Storia degli Italiani, vol. 08 (di 15)
Part 49
[320] Nel 1499 i Salviati riceveano da Filippo d’Austria, duca di Borgogna, in pegno per quattromila fiorini grossi, trecentoventi centinaja di lana d’Inghilterra, e un famoso fiordaliso, vale a dire un reliquiario di oncie diciannove fiorentine, con crocifisso nero, quarantuno balasci, trentasei zaffiri, nove smeraldi, cinquantacinque rosette d’oro con quattro perle in ciascuna e un diamante acuto, e la corona con quattro perle a pera, un diamante grosso e trentotto perle.
[321] Klaproth preparava l’edizione del _Milione_ di Marco Polo con commenti e colla carta analizzata dei paesi da lui visitati; e doveasi stampare a spese della Società geografica di Parigi: ma non potè compirla. Parrebbe a credere fosse scritto originalmente in veneziano, dialetto dello scrittore. Il padre Spotorno sostiene che, nella lunga lontananza, esso doveva aver dimentico l’idioma patrio, e che Andalon del Negro genovese lo scrisse in latino, sopra relazione del Polo stesso. I migliori ora tengono che Rusticiano da Pisa lo stendesse in francese, man mano che lo raccoglieva dalla bocca di Marco suo compagno di carcere. Il testo più genuino pare quello che pubblicò la Società geografica di Parigi nel 1824. Di buon’ora il Milione fu mutato in toscano e in altre lingue, ma interpolandovi novità; nel che maggior licenza si prese il Ramusio nella sua _Collezione di navigazioni_. Nel 1844 fu stampato a Edimburgo da Murray con copiose note illustrative; in tedesco da A. Bürck (_Die Reisen des Venezianers M. Polo_. Lipsia 1845) sopra le migliori edizioni, e con aggiunte di C. F. Neumann, che viaggiò i luoghi stessi, e che trova esattissimo il nostro Veneziano. Un’edizione italiana fu procacciata a Venezia il 1847 da Vincenzo Lazari, traducendo l’edizione del 1824, liberando il testo dalle aggiunte Ramusiane, e arricchendola di note. Il tenente Wood della marina britannica dell’India, il quale scoperse le vere sorgenti dell’Oxo nel 1829, dice esattissima la descrizione che di que’ paesi fa Marco Polo.
* Il colonnello Enrico Yule, del corpo degl’ingegneri nel Bengala, stampò a Londra nel 1871 _The book of sir_ Marco Polo _the venetian, newly translated and edited with notes_, 2 volumi con mappe e figure e dissertazioni sulla vita, la famiglia, il carattere di M. Polo, e con abbondanti notizie geografiche, etnografiche e filologiche.
[322] Vedi BIZZARRO, _Hist. rerum persicarum._
[323] GRABERG DE HEMSÖ, _Annali di geografia_; gennajo 1803.
[324] _Idem videtur sentire noster Georgius, vir in peragrando orbe atque indagando terrarum situ diligentissimus,_ dice Antonio Galateo, che tratta la stessa quistione nel libretto _De situ elementorum_.
[325] _Genealogia degli Dei_, lib. XV.
[326] _Ep. famil_., lib. VI. 3.
[327] TIRABOSCHI, tom. VI. l. 1, c. V. § 2.
[328] ZANETTI, _Origine di alcune arti presso i Veneziani_, p. 46.
[329] ZURLA, _Il mappamondo di frà Mauro descritto ed illustrato_. Venezia 1806; opera debole. Nel trasportare questo prezioso monumento da San Michele di Murano al palazzo ducale, si potè meglio esaminarlo; e a spalla vi si trovò scritto: MCCCLX adi XVI _avosto fo chomplido questo lavor_. È singolare vedervi in Africa accennato il _Dafur_, che è il Darfur, ignoto fin quando Bruce lo visitò ai giorni nostri: prova che frà Mauro si valeva di relazioni o perdute o mai non scritte.
Nel congresso geografico del 1875 si trattò di tutte queste e di altre mappe.
[330] FOLIETTA, _Hist. gen._, lib. V.
[331] Il Petrarca (_De vita solit_., XII. sect. 6. c. 3) dice che all’età de’ suoi padri colà penetrò un’armata di Genovesi.
[332] _Relazione della scoperta delle Canarie e d’altre isole dell’Oceano nuovamente ritrovate nel_ 1341; stampata da Sebastiano Ciampi a Firenze nel 1827.
[333] Il Sadoleto, nel 1514, ne lo ringraziava a nome di Leon X per _elephantum unum indicum, incredibili corporis magnitudine, et pardum unum, et vestem destinatam rebus divinis. Erat ea species, ea pulchritudo nobilissimi operis, qualem nec vidissemus ante unquam, nec videre expectavissemus; is splendor, qui ex candore et copia tot gemmarum esse debebat; artem autem in eo et varietatem operum omnes plane confitebantur etiam pretiosiorem esse materia, cum diuturnus labor nobilitatem summi artificii, ordine et contextu mirabili margaritarum, antecellere omnibus indicis atque arabicis opibus coëgisset... Lectæ sunt literæ tuæ, scripta incertum elegantius an religiosius; te, quod primitiæ omnium rerum Deo dicandæ sunt, primitias Lybiæ, Mauritaniæ, Æthiopiæ, Arabiæ, Persidis atque Indiæ... nobis... dare ac dedicare_.
[334] Quando naque Colombo? Nel 1430, o 36, o 41, o 45, 46, 47, 49, 55. — Dove? A Genova, a Cogoleto, a Bugiasco, a Finale, a Quinto, a Nervi sulla Riviera; a Savona o a Palestrella, o ad Arbizoli là vicino; o a Cosseria fra Millesimo e Carcare; in val di Oneglia, a Castel di Cuccaro fra Alessandria e Casale, a Piacenza, o a Pradello in val di Nura. Ciascuna di queste opinioni fu sostenuta con gran corredo di ragioni e di petulanze. Vedasi l’ultimo lavoro del marchese D’AVEZAC, _L’année véritable de la naissance de Colomb_ (Parigi 1873), che lo pone al fine del 1446, e le contraddizioni dell’americano Harris.
[335] Dante indica le costellazioni del piede del centauro e della crociera del sud, invisibili al nostro emisfero.
Io mi volsi a man destra, e posi mente All’altro polo, e vidi quattro stelle Non viste mai fuorchè alla prima gente... O settentrïonal vedovo sito Poichè privato se’ di veder quelle. _Purg._ I.
I planisferi arabi e i nostri viaggiatori che arrivavano fino a Bab el-Mandeb, ne lo poterono istruire. La sua cosmogonia è siffatta: che l’emisfero boreale stava sott’acqua, e un gran continente era nell’australe opposto al nostro; Lucifero, _piovendo_ dal cielo per essere incarcerato nel centro della terra, spinse in su un cono di sollevamento, che forma la montagna del Purgatorio, sulla cui vetta ride il Paradiso: la massa arida agli antipodi si fece _del mal velo per paura_ di Lucifero, e nel nostro emisfero restò una _gran secca_, cioè un continente di cui è centro Gerusalemme. Questi sono concetti sistematici e poetici; e più importa il vedere precisamente designato da Dante il centro di gravità della terra, _il punto a cui son tratti d’ogni parte i pesi_. Vero è che Aristotele lo accenna e che il cronista Rolandino mezzo secolo prima di Dante scriveva, _Non aliter quam ad punctum terræ medium, quod philosophi centrum dicunt, ponderosa cuncta tendere naturaliter elaborant_ (Hist. Patavina, lib. XII. c. 9). Ammesso questo centro di gravità, non è più meraviglia che abitino uomini tutto in giro al globo. Il Petrarca nomina gli antipodi in un passo da noi citato nel volume vii a pag. 500; e nella canzone v scrive:
Nella stagion che il Sol rapido inchina Verso occidente e che il dì nostro vola A gente che di là forse l’aspetta;
e nella sestina I:
Quando la sera scaccia il chiaro giorno, E le tenebre nostre altrui fan alba.
I quali passi intarsiando il Pulci nel XXV del _Morgante_, fa dire dal demonio Astarotte che dappertutto «navigar si puote, Però che l’acqua in ogni parte è piana» benchè la terra sia rotonda;
E puossi andar giù nell’altro emisperio Però che al centro ogni cosa reprime, Sì che la terra, per via di misterio, Sospesa sta tra le stelle, sublime; E laggiù son città, castella, imperio, Ma nol cognobbon quelle genti prime; Vedi che il Sol di camminar s’affretta Dov’io ti dico che laggiù s’aspetta.
[336] Già Strabone comprendea la possibilità della circumnavigazione, «e se l’estensione del mare Atlantico non ci facesse ostacolo, noi potremmo, persistendo sotto il medesimo parallelo, navigare dalla Spagna fino all’India». _Geografia_, lib. II. E Seneca (_Quæstiones nat._), interrogandosi quanto vi sia dagli ultimi confini della Spagna fin all’India, risponde: — Lo spazio di pochissimi giorni, se il vento spiri in favore».
[337] Nel 1488 Bartolomeo Colombo, fratello di Cristoforo, disegnatore di carte nautiche a Lisbona poi a Londra, donava a Enrico VII d’Inghilterra un mappamondo, che non ci è descritto particolarmente, ma dov’è questa rozza epigrafe:
_Janua cui patria est, nomen cui Bartholomæus_ _Columbus de terra rubra, opus edidit istud_ _Londiniis A. D._ MCCCCLXXX _atque insuper anno_ _Octavo, decimaque die cum tertia mensis_ _Februarii, Laudes Christo canentur abunde._
[338] Quell’uffizietto sta nella libreria Corsini di Roma. — Di Colombo parlammo estesissimamente nella _Storia universale_ e negli _Italiani illustri_, e forse non senza novità. È notevole che egli non accenna mai Marco Polo, sebbene si fondi continuamente sulle tradizioni di quello.
Nel 1670 Filippo re di Spagna donava alla repubblica genovese un codice in pergamena, foglio piccolo, legato in cordovano con mazzetto d’argento, e chiuso in una busta di cordovano con serratura d’argento. Era una raccolta fatta da Colombo stesso de’ proprj titoli a quella scoperta, e de’ privilegi venutigli; di cui fece fare due copie, spedendole a Nicolò Oderigo confidente suo, acciocchè le ponesse in luogo sicuro. Nelle ultime vicende di Genova andarono disperse. Una, portata a Parigi, fu ricuperata; l’altra si ritrovò nella biblioteca del conte Michelangelo Cambiaso, e il corpo dei Decurioni la comprò, e ne fece eseguire la traduzione dal padre Spotorno e la stampa, col titolo di _Codice diplomatico Colombo-Americano, ossia raccolta di documenti originali e inediti, spettanti a Cristoforo Colombo, alla scoperta e al governo dell’America_. 1822.
[339] Ma Colombo dice precisamente che, al passare di un certo punto, cioè del meridiano magnetico, «come al passar d’una collina», l’ago, vôlto fin là a nord-est, piegava a nord-ovest.
[340] ANGELO M. BANDINI, _Vita di Amerigo Vespucci_. Solo nel 1830, pei documenti pubblicati da Nugnes e Navarrete, si ebbe qualche certezza de’ costui fatti.
[341] — Non erano passati molti anni che venne in Moscovia alla corte del suo principe un ambasciatore di papa Leone, nominato messer Paulo Centurioni genovese, sotto diversi pretesti; ma la principal ragione... era perchè il detto messer Paulo, avendo conceputo sdegno e odio grande contro Portoghesi, voleva vedere se poteva far aprire un viaggio per terra, che le spezierie venissero d’India per via dei Tartari e dal mar Caspio nella Moscovia». RAMUSIO, _Disc. sopra li viaggi delle spezierie_, vol. I. p. 374.
[342] Epist. 152.
[343] Il Roberston le adopera come tali, ma evidenti anacronismi le convincono scritte assai dopo il caso. Disopra della porta della chiesa di Siviglia dell’Oro alla Giamaica si leggeva: _Petrus Martyr ab Angleria italicus, civis mediolanensis, protonotarius apostolicus hujus insulæ, abbas, senatus indici consiliarius, ligneam prius ædem hanc bis igne consumptam latericio et quadrato lapide primus a fundamentis extruxit_.
[344] _Isole trovate novamente per el re di Spagna_. L’ultima ottava dice:
Questa ha composto de Dati Giuliano A preghiera del magno cavaliere Messer Giovan Filippo ciciliano, Che fu di Sixto quarto suo scudiere. Et capitano suo et capitano A quelle cose che fur di mestiere A laude del Signor si canta e dice Che ci conduca al suo regno felice.
E il libro chiudesi con queste parole: — Finita la storia de la inventione delle nuove isole di Canaria indiane, tracta da una pistola di Christofano Colombo, et per messer Giuliano Dati tradocta di latino in versi vulgari a laude della celestiale Corte et a consolatione della christiana religione, et a preghiera del magnifico cavaliere messer Giovan Filippo di Lignamine, familiare dello illustrissimo re di Spagna christianissimo. A dì XXVI d’ottobre 1495, Florentiæ». Quali sono peggiori, i versi o la prosa? Certo nè gli uni nè l’altra invogliano a dissotterrare quel libro.
Vedansi gli _Studj bibliografici e biografici sulla Storia della geografia in Italia_, pubblicati in occasione del Congresso Geografico di Parigi. Roma 1875.
[345] Melchiorre Gioja vede nelle imposte «una forza di crescente proporzione, la quale non trova limite se non nella resistenza de’ popoli, e nel cuor de’ principi saggi». _Nuovo prospetto delle scienze economiche_, pag. 230.
[346] Nel concilio Lateranese iv, sotto Innocenzo III, è sancito che l’indagine si faccia per trovar la verità, _coram ecclesiæ senioribus_; e si soggiunge: _Debet esse præsens is, contra quem facienda est inquisitio, nisi se per contumaciam absentaverit; et exponenda sunt ei illa capitula, de quibus fuerit inquirendum, ut facultatem habeat defendendi seipsum; et non solum dicta, sed etiam nomina ipsa testium sunt ei publicanda, ut quid et a quo sit dictum appareat; nec non exceptiones et replicationes legitime admittendæ, ne per suppressionem nominum infamandi, per exceptionum vero exclusionem deponendi falsum audacia præbeatur_.
[347] Credesi che Pier Lombardo, per sollecitazione dei vescovi, sostenesse in Francia le ragioni de’ villani a segno da ottenere che anch’essi potessero portare lunghi i capelli, distintivo sin allora dei nobili, cioè della razza conquistatrice. Perciò la memoria di lui era celebrata annualmente dall’Università di Parigi.
[348] Giovanni XXII avea pubblicato una bolla, ove diceva: — Per l’autorità conferitaci dall’eterno Padre e dai santi apostoli Pietro e Paolo, dopo matura riflessione, e udito il consiglio dei nostri venerabili fratelli, di piena nostra podestà separiamo l’Italia dall’Impero: riserbando a noi stessi di provvedere pel governo di essa; e facciamo ampio divieto d’entrarvi». _Provinciam Italiæ ab eodem imperio et regno Alemanniæ totaliter eximentes; ipsam a subjectione communitatum et jurisdictionum eorumdem regni et imperii separamus_. Il BALUZIO, _Vitæ Pap. Avenion_., i col. 704, la dà come falsa, ma come genuina la considera OLENSCHLAEGER, _Staatsgeschichte des römischen Kaiserthumes_, p. 249.
[349] Allude al principato di Monaco. Tutto ciò fu scritto avanti le annessioni del 1860.
[350] Touqueville (_De la démocratie_, II. 117) dice che la parola _patrie_ non si trova in nessun Francese prima del secolo XVI.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. In particolare il testo in greco è stato trascritto tal quale, senza alcuna correzione.