Una donna

Part 4

Chapter 43,266 wordsPublic domain

_(non si accorge di lui, e, assorto nei suoi pensieri angosciosi, si ferma presso un tavolino.)_

_Giacomo_

_(dopo avere aspettato invano la risposta, comincia, nella sala contigua, a rassettare i mobili e a spegnere i lumi. I battenti della porta sono tuttora spalancati.)_

_Carsanti_

_(risoluto, si precipita nella camera di Clelia.)_

_Clelia_

_(grida di dentro:)_ No! Lasciatemi! Lasciatemi! Lasciatemi! _(Poi, correndo, guardandosi indietro, avvolta in uno scialle, attraversa la stanza, ed esce per la porta a sinistra.)_

_Giacomo_

_(resta a spiare presso la porta, mezzo nascosto, attonito.)_

_(Sipario.)_

ATTO TERZO

_Camera raccolta, modesta e pulita, senza tappeti, senza tappezzerie. Qualche poltrona di tela-pelle, altre suppellettili vecchie ma decenti. Una porta in fondo, una laterale. In un cantuccio, un piccolo cavalletto coperto, qualche tela, molti brandelli di stoffa, in disordine. Questo cantuccio è come il frammento d'uno studio di pittura. È sera. Sul davanti, una tavola tonda con un sostegno a tre piedi, coperta da un panno scuro. La tavola è illuminata da un vecchio ed alto lume ad olio con un gran cupolino di tela verde. Il resto della camera, nella penombra._

SCENA I.

_Signora_ RENZI, _il signor_ BRAMBINI, _don_ BARTOLOMEO, MARIO, BEATRICE.

_Presso la tavola, giocano a dama la signora_ _Renzi_ _e il signor_ _Brambini_. _Dall'altra parte della tavola, don_ _Bartolomeo_ _è intento a ricamare un paio di pantofole su un telaietto._ _Mario_ _ha dinnanzi molti giornali spiegazzati. Ne ha uno in mano e lo legge._ _Beatrice_, _seduta presso di lui, ha dinnanzi un cestino da lavoro e nastri e pezzi di mussola, e, ascoltando, cuce._

_Signora Renzi_

Avete giocato?

_Brambini_

Sissignora, ho mossa questa pedina.

_Signora Renzi_

Ah! va bene. _(Giocando)_ Dama!

_Mario_

State a sentire, dunque: _(continuando a leggere a voce alta:)_ «La polizia, sempre tardi come i carabinieri di Offenbach, accorreva, e i signori Negrotti andavano cercando le tracce del notturno visitatore e andavano constatando le conseguenze della visita. Ma tutto era a posto. Si entrò ansiosi nella camera della signorina Margherita, una fanciulla sui diciassette anni, e la si trovò convulsa e piangente.»

_Beatrice_

Dio mio, che era accaduto?

_Signora Renzi_

_(a Brambini che ascolta il racconto invece di giocare)_ Tocca a voi, capitano.

_Brambini_

Ma, quello lì mi stordisce con la sua lettura.

_Mario_

_(continuando:)_ «La fanciulla, sulle prime disse di avere udito un rumore e d'aver sospettato che un ladro si fosse intromesso in casa. Ma la finestra della camera era aperta; e la poverina, piangendo dirottamente, confessò....» _(Impappinandosi per l'imbarazzo, interrompe la lettura.)_

_Bartolomeo_

«Piangendo dirottamente»?... Che confessò?

_Beatrice_

Che confessò?

_Bartolomeo_

Avanti, avanti.... Andiamo....

_Mario_

_(mettendosi subito il giornale in tasca)_ Niente, niente, don Bartolomeo.

_Bartolomeo_

Uhm! Ci avete lasciati sul più bello.

_Brambini_

Proprio!

_Mario_

Ma che! Non ne valeva la pena: scempiaggini!

_Signora Renzi_

_(a Brambini)_ Benedetto Dio, ora spero che baderete ai casi vostri.

_Brambini_

Aspettate.... Adesso, vi faccio una mossa magistrale, da quel vecchio capitano che sono.

_Beatrice_

_(dando a tenere un lembo di mussola a Mario)_ Volete?

_Mario_

Sì, volentieri.

_Beatrice_

_(taglia la mussola accuratamente.)_

_Bartolomeo_

_(gettando uno sguardo alla scacchiera)_ Eh! eh! la vostra tattica, capitano, è quella di quarant'anni fa.

_Beatrice_

_(a Mario, alzandogli la mano)_ Un po' più su.... Bravo, così. _(Poi gli dà a tenere un altro lembo di mussola, per tagliarla.)_

_Brambini_

_(a Bartolomeo, in tono canzonatorio)_ Che cosa lavorate, don Bartolomeo?

_Bartolomeo_

Un paio di pantofole, a servirvi.

_Brambini_

Ebbene, pensate alle vostre pantofole, voi!

_Signora Renzi_

Io soffio, mangio e faccio un'altra dama.

_Bartolomeo_

Da quel vecchio capitano che siete, vi fate battere, se non vado errato. Veramente, da buon capitano borbonico, dovreste piuttosto capitolare.

_Brambini_

_(un po' sul serio)_ Meglio capitolare che tradire, maestro mio.... _(Giocando)_ Faccio anch'io dama.

_Signora Renzi_

Troppo tardi!

_Mario_

_(a Beatrice, gentilmente)_ Basta?

_Beatrice_

_(togliendogli di mano la mussola)_ Sì, basta. Grazie.

_Signora Renzi_

Eh! sì, _(riflettendo)_ troppo tardi...

_Bartolomeo_

Siete tardigrado, caro capitano.... Io, già, trattenuto sempre dai miei... _sacri_ doveri di maestro di ballo, non ho mai fatto il soldato e tanto meno il comandante... Ho comandato, al più al più, qualche quadriglia, quando le quadriglie si comandavano... Ora non usa più... e le quadriglie si ballano a memoria... Ma, lasciamo andare... Volevo dire, a proposito della vostra lentezza, che se fossi stato un comandante, un pezzo grosso, insomma, nell'esercito, avrei introdotto nella milizia la scuola di ballo... _(Gli altri ridono.)_ E c'è poco da ridere. Essa rende svelti, leggeri e veloci.

_Brambini_

_(canzonando)_ Scommetto che avreste introdotto nella milizia anche una scuola di ricamo.

_Bartolomeo_

E perchè no?... Con l'avvenire non si scherza.... Io, per esempio, ora che non trovo più da lavorare coi piedi -- perchè al giorno d'oggi tutti sanno ballare sin dalla nascita -- lavoro con le mani.

_Signora Renzi_

_(vantandosi e facendo l'ultima mossa)_ Mi dispiace, ma ho vinto io!

_Brambini_

E si capisce!... Mi fanno distrarre maledettamente: quello lì col giornale, quest'altro col ballo e col diavolo che se lo porti!... Ma, adesso, la pace, veh! Una partita seria e mi ci metto di puntiglio.

_Signora Renzi_

Sì, sì, il signor don Bartolomeo è pregato di tacere....

_Mario_

_(alzandosi)_ E io, intanto, vado a fare due passi e a fumare un sigaro. _(Affettuoso)_ Voi, Beatrice, non avete più bisogno di me?

_Beatrice_

Bisogno, no...

_Mario_

_(dandole la mano)_ Allora, permettete?

_Beatrice_

_(graziosamente)_ Permettiamo.

_Mario_

_(a lei)_ Se non vi ritrovo qui al mio ritorno, vi rivedrò certamente prima che andiate a letto: è vero?

_Beatrice_

Ah! la solita cantatina dell'ultim'ora?

_Signora Renzi_

Ma stasera la vogliamo allegra, la cantatina.

_Beatrice_

Vi obbedirò.

_Mario_

Buona sera, capitano. Buona sera, don Bartolomeo. Vi raccomando: zitto, lasciateli giocare. _(Alla signora Renzi)_ Mamma, vuoi che comperi le pasticche per questa notte?

_Signora Renzi_

Ma se non ho più tosse.

_Mario_

Sarà sempre meglio averne in casa. Arrivederci, mamma. _(Via dal fondo.)_

SCENA II.

_Signora_ RENZI, BRAMBINI, BEATRICE, BARTOLOMEO.

_Signora Renzi_

_(dopo aver aggiustato le pedine)_ Ci siamo.

_Brambini_

Ci siamo. _(Sta per giocare.)_

_Signora Renzi_

Oh! scusate, la prima mossa spetta a me.

_Bartolomeo_

Non gli date quartiere, signora Maria.

_Brambini_

_(con uno sguardo di rimprovero, a Bartolomeo)_ Be'?...

_Bartolomeo_

_(chiudendosi le labbra con le dita, borbotta.)_ Vado a sedermi lontano. _(Si alza.)_ Se resto qua, tanto, io mi conosco, alla tentazione di parlare, non ci resisto. _(Va a posare il telaietto sopra un piccolo tavolino molto distante dalla tavola. Canticchiando la mazurca del_ Ballo in maschera, _cava di tasca un mozzicone di stearica e lo accende.)_ Taran, taran, taran, taran, tarèra... _(Fa colare un po' di cera sul tavolino, e, sulla cera colata, mette il mozzicone acceso. Indi, ricomincia a lavorare.)_ Oh! benissimo! Ciascuno per sè e Dio per tutti.... Taran, taran, taran, taran, tarèra... _(Pausa)_ Silenzio generale. _(Brontolando:)_ Il momento è solenne: le sorti della patria sono in pericolo.

_Brambini_

_(assorto nel gioco)_ A vele gonfie!

_Beatrice_

_(che, cucendo, si è interessata alla partita e ha guardato la scacchiera dietro le spalle della signora Renzi, avverte a un tratto:)_ Attenta, attenta, signora Renzi!... Dovete soffiare.

_Brambini_

Bella prodezza! Due contro uno!... E tu, birichina, _(celiando)_ ti metti a combattere tuo nonno? Vattene di lì!

_Bartolomeo_

Venitevene qua anche voi, signorina Beatrice. Lasciate che il nonno perda tranquillamente quest'altra partita.

_Brambini_

E voi possiate perdere la lingua!

_Beatrice_

Sì, maestro, ora me ne vengo da voi per non cadere in contravvenzione. _(Si alza e, portando seco il lavoro, va a sedere accanto a don Bartolomeo.)_ Santa pazienza!

_Brambini_

Oh! si respira!...

_Bartolomeo_

_(a Beatrice)_ Vicino a me, vicino a me. Parliamo un po' di cose gravi.

_Beatrice_

Cose gravi non ce n'è.

_Bartolomeo_

Uhm! _(Abbassando la voce)_ Come va la faccenda?

_Beatrice_

Quale?

_Bartolomeo_

_(furbescamente)_ Quella del cuore.... Il frutto mi sembra maturo: coglietelo a tempo.

_Beatrice_

_(compiaciuta)_ Non vi comprendo.

_(Tutti e due parlano piano.)_

_Bartolomeo_

Eh! non tante storie! Che gli volete bene, se ne accorgono anche i muri.

_Beatrice_

_(sospirando)_ E se pure ciò fosse vero, a che basterebbe?

_Bartolomeo_

Andate là. Anche lui c'è entrato, oramai. Vi dico che il frutto è maturo. Io me ne intendo. Bisogna fare in modo che egli si decida, ecco. Volete che, con garbo, glie ne parli io?

_Beatrice_

Per amor di Dio, non fate questo!

_Signora Renzi_

_(che, più del capitano, è vicina a Beatrice e a don Bartolomeo, ode qualche parola, e vorrebbe udir meglio.)_

_Bartolomeo_

Che male ci sarebbe? Anzi! Un amico comune è la persona più adatta a stringere, come suol dirsi, i sacchi.

_Beatrice_

No, don Bartolomeo, no! no! Io tremo al solo pensarci.

_Brambini_

_(alla signora che si distrae per udire)_ Ma ora siete voi che vi distraete.

_Bartolomeo_

_(a Beatrice)_ Tremare! Nientemeno che tremare?

_Beatrice_

_(accalorandosi)_ Sicuro! Si trema quando si sta per sentire la parola che deve dare tutto o togliere tutto!

_Signora Renzi_

_(ha udito, ed esclama senza volerlo:)_ Cara!

_Brambini_

Avete detto?

_Signora Renzi_

Niente! Giocate.

_Brambini_

Io ho giocato e ho fatto dama; ma voi... dove avete la testa?

_Signora Renzi_

Via, non vi arrabbiate. _(Giocando e parlando piano)_ Vi dirò poi un'altra volta dove ho la testa, e sono certa che mi assolverete.

_Brambini_

Provvisoriamente, vi mangio due pedine e vado avanti.

_Beatrice_

_(a Bartolomeo)_ Vi siete ammutolito?

_Bartolomeo_

Mi sono ammutolito perchè con voi non c'è mezzo di spiegarsi.... Dovreste intendere che se don Bartolomeo parla, ne ha le sue buone ragioni. _(Quasi all'orecchio di lei)_ Insomma... insomma, stamane, il signor Mario è venuto su, da me, a farsi prestare, com'egli ha detto, un po' di sole per mettere non so che tinte a un suo bozzetto. Quaggiù, poveraccio, al primo piano, egli non ha altro sole che quello che gli mandate voi dalla finestrella dirimpetto....

_Beatrice_

_(abbassa gli occhi e il capo, arrossendo.)_

_Bartolomeo_

Inutile arrossire, adesso: rossore sprecato! Egli, dunque, è venuto da me, e mentre imbrattava una tela, io ho cominciato a stuzzicarlo: -- «Signor Mario, se allo stesso piano vostro non abitassero quei due occhi che sapete, io vi proporrei uno scambio di case. Tanto, io, del sole non so che farmene, e, quanto a ballare e a ricamar pantofole, so farlo anche all'oscuro.»

_Beatrice_

_(ascoltando acutamente)_ E lui?

_Bartolomeo_

Lui: -- «Non vi preoccupate, don Bartolomeo: quelli lì, vicini o lontani, nessuno me li porta via.»

_Beatrice_

Ah?

_Bartolomeo_

«E se io, signor Mario, volessi farvi la concorrenza?» -- scherzavo, capite?

_Beatrice_

Capisco!

_Bartolomeo_

Per tutta risposta mi ha azzeccata una pennellata di biacca sul naso. _(Si tocca il naso come per constatare il fatto.)_

_Brambini_

_(giocando)_ Povera Signora Maria, è bell'e spacciata!

_Bartolomeo_

Ma io gli ho detto: -- «Ohè, badate, giovinotto, di non far troppo il gradasso. Io ho un vantaggio su voi.» «Quale?» -- m'ha domandato. Ed io, subito: «Le ragazze cercano il marito! il marito!, e appunto io, _(eccitandosi)_ mi voglio ammogliare.»

_Beatrice_

Bravo! E lui? lui?

_Bartolomeo_

Lui mi si è accostato affettuosamente e mi ha fatto: «Vecchio volpone, so che mi siete affezionato e m'accorgo che volete scandagliarmi a fin di bene.» E, con la voce un po' commossa, m'ha soggiunto: «Don Bartolomeo, gli uomini non sentono veramente il bisogno di prender moglie che quando hanno trovata la donna che amano forse non _più_ delle altre, ma... _meglio_ delle altre.»

_Beatrice_

_(ansiosissima)_ E allora?

_Bartolomeo_

_(emozionato)_ Allora, s'intende, io ho arrischiata la domanda decisiva: «E voi -- gli ho detto -- l'avete trovata, questa donna?»

_Brambini_

_(inebriandosi del gioco)_ Caricat'arm!

_Beatrice_

_(perplessa)_ Che ha risposto?

_Bartolomeo_

_(mal riuscendo a frenare la voce vibrante di tenerezza)_ Perbacco, signorina Beatrice, la sua bocca ha taciuto, ma i suoi occhi, per quanto è vero Dio, m'hanno detto di sì!

_Beatrice_

_(levando un po' la voce nello slancio della gioia)_ Ah, don Bartolomeo, vi abbraccerei!

_Signora Renzi_

_(ha udito le ultime parole di don Bartolomeo, e, presa da una gioconda commozione, prorompendo simultaneamente allo slancio di Beatrice, esclama:)_ Ma sì, ho perduto, capitano, ho perduto.... Mangiatevi quest'altre pedine, e non se ne parli più! _(Alzandosi e ridendo)_ Ah! ah! ah! Che battaglia! Che battaglia!

_Brambini_

Che trionfo!

_(Si alzano tutti.)_

_Signora Renzi_

Sì, che trionfo! _(Cambiando tono, a Don Bartolomeo)_ E voi, maestro, che avete borbottato sinora? Che avete fatto da meritare -- almeno, così m'è parso d'udire -- il desiderio d'un abbraccio?

_Bartolomeo_

Che ho fatto? Un bel mestiere, signora Maria, un bel mestiere!

_Brambini_

Beatrice, che ora è?

_Beatrice_

_(guarda il suo orologetto.)_

_Bartolomeo_

_(piano alla signora Renzi)_ Le ho parlato d'amore...

_Beatrice_

_(avvicinandosi a Brambini)_ Nonno, sono le nove e mezzo. _(Resta presso di lui, aggiustandogli il soprabito.)_

_Signora Renzi_

_(in disparte, a don Bartolomeo, celiando)_ Le avete parlato d'amore! Con quel viso e con quegli anni?

_Bartolomeo_

_(tristemente)_ Eppure, il cuore non domanda permesso al viso nè agli anni quando vuole voler bene... Ah, signora Maria, quante cose ridicole sono molto serie!...

_Signora Renzi_

_(stringendogli la mano)_ Siete un brav'uomo!

_Brambini_

Sicchè, io vi lascio.

_Bartolomeo_

Per me è ora canonica, e vi lascio anch'io. _(Prende con una mano il telaietto e con l'altra la candela accesa.)_

_Signora Renzi_

Di già?

_Brambini_

Eh! stasera si lavora perchè siamo alla fine del mese.... Da trent'anni che sono amministratore del marchese Bonaldi, non ho mai cominciato un mese senza chiudere i conti di quello precedente.

_Bartolomeo_

_(in un tono di declamazione umoristica)_ E, riconoscendo i vostri meriti, il marchese Bonaldi, un giorno o l'altro, vi otterrà dal vostro ex re la promozione a... generale borbonico.... al riposo![1].

[1] L'attore potrà dire: «dal vostro ex re, che dall'altro mondo può fare anche dei miracoli, la promozione ecc. ecc.»

Quando fu scritto questo dramma, viveva ancora Francesco II.

_Brambini_

Mi meraviglio che, come maestro di ballo, non siate ancora neppure commendatore!

_(Tutti ridono.)_

_Beatrice_

Nonno, vorrei restare un pochino a far compagnia alla signora Renzi.

_Brambini_

Resta, se vuoi.

_Bartolomeo_

_(alla signora Renzi, salutando)_ Signora mia, buona notte! _(A Beatrice)_ Signorina Beatrice,... cantatina allegrissima, stasera! Io, lassù, non la sento; ma, tanto, _(mostrando la candela)_ mi rassegno anche a questo.

_(Scambio di saluti e molta animazione.)_

_Brambini_

Buona notte! buona notte!

_Signora Renzi_

Buon lavoro, capitano!... Arrivederci, don Bartolomeo.

_Bartolomeo_

_(presso la porta, caricatamente)_ Passi, generale...

_Brambini_

Prego, commendatore.... Prima lei.

_Bartolomeo_

_(passando altezzosamente)_ Grazie!

_(Brambini e don Bartolomeo vanno via, e la signora Renzi e Beatrice li accompagnano sino alla porta che s'apre sul pianerottolo, continuando a scambiar con essi saluti e celie.)_

SCENA III.

_Signora_ RENZI _e_ BEATRICE.

_Signora Renzi_

_(chiudendo la porta, quasi tra sè)_ Buone persone! _(Va a sedersi su una poltrona distante dalla tavola.)_ Che ti diceva don Bartolomeo?

_Beatrice_

_(imbarazzata)_ Mi raccontava... degli aneddoti.

_Signora Renzi_

_(affettuosamente)_ Bugia!

_Beatrice_

_(vergognandosi)_ Avete, dunque, udito.... _(Si nasconde il viso tra le mani.)_

_Signora Renzi_

_(interrompendola)_ Nulla di cui tu debba arrossire dinanzi a me. Bambina! È tanto tempo che il mio pensiero e il tuo s'incontrano nello stesso voto, ed è tanto tempo che io sono la tua migliore alleata.... Vieni, vieni qui, povero angelo!...

_Beatrice_

_(va a inginocchiarsi accanto a lei, infantilmente.)_

_Signora Renzi_

_(carezzandola)_ Non temere.... Il nostro sogno, ne ho fede, si realizzerà. Vedrai. Già, Mario, a poco a poco, è diventato un altro.... Da quando ritornò da quel piccolo viaggio misterioso -- ti ricordi? -- l'ho visto sempre più dolce, sempre più sereno, e da qualche mese -- oh! io lo comprendo meglio che non possa comprendersi egli stesso -- da qualche mese non pensa che a te. E come ci pensa! Ma nè io nè tu gli additeremo la via della felicità. Egli la troverà da sè. La sua natura va verso il bene soltanto se è libera d'andare dove vuole. Nessuna esortazione, nessun consiglio. Sul suo spirito non si può influire che tacendo e aspettando. Io non gli ho mai espressi i miei desiderii, egli ha finito sempre col soddisfarli.

_Beatrice_

_(dolcemente)_ Io v'imiterò, signora.

_Signora Renzi_

E sarà egli stesso che verrà a te; sarà egli stesso che si sentirà attratto da ciò che è ancora il meglio che si possa fare su questo mondo: vivere onestamente con la persona che si ama e da cui si è amati. Perchè... tu l'ami molto, non è vero?

_Beatrice_

_(con grande soavità)_ Tanto!... Tanto!

_Signora Renzi_

_(abbracciandola e baciandola con affettuosità profonda)_ Che tu sii benedetta, figlia mia! _(Restano abbracciate, commosse. Indi la signora Renzi abbandona, lentamente, il capo sulla spalliera.)_

_Beatrice_

_(alzandosi e rimettendosi dall'emozione)_ Siete un poco stanca?

_Signora Renzi_

_(sbadigliando)_ Non ancora. Adesso che ho fatta la pace con la buona salute, non mi stanco più così presto. Ringiovanisco, sai.

_Beatrice_

Allora, volete che vi legga una pagina del vostro libro favorito?

_Signora Renzi_

No, Beatrice. Ho la mente piena di cose belle. Per questa sera non voglio metterci dentro più nulla: sto tanto bene così! Piuttosto, _(sbadigliando)_ bella mia, mi fai il piacere di rassettare un poco lassù. _(Indica la tavola -- Il tappeto è sconvolto e ingombro di pedine, di mussola, di tela a brandelli, di giornali gualciti e del lavoro di Beatrice.)_

_Beatrice_

Subito. _(Va a rassettare.)_ Uh! che disordine! Ma qui si vede che la maggior colpevole sono stata io. Che cenciaiola! _(Ripone nella cesta i brandelli e nei cassettini della scacchiera le pedine.)_ Rimettiamo nel quartiere i soldati con cui il nonno deve vincere le battaglie.... Suona la ritirata: a letto, a letto. Bravi, così! -- Ed ecco i giornali del signor Mario. _(Li piega.)_ Quello lì che contiene la strana storiella... lo ha conservato lui. _(Ricordando)_ Povera ragazza: chissà che cosa le era accaduto! Il signor Mario ha detto che non valeva la pena di saperlo.... Pure, sarei curiosa.... Signora Renzi, ci avete capito niente, voi?

_Signora Renzi_

_(a poco a poco si è addormentata.)_

_Beatrice_

_(Pausa)_ Dorme. _(Ripiglia un giornale e lo appiccica con uno spillo al paralume, affinchè la luce non importuni la dormiente. -- Si ode picchiare.)_ Eccolo. _(Apre.)_

SCENA IV.

CLELIA, BEATRICE, _Signora_ RENZI.

_Clelia_

_(indossa una povera veste grigia, e ha il capo avvolto in uno scialle. Resta di là dalla soglia. Ha la voce umile e tremante.)_ Vorrei parlare alla signora Renzi.

_Beatrice_

È lì che dorme. Adesso è tardi. Non potrebbe favorire domani?

_Clelia_

_(guardando Beatrice con intensità intuitiva)_ Domani? Si, ma alla stessa ora, perchè, veda, signorina, ho un bambino lassù, alla locanda, e non posso allontanarmene che quando una buona donna -- un'operaia che è occupata tutto il giorno -- viene a sostituirmi presso la culla. Se non le dispiace, aspetterò che la signora Renzi si svegli!

_Beatrice_

_(fa un gesto di non sincera condiscendenza.)_

_Clelia_

_(si avanza un poco.)_

_Signora Renzi_

_(in sogno, mormora:)_ Beatrice....

_Clelia_

_(con mitezza estrema)_ Mi pare che si stia svegliando....

_Beatrice_

_(guardando la signora Renzi)_ No. Credo che parli in sogno.

_Signora Renzi_

_(mormora ancora:)_ Mario.... Figli miei....

_Clelia_

_(trasalisce.)_

_Beatrice_

Sì, parla in sogno....

_Signora Renzi_

_(come in un sussulto di gioia, si sveglia)_ Beatrice... dove sei?

_Beatrice_

Eccomi....

_Clelia_

_(si ritrae.)_

_Beatrice_

C'è qui una donna che desidera parlarvi.

_Signora Renzi_

Dov'è? _(Voltandosi e, vedendo Clelia, ne ha un'impressione quasi di paura)_ Che!

_Clelia_

_(sempre mite)_ Mi conoscete?

_Signora Renzi_

Vi conosco. _(Si alza.)_

_Clelia_

Supponevo, pur troppo, d'essere da voi conosciuta di nome, ma....

_Signora Renzi_

_(di scatto)_ Oh! come credevate che io avessi potuto non vedervi mai? E poi.... _(Non continua, per la presenza di Beatrice, di cui si preoccupa.)_ Beatrice, non trattenerti più a lungo.... Vattene dal nonno.

_Beatrice_

_(piano alla Signora)_ Voi siete così turbata....

_Signora Renzi_

T'inganni....

_Beatrice_

Ma questa donna?

_Signora Renzi_

È... la figliuola d'un amico del mio povero marito.... M'avevano detto che era morta... ed è naturale che il vederla m'abbia un po' scossa.... Vattene, dunque, senza preoccupazione; vattene.

_Beatrice_

_(mal volentieri)_ Vado.... Buona notte. _(Allontanandosi saluta col capo Clelia. -- Si guardano scambievolmente con penosa curiosità. -- Beatrice esce.)_

_Signora Renzi_

_(segue Beatrice sino alla soglia; poi, quando sta per chiudere la porta, si ferma, udendo che Mario sale le scale e che zufola.)_

SCENA V.

MARIO, CLELIA, _Signora_ RENZI.

_Mario_

_(dalle scale, gaio)_ Signorina Beatrice, salutiamoci, almeno.

_(La signora Renzi e Clelia si scuotono e si scambiano un'occhiata.)_

_Beatrice_

_(la cui voce lontana si sente appena)_ Ero distratta, signor Mario. Vi pare....

_Mario_

_(le sue parole si odono più da vicino)_ Va bene, vi perdoniamo.... Ma, cantatina allegra! _(Ridendo)_ Ah! ah! ah! _(Entra. Vedendo Clelia, ne ha come un senso di meraviglia e di terrore)_ Voi! _(Indi, senza troppa durezza)_ Che fate qui? Che volete in casa di mia madre?

_Clelia_

_(a un tempo timida, supplichevole e altera)_ Lo so che una par mia non ha il diritto di metterci il piede; ma io ci sono entrata come si entra in chiesa -- devotamente -- per implorare una grazia.... Io speravo, e spero, di ottenerla da lei, da vostra madre, questa grazia.

_Signora Renzi_

_(offesa)_ Da me quale grazia volete ottenere?

_Clelia_

_(senza avere il coraggio di dir subito la ragione della sua visita)_.... Che rendiate meno aspro verso di me... l'animo del vostro Mario.

_Signora Renzi_

_(le volta le spalle, avviandosi -- quasi fuggendo -- verso la porta a destra.)_

_Clelia_

Restate, signora, ve ne scongiuro: io ho bisogno del vostro appoggio, e, per quanto ciò vi possa sembrare strano, io sento che me lo concederete.

_Signora Renzi_

_(meravigliata)_ Il mio appoggio?!

_Clelia_

Ma voi non sapete ancora che cosa debbo dire a vostro figlio.... Restate, signora, ascoltatemi.

_Signora Renzi_

No, no, no....

_Mario_

_(severo)_ Lasciate stare mia madre. Vi ascolterò io.

_Clelia_

_(abbassa gli occhi mortificata.)_

_Mario_

_(con maggiore gentilezza)_ Vi ascolterò io.

_(Silenzio solenne, grave, agghiacciante.)_

_Signora Renzi_

_(rivolge a Mario un lungo sguardo in cui è un'interrogazione e un ammonimento, ed esce a destra.)_

SCENA VI.

CLELIA _e_ MARIO.

_Clelia_