Storia degli Italiani, vol. 15 (di 15)
Part 22
Il re di Francia dell’anno 1414 avea d’entrata ordinaria due milioni di ducati; ma per le continue guerre già d’anni quaranta[219] è ridotto all’entrata ordinaria di _duc._ 1,000,000 Il re d’Inghilterra avea d’entrata ordinaria due milioni di ducati; le continue guerre hanno disfatto l’isola, e al presente ha d’entrata » 700,000 Il re di Spagna del 1410 aveva d’entrata ordinaria tre milioni di ducati; ma per le continue guerre è ridotto a » 800,000 Il re di Portogallo aveva d’entrata ducati ducentomila; per le guerre è ridotto a » 140,000 Il re di Bretagna del 1414 aveva d’entrata ducati ducentomila; per le guerre è ridotto in » 140,000 Il duca di Borgogna del 1400 aveva di entrata tre milioni; per le guerre è ridotto in » 900,000 Il duca di Savoja, per essere paese franco, ha di entrata » 150,000 Il marchese di Monferrato, per essere paese franco, ha di entrata » 100,000 Il conte Francesco duca di Milano (del 1423 il duca Filippo Maria aveva di entrata un milione di ducati) al presente per le guerre ha solamente » 500,000 La signoria di Venezia aveva nel 1423 d’entrata ordinaria duc. 1,100,000; per le grandi guerre che hanno distrutte le mercanzie, ha d’ordinario » 800,000 Il marchese di Ferrara in detto anno, aveva d’ordinario ducati settecentomila; per le guerre d’Italia egli, per stare in pace, ha » 150,000? Il marchese di Mantova aveva ducati cencinquantamila; ora » 60,000 I Bolognesi avevano d’ordinario ducati quattrocentomila; ma per le guerre son venuti in » 200,000 Firenze aveva d’entrata quattrocentomila; ma poi per le grandi guerre è ridotta in » 200,000 Il papa ha d’ordinario, benchè avessene più » 400,000 I Genovesi per le grandi divisioni tra loro sono ridotti in » 180,000 Il re d’Aragona in tutto il suo reame colla Sicilia ha d’entrata, benchè ne avesse assai più » 310,000
Un conto riferito nelle _Delizie degli eruditi toscani_, vol. XX. p. 170, dà al 1427 le rendite di Milano fiorini ventimila; Novara e Vercelli quattromila; Asti, Pavia, Como, Lodi, Piacenza, Parma, Perugia duemila; Alessandria, Tortona mille; Cremona tremila; Crema quattromila; Bergamo tremila; Genova e Savona seimila; cioè in tutto fiorini cinquantaquattromila al mese.
Or segue il Sanuto a dare le
_Entrate di terraferma della Signoria veneta, e spese di quelle terre._
entrata spesa restano _duc._ _duc._ _duc._ La patria del Friuli rende all’anno 7,500 6,330 1,170 Treviso e il Trevisano 40,000 10,100 29,900 Padova e Padovano 65,500 14,000 51,500 Vicenza e il Vicentino 34,500 7,600 26,900 Verona e il Veronese 52,500 18,000 34,500 Brescia e il Bresciano 75,500 16,000 59,500 Bergamo e il Bergamasco 25,500 9,500 16,000 Crema e il Cremasco 7,400 3,900 3,500 Ravenna e il Ravennasco 9,000 2,770 6,230 ——————— —————— ——————— Totale 317,400 88,200 229,200
_Entrate di Venezia._
Governatori delle entrate riscuotono annualmente _duc._ 150,000 Uffizio del sale riscuote » 165,000 Otto uffizj obbligati alla camera degl’imprestiti riscuotono » 233,500 Uffizj rispondono all’arsenale » 73,280 Per un pro alla camera degli imprestiti » 150,000 ——————— 771,780 Spese ordinarie[220] _duc._ 133,680 Salariati » 26,500 Netto _duc._ 611,600 Terre marittime rendono annualmente » 180,000 ————————— 1,020,800
_Altre entrate straordinarie._
Entrate di decime di case e di possessioni nel dogato » 25,000 Pro d’imprestiti che si pagano de’ contanti la metà delle decime, e l’altra si tiene in camera » 15,000 Possessioni di fuori e case di stazio » 5,000 Preti per le entrate loro » 22,000 Giudei da mare per le decime, due all’anno » 600 Giudei da terra ducati cinquecento per decima, due decime » 1,000 Decime della mercatanzia » 16,000 Noli e gioje, cioè entrate » 6,000 Tanse e cambj » 20,000 ————————— 1,131,400
Nota che s’ha da diffalcare dalla entrata, per le persone impotenti a pagare _duc._ 6,000 } Per la metà della decima de’ pro } della camera degl’imprestiti » 7,500 } Pei preti, da essere diffalcati pel } patriarca » 2,000 } 37,500 Per la mercatanzia, l’entrata » 6,000 } Per noli e gioje » 4,000 } Per tanse e cambj » 12,000 } —————————— Restano 1,093,900
AGGIUNTE E CORREZIONI
_Vol. I, pag. 190, linea 28, aggiungi in nota:_
Nel Congresso internazionale geografico del 1875 a Parigi si disputò sopra i Galli, invasori dell’Italia nel V e IV secolo a. C., se provenissero dalla valle del Danubio, o dal centro della Gallia, e si conchiuse per quest’ultima opinione.
_Pag. 433, aggiungi in nota:_
Nuova luce alla storia civile di Roma hanno recato le scoperte recenti di iscrizioni, di monete, principalmente di tavole, fra cui preziosi i bronzi di Ossuna in Spagna, che fecero comprendere necessario uno studio nuovo e profondo del governo municipale di Roma. Sigonio, Paolo Manuzio, Rosino (De Roszfeld) ne avean dato molte nozioni; poi Everardo Otton si giovò dei lavori di Grutero, Grevio, Gronovio per trattare delle colonie e dei municipj, ma non conobbe la tavola d’Eraclea, trovata solo nel 1732, nè la legge per la Gallia Cisalpina trovata nel 1760, nè se ne giovarono Bimard, Goez, Beaufort. Bensì ne profittò il Mazocchi (1755), sospettando che la tavola d’Eraclea fosse un frammento di legge municipale che attribuiva a Giulio Cesare, ma passò inavvertito, come avviene delle cose italiane, a segno che mezzo secolo dopo il Savigny ritentò gli stessi problemi. Nè lo conobbe Roth (_De re municipali Romanorum_, 1801) che vi cercò piuttosto il lato politico che le particolarità archeologiche, nè sospettò che la tavola d’Eraclea fosse identica colla legge municipale di G. Cesare, come poi dimostrò Savigny, e della quale non ancora s’è scoperta la totalità.
Sotto nuovo aspetto presentò le colonie e i municipj Niebuhr, e diede la volontà di innovare, per quanto egli sia criticato dal Madvig, colla fredda applicazione dei testi, e dell’epigrafia. Mommsen avanzò l’opera, che ajutata dalle tavole di Malaga e Salpensa e da queste di Ossuna, ci darà la vera condizione del municipio dell’antica Italia, le cui istituzioni ebbero carattere municipale fin sotto l’Impero.
Le cinque tavole di bronzo di Ossuna, cui appena testè se ne aggiunsero altre, portano lo statuto comunale di Giulia Genetiva, fondata da Giulio Cesare nel 710 U. c., 44 a. C. Rivelano esse nelle massime particolarità la costituzione di una colonia, coi magistrati e ufficiali, i littori e uscieri assegnati a ciascuno, e i distintivi: poi il servizio militare, gli stipendj, l’erogazione delle multe, il culto, l’edilizia, le sepolture.
Vedansi WILLEMS, _Droit publique romain_, 1872.
CAMILLO RE, _Le tavole di Ossuna_, Roma 1874.
CH. GIRAUD, _Bronzes d’Ossuna_, 1874. _Enchiridion juris romani_, 1875.
I lavori dell’Istituto di Francia nel 1874 e nel 1876, pag. 800, poi nel 1877.
Ernesto Desjardins fece uno studio sul _Paese gallico e la patria romana_, mostrando che non è vero che le provincie fossero assimilate alla metropoli. Roma non pensò distruggere i paesi che assoggettava, ma trasformare il senso della parola patria.
Il senato che organizzava le conquiste, proponevasi di distruggere le antecedenti confederazioni e sostituirvi la città; ruinare la patria nazionale e far prosperare la patria municipale: stabilendo un’autonomia municipale, garantita dalla protezione di Roma, e colla lusinga d’entrare nella cittadinanza romana. A ciò non richiedeasi violenza, ma guadagnare gli spiriti, troppo inclini alla discordia, alle invidie, alla guerra fraterna. Per quelle gelosie, Cesare potè sempre aver alleato qualche popolo gallo contro gli altri.
_Vol. II, pag. 322, lin. 12:_
territoristi, leggi terroristi.
_Vol. III, pag. 33, lin. 5, aggiungi:_
In effetto non definisce nè il bene nè il male, nè la legge: per criterio della morale non porge che una natura vaga, ragionevole; non nomina Dio, non l’anima o l’immortalità, non il libero arbitrio: della scienza stessa non tiene conto se non in quanto è pratica; vede unicamente la repubblica, l’onestà politica; l’amor di patria pone al di sopra dell’amor di famiglia. In somma la sua è quella che or dicesi morale indipendente; alla ricerca di questa sono diretti i primi cinque capitoli, e sempre non fa che dimostrare la virtù esser utile[221].
_Vol. III, pag. 211, lin. 13:_
Bedriaco, _leggi_ Bebriaco.
_Vol. IV, pag. 801, lin. 10:_
Papiriano, _leggi_ Papirio.
_Pag. 271, aggiungi:_
Sulle catacombe lavorarono inoltre Desbassyns de Richemont, Kraus, Northcote, Brownlow, riassunti da Doen Guéranger: e compendiati da Enrico de l’Epinois, _Les catacombes de Rome_, e W. H. WITHROW, _The Catacombs of Rome and their testimony relative to primitive Christianity_. Londra 1876.
_Vol. V, pag. 52, alla fine del capitolo aggiungi:_
Una lettera secreta di Sidonio Apollinare ad Agricola ci dà molte particolarità intorno a Teodorico e alle sue abitudini. Levavasi per tempo; adunati i sacerdoti, «li venerava con gran raccoglimento», mentosto per devozione che per costume inveterato. Passava allora all’udienza, sedendo sul trono con a fianco gli armigeri, mentre soldati goti stavano fuori, pronti ad accorrere al bisogno, in qualche distanza per non recare disturbo. A chi veniva, Teodorico rispondeva breve: e dopo due ore levavasi e andava a visitare i tesori e le scuderie. Sedeva poi a pranzo, da solo ne’ giorni ordinarj, nei festivi a sontuoso banchetto, ove le tavole erano coperte di tappeti di Babilonia e vasi cesellati; l’eleganza greca, la copia francica, la prestezza italica, la pompa pubblica, la diligenza privata, il cerimoniale regio risplendevano a gara, mentre i convitati per riverenza parlavano poco: vivande buone ma non costose: impossibile l’inebbriarsi, anzi si lamentava lo scarso bere. Sopradesinare, di rado egli dormiva, e più spesso si poneva a giocare, e posta da banda la gravità reale, invitava alla libertà, agli scherzi, alla familiarità, solo temendo di esser temuto. E come in battaglia, così al giuoco sapea vincere senza imbaldanzirne, e godendo e adirandosi secondo la sorte dei dadi, e spesso filosofando. Il miglior momento di domandargli una grazia era quando il compagno perdesse.
Sull’ora nona le guardie faceano largo, e il re tornava ad occuparsi degli affari di Stato, la turba dei litiganti susurrava fino a sera, quando Teodorico si levava per la cena. Durante questa, usciva in motti piacevoli, sempre tali però da non offendere i convitati.
Terminata la cena, le guardie palatine disponevano per le scolte notturne; gli armigeri metteansi a guardia delle porte del palazzo: e il re vegliava sino a mezzanotte, piacendosi di suoni e canti.
_Vol. V, pag. 489, lin. penultima:_
Vedasi DOMENICO FORGES DAVANZATI (Napoli 1791), _Della seconda moglie di Manfredi_.
Dappoi ne discorsero il De Cesare in una dissertazione apposita, e quelli tutti che ragionarono de’ vespri siciliani.
_Vol. VI, pag. 15, lin. penultima, aggiungi:_
Ugo vescovo di Parma, nel 1029, ebbe da Corrado il contado della città e del territorio, e in segno della autorità spirituale e temporale ufficiando teneva la mitra al corno destro dell’altare, al sinistro la spada sguainala.
_Pag. 72, lin. 7:_
Parma, dopo la vittoria su Federico II: _Hostis turbetur quia Parmam Virgo tuetur_.
_Pag. 113, alla nota aggiungi:_
Questo poema, sì caro agli umanisti tedeschi, vollero alcuni crederlo finto nel XVI secolo. Ma le recenti disquisizioni del PANNENBORG (_Forschungen zur deutschen Geschichte_, tom. XI, pag. 163 e segg.), e del PARIS (_Compte rendu des Séances de l’Acad. des Inscriptions_, gennajo 1871) accertano che è opera contemporanea, non di Guntero nè d’un pavese imperialista, ma d’un tedesco, addottrinato nell’Università di Parigi, e che verseggiò dietro al racconto di Ottone di Frisinga.
_Vol. VI, pag. 501:_
Carlo convocò in Napoli due sindaci di ciascuna città, ecc.
Questa asserzione, accettata dal maggior numero di storici, è confutata vittoriosamente dal signor Del Giudice, _Il giudizio e la condanna di Corradino,_ Napoli 1876. Giudici e baroni furono convocati solo per assistere al supplizio.
_Pag. 532, alla nota 16 aggiungi:_
Il granoturco, in haitiano chiamasi _mahis_.
Il primo botanico che lo descriva come conosciuto in Europa è Gerolamo Bock, _De stirpium Germaniæ nomenclaturis_, 1552, Argents: nel 1571 non era ancora coltivato in Ispagna, del che si duole Hernandez, _Theatr. mexicanum_, pag. 242..
La nota carta d’incisa, pubblicata primamente dal Giuseffantonio Molinari nella _Storia d’Incisa_, 1810, e accettata dal Michaud e dalla più parte; il De-Candolle sostenne si trattava non del granturco ma del sorgo. Ora poi nella _Revue des Exceptions historiques_, anno XI, gennaio 1877, pag. 160, Comte Riant dimostra, ciò che altri già avevano dubitato, che quella carta è affatto falsa.
_Vol. VII, pag. 34, alla nota 3 si aggiunga:_
Sulle origini di Firenze e sui narratori di quelle, non abbastanza lavorarono i nostri, e ancora meno Gino Capponi. Furono gli stranieri che primi repudiarono Ricordano Malespini, Dino Compagni, il Chronicon, Brunetto Latini.
Ultimamente G. Hartwig pubblicò _Quellen und Forschungen zur ältesten Geschichte der Stadt Florenz_, stampando le _Gesta Florentinorum_ del Senzanome, che come testimonio oculare descrive le lotte dei Comuni contro i castelli e le città, convinse che i primi narratori ebbero alla mano ben pochi documenti, ma si valsero di leggende divulgate, e conclude che Firenze fu fondata dal Romani due secoli a. C., non fu distrutta da Totila, nè rifabbricata da Carlomagno: nel medioevo era di pianta quale al tempo romano: la cerchia antica fu distrutta probabilmente al tempo delle Ordinanze di Giustizia; Fiesole fu distrutta, non nel 1010, ma nel 1125; Firenze ebbe poca importanza nel secolo XI, e nel suo mezzo aveva terreni coltivati. Poi divenne centro del movimento antimperiale in Toscana e alleato principale del papato.
_Vol. VII, pag. 265, alla nota aggiungi:_
Quali il De Giovanni, Ant. Cappelli, Renzi, Robieri.
Nell’ultima edizione del 1876, grandemente ampliata, l’Amari conchiude ancora che, «cimentato quel gran nome con le forze che ha oggi l’istoria, sen dileguano i vanti della prima congiura; gli resta soltanto la destrezza dei maneggi di Stato, e la infamia del tradimento contro la Sicilia».
_Pag. 518, lin. 5:_
Francesco Sacchetti, _leggi_ Franco Sacchetti.
_Vol. IX, pag. 263._
Uberto Foglietta: _poni in nota:_
Il sig. Neri nel _Giornale Ligustico_ del novembre e dicembre 1876 pose una estesa memoria sul Foglietta, giudicandolo rigorosamente quanto al concetto politico di irragionevole democrazia, e lodandone molto lo stile, sì del testo latino, sì della traduzione fattane dal Serdonato. Lo rimprovera della sua malevolenza verso gli altri storici, massime il Giustiniani che lo precedette, e il Bizaro che ad Anversa pubblicò contemporaneamente la sua storia (1579).
_Vol. X, pag. 476, lin. 12, aggiungi:_
Il duca d’Alba nel 1556 assale Veroli, risoluto a distruggerla, e il cavallo gli cade e nega procedere più in là del luogo ove fu trovato il corpo di S. Salome.
_Vol. XI, pag. 392, lin. 4, aggiungi:_
In mezzo alle sue melanconie talvolta era vivo, chiassoso; ai carnevali di Ferrara danzava, donneava, strabeveva: amava i cibi squisiti e lo zucchero più fino.
_Pag. 397, lin. 15, aggiungi:_
Il Tasso in prigione era trattato decentemente, poteva passeggiare, ricevea visite di personaggi, fra cui il duca di Mantova: denaro dal duca di Guastalla: doni di libri e manoscritti, come le edizioni di Aldo; leggeva la Somma di san Tommaso e le Storie del Bembo; l’incisore Francesco Terzi lo consultava sui suoi lavori: Giulio Segni gli dedicava i suoi versi: il padre Angelo Grillo veniva a tenergli compagnia; colà stesso voleva esser vestito de’ più bei velluti di Genova e con berretti ricamati.
_Vol. XI, pag. 446, alla nota 13 aggiungi:_
La regina Cristina ebbe carissimo il cardinale Azzolino di Fermo, che chiamava «il massimo, non meno di tutti i cardinali che di tutti gli uomini», e lo reputava inferiore soltanto all’Oxenstiern.
_Pag. 500 in fine:_
Pier Giovanni Capriata. I 3 volumi della sua Storia d’Italia pubblicaronsi a Genova il 1638, 1649, 1663, il terzo postumo.
Favorevole agli Spagnuoli, contrario al duca di Savoja Carlo Emanuele, tacciandolo non solo di astuzia e falsa politica, ma di viltà.
Eppure trescò nella sozza congiura del Vachero: la Signoria veneta cercò farlo ammazzare per averne palesato la vergognosa rotta a Valleggio; la Corte romana mosse doglianze dell’averlo lasciato stampare.
_Pag. 501:_
In un articolo del _Giornale Ligustico_, 1877 genn. febbr., mi si avverte che il Casoni avea compito anche la seconda sua storia.
_Pag. 503, lin. 24, aggiungi:_
Pratillo e Tafuri sono cattivissimi inventori di baje, invan difese avvocatescamente dal De Meo, del quale deturparono gli Annali di Napoli dall’800 fino ai Normanni.
_Vol. XII, pag. 297, lin. 10, aggiungi:_
Carlo Amoretti d’Oneglia, poligrafo e naturalista, uscito di frate, fu professore a Parma, ove era accusato di spargere dottrine empie e dubbj sulla integrità della B. Vergine. Fu secretario della Società Patriotica a Milano, dottore della biblioteca Ambrosiana e membro dell’Istituto (1740-1816).
_Vol. XII, pag. 499, lin. 1:_
Zanetti, leggi Zanotti.
_Vol. XIII, pag. 535:_
Ai viaggiatori vanno aggiunti il Flores, che studiò la mineralogia del Messico; come De Angelis e De Scalzi nel Buenos Ayres: Lavarello scoprì gli affluenti del Parana nella repubblica Argentina.
_Pag. 572, lin. 28, aggiungi:_
Carlo Barabini rese accessibili le vie di Genova, fece il passeggio dell’Acquasola e il teatro Carlo Felice.
_Vol. XV, pag. 5, lin. 27:_
Effuschke, _leggi_ E. Husche.
_Pag. 12, lin. 4, aggiungi:_
Dopo le Tavole Eugubine viene il cippo quadrangolare, scoperto presso Perugia il 1822, etrusco con 656 caratteri, attorno al quale lavorarono il Vermiglioli, il Maggi, l’Orioli, il Canepari ed altri, costretti a confessare di non accertarne il contenuto.
_Pag. 15, lin. 5, aggiungi:_
Il Tarquinj _aieanatus feci levigabat pulcre Phebe: lo Janelli supremus director et custos annonæ._
_Pag. 18, lin. 10, aggiungi:_
Nel procedere del suo glossario trovò moltissime parole inesplicabili, come _ansif, apohtre, arsmatiam, avieholeirs, abetrafe, efurfatu, esariaf, eclacrus_, che pur ricorre almen venti volte: oltre le molte dubbie.
_Pag. 26, lin. 26, aggiungi:_
_Die nordetruskischen Alphabete aus Inschriften und Münzen; nei Mittheilungen_ della Società antiquaria di Zurigo.
Wilhelm CORSSEN, _De Volscorum lingua_. Norimberga 1858.
_Vol. XV, pag. 40, lin. 16:_
Statetio, _leggi_ Statebio.
_Pag. 62, alla nota aggiungi:_
Sarebbe importante colmar la lacuna che vi è fra il Dizionario del Forcellini e quello del Du Cange. L’uno dà il latino classico, l’altro il latino barbaro. Ma realmente nei tempi di decadenza, nel IV, V e VI secolo si usavano molte voci che il Du Cange non pone che coll’autorità del IX o X. Resta ancora a compire il lessico di quei secoli, e un buon principio vi diede il signor Quicherat (_Addenda lexicis latinis, investigavit, collegit, digessit_ L. QUICHERAT. Parigi 1862), aggiungendo al Forcellini circa 7000 articoli, tolti da autori della decadenza.
Ciò toglierebbe la soluzione di continuità.
_Pag. 106, lin. 10:_
Mezzolombardo, _leggi_ Mezzolambro.
INDICE ALFABETICO
A
Aborigeni, I. 43.
Accademia del Cimento, XI. 585 — Ercolanense, XII. 517.
Accademie, X. 142.
Acciajuoli Roberto, XI. 254.
Accolti Francesco, VIII. 347.
Accursio, vi. 376; VIII. 346.
Accuse pubbliche a Roma, II. 110.
Acoramboni Vittoria, XI. 347.
Acquedotti romani, III. 411.
Acton, XII. 355.
Acuto Giovanni, VIII. 12. 177.
Addison, XII. 448.
Adriano imperatore, III. 242 — suo eclettismo, 407.
Adriano papa, V. 236.
Adriano VI, IX. 249; X. 370.
Affò, XII. 243. 540.
Agatocle, I. 249.
Agilulfo, V. 87.
Agincourt, XII. 533.
Agiografia cristiana, IV. 256.
Agostino (s.), IV. 260.
Agricola (Giulio), III. 229.
Agricoltura nel Seicento, XI. 304 — primitiva, I. 129.
Agrigento, I. 232. 283.
Agrippa Vipsanio, II. 339.
Alamanni, X. 187.
Alarico, IV. 354-374.
Alba, I. 138.
Albanesi in Italia, VIII. 219.
Albani pittore, XI. 365.
Alberico da Barbiano, VII. 575; VIII. 177.
Alberoni, XII. 115.
Alberti Leon Battista, X. 5.
Alberto d’Austria, VII. 366.
Albertolli, XII. 531.
Albinaggio, V. 392; VIII. 450.
Albizzi, VIII. 239. 243. 253.
Alboino, V. 73.
Albornoz, VII. 550. 562. 567.
Alchimia, VI. 409; VIII. 426; X. 318; XI. 290.
Alciato, X. 130.
Aldo, VIII. 367; X. 125.
Aldrovandi, XI. 536.
Alessandria, VI. 139.
Alessandro e i Romani, I. 268.
Alessandro III, VI. 135.
Alessandro Severo, IV. 31.
Alfieri, XII. 557.
Alfonso il Magnanimo, VIII. 81.
Algardi, XI. 367.
Algarotti, XII. 503. 532.
Allacci, X. 127.
Alleanza (santa), XIII. 293.
Alpi, loro popolazioni, II. 373.
Alpi passate da Annibale, I. 307.
Amalasunta, V. 52.
Amalfi, VI. 105.
Amanuensi, VIII. 355.
Ambasciadori, loro franchigie a Roma, XII. 26.
Ambrogio (s.), IV. 220.
Ammiano Marcellino, IV. 245.
Ammirato, IX. 260.
Amoretti, XII. 297 e aggiunte. Anatomisti, XI. 546.
Ancre (maresciallo d’) XI. 249.
Andres, XII. 539.
Andronico, I. 350; III. 3.
Anguillara, X. 243.
Anichino, VII. 568.
Annibale, I. 303. 339.
Annibale Porrone, XI. 275.
Annio da Viterbo, VIII. 341.
Anno, XV. 227.
Anselmo (s.), VI. 362.
Ansprando, V. 204.
Antioco il Grande, I. 336 — Epifane, 353.
Antiquarj, X. 127.
Antitrinitarj, X. 405.
Antonino Pio, III. 252.
Antonio (s.), VI. 350.
Aonio Paleario, X. 429.
Aosta, VII. 445.
Apollonio Tianeo, IV. 97.
Apologisti cristiani, IV. 115. — X. 363. Apparizioni, X. 475; IX. 382.
Appiani Andrea, XII. 532.
Appio Claudio, I. 176. 275. 324.
Apuleio, III. 379.
Arcadia, XI. 446; XII. 495.
Archi romani, III. 408.
Archimede, I. 255.
Archita, I. 223.
Architetti del medioevo, VII. 178 — toscani, 179 — dell’Alta Italia, 182 — del secol d’oro, X. 2 — del Settecento, XII. 528.
Architettura romana, III. 399 — gotica, VII. 171 — risorgimento, X. 92 — militare, 104.