Storia degli Italiani, vol. 13 (di 15)
Part 49
[232] Per le nozze della figlia di Monti col conte Perticari, dodici poeti si erano accordati per comporre ciascuno un inno ad uno degli Dei Consenti, e nessuno mancò d’incenso a Napoleone.
[233] Vedi la _Narcisa_ di Tedaldi-Fores cremonese, 1818.
[234] Le ingiurie che in questa lanciò contro Venezia, furono ribattute nell’_Esame_ fattone da Giambattista Gaspari.
[235] Cesarotti disse del _Jacopo Ortis_: — È fatto per attaccare un’atrabile sentimentale da terminare nel tragico. Io lo ammiro e lo compiango». Foscolo nel _Gazzettino del Bel Mondo_, pag. 17, scrive del suo romanzo: — E temo non sia luce tristissima, da funestare a’ giovanetti anzitempo le vie della vita, e disanimarli dall’avviarsi con allegra spensieretezza. I molti lettori ch’io non mi sperava, non mi sono compenso del pentimento ch’io pure non temeva; ed oggi n’ho, e n’avrò anche quando quel libro e questo saranno dimenticati».
[236] _La Lombardia nel secolo XVII, ragionamenti per commento ai «Promessi Sposi»._ Milano 1834; più volte ristampati, e con molte aggiunte nel 1854 e 1874.
[237] _Usi e pregi della lingua italiana._ — Il difetto del buon vecchio si era una parzialità cieca contro tutte le novità buone o cattive, recate da Francesi, a segno tale che non vi avea in Torino memoria francese che a lui non sembrasse una bruttura, ed avrebbe infino anteposto il ponte di legno sopra cui per lo innanzi valicavasi il Po, al magnifico ponte di pietra che vi avea sostituito Napoleone». Mario Pieri.
[238] Vedi persino la prefazione d’uno de’ libri meglio tradotti, l’_Imitazione di Cristo_.
[239] I socj naturalmente erano tutti toscani, ma fra’ corrispondenti contava Monti, Morcelli, Cesari, Colombo, Pindemonti, Mengotti, Napione, Carlo Rosmini.
[240] Tentativo di genere distintissimo fece il famoso giurista Nicola Nicolini (-1857) nel libro _Dell’analisi e della sintesi, saggio di studj etimologici_, Napoli 1842; dove vuol anche provare che la Divina Commedia è la forma sensibile della grande operazione analitico-sintetica, per la quale in una città corrotta può, nel ricorso delle nazioni, restaurarsi l’ordine civile.
[241] Il primo e migliore di costoro è Carlo Cattaneo, in cui troviamo «il tubere della giovialità, l’eruzione critica, alleggerire il piombo delle astrazioni, il termometro della satira, gli spelati panni dell’arte bisantina, lingue cementatrici, spiegare tutto il ventaglio delle umane idee, l’ideologia sociale è il prisma che decompone in distinti e fulgidi colori l’incerta albedine dell’interiore psicologia....».
[242] Venuti i tempi nuovi, l’uso universale de’ giornali che uccisero i libri, cioè le opere pensate; e i discorsi al Parlamento e ne’ tanti ritrovi, diedero alla prosa un andamento diverso dallo scolastico, accostandola al naturale, a costo di rendersi plebea.
[243] La _Margherita Pusterla_ di Cesare Cantù.
[244] L’età nuova portò un’altra farragine di romanzi, che non frenati dalla censura, sempre inetta anche prima, nè dal pudore d’una società scarmigliata, si buttarono a servire gli istinti bassi e il bisogno di quotidiane soddisfazioni a un’ineducata curiosità. Nella poesia si tentò il nuovo coll’imitare fantasie sfrenate di stranieri, e insultare al buon senso e alle credenze più venerate.
[245] Per la letteratura napoletana non potrebbero aversi indicazioni migliori che dai _Pensées et souvenirs sur la littérature contemporaine du royaume de Naples_, par PIERRE C. ULLOA. Ginevra 1860. due vol. in-8º.
[246] Vogliamo aggiungere il padre Ricci francescano, che rifece la teologia morale di Reiffensteul, e fu chiamato da Giuseppe II a insegnarla ad Innspruck, poi a Pavia, dove non piegossi alle esagerazioni del Tamburini. Giampietro d’Anterivo, che lasciò una relazione sui costumi de’ Turchi e sulla perdita della Grecia fatta dalla Repubblica di Venezia, sotto la quale egli era confessore delle truppe dal 1757 al 1771. Il teologo Knoll morto il 1863. Il padre Prucker di Castelnuovo, missionario fra i Montenegrini, mandò alla Propaganda un dizionario epiroto-italo con catechismo bilingue. Il padre Montebello stampò nel 1793 una storia della Valsugana con documenti. Il padre Bonelli pubblicò le opere di san Bonaventura, e _Monumenta ecclesiæ tridentinæ_, 4 vol., e _Notizie storiche della chiesa di Trento_. Il padre Tovazzi, studiosissimo delle cose patrie, campò molte carte dallo sperpero fatto degli archivj principeschi e religiosi nel 1802, lasciò assai cose inedite, fra cui un Diario minuto fino al 1806 in cui morì. Furono tutti francescani. Del canonico Santoni si hanno manoscritte notizie della città di Arco: del canonico Leopoldo Pilati le fonti del diritto canonico.
Del Vanetti è famoso in paese un sonetto, che mostra come sia antica ne’ Trentini la voglia di dirsi italiani. Comincia
Del Governo alemanno, o Marocchesi, Fûr queste valli sol per accidente Fatte suddite un dì: del rimanente Italiani siam noi, non tirolesi.
[247] In questa parte che richiede profonda conoscenza del cuor umano e viva rappresentazione de’ caratteri, sorsero di poi Paolo Ferrari, il Torelli, il Cossa, il Marenco, il Giacosa..., avventurandosi anche a qualche novità, e cercando i concetti e le parole più naturali. Fu un tentativo de’ più felici quel del teatro piemontese, ove il Toselli, il Bersezio ed alcun altro accoppiavano alla festività e all’intreccio l’esemplarità.
[248] Già indicammo (Cap. CXXXIV, nota 42 e t. X, pag. 124) come la letteratura ebraica dell’Occidente nacque in Italia. Carlo Magno chiamò da Roma Rabbi Mosè di Calonimos lucchese, perchè insegnasse aritmetica a Magonza. Nel XII secolo correva il proverbio, — Da Bari uscirà la luce, e da Otranto la parola del Signore»: e le stamperie cremonesi non furono ancora eclissate.
[249] _Proemio alla storia dei luoghi una volta abitati dell’Agro romano_. Roma 1817 e seguenti. L’opera fu proseguita dall’abate Coppi.
[250] Argomento trattato contemporaneamente e con altre viste dal milanese Carlo Londonio.
[251] Il Botta scriveva della prima sua opera: «La metà della prima edizione se n’andò al pepe; ed io stesso ve la mandai, chè dovendo partire pel Piemonte la mia povera e santissima moglie, io non aveva un soldo da farle fare questo viaggio. Allora dissi fra me medesimo: Che ho io a fare di questo monte di cartacei che m’ingombra la casa e che nissuno vuole? chè non la vend’io a qualche droghiere o ad un treccone? Così dissi, e mi presi la cartaccia e la vendei al droghiere, e ne cavai seicento franchi che diedi alla mia santa moglie». Lettera del 28 agosto 1816 nell’_Epistolario_ del Giordani, tom. V. p. 364.
[252] Si guardi la sua descrizione del passaggio del San Bernardo. _S’extasier devant le passage des Alpes, et pour faire partager son enthousiasme aux autres, accumuler les mots, prodiguer ici les rochers et là les neiges, n’est à mes yeux qu’un jeu puéril, et même fastidieux pour le lecteur. Il n’y a de sérieux, d’intéressant, de propre à exciter une véritable admiration que l’exposé exact et complet des choses comme elles sont passées._ THIERS, _Avertissement au tome XII de l’Histoire du Consulat et de l’Empire_. Eppure lo Zobi (tom. III. p. 171) qualifica il Botta «il più profondo fra i moderni storici».
[253] Nella corrispondenza di Camillo Ugoni, stampata nel 1858 a Milano colla sua vita, troviamo una lettera di A. Pezzana del 1814 ove dice del Botta: — Se manterrassi in reputazione di forbito scrittore, certo non potrà mai avere quella di storico imparziale e fede degno». E una di Giuseppe Pecchio del 1833 che, dopo avere letto il Botta continuazione al Guicciardini, scrive: — Non so se sia effetto della storia o dello storico, questa lettura mi dava ogni giorno malumore e malinconia. Ma credo che la colpa sia dello storico, perchè nè la storia degli Ebrei, nè quella de’ Messenj o de’ Polacchi a’ nostri giorni, zeppe anch’esse d’ingiustizie, d’orrori, di sciagure, pure non mi contristarono mai l’animo tanto, come la storia del signor Botta: quella del Sismondi mi fa fremere, anche corrucciare, ma non oscura ed abbatte l’anima mia, anzi la riempie di fuoco. Mi disgusta all’estremo quell’insolente accanimento del Botta contro Daru in palese, ed in secreto contro Sismondi e Manzoni, che per talento, buon cuore e buone azioni valgono dieci volte più del Botta. Mi fa poi perdere un tempo infinito con quelle sue minute descrizioni di battaglie e d’assedj che non fanno alcun profitto. Non cita mai, o rarissime volte, un’autorità. È egli nuovo Mosè che scrive la storia per ispirazione di Dio? Non v’è mai una vista filosofica spaziosa, ma soltanto della morale e delle sentenze appiccicate ad ogni caso particolare. In politica poi dice e si disdice le cento volte, e fra le altre non vuole le repubbliche del medioevo, e poi, alla fine della storia, dopo avere scomunicate quelle repubbliche le tanto volte, finisce col dire che la repubblica di Firenze aveva sopravanzato Atene; ed è ingiusto anche nell’elogio, perchè è esagerato. Sono però contento che una tale storia esista, perchè vi regna molta imparzialità (Pezzana e noi diciamo l’opposto) e franchezza: in alcune parti è eloquentissima: in altre le descrizioni sono capolavoro: spira sempre l’amore del giusto, dell’onesto, dell’umano: la lingua poi è aurea, vigorosa, e se ne togli alcuni proverbj troppo plebei, direi quasi impareggiabile per la sua ricchezza e varietà».
[254] Dico diffusa soltanto perchè già il duca di Lévis, nel libro _De l’Angleterre au commencement du XIX siècle_, 1814, cap. XVI, p. 401, scriveva: _Partout ailleurs qu’en Angleterre, en dépit de la philosophie et même des révolutions, la distinction du noble et du roturier, c’est-à-dire du fils du vainqueur et du vaincu, subsiste dans l’opinion, si ce n’est dans la loi._ E Guizot disse: _Depuis plus que treize siècles la France contenait deux peuples: un peuple vainqueur et un peuple vaincu. Depuis plus que treize siècles, le peuple vaincu luttait pour secouer le joug du peuple vainqueur. Notre histoire est l’histoire de cette lutte. De nos jours, une bataille décisive a été livrée: elle s’appelle la révolution_.
[255] Una dissertazione di Fossati e De Vesme _Sulle vicende della proprietà in Italia_ applicava a noi i concetti maturati dai forestieri. Vedi il nostro tom. VI, cap. LXXXI.
[256] Nota al cap. IV delle _Speranze d’Italia_.
[257] «Non vadano gli eruditi cercando in questi libri peregrine scritture, rivelazioni d’ignoti fatti, lucubrati veri; qui è un ingenuo racconto che io ho fatto ai miei fratelli, assiso al focolare domestico della patria, alla vigilia di un grande viaggio». Pare ignori l’opera del Carlini sulla pace di Costanza, e quella del Dall’Olmo sul convegno di Venezia.
[258] È dovere il ricordare l’_Illustrazione del Lombardo-Veneto_, raccolta di storie municipali che s’intendeva ampliare a tutta Italia, e che si pubblicò a Milano sotto la direzione e colla cooperazione del Cantù. Noi ce ne siamo valsi nella presente edizione per estrarne alcune giunte. _Gli Editori_.
[259] Del Colletta scrivea Giordani l’aprile del 1826: — Ha compito un libro doppio di mole e molti doppj di merito, dove descrive tutto il regno di Gioachino. Libro veramente stupendo, stupendissimo. Figurati che i due che sentisti sono appena un’ombra di questo: la ricchezza, la varietà, lo splendore della materia è indicibile; lo stile miglioratissimo. Ora corregge Giuseppe: correggerà il quinquennio. Bisognerà rifare di pianta il nono libro, che è veramente debole e sparuto, come il primo che fu scritto, ma che per la materia è tanto importante». Il Colletta confessava che «ancora due o forse tre anni sarebbero bisognati a rendere la sua opera un po’ meglio».
[260] «Veramente Gaspare Garattoni fa un valentuomo e degno che di lui si faccia onorata memoria; perocchè, quanto ad erudizione, io tengo ch’ei non fosse secondo a niuno della sua età (l’età di Ennio Quirino Visconti e di Heyne): ma vuolsi cominciare da capo. Suo padre ecc...».
Altro cominciamento: «La pittura da cui viene un bel diletto al vivere civile, fu cara a Luca di Francesco Longhi, come ne fanno fede i molti dipinti di lui, che adornano la sua terra natale».
Di molti storici odierni diemmo notizia e giudizio nel corso di quest’opera, toccando de’ soggetti da loro trattati.
[261] Ci si perdoni di citare gli _Italiani Illustri, ritratti_ da C. Cantù. Tre vol. in 8º. Milano 1870.
[262] «Quando osservavamo con insultante dispregio que’ secoli che ci trovarono servi e ci lasciarono uomini, non somigliavamo a persona che siasi dimenticata della famiglia e de’ primi suoi anni? Or ne troviamo la ricordanza; e senza ribramarlo, perchè il passato compì la sua destinazione, e l’avvenire deve crescere per esso non già con esso, non possiamo che ammirare secoli di tanta vita, ecc.» Epoca XII, p. 334.
[263] Pur dianzi un giornale grave contrapponeva a giudizj da noi dati nella presente opera, i giudizj portati da Lamartine nel _Cours familier de littérature_; e un giornale leggero riproduceva questo parallelo, applaudendovi.
[264] Non discompagniamone suo fratello Saverio, combattente anch’esso pel re di Sardegna, e avverso alla rivoluzione francese. Rinchiuso per un duello, scrisse il _Viaggio attorno alla mia camera_, opericciuola non indegna di Sterne; come il suo _Lebbroso della val d’Aosta_. A servizio della Russia fece la campagna del Caucaso.
[265] _Se traînent à la suite de la France... leur présent est le passé de la France_.
[266] _Essai sur le principe et les limites de la philosophie de l’histoire_. 1843.
[267] Secondo lui, i sintomi d’una buona amministrazione sono: 1. Desiderio di conoscere lo stato della nazione; 2. Pubblicità dello stato della nazione; 3. Buone qualità degl’impiegati; 4. 5. 6. Semplicità, Rapidità, Poco costo nelle operazioni; 7. Esattezza nei pagamenti; 8. Solido impiego del denaro pubblico; 9. Rispetto pratico alle leggi; 10. Moderazione nei partiti; 11. Sicurezza e felicità pubblica; 12. Mancanza d’uomini oziosi e di terre incolte.
[268] _Nuovo prospetto_, p. 194-218.
[269] Teme che la Russia ci mandi per Odessa i grani, sicchè i paesi d’Italia si cambierebbero in deserti. _Nuovo prospetto_, tom. V. p. 127 e _Filosofia della statistica_, tom. II. p. 159.
[270] «Il dazio sulle importazioni delle manifatture estere è ottimo finchè le fabbriche nazionali bambine devono lottare colle estere adulte». _Filosofia della statistica, Arti e mestieri_.
[271] _Teoria del divorzio_, part. V.
[272] _Nuovo prospetto_, part. I. c. 3.
[273] _Merito e ricompense_, tom. I. p. 231.
[274] _Nuovo Galateo_, p. 355.
[275] _Nuovo prospetto_, part. I. c. 3.
[276] _Elementi di filosofia_, lib. II. c. 1.
[277] _Assunto primo_, § IX.
[278] _Introduzione alla genesi del diritto penale_.
[279] Nella logica del Genovesi; _Veduta sull’incivilimento_.
[280] Sono fra queste eccezioni i teologi dell’Università torinese Marchini, Regis, Bardi, Ghiringhello ed altri, che vi cercano meglio che gloria letteraria. Il gesuita Patuzzi dell’ermeneutica fece un trattato e la applicò a molti punti; il padre Ungarelli ebbe a scolaro il padre Vercellone, che con gran franchezza pubblicò la Bibbia greca del manoscritto vaticano in cinque volumi (1857) e le varianti della vulgata.
[281] Nel 1874 si pronunziò una divisione fra gli economisti italiani: gli uni volendo l’assoluta astensione dello Stato nelle ragioni economiche, gli altri ammettendone, anzi credendone necessaria una moderata ingerenza.
[282] _Pensieri sulla moneta cartacea_.
[283] Messedaglia, Levi, Mora, Zanini, Boccardo, Leone Carpi, Luzzato, ecc.
[284] Una Società Geografica qui formatasi contribuì alle esplorazioni massime dell’Africa, oltre raccogliere i fasti patrj dei tempi andati. I viaggi de’ semaj e delle corvette militari diedero a conoscere la Cina e il Giappone.
[285] Ora si sta eseguendo una nuova triangolazione di tutta la penisola, sotto la presidenza del padre Secchi.
[286] Il Governo italiano gli commise nel 1811 il più gran telescopio che ancora si fosse veduto in Italia. Il fisico Gualtieri di Modena ne pretese il merito, e ne fabbricò uno più grande, cioè di undici piedi di fuoco e nove e mezzo d’apertura, che darà luce doppia di quello d’Herschel.
[287] Bisogna aggiungere l’analisi spettrale, che ci portò a conoscere la natura del sole e delle altre stelle: e gli studj dello Schiaparelli sulle stelle cadenti.
[288] L’asciugamento di questo fu compito nel 1876 per munificenza del principe Torlonia di Roma.
[289] Grimelli (_Storia della elettro-metallurgia italiana_. Modena 1844) annovera quanto i nostri operarono in tale materia fino a quell’anno.
[290] Vanno rammentati in proposito i fisici napoletani Miranda e Paci, e gli studj anatomici del Pacini sugli organi elettrici del gimnoto e del siluro elettrico.
[291] Accenniamo fra le sue scoperte quella del piccolo verme entro le perle degli _unio_ e degli anodonti, dalla cui molestia crede originata la preziosa concrezione.
[292] È curioso a notare che erano preti anche i più di quelli che, nel secolo passato, ridestavano l’agricoltura in Toscana: il pievano Paoletti, il parroco Landeschi, il preposto Lastri, gli abati Lupi, Lami, Manetti, Giovan Gualberto Franceschi, l’arcidiacono Giuseppe Albizzi, il canonico Zucchini, il monaco Soldani, e a tacer altri, il canonico Ubaldo Montelatici che nel 1753 fondava l’accademia de’ Georgofili. Così canonico era il Guasco agronomo piemontese, abati il Genovesi e lo Scrofani e molti della Società patriotica a Milano.
[293] L’uso dell’acqua come rimedio esterno è raccomandato anche dal Nessi medico comasco (1741-1820), che diede un buon corso d’ostetricia.
[294] Al 20 gennajo 1774, Ferdinando III di Napoli mandava un rescritto, qualmente la Facoltà medica gli aveva esposto la repugnanza delle comunità religiose a ricevere figli, sorelle, nipoti di medici, mentre ammettono quelli di avvocati, dottori, negozianti. Per ciò espone il merito e la dignità di questa condizione.
[295] Il bellunese Zanon pretende ora di saper dare solidità lapidea alle sostanze animali, mentre Gorini crede poterne mantenere la morbidezza e le altre qualità fisiche.
[296] Alla confutazione che fino dal principio del secolo ne faceva il Moreschi, professore d’anatomia a Bologna, è messa quest’epigrafe tolta dal Menkenio, che proverebbe già da un pezzo conosciuta quella teoria: _Quis nescit nostris temporibus extitisse plures, qui novam quamdam artem exploratoriam commenti, intimos mentis humanæ recessus perreptarunt, et iræ, avaritiæ, cupiditatis nunc semiuncium, nunc assem deprehendisse sibi visi sunt?_
[297] Erangli assegnati quindicimila scudi: il duca ne aggiunse tremila, e il titolo di commendatore, e fu sepolto in quella cappella medesima.
[298] Nel _Commercio_ di Firenze, 12 gennajo 1842.
[299] _Materiali per la storia dell’incisione in rame e in legno_ furono pubblicati dall’abate Zani di Borgosandonnimo (1801), autore anche dell’_Enciclopedia delle belle arti_ (1819-24).
[300] Vedi la nota 15 del Cap. CLVII.
[301] Non saranno dimenticati Marchesi, Marini, Lablache, Pacchiarotti, Moriani, Gaillard..., e la Grassini, la Catalani, la Pasta, l’Alboni, la Frezzolini, la Galletti, la Stolz... Il Barili (-1824) buffo cantante, pareva inimitabile nelle _Cantatrici villane_; ma i continui trionfi gli furono amareggiati dalle disgraziate amministrazioni di teatri. Sua moglie sassone, rinomatissima, empì il mondo delle sue gare colla Festa-Mattei, siccome da poi quelle fra la Taglioni e la Cerrito poterono far all’Italia dimenticare le supreme quistioni sociali.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.