Tempeste

Part 3

Chapter 33,625 wordsPublic domain

Io voglio dirti come s'abbandoni L'alma al santo peccato, E pianga, invochi, spasimi, perdoni, E in crollo disperato

Si sfasci, così, guarda, a brano a brano, Miserabile, vinta: E poi risorga, da un desìo sovrano Di luce ancor sospinta.

Io voglio dirti che nel cor giammai Havvi sconfitta intera; Che, pur gridando al bacio e al Sol: più mai,-- Inconsci, ancor si spera;

Che, quando tutto fugge e si disperde, Pur resta in noi qualcosa Di fido e vivo, un sogno, un filo verde, Una foglia di rosa,

Un germe che s'allarga e si feconda Entro l'anima oscura, Nova promessa de la gloria bionda D'una messe futura.

Io voglio dirti che si può cadere Con la mota alla gola, E non aver più amici, e non avere Più una sola, una sola

Creatura che in noi creda, o qualcuno Che ci aiuti la croce A portare: esser nudo, ed esser uno Davanti a la feroce

Ignoranza dei tempi e de le genti, A lo scherno dei vili, A lo spietato insulto dei potenti, Degl'invidi agli stili

Avvelenati: e pur sentirci in core, Sentirci nel profondo Cerebro lo splendor di mille aurore, L'idea che muta un mondo,

La fede che trasporta e che rischiara; E vivere; e qual tuono Ruggire al gregge de la folla ignara O scellerata: Io sono.--

CANTO NOTTURNO

Palpita una canzone in lontananza: Voce è di donna, calda, appassionata: A me giunge un po' fioca, un po' velata --Tra i melagrani in fior--da la distanza.

Come sacri turiboli d'incenso Olezzan gli orti ove il tuo canto va, O sconosciuta sotto il cielo immenso, O cor che parli ne l'oscurità!...

Chi sei dunque? hai tu errato?... hai tu sofferto?... Hai tu pianto giammai presso un morente?... Su le macerie de le gioie spente Non t'infiammò la sete del deserto?...

E quale a te mi lega arcano senso Di fraterna dolcezza e di pietà, O sconosciuta sotto il cielo immenso, O cor che parli ne l'oscurità?...

FANCIULLO

A Sofia Bisi.

Irrequïeto, scarno, adolescente: Nato da un fabbro e da una tessitrice: Fior di plebe cresciuto a la severa Ombra d'una motrice:

Scalzo, in blusa stracciata e collo ignudo Era bello nei fieri occhi selvaggi. Irrideva col fischio del monello Ai lucidi ingranaggi:

Genio infantil perduto in un inferno, Correa fra casse e sbarre audacemente, E ogni cinghia parea che l'afferrasse Qual spira di serpente;

Ed ogni morsa lacerar parea Volesse le sue carni a brano a brano, Ed ogni uncino conficcar la punta In quell'esile mano.

Pur, tra il buio, il periglio e la minaccia, Vittorïoso e bello egli passava: Fra le turpi bestemmie e l'ignominia, Innocente, passava.

Quando, a tramonto, una pesante calma Il lanificio torbido invadea, E una stanchezza senza nome i petti De le donne opprimea,

Quando, lividi in viso, i tessitori Finivan l'opre senza una parola, Trillava fra le macchine pulsanti Una voce, una sola:

Egli cantava!... del severo loco Egli, alato ed indomito folletto, Colle mani a la spola, un inno in bocca, E la tisi nel petto.

.... A poco a poco indebolì.--Funesta È pei fanciulli l'aria greve e scarsa Che corrotti miasmi e polve infiltra Ne la gola riarsa.

.... A poco a poco s'accasciò.--Funesta È pei fanciulli la fatica:--irosa Preme sui corpi e ne risucchia il sangue Senza pietà nè posa.

Ai piè de la motrice che ruggìa Da disperata, ei cadde un dì, svenuto Lo portarono via due forti braccia, Oh, così inerte e muto!...

E la motrice continuò, nel buio, Il suo rombo terribile ed alterno-- Pareva stanca.--In quel fragor tremava Un singhiozzo materno.

*

.... In fondo alla corsia v'è un letto bianco: Vi posa un volto dolce di pallore. Il folletto gentil de l'officina In quel lettuccio muore.

Muore di tisi--gli dilania il petto Tosse implacata, e il corpo è già spettrale. Crebbe nel chiuso orror d'un opificio: Finisce a l'ospedale.

.... Datemi sole dunque, un po' di sole Per questo bimbo che nol vide mai, Che mai non bevve il gaudio de la vita Ne' suoi torridi rai!...

Datemi libertà: l'allegra, sana, Garrula libertà de la foresta, Per questo bimbo che non seppe giochi, Che non conobbe festa!...

Datemi l'aria, l'aria!... avean bisogno D'aria questi polmoni egri e corrosi! Chi gli negò la luce, i campi verdi, I sogni luminosi,

I fiori, i nidi, le corse a l'aperto, De l'aurea fanciullezza il folle riso?... Chi l'uom temprato a le titanie lotte In questo bimbo ha ucciso?...

.... Silenzio.--Passa il brivido dell'ombra Per la crociera.--Nel lettuccio bianco Giaccion le membra immobili, tranquille. Silenzio....--egli è sì stanco!...

Geme: trasale.--Sogna forse i rombi Sinistri de le macchine: i rotanti Cilindri: il volo rapido e gagliardo De le cinghie giganti:

E, spaventate, l'ossa moribonde Ricordan l'opra antica e dolorosa. Fanciullo, non temer--troppo hai sofferto, Or finisti.--Riposa.--

RISVEGLIO FRA I MONTI

De l'alba al mite brivido Il paesello s'è destato or ora. Il sol non fulge ancora Di sopra a le montagne alte e sognanti.

Di sopra a le montagne alte e sognanti Nel ciel si perde e sfuma L'ultima trasparenza de la bruma: Anime e cose salgono.

*

De le casette rustiche Disperse a gruppi sul montano fianco Narra il profilo bianco Tutto un passato di squisita pace:

Tutto un presente di squisita pace L'acqua d'una fontana Gorgogliando laggiù, garrula e piana, Nel silenzio, bisbiglia.

*

Io sogno una biondissima Rosea fanciulla che dal monte scende, Mentre le vette accende La prima luce.--Ella è serena e canta.

Ella è serena e al dì che sorge canta: L'acqua de la fontana Le risponde quaggiù, garrula e piana, E i tersi cieli arridono.

VECCHI LIBRI

Ho freddo, ho freddo in mezzo a voi, severi Libri che antiche pugne a me narrate! Che m'importa di ciò?...--fossili austeri, Il Sol di maggio batte a le vetrate.

Gonfaloni, castelli, glorïose Follie di prenci e papi e imperador, Io vo' l'olezzo de le nuove rose, Io vo' tuffarmi nel meriggio d'or!...

O pali, o mummie, o blocchi di granito, Il fragor de la via non vi ridesta?... Titanico fragor che par muggito, Fischio di vento, rombo di tempesta?...

Larve d'anni e di secoli travolti, Vizze foglie del tempo che fiorì, Filosofi, tiranni, eroi sepolti, L'eco non giunse a voi de' nostri dì?...

Viveste un giorno, o scheletri: morgana Fata arridente al cupido pensiero, Voi pur tradì la multiforme e vana Illusïon che l'uomo appella il Vero.

Pace ai morti!... ma l'attimo fuggente È troppo breve pel nostro gioir: A che arrestarci su le vite spente, Quando il fato ne incalza a l'avvenir?...

Oh, lasciatemi andar dove la nova Scïenza sboccia come al Sole il fiore: Dove brilla, spumeggia e si rinnova L'onda rossa del gaudio e de l'amore.

Ch'io fugga tra i braccianti infaticati, Tra colpi d'ascia e colpi di martel, Ch'io m'involi su i treni scatenati, Sibili e fumo vomitanti al ciel!

Oh, lasciatemi andar per le boscaglie, Fra i sorrisi de l'alte erbe e del grano: Il sangue sparso, o innumeri battaglie, Gioiosamente ora feconda il piano.

E mi chiama la zolla che riverde, E mi chiamano l'ali aperte al vol.... .... Fossili, addio!... Mi salvo in mezzo al verde, Con fiori nei capelli e in faccia il Sol!...

AMOR NOVO

Se m'ami, guarda: mi balena in fronte L'intima vïolenza del pensiero. Giunsi in alto per ripido sentiero, E grigio ancor sul capo ho l'orizzonte.

So dei roveti le mordenti spine, So l'arida tristezza dai deserti: Non rispecchio il seren dei cieli aperti, Ma porto il lutto nel guardo e nel crine.

Linatori sbucanti da la terra, Vittime scarne e intrepidi ribelli Dal labbro audace e dai grand'occhi belli Ove raggia un desìo di santa guerra,

Come a quest'ora tu mi gridi: Io t'amo, Dissero un giorno a me: Pietà di noi! Dissero tutti, martiri ed eroi: --«O fanciulla, sei nostra e ti vogliamo

Ne le viscere tue passi e riviva Ogni duolo, ogni spasmo, ogni singulto Tutto il dolor che ci dilania occulto Trabocchi in te, perchè di noi tu viva:

Perchè da l'alma tua scossa e sconvolta Prorompa il canto che sia _noi!_... Cammina Per sassosa e dirupata china De la giustizia, o solitaria scôlta:

Inciampa, cadi e ti raddrizza ancora Sovra il corpo d'un morto o d'un morente, Con infinite lacrime piangente Per l'ansia e la pietà che ti divora:

E quando, arse le vene e stanche l'ossa, La tua vita ai fratelli avrai donato, E su tutte le piaghe avrà tuonato La profetica tua voce commossa,

Fra noi, per noi ne l'ultima tempesta, Musa del novo amor, cadrai!...»--L'immensa Turba così parlò.--Guardami e pensa!... Fino a la tomba la mia strada è questa.

*

Per ciò forse tu m'ami?... Oh, vieni allora, Vieni con me nel nome del dolore, Serbo per te voluttüoso un fiore Sorto di notte da selvaggia flora.

Vieni, vieni con me!... La nostra eletta Casa sarà dovunque un vinto gema: Ove l'infanzia abbandonata trema, Ove fermenta la miseria infetta.

De gl'infelici i miseri giacigli Saranno il nostro letto nuziale; Gl'innominati e gli orfani, cui l'ale Tarpò il dolor, saranno i nostri figli.

La mia bocca di vergine ti serba Teneri baci, noti a lei soltanto. Sono i baci che sbocciano dal pianto Come anèmoni tristi in mezzo a l'erba;

Baci che sanno il torbido mistero Aleggiante sul capo ai moribondi, Baci che sanno i palpiti fecondi De gl'istanti di lotta e di pensiero;

Del precipizio la vertigin muta, Del sacrificio l'agonia sublime, Il desìo degli abissi e de le cime, La dolcezza del cor che non si muta.

Vieni, vieni con me!... Ti benedico Perciò che in nome del mio amor farai, Pel sangue tuo che non per me darai Fratello d'ideal, ti benedico.

Vieni, vieni con me!... Soccomberemo, Forse, prima d'aver tutto compito. Che importa?... nel fulgor de l'infinito In un raggio di sol risorgeremo:

E il nostro amplesso arriderà sovrano Su le gioie de 'l mondo rinnovato: Fiorirà sotto a noi, giglio invocato, Quell'avvenir che non sognammo invano.

ALL'ASILO NOTTURNO

Attraverso la nebbia e il tenebrore, Stringendo a l'ammalato Petto, con senso di mortal timore, Il bimbo assiderato,

Tutta ravvolta ne lo scialle stinto, Dolorosa di fame, Giunse al Notturno Asil, bruto sospinto Da l'ansia d'uno strame:

E per la carità di quella notte, Curva tremando, come Colpevole alla gogna, a voci rotte Disse la patria, il nome,

La strazïante istoria del passato, De l'improvviso lutto, Lo schianto de lo sgombero forzato, L'urto nel fango, tutto:

E sol quand'ebbe, vergognando, messo A nudo il rimordente Cancro de la sua vita, a lei concesso Fu un letto....--finalmente.--

*

Ella dorme d'un sonno alto, oblïoso. Col suo bambino a lato. Su lei, su l'altre che a l'asil pietoso Scaraventò il selciato,

Casta raccoglie le grand'ali bianche La breve ora di pace; Nei franti cuori, ne le membra stanche Ogni spasimo tace.

.... Ella sogna.--S'allarga sul guanciale Il denso crine attorto, E sembra la coperta glacïale D'una cassa da morto.

Ella sognando va ch'ora e per sempre È suo quel caldo letto. .... O riposo, o dolcezza!... ora e per sempre È suo quel caldo letto!...

E la tranquilla visïon le arride D'una stanza ove cuce Essa cantando, mentre il bimbo ride Del foco a l'area luce:

Imbianca i vetri l'ultima carezza Del giorno in agonia, E al nido porta l'alitante brezza Le voci de la via....

*

.... Stride una squilla: al dormitorio austero S'affaccia e ghigna l'alba. Balza la Triste dal letto straniero Ne la penombra scialba:

Rimette cenci su la carne ignuda: Torna col figlio al noto Orror de l'abbandono, a l'aria cruda, Ai perigli, a l'ignoto,

A la caccia del pane!... Avida mira L'ampia città che fuma, Che da le ansanti fabbriche respira E fischia tra la bruma,

A la forza inneggiando e a la fatica Con tumulto canoro.... .... Avida mira, come una nemica: Essa non ha lavoro.

SULLA VIA

La via s'allunga, tacita, deserta, Sotto gli occhi dei fieri astri immortali. Infinito è il silenzio.--Dei fanali Le fiamme rosse come rosse piaghe Sembrano austere sentinelle a l'erta.

Sfiora lieve il selciato una figura Di donna.--Senza posa, lentamente, S'aggira per la via che vede e sente: E l'ombra sua, riflessa ne le zone Di luce, ondeggia come biscia impura.

Il corpo così bianco sotto il nero Vestito, è terra senza spirito.--Tutto, Fuor che la cieca fame è in lei distrutto: Niuna miseria è più cinica e ignava Di quella forma che non ha pensiero.

Chi mai la coscïenza le divelse?... Che lungo dramma la gettò sul vuoto Lastrico, a notte, in caccia d'un ignoto?... Un'occulta pietà trema e s'effonde Su su dei cieli per le vôlte eccelse.

Pietà!... La notte tragica s'imbruna Più e più, senza luna e senza vento, D'angosciosa tristezza e di sgomento Piena.--E sotto la gogna dei fanali Passa e ripassa la figura bruna....

GLI ULTIMI SARANNO I PRIMI

Egli lo disse.--Giù verso ponente Il magnifico ciel di Palestina In sangue si tingea: Corruscava di faccia al sol morente Un ammasso di nubi--e la ruina Di turrite cittadi arse parea.

Nel solenne tramonto anche la veste E il peplo candidissimo del Dio Parean di fiamme cinti: Sul deserto, sul mar, su le foreste, Sui pargoli curvati in atto pio, Sui ceppi e sulle lacrime dei vinti,

La Sua voce tuonò. (Silenzio intorno, Vasto silenzio) «Chi ne l'ombra visse Luce domani avrà: Schiuderà il cieco le pupille al giorno; Chi fu solo, chi pianse e maledisse Domani esulterà!...

Chi di freddo tremò nè fu scaldato, Chi di fame languì nè fu soccorso, Chi ebbe sete d'amor, E d'amor si consunse e non fu amato, Chi, vergine di colpe, al crudo morso Giacque del disonor,

Domani coglierà mirti e vïole Per le boscose vie piene d'incanti, Ove messe è il desir: Ebbro di libertade, ebbro di sole, Tra gli ulivi movendo a le raggianti Porte de l'avvenir!...

In alto, in alto i miseri, gli schiavi: In alto, in alto gli umili, i reietti: L'ora sacrata è là. Sorgi in nome di Dio, popol d'ignavi, Fa del nome di Dio scudo a' tuoi petti, Vinci, perdona, e va!...»--

*

Questo Egli disse.--I popoli ed i cieli E le immobili palme e i campi e l'onde Ascoltavan.--Le meste Donne ravvolte in fluttüanti veli Seguian con le pupille umide e fonde Il sogno d'un doman senza tempeste.

Sotto la terra, in grembo al mar sonante, Trasalivan dei secoli futuri I germi, a quella voce. Sciogliendo a l'aure il divo inno squillante L'universo abbracciava Egli coi puri Sguardi....--e, ne l'ombra, l'attendea la Croce.

ORA DI CALMA

Questa notte dal ciel scendono baci Come fiocchi di neve calmi e lenti; Scendon baci dolcissimi Dai tersi cieli aperti e sorridenti.

Piovon sugli occhi che nel buio inseguono Larve d'amore non raggiunte mai, Supplici, dolorosi occhi, ove accendesi Una speranza non distrutta ancor;

Piovon sui corpi che l'amplesso attendono Del Diletto che Iddio non manda mai. Fragili corpi, solitarie lampade, Gigli morenti di strano languor.

Piovon sui cuori palpitanti d'ansia, Che ne la febbre non guarita mai, Nel desiderio dei negati gaudii Singhiozzano all'ignoto: Amore, amor!...

*

Questa notte dal ciel scendono baci: Silenzïosi, benedetti, lenti. Calman sospiri ed incubi: Succhian le vane lagrime cocenti.

BACIO MORTO

Fra l'erba, in una triste primavera, Una precoce mammola fiorì. Fredda era l'aria.--Prima ancor di vivere, L'esile fior morì.

Su la mia bocca, in una triste sera, Un bacio dal mio cor per te fiorì.-- Volgesti il capo....--prima ancor di vivere, Il bacio mio morì.--

L'ULTIMO DUCA

Fra i veli nivei De la sua culla Il bimbo posa. I sogni sfiorano La delicata Fronte di rosa.

Niuno lo vigila: Sua madre è al ballo, Suo padre al gioco. Nessuno palpita Al suo respiro Soave e fioco.

Erran per l'aere Lievi, invisibili Battiti d'ale, Soffii, bisbigli.... Passano larve Presso il guanciale.

--Da un molle bacio Dentro un'alcòva Venuto al mondo, Di', che t'aspetta, Figlio di duca, Pargolo biondo?...

Bollori ed impeti Non ha il tuo sangue Smorto e languente: Ultima goccia D'una superba Razza morente.

Che avrai?... Le splendide Feste e i conforti Di laute cene: Spumanti calici Che gettan fiamme Dentro le vene:

Tumulti d'orgie, Notti di baci Bassi e sapienti: Lunghe ore d'ozio, Corse di fieri Cavalli ardenti:

Di fibra e d'anima Il raffinato Delirio intenso: Labbra d'etèrie, Larve d'amore, Spasmo di senso.

Non tue le fervide De la scïenza Lotte severe: Non per te i palpiti, Non per te i sogni Di fedi austere:

Non per te l'utili Opre del braccio.... Ma, solo, fiacco, Sfibrato, inutile, Pel nulla nato, Del nulla stracco,

L'ultimo soffio De la tua vita Sterile e vana Darai a un gelido, Venale amplesso Di cortigiana.

L'EREDE

(dal quadro di T. Pattini).

Di fuori è tènebra: Dentro il tugurio Freddo e deserto Trema il lucignolo D'una candela Con guizzo incerto.

A terra è il rigido Corpo d'un morto.-- Non sa, non sente; Riposa.--Il copre Nero un sudario: Sembra un dormente.

La salma squallida È d'un robusto Lavoratore, Strappato al vomero, Strappato al suolo Fecondatore;

Ai campi fertili, A l'auree vigne, Ai fieni aulenti; A le boscaglie Folli di sole, Nel sol fiorenti.

Prona in un angolo Giace una donna Muta nel duolo. Più lunge, un roseo Fanciullo gioca Sul nudo suolo.

Non sa di triboli, Non sa d'orrori, Non sa di morte. Ei gioca, ingenuo, Biondo, ridente, Tranquillo e forte.

Su lui la tènebra Tutta s'affisa Con occhio strano. Ha voci e brividi, Pensieri e pianti L'intento vano.

--Da un rozzo bacio Dentro una stalla Venuto al mondo, Di', che t'aspetta. Figlio di plebe. Pargolo biondo?...

La zappa ruvida Corrusca al sole: L'aratro lento: Meriggi torridi, Furia di piogge, Furia di vento:

De la malaria, De la risaia La febbre impura: Fatiche innumeri, Pan bruno e scarso, Stamberga oscura.

Chi sarai?... Debole Corpo impossente Di mal nudrito, In buia, torpida, Rude ignoranza Inebetito?...

Chi sarai?... Libera Alma selvaggia Di lottatore, De l'imo popolo, Del solco vergine Sôrto dal cuore?...

Tu giochi, ingenuo; Ma l'aria e l'ombra San di tempesta. Su l'ala rapida Te invola il tempo Che non s'arresta:

Te, forse milite D'aspri e bollenti Conflitti umani: Forse una vittima, Forse un ribelle De l'indomani.

SORRISI

Te divina di forme, un dì vedea Bianca qual giglio e bionda come Dea Egli, la prima volta: Avevi un fior di prato a la cintura, E parevi, così ridente e pura, Tutta di sole avvolta.

E s'accese ne l'alma il sognatore, E ti serrò nel laccio d'un amore Geloso e vïolento: Tu lietamente lo seguisti sposa, Come la nube va tinta di rosa Ove la porta il vento.

E poi ti nacque un bimbo.--Oh, la profonda Gioia d'accarezzar la testa bionda D'un bimbo tuo; la sola Gioia che al mondo sia senza rimpianti; Viver de' baci suoi, dei dolci canti, De l'incerta parola!...

Ride tra il verde la tua giovin casa Da gaie torme di trastulli invasa Dispersi sui tappeti: I tuoi balconi sono aperti al sole, E vi penètran sogni di vïole, Effluvii di roseti:

Il bimbo corre per le chiare stanze, Tu il miri e tessi de le tue speranze Gli azzurri e tenui fili: L'anima esulta, si dilata e sale Come salgon danzanti atomi ed ale Nel ciel dei freschi aprili.

Ridi....--sei così semplice e secura!... Un inganno, uno schianto, una sciagura Ti spezzerebbe.--Oh, ridi.-- Son così pochi al mondo i fortunati!... Io, te guardando, penso ai baci alati De le allodole, ai nidi;

Ai nidi fatti di musco e di amore, Palpitanti tra i folti alberi in fiore, Pieni di trilli, pieni D'infanzia e d'innocenza;--a le scorrenti Acque dei fiumi; a l'albe trasparenti, Ai meriggi sereni;

A le pianure fertili di grano Sacro e dorato; al verdeggiar lontano Dei pascoli in pendìo, Ove l'alma a sorsate ampie respira Con l'acre essenza che da l'erbe spira L'ebbrezza de l'oblìo.

NOTA DI CRONACA

Lessi: La plebe intera e ammutinata: Fiera e compatta ingombra piazze e strade: Gli urli «Pane e lavor» son le sue spade, Di mille petti a sè fa barricata.

Lessi: Caffè, palagi han vetri infranti: Chiusi i balconi e chiuse son le porte: Passan per la cittade armate scôrte, Lutti s'apprestan per le donne e pianti.

Un battaglion di pallidi soldati O miseria!... sparò contro i ribelli: E questi cadder, minacciosi e belli: Morser la polve, e niun li ha vendicati.

Avean fame: avean figli: intimo istinto Di giustizia gli spinse a la sommossa: Caddero.... .... Sorsi, in mezzo al cor percossa, Da un orrore improvviso il sangue vinto.

--Di chi la colpa?...--con gran voce dissi. E in nome degli insorti e dei venduti, Dei fratricidi in nome e dei caduti Qualche cosa ne l'ombra io maledissi.

FRATERNITÀ

Mendicante che vai sotto la pioggia E mi stendi la man, Con lungo sguardo e con lamento supplice Chiedendo un soldo e un pan,

Ingiusta al pari de la tua miseria È la miseria mia: Mi trascina con te l'Ineluttabile A una stessa agonia:

Sol tu, cui fame insazïata strazia, Lo gridi, il tuo dolor: Io, pianti e febbri soffocando, muoio Per nostalgia d'amor!...

CASETTE BIANCHE

Casette bianche sfavillanti al sole Con le finestre aperte e ai piedi il verde, Come lento su voi l'occhio si perde, Casette bianche sfavillanti al sole!...

Passando innanzi a voi (non lo sapete?) Chiusa in dolce pensier, guardo e sorrido: La vostra pace garrula di nido Oh, narratela a me, casette liete.

Entro le stanze tiepide e raccolte, Nel cristal de le coppe trasparenti, Appassiscono gigli e thee morenti, E lievi gruppi di cardenie sciolte?

V'è un bizzarro cestello da lavoro, Ove, tra gli aghi e tra le matassine, Un biglietto si celi intimo e fine, Un nastro azzurro, un braccialetto d'oro?...

Vi son ninnoli e libri civettuoli, Fantastici pastelli a le pareti, Bambole e carrettini sui tappeti, Cinguettii di fanciulli e d'usignoli?

V'è una placida nonna cogli occhiali, Che, seduta in antica, ampia poltrona, Con la sua voce di vecchietta buona Narri d'un rosso demone dall'ali