Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 3/8

Part 45

Chapter 453,316 wordsPublic domain

[415] GEORGIUS, nella sua annotazione al BARONIO, a. 946, dichiara che Agapito cominciasse il suo pontificato nell’Aprile, e il Mansi (ibid.) vuol dimostrare financo che ciò avvenisse nel dì 8 di Marzo (dal MURATORI, _Ant. It._, III, 146). Nel Febbraio del 947, per lo meno, non ne era ancora trascorso il primo anno. _Anno primo Agapiti junior. PP. Ind. V, m. Febr., die III: Cod. Sessor. CCXVII_, p. 71. Però, ai 26 di Marzo del 949 egli contava il suo terzo anno: ibid., p. 75: _anno III Agap. II, Ind. VII_, Mar. die 26. Laonde è erronea l’opinione del MANSI.

[416] Che la ragione dei beni ecclesiastici vi fosse per sua parte implicata, ce lo apprende la _Translatio S. Epiphanii_ (_Mon. Germ._ VI, c. 1): _ut (Berengarius) — jus fasque quaque confundens, aliquantum etiam de terminis S. Petri praedatoria vi sibi arripere praetumpsisset_: perciò avere il Papa invitato Ottone a venirne a lui.

[417] Si rammenti ciò che fu avvertito più addietro nella nota (_a_) a pag. 211. Questo Volume terzo, nella sua prima edizione originale, vedeva la luce poco dopo l’anno 1869. (N. del T.)

[418] _Otho Rex Legationem pro susceptione sua Romam dirigit. Qua non obtenta, cum uxore in sua regreditur_: FLODOARD., _Chron._, a. 952.

[419] _Contin. Regin._ ad a. 952.

[420] _Albericus princeps Romam obiit: Annal. Farf._, a. 954. FLOD., _Chron: Alberico Patricio Romanor. defuncto, filius ejus Octavianus, cum esset Clericus, Principatus adeptus est_.

[421] L’inscrizione funeraria di un bambino, nipote di Alberico, dell’anno 1030, dice:

_Aurea progenies jacet hic vocitata Iohs_ _Fletu digna gravi flore tenella rudi_ _Gregorio patri fuit et dilectio matri_ _Atque nepos magni principis Alberici._

COPPI, _Memor. Colonnesi_, p. 18: oggidì è nel chiostro del san Paolo infissa nel muro.

[422] BENEDETTO DI SORATTE dice nel suo barbarico linguaggio: _Genuit autem ex his principem ex concubinam filium, imposuit eis nomen Octavianum_ (c. 34): parla prima di _regibus Longobardorum_, però di essi non si può intendere altri che Ugo. Si noti che anche Alda avrebbe dovuto essere una concubina: questi Cronisti non trattano le donne che da cortigiane.

[423] BENED., c. 35: _Agapitus p. decessit. Octavianus in sede — susceptus est, et vocatus est Johannis duodecimi pape_. Il _Chron. Farf._, p. 472, dice erroneamente: _qui patre vivente P. ordinatus est_. Il PAGI afferma che fu fatto papa addì 12 Maggio 956, locchè di già il MANSI (annot. al BARONIO, a. 955) ha narrato, desumendolo dalle lettere di Giovanni, nell’UGHELLI, VIII, 57. GEORGIUS vuol dimostrare, per via del _Reg. Subl._ p. 74, 75, che lo fosse nel Febbraio 956. Il JAFFÉ assume il Novembre dell’anno 955. Resta dubbio il mese.

[424] _Vitae Papar._, nel MUR., III, 2, 327; LIUDPRANDO e gli _Annali di Reims_. Perfino l’ingenuo BENEDETTO dice che fosse peggiore di un pagano: _Habebat consuetudinem sepius venandi, non quasi apostolicus, sed quasi homo ferus — diligebat collectio feminarum_ (magnifico dettato) _odibilis ecclesiarum, amabilis juvenis ferocitatis_.

[425] Il solo che ne dia notizia è l’_Anon. Salernit._, c. 166.

[426] BENEDETTO DI SORATTE (c. 36) descrive l’aspetto di quei suoi popoli, che gli parevano simili agli Unni: _Erat enim aspectus eorum orribilis, et curbis properantes, carpentes iter, et ad prelium ut ferro stantes_.

[427] _Rex Hattonem, Fuldensem abbatem, ad construenda sibi habitacula Romam praemisit: Cont. Regin._, a. 961.

[428] Le tre recensioni di questo giuramento sono raccolte nei _Mon. Germ._, IV, 29. In Liudpr. e nel _Cont. Regin._ non lo si trova; per la prima volta, in Bonizo, _ad Amicum_ (OEFELE, _Rer. Boicar._, II, 800), in DEUSDEDIT, _Cod. Vat._ 3833, donde passò in CENCIUS. Lo lessi anche nel _Cod. Vat._ 1437, fol. 135, nella _Vita Joh. XII_, con cui incominciano le così dette _Vitae di_ NICOLAUS ARAGONIAE. Spesse volte fu messa in dubbio l’autenticità di questa formula giuratoria: il DÖNNIGES, _Ann. dell’Imp. ted._, I, 3, seg., 201, la ripudia, specialmente a cagione di quel passo che si riferisce ai _Placita_. La forma non è superiore al sospetto, ma del tenore non si può accoglier dubbiezza alcuna. Il FLOSS reputa che tutte e tre le formule sieno autentiche.

[429] THIETMAR, _Chron._, IV, 22: _Deinde redeundo ad montem Gaudii, quantum volueris, orato_.

[430] LIUDPR., _Hist. Otton._, 3. La _Vita Mathildis Reginae, M. Germ._, VI, c. 21, dice perfino: _Totus populus Romanus se sponte subjugavit ipsius dominatui, et sibi solvebant tributa, et post illum ceteris suis posteris_. Tuttavia, il pagamento del tributo non è che una fola.

[431] _Privileg. Ottonis_, nel CENNI, _Mon._ II, 157; nei _Mon. Germ., Leg._ II, App. 164; nel Watterich, _Pont. Rom. Vitae_, I, 18. Il BARONIO, che pel primo ne fece subbietto di ricerca (ad a. 962), e il CENNI attestano, che l’autografo, scritto in lettere d’oro su fondo porporino, si conserva nell’archivio del sant’Angelo, adesso in Vaticano: insieme coll’intiera serie delle donazioni, trovasi nel _Cod. Vat._ 1984, 3833; inoltre nei _Gesta Albini_ e in CENCIO. — Il MURATORI, _Piena Esposiz._ etc., il BERRETTA, il GOLDAST (_Const. Imp._, II, 44) impugnano la sua autenticità. Vedasi anche il GIESEBRECHT, I, 458. La letteratura che vi è relativa, è riferita dal WAITZ, _Annal. dell’Imp. germ._, I, 3, 207. Anche in questo Diploma si conferma alla Chiesa il possesso di Venezia, Istria, Spoleto, Benevento, financo di Napoli con tutti i suoi territorî e colle isole, _necnon patrimonium Sicilie, si Deus illud nostris tradiderit manibus_: inoltre v’erano aggiunte donazioni di città. Gli articoli sopra i _Missi_, e sull’elezione e la consecrazione del Papa da farsi in presenza di quelli, sono messi secondo l’ordine dell’antica Costituzione dell’Impero, e dimostrano che Ottone voleva darne conferma.

[432] ADAMI, _Gesta Hammab. Eccl., M. Germ._, IX, 308, II, c. 9: _Romamque pristinae reddidit libertati_. Leggasi quello che LIUDPRANDO, _Legatio_, c. 5, contrappone ai rimbrotti di Bisanzio.

[433] Secondo il _Cod. Vat._ 1340, Ottone venne a Roma _m. Jan. die XXXI, feria VI, et stetit ibi dieb. XV, et exiit inde m. Febr. die XIIII, in festo S. Valentini, Ind. V._ Addì 21 Febbraio trovavasi a Rignano; dunque era ancora assai vicino a Roma, e vi dava un Privilegio a favore del monastero di Monte Amiata: _Actum Rignano IX Kal. Mar. Ind. V, a._ 962: _Cod. Dipl. Amiatin._ del FATTESCHI, CCXIII, p. 193. Vedi anche lo STUMPF, _I Cancellieri dell’Impero_, Vol. II, 28.

[434] _Puer, inquit, est, facile bonorum immutabitur exemplo virorum_: LIUDPR., _Hist. Ottonis_, c. 5.

[435] LIUDPR., _Hist. Ott._, c. 7.

[436] _Campaniam fugiens, ibi in silvis et montibus more bestiae latuit: Vita Joh. XII, Cod. Vat. 1437, Chron. Farf._ p. 476, e il manoscritto conservato a Treviri, del _Privilegium_ di Leone VIII (nel FLOSS). _Cont. Regin._ e LIUDPR., _Hist. Otton._

[437] Quello di _Tusculum_ non è, a questo luogo citato, come non lo è nel Sinodo di Giovanni XII del 964, dove si dovrebbe credere di rinvenirlo. Meravigliosa cosa è, che _Forum Claudii_ e _Falerii_ perdurassero coi nomi antichi. Sparita era _Tres Tabernae, Centumcellae_ non è nominata, neppur _Polimartium_; però continuavano entrambi ad esistere. LIUD., _Hist. Otton._, c. 9. Vedi su questo Sinodo l’HEFELE, _Storia dei Concilii_, IV, 582, dove si chiarisce assai giustamente che esso era conseguenza di quel Privilegio dato all’Imperatore.

[438] _E plebe Petrus, qui et Imperiola est dictus adstitit cum omni Romanorum milizia._ Spesse volte, nei documenti, quest’uomo romano ha nome di _Petrus de Imperio. Cod. Sessor._ CCXVII, p. 131, a. 966: _Libellum Petri de Imperio vocati_. Ben era figliuol suo quegli appellato, nell’anno 1066, _Crescentius de Imperio_: ibid. pag. 247. Oggidì ancora esiste il nome di Impéroli. — Taluno di questi ottimati torniamo a trovare in alcuni documenti. Vedi quello del 28 di Luglio 966, nel GIESEBRECHT I, App. D. — Demetrio, figlio di Melioso console e duce, possedeva, da dopo il 946, un castello vicino a Velletri (BORGIA, _Stor. di Velletri_, p. 158); forse è quegli stesso che nel 979 compare come zio di Marozza (MURAT., _Ant._, V, 773). — Imiza, madre di Stefano, era la più culta dama che fosse in Roma a quell’età; era amica di Giovanni XIII e di Teofania, e con lei Gerberto teneva corrispondenza epistolare. GERBERTI _Ep. 22: Dominae Imizae_.

[439] _Viduam Rainerii et Stephaniam patris concubinam et Annam viduam cum nepte sua abusum esse, et S. palatium Lateranense lupanar et postribulum fecisse_: LIUDPR., c. 10.

[440] _Johannes Ep. Servus Servor. Dei, omnibus Epsps. Nos audivimus dicere, quia vos vultis alium papam facere; si hoc facitis excommunio vos da Deum omnipotentem, ut non habeatis licentiam nullum ordinare, et missam celebrare_: LIUDPR., c. 13; e le celie de’ Vescovi, a c. 14.

[441] Con buon dritto Giovanni XII picchiò contro questo abuso; _Actio_ 2 del suo Concilio dei 26 di Febbraio (BARON., a. 964). Cotale procedimento fa ricordare i decreti di nomina ad officî, che Napoleone promulgava dopo una battaglia fortunata.

[442] MARINI, n. 101, a. 961, dove si parla di Leone protoscriniario, possessore di un casale sulla via Appia.

[443] Un Diploma di Anacleto II, nel CASIMIRO, _Stor. Araceli_, p. 434, appella quel _Clivus: descensus Leonis Prothi_. Il GALLETTI, _del Primic._, p. 143, riporta una inscrizione col nome _de Ascensa Proti_. L’antichissima Continuazione di ANASTASIO, _Cod. Vat._ 3764, dice: _Leo nat. rom. protoscrinio ex patre Johe. protoscrinio de regione clivus arg. sed. a. 1 m. IV_: ad essa si informa il _Cod. Vat._ 1437, nel MURATORI, III, 2, p. 327.

[444] _Cont. Regin._, a. 964; LIUDPR., c. 16: i cavalieri tedeschi dispersero i Romani _quasi accipitres avium multitudinem_.

[445] Se ne trovano gli Atti nel BARONIO, ad a. 964, e nel MANSI, _Conc._ XVIII, 472.

[446] _Octavianus Romam redit, Leonem fugat, Johannem Diaconum naso, dextrisque digitis ac lingua mutilat, multaq. caede primorum in urbe debacchatus: Acta Concil. Remens._, c. 28 (_M. Germ._ T. V).

[447] _In temporibus adeo a diabolo est percussus, ut infra dierum octo spacium eodem sit vulnere mortuus_: LIUDPR., c. 19, e similmente la _Vita_ nel MURAT., III, 2, p. 326. Il _Cod. Vat._ 3764 non ne ha contezza. — _Nam 2 Id. Maii — excessit_, dice il _Cont. Regin._

[448] _Erat enim vir prudentiss. grammatice artis imbutus, unde ad Romanum populo Benedictus grammaticus est appellatus_: BENED. DI SORATTE, c. 37, e GERBERTO, _Conc. Remens._, c. 28.

[449] _Per diversas Civitates, oppida atque castella coepit depraedari, incendere atque devastare, et funditus dissipare._ La _Vita_ è nel MURATORI.

[450] _Vitae Pontif., Chron. Farf._, BEN. DI SOR., REGINO e LIUDPR.

[451] _Dimisit autem eis quanta et qualia mala perpessus est ab illis_: _Chron. Farf._, p. 476.

[452] Colla descrizione e cogli atti di questo Sinodo, LIUDPRANDO pon fine alla _Historia Ottonis_.

[453] Io ho comparato il _Privilegium_ di Leone VIII (IVO PANORM., VIII, 135; GRATIAN. _Decret._, 63, c. 23; _Mon. Germ., Leg._, II, 167) col _Cod. Vat._ 1984, fol. 192, dove trovasi, a fol. 191, anche quello consimile di Adriano. Esso dà all’Imperatore la podestà di eleggere il Papa, il Re, il Patrizio, i Vescovi _ut ipsi tamen ab eo investituram suscipiant, et consecrationem recipiant undecumque pertinuerit — — soli regi romani imperii hanc reverentiae tribuimus potestatem_. — Il FLOSS ha publicato un mscr. di Treviri del secolo undecimo o di quello duodecimo, in cui vuol ravvisare il _Privilegium_ originario di Leone VIII; questo documento mal redatto sembra essere piuttosto una scrittura rettorica. I motivi per cui si rileva mancare l’autenticità al Diploma sono raccolti dal BARONIO, dal PAGI, dal MURATORI, dal CURTIUS, dal PERTZ, dal DÖNNIGES, dal GIESEBRECHT. L’HEFELE, IV, 592 e segg., non si pronuncia nè pro nè contro, rispetto all’autenticità. Un secondo Privilegio, falsato, di Leone VIII (è nel BARONIO e nei _Mon. Germ._, _Leg._, II, 168, e concorda colla _Vita Leonis VIII_, che trovasi in BERN. GUIDONIS e in AMALRICUS AUG.), importa che il Papa facesse cessione dello Stato ecclesiastico: è cosa ridicola nelle sottoscrizioni appostevi, ma è meritevole di nota per quel che concerne la delimitazione delle Regioni della Città. Una siffatta cessione dello Stato della Chiesa sarebbe oggidì (1860) la benvenuta per l’autore dell’opuscolo _Le Pape et le Congrès_.

[454] Il _Cont. Regin._ nulla dice delle preghiere dei Romani, bensì ne parla ADAMO DI BREMA (_Mon. Germ._, IX, 309). La salma di Benedetto V fu, più tardi, recata a Roma: vedi THIETMARO, che lo celebra molto, _Chron._ IV, c. 40.

[455] _Catalog. Eccardi_ e le _Vitae_, _Cod. Vat._ 1437, 3764. L’UGHELLI, I, 1013, appella esattamente con nome di Giovanni il Vescovo di Narni, inesattamente con nome di Sergio il suo figliuolo. Il _Catalog. I_, nel Cod. Vat. 3764, registra giustamente: _sed. ann. VI. m. XI, d. V_; quello II, ossia _Continuazione di Anastasio_, erroneamente dice: _ann. VII (m. XI, d. V)._

[456] UGO DI FARFA (_Mon. Germ._, XIII, 540): _Joh. igitur papa qui appellatus est major, ingressus papaticum satis exaltavit quemdam nepotem suum nomine Benedictum, deditque ei Theodorandam uxorem satis nobilem, filiam Crescentii qui vocatur a Caballo marmoreo, et comitatum Sabinensem dedit ei et plures alios_. Un’altra Teodoranda era figlia di Graziano console, che io reputo essere stato marito di Teodora II; ed era sposata con Ingebaldo, rettore della Sabina. Il WILMANS ritiene che quella prima femmina fosse figliuola di Crescenzio giustiziato nell’anno 998, locchè non è dimostrato, e contrasta cogli anni di quelle persone. Benedetto era rettore della Sabina ancora nel 988. I suoi figli, Giovanni e Crescenzio, trovansi, dopo il 1010, da signori di Palestrina, concessa nell’anno 970 a Stefania. Come marito di Stefania compare, nell’anno 987, Benedetto conte (_Dipl. III_ nel Nerini, p. 381), il cui figliuolo ben era il detto nepote di Giovanni XIII. Pertanto Stefania dev’essere stata sorella del Papa (_Petrin._, _Mem. Prenest._, p. 104). Poichè si chiamava senatrice, era ella figliuola di Teodora II? Apparteneva Giovanni alla famiglia di Alberico?

[457] _Qui statim majores Romanorum elatiore animo quam oporteret insequitur, quo in brevi inimicissimos et infestos patitur: Contin. Reginensis_, a. 965.

[458] _Vita Joh. XIII e Cod. Vat. (1437): comprehensus est a Roffredo Campanino Comite cum Petro Praefecto, et adjutorio Vulgi Populi qui vocantur Decarcones, recluserunt eum in Castello S. Angeli — Cont. Regin._ — BENED. DI SORATTE, c. 30, dopo di aver narrato con tono abbastanza comico dei fattigli maltrattamenti (_alii percutiebant, alii alapos in facies ejus percutiebant, alii nautes nutis cruciebantur_), dice: _Sic — in Campanie finibus inclusus, et dicebant Romanis inter se: ut non veniant reges Saxones et destinat regnum nostrum_.

[459] BEN. DI SORATTE, c. 39. Il Papa s’era guadagnato il favore dei Capuani, erigendo Capua in arcivescovato.

[460] _Vita Joh. XIII: de vulgi Populo, qui vocantur Decarcones duodecim suspendit in patibulis._ REGINO conta _ex majoribus Romanor._, senza il Prefetto. Il _Cod. Estens._ ne dà soltanto undici, e il MURATORI ha le varianti _Decartores_, _decartiones_, _decuriones_. Nel _Cod. Vat._ 1437 io lessi chiaramente _decarcones_. Il GIESEBRECHT li reputa membri del _Vulgus Populi_, ossiano viri _humiles_, locchè contrasta col predicato _majores_ di REGINO. Però eglino erano capitani dei popolani. Se la parola s’avesse a pronunciare _Decarchontes_ sarebbe traduzione di _Decemprimi_. _Decarcones_ ebbe forse origine da _duo decim capi (tanei) regionum_, ed il popolo contrasse in _de-cariones_, come più tardi si disse «i caporioni.» Della i ch’era in _riones_ potè qualche scrivano farne facilmente una c. Nell’anno 1148 v’erano in Viterbo dei decemviri, ossiano _Capudece_ (ORIOLI, nel _Giorn. Arcadico_, t. 137, p. 257). Poichè REGINO conta 13 ex _majoribus Romanor._, il tredicesimo appartiene al Trastevere. Dodici vessilliferi v’avevano anche nel secolo duodecimo e nel decimoterzo. Ma, tuttavia al tempo di Enrico V, i _draconarii_ si distinguono dagli _aquiliferi_, _leoniferi_, _lupiferi_, così che non è sostenibile l’opinione dell’HEGEL (I, 315) che _Draconarii_ debbansi tenere per vessilliferi.

[461] _Et equum aereum pro memoria deauratum et sine sella, ipso desuper residente, extensa manu dextera quae ceperat Regem_ etc.: _Mirabilia_ e _Graphia_. Il cavallo di Marc’Aurelio ha un ciuffo di crini in fronte e la fantasia popolare ne ravvisò una civetta: è pur possibile che, in origine, fosse rappresentato uno schiavo di guerra legato e calpestato sotto le zampe del cavallo. Io non dubito che questa leggenda appartenga di già al secolo decimo. Nell’anno 966 si appiccò a quella statua equestre un Prefetto della Città, e nel 1847 si pose in mano a quello stesso Marco Aurelio il vessillo tricolore.

[462] _Libell. de Imp. Pot._, p. 720: _in judiciali loco ad Lateranis ubi dicitur ad Lupam, quae mater vocabatur Romanor._ Lo trascrive BEN. DI SORATTE, c. 24. — La _Vita Joh. XIII_ non determina il luogo della statua equestre: _per capillos capitis eum suspendit in caballum Constantini_. Ma la stessa _Vita_ e il _Catal._ ECCARDI hanno, nella Biografia di Giovanni XIV: _in Campum ante caballum Constantini_. L’espressione di _Campus_, spesso adoperata per la piazza Lateranense, indusse in errore il FEA ed altri, che andarono pensando al Campo Vaccino. Il PAPENCORDT si figura assai adeguatamente il _Campus Lateranensis_.

[463] _Vita Joh. XIII_.

[464] MANSI, _Concil._ XVIII, 509, nella Bolla ravennate di erezione dell’Arcivescovato di Magdeburgo: _Roma caput totius mundi, et ecclesia universalis ab iniquis pene pessum data est, a Domno Ottone aug. Imp., a Deo coronato Caesare, et magno, et ter benedicto — erecta est, et in pristinum honorem omni reverentia redacta_. Anche i Greci riconoscevano che Roma fosse città pontificia: νῦν δε ἐγίνετο ἡ, καινοτομία αὖτη διὰ τὸ τὴν Ῥώμην ἀποθίσθαι τὸ βασίλεων κράτος, καὶ ἰδιοκρατορίαν ἔχειν καὶ δεσπόζεσθαι κυρίως παρά τινος κατὰ καιρὸν πάπα: _Constit. Porphyr. de Thematib._ II, 27 (ed. Bonn.).

[465] _Ve Roma! quia tantis gentis oppressa et conculcata. Qui etiam a Saxone rege appreensa fuisti, et gladiati populi tui, et robur tua ad nichilum redacta est. Aurum et argentum tuum in illorum marsupiis deportant_. — Questa notevole enumerazione delle torri ecc. vien seconda dopo dell’ANONIMO DI EINSIEDELN, che non vide, al suo tempo, la città Leonina, e contò _turres 387, propugnacula 7070_.

[466] _Cont. Reginonis_, a. 967.

[467] _Annal. Saxo_, a. 967, e la lettera di Ottone indiritta ai Duchi di Sassonia, _dat. XV Kal. Febr. in Campania juxta Capuam_, che conchiude così: _Filius noster in nativitate Domini coronam a beato apostolico in imperii dignitatem suscepit_. Di già ai 2 Dicembre Ottone I trovavasi a Roma, ai 7 Dicembre ad Ostia, ai 23 Dicembre nuovamente a Roma: vedi i documenti relativi a quelle date nello STUMPF, II, 38, 39.

[468] _Relatio de Legatione Constantinopolit._, stampato da ultimo nei _Mon. Germ._, V, 347. Questo bellissimo _pamphlet_ somiglia ad un’oasi, che s’incontra dopo aver percorso un deserto letterario. Dacchè Procopio ne ha abbandonati, non ci avvenimmo mai più in alcuna simigliante scrittura.

[469] _Cap._ 4. Berengario, prigioniero, era morto nell’anno 966 a Bamberga, ma Adalberto viveva ancora; pertanto il discorso è inesatto.

[470] _Hoc solo i. e. Romanorum nomine quidquid ignobilitatis, quidquid timiditatis, quidquid avaritiae, q. luxuriae, q. mendacii, immo q. vitiorum est, comprehendentes_... c. 12. Di rincontro a questo passo, dove si dipinge con tanto gravi colori la preponderanza morale che la razza germanica teneva a quella età sopra la romanesca, si ricordi la sentenza di SALVIANO, il quale, cinquecento anni prima di Liudprando, era costretto a dire: _nomen civium Romanorum aliquando — magno aestimatum — nunc — nec vile tantum, sed etiam abominabile pene habetur_.

[471] _Faceret cum ad nutum suum Roma, et R. Ecclesia ordinabitur._ A Bisanzio scottava forte che Ottone comandasse da signore assoluto a Ravenna ed a Roma. In Ravenna Ottone si edificava financo un palazzo, a. 970; _Placito_ di Ottone II, a. 971, _Chron. Farf._ 475.

[472] Il popolo diceva ormai _Penestrina, in territorio Penestrino_, documento del 998, nel MARINI, n. 106; oppure Pelestrina, documento nel GALLETTI, _Gabio_, p. 67, a. 873. UGO DI FARFA usava altresì dire: _mons Penestrinus_; nell’anno 1074 dicevasi: _in Territorio Pelestrino_ (_Bullar. Casin._ II, _const._ CXII).

[473] Il celebre quadro a musaico di Palestrina, che fa riscontro alla cosiddetta battaglia di Alessandro trovata a Pompei, fu dissotterrato nel 1640, ed oggidì ancora è tesoro del castello baronale. Gli escavi di Palestrina producono gran copia di oggetti da teletta; anche il gioiello prezioso del museo Kircher di Roma, la _Cista mystica_, ha origine di colà. Ho forse bisogno di ricordare al lettore, che dalle rovine di Preneste, da quel vago monte, si levò a volo il genio della moderna musica italiana?

[474] Il Diploma trovasi nel PETRINI, App. 394; nel MARINI, n. 32; nel MURATORI, _Ant. It._, III, 235: _Joannes Ep. Serv. Servor. Dei dilectissime in Dom. Filie Stephanie carissime Senatricis tuisque filiis ac nepotibus_. Le date cronologiche non sono affatto esatte. — La concessione pertanto era di quelle _tertii generis_. Prima e poi la Chiesa dava paesi in affitto; così Bonifacio VII locava il castello di Pietrapertusa parimente per dieci solidi d’oro: _Collect. Deusdedit_, nel BORGIA App. VI. — Di Stefania, _senatrix_ e _comitissa_, e dello sposo suo, Benedetto conte, parla un documento, che è nel NERINI, p. 381; in quello eglino donano al convento di santo Alessio un campo situato _juxta portum Asture_.

[475] _In parvo corpore maxima virtus_: _Vita s. Adalberti_, c. 8.

[476] _Annal. Lobiens._; _Annal. Saxo; Annal. Hildesh._, a. 972; BENEDICTI _Chron._, V, 718.

[477] Fu sepolto in san Paolo. Il suo epitaffio dice sulla fine: _hic vero summus Pont. Joannes in ap. Sede sedit annos septem. Depositionis ejus dies 8. Id. Sept. ab Incarn. D. A. 972_ (BARON., ad a. 972).

[478] _Cod. Estensis_ (MURAT. III, 2, 332): _Benedict. VI, diacon. de reg. VIII sub Capitolio ex patre Ildebrando monacho ingressus est m. Jan. d. 19. Hic fuit electus V anno regis Ottonis Ind. I. Domnus sedit a. 1, m. 6_. Quest’è il passo da cui derivò l’infinto papa _Donus_, che in Cataloghi di tempi posteriori fu inserito fra Benedetto VI e Bonifacio. JAFFÈ, p. 331; GIESEBRECHT, _Annal. dell’Impero ted._, II, 2, Excurs. VIII.

[479] Vedi i _Mirabilia, de Caballis Marmoreis in Roma_. I Romani usavano il numero singolare, dicendo a _Caballo marmoreo_: così, oggidì ancora, il Quirinale viene appellato _Monte Cavallo_. Anche il SIGNORILI, nel secolo decimoquinto, scriveva: _In clivio Caballi_ (De Rossi, _le prime raccolte_, p. 45). L’ANONIMO DI EINSIEDELN denota i cavalli così: _Thermae Sallustianae_. _Sca Susanna et Caballi Marmorei._ La _Topografia della Città_ del BUFFALINI (intorno al 1551) li registra presso alle terme di Costantino, prima che Sisto V, nell’anno 1389, li facesse collocare sulla piazza del Quirinale.

[480] Sembra che a questa famiglia appartenessero un Landolfo _de caballo marmoreo_ (a. 1005, _Reg. Sublac._, fol. 156), e un _Beraldus et filius primus defensor de Cavallo marmoreo_ (a. 1014, GALLETTI, _del Prim._, n. 30). Ancora nel 1148, trovo io un senatore _Georgius ab equo marmoreo_ (_Mscr. Vatican._ del GALLETTI, n. 8043). — All’anno 1259, sono nominati ancora gli _heredes Crescentii de caballo_ (_Mscr._ n. 8044, p. 31); e in un docum. di Aless. IV, del primo di Agosto 1287, un _Lionardus cavalerio de cavallo_: ibid.