Sola contro tutti!

Part 15

Chapter 153,850 wordsPublic domain

— Ti raggiungeranno... salvati... Io son felice... non voglio niente più da te... son felice... Così sognavo di morire... così!

Continuavano a rimbombare le fucilate il cui lampo squarciava le tenebre e per poco rischiarava il bosco. Egli sostenendo fra le braccia l’amica sua che sentiva venir meno, passava attraverso fratte e roveti, mentre dietro a lui strideva il fogliame sotto i passi degl’inseguitori, indicati dalla fumosa luce delle torce. Capiva pur troppo di non dover uscire dal bosco ove avrebbe potuto nascondersi, mentre nell’aperta campagna sarebbe stato visto e raggiunto; capiva pur troppo che gl’Inglesi ardevano di vendicare i compagni caduti, ed egli sostenuto dalla speranza che non fossero mortali le ferite di Vittoria, a costo della vita avrebbe voluto portarla in luogo sicuro per prestarle le cure di cui aveva bisogno, e un tal luogo esser doveva la villa reale ove gl’Inglesi non avrebbero osato di spingere le loro ricerche.

Ma gli sarebbe stato possibile? Era risoluto, risoluto a lasciarsi uccidere sul corpo della sua amica, sentendosi sopraffatto da una tenerezza infinita per lei: non era amore, era qualcosa di più: un sentimento fatto di gratitudine, di pietà, di ammirazione anche. Quella donna il cui nome si proferiva con orrore, che aveva lasciato dietro a sè una lunga striscia di sangue, gli si era rivelata in tutta la magnanimità della sua abnegazione: aveva intravisto in lei delle virtù forti e rudi di cuore e di carattere ed egli non voleva esser da meno di lei.

— Soffri? — le chiedeva di tanto in tanto stringendola al petto fraternamente.

— Sì, ma per te, per te che ti perdi.. Io, sono felice, così... fra le tue braccia...

— Ti salverò, ti salverò — mormorava lui proseguendo ad inoltrarsi verso il punto che aveva indicato a Pietro il Toro.

Continuava a sentirsi inseguito, ma per buona fortuna gl’Inglesi, che esser dovevano in pochi, andavano or qua, or là, onde egli, quantunque impedito a procedere speditamente pel peso di Vittoria, aveva un vantaggio sopra essi.

— Siamo già presso alla croce — mormorò affannosamente — ma poi, ma poi?

Infatti aveva visto attraverso i rami degli alberi apparire in fondo la lontana curva del cielo stellato, segno che era vicino alla libera campagna.

Ma, e poi? Gl’Inglesi non l’avrebbero sopraggiunto, e la luna nuova che era per sorgere non glielo avrebbe svelato? Ma non sarebbe caduto vivo nelle loro mani; or che Alma era in salvo, egli aveva un sol dovere: morire per quella donna che altra volta aveva rischiato per lui di morire.

Era già presso il limite del bosco, a un cinquanta passi dagli inseguitori di cui sentiva le voci irose che erano al certo delle bestemmie, quando nel silenzio e nelle tenebre sentì una voce che lo fece sussultare.

— Per di qui, capitan Riccardo, per di qui!

Riconobbe la voce di Pietro il Toro che era in fondo ad un fossato.

— Ed Alma? — gridò lui.

— Al sicuro, al sicuro! Ma scendete, presto! Ah, come foste bene ispirato ad indicarmi questo luogo!

Intanto era sorta la luna nuova nella curva estrema del cielo e un velo fioco di luce aveva alquanto diradato le tenebre.

— Ah — gridò Pietro il Toro allorchè vide che Riccardo sosteneva fra le braccia un corpo che esser doveva al certo quello di Vittoria — morta forse, morta!

— No, ferita... Ma zitto!... Gl’Inglesi m’inseguono... sono a cinquanta passi da qui.

— Venite, venite... Ah, perdio, non son pruni pei nostri occhi essi!

Riccardo, usato a tutti gli stratagemmi degli scorridori comprese in un lampo il disegno di Pietro. La strada maestra era attraversata pel largo da un condotto per le acque piovane che di là da quel punto scendevano giù per la rupe fino al torrente.

— Entrate, entrate, presto! — disse Pietro.

— Ma — osservò Riccardo colpito da un pensiero — gl’Inglesi vedranno anch’essi la bocca di questo condotto e comprenderanno.

— E perciò io ne chiuderò la porta — rispose Pietro sghignazzando.

Un gran masso giaceva in mezzo al fossato. Pietro l’abbrancò e rinculando lo trasse a sè con uno sforzo disperato.

— Ed ora — disse quando vide che il masso chiudeva l’entrata — ora possiamo star qui al sicuro come se fossimo cinquanta palmi sotto terra.

— E Alma... Alma? — chiese Riccardo.

— È là in fondo, povera creatura, là in fondo! Seguimi; ci è un po’ di terra molle ove adagiare anche la povera Vittoria.

— L’ho detto sempre, Pietro — mormorò Vittoria — che tu eri nato per fare la guerra!

— Pensa a star bene, pensa a guarire — rispose Pietro. — Ce la prenderemo insieme la rivincita contro cotesti fantocci rossi. Zitto... eccoli... Li senti sul nostro capo? Si son fermati... Sono scesi nel fosso!... State sicuri, non basterebbero venti di essi a smuovere quella pietra, anche se sorgesse a loro un sospetto!

Dal fondo del condotto penetrava un incerto raggio di luna. Riccardo vide un’ombra giacente sul suolo: comprese che era Alma. Senza dir parola depose Vittoria vicino alla giovinetta.

— Non una parola — disse Pietro con voce soffocata. — Sento che gl’Inglesi sono ancora sulla via, proprio sul nostro capo... Certo cercano di spiegarsi la nostra sparizione.

Si era accorta Alma di Riccardo e di Vittoria? Il suo smarrimento, anzi il suo intontimento era tale dall’istante in cui Riccardo era sopraggiunto per portarla via, che aveva perduto ogni percezione del tempo. Si era abbandonata agli avvenimenti, rassegnata a tutto, come se la fatalità della quale era vittima fosse un caso ordinario della sua vita. Non si fermava neanche a considerare l’orrendo contrasto tra la sua condizione sociale e quell’avventura che l’avrebbe ferita nel suo onore di fanciulla, nella sua dignità di donna se non fosse rimasta occulta.

È vero però che ella aveva obbedito a colei che Dio aveva fatto sua signora e padrona, alla Regina, alla quale aveva l’obbligo ineluttabile di sacrificarsi: nello smarrimento era questo il pensiero che ritrovava nel ripiegarsi su sè stessa.

Ma un altro, un altro pensiero le aveva attraversato la mente e di tratto in tratto tornava a stringerle il cuore. Per lei o per Vittoria Riccardo era accorso? E perchè egli era rimasto ad affrontare i pericoli della mischia mentre lei era portata via da Pietro?

Intanto il chiarore dell’alba era penetrato per l’angusto sbocco del breve acquedotto. Quando il viso livido di Vittoria che giaceva supina con gli occhi chiusi, le labbra scolorite fu appieno rischiarato, Riccardo che finallora si era tenuto in un canto silenzioso, si alzò spaventato.

— Vittoria — gridò — Vittoria... parla, che hai?

Al suo grido Alma si era sollevata a sedere e fu colta da un brivido nel vedere sordide di sangue le vesti della giovane donna. Le tenebre finallora avevano celato le ferite di quel corpo, il lividore di quel volto.

Riccardo la contemplava ammutolito, mentre Pietro le si era inginnocchiato vicino, mormorando con voce soffocata dai singhiozzi, bestemmiando e gemendo insieme:

— Ah, maledetti, ah maledetti! Vittoria, apri gli occhi, Vittoria! Ed io che mi ero lusingato nel sentirmi lodare! Ferita al petto!... Lo conosco, lo conosco cotesto rantolo!

Invero ella aveva aperto gli occhi ma il respiro le gorgogliava nella gola: i grumi del sangue ostruendo la ferita avevano ritardato l’agonia. Aprì gli occhi che si fissarono su Riccardo con una ineffabile espressione di riconoscenza e di passione; poi sorrise a Pietro il cui viso rozzo e massiccio aveva una solenne espressione di dolore. Stentatamente stese la mano per cercare quella di Alma che le si era fatta vicino e la guardava sconvolta.

— Avrei voluto... morire così... — disse con voce affannosa, rotta dai rantoli. — È stata tutta un turbine la mia vita... un turbine di sangue... di delitti... Io mi credevo nata per la strage... nata per l’infamia... Non era vero, non era vero!.... Quando ti vidi, Riccardo, intesi come se ad un tratto... balzasse fuori un’altra donna... che io non conoscevo... Sarei morta dannata... non avrei chiesto perdono al buon Dio... dei miei delitti... dei miei orrendi delitti... Se... se tu Riccardo non fossi venuto...

Tacque chè il rantolo le soffocava le parole. Chini su lei, quei due uomini da lungo tempo familiarizzati con la morte, quella giovinetta la cui vita era stata tutta una festa, si sentivano accomunati dalla solennità dell’ora.

Per un sentimento di suprema delicatezza tanto Alma che Riccardo evitavano di guardarsi e di rivolgersi la parola. Alma si era avvicinata vieppiù alla morente, ed avendole messo il braccio sotto la testa la teneva stretta a sè, contemplandola con gli occhi gonfi di lagrime.

Nel riaprire gli occhi la morente comprese l’atto affettuoso: ebbe negli occhi che già la morte velava, un lampo di gioia profonda.

— Grazie — mormorò con un sorriso. — Vuol dire che Dio mi ha perdonato... Ma ho una colpa... una grave colpa da confessare a voi... a te, Riccardo, ed anche a te, Pietro... Frugate nella tasca della mia giacca... vi troverete una carta... Datemela.

Pietro il Toro che lagrimava silenziosamente, ubbidì alle parole di Vittoria: ma quando dalla tasca interna della giacca di lei trasse una carta ingiallita e logora dal tempo, macchiata qua e là di sangue, trasalì come se l’avesse riconosciuta.

— Ah diavolo, diavolo! — non potè trattenersi dal mormorare.

— Te l’ho rubata io... un giorno... — disse lei con un vago sorriso — quando tu mi parlasti del... del matrimonio del duca di Fagnano.

Riccardo che ascoltava tutto immerso nel suo dolore, credendo che quelle parole fossero un effetto del delirio, alzò il capo al nome del padre suo.

— Non vi affaticate — mormorò Alma, anche lei credendo che la moribonda fosse in preda al delirio, mentre l’attirava vieppiù a sè ond’ella potesse riposare con più agio.

— No, no, non mi affatico... anzi mi fa bene... Morirò più tranquilla...

— Non morirete; la vostra fibra robusta vincerà...

Ella, che aveva chiuso gli occhi, li riaprì, e scuotendo il capo:

— No, no: ne ho viste delle ferite simili... eppoi Pietro che se ne intende ha creduto inutile financo di fasciarmi... Dunque, prima che io muoia... do a voi, buona creatura, questa carta che è l’atto matrimoniale del duca di Fagnano... lo do a voi perchè... la diate a lui... per esser riconosciuto.

In ciò dire porse ad Alma la carta che Pietro le aveva tolto dall’abito.

— Voi — continuò la moribonda con voce che sempre più si affievoliva — voi potrete esser felici se perdonate a lui come perdonate a me... Ha subito il destino, ma io ho letto bene nell’anima sua... e so, so... che egli vi ama... Bisogna però che quella donna vada via... quella donna per la quale tanti son morti laggiù! Ah, avrei voluto morire laggiù, fra i miei boschi... i miei morti... ma vicino a voi, così!...

Il rantolo diveniva vieppiù insistente; già le forze erano per esaurirsi. Ella volgeva i tardi occhi ora a Riccardo, ora ad Alma con una espressione ineffabile. Poi, come assalita da un subito pensiero, si rivolse alla giovinetta e le disse con un filo di voce:

— Se la sapete l’Ave Maria, dite l’Ave Maria... Son dieci anni che non ho pregato e non ho sentito pregare!

La giovinetta le si appressò vieppiù e si diede a mormorare l’orazione. Il viso della moribonda parve che al suono di quelle dolci parole si abbuiasse atterrito; ma dopo un istante aprì gli occhi e, come se fissassero una visione, a poco a poco gli occhi sorrisero, le labbra sorrisero, un’aria di pace, di serenità le si diffuse pel volto.

— Madre mia... madre mia!... — mormorò.

La voce finì in un sospiro e il capo le ricadde sul braccio di Alma.

— Morta! — gemette Riccardo che le teneva fissi gli occhi negli occhi e ne aveva prese le mani fra le sue.

— Uccisa dagl’Inglesi, dagl’Inglesi! Ah, maledizione all’anima mia! — gridò Pietro il Toro sconvolto.

La giovinetta, che si era levata in ginocchio, disse con voce solenne:

— Preghiamo per la salvezza di questa povera anima che è volata a Dio pentita e fidente nella sua misericordia!

I dire uomini, in ginocchio anch’essi, piegarono la testa e pregarono sommessamente.

Un’ora dopo, essendo già alto il sole, Riccardo ruppe pel primo il silenzio e disse rivoltosi a Pietro il Toro:

— Ieri nel ricevere il messo che m’indicò dove avrei potuto trovarvi, ordinai che una carrozza si tenesse pronta presso il fondaco che è a mezz’ora da qui. Bisogna che uno di noi vada ad avvisare il cocchiere perchè qui la conduca.

— Vado io — disse Pietro il Toro.

Alma intanto si era tolto il mantello e ne veniva coprendo il cadavere di Vittoria. Alla risposta di Pietro alzò gli occhi in viso a Riccardo che era rimasto perplesso. Comprese che aspettava il suo assenso per lasciar partire Pietro, temendo che a lei dispiacesse di restar sola con lui.

— Grazie, cugino — gli disse — di aver provveduto e quanto mi è pur necessario, chè davvero non mi reggo. Andate, Pietro, ed è inutile vi raccomandi di usar prudenza.

— Prudenza, prudenza! — borbottò il vecchio scorridore. — Glielo vorrò far scontare, se li incontro, il sangue di quella povera donna!

Volse gli occhi lagrimosi al cadavere di Vittoria, poi dopo aver rimosso l’enorme pietra scese sul greto del torrentello, guardò da ogni parte la sovrastante via maestra e vide che era deserta.

— Povera Vittoria! — disse incamminandosi per un sentieruolo che saliva sulla strada. — Forse la sua morte ha fatto un gran bene a capitan Riccardo. Lei, dunque, lei aveva preso quella carta per trent’anni da me custodita con tanta cura? Ed io che aveva mandato tante bestemmie e tante imprecazioni al ladro! Va a non credere a quel che dicono i nostri vecchi, che le bestemmie e le imprecazioni colgono, colgono quando ci si mette dentro la mala intenzione! Ah se l’avessi saputo, non avrei imprecato così, povera Vittoria!

Riccardo nel sentirsi chiamare cugino da Alma, quantunque profondamente afflitto per la morte di quella povera donna, aveva inteso nel cuore come un’ondata di gioia. Non era soltanto il riconoscimento del suo diritto, era per lui qualcosa di più, il riconoscimento del legame che li avvinceva.

È vero che una fatalità inesorabile pesava su entrambi: i suoi rapporti con la Regina; ma se tali rapporti impedivano che il suo amore, il suo unico e vero amore fosse coronato da un lieto fine; se non si sentiva il coraggio di spezzarli per non abbandonare colei che era stata da tutti abbandonata, oramai poteva dirsi sicuro che Alma lo amava, quantunque non osasse confessarlo. Lo amava, e forse comprendeva pur troppo che egli per aver ceduto al fascino di un istante si trovava impigliato in quei rapporti che la ferivano nel suo pudore di fanciulla, e pure essendone gelosa senza averne il diritto, le facevano sentir vergogna di tale gelosia!

Essi si tenevano immobili senza scambiar parola, ciascuno nel luogo ove prima stava. Tra lui e lei vi era quel cadavere, ond’ella sentiva custodita il suo pudore ben più che se si trovasse in mezzo ai valletti ed alle cameriere della Corte. Volgeva di tanto in tanto lo sguardo alla morta con una pietà profonda, sentendo come acuito il suo amore per Riccardo.

Quanto l’aveva amato quella poveretta, tanta benefica influenza aveva su lei esercitato quell’amore a cui attribuiva la gentile soavità degli ultimi istanti di colei che era stata sì crudele e sì feroce, a cui attribuiva anche il pentimento che nell’ultima ora aveva dato al viso di lei un’impronta di rassegnata dolcezza! Dunque ben degno dell’amor suo esser doveva quell’uomo, pel quale una regina era scesa dal suo trono e un’avventuriera era morta beata del di lui compianto!

Forse anche influiva la prova irrefutabile che egli era il legittimo figlio del duca di Fagnano, il vero signore e padrone dei domini che il padre suo aveva usurpato, a farle sentire con più violenza, con più deliberato proposito quell’amore che fino a quel giorno era stato un sentimento vago, fluttuante nel suo cuore di giovinetta. Per la prima volta ne subiva tutto il fascino, per la prima volta si sentiva pervasa da un turbamento del tutto nuovo in lei. E rievocava le impressioni di un tempo, quando si era accorta con superbo disdegno che egli, misero trovatello allora, la contemplava con occhi estasiati, e si spiegava adesso perchè, anche in quel superbo disdegno, ella in fondo sentisse come una vaga compiacenza di essere contemplata così. Ci era dunque qualcosa in lui che la interessava incoscientemente, che vinceva il pregiudizio, che giungeva fino a lei pure attraverso l’immane distanza che separava la figliuola del duca di Fagnano dal miserabile e meschino contadinello!

E l’una e l’altro erano in questi pensieri che si incontravano per confondersi di sopra al cadavere freddo, stecchito della povera Vittoria.

Fu lei la prima a rompere il silenzio. Prese la carta che Vittoria le aveva dato e porgendola al giovane disse:

— Questo documento conferma inappellabilmente il vostro diritto, signor duca di Fagnano.

Egli fece un gesto come per respingerla.

— Custoditelo voi, cugina — disse con un sospiro. — Il mio diritto non può venirmi che da voi, ma so bene che voi non varcherete mai l’abisso che ci separa per una fatalità alla quale nessuno di noi può sottrarsi, oramai! Il giorno in cui mi occorresse, ve lo chiederei.

— Nè io nè mio padre vorremo d’oggi innanzi portare un titolo che non ci spetta! — rispose lei.

— Voi lo porterete perchè siete del mio sangue, lo porterete per evitare che i Francesi considerandolo come un’eredità giacente ne investano qualcuno indegno di portarlo. Voi non fate solo a me cosa grata, a me che un giorno o l’altro finirò come è finita quella poveretta, ma ai nostri padri che ci fan l’obbligo di non lasciare spegnere il loro nome!

Ella arrossì a tali parole. Pure vincendo se stessa alzò il capo e figgendo gli occhi negli occhi del giovine:

— Io mi chiuderò in un convento! — disse con tale espressione di risolutezza e di convinzione nello sguardo che egli ne comprese tutto l’amaro significato. Era per prorompere quando Pietro il Toro apparve.

— Presto — disse — presto. La carrozza vi aspetta.

Ella si alzò, ma Riccardo ancora perplesso per le parole di lei non aveva risposto a Pietro.

— Capitan Riccardo — disse questi — ora la strada è deserta e la carrozza potrà percorrerla sicura di non fare cattivi incontri, ma non garantisco se più oltre s’indugia....

Riccardo fece un segno di assenso; poi s’inginocchiò presso il cadavere di Vittoria, sollevò il panno che ne copriva il volto e stette un istante a contemplarla. Gli occhi velati dalla morte avevano come una vaga dolcezza, il viso era improntato ad una tristezza serena.

— Eri nata per la fede, eri nata per l’amore, povera creatura! — disse Riccardo con voce di pietà e di dolore. — Dio ti avrà perdonato perchè avrà ben letto in fondo all’anima tua!

Si chinò per baciarle la fronte gelida e bianca: nel risollevarsi vide che Alma aveva colto alcuni fiori silvestri dal roveto che era presso allo sbocco dell’acquedotto.

— Voi siete fatta di bontà e di dolcezza — disse lui commosso, comprendendo il perchè di quei fiori.

Ella depose i fiori sul seno della morta. Poi, dopo avere alquanto esitato, si chinò di nuovo, prese uno di quei fiori e lo porse a Riccardo.

— Grazie! — esclamò lui, baciando la mano che glielo porgeva. — Sì, sì, sia il perdono... se non è la speranza!

Mentre erano per uscire, vedendo che Pietro, il quale si appoggiava ad un badile, non li seguiva, Riccardo gli disse:

— E tu, Pietro, non vieni?

— Io resto qui per seppellirla! — rispose Pietro con le lagrime nella voce.

IX.

Era parso a tutti cosa assai strana, anzi un capriccio inesplicabile quello del vecchio Re d’invitare a un ricevimento nel parco della Ficuzza la nobiltà palermitana e gli ufficiali inglesi con le loro famiglie, e la meraviglia era stata maggiore quando si seppe che anche la Regina sarebbe intervenuta per dimorare poi due o tre giorni nel reale eremitaggio, come veramente avrebbe potuto dirsi la villa della Ficuzza.

Alla Regina quell’invito era parso ben singolare, ma il Re le aveva scritto con tanta premura e le aveva fatto intravedere tale un mistero in quel suo invito che ella si era decisa ad andare, tanto più che tutte le sue macchinazioni volgevano alla peggio.

I Calabresi erano stati dispersi; alcuni che si erano lasciati prendere non avevano negato di aver ceduto agli adescamenti di un emissario di lei; la congiura dell’Arciconfraternita di San Paolo era stata sventata, e la sommossa della plebe palermitana per l’aumento della tassa sui grani sedata dagl’Inglesi che avevano avuto un rinforzo di due reggimenti. Bisognava dunque aspettare il risultato delle sue offerte all’imperatore Napoleone, che occupato nei preparativi per la spedizione di Russia, non aveva ancora risposto.

La fatalità aveva preseduto a tutta la sua vita, ma ella non rinunciava a continuar nella lotta; anzi vieppiù gli ostacoli, i rovesci, le delusioni la intestardivano nei suoi disegni. Comprese che si diffidava di lei, che essa era un pruno negli occhi non solo degl’Inglesi, ma del marito e dei figli, che se avessero avuto una sola inconfutabile prova dei suoi raggiri, delle sue macchinazioni, l’avrebbero obbligata a lasciare la Sicilia!

Mordeva dunque il freno, dissimulando però innanzi ai familiari le sue ire che la facevano vivere in un continuo orgasmo. Solo Alma e Riccardo bene leggevano nella torbida anima di lei che passava le giornate in una irrequietezza senza posa che talvolta l’abbatteva, tal’altra la faceva prorompere in lamenti e in sospiri, per ridivenir muta, tremante in tutta la persona mentre si mordicchiava il labbro fino a farlo sanguinare.

Alma, dopo la dolorosa avventura toccatale, era stata accolta da lei con una espansione per dir così sospettosa, come se a stento dissimulasse un cruccioso pensiero. Quantunque il vederla in salvo fosse stato per lei un gran sollievo, che se ad Alma fosse capitato qualche sinistro non avrebbe saputo come giustificarsi non solo col duca di Fagnano ma anche con la nobiltà tutta che l’aveva seguita in Sicilia, pure le era di gran tormento che ella dovesse a Riccardo la salvezza, ricordando le premure del giovane e sentendo vieppiù acuire il sospetto ch’egli l’amasse. Ma non osava apertamente rimproverarla comprendendo quanto odiosa sarebbe stata la sua ingratitudine poichè per lei Alma si era esposta a tanti gravi pericoli; per lei aveva vissuto per sei giorni in un bosco in compagnia di rozzi avventurieri; per lei una delle più nobili fanciulle del Regno aveva rischiato di cader preda di brutali soldati. Quale dunque esser non doveva la sua gratitudine?

Ma la gratitudine era come soffocata dalla gelosia, ma la gelosia le mordeva il cuore come un rimorso! Ma la fatalità che faceva abortire ogni suo disegno non era stanca di perseguitarla! Ah, come si sentiva sola, contro tutti, sola contro il destino, sola contro l’amore, quell’ultimo amore della sua vita, al quale invano ella chiedeva un conforto; invano, perchè aveva incominciato a leggere nel cuore di Riccardo ed a comprendere che solo la pietà lo teneva ancora avvinto a lei!

La pietà! Ella, la figlia di un’imperatrice, la nipote di quegli imperatori che avevano ereditato da Dio il diritto al dominio, che erano i continuatori dei Cesari; ella, la Regina di due Regni, vilipesa come regina, umiliata come donna, sempre più, sempre più sprofondando nell’abisso di ogni miseria!

Alma, dacchè era tornata, attendeva al suo servizio freddamente e quasi austeramente tranquilla, evitando d’intrattenersi troppo nelle camere della Regina, la quale non le rivolgeva che ben di rado la parola, grata alla giovinetta di quel riserbo che metteva un distacco nei loro cuori.