Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 3/8
Part 46
[481] _Andreas de Petro qui dicebatur de Viola de Colosseo testis_: MITTARELLI, p. 235, dipl. 104, a. 1019. — La Cannapara era una via che, nel secolo decimo e in tempo posteriore, stava di facciata a san Teodoro, fra il Palatino e il Campidoglio: CASIMIRO, _Storia di Araceli_, p. 438.
[482] _Crescentius qui vocatur Quinque Dentes_ (GALLETTI, _del Prim._, n. 28, a. 1011): _Adrianus qui caput in collo vocor_ (ibid. n. 29, a. 1012): _Benedictus qui supernomen Buccapecu vocatur_ (ibid. n. 30, a. 1014): _Johannes Centum Porci_ (ibid. p. 259, a. 1026): _Leo Curtabraca_ ed uno _Curtafemora_ (ibid. n. 26, 27; a. 1010). La famiglia Curtabraca si conservò in Roma fino al secolo decimoquarto; nel decimoterzo v’era una torre dei Curtabrachi nella Regione detta Parione (GALLETTI, _Gabio_, p. 140).
[483] Il DURET, _Avvenimento al pontificato di Giovanni X_, p. 302, non conosce che le due sole Marozie romane, ed una ravennate nel secolo decimo; io invece lessi il nome Marozza in carte innumerevoli (del secolo decimo) di Subiaco e di Farfa; altrettanto spesso m’avvenni nel nome di Crescenzio.
[484] La copia autenticata (dell’a. 1002) della finta donazione di Eufemiano (Nerini, p. 33) contiene queste sottoscrizioni: _Crescentius sub Janiculo, Cresc. de Polla._ — _Crescent. nob. vir, qui vocor a puteo de Proba_ (VENDETTINI, p. 60; GALLETTI, _Gabio_, p. 117). Gli altri nomi sono sparsi in documenti farfensi.
[485] FATTESCHI, serie, p. 252: _Crescentius Comes et Rector territor. Sab._ L’HÜFLER, p. 300, e il WILMANS, Annal. II, 2, 226, hanno raccolto tavole genealogiche di tutti i Crescenzî. Però a quegli alberi sono appiccicate molte frutta estranee. Se la inscrizione funeraria in santo Alessio dice: _Ex magnis magna proles generatur et alta — Joanne patre, Theodora matre nitescens_, perchè mai questi genitori devono essere stati Giovanni X e Teodora senatrice, se v’avevano tanti patrizî di questo nome? Si tenga conto soltanto del tempo; se Crescenzio fosse stato loro figlio, sarebbe stato coevo al secolo. Il WILMANS si sforza vivamente di far discendere i Crescenzî da Giovanni X e da Teodora; non vide che di già nell’anno 901 v’ebbe un duce Crescenzio: cosa v’ha di più naturale che scorgere in quest’uomo il capo della casa dei Crescenzî? Quali errori si sieno introdotti in quelle tavole genealogiche può dimostrarlo quest’esempio. Il WILMANS vuole che una Stefania, figlia di una Marozia, sia pronipote del Crescenzio giustiziato nell’anno 998, e vuole che nell’anno medesimo 998 essa divenga sposa di Orso de Baro. Mi è noto il Diploma cui il WILMANS si riferisce, ma esso nulla dice di questo parentado.
[486] _Cod. Vat. 3764: Comprehensus a quod. Crescentio Theodorae filius et in castellum S. Angli retrusus ibiq. strangulatus est propter bonifatium diaconi, quem miserunt vivente eo papam._ AMAL. AUG.: _De mandato Cencii Theodorae filii, ibi interfectus atque strangulatus_. HERM. CONTR., a. 974: _A Romanis criminatus, et Crescentio Theodorae filio — et eo vivente Bonifacius Ferruci filius Pp. ordinatus_. L’erudito bibliotecario della Laurenziana, LUIGI FERRUCCI, scrisse le _Investigazioni sulla persona e il pontificato di Bonif. VII, figliuolo di Ferruccio_, 1856, in cui si sforza di render candido come giglio quel suo omonimo, che per bruttura fu un vero etiope. A vece di _eo vivente_, ei si costringe a leggere _ea juvante_ (_sc. Theodora_). Può darsi che la intrusione di Bonifacio e l’uccisione del Papa avvenissero quasi in pari tempo. AMAL. AUG.: _Romani ipsum Bonifacium sublimaverunt statim cum dicto Benedicto per eos strangulato_.
[487] _Franco de Britto, Franco a S. Eustachio._ Di già l’epitaffio di Benedetto VII chiama Bonifacio con nome di Franco. A Monte Cassino lessi dei Diplomi dati in quest’epoca da Gaeta, dove pure vivevano dei Ferrucci; nel NERINI, p. 392, all’anno 1072, comparisce _Ferrucius de Johannis de Crescentio testis_. Se taluno voglia affermare che Bonifacio VII sia stato congiunto di Crescenzio, non sarò certamente io che mi opponga; soltanto non verrò compilando tavole genealogiche. Non ragioniam di lor, ma guarda e passa!
[488] _Horrendum monstrum Bonifacius (Malifacius) cunctos mortales nequitia superans, etiam prioris Pont. sanguine cruentus._ Questo scriveva GERBERTO al Concilio di Reims: sotto Ottone II era stato abate di Bobbio, cioè in Italia.
[489] _Cod. Vatican._, _Catal._ ECCARDI: — _sed. m. 1, d. 12._ — HERM. CONTR., a. 974: _post unum mensem expulsus_, _Constantinopolim postea petiit_.
[490] Questo prezioso documento Lateranense trovai io nel _Mscr. Vatican._ del GALLETTI, n. 8042, p. 7: l’abate Giovanni vi affitta, in vicinanza a Velletri, un castello a _Crescenzo illustrissimo viro qui appellatur de Theodora_, dat. 9 Aprile 977.
[491] _Vatican. Mscr._ n. 8043, senza numerazione di pagine; documento Lateranense dei 15 Ottobre 989: _nos Johannes et Crescentius illustrissimi viri atque germani filii Domni Crescentii olim Consulis et Ducis qui dicebatur de Theodora, seu Sergiae illustrissime femine olim jugalium bone memorie_. Fra le parti stipulanti v’è una _Constantia_, ma non v’ha alcuna _Theodoranda_. È assai dubbio se Crescenzio _de Caballo Marm._ e Crescenzio _de Theodora_ formassero una sola persona. Da questo Diploma, finora ignoto, il signor R. WILMANS (Excurs. X) si persuaderà, che Crescenzio l’antico ebbe veramente due figli, quali sono denotati di sopra.
[492]
_Corpore hic recubat Crescentias inclitus ecce_, _Eximius civis Romanus Dux quoque Magnus_ — — _Se D[=n]o tradidit habitum monachorum adeptus_ — _Hic omnis quicunque lepis rogitare memento_, _Ut tandem scelerum veniam mereatur habere_. _Et obiit d. VII Mens Jul. Ann. Dom. Incarn. DCCCCLXXXIV_ _C. R. M. jam ante annos duodecim_.
Anche il PAPEBROCH reputa che questo defunto fosse l’assassino di Benedetto, però il NERINI (p. 84) vuole purgare l’urna sepolcrale da questo delitto. Le lettere _C. R. M._ spiega egli: _Cum Regula Monachorum_, e vuole che il morto si facesse frate fin dall’anno 972. Ma il documento dell’anno 977 ci ha fatto conoscere che non ancora, a quell’epoca, egli era monaco: lo diventò soltanto allora, che Ottone venne a Roma nell’anno 981. Io spiego le lettere per _Cujus Requies Mors_, e credo che l’inscrizione fosse posta dodici anni dopo la sua morte, nell’anno 996, quando quegli che può supporsi essere stato figliuol suo era Patrizio in Roma. È a biasimarsi il PROVANA, perocchè fece una sola persona di questo Crescenzio e del suo più celebre succeditore.
[493] LEONE DI OSTIA, II, c. 4, lo appella _propinquus suprad. Alberici Romanor. consulis_. Il Cod. Vat. 3764 scrive: _ex patre [=dd]_, che significa _Deus dedit_, o meglio David, come legge il _Catal. Eccardi_. Secondo il JAFFÉ, la sua ordinazione cadde fra il 2 e il 28 di Dicembre dell’anno 974. GIESEBRECHT, _Ann. dell’Imp. ted._, II, 1, 143. Il DANDOLO, c. XVI, dice breve e semplice: _Hic bonus fuit_.
[494] FRANCESCO PAGI e il Sigonio credono che Ottone II abbia creato i Conti di Tusculo, dai quali avrebbe indi avuto origine Benedetto VII. I documenti dell’epoca nulla ne sanno dire. Il Leo, _Stor. d’Italia_, I, 346, fa che un tale Alberico ne sia capo in Roma; probabilmente fu indotto in errore dal passo riferito di LEONE DI OSTIA.
[495] _Edificatio uius E[=cle]. S[=ce]. Scolastice Tempore Domni Benedicti VII [=PP]. Ab Ipso [=PPA]. Dedicata Q. D. [=S]. An. Ab. Inc. [=D]m. CCCCCCCCCLXXXI M. [=Decb]. D. IIII. Ind. VIII_ (deesi leggere _IX_).
[496] È dubbio se Alessio fosse romano; perfino la sua leggenda viene riferita a Bisanzio: vedi la introduzione alla sua _Vita_, _Acta SS._, ai 17 di Luglio, T. IV. Questa _Vita_ latina è scritta con colore drammatico e bello; oltre ad essa ve n’ha ivi un’altra in versi leonini. Del Santo tacciono i più antichi Martirologî latini e il _Martyrol. Roman._ compilato nel secolo ottavo. Nel tempo più tardo del medio evo la leggenda ottenne gran favore. CORRADO DI WÜRZBURG ne cantò, nel suo noto poema, e nel 1859 il cardinal WISEMANN trasse pure santo Alessio fuori della sua scala di legno, e lo pose sul palco scenico. La scala si fa vedere nella chiesa di santo Alessio di Roma, dove ai 17 di Luglio si celebra la sua festa.
[497] Spesse volte ho citato l’opera importante del NERINI su questo convento. L’inscrizione funeraria di Sergio vi si trova a pag. 68.
[498] Gli _Annal. Coloniens._ (_Mon. Germ._ I, 98) ad ann. 981, dicono: _apostolicus in sedem receptus est_, come se Ottone ve lo avesse ricondotto. Il RICHER, _Hist._ III, c. 81, non ne dà conferma; dice soltanto che l’Imperatore venne a Roma: _repressurus etiam si qui forte essent tumultus_.
[499] _Annal. Saxo_, a. 981. Il _Chron. Casaur._, a. 981, e il _Chron. Farf._, p. 478, riportano i noti Diplomi di Ottone II: _dat. 14 Kal. Maji. Actum Romae in Palatio juxta Eccl. b. Petri Ap., e Actum Romae 3 Non. Maji_.
[500] Deriva essa dal _Pantheon_ del GOTFRIED, cui seguì RICOBALDO, _Hist. Imp._ (ECCARDO I, 1160) colla sua narrazione. Il MURATORI biasima il SIGONIO poichè accolse questa fola nella sua Storia: maggior censura meritano i modernissimi italiani FERRUCCI e AMARI, il quale ultimo, prendendo motivo da quelle favole, si compiace di chiamare Ottone col nome di _Sanguinarius_. Intorno a questa leggenda vedasi il GIESEBRECHT (Excurs. XIII).
[501] L’AMARI, _Storia dei Musulmani_, II, 324, dimostra che THIETMARO concorda col cronista IBN-EL-ATHÎR in riguardo a questa battaglia. Quattromila Tedeschi restarono sul campo; dei Saraceni cadde morto Abul-Kâssem (Bulicassimus). L’AMARI guiderdona l’impresa di Ottone, rivolta a liberare Italia dai Saraceni, con rallegrarsi che Ottone morisse «di rabbia»: i Saraceni gli paiono Guelfi, la battaglia di Stilo una prima Legnano. Mi spiace di leggere cotale giudizio presso un così illustre uomo, cui professo venerazione. Di quanto invece s’eleva il Muratori sopra tutti i partiti e tutte le simpatie!
[502] Il suo epitaffio, che ancor si conserva in santa Croce, registra. _D. X M. Jul. in Apost. sede residens IX ann. abiit ad Christum Ind. XII_. La _Ind. XII_ cominciò nel Settembre 983, e forse è da cambiare soltanto il Luglio nell’Ottobre. Il Baronio dà anche la inscrizione che è in santi Cosma e Damiano, colla data: _Joann. XIV Papa m. Febr. d. 22. Ind. XII_ A. 984, la quale cronologia esatta egli muta poi nell’anno 985 e nell’Ind. XIII. Il JAFFÉ e il GIESEBRECHT si sono sforzati di dimostrare che Benedetto morì nell’Ottobre dell’anno 983. Nella sua inscrizione funeraria, che si modellò a imitazione di quella di Stefano VI, è detto:
_Hic primus repulit Franconi spurca superbi_ _Culmina, qui invasit sedis apostolicae,_ _Qui dominum suum captum in castro habebat._
[503] _Chronogr. Saxo_, a. 983; egli è solo ad osservare che Giovanni XIV fu messo in seggio da Ottone. Il RICHER, III, c. 96, narra che Ottone morì di dissenteria, dopo di avere inghiottito quattro dramme di aloe. SIGBERTO, _Chron._, dice: _Taedio et angore animi deficient Romae moritur_. L’indole sua è descritta bene nella _Vita Adalberti_, c. 8; meglio ancora da THIETMAR, III, 1.
[504] Un disegno del musaico e della tomba odierna è dato dal DIONYSIUS, _Sacrar. Basil. Vat. Cryptar. Mon. Tab. X e XLV_. Vedasi inoltre il TORRIGIUS, _Le Sacre Grotte_, p. 364. BONIZO celebra Ottone II come beato, perciocchè riposi in san Pietro: _Vere beatus, terque quaterque beatus qui ex tanto numero Imperatorum et Regum solus meruit inter Pontifices cum apostolor. Principe consortium habere sepulturae_ (OEFELE, _Rer. Boicar._, II, lib. 4, 93, 800). Il suo epitaffio scritto da Gerberto, leggesi nel DUCHESNE, _Hist. Franc._, II, 807: CVJVS. AD. IMPERIVM. TREMVERE. DVCES. TVLIT. HOSTIS. QVEM. DOMINVM. POPVLIQVE. SVVM. NOVERE PARENTEM. OTTO. DECVS. DIVVM. CAESAR. CHARISSIME. NOBIS. IMMERITIS. RAPVIT. TE. LVX. SEPTENA. DECEMBRIS.
[505] _Catal._ ECCARDI: _Quem Bonif. reversus a Constant. — comprehensum in Castello s. Ang. — per 4 m. inedia attritum jussit occidi. Cod. Vat._ 3764, e, concorde con lui, il 1437: _Quem iste supranomin. Bonif. Ferrucii filius reversus a Const. — comprehendit ac deposuit et in castello s. Angeli in custodia misit — ibiq. infirmitate et famis inopia per IV m. sustinuit ac mortuus est et ut fertur occisus est. Cod. Vat._ 1304: _Qui bonefacius revers. a const. dans pecuniam interfecit predictum petrum_. HERM. AUG., _Chron._, aggiunge a queste fonti: _Et, ut perhibent, toxicavit_. Questo Catalogo e il _Chron._ BERNOLDI attribuiscono a Giovanni XIV otto mesi; soltanto il _Chron. Voltur._ conta nove mesi (erroneamente _annos_), e registra che morisse di fame nell’_Ind. XII_, a. 984. Il BARONIO trovò in talun luogo l’epitaffio, che dà per data il 20 di Agosto. Vedi anche GERBERTO, _acta concil. Rem._
[506] Il FERRUCCI riporta alcuni documenti, che alla Indizione XIII contano l’anno decimo, undecimo e financo duodecimo di Bonifacio VII: di qui si vede quanto poco accertate sieno queste date.
[507] _Cod. Vat._ 1340: _Et ipse paulo post veneno interiit. Cod._ 3764 e 1437: _sed. m. XI qui repentina morte interiit_, e danno la narrazione diffusa, come quella detta di sopra; da essa trasse la sua HERM. AUGIEN., ad ann. 985. Con quelli s’accorda anche il Catal. Eccardi. — BERNARD. GUIDONIS e AMALRIC. AUGER. sembrano associare la caduta di Bonifacio all’acciecamento del Cardinale; ma il FERRUCCI, invece di _oculos eruit_, rilegge _loculos eruit_. Appoggiandosi all’erroneo dettato del _Catal. Farfens. a. 987, Ind. XV, Bonefat. [=pp]_, afferma, contrariamente a tutti i Cronisti, che Bonifacio sia vissuto fino al 987; tuttavia neppur egli sa di alcun Diploma che si spinga di là della _Ind. XIII_, la quale corrisponde all’anno 985. Nel Maggio di quest’anno Bonifacio VII viveva ancora: _Anno Deo prop. Pont. Domni Bonifacii. Summi Pont. et univers. VII Pape in Sacratissima Sede B. P. Ap. XI Ind. XIII mense Madio die III_: (GALLETTI, _Mscr. Vatican._ 8048, p. 25). Bonifacio VII, dopo il 984, fece battere una moneta, che da una parte teneva scritto OTTO IMPE. ROM., dall’altra scs PEV (_Petrus_) BONIF., nel mezzo PAPAE. Vedasi nel PROMIS.
[508] _Le Vitae Papar._ dicono: _De Regione Gallinae Albae_, oppure _Albas Gallinas_. Il JAFFÉ indica che egli sia stato consecrato fra il 6 di Agosto e il 16 di Ottobre 985 (UGHELLI, I, 1306; MARINI, n. 35, 36). In documenti della chiesa di _S. Cyriacus et Nicol. in via Lata_ (GALLETTI, MSCR. VATIC. 8048) io trovo ancora le seguenti date: _A. 988 Joh. XV P. A. III mense madio Ind. I. — A. 988 Joh. XV P. A. III Ind. I m. Octobrio d. V. — A. 989 Joh. XV P. A. IV Ind. II m. Febr. d. VI._ Quell’altro Giovanni che fu, dai quattro ai sei mesi, inserito fra Bonifacio VII e Giovanni XV (_Cod. Vat._ 1340; TOLOMEO DI LUCA E AMALR. AUGER.), ne venne cancellato in seguito a recenti studî: _Annali_ del WILLMANS, p. 208, 212; JAFFÉ p. 337. I Cataloghi attribuiscono a Giovanni XV, _a. X, m. 7, d. 10._
[509] _Iste exosos habuit clericos, propter quod et Clerici eum odio habuerunt; et merito quia quae habere poterat, parentibus distribuebat: Chron. Farf._, p. 644; ne è fonte il _Cod. Vat._ 1437 e quello 3765. Il nipote di questo Papa con nome germanico di _Wido_, compare qual duce di Aricia nel 990: _Guido vir nobilis, neptus Pontificis et Dux Ariciensis_: MURAT., _Antich., Dissert._ V. Può darsi che Guido appartenesse alla casa dei Tusculani, la quale era avversa ai Crescenzî.
[510] La _Vita Joh. XVI_ (XV) nel MURATORI lo appella _Patricius urbis Romae_, e ROMUALD. SALERNIT., MURATORI VII, 165: _Romani Capitanei Patriciatus sibi tyrannidem vendicavere_, locchè, parola per parola, è dettato del BONIZO, il quale parimente dice: _A Crescentio Numentano, qui Patricius dicebatur_. Un documento nel GATTULA, _Accession._ I, 115, si esprime così: _Anno Deo propicio pontificat. Dom. Joannis summo pont. et univer. pape — Ind. XIV, m. Januar., d. 3, Imperante anno primo Dom. Johanne Crescentias filio Romanor. Patricio_. Quella notevole frase Imperante — Patritio significa dunque il vicariato in luogo dell’Imperatore: il Diploma contiene la donazione di una peschiera in Terracina, fatta al convento di santo Stefano. Che il titolo di _Patricius_ compaia in Roma già prima del 1010, lo dimostra il documento che è nel MITTARELLI, I, App. 41, p. 97, dove, nell’anno 975, si sottoscrive _Benedictus patritius a Stefanus rogatus_.
[511] _Annal. Hildesh._, a. 989 (_Mon. Germ._ V, 68): _Theophanu Imperatrix mater Regis Romam perrexit, ibiq. Natale domini celebravit et omnem regionem Regi subdidit_. Nel _Reg. Farf._, n. 436, viene financo detto, abbastanza ridicolmente: _Theophanius gratia divina Imperator Augustus; e Imperii domni Theophanii Imperatorii XVIII_. Il documento ravennate del primo di Aprile 990 tien detto: _Imperii Domnae Theophanu Imperatricis XVIII, Ind. III actum Ravennae feliciter_; ivi pertanto l’êra dell’_Imperium_ si conta dal matrimonio di lei con Ottone II. Altri documenti (_Chron. Vulturn._, MURAT. I, p. 2, 484) dei _4 Non. Jan., a. 990. Actum Romae; Theophanu divina gr. Imperatrix Augusta_ (MABILLON, _Annal. Bened._ IV, 69).
[512] _Erat autem ipsis diebus Romae imperatrix Augusta Theophanu_ etc. _Vita S. Adalb., Mon. Germ._ VI, c. 13, 14, e BRUNO, _Vita S. Adalb._, c. 12, ibid.
[513] _Quid hunc — in sublimi solio residentem, veste purpurea et aurea radiantem, quid hunc, inquam, esse censetis? Nimirum si caritate destituitur, solaque scientia inflatur et extollitur, Antichristus est, in templo Dei sedens, et se ostendens tamquam sit Deus. Si autem nec caritate fundatur, nec scientia erigitur, in Templo Dei tamquam statua, tamquam idolum est, a quo responsa petere, marmora consulere est._ Era voce universale fra i contemporanei, che a Roma tutto si vendesse. Abbone, abate di Fleury, trovò che Giovanni XV era _turpis lucri cupidum, atque in omnibus suis actibus venalem_: AIMON. _Vitae S. Abbonis_, MURATORI, _Annal._, a. 996.
[514] GABLER RADULFUS, _Hist._ II, c. 7 (_Mon. Germ._ IX, 61) e il _Chron. Virdunense_ di FLAVINIACO (LABBÉ, _Bibl. nova_, I, 158), zeppo di errori. Noto che ai 30 di Gennaio 993 Udalrico, arcivescovo di Augusta, fu proclamato santo per decisione di un Sinodo lateranense: primo esempio di una canonizzazione operata dal Papa. V. il BARONIO, a. 993, e la Prefazione del MABILLON al _saec._ V dei Benedettini.
[515] _Mon. Germ._, V, 691, 693: _sileant amodo leges, jura regum conticescant, si neminem in judiciis attingere fas est, nisi quem Crescentius tirannus mercede conductus voluerit absolvere, vel punire_.
[516] Il BARONIO pone la fuga di Giovanni all’anno 985, senza dimostrare l’esattezza della data; il Muratori ne dà notizia, dubitando, all’anno 987. A me par giusto l’anno 995. Adesso tacciono i Cataloghi pontificî. AMALR. AUGER. racconta: _Propter persecutionem Patricii Urbis Romae et Senatus, ipsum oportuit ab ipsa Urbe recedere. Sed postmodum prae timore Ottonis Imp. ipsum miserunt quaesitum_. — Similmente il JORDANI, _Chron._, nel MURATORI, _Ant. It._, IV, 957.
[517] L’epitaffio di Giovanni XV, nel BARONIO, a. 996, registra la morte ai 7 di Maggio. Ma se ne dee dubitare: il JAFFÉ assume per data il principio dell’Aprile, poichè della morte di Giovanni Ottone III riseppe alla Pasqua (12 Aprile) in Pavia (_Joann. Chron. Venetum, Mon. Germ._, VII, 30). Il MARINI (_Papiri_, n. 36) raccoglie un Diploma di Giovanni XV dell’anno 992, in cui viene concesso al Vescovo di Porto un tratto di terreno perchè vi pianti un vivaio di pesce. Ivi si fa menzione del _Lacus Trajanus_; il porto di Trajano s’era tramutato in lago paludoso.
[518] _Vita S. Adalberti_, c. 21: _Ibi in ejus occursum veniunt epistolae cum nunciis, quas mittunt Romani proceres et senatorius ordo_. Non si discorre più come una volta di _clerus, ordo e populus_; la nobiltà ha tratto a sè ogni podestà.
[519] Da dopo delle monete di Benedetto VII (colla scritta OTTO IMPE ROM) non possediamo più denari pontificî per un corso di cencinquant’anni, ad eccezione di un pajo di monete di Leone IX (1049-1055) e di Pasquale II (1099-1118). Va cancellata la moneta del calabrese Giovanni (XVI) che è registrata dal CINAGLI: l’altra (che trovasi nel MAFFEI, _Verona Illustr._, III, 271) in cui Crescenzio, denotato quale IMP. AUG. P. P., arringa da cavallo l’esercito, è un trovato assurdo del secolo decimosettimo: lo dimostra il disegno, che ha lo stile del Domenichino.
[520] _Vita S. Adalberti: magnae scilicet indolis, sed, quod minus bonum, fervidae juventutis._
[521] Il PAGI avvisò che Gregorio V dovette essere consecrato sul principio del Maggio; e il MANSI, in nota al BARONIO, a. 996, pag. 349, accoglie con molta verosimiglianza la data dei 3 Maggio.
[522] Il primo Pontefice, di nazione forestiera dopo di Zaccaria fu alemanno; così fullo anche l’ultimo straniero che salì alla cattedra di san Pietro, e precisamente Adriano VI (1522-1523). D’allora in poi papi furono soltanto uomini italiani.
[523] Perciò il compilatore della _Vita S. Adalb._ sclama giubilando: _Laetantur cum primatibus minores civitates; cum afflicto paupere exultant agmina viduarum, quia novus imperator dat jura populo, dat jura novus papa_: c. 21.
[524] Tratta da un mscr. di Bamberga, trovasi nel DÜMMLER, _Auxil._ e _Vulgar._, p. 57, una poesia meritevole di nota, sul reggimento del mondo tenuto in comunanza da Gregorio V e da Ottone III: vi è detto:
_Surgat Roma imperio, sub Ottone tertio!_ _Salve, papa noster, salve, Gregori dignissime_ _Cum Ottone te augusto tuus Petrus excipit._ — _Vos duo luminaria per terrarum spacia_ _Illustrate ecclesias, effugate tenebras_ _Ut unus ferro vigeat, alter verbo tinniat._
[525] _Habitoque cum Romanis placito, quemdam Crescentium, quia priorem Papam injuriis saepe laceraverat, exilio statuit deportari, sed ad preces novi Apostolici omnia illi remisit_: _Annal. Saxo_, a. 996. Affatto assurda è l’affermazione dell’Hock, nel suo Gerberto, c. 9, che Gregorio avesse graziato Crescenzio per usarne di contrappeso alle esorbitanze dei Tedeschi in Roma. — Ai 25 di Maggio dà Ottone da Roma un _Privilegium_ a favore di san Salvatore in Monte Amiate (_Dat. VIII Kal. Jun. A. D. J. 996, Ind. IX, Imperii I Actum Rome_: _Cod. Amiatin. ut supra_, p. 590). — Ai 27 di Maggio dà Gregorio V la sua Bolla per lo stesso convento, la quale lo fa esente da ogni altra giurisdizione che non sia la romana: ibid., p. 592. Vedi lo Stumpf a questo tempo.
[526] _Prussorum_ — _quorum deus venter est et avaritia juncta cum morte_, dice la _Vita S. Adalb._, c. 27; finezza non molto lusinghiera per la mia patria a quell’età: nel secolo decimo era dessa ancora abitata da genti mezzo selvagge, ma nel decimottavo dava al mondo il filosofo Kant. Conosco il luogo in cui vuolsi che Adalberto sia stato ucciso: s’alza colà «la croce del Baltico», collina mesta che guarda su un mesto mare; ivi presso si vedono molte tombe di giganti.
[527] Lo dice il frammento _quot sunt genera judicum_, edito dal BLUME nel _Mus. Ren._, V, 129, e dal GIESEBRECHT, I, 825. Io lo vidi nel _Cod. Vatican._ 2037, che è del secolo decimoterzo: _Ceterum postquam peccatis nostris exigentibus Romanorum imperium barbarorum patuit gladiis feriendum, Romanas leges penitus ignorantes inliterati ac barbari judices legis peritos in legem cogentes jurare, judices creavere quorum judicio lis ventilata terminaretur. Hi accepta abusiva potestate, dum stipendia a republica non accipiunt, avaritiae face succensi jus omne confundunt. Comes enim illiteratus ac barbarus nescit vera a falsis discernere, et ideo fallitur._
[528] La scrittura è indiritta a Villigi di Magonza, vicario pontificio in Alemagna: _Notum vobis etiam facimus, qualiter per communem consensum fratrum, Crescentium S. Rom. Eccl. invasorem et depraedatorem a gremio s. aecclesiae et omnium fidelium communione segregavimus, et ut unusquisque vestrum in suo episcopatu huic facto adsensum praebeat, caritative rogavimus: Mon. Germ._, V, 694.