Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 3/8

Part 44

Chapter 443,331 wordsPublic domain

[362] Questo Diploma barbarico dà l’elenco dei capitani che erano nell’esercito del Garigliano. Lo contiene il Placito di _Castrum Argenteum_ presso a Traetto, del Luglio 1014: Archiv. di M. Cassino, _Caps._ LXVI, _B._, nel GATTULA, _Hist. Acc._, p. 109, nel FEDERICI, _Storia dei Duchi di Gaeta_, p. 150. Ivi, le Bolle di Giovanni VIII e di Giovanni X sono gettate alla rinfusa. _Ille pridie idus junii Theofilactus secdiclerius S. Sed. Ap. scripserat, imperante Domino suo piiss. p. p. August. Lo... ico magno imp. i. e. suprascripta quinta, script, per manum Melchiset_ — — L’Ind. V è l’anno 872; l’Imperatore è Lodovico II. L’anno 916 cadeva nell’Ind. IV, e qui il Diploma confonde fra loro le due Bolle. _Idest — quomodo repromiserat Theofilactus Senatores Romanorum, Gratianus Dux, Gregorius Dux, Austoaldus Dux, Sergius — — et per jussionem — Johann. X — jurare fecerat alios decem et septem nobiliores homines, qualiter illi querere Nicolao stratico Langobardie, Gregorius Neapolitano consuli, et Landolfum imperiali patritiu, et Atenolfo, et Guamario principibus, Johanni, et Docibilis gloriosi Ducibus, et Ipati Gajetanorum — — pro eo quod decertaverat, et percertaverunt, pro amore Christianae fidei delere Saracenos de cuncto territorio Apostolorum._ È cosa sorprendente che di Alberico non si faccia menzione.

[363] LEONE DI OSTIA, che nomina Alberico, I, c. 52, assume erroneamente la data dell’Agosto 915, Ind. III, invece del 916, Ind. IV. Ma prima ei dice: _Joh. X tricennio ante Romam invaserat_. LUPO PROTOSP., intorno all’anno 1088 (_Mon. Germ._ VII): _Anno 916 exierunt Saraceni de Gariliano_. Di questa battaglia parlano, senza soffermarvisi, LIUDPR., _Antapod._, II, c. 52 segg., il _Chron. Farf._, p. 455, il _Chron. S. Vincent._; BENEDETTO DI SORATTE, e Cronisti posteriori. Lo stesso Giovanni X dava annunzio della sua vittoria a Erminio arcivescovo di Colonia, FLOSS, _Leonis P. VIII privileg._, p. 105, nel DÜMMLER _St. degli Imp. Franchi orientali_, II, 601. Due volte, dice, ebbe egli in persona dato combattimento ai Saraceni.

[364] BEN. DI SORATTE, c. 29: _Et preliaverunt prelium magnum; et victores Johannes X papa, et Albericus marchiones, honorifice susceptum Albericus marchio a Romano populo_. Egli ne loda la persona _elangiforme (elegantis formae)_, ed aggiunge parimenti che la figlia di Teofilatto ne divenne amante. Io però traspongo questa attenenza ad alcuni anni più addietro. Nell’anno 932 Alberico II diventò signore di Roma: se fosse nato soltanto nel 917, lo sarebbe divenuto quando aveva soli quindici o sedici anni. È opinione mia che Giovanni X si avesse fatto mediatore di una vera unione fra la figlia di Teodora e Alberico, fin d’allora che diventò papa, e perciò nel 914. Fa meraviglia che BENEDETTO DI SORATTE non appelli mai Marozia per nome. LEONE DI OSTIA, I, c. 61, chiama Alberico, con buon fondamento, console dei Romani, e ciò ben merita di esser considerato.

[365] SED POSTEA DISCORDIA INTERVENIENTE MARCHIO EX URBE EXPULSUS IN ORTA CASTRUM EXTRUENS IBI SE RECEPIT: ciò narrano per verità soltanto MARTINO POLONO, PTOL. LUCENSIS, RICOBALDO, BERNARDUS GUIDONIS, LEONE DA COMO, GALVANEUS, il PLATINA, il SIGONIO. Vedasi il MURATORI, _Antich. Estensi_, I, c. 23. Anche il PROVANA crede alla caduta di Alberico.

[366] In un documento dell’anno 1044 vien detto: _Foris ponte Salario ubi dicitur due sorore et portu ungariscu_: GALLETTI, _Mscr. Vat._ 8048, p. 127. BENEDETTO DI SORATTE, c. 29, 30, narra che gli Ungheri fossero chiamati da _Petrus_ ch’egli appella _marchio_. _Erat denique Petrus marchiones germanus — papae. Talis odium et rixa inter Romanos et marchio, ut non in urbem Romam ingredi debere: ingressus P. marchio in civitas Ortuense — edificavit castrum firmissimus, et plus magis seviebant romani et amplius P. marchio urbem Romam non est ausus ingredi. Statimque nuntius transmisit ad ungarorum gens — omnium ungarorum gens in Italia ingressi sunt, simul cum P. marchio in urbem Romam ingressus est._ Ai tempi di Giovanni XI, egli descrive una battaglia che i Romani combatterono contro agli Ungheri fuor di porta san Giovanni, e dice che indi, in vicinanza di Rieti, Giuseppe longobardo (probabilmente era duce nella Sabina) gli ebbe sconfitti. Pensa il LIVERANI, che Alberico, fedele al Papa, venisse a dissidio con Marozia, e che egli con Pietro fuggisse a Orta; che poi il popolo uccidesse Pietro in Laterano quando era tornato in patria, e che, allora soltanto, Alberico fosse trucidato in Orta. Però LIUDPRANDO contraddice a questa successione di tempo, e il racconto di BENEDETTO è tutto una confusione. Solo dopo la morte di Alberico Marozia sposò Guido, e solo allora caddero Pietro (928) e il Papa. Ma se Alberico fu discacciato da Marozia e dai così detti Tusculani, poteva egli essere allora, come pensa il LIVERANI, capo di questa famiglia, conte di _Tusculum_?

[367] Fuori del Placito avvenuto a Corneto presso Fermo, dove Waldiperto, a. 910, compare da _Vicecomes Alberici Marchionis_ (_Chron. Casaur._, MURAT. II, 2, 591), e fuori di un cenno delle donazioni di Alberico (_Chron. Farf._, p. 461), non conosco altre carte che parlino di lui. Alberi genealogici ben noti, e innumerevoli da dopo dello Zazzera e del Kircher, lo pongono a stipite dei Tusculani; ma non mi so di alcun documento che appelli Alberico per _Tusculanus_. Il _Regest Farf._ non parla di Conti di _Tusculum_. BENEDETTO DI SORATTE dice soltanto: _Marchio Albericus_. Gli è dunque assurdo di chiamare senza peritanza Alberico I, conte di _Tusculum_, come ancor fa il DURET. Per la prima volta nell’anno 999 Gregorio è chiamato _Tusculanus_; e, soltanto a’ tempi di Ottone III, può parlarsi di Conti di _Tusculum_. Io ho esaminato attentamente i manoscritti del GALLETTI, _Storia geneal. de’ Conti Tuscul._, _de Stefaneschi_, _Papareschi_, _Normanni_ (_Cod. Vat._ 8042 segg.), e mi compiaccio della penetrazione di quell’uomo, il quale a quest’età non sa di Conti tusculani. L’eguale idea merita lode al MURATORI, e altresì al COPPI.

[368] _Foedus cum eo percussit_: LIUDPR., III, c. 16.

[369] _Wido interea, Tusciae provinciae marchio, cum Marocia uxore sua de Johannis papae dejectione cepit vehementer tractare, atque hoc propter invidiam, quam Petro fratri papae habebant, quoniam illum papa sicut fratrem proprium honorabat_: LIUDPR., III, c. 43. Nulla ei sa pertanto di ciò che Pietro fosse confinato ad Orta; e tutto questo accadde dopo la morte di Alberico.

[370] La notizia ne è data da LIUDPRANDO. Anche BENED. DI SORATTE, c. 29, sa dell’assalimento dato al Laterano: _Romani in ira commoti unanimiter ad palatium Lateranensis properantes, interfecto Petro marchio, ad apostolicos nullus adtigit_. Primamente dice, che _Petrus marchio_, dopo di aver chiamato gli Ungheri, era venuto di Orta a Roma. Che il Papa finisse per opera di Marozia, lo dice, oltre a LIUDPRANDO, anche FLODOARDO ad. ann. 929: _Dum a quadam potenti femina — Marocia principatu privatus sub custodia detineretur, ut quidam vi, ut plures astruunt, actus angore defungitur_; così nei suoi versi: _Patricia deceptus iniqua_. Il _Chron. S. Benedicti_: _Ab illis occulto Dei judiccio tamen justo vivus depositus est_; un’altra lezione: _Vivus laqueo confectus est_. Una tradizione di Veroli narra che il Papa fosse prima tratto a San Leucio in Veroli, indi in Roma ucciso. Vedi la prefazione dello _Statuto di Veroli_, nel LIVERANI, p. 535. — LIUDPR.: _Ajunt enim, quod cervical super os ejus imponerent, sicque eum pessime suffocarent_. Gli _Annal. Benevent. (M. Germ. V) in castro jugulatus_.

[371] La notizia di BENEDETTO DI SORATTE è confermata da BONIZO: _hic aedificavit basilicam in Palatio Lateran_. Forse Giovanni X restaurò anche il san Clemente: a lui si riferisce il monogramma che è nella cancellata del coro di questa chiesa. Probabilmente fu sepolto in Laterano. Di lui si conoscono tre monete: JOH. S. PETRUS BERENGARIU IMP.; nel mezzo è scritto: ROMA. Le altre due hanno eguale leggenda.

[372] Il _Cat. Vat._ 1340 attribuisce a Leone mesi sette di reggimento; il _Catal. Vat._ 2953 (del secolo duodecimo): _m. 6, d. 13_; il _Catal. Vat._ 1361: _m. 7, d. 15_; il _Catal. Mont. Cas._ 257, soltanto: _m. 5, d. 12_. La _Cronica di san Bened._ registra perfino mesi dieci. Parimenti si discorda sul tempo di Stefano. GEORGIUS (in nota al BARONIO, a. 929) riporta un Diploma dal _Reg. Subl._ 77: _Anno Deo prop. Pont. Dom. Stephani Papae I_, _Ind. III_, _mens. Dec., d. 22_ (dunque nell’anno 929), e il PAGI crede che sia morto addì 15 Marzo del 931.

[373] La legge mosaica imponeva al fratello di sposare la cognata che restasse senza figliuoli: nè questo, pensa Liudprando, era il caso, perocchè Marozia ne avesse. _Nostra tuo peperisse viro te, secula norunt_. E si solleva ad enfatici versi:

_Quid veneris facibus compulsa Marozia saevis? — Advenit optatus ceu bos tibi ductus ad aram Rex Hugo, Romanam potius commotus ob urbem. Quid juvat, o scelerata, virum sic perdere sanctum, Crimine dum tanto satagis regina videri, Amittis magnam Domino tu judice Romam._

[374] Di questo vitupero si risentiva ancora BENEDETTO DI SORATTE: _Subjugatus est Romanam potestative in manu femine, sicut in propheta legimus: Feminini dominabunt Hierusalem_: c. 30.

[375] _Munitio vero ipsa — tantae altitudinis est, ut ecclesia quae in ejus vertice videtur, in honore summi et celestis miliciae principis archangeli Michaelis fabricata, dicatur S. Angeli Ecclesia usque ad coelos_: LIUDPRAND., III, 44.

[376] _In ingressu Romanae urbis quaedam est miri operis_ (così anche PROCOPIO) _mireque fortitudinis constituta munitio; ante cujus januam, pons est praeciosissimus super Tiberim fabricatus_ etc. Da lungo tempo era caduto in distruzione il ponte Vaticano o Neroniano, e sui suoi ruderi erano collocati allora dei mulini mossi dalle acque del fiume.

[377] LIUDPRANDO mette in bocca ad Alberico un arguto discorso: _Romanorum aliquando servi, Burgundiones scil., Romanis imperent?_ e fa che Alberico così ne spieghi facetamente il nome: _Burgundiones a burgo_, ed _expulsi_: nei _Mon. Germ._, l’editore stranamente lo interpreta: _sine_ (ohne _germanice_) _burgo_. Alberico propone di chiamarli _gurguliones_. Tutto ciò mal si acconcia a quelle condizioni di cose.

[378] _Expulsus igitur rex Hugo cum praefata Marozia (errore) Romanae urbis Albericus monarchiam tenuit, fratre suo Johanne summae atque universali sedi praesidente_: LIUDPRANDO, III, 45. BEN. DI SORATTE dice che Ugo avesse voluto acciecare Alberico, e che questi allora congiurasse coi Romani. FLODOARDO narra nel _Chron._, ad a. 933, che genti reduci a Reims, vi portavano la novella che Alberico sosteneva prigionieri il Papa e Marozia.

[379] _Nos Albericus Domini gratia humilis Princeps atque omnium Romanorum Senator_: questo prezioso Diploma dell’anno 945 appartenne al convento dei santi Andrea e Gregorio, le cui carte perirono al tempo della Republica francese-romana; lo publicò primamente il MITTARELLI, _Annal. Camald._, I, App. n. XVI, indi l’UGHELLI, I, 1026, e il MARINI, _Pap._ C. — In una Bolla di Agapito II, a. 955 (MARINI, n. 28, p. 88), Alberico è chiamato soltanto _omnium Rom. Senator_, ma io mi ho il sospetto che, nell’autografo, il _Princeps_ non mancasse. Nelle Croniche Alberico talvolta ha nome di _gloriosus Rom. Princeps_; così nella _Destruct. Farf._, p. 536; così lo dice sempre BENEDETTO DI SORATTE: _Albericus princeps Romanus_, oppure _princeps omnium Romanor._ Per verità, in FLODOARDO e nelle _Vitae Pontif._, il titolo _Romanor. Patricius_ sta da solo, ma che i Romani così pure lo appellassero, massime in tempo posteriore, mel dichiara un Diploma dell’anno 983, _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 192, nel cui testo è detto: _Tempore Alberici olim Romani Patricii_. Il PROVANA, _Studî critici_ etc. p. 141, chiama non malamente «podestà dittatoria» quella onde i Romani investirono Alberico.

[380] Gli Atti del Sinodo di Giovanni IX, a. 898: _Constituendus pontifex convenientibus episcopis et universo clero eligatur, expetente senatu et populo_; e la Petitio del Sinodo di Ravenna di quello stesso anno: _Si quis Romanus cujuscumque sit ordinis, sive de clero, sive de Senatu_.

[381] C. HEGEL, I, 288, toglie il titolo di Alberico semplicemente in senso di _Senior_ o Signore. Il concetto di _Senior_, nel secolo decimo, era già universalmente in uso anche fuori d’Italia. Ad esempio, in Roma, in un documento dell’anno 1006, dove Rogata dice: _Pro anima Johannis Patricii Romanor. germani mei, et Senioris nostri_; non dunque Senatoris nostri: Cod. Sessor. CCXVIII, n. 472 (_Farfens. Diplom_). L’opinione dell’HEGEL è difficile a sostenersi. L’antico frammento _Hist. Aquitan._ (PITHOEUS, _Annal. et Histor. Francor._, Paris, 1688, p. 415) dice indeterminatamente: _Et Romani de Senatoribus suis elevaverunt in regno Albericum_.

[382] Nel documento dell’anno 945, le due sorelle, già defunte, Marozia e Teodora sono appellate _quondam Romanor. Senatricis filie._ Nell’a. 970: _Stefania Senatrix_ (PETRINI, p. 394); nel 987 Stefania, moglie a Benedetto conte: _Illustrissima Femina, Comitissa, Senatrix_ (NERINI, p. 382). BEN. DI SORATTE chiama _Senatrices_ le sorelle di Alberico. Nel _Cod. Sessor._ CCXVIII, p. 99, la più giovine, Marozia, è detta _Senatrix omn. Romanor._ In Diplomi dati da Gaeta trovai più spesso il costume, tolto da Roma, di chiamare donne di casa principesca col nome di _Senatrix_; ad esempio, nel Maggio del 1002: _Nos Ymilia gr. Dei Senatrix atque Ducissa una per consensum Domni Joh. glor. Consuli et Duci et nostri Senioris Deo servante hujus suprad. civitatis rectores._ Il figlio di lei Leone (e questo è caso meritevole di nota) si chiama _illustris Senator_. Altre donne della stessa famiglia, Maria, Teodora _Senatrix_ (a. 1055), Ageldruda _Comtissa et Senatrix_ (a. 1064). È possibile cosa che Emilia fosse romana, e forse della casa di Alberico.

[383] _Albericus princeps omnium Romanor. vultum nitentem sicut pater ejus, grandevus virtus ejus. Erat enim terribilis nimis, et aggrabatum est jugum super Romanos, et in s. sedis apostolice_: BEN. DI SORATTE, c. 82. Che le corporazioni durassero, lo rilevo da Diplomi; nell’anno 978 trovasi sottoscritto un _Stephano priore candicatore testis_ (GALLETTI, _del Prim._, p. 214, n. 18).

[384] Le monete di Alberico datano dal tempo di Marino II e di Agapito II. La prima tiene scritto: S. PETRUS; nel mezzo il monogramma MARIN; dalla parte rovescia ALBERI PRI †; nel mezzo ROMA. Delle due monete di Agapito, la prima: AGAPUS in monogramma; all’intorno ALBERICVS †; dall’altra parte SCS PETRVS colla sua imagine. L’altra: AGAPITVS PA.; nel mezzo l’imagine di San Pietro; dalla faccia opposta scs PETRVS e il monogramma ALBR. — Il PROVANA, _Studî_, p. 143, col CARLI, collo SCHEIDIUS e coll’ARGELATI lesse nel monogramma AGAPVS la parola _Patricius_, ed è cosa che desta meraviglia. Io ho esaminato questa moneta nel gabinetto Vaticano in presenza del direttore signor Tessieri, e lessi _Agapus_, come lesse il PROMIS. Pertanto cadono le erronee conseguenze trattene dal PROVANA, che Alberico avesse ceduto ad Agapito una parte del potere.

[385] _A. IV Pont. Dom. Stephani VIII P. P. Ind. XV m. Aug. die_ 17. Io trascrissi questo documento dal _Cod. Subl. Sessor._ CCXVII, pag. 65. Il GIESEBRECHT, I, 818, lo pone all’anno 939, locchè tuttavia darebbe la _Ind. XII_ e non la _XV_, l’_A. I_ e non già il _IV_ di Stefano. Benedetto è il primo Conte della Campagna ossia del _Latium_ che sia noto: questo officio di Conte ebbero introdotto i Papi allorchè furono signori di quel paese; corrispondeva al _Praesidium_ della provincia, quale era all’epoca dell’Impero romano.

[386] Vi si sottoscrivevano nove assessori; uno si segnava così: _Balduinum nobilem virum interf._ Il _nobilis vir_ che spesso si trova è pari al _bonus homo, Rachimburgius_ dei Franchi, _ossia prud’homme_; chè a siffatti uomini ingenui germanici corrispondono in Roma i _nobiles viri_.

[387] Perciò LIUDPRANDO, _Legatio_, c. 62: _Verum cum impiissimus Albericus, quem nos stillatim cupiditas, sed velut torrens, impleverat, Romanam civitatem sibi usurparet, dominumque apostolicum quasi servum proprium in conclavi teneret_.

[388] _Collecta multitudine proficiscitur Romam; cujus quamquam loca et provincias circum circa misere devastaret, eamque ipsam quotidiano impetu impugnaret, ingrediendi eam tamen effectum obtinere non potuit_: LIUDPR., IV, c. 2. FLODOARD., _Chron. a._ 933: _Hugo R. Italiae Romam obsidet_.

[389] FLODOARDO, a. 936; LIUDPR., IV, c. 3; _Vita S. Odonis_; Surius, VI, 18, _Nov._ II, c. 5; II, c. 7: _Cum Romuleam urbem propter inimicitias, quae ei erant cum Alberico principe, Hugo rex — obsideret vir sanctus et intra et extra urbem discurrens hortabatur eos ad mutuam pacem etc._

[390] _Consilio iniit Albericus princeps, ut de sanguine Graecor. imperator. sibi uxore socianda. Transmissus Benedictus Campaniam_ (è questi Benedetto Campanino; il Cronista era bene informato) _ad Constantinopolim, ut perficeret omnia, qualiter sibi sociandos esset etc. Verumtamen ad thalamum nuptiis non pervenit_, c. 34.

[391] Della concessione del _Pallium_ parla LIUDPRANDO, _Legatio_, c. 62. Ugo, nell’anno 943, sposò Berta, sua bella figliuola bastarda, con Romano II. Di già nel 927, egli aveva spedito a Bisanzio il padre di Liudprando.

[392]

_Vi vacuus, splendore carens, modo sacra ministrans,_ _Fratre a Patricio juris moderamine rapto,_ _Qui matrem incestam rerum fastigia moecho_ _Tradere conantem decimum sub claustra Joannem,_ _Quae dederat, claustri vigile et custode subegit._ FLODOARDO.

[393] Il Pagi dimostra che la consecrazione di Leone VII avvenne prima del giorno 9 Gennaio 936, e lo fa dalla Bolla di lui, che è data: _V. Id. Jan. Ind. XI, A. Pont. III_ (MABILL., _Annal._, III, 708).

[394] _Misericors Albericus — noster spiritualis filius e gloriosus Princeps Romanor._: _Reg. Sublac._ 45, col. 2, a. 937, di che diremo più sotto.

[395]

_Septimus exsurgit Leo, nec tamen ista volutans_ _Nec curans apices mundi, nec celsa requirens,_ _Sola Dei quae sunt alacri sub pectore volvens,_ _Culminaque evitans, oblata subire renutans,_ _Raptus at erigitur, dignusque nitore probatur_ _Regminis eximii, Petrisque in sede locatur etc._

FLODOARDO, che nelle sue _Vitae Pont._ si giovò delle iscrizioni funerarie di Roma, vi pon fine con Leone VII.

[396] Di ciò v’hanno esempî innumerevoli in tutti i paesi. M’accontento di un solo. Chi a Monte Cassino si fa dire i nomi delle terre poste tutt’all’intorno sui monti che lo recingono, è sorpreso di trovarne tanti appellati dal nome di Santi. Sono tutte fondazioni del convento: San Germano, San Pietro in Fine, Sant’Elia, Sant’Angelo, San Pietro in Curris, San Giorgio, Sant’Apollinare, Sant’Ambrogio, Santo Andrea, San Vettore.

[397] MABILLON, _Annal. Ben._, III, 432.

[398] _Constructio Farf._, p. 536: _suamque domum propriam ubi ipse natus est Romae positam in Aventino monte concessit ad monast. construendum quod usque hodie_ (principio del secolo undecimo) _stare videtur in honore S. Mariae_. Di questo chiostro venne Aligerno, che, dopo di Balduino, fu abate di M. Cassino. Nell’a. 1013, si menziona Aimo come _Abbate monast. S. Marie qui ponitur in Aventino_ (MITTARELLI, _Annal. Camald._, App. 206).

[399] _Constr. Farf._; BEN. DI SORATTE, c. 33.

[400] Bolla di Giovanni X: _VI Id. Maji Ann. Pont. III, Ind. IV — per man. Marini Ep. S. Polimartiensis Eccl. et Biblioth.: Cod. Sessor. CCXVII_, 33. Il Diploma di Leone VII _per interventum Alberici gloriosi Principis atque omn. Romanor. Senatoris_, conferma, a favore di Leone abate, il convento di sant’Erasmo già donatogli da Giovanni X; ed è dato: _V Id. Febr. Ind. XI, a. 936: Cod. Sessor._, p. 60. Il MABILLON non ne ebbe notizia. La confermazione della donazione del _Castrum Subl._ è data: _IV Non. Aug. Ann. Pont. Il Ind. X, 937: Cod. Sessor._, p. 59.

[401] Mi vi ho riferito in passato. † _Albericus Princeps, atq. om. Rom. Senator hinc a die presentis donationis cartula de suprascriptis immobilibus locis et familiis cum eorum pertinentiis facta a me cum meis consortibus in suprascripto Monasterio in perpetuum, sicut superius legitur, manu propria subscripsi, et testes qui subscriberent rogavi_.

_Signum † manu suprascripta Marozza nobilissima femina donatrice qui supra Lra † n._ _Signum † manu suprascripta Stephania etc._ _Berta nobilissima puella etc._ _Sergius Dei gr. Episcop. S. Nepesine Eccl. etc._ _Constantinus in Dei nom. nobilis vir etc._

[402] Questa leggenda è nel Martinelli, _primo Trofeo_ ecc., p. 57 e segg.

[403] Morendo, l’abate sclamava facetamente: _Campigenas Campo, male quam me campigenasti!_ UGO DI FARFA, p. 535.

[404] _Destructio Farf._, p. 535, e il _Chron. Farf._, che spesso vi concorda parola per parola.

[405] Il monaco che avvelenava Dagoberto moveva pellegrino al Gargano; un anno intiero ei tentò con inutili sforzi di salire il monte, indi sparve: _Destruct. Farf._, p. 537.

[406] FATTESCHI, _Serie_ 248 e _Dipl._ 61. Di regola quel paese ha nome di _Territorium_ o di _Comitatus_. Le date di questi documenti sono contrassegnate col tempo del Papa, del Vescovo della Sabina e del Rettore: a. 948 (n. 63): _Temporib. dom. Agapiti — PP. et VV. Johannis Episcopi et Teugonis Comitis Rectorisq. Territor. Sabin. mense Sept._ Da Alberico non si segnano mai le date, ma, a cominciare dalla coronazione di Ottone I, si usa di apporvi la indicazione dell’anno dell’Impero. Il _Catalog. Imp._ del _Chr. Farf._ menziona Leone come primo _Dux Sabinensis_, indi Azone, Giuseppe, Teuzone. Ne continua la serie fino all’anno 1084, ed io mostrerò in seguito che i Crescenzî ivi diventavano Conti ereditarî.

[407] Il tempo del pontificato di Stefano (_a. 3. m. 3. d. 15_) è dato dal _Cod. Vat._ 1340, donde GEORGIUS, al BARONIO a. 939, conchiude che fosse consecrato innanzi ai 19 di Luglio.

[408] MARTINUS POLONUS e il BARONIO. Non ne dicono cosa alcuna le notizie contemporanee.

[409] BEN. DI SORATTE, c. 34. Della venalità di Roma dice l’_Annal. Saxo_, ad a. 981: _corruptis cunctis optimatibus, maximeque Romanis Judicibus, quibus omnia venalia sunt_.

[410] Tre anni, sei mesi, tredici giorni sono attribuiti al pontificato di Marino II. Seguendo l’UGHELLI, VIII, 50 (_3 Id. Nov. ann. Pont. Marini II, Ind. II_, cioè a. 943; e su ciò il MANSI si riporta al BARONIO ad a. 943), il JAFFÉ pone che la sua consecrazione avvenisse prima degli 11 di Novembre. Nel _Reg. Subl._, fol. 12, _Cod. Sessor. CCXVII_, p. 69, ne è determinato il primo anno di pontificato: _anno Do. p. Marini — II PP, in sede I, Ind. I, m. April., die 15_: dunque l’anno istesso 943.

[411] _Electus Marinus papa non audebat adtingere aliquis extro jussio Alberici principi_: BEN. DI SORATTE, c. 32.

[412] Ai _7 Kal. Julii, a. 941, Ind. XIV_, nel decimoquinto anno di re Ugo, decimo di Lotario, è segnata una donazione di Ugo, fatta a favore di Subiaco: _actum juxta Romam in Monasterio S. Virginis Agnes_: MURATORI, _Annal._, 941. Io vi aggiungo altresì un documento dato per il convento di san Benedetto in Telle, nel territorio dei Marsi, segnato _6 Kal. Julias — Actum Romae_: Archiv. M. Cassino, Cap. 12, n. 8. Al Diploma manca il suggello. Il GATTULA non l’ebbe edito.

[413] _Italienses autem semper geminis uti volunt dominis, ut alterum alterius terrore coerceant._ Questo famoso motto di LIUDPRANDO (_Antapod._, I, c. 37), che la _Cronica di Farfa_ (p. 416) trascrive, vale anche per le condizioni più moderne.

[414] FLOD., _Chron._, a. 946: _Marinus Papa decessit, cui successit Agapitus et pax inter Albericum Patricium et Hugonem Regem Italiae depaciscitur_. Ugo morì in Provenza nel 947.