito popolare difficilmente poteva accordargli questi favori assolutamente regali. Egli dunque si recava al palazzo per fare i suoi complimenti alla regina sopra la battaglia di Lens, determinato anticipatamente ad agire a pro o contro la corte secondo che il suo complimento fosse ricevuto o bene o male.
Fu annunziato, entrò; ed al suo aspetto, in tutta la corte trionfante si accrebbe la curiosità onde udire le sue parole.
Il Coadjutore aveva di per sè solo tanto spirito quanto tutti coloro che stavano là riuniti per burlarlo. E quindi mise tale abilità nel suo discorso, che gli astanti vogliosi di ridere non ne trovavano modo nè motivo. Egli finì col dire che poneva il debole suo potere al servizio di Sua Maestà.
La regina mostrò gustare assai l’arringa del Coadjutore sin che questa durò; ma terminata che fu con quella frase, l’unica che diè campo a molte facezie, Anna si volse, ed una occhiata che lanciò verso i suoi favoriti, indicò ad essi qualmente ella abbandonava in balìa di loro il Coadjutore. Tosto i più giovani individui della corte si scagliarono nelle burle e nell’ironia.
Nogent-Beautin, buffone del palazzo, esclamò che la regina era molto fortunata di trovare i soccorsi del Coadjutore in simile momento.
Vi fu una grandissima risata generale.
Il duca di Villeroy disse che non sapeva come mai si fosse avuto timore, mentre per difendere Parigi contro il parlamento e i borghesi, si aveva là il signor Coadjutore, che con un cenno poteva mettere su un’armata di svizzeri e di bidelli.
Il maresciallo di la Meilleraye aggiunse, che dato il caso di venire alle mani e di dovere il signor Coadjutore far egli pure una scarica, era peccato ch’ei non potesse esser riconosciuto nella mischia da un cappello rosso, come era stato Enrico IV dal pennacchio bianco alla battaglia d’Ivry.
Gondy, al cospetto di tale tempesta, che avrebbe potuto rendere funesta a quei che lo schernivano, rimase quieto e severo. Allora la regina gli domandò se avesse qualche cosa da aggiungere al bel discorso che già le aveva fatto.
«Sì, Maestà, egli le rispose, ho da pregarvi di pensarci ben bene prima di mettere nel regno la guerra civile».
La sovrana gli voltò le spalle, e tutti ricominciarono a ridere.
Il Coadjutore se n’andò, dando però a Mazzarino che l’osservava uno di quegli sguardi che si comprendono fra acerrimi nemici. Lo sguardo fu sì acuto che penetrò sino in fondo al cuore del ministro, il quale sentendo ch’era una dichiarazione di guerra, afferrò per un braccio d’Artagnan e gli disse:
«All’occorrenza, riconoscereste quell’uomo ch’è uscito dianzi, non è vero?
«Sì, monsignore, rispose questi».
E voltatosi verso Porthos continuò:
«Ohimè! la faccenda s’imbroglia.... non mi piacciono le contese fra persone di tal fatta».