Part 28
«Monsignore chiede il dispaccio, disse Bernouin venendo fuori dal gabinetto.
«Monsignore non vedrà il dispaccio senza il portatore; rispose il giovane, ma per convincervi che realmente io l’ho, ecco, guardatelo».
Bernouin guardò il suggello, e visto che il plico veniva veramente dal generale Oliviero Cromvello, si disponeva a tornare presso a Mazzarino.
«Aggiungete, disse il forestiero, ch’io sono, non un semplice messaggiero, ma un inviato straordinario».
Bernouin passò da capo di là, ed indi a pochi minuti secondi ricomparve, dicendo:
«Entrate».
E teneva l’uscio schiuso.
Mazzarino aveva avuto d’uopo di tutte quelle gite in su ed in giù onde calmare l’emozione cagionatagli dall’annunzio di quel piego, ma per quanta perspicacia si avesse, cercava invano qual motivo potesse indurre Cromvello a porsi seco in comunicazione.
Lo straniero si mostrò sulla soglia del gabinetto; teneva in una mano il cappello e nell’altra la lettera.
Mazzarino si alzò.
«Signore, disse, avete una lettera di raccomandazione per me?
«Eccola, Eccellenza» rispose il giovine.
Il ministro prese il foglio, lo dissigillò, e lesse:
«Il signor Mordaunt, uno dei miei segretarj, consegnerà la presente lettera d’introduzione a Sua Eccellenza il signor ministro Mazzarino in Parigi; ed è latore puranco per Sua Eccellenza di una seconda lettera confidenziale».
«Oliviero Cromvello».
«Benissimo, signor Mordaunt, disse il ministro, datemi la seconda, e sedete».
Il giovanetto si levò di tasca l’altro foglio, e lo diede e si assise.
Intanto Mazzarino tutto assorto nelle sue riflessioni aveva presa la missiva, e senza disigillarla se la girava tra le dita; ma per confondere il messaggiero si mise ad interrogarlo al suo solito, e convinto com’era dall’esperienza che pochi potevano occultargli qualche cosa quando guatava fisso interrogando, disse a colui:
«Signor Mordaunt, siete molto giovane per questo scabroso mestiere di ambasciatore; in cui male riescono talvolta i più vecchi diplomatici.
«Monsignore, ho ventitrè anni, ma Vostra Eccellenza fa sbaglio nel dirmi che son giovane; ho maggiore età che l’Eccellenza Vostra, sebbene non abbia la di lei saviezza.
«Come, come? replicò Mazzarino, non vi capisco.
«Dico che gli anni del soffrire contano per doppi, ed io soffro da venti anni.
«Ah sì, v’intendo, mancanze di fortune; siete povero, è vero?»
Ed il ministro aggiunse fra sè:
«Questi rivoluzionarj inglesi sono tutti miserabili e villani.
«Monsignore, dovevo aver un giorno un patrimonio di sei milioni, ma mi fu preso.
«Dunque non siete un uomo del volgo?
«Se portassi il mio titolo, sarei lord; se portassi il mio nome, avreste udito uno dei nomi più illustri dell’Inghilterra
«Come vi chiamate?
«Mi chiamo Mordaunt, rispose il forestiero inchinandosi».
Mazzarino si accorse che l’inviato di Cromvello bramava mantenersi incognito.
Si tacque per un momento, ma in quel momento l’osservò anche con più attenzione di prima.
L’altro se ne stava impassibile.
«Maledetti questi puritani! brontolò piano il ministro, e’ son fatti di marmo».
E poi ad alta voce:
«Ma vi rimangono dei parenti.
«Uno, monsignore.
«E allora, vi ajuta?
«Tre volte mi sono presentato per implorare il suo appoggio, ed altrettante mi ha fatto cacciar via da’ suoi domestici.
«Oh mio Dio! caro signor Mordaunt, esclamò Mazzarino lusingandosi di far cadere in qualche laccio il suo interlocutore mediante la sua finta pietà, quanto m’interessa il vostro racconto! Sicchè non conoscete la vostra nascita?
«Non la conosco se non da poco in qua.
«E sino al momento che ne aveste cognizione?...
«Mi consideravo come un fanciullo abbandonato.
«Dunque non vedeste mai vostra madre?
«Sì! quando ero bambino essa venne tre volte dalla mia balia; dell’ultima mi ricordo come se fosse oggi.
«Avete buona memoria.
«Oh sì, monsignore! replicò il giovane con un accento tanto singolare che il ministro si sentì un brivido nelle vene.
«E chi vi allevava? domandò questi.
«Una nutrice francese, la quale mi mandò via quando ebbi cinque anni, perchè nessuno la pagava più, nominandomi quel parente di cui spesso le aveva parlato mia madre.
«E che faceste?
«Mentre piangevo e mendicavo sulla strada maestra, un ministro di Kingston mi ricovrò, m’istruì nella religione calvinista, mi trasfuse tutta la scienza che aveva egli stesso, e mi ajutò nelle ricerche ch’io feci della mia famiglia.
«E le ricerche?....
«Sortirono infruttuose: il caso fece tutto.
«Scopriste che ne fosse della vostra genitrice?
«Seppi ch’era stata assassinata da quel congiunto ajutato da quattro amici suoi; ma già sapevo ch’ero stato degradato dalla nobiltà e spogliato di tutti i miei beni da Carlo I.
«Ah! comprendo adesso perchè servite il signor Cromvello. Voi odiate il re.
«Sì, monsignore, io l’odio».
Mazzarino stupì nel mirare l’espressione diabolica apparsa sul viso al giovane mentre pronunciò queste parole; come i volti ordinarj si colorano di sangue e si arrossano, così il suo colorandosi di fiele diventò quasi livido.
«È terribile la vostra storia, signor Mordaunt, e m’interessa oltremodo; ma per vostra buona sorte voi servite un padrone potentissimo. Esso deve ajutarvi nelle vostre indagini. Abbiamo tante maniere d’informazioni noi altri!
«Monsignore, a un buon cane da caccia basta mostrare il principio di un’orma perchè arrivi di certo al fine della via.
«Ma al congiunto del quale mi discorrevate, volete voi ch’io gli parli? domandò Mazzarino a cui premeva di farsi un amico presso a Cromvello.
«Grazie, Eccellenza, gli parlerò da per me.
«Ma non diceste che vi trattava male?
«Mi tratterà meglio alla prima volta che lo vedrò.
«Avete dunque un mezzo d’intenerirlo?
«Ho un mezzo di farmi temere».
Il ministro guardava il giovane che così favellavagli, ma al lampo che gli uscì dagli occhi egli abbassò la fronte, ed imbarazzato per continuare una tal conversazione, aperse la lettera di Cromvello.
A poco a poco si oscurarono di nuovo le pupille del messaggiero, ed esso piombò in profonda meditazione. Mazzarino, dopo aver letti i primi versi, si azzardò a guardare sott’occhi se Mordaunt stesse attento ai cambiamenti della sua fisonomia, e vedutolo anzi indifferente, borbottò stringendosi nelle spalle:
«Oh! andate a far fare le vostre faccende da genti che nello stesso tempo fan le loro proprie! Orsù, vediamo che si vuole da me con questo foglio».
Noi ne riproduciamo il tenore preciso:
«A Sua Eccellenza il ministro signor Mazzarino.
«Monsignore,
«Io ho voluto conoscere le vostre intenzioni in proposito degli affari attuali dell’Inghilterra. Troppo sono vicini i due regni perchè la Francia non si occupi della nostra situazione, siccome noi ci occupiamo di quella di lei. Gl’Inglesi sono quasi tutti unanimi per combattere la tirannia del re Carlo e dei suoi partigiani. Io, posto dalla pubblica fiducia alla testa di questo movimento, ne apprezzo meglio di chiunque la natura e le conseguenze. Oggi io fo la guerra, vo a dare una battaglia decisiva al re Carlo. La vincerò, perocchè ho meco la speranza della nazione e lo spirito del Signore. Vinta questa battaglia, il re non ha più risorse in Inghilterra nè in Iscozia, e se non è preso od ucciso, tenterà di passare in Francia onde reclutare soldati e riprovvedersi di armi e danaro. La Francia ha digià ricevuta la regina Enrichetta, e, senza dubbio involontariamente ha mantenuto un fuoco inestinguibile di guerra civile nel mio paese; ma Enrichetta è figlia della Francia, e dalla Francia le era dovuta l’ospitalità. Per il re Carlo la questione cambia di aspetto: accogliendolo e soccorrendolo, la Francia disapproverebbe gli atti del popolo inglese, e nuocerebbe cotanto all’Inghilterra, ed in particolare ai procedimenti del governo ch’essa vuol seguire, che un tale stato sarebbe equivalente a ostilità manifeste.
A questo punto Mazzarino, inquietissimo per l’andamento che prendeva la missiva, cessò da capo di leggere e osservò alla sfuggita il Mordaunt.
Questi stava tuttavia pensieroso, ond’egli seguitò:
«È quindi urgente, monsignore, ch’io sappia quale idea farmi delle vedute della Francia. Gl’interessi di questo regno e quei dell’Inghilterra, sebbene diretti in senso inverso, sono fra loro più collegati che non possa credersi. L’Inghilterra ha bisogno di tranquillità interna per compiere l’espulsione del suo re; la Francia ha bisogno di questa tranquillità per consolidare il trono del suo giovane monarca. Voi avete d’uopo al pari di noi di quella pace interiore a cui noi siamo prossimi mercè l’energia del nostro governo.
«Le vostre contese col parlamento, le clamorose vostre dissensioni coi principj che oggi combattono per voi e domani contro voi combatteranno, la tenacità popolare diretta dal coadjutore, dal presidente Blancmesnil e dal consigliere Broussel; finalmente tutto quel disordine che va percorrendo i diversi gradini dello stato, deve farvi considerare con inquietudine l’eventualità di una guerra estera, poichè allora l’Inghilterra agitata dall’entusiasmo delle idee nuove farebbe alleanza colla Spagna che digià brama questa unione. Io ho pensato adunque, monsignore, conoscendo la vostra prudenza e la situazione individuale in cui vi pongono oggi gli avvenimenti, che preferireste concentrare le vostre forze nell’interno del regno di Francia, ed abbandonare alle sue proprie il nuovo governo dell’Inghilterra. Questa neutralità consiste soltanto ad allontanare il re Carlo dal territorio di Francia, e non soccorrere nè con armi, nè con danari, nè con truppe, quel re affatto straniero al vostro paese.
«Così la mia lettera è del tutto confidenziale, e perciò ve la spedisco per mezzo di un soggetto avente l’intima mia fiducia. Per un sentimento che Vostra Eccellenza apprezzerà, essa precederà le misure che io prenderò secondo le circostanze. Oliviero Cromvello ha stimato che fosse meglio far intendere la ragione ad una mente intelligente com’è quella di Mazzarino, che ad una regina, certamente ammirabile per la sua fermezza, ma troppo sottomessa ai vani pregiudizi della nascita e del regio diritto.
«Addio, monsignore; se non ho risposta fra quindici giorni, terrò questa mia come non avvenuta.
«Oliviero Cromvello».
«Signor Mordaunt, disse alzando la voce il ministro, quasi per destare il gran meditatore, la mia risposta a questo dispaccio sarà tanto più soddisfacente pel generale Cromvello quanto io sarò più sicuro che non si sappia avergliela io data. Sicchè andate ad attenderla a Boulogne-sur-mer, e promettetemi di partire domattina.
«Ve lo prometto, monsignore; ma quanti giorni Vostra Eccellenza me la farà attendere?
«Se non l’avete ricevuta fra dieci giorni, potete partire».
Mordaunt fece un inchino.
«Questo non basta, continuò Mazzarino, le vostre particolari avventure mi hanno interessato al sommo; inoltre il dispaccio del signor Cromvello vi rende agli occhi miei importante come ambasciadore. Ditemi pure, ve lo ripeto, che posso fare per voi?»
Il giovane riflettè un momento, e dopo una visibilissima titubanza era per aprir bocca e parlare, ma entrò colà precipitosamente Bernouin, e chinatosi all’orecchio al ministro gli discorse piano.
«Monsignore, gli disse, la regina Enrichetta accompagnata da un gentiluomo inglese arriva in questo punto al palazzo reale».
Mazzarino fece un balzo sulla seggiola, e questo osservato da Mordaunt gli trattenne sul labbro la confidenza che a fare si accingeva.
«Signore, disse il ministro, avete inteso, non è vero? io vi prefiggo Boulogne, nell’idea che qualunque città di Francia vi sia indifferente; se un’altra ne preferite, nominatela; ma comprenderete facilmente che in mezzo a tante influenze alle quali non mi sottraggo se non a forza di segretezza, desidero che non sia nota la vostra presenza in Parigi.
«Partirò, Eccellenza, rispose Mordaunt, muovendo alcuni passi verso l’uscio da cui era entrato.
«Non di là, no! esclamò con impeto il Mazzarino, compiacetevi passare da questa galleria da dove arriverete nell’atrio. Bramo che non siate veduto ad uscire. Il nostro abboccamento deve rimaner segreto».
Mordaunt andò con Bernouin, che lo fece passare in un salotto contiguo e lo consegnò ad un usciere indicandogli la porta d’onde avesse da andarsene.
E Bernouin tornò in fretta dal suo padrone per introdurre presso di lui la regina Enrichetta, che già traversava dalla galleria dei cristalli.
XLI.
_Mazzarino ed Enrichetta._
Il ministro si alzò e si fece sollecito a ricevere la regina d’Inghilterra. La raggiunse in mezzo alla galleria che precedeva il gabinetto.
Ei dimostrava tanto maggior rispetto a quella sovrana senza seguito nè vestiario di lusso, in quanto che aveva da farsi qualche rimprovero sulla sua avarizia e sul suo cattivo cuore.
Ma i supplicanti sanno forzare il proprio volto ad assumere qualunque sembianza, e la figlia di Enrico IV sorrideva venendo dinanzi a colui che abborriva e disprezzava.
«Ah! fece tra sè Mazzarino, che viso dolce! venisse mai a chiedermi danaro a prestito?»
E diede un’occhiata di mal umore al suo forziere; tirò anche in dentro il castone del magnifico diamante il di cui fulgore attraeva gli sguardi sulla sua mano che d’altronde era bianca e ben fatta. Disgraziatamente quell’anello non aveva la virtù di quello di Gygés che rendeva il suo padrone invisibile quando faceva l’atto allora fatto da Mazzarino.
Ora, il ministro avrebbe bramato assai di essere invisibile in quell’istante, giacchè indovinava ch’Enrichetta si recasse da lui a domandargli qualche cosa: tosto che una regina da esso trattata tanto male compariva col sorriso sul labbro, invece che in tuono minaccioso, arrivava di certo a supplicare e non altro.
«Signore, disse l’augusta visitante, sul primo avevo idea di ragionare dell’affare che qui mi conduce colla regina mia sorella, ma ho riflettuto che le faccende politiche riguardano innanzi a tutto gli uomini.
«Vostra Maestà creda pure, rispose il ministro, che ella mi confonde con questa lusinghiera distinzione.
«È assai grazioso, pensò la regina; che avesse capito tutto?»
Erano nel gabinetto. Mazzarino fece sedere Enrichetta, e poi le disse:
«Date gli ordini vostri al più rispettoso dei vostri servi.
«Ohimè! ella replicò, ho perduta l’abitudine di dar ordini, e ho preso quella di far delle preghiere. Ed una vengo ad avanzare a voi, ben fortunata se può essere esaudita.
«Vi ascolto, signora.
«Si tratta della guerra che il re mio consorte sostiene contro i suoi sudditi ribelli. Forse ignorate che in Inghilterra v’hanno continui combattimenti, ed altri ve ne avranno tra poco, molto più decisivi che sinora non fossero?
«Lo ignoro del tutto. (Ed il ministro si stringeva nelle spalle nel pronunziare queste parole) eh! le guerre nostre occupano abbastanza il tempo e la mente di un povero ministro inetto ed infermo quale io sono.
«Or bene, io dunque vi dirò che Carlo I mio sposo è alla vigilia d’impegnare un’azione decisiva. In caso di perdita (Mazzarino fece un movimento).... bisogna preveder tutto.... in caso di perdita, desidera ritirarsi in Francia e viver quivi da semplice suddito. Che dite di tal progetto?»
Mazzarino aveva ascoltato senza che alcuna fibra del suo viso manifestasse l’impressione ch’ei risentiva; intanto il suo sorriso si manteneva al solito finto e carezzevole, ed allorchè Enrichetta ebbe terminato, ei rispose con la voce più melliflua che potesse:
«E credete, signora, che la Francia agitata e bollente com’è per sè stessa, sia un porto di salvezza per un re balzato dal soglio? La corona sta digià poco solida sulla testa al re Luigi XIV, come potrebbe egli sopportare un duplice peso?...
«Codesto peso non è stato molto grave in quanto concerne me, interruppe Enrichetta, ed io non chiedo che pel mio consorte si faccia più di ciò che per me fu fatto. Vedete che siamo re assai modesti!
«Oh! voi, signora, si affrettò a soggiungere Mazzarino onde troncare le spiegazioni che vedeva prossime, per voi è tutt’altro; una figlia di Enrico IV, una figlia di quel re, grande, sublime....
«Lo che non v’impedisce di ricusare ospitalità al suo genero, non è così? Eppure dovreste ricordarvi che quel re, grande, sublime, proscritto un giorno secondo ora sarà il mio marito, andò a chiedere soccorso all’Inghilterra, e questa glielo diede: vero è però che la regina Elisabetta non era sua nepote.
«Peccato! fece Mazzarino imbrogliato da quella logica sì semplice, Vostra Maestà non mi capisce; giudica male le mie intenzioni, e senza dubbio perchè mi spiego poco bene in francese.
«Parlate in italiano. La regina Maria dei Medici nostra madre ne insegnò quell’idioma innanzi che Richelieu vostro predecessore la mandasse a morire nell’esiglio. Se alcun che è pur rimasto di quel grande e sublime re Enrico del quale testè faceste menzione, oh! deve meravigliare al sommo di codesta ammirazione profonda per lui congiunta a così poca pietà per la sua famiglia».
A Mazzarino colavano dalla fronte grosse goccie di sudore.
«Anzi, signora, ripigliò senza accettare l’offerta della sovrana di esprimersi in altra lingua, questa ammirazione è tanto grande e verace, che se il re Carlo I, che Iddio lo salvi da ogni disgrazia! venisse in Francia, io gli esibirei la mia casa, sì, la mia; ma ohimè! sarebbe un ricovero poco sicuro. Un giorno o l’altro il popolo incendierà questa abitazione come fece con quella del maresciallo d’Ancre. Povero Concino Concini! eppure ei voleva soltanto il bene della Francia.
«Sì, Eccellenza, come voi», fece ironicamente la regina.
Mazzarino finse di non capire il doppio senso della frase detta da lui stesso, e continuò a commiserare la sorte di Concino Concini.
«Ma insomma, che mi rispondete? domandò Enrichetta impazientitasi.
«Ah signora! egli esclamò più intenerito che mai, Vostra Maestà mi permetterebbe di darle un consiglio? bene inteso che innanzi di prendermi tanto ardire, comincio dal pormi ai piedi della Maestà Vostra per ciò che a lei piaccia.
«Dite pure; il consiglio di un uomo sì prudente come voi siete deve essere indubitatamente buonissimo.
«Credete a me, signora, il re deve difendersi sino alla fine.
«Lo ha fatto, e quest’ultima battaglia che è per dare con mezzi di gran lunga inferiori a quelli de’ suoi nemici, prova che non ha intenzione di arrendersi senza aver pugnato; ma in conclusione, nel caso che fosse vinto?...
«In tal caso, so che ardisco di troppo esternando a Vostra Maestà la mia opinione, ma io penso che il re non deve abbandonare il suo regno; si dimenticano presto i re assenti: s’ei passa in Francia, è perduta la sua causa.
«Ma allora, se questo è il vostro parere, se veramente vi interessate a lui, mandategli qualche soccorso in uomini e in danari, perchè io nulla posso più fare a suo pro; per aiutarlo ho venduto sino all’ultimo diamante che possedevo; nulla più mi rimane, e voi lo sapete meglio di chiunque. Se mi fossero restate delle gioje, avrei col prodotto di queste comperata la legna necessaria per riscaldar me e mia figlia in questo inverno.
«Ah! replicò il ministro, Vostra Maestà, non sa qual domanda mi faccia! Dal giorno in cui un soccorso di esteri entra al servizio di un re onde porlo nuovamente sul trono, si viene a riconoscere ch’ei non abbia più ajuto nell’amore dei suoi sudditi.
«Alla sostanza, signor Mazzarino, alla sostanza! disse la regina infastidita di seguire quello spirito scaltrissimo nel laberinto di parole fra cui si smarriva, rispondetemi o sì o no. Se il re persiste a rimanere in Inghilterra, gli invierete dei soccorsi? se viene in Francia, gli darete ospitalità?
«Signora, conchiuse il ministro ostentando la maggiore franchezza, spero mostrare adesso a Vostra Maestà quanta sia la mia devozione per lei, e quanto io brami di terminare un affare che tanto le sta a cuore; dopo di che, mi figuro che ella non dubiterà più del mio zelo a servirla».
Enrichetta si mordeva le labbra, e si agitava smaniosa sulla sedia ov’era assisa.
«Ebbene, che farete? sentiamo, parlate!
«Vado immediatamente a consultare la regina su questa questione, e indi rimetteremo subito la cosa al Parlamento.
«Col quale voi siete in guerra, non è così? Incaricherete come relatore Broussel? Eh basta, basta, signor mio! Vi comprendo, ed ho agito male. Andate infatti al Parlamento, poichè da quel Parlamento nemico del re sono venuti alla figlia del grande, del sublime Enrico IV, che tanto ammirate, i soli sussidj che le abbiano impedito di morir di fame e di freddo in questo inverno!»
Ed Enrichetta si alzò in atto di maestosa indignazione.
Il ministro stese le mani giunte verso di lei.
«Ah signora! mio Dio, come poco mi conoscete!»
Ma la regina, senza nemmeno voltarsi dalla parte di quello che spargeva finte lacrime, s’incamminò sino all’uscio del gabinetto, lo aperse, ed in mezzo alle numerose guardie dell’Eccellenza, ai cortigiani assidui a farle la corte, al lusso di una regina rivale, andò a prendere per mano di Winter, rimasto solo, in piedi ed isolato.... povera sovrana ormai decaduta davanti alla quale tutti s’inchinavano ancora per mera etichetta, ma che infatti non aveva più che un braccio su cui potesse appoggiarsi.
«Non importa, disse Mazzarino quando fu solo, mi ha dato non poco tormento, e mi tocca una parte assai difficile.... Io però non ho detto niente nè all’uno nè all’altra.... Uhm! il Cromvello è un terribile cacciatore di re; compiango i suoi ministri, qualora arrivi mai a prenderne.... Bernouin!»
Comparve Bernouin.
«Si veda subito se il giovane con il giubbetto nero e i capelli corti che dianzi introduceste da me è tuttora in palazzo».
Bernouin uscì.
Mazzarino impiegò il tempo della sua assenza a girare di nuovo in fuori il castone dell’anello, a stropicciare il brillante, ad ammirarne la bellissima acqua, e siccome aveva ancora negli occhi una lagrima che gli offuscava la vista, scosse il capo per farla cadere.
Tornò Bernouin con Comminges ch’era di guardia.
«Monsignore, disse quest’ultimo, mentre accompagnava il giovane di cui Vostra Eccellenza fa ricerca, egli si è accostato alla porta coi cristalli della galleria, ed ha guardato con meraviglia qualche cosa, sicuramente il bel quadro di Raffaello che le sta dirimpetto: poi ha pensato un poco, ed ha scesa la scala. Mi è sembrato di vederlo montare sopra un cavallo grigio ed uscire dal cortile del palazzo. Ma Vostra Eccellenza non va dalla regina?
«A che fare?
«Il signor di Guitaut, mio zio, mi ha detto adesso che Sua Maestà aveva ricevuto notizie dall’armata.
«Va bene, vado subito».
Nell’istante capitò il signor di Villequier; veniva infatti a chiamare il ministro a nome della regina.
Comminges avea veduto bene, e Mordaunt aveva agito precisamente com’egli raccontava. Traversando la galleria paralella a quella co’ cristalli adocchiò di Winter, il quale attendeva ch’Enrichetta avesse terminate le sue trattative.
A tal vista Mordaunt si fermò ritto, non già ad osservare il quadro di Raffaello, ma come affascinato dall’aspetto di un oggetto tremendo; gli si dilatarono le pupille, gli corse un brivido in tutte le membra, pareva che volesse penetrare fra quell’argine di vetro che lo separava dal suo nemico, imperocchè se Comminges avesse abbadato all’espressione di odio con cui il giovane fissava il ciglio sopra di Winter, di leggieri si sarebbe accorto che quel signore inglese era suo mortale nemico.
Ma egli si fermò, e certamente per riflettere, poichè invece di lasciarsi trasportare dal suo primo impulso, ch’era di andare direttamente incontro a milord di Winter, scese lentamente la scala, uscì dal palazzo a testa bassa, si pose in sella, si trasse col cavallo sul canto della via Richelieu, ed ivi con gli occhi fissi sul cancello, attese che dal cortile si partisse la carrozza della regina.