Una donna

Part 5

Chapter 53,315 wordsPublic domain

_(animata da un repentino coraggio, come se a un tratto avesse la coscienza d'un diritto)_ Ebbene, mi ascolterai tu! Avevo osato di venire in casa di tua madre e avevo chiesto di parlare a lei perchè, nonostante l'orrore che... in altri tempi... ho potuto destare in quella onesta signora, io adesso dovevo contare più sulla bontà del cuor suo che sulla sprezzante indifferenza del tuo. Sono dieci mesi, Mario, che ti chiamo, che ti cerco inutilmente; sono dieci lunghi terribili mesi che ti nascondi a me, che mi fuggi come se io fossi una femmina infame!

_Mario_

_(freddo, ma in tono amichevole)_ Una volta che io avevo deciso di finirla, sarebbe stata un'imprudenza il rivederti. Quella sera,... la sera della tua festa... uscendo dalla casa dove quel Carsanti era il tuo signore, giurai di non entrarvi mai più. Il giorno dopo, potetti raggranellare un po' di denaro, affidai mia madre... a una giovinetta, a una nostra vicina, e partii, partii per non aver sùbito la tentazione di ritornare a te. Più tardi, quando fui obbligato a riunirmi con mia madre, resistetti alla tentazione. Me ne tormentai, non lo nego, ma vinsi, e mantenni il giuramento pel bene di tutti.

_Clelia_

Pel mio bene anche!?

_Mario_

Sì. Ti lasciavo finalmente libera... libera di disporre, come meglio ti piacesse, della tua vita.

_Clelia_

_(scrollando il capo e sforzandosi di serbarsi tranquilla)_ Ma... tu sapevi che m'ero fatta scacciare da quell'uomo proprio la sera in cui ti vidi per l'ultima volta, senza sospettare menomamente il tuo abbandono. Di': tu lo sapevi:... io te l'avevo scritto.

_Mario_

_(calmo)_ Me l'avevi scritto: lo sapevo.

_Clelia_

E tu sapevi pure la ragione... _la ragione_ per cui m'ero fatta scacciare. Io te l'avevo scritta.

_Mario_

_(paziente)_ Me l'avevi scritta; ma io non t'avevo creduta.

_Clelia_

Avrei dovuto, dunque, quella sera stessa, dopo la scena disgustevole, piombarti addosso come se avessi preteso qualche cosa da te, come se avessi voluto vantarmi del mio eroismo, come se avessi voluto chiedertene il premio?... È questo, forse, che avrei dovuto fare?

_Mario_

Sarebbe stato inutile: non ti avrei creduta.

_Clelia_

_(rabbrividendo)_ Mario!... io ti comprendo: tu rispondi così per prepararmi a uno scetticismo anche più crudele. Tu hai già capito, non è vero?, perchè io abbia risoluto di bussare alla tua porta; tu hai già capito che io non sono tanto sciocca da voler tentare la riconquista del tuo cuore; Mario _(afferrandogli le mani)_ tu lo hai già capito: io vengo a parlarti soltanto di nostro figlio!

_Mario_

_(stringendosi nelle spalle, crudelmente)_ Nostro!

_Clelia_

_(con uno sforzo d'amarezza)_ Ah! l'avevo preveduto!

_Mario_

_(Pausa. Con sforzo di pazienza)_ Insomma, Clelia, cerchiamo di abbreviare questo colloquio increscioso. Riassumi le tue idee, e dimmi con calma: da me tu che pretendi?

_(Il dialogo diventa man mano concitato, febbrile, incalzante.)_

_Clelia_

Nulla pretendo. Io desidero, innanzi tutto, di convincerti che il mio bambino è _tuo_.

_Mario_

Non puoi convincermene.

_Clelia_

Ma perchè non posso? Perchè? Pensaci bene, Mario: la nostra relazione non è rotta che da dieci mesi, e precisamente domani saranno passati due mesi -- m'intendi? -- da che il bambino m'è nato. Se anche tu, cinicamente, volessi fingere d'ignorare, se anche ignorassi davvero la miseria squallida che da quando mi lasciasti io ho preferito a ogni risorsa losca, a ogni mezzo consigliatomi dalla mia trista esperienza, a ogni utile transazione, non potresti negare ciò che le date, innegabili, ti accertano.

_Mario_

Le date sono contro di te.

_Clelia_

Come!

_Mario_

Sino a dieci mesi fa, tu eri amante mia e di Carsanti.

_Clelia_

Amante di lui, no!

_Mario_

Evvia!

_Clelia_

Tu ricordi in che modo esclusivo io ti amavo.

_Mario_

Chiacchiere!...

_Clelia_

Tu ricordi la singolarità della mia esistenza....

_Mario_

Chiacchiere che hanno fatto il loro tempo!

_Clelia_

Eppure, ti è noto che se non avessi fidato nella rassegnazione di quell'uomo strano e vanitoso, io non mi sarei mai legata a lui dopo di averti conosciuto.

_Mario_

A me è noto solamente che a _lui_ ti legasti.

_Clelia_

Ma con quali speranze?!

_Mario_

Speranze inverosimili!

_Clelia_

È vero....

_Mario_

Ne convieni.

_Clelia_

Ne convengo perchè, difatti, ebbi a persuadermi che m'ero illusa....

_Mario_

E allora, che mi vai affastellando? Questa tale illusione svanì proprio quando diventasti veramente sua.

_Clelia_

Ma appunto per non diventare veramente sua io mi feci scacciare da lui, di notte, come una serva ladra!

_Mario_

Non ti ho creduta quando me l'hai scritto, non ti credo ora, non ti crederò mai!

_Clelia_

_(con impeto di disperazione)_ Io, dunque, debbo rinunziare al sogno di ridare il padre al mio bambino, debbo rinunziare al sogno di assicurargli una guida, un avvenire, un nome?... Dio, Dio mio, aiutatemi voi, aiutatemi voi! _(Pausa. Poi, prendendogli dolcemente le braccia, le mani, circondandolo amorosamente)_ Mario, ho tanto sofferto, e ho sofferto in pace, per mettere al mondo quel piccino che, pensavo, sarebbe stata la continuazione della parte migliore della mia vita. Ero sola, ero malata, accettavo il soccorso offertomi da qualcuna delle mie amiche d'una volta -- domandane al dottor Fonseca -- e ne arrossivo, mi umiliavo, sì, mi umiliavo; ma da una intima soddisfazione ero animata e confortata... perchè?... perchè sentivo nelle viscere il frutto, il tesoro del nostro amore!

_Mario_

_(svincolandosi senza violenza)_ Clelia....

_Clelia_

No, non aver paura.... Non saprei più sedurti... Sono diventata un cencio.... E non attraverso la mia persona ammiserita tu devi beneficare quel poverino.... No... la mia persona esiste già così poco e non vale più niente e non spera e non esige niente per sè, ed è disposta a ogni sacrifizio purchè _egli_ sia salvato e salvato da te.

_Mario_

_(dibattendosi tra due sentimenti opposti)_ Clelia, non parlarmi con tanta dolcezza....

_Clelia_

E tu non forzare al cinismo la tua natura nobile.... Essa, me ne accorgo, non mi accusa di menzogna.... Mario, Mario mio, lasciati commuovere... cedi alla tua indole... liberami da queste pene atroci... dimmi che salverai il mio angelo, che lo accoglierai, che lo assisterai, che gli vorrai bene... che gli sarai padre. _(Lo guarda ansiosamente e angosciosamente negli occhi.)_

_Mario_

_(che s'era commosso, torna ora ad avere sul viso l'espressione del fastidio e della rigidezza crudele.)_ No, no, non voglio, non posso!

_Clelia_

_(se ne sente schiacciata.)_ Ah!

SCENA VII.

_Signora_ RENZI, MARIO _e_ CLELIA.

_Signora Renzi_

_(alle ultime parole di Mario comparisce, gravemente, nel vano della porta)_ Mario!

_Mario e Clelia_

_(simultaneamente)_

Mamma....

Signora....

_Signora Renzi_

Io non so essere giudice fra voi due: sono una borghesuccia abituata alla vita casalinga; ma, fra tante cose che avete dette, una sola cosa m'è sembrata semplice ed importante: -- c'è un innocente da salvare. _(A Mario)_ Questa donna te ne attribuisce la paternità, e tu non hai fede nella parola di lei. Hai torto? hai ragione? Non monta. Ma io domando a te e ti prego di rispondermi in coscienza: sei tu poi sicuro -- bada -- sei proprio sicuro di _non essere_ il padre di quel bambino?

_Mario_

_(tace.)_

_Signora Renzi_

Rispondimi.

_Mario_

... Non ne sono sicuro.

_Signora Renzi_

Come vedi, la quistione, per un uomo onesto, è risoluta. Tu, uomo onesto, sai che, soprattutto, non devi abbandonare una creaturina che _forse_ è sangue tuo. Se quel bambino non è tuo figlio, tanto, avrai compiuta un'azione pietosa; se è davvero tuo figlio, avrai semplicemente adempito un dovere. C'è il dubbio? E il dubbio basta a crearti un obbligo sacro.

_Clelia_

Voi siete giusta, signora.... Avevo ragione di contare sul vostro appoggio.

_Signora Renzi_

Sul mio appoggio, contateci; ma io conto sui vostri sacrifizii....

_Clelia_

Quali?

_Signora Renzi_

Sui sacrifizii che voi stessa avete offerti.

_Clelia_

Mi spaventate!...

_Signora Renzi_

E che? Sperate ancora un legame tra voi e Mario?

_Clelia_

_(subito)_ No!

_Signora Renzi_

Ebbene, se volete provvedere, veramente, sicuramente, all'avvenire del vostro figliuolo, voi dovete sacrificargli _tutto_.

_Clelia_

_(invasa dal terrore)_ _Tutto_... che cosa?

_Signora Renzi_

.... Povera donna... i vostri diritti di madre.

_Clelia_

_(con un grido di violenta ribellione)_ Impossibile! _(Pausa. Poi, timidamente)_ Mi chiedete troppo, signora. Siete madre anche voi, è vero; sapete la prepotenza cieca di quell'egoismo sublime che è l'affetto materno, ma è naturale che non abbiate un'idea esatta di ciò che mi chiedete. Una santa, una virtuosa come voi, non conosce i misteri di queste esistenze per cui la virtù è una cosa molto confusa: _(eccitandosi)_ ecco, ecco perchè voi non intendete che se in noialtre spostate l'affetto materno nasce, esso qualche volta può essere più tenace, più geloso, più prepotente, più cupido che nelle donne educate all'onestà. _Che è_ mio figlio per me? Non so esprimervelo... non so esprimervelo con le parole. Certo, dai primi momenti della maternità, sentii che essa mi assorbiva tutta; e da quando _egli_ è nato io non mi sono più accorta di esistere che... che per le sensazioni nuove, prodotte in me da quel piccolo essere. E mi proponete di vivere estranea a lui? Ve l'ho detto: è impossibile!... Ogni altra proposta, io l'accetterò; ogni altro sacrifizio mi sembrerà lieve.... Io non aspiro alla riabilitazione; io non aspiro neppure al rispetto compassionevole; io voglio soffrire la fame, io voglio piegarmi alle più umili fatiche, io voglio essere peggio d'una schiava: ma distaccarmi, per sempre, completamente da mio figlio, lasciarmi estirpare il cuore vivo vivo, rinunziare ai miei diritti di madre, no! no! è impossibile, è impossibile!... _(È accasciata, esausta di forze.)_

_Signora Renzi_

E non v'accorgete....

_Mario_

_(interrompendola)_ Via, mamma, per ora tronchiamo....

_Signora Renzi_

_(severa)_ No! Voglio andare sino in fondo una volta per sempre. _(A Clelia)_ Non v'accorgete, povera donna _(a Mario, che vorrebbe impedirle di continuare)_ -- lasciami dire --... non v'accorgete che nei vostri proponimenti c'è una grave contraddizione? Voi volete che il vostro figliuolo diventi un uomo utile, un uomo d'onore, un uomo felice... e gli preparate lo spettacolo straziante e disonorante di una madre condannata dalle stesse leggi per le quali ora combattete. E che cosa dovrà dirgli di voi suo padre? E che gli direte voi stessa?... E quando questo figliuolo sarà un fanciullo, come affronterete la sua curiosità? E quando sarà un giovane forte ed altero, come affronterete il suo orgoglio? E quando avrà una coscienza per giudicare... come, come affronterete voi il suo giudizio? E quali gioie, quali conforti gli saranno serbati fra un padre e una madre che si disputano il suo cuore e che non hanno di comune nè la casa, nè il nome, nè l'onorabilità? Il suo animo, siatene certa, si alimenterà di rancore, e verrà un giorno in cui egli potrà rimproverarvi persino _(solenne e insinuante)_ di averlo messo al mondo....

_Clelia_

_(disfatta, senza fiato)_ Basta... basta.... Lo so che avete ragione.... Io mi sono ribellata, ma alla mia ribellione, ve ne prego, non ci credete.... Adesso non ho più la forza di pensare... e di rassicurarvi.... Ma, qui, qui, nel cervello, un solo, un solo pensiero resta certamente limpido, fermo, immutabile: salvarlo, salvarlo a qualunque costo! Io, io ho la responsabilità della sua vita... perchè avrei potuto _(convulsa, lagrimando)_ avrei potuto... come fanno tante... anche talune di quelle che si lasciano credere oneste... sì, sì, avrei potuto annientare, distruggere la maternità nel suo primo momento; e non lo feci. Il delitto mostruoso sarebbe stato per me un dovere.... Non volli, non volli..., chi sa, forse non per virtù... ma per egoismo.... _(Si sorregge a un tavolino.)_ Ed ora... non parlate più... Sono persuasa... In fondo n'ero convinta anche prima che parlaste.... Mio figlio non deve conoscermi?... E non mi conoscerà!... Me ne andrò lontano assai....

_Signora Renzi e Mario_

_(la soccorrono.)_

_Clelia_

... lontano assai.... Oh! non dubitate.... Lo farò.... Lo farò....

_(Sipario.)_

ATTO QUARTO.

_Una squallida stanza di locanduccia. Un letto disadorno, basso, con accanto una culla napoletana, vuota. Un baule ai piedi del letto. Una tavola con su l'occorrente per scrivere. Poche altre misere suppellettili, tra cui un cassettone e un lavamani. Sopra il cassettone, un_ biberon, _qualche fiala, uno specchietto, dei pettini. Sparsi qua e là, pannolini per bambini. Unica porta in fondo, ma non proprio nel mezzo. La porta s'apre in un corridoio angusto. Una finestra_.

SCENA I.

CLELIA, _Signora_ RENZI, CARMELA, ANGIOLINA, FONSECA.

_(Come s'alza la tela, si vede nel corridoio, presso la porta aperta, un gruppo così formato:_ _Carmela_, _con in braccio un bambino avvoltolato negli scialli;_ _Clelia_, _che, pallida e desolata, si aggrappa a_ _Carmela_ _e al bambino;_ _Angiolina_ _che cerca di staccarla da lui; la signora_ _Renzi_ _e il dottor_ _Fonseca_ _che la circondano premurosamente.)_

_Clelia_

_(con voce rotta, stanca e singhiozzante)_ Figlio, figlio mio....

_Signora Renzi_

Coraggio... coraggio!... _(È assai commossa anche lei e parla con dolcezza materna.)_

_Clelia_

_(spasimando)_ Sì... mia buona signora, ne avrò, _(bacia e ribacia il bambino)_ ... ne avrò.... Non vedete che sono forte?

_Carmela_

Facciamo piano.... Meglio profittare adesso che il bambino dorme.

_Signora Renzi_

Coraggio... via... coraggio!...

_Clelia_

Aspettate... aspettate... un altro poco....

_Angiolina_

Ma così non ve ne staccherete mai!

_Clelia_

Aspettate... aspettate... per pietà.... Pensate che non lo bacerò mai più..., mai, mai più! _(Continua a baciarlo.)_

_Fonseca_

Ma sì, ma sì, lasciate che si sfoghi!

_Clelia_

Addio, figlio mio... Addio, angioletto mio... Addio... addio.... E a voi, signora, grazie. _(Le vorrebbe baciar la mano.)_

_Signora Renzi_

_(invece si stringe Clelia al petto)_ Qui... qui.... Voi non dovete ringraziarmi; voi.... _(La parola le si rompe nella gola stretta dall'emozione.)_

_Clelia_

Grazie... grazie....

_(Mentre la signora Renzi abbraccia e bacia Clelia, Carmela, col bambino, si allontana e sparisce.)_

_Clelia_

_(si slancia per seguirlo.)_

_Fonseca e Angiolina_

_(la trattengono.)_

_Signora Renzi_

_(con uno sforzo, esce.)_

_Clelia_

_(dà un grido disperato.)_ _(Cade fra le braccia di Fonseca e di Angiolina, che la sostengono e l'adagiano sopra una sedia; indi, a poco a poco, rinviene.)_

_Fonseca_

_(dopo una lunga pausa, a Clelia)_ Sei stata un'eroina.

_Clelia_

_(appena col fiato)_ Vedrai....

_Fonseca_

Ho visto già abbastanza.... Nessuna madre, credi a me, seppe mai essere più nobilmente martire dell'amore materno.

_Clelia_

Era necessario....

_Fonseca_

E sì.... Sei malata, non avevi neppure come nutrirlo.

_Clelia_

E se anche lo avessi potuto nutrire!...

_Fonseca_

Già, già: intendo.... Almeno ora sai che sarà allevato in una famiglia per bene....

_Clelia_

E Mario legittimerà il suo figliuolo.... La signora Renzi me l'ha promesso.... E anche io ho promesso qualche cosa. Dovrò... partire per sempre. E partirò. Egli non incontrerà mai sua madre. È tanto giusto che debba avvenire così! _(Si abbatte, resta come impietrita, senza sguardo.)_

_Fonseca_

_(chiamandola)_ Clelia... Clelia....

_Clelia_

_(non l'ode.)_

_Fonseca_

_(mormorando:)_ Che depressione di nervi!

_Angiolina_

_(tirando a sè per il soprabito il dottore)_ Dottore... «Partire» è una bella parola.... Ma come si fa a partire o a restare? Qui c'è bisogno di soldi....

_Fonseca_

_(accingendosi a cavare di tasca il portamonete)_ Per ora, io posso....

_Angiolina_

Ma che!... Ce ne vogliono molti. Ci ho io la persona adatta.

_Fonseca_

Non c'è che dire, sei sempre la stessa.... _(Si mette la mano sulla bocca.)_

_Angiolina_

Ohe, non m'offendete!

_Fonseca_

Va' là che non t'offendo. Si sa, io faccio il medico e tu fai.... Basta, chi sarebbe questa persona?

_Angiolina_

E come? Non capite? Sempre lui, il signor Carsanti.

_Fonseca_

Ah?... Evviva la costanza!

_Angiolina_

Gli ho già parlato.... Mi aspetta nel caffè all'angolo della via.

_Fonseca_

Sei una gran donna!

_Angiolina_

Lo so.... Arrivederci.... Io vado.... Datele un po' di forza.... Ih! che razza di medico siete! _(Via affaccendata.)_

SCENA II

CLELIA _e_ FONSECA.

_Clelia_

_(come se si svegliasse)_ Chi è là?

_Fonseca_

Son io.

_Clelia_

Ah!... _(Pausa)_ Dottore mio, se ti chiedessi una grazia?

_Fonseca_

Disponi di me, liberamente.

_Clelia_

_(parla come inebetita)_ Ebbene, senza perdere tempo, devi cercare Mario e rimettergli una lettera....

_Fonseca_

Per ricominciare da capo?!

_Clelia_

No, non per ricominciare da capo. Tutt'altro! Ma prima di partire, voglio vederlo.

_Fonseca_

In ogni caso, non partirai certamente oggi....

_Clelia_

Sì, oggi.

_Fonseca_

Se non hai neppure un soldo!

_Clelia_

_(sorridendo lugubremente)_ Chi te l'ha detto? _(Pausa)_ Mi farai questo piacere?

_Fonseca_

Ma egli non verrà.

_Clelia_

Verrà! Scriverò una parola che lo farà venire. Acconsenti? Di', di', acconsenti?

_Fonseca_

_(acconsentendo volentieri)_ E va bene!

_Clelia_

Ah! _(Si leva, sfinita, va sino alla tavola, e, poi, mentre scrive in fretta poche parole, parla eccitandosi lievemente:)_ Sarà facile trovarlo a casa.... Qui scrivo l'indirizzo....

_Fonseca_

Conosco....

_Clelia_

È vicinissimo.... Salendo le scale accanto alla chiesa, arriverai in due minuti....

_Fonseca_

Conosco....

_Clelia_

S'intende che consegnerai la lettera nelle sue mani e che nessuno si deve accorgere di nulla. _(Gli dà la lettera.)_

_Fonseca_

Sta bene. _(Scherzando un po', con tristezza)_ A un bell'ufficio adibisci il tuo medico....

_Clelia_

I medici non debbono fare che del bene, e tu me ne farai.

_Fonseca_

_(ricordando la decisione di Angiolina, s'imbarazza.)_ Senti... se quando viene Mario, qui c'è qualcuno....

_Clelia_

Chi vuoi che ci sia?...

_Fonseca_

Non so.... Voglio dire che sarà meglio evitare che qualcuno lo veda con te in questa camera di locanda....

_Clelia_

Nessuno lo vedrà...

_Fonseca_

Facciamo così.... Se ricevi, supponiamo, qualche visita --... sia anche quella strega di donn'Angiolina -- tu baderai a mettere un panno al balcone affinchè egli aspetti che tu sii sola.... Intanto, io stesso lo avvertirò a voce.... Restiamo intesi?

_Clelia_

Restiamo intesi, ma non ce ne sarà bisogno.

_Fonseca_

_(andandosene)_ Arrivederci presto.

_Clelia_

_(malcontenta)_ Presto? _(Con fine celia malinconica)_ Ma... i tuoi clienti stanno tutti benissimo?...

_Fonseca_

Ho capito!... Ritarderò un poco.

_Clelia_

Non mi dai la mano?

_Fonseca_

Sì....

_Clelia_

_(stringendogli la mano prolungatamente)_ Stringi forte, forte....

_Fonseca_

Sì!... _(Preso da un subitaneo timor panico)_ È strano: mi hai messo un brivido....

_Clelia_

Vattene ora.... Corri. _(Fonseca esce. Dopo un istante di concentrazione, ella, pallidissima, fragile, lenta, solenne, va fino al baule, e, con le spalle rivolte alla porta, ginocchioni, fruga in esso. Trova una boccettina e mormora:)_ Eccola! _(La guarda con gli occhi fissi e spalancati. La mano che stringe la boccettina è tremante. Ella la contempla con evidente paura. Poi, diventa estatica, invasa dal pensiero della morte e del riposo.)_

_(Si picchia alla porta.)_

SCENA III.

CLELIA, CARSANTI.

_Carsanti_

_(con voce indistinta, di dentro)_ Permesso?

_Clelia_

_(ne ha come un urto alle spalle. Senza alzarsi, in un istante di volontà suprema, beve. Il suo viso esprime la sensazione del disgusto e del dolore. Pare che qualche cosa di gelidamente viscido le passi per le reni. Ella nasconde in tasca la boccettina. Tossisce lievemente. Indi, con voce tranquilla, dice:)_ Avanti.

_Carsanti_

_(entra.)_

_Clelia_

_(alzandosi e voltandosi)_ Voi!

_Carsanti_

Io.

_Clelia_

Ah!... comprendo. Come al solito. Angiolina vi ha chiamato e voi venite... a soccorrermi. Ma c'è un equivoco, vedete: questa volta, non ho bisogno di nulla e di nessuno. _(Comincia a soffrire nello stomaco, e dissimula.)_

_Carsanti_

Le sventure non vi hanno mutata! Ma la vostra alterigia non mi ha mai fatto indietreggiare. Voi pensate, lo so, che io sono un uomo volgare. Orbene, sia! Sono appunto abituato a combattere con la volgarità dei miei mezzi contro l'alterigia altrui. Eppure, non vengo qui per combattere; vengo soltanto a ricordarvi che siete ancora tanto giovane e tanto bella....

_Clelia_

_(interrompendo)_ In altri termini, voi venite, tranquillamente, a ricordarmi che io sono ancora commerciabile. Vi ringrazio, perchè anche voi mi dimostrate così l'urgenza di risolvere un gran problema: l'avvenire di mio figlio....

_Carsanti_

_(osservando le contrazioni del suo volto)_ Ma voi soffrite....

_Clelia_

E io l'ho già risoluto....

_Carsanti_

_(ansioso)_ Come?

_Clelia_

_(cava di tasca la boccettina: gliela mostra; si abbandona sulla tavola, piegandovi la testa appesantita.)_

_Carsanti_

_(afferra la boccettina, la guarda, e, inorridito, esclama:)_ Avvelenata! _(Confuso, convulso, corre alla porta, gridando:)_ Ehi! qualcuno! qualcuno! Albergatore! Soccorso!... Soccorso!...

SCENA IV.

ALBERGATORE, CLELIA, CARSANTI.

_Albergatore_

_(dal corridoio, senza mostrarsi)_ Che è questo chiasso?

_Carsanti_

Un medico! Presto: un medico!

_Albergatore_

_(comparendo nel corridoio)_ Ma, insomma, che è accaduto?

_Carsanti_

Si è avvelenata... Non c'è tempo da perdere!... Custodite questa camera!... Non fate entrare nessuno!... Andrò io stesso!...

_Albergatore_

_(trattenendolo con prudenza diffidente)_ Perdonate, signore, voi non vi muoverete di qua. Andrò io, andrò io... Provvederò io.... _(Via.)_

_Carsanti_

Ma sbrigatevi, per pietà, sbrigatevi.... _(Torna subito a lei)_ Volete che v'adagi sul letto? _(Sta per darle aiuto.)_

_Clelia_

_(supplichevole, ma pur rivelando l'antico ribrezzo, come alla fine del primo atto, gli dice:)_ No, non mi toccate!... Ci vado da me. _(Faticosamente, si accosta al letto, e vi si distende quasi di traverso, presa da vertigine.)_

_Carsanti_

_(rabbrividendo, mormora amaramente:)_ Sempre la stessa... sino all'ultimo!

_Clelia_

_(agitando le braccia)_ Questa culla... questa culla... Toglietemi dinanzi questa culla vuota....

SCENA V.

CLELIA, MARIO, FONSECA, CARSANTI.

_Una voce_

Non si può entrare, vi dico!

_Fonseca_

_(di dentro)_ Siete matti!

_Un'altra voce_

Basta, signore! Indietro!

_(Si odono altre voci confuse.)_

_Fonseca_

_(ancora di dentro)_ Ma io sono il medico! Lasciatemi passare!

_Mario_

_(prima di comparire)_ Clelia!

_Clelia_

_(scotendosi)_ Ah!... è lui! _(Vorrebbe gridare per chiamarlo, e non può.)_

_Mario e Fonseca_

_(si slanciano nella camera, correndo verso il letto.)_

_Carsanti_

_(si ritrae in disparte, sinistramente.)_

_Clelia_

_(aggrappandosi a Mario con uno sforzo disperato)_ Mario! Mario!

_Fonseca_

_(la soccorre, le tasta i polsi, la fronte, lo stomaco.)_

_(Carsanti e Mario si scambiano un'occhiata di odio.)_

_Clelia_

_(soffocando)_ Ho un fuoco... un fuoco qui dentro... _(Si tocca la gola.)_ Avrei dovuto scegliere un'altra morte...

_Mario_

_(raccapricciato)_ È terribile!

_Fonseca_

_(cercando attorno urgentemente)_ Con che si è avvelenata?

_Carsanti_

_(affrettandosi a consegnargli la boccettina del veleno)_ Ecco.

_Fonseca_

_(la guarda e la odora appena)_ Perdio!... Nicotina!... Non arriveremo in tempo! _(Esce a precipizio.)_

_Carsanti_

_(resta lontano dal letto, guardando sottocchi.)_

_Clelia_

_(le convulsioni interiori e gli stringimenti della gola le spezzano la voce e le parole. Il torpore aumenta. Ella fa degli sforzi per udire e parlare.)_ L'hai visto l'angioletto... nostro?

_Mario_

Sì, l'ho visto.

_Clelia_

Com'è bello!... Non dubiti più, ora?...

_Mario_

No.

_Carsanti_