Storia degli Italiani, vol. 10 (di 15)

Part 44

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[232] Altra opinione comune al suo tempo. Marsilio Ficino, _De Vita_, dice: — È assioma fra i Platonici, e che sembra appartenere a tutta l’antichità, vi sia un demone a tutela di ciascun uomo al mondo, e ajuti coloro, alla cui custodia è proposto. Famigliare di casa Torelli di Parma era la figura d’una brutta vecchia, la quale appariva sotto un camino quando dovesse morir uno della famiglia». CARDANO, _De rerum varietate_, XVI. 93.

[233] _H. Cardani, mediolanensis philosophi ac medici celeberrimi opera omnia... cura Caroli Sponii_. Lione 1663, tom. X in-fol. L’editore dice: _Inter innumeros elapsi sæculi scriptores vix ullus occurit, cujus monumenta majore omnium eruditorum applausu, admirationis assecla, fuerint hactenus excepta ac concelebrata, quam H. Cardani ... idque merito quidem ... Quo factum, ut auctor ipse_ maximus literarum dictator _a quibusdam magni nominis viris, ab aliis_ vir incomparabilis, _ab aliis_ portentum ingenii _audire meruerit_ etc. E vi soggiunge una serie di testimonj.

[234] Pag. 218, 214, 302 del _Palagio degli incanti e delle gran meraviglie degli spiriti e di tutta la natura, diviso in libri quarantacinque e in tre prospettive, spirituale, celeste ed elementare_, di STROZZI CICOGNA. Vicenza 1605.

[235] Il penitenziale del vescovo Burcardo, anteriore al Mille, assegna le penitenze per chi crede che altri possa per incantagione eccitar procelle, odio o amore, affascinare o venir alle tregende. Di tutto ciò parliamo più a disteso nella nostra _Storia universale_, lib. XV, c. 15. Però il Muratori, _Dissertaz._ LXVIII, pubblicò una penitenziale del monastero di Bobbio: _Qui cum vidua aut virgine peccavit, qui falsa testimonia super alios apponunt et ad sorcerias recurrunt, aut divinationes credunt... isti pæniteant V annis, vel III ex his in pane et aqua._

[236] Frà Bernardo da Como, 1584, dice che le streghe non sussistevano _tempore quo compilatum fuit decretum per dominum Gratianum... Strigiarum secta pullulare cœpit tantummodo a centum quinquaginta annis citra, ut apparet ex processibus Inquisitorum_.

[237] XILETTI, _Consilia criminalia_. Venezia 1563, tom. I. cons. 6.

[238] _Sunt qui credunt mulieres quasdam maleficas, sive potius veneficas, medicamentis delibutas, noctu in varias animalium formas verti et vagari, seu potius volare per longinquas regiones, ac nuntiare quæ ibi aguntur, choreas per paludes ducere, et demonibus congredi, ingredi et egredi per clausa ostia et foramina, pueros necare, et nescio quæ alia deliramenta._ De situ Japigiæ, pag. 126.

[239] Forma seguito alla _Lucerna Inquisitorum hæreticæ pravitatis reverendi patris fratris Bernardi comensis ordinis Prædicatorum ac inquisitoris egregii, in qua summatim continetur quidquid desideratur ad hujusce Inquisitionis sanctum munus exequendum_. Milano 1566. Fu stampato per opera del reverendo padre Inquisitore di Milano _ad laudem Dei_, ristampato delle volte assai, e commentato da Francesco Pegna.

[240] Citano questo fatto anche il Bodino nella prefazione della _Demonomania_, e frà Silvestro Priero, il primo contraddittore di Lutero, nelle _Mirabili operazioni delle streghe e degli demonj_.

[241] Il famoso Peiresc al 28 giugno 1615 da Aix scriveva a Paolo Gualdo a Padova: — Il medico che mi cura, desidera con passione d’avere un libro _Baptistæ Codrunqui medici imolensis de morbis ex maleficio_, per causa di certe monache di questa città in assai numero, che si trovano inferme di malattie incognite e soprannaturali».

[242] FRANCESCO VITTORIA, _Prælectiones theologicæ_, lib. II.

[243] _De strigibus_, 1523; e quattro apologie, 1525.

[244] _De sortilegiis._

[245] _Strix, sive de ludificatione dæmonum_, 1523; e la versione italiana stampata a Venezia il 1556 col titolo: _Il libro detto Strega, ovvero delle illusioni del demonio._

[246] _Compendio dell’arte esorcistica, e possibilità delle mirabili e stupende operationi delli demonj e de’ maleficj, con li rimedj opportuni alle infermità maleficiali... opera non meno giovevole agli esorcisti che dilettevole ai lettori, ed a comune utilità posta in luce._ Venezia 1605.

[247] _De sortilegiis_, lib. II. q. 7.

[248] _De strigibus_, c. 17 e s.

[249] _Fortalitium fidei._

[250] _De hæresi._

[251] _De lamiis, et excellentia utriusque juris._

[252] _Parergon juris_, VII. c. 23; VIII. c. 21. Contro di lui principalmente sono dirette le confutazioni di Martin Delrio, _Disquisitionum magicarum_, lib. III. q. 16.

[253] _Dæmonum investigatio peripatetica, in qua explicatur locus Hippocratis, si quid divinum in morbis habeatur._ Firenze 1580.

[254] _Cum in brixiensi et bergomensi civitatibus et diœcesibus quoddam hominum genus perniciosissimum ac damnatissimum labe hæretica, per quam suscepto renuntiabatur baptismatis sacramento, Dominum abnegabant, et Satanæ, cujus consilio seducebantur, corpora et animas conferebant, et ad illi rem gratam faciendam in necandis infantibus passim studebant, et alia maleficia et sortilegia exercere non verebantur_... Bolla del 15 febbrajo.

[255] _Repertæ fuerunt quamplures utriusque sexus personæ... diabolum in suum dominum et patronum assumentes, eique obedientiam et reverentiam exhibentes, et suis incantationibus, carminibus, sortilegiis aliisque nefandis superstitionibus jumenta et fructus terræ multipliciter lædentes, aliaque quamplurima nefanda, excessus et crimina, codem diabolo instigante, committentes et perpetrantes etc._

[256] Il serio storico De Thou racconta: — Diceasi che Sisto V avesse pratica col demonio, e patto di darsegli purchè fosse papa e pontificasse sei anni. Di fatto ebbe la tiara, e per cinque anni segnalossi con azioni che sorpassano l’elevazione dello spirito umano. Al fine cadde malato, e il demonio venne a intimargli il patto. Sisto incollerito lo rimbrottò di mala fede, giacchè soli cinque anni erano corsi; ma il demonio gli disse: Ti ricorda che, trattandosi di condannar uno che non avea l’età legale, dicesti _Gli do uno de’ miei anni_? Sisto non seppe cosa rispondere, e si preparò a morire fra i rimorsi». Vero è che De Thou non sta garante del fatto, potendo essere invenzione de’ malevoli Spagnuoli. _Histoire universelle_, tom. XI.

[257] _Magos et maleficos, qui se ligaturis, nodis, characteribus, verbis occultis mentes hominum perturbare, morbos inducere, ventis, tempestati, aeri ac mari incantationibus imperare posse sibi persuadent aut aliis pollicentur, ceterosque omnes, qui quovis artis magicæ et veneficii genere pactiones et fœdera expresse vel tacite cum dæmonibus faciant, episcopi acriter puniant, et e societate fidelium exterminent._ Act., p. 5. pag. 5.

[258] Così frà Girolamo Menghi nel precitato _Compendio dell’arte esorcistica_, pag. 480. Però egli stesso, pag. 416, dice che le streghe non aveano potenza sugli Inquisitori in uffizio, e «più volte essendo interrogate queste maghe et malefiche per che cause non offendevano gli giudici et inquisitori, respondevano, questo più volte aver tentato et non l’aver potuto fare».

[259] De’ moltissimi io allego quei soli ch’ebbi alla mano:

EIMERICO, _Direttorio degli Inquisitori_.

CARENA, _De officio Sanctæ Inquisitionis_.

PEGNA, _Praxis Inquisitorum_.

BODINO, _Demonomania degli stregoni, cioè furori e malìe de’ demonj col mezzo degli uomini_. Venezia 1592.

MENGHI, _Compendio dell’arte esorcistica_. Ivi 1605.

CARDI, _Ritualis romani documenta de exorcizandis obsessis_. Ivi 1733.

_Flores commentariorum in Directorium Inquisitorum, collecti per Franciscum Aloysium Bariolam mediolanensem._ Milano 1610.

_Aphorismi Inquisitorum._ Bergamo 1639.

Quando Morellet nel 1762 ebbe tradotto il _Directorium Inquisitorum_, Malesherbes gli disse: — Voi credete aver raccolto de’ fatti straordinarj, delle processure inaudite. Or bene sappiate che questa giurisprudenza di Eymeric e della Santa Inquisizione è ad un bel presso la nostra giurisprudenza criminale tutt’intera. — Io restai confuso di tale asserzione (soggiunge Morellet, _Mémoires_, I. 59); ma di poi ho riconosciuto ch’egli avea ragione».

[260] _Sacro arsenale, ovvero Pratica dell’ufficio della Santa Inquisizione, di nuovo corretto ed ampliato._ Bologna 1665. Lo stesso trovo nella _Breve informatione del modo di trattare le cause del Santo Officio per li molto reverendi vicarj della Santa Inquisitione di Modana_. 1659.

[261] _Flores commentariorum_, pag. 3.

[262] _Millenarium sæpe excedit multitudo talium, qui unius anni decursu in sola comensi diœcesi ab inquisitore qui pro tempore est, ejusque vicariis, qui octo vel decem semper sunt, inquiruntur et examinantur, et annis pene singulis plusquam centum incinerantur._ SPINA, _De strigibus_, cap. 13.

[263] RIPAMONTI, _Historia mediolanensis_, dec. IV. lib. V. p. 300; — OLTROCCHI, _Notæ ad vitam sancti Caroli_, pag. 684-94.

Nell’archivio della curia di Milano esistono diversi processi contro maliardi ed eretici, e principalmente son notevoli la «Relazione di quanto fece san Carlo nella visita dei Grigioni (_Instructiones pro iis qui in missionibus contra hæreticos versantur_)»; i «Dubbj dati dal prevosto di Biasca», un de’ quali è: — Sono processati i sospetti d’arte diabolica, et il notar dice d’aver mandato i processi a Milano, nè altra provvision s’è visto: perciò vanno peggiorando con scandalo d’altri»; e un altro: — Sono alcuni mercanti i quali non osservano il decreto di non andare ne’ paesi d’heretici senza licenza, et sono difesi dalli signori temporali (svizzeri) perchè così fanno loro, però con precetto di non andar alla predica d’heretici, nè trattar con loro della religione».

Anche nella vita del cardinale Federico Borromeo nel 1608 si legge: — Ancora alcuni perseverano con i segni superstiziosi in guarir malìe, nè si può aver testimonj per formar processo. Si admettono chirurgi, medici et maestri di scuola senza far la professione della fede; et volendo noi che la faccino, il fôro secolare dice di voler loro far giurare di non far cosa illecita, nè usar cose diaboliche, e con questo si admettono persone vagabonde». Tutto ciò si riferisce alle tre valli di diocesi milanese, appartenenti agli Svizzeri.

[264] Nell’epistolario di san Carlo stampato a Milano il 1857, leggesi a pag. 419 in una lettera a Giovanni Fontana: — M’è dispiaciuto d’intendere quello che passa nelle Tre Valli per conto di quel negromante, il quale, facendo professione di scoprire le streghe e stregoni di quel paese fuor delle vie giuridiche, mi par non men degno di castigo lui medesimo che li stregoni stessi, camminando per via di negromantia o altra proibita a’ cristiani. Però ne scrivo ai signori e do ordine al visitator Bedra che vadi in dentro a posta per riportar provvisione, perchè costui sia rivocato et anche castigato». Segue l’ordine al visitatore.

Il 18 aprile 1567 san Carlo scriveva aver saputo che in val di Blenio, quando si fanno esequie, molti preti, dopo detta messa nella loro chiesa, vanno a dirla anche al luogo del funerale; e mancando le particole, le spezzano e consacrano solo un frammento. Egli vuole che a ciò si provveda. _Lettera nell’arch. arcivesc._, dove vi son moltissime lettere sopra essa valle.

[265] Il processo esiste nell’Ambrosiana di Milano, segnato _R_. 109 in fol.

[266] CREPET, _De odio Satanæ_, lib. I. disc. 3.

[267] Stuttgard, 1843.

[268] Sotto il 19 luglio 1675 il Torriano vescovo di Como scriveva a un parroco del territorio bormiese aver trovato colà _quamplures tam viros quam fœminas variis sortilegiis infestos, fascinationibus incumbere et vere strigas esse, arte in tenera ætate prehensa_. Perciò ne’ quattro anni seguenti furono giustiziate trentacinque persone, e molte sbandite.

[269] _Del congresso notturno delle lamie, libri_ III. Rovereto 1749.

[270] _Lettere del Pr. G. B. Carli al signor G. Tartarotti intorno all’origine e falsità della dottrina dei maghi e delle streghe_; — MAFFEI, _Arte magica dileguata_. Verona 1750. — A queste uscì una risposta in Venezia l’anno stesso, _Osservazione sopra l’opuscolo Arte magica dileguata_ di un prete dell’Oratorio, per dimostrare che, avanti e dopo Cristo, sempre vi furono maghi e streghe; e raccolgonsi passi de’ santi Padri che sembrano credere alle stregherie. Il padre Zacaria, annunziando l’opera del Tartarotti, disapprova il negar le magìe: — In una città m’accadde d’udir un medico spiritoso, il quale negava che si dessero indemoniati, tutto attribuendo alla fantasia di chi si crede offeso..... Ma perchè mai tanto impegno di relegare dentro l’inferno i demonj?» _Storia letteraria d’Italia_, 1750.

A disteso ho ragionato io di tal materia nella _Storia universale_ e in quella degli _Eretici d’Italia_, e prima nella _Storia della diocesi di Como_, lib. VII. pag. 97 e seguenti, adducendo anche una sentenza motivata. Altre possono vedersi nel MAZZONI TOSELLI, _Origini della lingua italiana_, tom. III. p. 880, 1043, 1076, 1360.

[271] _Communis Catholicorum sententia docet re ipsa hanc commixtionem dæmonum mulierumque accidere. — Theol. Christ._, tom. III. Il milanese frà Francesco Maria Guacci, nel _Compendium maleficorum_, stampato a Milano nel 1608 e nel 1626, ove le dottrine sono illustrate con molte figure, al cap. 12 del lib. I scrive: _Solent malefici et lamiæ cum dæmonibus, illi quidem succubis, hæ vero incubis, actum venereum exercere; _communis est hæc sententia_ patrum, theologorum, philosophorum, doctorum, et omnium fere sæculorum atque nationum _experientia_ comprobata._

[272] Alle materie religiose io attribuii sempre importanza ed estensione primaria nella storia, e sempre mi proposi di maneggiarle da sincero indagatore, ma docile e riverente cattolico. Qui entrando a dirne più di proposito, e in questioni dove l’esattezza dogmatica può restar offesa da una parola meno precisa, sento il bisogno di riprofessare la mia piena sommessione all’indefettibile autorità della Chiesa, e l’incondizionata accettazione d’ogni suo decreto. Il che fo nè obbligato nè consigliato, ma per vero convincimento; e tanto più spontaneo quanto che mi sento e mi mostrai sempre cittadino indipendente, e scrivo in paese dove nessun vincolo ha la stampa, in tempi ove l’opinione careggia tutt’altri sentimenti.

(L’autore trattò più ampiamente questa materia in un lavoro speciale, _Gli Eretici d’Italia_, volumi 3 in-8º, da questa medesima Unione editrice. _Gli Editori_).

[273] Ho alla mano _Replica fratris Silvestri Prieratis ad fratrem Martinum Lutherum_, senza data, di dieci carte, ove difende sè dalle incolpazioni dategli.

[274] Fra altri compose il _Compendio d’errori ed inganni luterani; Rimedio alla pestilente dottrina di frate Ochino; Discorso contro la dottrina e le profezie di frà Girolamo Savonarola_.

[275] Era egli a Siviglia nel 1522 quando fece ritorno la nave _Vittoria_, che per la prima avea fatto il giro del globo; e trovavano d’aver perduto un giorno, benchè esatto giornale avessero tenuto. Nessuno sapeva darne ragione, ma il Contarini la spiegò.

[276] _Non tam exemplis rationibusque actum est, quam conviciis ac maledictis; nec christiana pietate sed canina facundia... Nec jurgiis modo, sed, quod dictu nefas est, jocis et scommatis libros referserunt. Quin vero qui veritatis indagandæ studio scribunt, mites modestosque se ipsos exhibeant, Christi exemplo, qui cum esset veritas, in se ipso quoque mansuetudinem prædicavit, tantumque abfuit ut ultro maledixerit, ut etiam, quod Petrus ait, maledicenti non minaretur._ Il Bembo lodava grandemente le lettere del Cortese, «nella qual cosa egli merita tanto maggior laude, che _delet maculam jam per tot sæcula inustam illi hominum generi_, di non saper scrivere elegantemente».

[277] PALLAVICINO, _Storia del Concilio di Trento_, lib. XI. c. 30.

[278] 1º Quod eliminet omnes dolores præteritorum temporum, simoniam videlicet, ignorantiam e tirannidem, ac vitia omnia quæ alias Ecclesiam affligebant; et bonis consultoribus adhæreat, et libertatem in votis, in consiliis ac executione gubernatorum cohibeat.

2º Ecclesiam juxta sancta concilia et sacras leges canonicas religiose, quantum tempora patientur, reformet, ut faciem sanctæ Ecclesiæ, non peccatricis congregationis referat.

3º Fratres suos et filios carissimos sanctæ romanæ Ecclesiæ cardinales, aliosque prælatos et membra Ecclesiæ integro amore non verbis tantum sed rebus et operibus complectetur, bonos honorando et exaltando, illisque et maxime pauperibus providendo, ne apex apostolicus paupertate sordescat.

4º Omnibus indifferenter justitiam administrabit, et in hoc optimos officiarios constituet, qui nullis compositionibus aut altercationibus jurium justiciam pessundabunt.

5º Fideles, signanter nobiles, et monasteria consueta adjuvari, in suis necessitatibus juxta tempora bonorum pontificum sustentabit.

6º Infideles, maxime Turchas, pessimos crucis hostes, nunc apud Rhodum et Hungariam multis victoriis superbientes, qui maximo dolori et terrori Ecclesiæ sanctæ sunt, excludet et expugnabit, et ad hanc expeditionem pecunias congruentes, inducias inter Christianos procurabit, et justam expeditionem magna auctoritate ordinabit, et nunc aliquo pecuniario præsidio obsidioni Rhodianæ succurret.

7º Ecclesiam Principis Apostolorum magno nostro dolore diruptam et conquassatam, partim sua impensa, partim principum et popolorum piis suffrages, sicut prædecessores sui fecerunt, eriget, consolidabit.

[279] _Epistolæ famil._, tom. I. p. 18.

[280] Tratto dalla Biblioteca di Monaco, noi l’abbiamo inserito negli schiarimenti al libro XV della _Storia Universale_. Nello SCHELHORN, _Amœnitates historiæ ecclesiasticæ_, nº VIII, trovasi un lungo consulto di riforme, proposte da una commissione eletta da Ferdinando I imperatore, colle risposte fattevi dalla curia romana.

[281] SANUTO, _Diarj_ al 1523; presso il quale è un’epistola, che dice: _Vir est sui tenax, in concedendo parcissimus, in recipiendo nullus aut rarissimus; in sacrificio quotidianus et matutinus est: quem amet aut si quem amet, nulli exploratum. Ira non agitur, jocis non ducitur. Neque ob pontificatum visus est exultasse; quinimo constat graviter illum ad ejus famam nuntii ingemuisse._

[282] Giovanni Cambi, al 1522.

[283] Erasmo, _Ep._ 1176, dice: — _Vix nostra phalanx sustinuisset hostium conjurationem, ni Adrianus tum cardinalis, postea romanus pontifex, hoc edidisset oraculum: Bonas literas non damno, hæreses et schismata damno_». Anche Girolamo Negri, nelle lettere, ove dipinge sì bene quel pontificato, dice: — Dilettasi soprattutto di lettere, massimamente ecclesiastiche, nè può patire un prete indotto».

[284]

_Sextus Tarquinius, Sextus Nero, Sextus et iste:_ _Semper et a Sextis diruta Roma fuit._

Sono di gran verità i due epitafi destinatigli:

Hadrianus VI hic situs est, qui nihil sibi infelicius in vita quam quod imperaret duxit.

Pro dolor! quantum refert in quæ tempora vel optimi cujusque vita incidat.

[285] Lettera del 19 aprile 1532, nelle _Cartas al emperador Carlos V escritas por su confesor_. Berlino 1848.

[286] Vedi _Consilium delectorum cardinalium et aliorum prælatorum de emendanda Ecclesia, S. D. N. D. Paulo III ipso jubente conscriptum et exhibitum_. 1538.

[287] Vedi BARTOLI, _L’Italia_.

[288] _On n’a qu’à publier hardiment tout ce qu’on voudra contre les Jésuites, on peut assurer qu’on persuadera une infinité de gens._ BAYLE, in _Lojola_.

[289] Marco Mantova Benavides, dotto giureconsulto e professore a Padova, scrisse un libro _del concilio_, dove esamina quali persone abbiano diritto d’intervenirvi, e che qualità ad esse convengano; ove deplora che molti cardinali e prelati sì poco intendano di studj, o soltanto di filosofia e lettere anzichè di canoni e scritture; esamina poi i varj concilj precedenti, e quistiona se il concilio sia superiore al papa. E benchè non risparmiasse i disordini degli ecclesiastici, ebbe lodi da Paolo III e applausi da Roma.

[290] Sulla riforma in Italia possono vedersi: SCHELHORN, _Amœnitates historiæ ecclesiasticæ et literariæ_. Lipsia 1737-46; GERDES, _Specimen Italiæ reformatæ_, 1763; TIRABOSCHI, _Storia della letteratura_, tom. X. p. 560; MAC CRIE, _Storia dei progressi e dell’estinzione della Riforma in Italia nel XVI secolo_, con un compendio della storia della Riforma tra i Grigioni (ingl.) 1830; CANTÙ, _Storia della città e diocesi di Como_, lib. VIII, il _Sacro Macello in Valtellina_, Firenze 1853, e _Gli Eretici d’Italia_. Sui protestanti napoletani vedi GIANNONE, _Storia civile_, VIII, p. 12; e nella _Zeitschrift für Geschichtswissenschaft_, 1847, vol. VIII, p. 545, un articolo di G. HEINE, _Ueber die Verbreitung der Reformation in Neapel_, con notizie tratte dall’archivio di Simancas.

[291] Il famoso Andrea Alciato diresse al Mallio una lettera per dissuaderlo di farsi francescano; ove a tal uopo gli espone gli abusi e i disordini della vita monastica, con grandissima libertà. Il Calvi n’ebbe copia, la mandò ad Erasmo, e pensava pubblicarla. Grand’apprensione ne prese l’Alciato, e in bel latino ironicamente gli scriveva: — Oh tristo di Calvi! e più che capital nemico dell’Alciato se ciò farai! Che mi varranno le mie veglie, che i tanti studj? Se tu mi spargi di questo veleno, vorrei piuttosto esser morto. Lutero, i Picardi, gli Ussiti e gli altri nomi d’eretici non saran tanto infami quanto il mio se ciò avvenga. Non sai o dissimuli di sapere le faccende di questi cucullati, la forza, la potenza, le esclamazioni sui pulpiti, le esecrazioni fra il popolo, le detestazioni, e gl’infiniti mali che (gli Dei me ne campino) ricadran sul mio capo? Intenterò processo d’ingiuria, prima a te come campione, poi a Erasmo, poi a Frobenio; invocherò uomini e Dei, moverò ogni pietra per iscagionar me, e voi soli imputare ecc.». _Marquardi Gudii et doctorum virorum ad eum epistolæ._ Utrecht, 1697.

[292] Ap. HOTTINGER, _Ecclesia sæculi XVI_, tom. II. p. 61.

[293] Lettera del 27 marzo 1554, esistente nella biblioteca nazionale di Parigi, cod. 8645, carta 56. — Calvino conservò sempre l’amore della duchessa. Quando il duca di Guisa, campione de’ Cattolici di Francia, genero di lei, fu assassinato davanti Orléans dal fanatico Poltrot, e i predicanti dalla cattedra inveivano contro di lui, la duchessa ne mosse lamento con Calvino, il quale rispondendo non riprova l’assassinio: _Si le mal fâchait à tous les gens de bien, monsieur de Guise, qui avait allumé le flambeau, ne pouvait pas être épargné. Et de moi, combien j’ai toujours prié Dieu de lui faire merci, si est-ce que j’ai souvent désiré que Dieu mit la main sur lui pour en délivrer son Eglise, s’il ne le voulait convertir... Cependant de le damner c’est aller trop avant, si non qu’on eût certaine marque et infaillible de sa réprobation._ Lettere di G. Calvino, raccolte da G. Bonnet, tom. II. p. 553. Parigi 1855.

[294] Angelica Negri di Gallarate, piissima monaca, le cui lettere spirituali si leggevano nei refettorj, e che il marchese Del Vasto governator di Milano volea consigliera e al letto di sua morte, udendo l’Ochino predicare a Verona nel 1542, predisse cadrebbe nell’eresia.

[295] Predica III e IV.

[296]

T. _Quid vero mihi das consilii?_

O. _Ut plures uxores non ducas, sed Deum ores ut tibi continentem esse det._

T. _Quid si nec donum mihi, nec ad id petendum fidem dabit?_

O. _Tum si id feceris ad quod te Deus impellet, dummodo divinum esse instinctum exploratum habeas, non peccabis. Si quidem in obediendo Deo erravi non potest._

[297] SECKENDORF, _Historia Luteranismi_, tom. III. pag. 68, 69, 579.

[298] SIMLERI, _Oratio de vita P. M. Vermilii_.

[299] _Dizionario storico_ di Bassano.

[300] RAYNALDI, ad 1539.

[301] _Eusebius captivus, sive modus procedendi in curia romana contra Lutheranos._ Basilea 1533. Non è del Curione, come può vedersi dalla lettera dello Zanchi al Muscolo, sibbene del Massari, che nel 1554 stampò a Basilea _De fide ac operibus veri christiani hominis ad mentem Apostolorum, contra Evangelii inimicos_, nella cui prefazione è cenno di molti italiani dimoranti in quella città.