Socrate

Part 13

Chapter 133,516 wordsPublic domain

[62] Vedi più innanzi il cap. X, dove sono raccolti i luoghi a conferma di questa nostra opinione.

[63] Zeller, che ha molto felicemente criticata questa falsa opinione, op. cit., pp. 73-75, non è poi riuscito a fuggire l'opposto errore.

[64] Qui intendiamo parlare, tanto della missione che Socrate credea di dover adempiere, quanto della sua fede speciale nel δαιμόνιον. Intorno a questo secondo punto vedi lo Zeller, op. cit., pp. 61-70.

[65] Quanto ad Eschilo, Pindaro e Sofocle vedi i citati libri del Buchholtz e del Dronke; più il Lübker: _Die Sophokleische Theologie und Ethik_, Kiel, 1853-55.

[66] Questo speciale carattere della religione greca è stato molto vivamente rilevato dal Köchly nello scritto: _Ueber Aeschylos' Prometheus_, ristamp. nei _Vorträge_ ecc., pp. 3-46.

[67] In questo modo lo considera il Cousin: _Fragments de philosophie ancienne_, 2ª ediz., pp. 137-138, e cfr. dello stesso autore: _Traduct. de Platon_, vol. I, p. 55.

[68] Questa opinione è del Roscher, op. cit., p. 273, nota 3; ma è stata contrastata: vedi specialmente Pfander: _Euripides' Bakchen_, Berlin, 1870, fasc. 1º, pp. 13 e 27.

[69] Su la coltura ateniese dell'epoca socratica vedi il Curtius, op. cit., vol. II, pp. 221-280, e vol. III, pp. 53-89.

[70] Vedi Curtius, op. cit., v. III, p. 65-78, e Steinhart: _Euripides' Charakteristik und Motivierung im Zusammenhang mit der Culturentwikelung des Alterthums_, nell'_Archiv für Litteraturgeschichte_ del Gosche, fasc. 1º, pp. 1-47.

[71] Questa tendenza non aveva niente di comune con la interpetrazione razionalistica della mitologia rappresentata da Metrodoto, sul quale vedi Zeller, op. cit., vol. I, 3ª ed., p. 831.

[72] Tucidide, libro III, § 83.

[73] Vedi sul significato generale dei Sofisti nella storia della coltura greca Hermann: _Geschichte und System ecc._, pp. 217-231, e Zeller, op. cit. vol. I, 3ª ed., pp. 938-953.

[74] Intorno al predominio del culto apollineo vedi Göttling: _Die delphischen Sprüche_ nelle _Gesammelte Abhandlungen_, München, 1857, p. 245 e seg.

[75] Noi non intendiamo di dar ragione con ciò a Cicerone: _Quaest. Tuscul._, V, 37, il quale considera Socrate come un cosmopolita; perchè il cosmopolitismo cominciò appena nell'epoca macedonica, vedi Curtius, op. cit., III, p. 540.

[76] Schleiermacher: _Ueber den Werth des Sokrates als Philosophen_. Questa dissertazione letta all'Accademia di Berlino il 1818 è stata poi riprodotta nelle opere complete dell'autore, sez. III, vol. II, p. 293 e seg. La determinazione del valore filosofico di Socrate ha raggiunto un certo grado di consistenza scientifica solo per opera di Hegel, op. cit., vol. II, pp. 39-44 e 51-81, e di Hermann: _Geschichte_ ecc., libro II, pp. 231-263. La più gran parte delle monografie posteriori rivelano l'influenza di Schleiermacher, di Hegel o di Brandis, che solo in certi punti modificò le opinioni del primo; mentre le vedute dell'Hermann, che risultavano da una profonda conoscenza di tutta la coltura greca, sono rimaste o trascurate o fraintese. Il lavoro più originale su la dottrina di Socrate è, a nostro parere, quello dello Strümpell, ii quale, mentre nella: _Geschichte der theoretischen Philosophie der Griechen_, p. 103, era rimasto indeciso su quello che dovesse pensare del nostro filosofo, ha poi nella _Geschichte der prakt. Philosophie_ ecc., pp. scritti, esposta in tutta la pienezza dei suoi motivi, e in tutta la larghezza del suo svolgimento la dottrina socratica. Noteremo qui che, oltre ai libri già citati, abbiamo avuti presenti Hurndall: _De Philosophia morali Socratis_, Heidelbergiae, 1852; Böringer: _Der philosophische Slandpunkt des Sokrates_, Carlsruhe, 1860; Ditges: _Die epagogische Methode des Sokrates_, Köln, 1864; Kittel: _Die Lehre des Sokrates_, Eger, 1860; Rossel: _De Socratis philosophia_, Göttingae, 1837; il lavoro di Brandis: _Ueber die Lehre des Sokrates_, nel _Rhein. Museum_, I, p. 122 e seg.; le due storie generali della filosofia greca del Brandis stesso, e quelle di Schwegler, e di Ueberweg, ed altre piccole monografie che citeremo ove cada in acconcio. Nel giro di questa esposizione ci asterremo, quanto più ci riuscirà possibile, da ogni polemica.

[77] Per tacere dei citati libri dell'Alberti e del Lasaulx, osserveremo qui che il recentissimo lavoro del Montée: _La philosophie de Socrate_, Paris, 1869, che ha ottenuto la _mention honorable de l'Institut_, è quanto ci possa essere di più barocco, di più antiquato, e al tempo stesso di più pretensioso. L'autore, che ha avuto tempo di raccogliere citazioni di Holbach, Pascal, Huet, S. Teresa, S. Bonaventura e via dicendo, non s'è presa punto la briga di vedere che cosa si fosse detto dai critici intorno a Socrate, e senza scrupolo di sorta ha raccolto da Platone tutto quello che gli andava ai versi, e l'ha messo insieme come dottrina socratica.

[78] La quistione è cominciata col Dissen: _De philosophia morali in Xenophontis de Socrate commentariis tradita_, dissertazione ristampata nelle _Kleine Schriften_ dello stesso autore, pp. 57-88, Göttingen, 1839. Il Brandis è stato quello, che in virtù di certe preoccupazioni dottrinali, ha più di ogni altro frainteso i concetti fondamentali del socratismo.

[79] Per tacere degli altri noteremo, che questo difetto è principalmente notevole nel Brandis, il quale anche nel suo ultimo lavoro: _Die Entwickelungen_ ecc. prende le mosse dal concetto astratto del sapere, per determinare il valore filosofico di Socrate, vedi ibid., p. 232 e seg.

[80] Sen. Mem. IV, 4, 6. Plat. Gorg. p. 490 E.

[81] Lo Strümpell fa rilevare molto vivamente la differenza che correa fra i Sofisti e Socrate, nell'uso del ragionamento formale; vedi in generale op. cit., cap. II, pp. 72-115.

[82] Lo Zeller ha molto bene criticata l'opinione ordinaria, che fa di Socrate un moralista popolare, op. cit., vol. II, p. 73; ma noi non ci accordiamo con lui nella determinazione del valore filosofico del dialogo socratico; la qual cosa abbiamo voluto dire qui recisamente, per evitare ogni ulteriore polemica.

[83] Vedi su questo punto Hermann: _Geschichte_ ecc., p. 257 e seg.; e lo stesso autore _Prof. Ritter's Darstellung der sokratischen Systeme_, Heidelberg, 1833. Hegel è stato uno dei primi a riconoscere l'importanza delle scuole socratiche per la determinazione del principio filosofico di Socrate, op. cit., vol. II, p. 105 e seg., e cfr. Biese: _Die Philosophie des Aristoteles_, vol. I, p. 28 e seg.

[84] Indem die Philosophie des Sokrates kein Zurückziehen aus dem Dasein und der Gegenwart in die freien reinen Regionen des Gedankens, sondern aus einem Stücke mit seinem Leben ist, so schreitet sie nicht zu einem Systeme fort etc. Hegel, op. cit., p. 51. Da questo e da altri luoghi può scorgersi, come Hegel avesse un concetto più schietto della filosofia socratica, di quello che hanno formulato molti scrittori posteriori, non escluso lo Zeller; il quale, sebbene dica di non volerlo, parla sempre in una maniera troppo astratta del principio del sapere, e ricade nell'errore di Schleiermacher e di Brandis.

[85] Per es. Schleiermacher, op. cit., p. 300.

[86] La forma più esagerata è quella del Rötscher, il quale parla di Socrate come d'un filosofo moderno, op. cit., passim.

[87] Vedi specialmente il Böhringer, op. cit., p. 2 e seg.

[88] L'Alberti specialmente fa di Socrate un filosofo dotato di una piena coscienza del proprio valore storico; e non potea evitare un simile errore, dal momento che s'era proposto di seguire il dialogo platonico come un documento biografico; vedi op. cit., p. 13 e seg.

[89] Plat. Apol. p. 23 B, e cfr. Sen. Mem. IV, 6, 7. Vedi Hermann: _Geschichte_ ecc., II, p. 238, e nota 295-97, il quale mostra come Schleiermacher, Rötscher, Brandis e Ritter non abbiano inteso il valore di questa massima; e cfr. dello stesso autore: _Prof. Ritter's Darstellung_ ecc., p. 24 e seg.

[90] L'Hoffmann, in uno scritto che ha per titolo: _Die Gottesidee des Anaxagoras, des Sokrates und des Platon_, Würzburg, 1860, ha voluto attribuire un tale carattere teosofico e mistico alle idee teologiche di Anassagora e di Socrate da far loro perdere tutta la primitiva ingenuità, che le distingue da ogni posteriore svolgimento delle idee religiose. Per quello che concerne Anassagora specialmente, l'Hoffmann non s'è fatto scrupolo di considerarlo come un teista bello e compiuto. La teologia socratica di quello scritto non corrisponde per niente ai modesti principi, espressi da Senofonte, e dall'Apologia platonica.

[91] Vedi in generale Hegel, op. cit., p. 40 e seg.; e molto più Rötscher: _Aristophanes und sein Zeitalter_, p. 245 e seg.

[92] Specialmente dal Rötscher, loc. cit., e molto più nella sua critica del Brandis, loc. cit., p. 388. È difficile trovare un altro scrittore, che sia capace quanto il Rötscher di perder di vista l'oggetto proprio della quistione, per abuso di frasario filosofico.

[93] Vedi Brandis: _Rhein. Museum_, II, p. 85 e seg. in una violenta critica del libro del Rötscher. Lo stesso Brandis nel libro già citato: _Entwickelungen_ ecc., p. 232, pretende nientemeno trovare in Senofonte, Mem. III, 8, 3, una pruova esplicita, che il concetto socratico supponga il reale come suo termine obbiettivo.

[94] Vedi su la natura del sapere socratico l'esatta e scrupolosa indagine dello Strümpell, op. cit., pp. 152-159.

[95] Vedi Zeller, op. cit., vol. II, p. 82.

[96] Per tacere di molti scrittori dei secoli passati, citerò l'Hamann, e specialmente op. compl., vol. II, p. 42, ed il Volquardson: _Das Dämonium des Sokrates_, Kiel, 1862, e spec. p. 71.

[97] Vedi il succitato luogo Metaph., XIII, 4; e cfr. ibid., I, 6; e XIII, 9; e De part. ani. I, 1.

[98] Nessuno prima dello Strümpell avea tentato di spiegare _in concreto_ lo sviluppo dell'induzione socratica; e noi stimiamo inutile rilevare qui gli errori o le inesattezze delle precedenti esposizioni.

[99] Questo difetto è sommamente notevole nel lavoro del Ditges: _Die epagogische Methode des Sokrates_, Köln, 1864. Quell'autore trova confermata l'induzione socratica dall'autorità dei moderni scrittori di logica; vedi p. 13.

[100] Come hanno fatto molti fra gli espositori.

[101] In questa domanda è riposto l'interesse logico di Socrate.

[102] L'autore di questo scritto raccoglie da molto tempo i materiali per una storia dell'Etica greca, che sarà esposta dal punto di vista della tradizione letteraria e dello svolgimento generale della coltura.

[103] Vedi in generale Strümpell, op. cit., pp. 72-115, le cui opinioni, del resto, non sono per noi tutte accettabili.

[104] L'autore di questo scritto ha cercato di mettere sott'occhi l'immagine completa del dialogo socratico, e s'è valso dei Memorabili di Senofonte e di alcuni degli scritti di Platone, facendo in questi astrazione dalla teoria delle idee; e non addurrà i passaggi perchè, se volesse farlo, dovrebbe copiare gl'interi libri. Anche molte delle cose dette innanzi su lo sviluppo storico della definizione, sebbene abbiano un colorito moderno, sono ricavate da Platone.

[105] Vedi Steinthal: _Geschichte der Sprachwissenschaft bei Griechen una Römern_, p. 118.

[106] Vedi questo pensiero espresso nel Phaedr., p. 263 A: Οταν τις ὄνομα εἴπῃ σιδήρου ᾔ ἀργύρου, ἆρ᾽ oὐ τὸ αὐτὸ πάντες διενοήθημεν; — Τί δ'ὅταν δικαίου ἤ ἀγαθου; οὐκ ἄλλος ἄλλῃ φέρεται, καὶ ἀμϕιοβητουμεν ἀλλήλοις τε καὶ ἡμιν αὐτοις.

[107] Vedi questo pensiero espresso nell'Euthyphr., p. 7 C da περὶ τίνος — D πάντες nel qual luogo sono principalmente notevoli le parole: οὐ δυνάμενοι (gli uomini) ἐπὶ ίκανὴν κρίσιν αὐτων (cioè dei predicati etici) ἐλθειν ἐχθροι αλλήλοις γιγνόμεθα.

[108] Noi risentiamo tuttora nella lettura di Senofonte e di Platone quello stato di incertezza, e rimaniamo sospesi fino alla fine del dialogo; se pure, come in molti casi avviene, la conclusione stessa del dialogo non è equivoca e dubbia. Fra tutte le esposizioni dei dialoghi platonici quelle del Bonitz riproducono, a nostro parere, con la maggiore lucidezza ed efficacia possibile, l'impaccio, le difficoltà, ed il travaglio dell'indagine socratica; vedi _Platonische Studien_, 1º e 2º fasc., Wien, 1858-60.

[109] Lo Zeller, op, cit., p. 89, col quale in gran parte ci accordiamo nel concetto dell'ironia, ha riportato i vari giudizi profferiti da altri scrittori su quella forma, o momento che voglia dirsi, della conversazione socratica. Il citato libro del Lasaulx (pubblicato dopo il lavoro dello Zeller) contiene una determinazione del concetto dell'ironia, ch'è veramente speciosa. Secondo quell'autore (vedi p. 23), Socrate aveva una doppia coscienza: la comune ed ordinaria, che hanno tutti gli altri uomini, e quella tutta sua speciale, che era riposta nella ispirazione religiosa; sicchè, ogni volta che gli avvenisse di conversare o di disputare, dal confronto delle due coscienze veniva fuori il sentimento dell'ironia (!?).

[110] Vedi il notevole luogo dei Memor., IV, 5, 12: ἔφη δὲ καὶ τὸ διαλέγεσθαι ὀνομασθῆναι εκ τοῦ συνιόντας κοινῇ βουλεύσθαι διαλέγοντας κατὰ γένε τὰ πράγματα.

[111] Noi intendiamo dire, che il concetto socratico ha il carattere dell'identità; non che Socrate avesse avuto coscienza del principio d'identità. Vedi in séguito.

[112] Aristot. Metaph., XII, 4: ἀλλ'ὁ μὲν Σωκράτης τὰ καθόλου οὐ χοριστὰ ἐποίει οὐδὲ τοὺς ὁρισμούς.

[113] L'Hermann osserva giustamente: _Geschichte_ ecc., p. 326, nota 305, che la differenza del concetto socratico dall'idea platonica non è riposta nel carattere logico del processo.

[114] Opinione del Brandis.

[115] Mem., IV, a, 26: οἱ μὲν εἰδότες ἑαυτοὺς τά τε ἑπιτήδεια ἑαυτοῖς ἴσασι καὶ διαγιγνώσκουσιν ἃ τε δύνανται καὶ ἃ μή· καὶ ἅ μὲν ἐπίστανται πράττοντες πορίζονταί τε ὧν δέονται καὶ εὖ πράττουσιν.

[116] Zeller, op. cit., p. 83.

[117] Mem., IV, 6, 15: ὁπότε δὲ αὐτός τι τῷ λὁγῳ διεξίοι, διὰ τῶν μάλιστα δμολογουμένων ἐπορεύετο, νομίζων ταύτην τὴν ἀσφάλειαν εἶναι λόγου, la quale opinione Socrate cercava di rifermare con l'autorità di Omero, Od., VIII, v. 171. Cfr. Sen. Oecono., XIX, 15, e Dionys. Halic. de arte reth., XI, 8.

[118] Cfr. Metaph., XIII, 4, con Metaph., I, 6, e XIII, 9.

[119] Mem., II, 2, 1 e seg.; e III, 3, 2. Lo Strümpell ha troppo insistito su la precisione logica del Socratismo, e specialmente su la dimostrazione analogica: la quale non sarebbe, a parer nostro, difficile di ridurre alla forma generica dell'appercezione, perchè non vi sappiamo scorgere il carattere della sussunzione sillogistica.

[120] Specialmente Mem., IV, 2, 33. Vedi Brandis: _Geschichte der griech, romisch, Philosoph_., II, p. 36, e la critica dello Zeller, op. cit., p. 77, alla quale ha risposto Brandis rimanendo nella sua prima opinione: _Entwickelungen_ ecc., p. 235.

[121] Per es. Men., p. 98 B.

[122] Questa è l'opinione dello Strümpell.

[123] In questa determinazione è dato il limite della ricerca socratica.

[124] Per es. Platone.

[125] È inutile entrare in polemica coi sostenitori della contraria opinione.

[126] La storia dell'ellenismo non è stata ancora approfondita in questo lato, che pure è uno dei più ricchi e dei più attraenti; cfr. quanto abbiamo detto nel cap. II.

[127] Il solo libro completo su questa quistione è il già citato del Nägelsbach: _Nachhomerische Theologie_, Nürnberg, 1857.

[128] Mem., III, 9, 4; IV, 6, 6.

[129] Molte massime di questo genere sono state raccolte dallo Zeller, op. cit., p. 121.

[130] Sen. Mem., I, 1, 2; IV, 7, 6. Aristot. Metaph., I, 6. Σωκρὰτους δὲ περὶ μὲν τὰ ἠθικὰ πραγματευομένου, περὶ δὲ τῆς ὅλης φύσεως οὐθέν — e de part. ani. I, 1, τὸ δὲ ζητεῖν τὰ περὶ φύσεως ἒλεξε. Quanto all'opinione contraria dello Schleiermacher, del Brandis, del Ritter, del Süvern, e del Krische (*), vedi Zeller, op. cit., p. 93 e seg.

[131] ̉Αμαθια, vedi Mem., I, 2, 49-50, II, 3, 18, IV, 2, 22, ovvero μανια, che una volta è considerata come opposta alla σοφια id., III, 9, 6, 7, ed un'altra come diversa dall'ἀμαθια, I, 2, 50.

[132] Mem., IV, 2, 19 e seg.

[133] Mem., IV, 6, 7: ὅ ἄρα ἐπίσταται ἓκαστος τοῦτο καὶ σοφὸς ἐστιν.

[134] Mem., IV, I, 2.

[135] Vedi su questa massima il Göttling nella citata dissertazione: _Die delphischen Sprüche_.

[136] Sen. Mem., IV, 2, 24, III, 9, 6. Plat. Charmid., p. 164 D. Alcib., I, p. 124 B.

[137] Stimiamo inutile discutere le opinioni di Schleiermacher, Brandis, Hegel e Rötscher. L'Hermann: _Geschichte_ ecc., p. 240, è molto indeterminato nell'analisi di questo concetto.

[138] Lo Strümpell, vedi op. cit., p. 136 e seg.

[139] Vedi in generale il bel dialogo con Eutidemo, Mem., IV, 2.

[140] Vedi specialmente p. 20 C-24 A.

[141] Plat. Theaet., p. 150 C. In questo luogo la più gran parte dei critici ammette una diretta reminiscenza storica; ma ciò non cambia per niente la nostra affermazione.

[142] Schleiermacher, op. cit., p. 295, ha trovato superficiale il dialogo senofonteo, o lo ha stimato incapace di produrre quell'effetto, che Platone fa da Alcibiade attribuire al discorso di Socrate Symp., p. 215 E e seg., perchè non ha saputo ravvisarvi il carattere concreto e positivo delle cause che lo determinavano.

[143] Aristoph. Av., v. 1555. Vedi, sul valore della parola ψυχαγωγια _Rhein. Museum_, vol. XVIII, p. 473.

[144] Strümpell, op. cit., p. 137 e 142.

[145] Lo Strümpell crede in fatti, op. cit., p. 36, necessario valersi principalmente dell'autorità di Platone, come di colui che più ha inteso il valore riformatorio di Socrate; ma non è forse questo un circolo vizioso?

[146] Mem., III, 6, e IV, 2. Cfr. Apol. Plat., p. 21 C e 29 E.

[147] Mem. IV, 6, 7: ὃ ἂρα ἐπιοταται ἓχαστος τοῦτο καὶ σοφός ἐστιν.

[148] Mem., I, 5, 4.

[149] Mem., I, 5, 3, id. 6, 5; II, i, II, ecc.

[150] Mem. IV, 5, 6.

[151] Cfr. Dronke, op. cit., p. 42;. Pfander, op. cit., p. 28; e vedi Steinthal nella _Zeitschrift für Völkerpsychologie_, vol. II, p. 303.

[152] Per es. Zeller, op. cit., p. 108.

[153] Sen. Symp., 2, 9.

[154] Mem., II, 2, 4.

[155] Vedi Strümpell, op. cit., p. 145, il quale a nostro parere è stato il primo, che abbia messo in piena luce l'elemento filosofico e socratico degli scritti di Senofonte, op. cit., pp. 482-509.

[156] Mem., I, 2, pp. 49-55.

[157] Nub., dal v. 1320 in poi.

[158] Questo difetto c'è nel Köchly, op. cit, passim.

[159] Hermann, _Privatalterthümer_, § 33, 2ª ed.

[160] Mem., II, 2.

[161] Vedi il citato Hermann, § 29.

[162] Sen. Symp, 8, 12 e seg. e cfr. Mem., I, 2, 29 e seg. 3, 8 e II, 6, 31.

[163] Questa è anche l'opinione dello Zeller, op. cit., p. 58.

[164] Mem., II, 4, 6 e seg.; id., 6, 21-29.

[165] Vedi il Jacobs, _Vermischte Schriften_, vol. II, p. 251: Jene Sitte enthält eben so, wie die Liebe zum andern Geschlechte, alle Elèmente des Edelsten und des Nichtswürdigsten, des Lasters, des Besten und des Schlechtesten in sich.

[166] Mem., III, 5. 21 e 9, 10; e cfr. ibid., I, 2, 9; e Plat. Apol., 31, E.

[167] Mem., III, 6; e IV, 2, 6 e seg.

[168] Mem., IV, 6, 6.

[169] Mem., III, 7. 9.

[170] Mem., IV, 4, 4: Plat. Apol., 34 D e seg.; e cfr. Phaed., 98 C e seg.

[171] Come vuole l'Hermann.

[172] Come vuole il Baur. Vedi su questa quistione lo Zeller, _Der Platonische Staat, in seiner Bedeutung für die Folgezeit_, nei citati _Vorträge_ ecc., pp. 62-82.

[173] Mem., III, cap. 11.

[174] Come fa lo Zeller, op. cit., p. 75, nota 2ª.

[175] Questa è l'opinione di Brandis: _Entwickelungen_ ecc., p. 236, nota 49.

[176] Vedi su questo argomento l'Hermann: _Privatalterthümer_, § 29, con tutte le autorità ivi addotte, e specialmente John: _The Hellenes, the history of the manners of the ancient Greeks_, Londra, 1844, vol. II, p. 42.

[177] Vedi Jacobs: _Vermischte Schriften_, IV, p. 379 e seg.

[178] Mem., II, 6, 35 e cfr. III, 9, 8.

[179] Crit., 49 A e seg. e cfr. Rep., I, 334 B e seg.

[180] Questa è anche l'opinione dello Zeller, op. cit., p. 114.

[181] Il Mainers: _Geschichte der Wissenschaften_, II, P. 456 (*), pone una distinzione arbitraria fra il male arrecato sensibilmente all'inimico, e quella che può toccare il suo benessere interno, negando che quest'ultimo sia incluso nel χαχῶς ποιεῖν di Senofonte. Nè meno infondata è la supposizione del Brandis, secondo la quale Senofonte non avrebbe espresso interamente il pensiero di Socrate. Cfr. lo Strümpell, op. cit., p. 179, che ha tentato supplire Senofonte col Gorgia, p. 481.

[182] Vedi Döderlein: _Lexicon Homericum_, n. 536: e per l'etimologia il Curtius: _Griechische Etymologie_, p. 317.

[183] Così anche presso gli scrittori posteriori a Socrate, per es. Platone, vedi Ast: _Lexicon Platonicum_ s. v. ἀρετή, e segnatamente Crito, p. 117 B, Rep. I, p. 335 B. id. p. 353 B; Gorg. p. 506 D, ecc.

[184] Il Göttling, nella citata dissertazione: _Die delphischen Spräche_, ha cercato di mostrare, come i sette famosi proverbi, che erano scritti alla porta del tempio delfico, formassero già un insieme di vedute etiche, una specie di catechismo delle virtù cardinali, un eptalogo insomma dell'ellenismo. Cfr. in generale il Nägelsbach: _Nachhomerische Theologie_, p. 289 e seg.

[185] Cfr. specialmente Wigand: _Das religiöse Element in der geschichtlichen Darstellung des Thukydides_, Berlin, 1829.

[186] Cfr. le parole caratteristiche di Platone, Rep. X, p. 600 E, e risc. Prot., 118 E, e Gorg., 520 E. Quanto all'opinione contraria dello Schneidewin, loc. cit., non stimiamo opportuno farne qui argomento di polemica.

[187] Plat. Men. 91 B, 95 B; Gorg. 519 C; Soph. 223 A.

[188] Su la dottrina delle virtù secondo i Sofisti vedi Zeller, op. cit., vol. I, 3ª ed., p. 910 e seg.; e Schanz: _Die Sophisten nach Plato_, Göttingen, 1867, pp. 118.122.

[189] Cfr. Mem., IV, I, 2 e seg.

[190] La dissertazione del Dittrich: _De Socratis sententia «Virtutem esse Scientiam»_, Brunsbergae, 1858, contiene una larga raccolta di luoghi di Platone e di Aristotele; ma le illazioni di quello scritto hanno poco a fare col Socrate della storia.

[191] Sen. Mem., III, 9, 5: ἔψη δὲ καὶ τὴν δικαιοσύνην καὶ τὴν ἄλλην πᾶσαν ἀροτην σοψιαν εἶναι e seg., ibid., II, 6, 39.

[192] Plut. Lach. 194 D: ἔκαστος... ἃ δε ἀμαδης ταῦτα δὲ κακός. La definizione ch'è presso Diogene Laerzio raccoglie in una forma più concisa il pensiero socratico, vedi II, 31: ἔλεγε δε και ἔν μόνον ἀγαδὸν εἶναι, τἡν ἐπιστἠμην, καὶ εν μόνον κακόν, τἡν ἀμαδίαν. Non crediamo nè opportuno nè necessario imprendere una polemica contro coloro, che, mettendo da banda la testimonianza di Senofonte e di Aristotele (Eth. ad Nicom. VI, 13, 3; id. VII, 13, 5; Eud. I, 5; cfr. Nicom. III, 8, 6), si sono sforzati di mostrare che Socrate riponesse in una istintiva e divina ispirazione il fondamento della virtù. Vedi specialmente il Mehring, il quale nel suo articolo: _Sokrates als Philosoph_, che è una recensione del libro di Lasaulx, nella: _Zeitschrift für Philosophie und philosophische Kritik_, vol. 36º, fasc. 1º, pp. 81-119, fondandosi sopra una falsa interpetrazione del Protagora e sopra un luogo molto equivoco del Menone, nega che Socrate tenesse la virtù per cosa che possa apprendersi; cfr. ibid., p. 100 e seg.

[193] Mem., IV, 6, 6.

[194] Mem., IV, 6, 4, 6.

[195] Sul concetto della σωοφροσύνη, vedi Mem., III, 9. 4; IV, 3, 1. Cfr. Zeller, op. cit., p. 99.

[196] Per es. Kühner: _Proleg. ad Xenoph. Memor._, 2ª ed., Gothae, 1857, pp. 4-10; Hurndall, op. cit., p. 29 e seg., ecc.

[197] Vedi il citato Buchholtz, pp. 84-94.

[198] Vedi Strümpell, op. cit., p. 93 e seg.

[199] Mem., I, 5, 5; II, I, 19; IV, 5. 9.

[200] Mem., IV, 6, 10-11; III, 9, 2.

[201] Mem., IV, 4, 16.

[202] L'Allihn: _Die Grundlehren der Ethik_, p. 277, vuol trovare i primi germi della valutazione incondizionata nella dottrina socratica. Noi non sappiamo seguire la sua opinione, la quale del resto è espressa con molta sobrietà.

[203] Aristot. Eth. Nicom., VI, 13, 5: Σωκράτης μὲν οὖν λόγους τὰς ἀρετὰς ᾤετο εἶναι ἐπιστήμας γὰρ εἶναι πάσας ήμεῖς δὲ μετὰ λόγου; cfr. Eth. Eud., I, 5: διόπερ εζήτει τί ἐστιν ἀρετή, ἀλλ'οῦ πῶς γίνεται και ἐκ τίνων.

[204] Mem., II, 6, 39: ὃσαι δ'εν ανθρώπις ἀρεται λέγονται, σκοπούμενος εύρήσεις πάσας μαθήαει τε καὶ μελέτη αυξανομένας.