Socrate

Part 12

Chapter 123,325 wordsPublic domain

Da questa larga e solida base di personali convinzioni emerge l'attività per la quale Socrate ha un valore filosofico, e che consiste nel principio e nella certezza della dimostrazione dialogica, mediante la vittoria sulla contradizione. Il metodo socratico è la vita che diviene ricerca, l'esigenza etica della costanza nelle azioni e della certezza nella condotta della vita che si manifesta come rettificazione dialettica dei concetti, siano falsi siano incoscientemente, e quindi imperfettamente pensati; e mentre ha il suo cardine in una coscienza intimamente morale e religiosa, tocca il suo termine e la sua conclusione nel reale convincimento, che la conformità delle azioni ai concetti, e della pratica alla coscienza, costituisca lo stato dell'umana perfezione. In questa logica determinazione di equivalenza è data la intrinseca natura del bene, come mezzo e termine delle azioni; e il suo effettivo valore è riposto nella equazione fra il grado di assoluta consapevolezza dell'individuo e la reale natura degli oggetti o degli atti che servono d'istrumenti al conseguimento della felicità. Il bene è quindi l'utile: la quale determinazione non è sintetica, come se il filosofo pronunziasse un giudizio, che deva stabilire un'eguaglianza fra due concetti già distinti dalla coscienza e precedentemente appresi nella loro opposizione; ma è invece analitica, perchè esprime nella forma logica di un giudizio la più semplice ed elementare distinzione di quel processo psichico che costituisce la coscienza del bene; e la genesi di quei due termini, che infine si covrono e spiegano vicendevolmente, è affatto determinato dalle condizioni pratiche e personali del problema. Questo concetto del bene non è ancora isolato dall'imagine concreta della vita, nè è obbiettivato in un termine assoluto ed irrelativo, che serva di stregua ai particolari giudizi etici: anzi i beni sono tanti quante le concrete relazioni che offrono materia e danno occasione alla ricerca. Questa stessa relatività ed imprecisione è inerente al concetto dell'ευδαιμονία; e, sebbene la identica denominazione presenti le apparenze di una determinazione logicamente certa, pure in fondo non è che un termine comune, la cui intelligenza dipende dalle reali condizioni nelle quali si svolge il dialogo. Così l'etica di Socrate non è che un primo e rudimentale tentativo per delineare all'occhio della mente le varie relazioni della vita sociale col raccogliere nella evidenza di una definizione i tratti più notevoli delle singole forme. Questa circostanza impronta in tutta la ricerca un carattere esclusivamente logico, e la fa apparire in tutto e per tutto dottrinaria e teoretica. Di qui procedono le accuse mosse da Aristotele contro il Socratismo, le quali se noi abbiamo tenute per giuste e fondate, non è stato nell'intento di valercene come di norma per apprezzare i motivi della dottrina socratica, ma per assegnarne i limiti scientifici.

La sfera della coscienza socratica ci è, al tempo stesso, apparsa più larga di quel lavoro scientifico, che ne fu il risultato. Il concetto della divinità, e della relazione di questa col mondo, come tutte le altre convinzioni che noi siamo usi di far derivare dalla conoscenza metafisica, entrano solo indirettamente sotto l'influenza della dialettica. Il contenuto di quei concetti non risulta dal lavoro induttivo della definizione, ma è posto immediatamente dalla coscienza: sicchè, in questo caso, l'attività teoretica esprime l'estremo sforzo dell'immediatezza religiosa per assumere una forma consapevole ed evidente, e non rassomiglia per niente ai tentativi fatti in altri tempi, e specialmente nella filosofia moderna, per rifare mediante il ragionamento quella obiettività dell'ideale religioso, che è venuta meno nella fede e nel sentimento. Tutto questo elemento extradialettico, con tutte le pratiche conseguenze che ne derivarono, costituisce il largo campo della personale influenza di Socrate, la cui efficacia era riposta nella pienezza di una intuizione etica dell'universo, che a quando a quando seguiva una direzione meramente ricercativa. In Platone i due elementi, l'immediatezza religiosa e la riflessione logica, cominciarono a divergere maggiormente ed a contrapporsi in un'antitesi manifesta, finchè la spontanea produzione artistica e religiosa da un canto, e la coscienza logica dall'altro, non divennero due campi distinti. In quest'atto di precisa ed evidente distinzione è riposto il fondamento del primo tentativo fatto da Platone, per subordinare tutto il contenuto della coscienza al principio della dimostrazione. Come in Aristotele si fosse poi compiuto questo lavoro, e la forma logica fosse riuscita ad isolarsi completamente dal contenuto concreto della conoscenza, non è qui il luogo di ragionare.

L'intuizione socratica fa parte della storia generale della coltura greca; e l'imagine del mondo, che ne risulta, è in un'intima relazione con tutto quello sviluppo delle convinzioni etiche e religiose, le cui tracce sono tanto evidenti nei monumenti dell'arte, della poesia e della storiografia. Ma, nondimeno, sebbene essa risulti per una lunga mediazione storica da tanti svariati precedenti, nella coscienza di Socrate ha un carattere affatto immediato, il cui valore non è interamente espresso in quello che può chiamarsi dottrina, o scientifica elaborazione. E questa immediatezza e spontaneità apparisce ancora più palese, se per poco si pon mente a considerare gli svariati germi di ricerche scientifiche, che i pronunziati di lui fruttarono nell'animo degli uditori.

Sotto questo riguardo, deve dirsi che l'esposizione della dottrina di Socrate ha sempre l'apparenza di rassomigliare ad un'analisi artificiale, e diremmo quasi arbitraria; perchè si riesce a mettere in evidenza un solo lato della sua coscienza, isolandolo dall'altro cui va strettamente congiunto: e di qui procede eziandio che questo soggetto, tante volte trattato, ha conservato e conserva tuttora l'attrattiva di una ricerca non mai esaurita.

FINE.

INDICE

_Avvertenza dell'editore_ V _Avvertenza dell'autore_ VII I. — _La personalità storica di Socrate_ 1-42 I. Socrate e gli Ateniesi pag. 3-18. — II. Educazione e sviluppo della coscienza di Socrate pag. 18-36. — III. Carattere di Socrate pag. 37-39. — Osservazioni su le fonti pag. 40-42. II. — _Orizzonte della coscienza socratica_ 43-68 I. Posizione di Socrate nella storia della religione greca pag. 47-62. — II. Elementi della coscienza di Socrate pag. 62-68. III. — _Del valore filosofico di Socrate_ 69-104 I. Formalismo logico pag. 77-82. — II. Determinazione del valore del formalismo logico pag. 83-88. — Osservazioni — 1) Limitazione del sapere umano pag. 88-90. — 2) Socrate e i Sofisti pag. 91-98. — 3) Pretesa soggettività di Socrate pag. 98-102. — 4) Preteso misticismo di Socrate pag. 103-104. IV. — _Del metodo di Socrate_ 105-135 I. Presupposti storici e psicologici pag. 111-115. — II. Motivo e sviluppo del metodo socratico pag. 115-127. — Osservazioni. — 1) Imprecisione formale del metodo socratico pag. 127-133. — 2) Della differenza fra rappresentazione e concetto, e del principio d'identità pag. 133-135. V. — _Dell'etica socratica in generale, e del concetto del bene_ 137-156 Osservazioni pag. 153-156. VI. — _Conoscere e volere_ 157-176 I. Equazione fra volere e sapere (γνῶθι σαυτόν) pag. 163-171. — II. Fondamento della pedagogia socratica pag. 171-176. VII. — _Le forme concrete della vita etica_ 177-206 È Socrate un riformatore? pag. 179-189. — I. L'individuo e le sue relazioni domestiche pag. 189-198. — II. L'individuo e lo Stato pag. 198-206. VIII. — _Delle virtù_ 207-226 Generalità pag. 209-215. — I. Il concetto delle virtù nell'orizzonte socratico p. 215-217. — II. Identificazione della virtù e del sapere pag. 217-223. — III. Ignoranza degli elementi naturali pag. 223-226. IX. — _Di nuovo del bene, della felicità e del sapere_ 227-246 I. Del bene pag. 230-239. — II. Della felicità pag. 239-242. — III. Del sapere pag. 242-246. X. — _Della Divinità e dell'anima umana nell'orizzonte socratico._ 247-267 I. Il Concetto della Divinità pag. 251-263. — II. Il concetto dell'anima pag. 263-267. XI. — _Riepilogo e conclusione_ 269-279

NOTE:

[1] Era già quasi al termine questa ristampa, quando è stato pubblicato il dotto volume dello ZUCCANTE, _Socrate_, Fonti, ambiente, vita, dottrina (Torino, Bocca, 1909).

[2] Cfr. _Rendiconto dell'Accademia_ ecc., anno X, quad. da gennaio a marzo, pp. 24-28, Napoli, 1871. L'Accademia ha accordato una parte del premio ad uno dei concorrenti, il prof. Brofferio di Milano; senza concedergli il dritto della stampa negli Atti.

[3] Il lavoro del Volkmann: _Die Lehre des Sokrates_, Prag, 1861, non c'è riuscito averlo, per quante ricerche ne avessimo fatte.

[4] Su la posizione di Socrate in Atene, cfr. sovrattutto Köchly: _Sokrates und sein Volk, akademischer Vortrag_, riprodotto negli _Akademische Vorträge_ dello stesso autore, Zürich, vol. I, pp. 221-386; il quale scritto, quantunque metta a profitto alcuni particolari poco storici solo per colorire il quadro (e l'autore stesso non ignora questa circostanza, vedi p. 242, nota 2ª), è una riproduzione molto fedele delle condizioni del tempo.

[5] Per questa data, che risulta dalla combinazione critica di diversi ragguagli, confronta lo Zeller, op. cit., p. 39, nota 1ª. L'accusa riferita da Senofonte, Memor., I, 1, 1, è presso a poco autentica (τοιάδε τις ἧν) e non differisce che per l'espressione εἰσεγούμενος, invece di εἰσφέρων, dalla forma nella quale la riporta Favorino presso Laerzio (II, 40). Platone la riferisce con altra disposizione, Apol. 24 B; ma la fa precedere dall'ἒχει δέ πως ὧδε; vedi Stallbaun ad locum, ed. IV, e Cron: _Einleitung in die platonische Apologie_, ed. 3ª, § 31 e 54.

[6] Vedi le parole del Fedone in fine: Ἣδε ἡ τελευτὴ, ὦ Ἐχέκρατες, τοῦ ἐταίρου ἡμῖν ἐγένετο, ἀνδρὸς, ὡς ἡμεῖς φαῖμεν ἂν, τῶν τότε, ὦν ἐπειράθημεν, ἀρίστου, καὶ ἄλλως φρονιμωτάτου καὶ δικαιοτάτου.

[7] Apol. p. 36 A-38 B. La contraria testimonianza dell'apologia, falsamente attribuita a Senofonte (§ 23), non ha alcun valore. Sul carattere apocrifo di quello scritto cfr. la dissertazione di Arnold Hug: _Die Unächtheit der dem Xenophon zugeschriebenen Apologie des Sokrates_, riportata in fine del succitato libro del Köchly, p. 430 e seg.

[8] Crit. p. 44 B-D, e 44 E-46 A.

[9] Mem. IV, 8, 2; e Phaed. 58 A e seg.

[10] Vedi la bella discussione del Critone p. 46 C, 48 B, e segnatamente p. 47 C. καὶ περὶ τῶν δικαίον — ἣ ουδέν ἐστὶ τοῦτο; e p. 48 A, nel quale luogo bisogna sempre fare astrazione della differenza troppo accentuata che v'è posta fra l'opinione ed il sapere, ch'è di carattere platonico.

[11] Cfr. le formule: εἰ ταύτῃ τοῖς θεοῖς φίλον, ταύτῃ ἔστο Crit. 43 D; τοῦτο μεν ἲτο ὅπῃ το θεῶ φίλον, Apol. 19 A, ἁναγκαῖον ἑδόκει εἶναι τό τοῦ θεοῦ περὶ πλείστου ποιεῖσθαι, ibid. 21 E. Quanto al Grate, che attribuisce a Socrate, op. cit., p. 654 e seg., un proposito troppo dichiarato di affrontare la morte nell'interesse dei suoi principi, ed a conferma delle sue opinioni, vedi le giustissime osservazioni in contrario dello Zeller, op. cit., p. 133.

[12] Intorno a questo periodo molto oscuro e complicato della storia ateniese, cfr. Curtius, op. cit., vol. III, pp. 53-118.

[13] Sul carattere di questa reazione religiosa, cfr. specialmente il Roscher: _Leben des Thukydides_, p. 215 e seg.

[14] È inutile accennare tutti i giudizi, più o meno patetici, degli antichi retori e degli umanitari moderni, perchè nè gli uni, nè gli altri sono stati in grado d'intendere le ragioni storiche di quel complicato avvenimento.

[15] Il Fréret è stato il primo che nelle sue: _Observations sur les causes et sur quelques circostances de la condamnation de Socrate_, ved. _Mém, de l'Académie des Inscriptions_, vol. 47, p. 217 e seg., abbia cercato di indagare, dal punto di vista storico e giuridico, le ragioni e lo sviluppo di quel processo.

[16] Vedi su molte di queste opinioni, riprodotte anche in libri recenti, lo Zeller, op. cit., p. 140, n. 5ª.

[17] Questo contrasto è stato per la prima volta rilevato dall'Hegel: _Geschichte der Philosophie_, vol. II, pp. 81-105, con vivacità di colorito e con una certa precisione storica; ma è stato poi tanto esagerato dal Rötscher: _Aristophanes und sein Zeitalter_, pp. 247-271, che, guadagnando molto in estetica efficacia, ha perduto interamente il carattere di una determinazione storica.

[18] Questa giustificazione è l'intento del libro del Forchhammer: _Die Athener und Sokrates, Die Gesetzlichen und der Revolutionär_, Berlin, 1837, nel quale non sai se hai più ad ammirare l'ostinazione fanatica in un falso concetto, o la derisione d'ogni criterio storico. Delle molte monografie, cui ha dato occasione lo scritto del Forchhammer, non c'è riuscito di procurarcene alcuna. Quella dell'olandese Limburg Brouwer; _Apologia Socratis contra Meleti redivivi calumniam_, Groning, 1838, tanto lodata dallo Stallbaun, v. proleg. ad Apol. Plat. ediz. IV, è considerata dallo Zeller, op. cit., p. 152, n. 2ª, come un lavoro superficiale.

[19] Per sobrietà di giudizi ed accorgimento critico l'esposizione che fa lo Zeller, op. cit., pp. 138-165, dei motivi dell'accusa, e della relativa giustizia della condanna, non lascia a desiderare di meglio. In generale, il Köchly, op. cit. passim, fa troppo avvertire, che egli era preoccupato dal pensiero di giustificare gli Ateniesi.

[20] Cfr. Curtius, op. cit. e segnatamente pp. 90-92 e 114-118.

[21] Vedi Mem. I, 2, 32-38.

[22] Vedi Mem. I, 2, 48; Plat. Apol. 20 E e seg.

[23] L'aneddoto, riferito da Val. Mass. VI, 4, 2, da Cic. de orat. I, 54, da Quint. Instit. II, 15, 30. XI, I, II, e da Stobeo Floril. 7, 56, che Lisia avesse offerto a Socrate una orazione apologetica, non ci pare possa essere affatto sfornita di fondamento.

[24] La caratteristica, che Platone mette in bocca ad Alcibiade in fine del Symp. p. 215 e seg., ritrae al vivo questa situazione psicologica.

[25] Τὸ δὲ μεδενὶ ἀνθρώπον ὅμοιον εἶναι μήτε τῶν παλαιῶν μήτε τῶν νῦν ὄντων, τοῦτο ἄξιον παντὸς θαύματος, Sym. Plat. p. 221 C.

[26] Curtius, op. cit., vol. III, p. 90.

[27] A proposito del processo contro i capitani vincitori della battaglia alle Arginuse, cfr. Sen. Mem. I, I, 18, 2, 31 e seg. e IV, 4, 2; id. Hist. Graeca I, 7, 15; Platone Apol. p. 32 A. Su quell'importante avvenimento cfr. Grote, vol. VIII, p. 238-285.

[28] Cfr. Plat. Symp. 219 E. e seg.; Apol. 28 E; Lach., 181 A.

[29] Sen. Mem. IV, 6, 10, e cfr. I, I, 16. Il concetto del coraggio costituisce l'argomento del Lachete, il quale, se anche non appartenesse a Platone come vuole lo Schaarschmidt: _Die Sammlung der platonischen Schriften_, p. 406 e seg., contiene ad ogni modo lo sviluppo dialettico di un pensiero socratico.

[30] Plat. Apol. 33 A: ἐγὼ δὲ διδάσκαλος μὲν οὐδενὸσ πώποτ' ἐγενόμην.

[31] Platone, Symp. p. 215 A e seg.

[32] Platone, Prolog. 335 D-326 C, e le note dei commentatori. Alleghiamo questo luogo solo come testimonianza storica, prescindendo dai giudizii che Platone fa pronunziare a Protagora. Cfr. Schoemann: _Griechische Altertümer_, vol. I, p. 518 e seg., ed. 2ª, ed Herdmann: _Griechische Privatalterthümer_, 2ª ed., § 34 e seg. con le autorità ivi addotte; e vedi le note dei commentatori d'Aristofane Nub. v. 963-72 ed Equit. v. 188 e 992, e specialmente Th. Kock, nell'ed. di Weidmann, Berlino, 1862-67.

[33] Vedi Curtius, op. cit., vol. II, p. 137.

[34] Vedi il discorso che Tucidide fa pronunziare a Pericle, lib. II, § 37, e cfr. i luoghi addotti dallo Schoemann, op. cit., vol. I, p. 515-17.

[35] P. e Mem. I, 2, 56, 57. 58; III, I, 4; IV, 6, 15, ecc. ecc. Nella citazione di Simonide presso Platone nel Protagora 339 A può anche ammettersi una reminiscenza socratica; cfr. Strümpell, _Geschichte der praktischen Philosophie der Griechen_, p. 52.

[36] Potrebbe veramente addursi come testimonianza il Critone, p. 50 B; cfr. Alberti, op. cit, p. 45.

[37] Questa impossibilità, già indistintamente accennata da questo o quello scrittore, è stata per la prima volta messa in chiaro dall'Hermann: _De Socratis magistris et juvenili disciplina,_ Marburgi, 1837; e cfr dello stesso autore: _Geschichte uad System der platonischen Philosophie_, Heidelberg, 1839, lib. I, p. 50 e note 94-98; lib. II, p. 233 e seg.

[38] Vedi queste false tradizioni raccolte dallo Zeller, op. cit., p. 41 e seg., e specialmente la succitata dissertazione dell'Hermann.

[39] Vedi a questo proposito il succitato Zeller, p. 53 e seg. Il Lasaulx ripete senza scrupoli tutti i vecchi errori, op. cit., p. 6 e seg. Nè il Volquardson: _Die Genesis des Sokrates_, in _Rhein. Museum_, vol. XIX, p. 514 e seg., nè l'Alberti, op. cit., p. 41-55. son riusciti ad invalidare il risultato critico dell'Hermann, con tutti gli sforzi che hanno fatti per ristabilire la genesi della coscienza socratica.

[40] La data della rappresentazione delle Nuvole risulta dall'ipotesi 5ª; ved. Kock: _Einleitung in die Wolken_, Berlin, 1862, § 24.

[41] Socrate fu argomento di satira per molti comediografi, p. e. Ameipsia nel Conno, vedi Meineke: _Frag. Com_., I, p. 403 e seg.; Eupoli nei Bapti, vedi Fritzsche: _Quaestiones Aristophaneae_, e notatamente: _De Socrate veterum Comicorum_, pp. 99-297; e aggiungi la recentissima dissertazione del Peters: _De Socrate qui est in Atticorum Antiqua Comoedia_, Lipsiae, 1869. La stessa Apologia di Platone considera Aristofane come organo di una opinione più generale, perchè oltre a parlare sempre di πρῶτοι κατήγοροι come di quelli che avevano educato il popolo (παραλαμβάνοντεσ) ad una falsa opinione intorno a Socrate, quando passa a riassumere in forma di un'accusa le opinioni correnti, p. 19 C, soggiunge: τοιαύτη τίς ἐστι (ἡ γραφή) ταῦτα γὰρ ἑωρᾶτε καὶ αὐτοὶ ἐν τῇ Ἀριστοφάνους κωμωδιᾳ cfr. pag. 18 B.

[42] Lo Zeller, op. cit., p. 143 e seg., ha raccolta e criticata una gran parte dei recenti giudizi su le Nuvole di Aristofane; ed il Köchly, op. cit., p. 233 e seg., ne ha, a nostro parere, meglio di qualunque altro critico, esposti i motivi e lo sviluppo. Di tutte le false opinioni, cui ha dato luogo la commedia di Aristofane, nessuna è tanto nociva allo spirito del Socratismo, quanto quella che fa supporre Socrate inteso nella sua prima età agli studi della filosofia naturale. E ci par strano veder ricomparire questa infondata opinione nell'ultimo libro del Brandis: _Die Entwickelungen der griechischen Philosophie_, Berlin, 1862, vol. I, p. 236.

[43] L'opinione comune, che riporta la nascita di Senofonte all'anno 445 a. C. (o fino al 450 secondo la notizia di Stesiclide presso Laerzio, II, 56) è stata su le tracce del Cobet; _Novae Lectiones_ (*) p. 535 dimostrata falsa dal Bergk: _Philologus_, vol. XVIII, p. 247, che fa discendere la data al 429 a. C. Questa opinione, che ha in suo favore l'esatta interpetrazione dell'Anabasi III, 1, 25, è stata seguita anche dal Curtius, op. cit., vol. III, p. 496, e nota alla p. 772; e dall'Alberti, op. cit., p. 8.

[44] Zeller, op. cit., p. 46.

[45] Metaph. XIII, 4: Σωκράτους δὲ περὶ τὰς ἠθικὰς ἀρετὰς πραγματευομένου, καὶ περὶ τούτων ὁρίζεσθαι καθόλου ζητοῦντος πρώτου.... εὐλόγως, ἑζήτει, τὸ τί ἐστι. Δύο γάρ ἐστιν ἅ τις ἄν ἀποδοίη Σωκράτει δικαίως, τούς τ'ἐπακτικοὺς λόγους καὶ τὸ ὁριζεσθαι καθόλου.

[46] Mem. I, 1, 2 e 14; IV, 7, 6 ecc.

[47] È l'Alberti, op. cit., p. 37 e seg., che principalmente ha insistito sul fondo storico del dialogo platonico, e che s'è tanto lambiccato il cervello per rimettere in onore l'antica opinione, che Socrate fosse stato discepolo di Archelao, senza venire a capo di provare qualche cosa.

[48] Vedi la citata dissertazione dell'Hermann, p. 49; e dello stesso autore: _Geschichte_ ecc., lib. II, p. 230.

[49] Il lavoro dello Schneidewin: _Ethische Gedanken der Vorsokratiker_, nelle _Philosophische Monatshefte_ di Bergmann, vol. II, pp. 429-457, non ci ha punto convinti, che, contro l'autorità di Aristotele, possa farsi risalire l'origine della scienza etica ad un'epoca anteriore a Socrate. Lo Schneidewin riesce tutto al più a dimostrare: che nei principî dei vari filosofi, che precedettero l'epoca sofistica, c'è una tendenza etica sempre crescente; ma da questo alla ricerca ci corre molto. E del pari sono poco convincenti i due precedenti articoli dello stesso autore su lo sviluppo della teoria della conoscenza prima di Socrate, ibid., pp. 257-271 e 345-368.

[50] Abbiamo stimato inutile addurre i luoghi di Senofonte e Platone, perchè di lodi a Socrate sono ripieni tutti i loro scritti.

[51] Nel metter mano a questo lavoro scrivemmo dal bel principio una lunga dissertazione su le fonti della dottrina socratica, che poi per mancanza di tempo non potemmo trascrivere nella copia sottoposta all'esame dell'Accademia. E di ciò non siamo ora dolenti perchè i risultati della nostra indagine critica si trovano già in gran parte rifusi qua e là in tutto il lavoro, e il difetto di un capitolo speciale su le fonti non nuoce alla nostra esposizione, anzi ci fa sfuggire la taccia di una inutile ripetizione.

[52] Il Dronke (v. _Die religiösen und sittlichen Vorstellungen von Aesckylos und Sophokles_, Leipzig, 1861) lamentava ancora pochi anni addietro questo difetto della letteratura filologica: ed osservava che, malgrado l'impulso dato dal Welcker e dal Bernhardy, non si era fatto un solo passo in questa sorta d'indagini (ibid. pp. 4-5). Della: _Nachhomerische Theologie_ del Nägelsbach, Nürnberg, 1857, che pure è il solo libro che tratti estesamente lo sviluppo della coscienza religiosa dei Greci, non può dirsi che sia un lavoro molto atto a ridestare il gusto per simili ricerche, perchè ha più l'aria di una teologia cristiana, che la fisonomia di un'indagine storica. Fra i recenti lavori speciali merita somma lode il libro del Buchholtz: _Sittliche Weltanschauung des Aeschylos und Pindaros_, Leipzig, 1869, che alla squisitezza del senso critico accoppia un gusto perfetto di esposizione plastica.

[53] Questa esigenza è stata specialmente avvertita dai recenti interpreti di Sofocle, p. es. Schneidewin, Nauck, Ritter.

[54] Questo lato della sua coscienza non è stato studiato soddisfacentemente da nessuno; e lo stesso Strümpell, op. cit., p. 117, che pure ha accordato tanta importanza alle convinzioni religiose di Socrate, parla con una certa circospezione di quello che potrebbe nella sua persona chiamarsi religione.

[55] Mem. I, 4, 16 ...... τοὺς θεοὺς τοῖς ανθρώποις δόξαν ἐμφῦσαι ὡς ἱκανοὶ εισιν εὗ καὶ κακῶς ποιεῖν.....

[56] Nei Mem. I, 1, 6 e seg. questa duplice limitazione è espressa con somma evidenza.

[57] Conf. su questo argomento lo Zeller: _Die Entwickelung des Monotheismus bei den Griechen_, ristamp. nei _Vorträge und Abhandlungen_ ecc. dello stesso autore, Leipzig, 1865, pp. 1-30.

[58] Mem. I, 1, 19: οὖτοι (parlando del volgo) μὲν γὰρ οἴονται τούς θεοὺς τὰ μὲν εἰδέναι, τα δ'οὐκ εἰδέναι. Σωκράτεσ δ'ἑγεῖτο πάντα μὲν θεοὺς εἰδέναι, τά τε λεγόμενα καὶ πραττόμενα καὶ τὰ σιγῆ βουλευόμενα, πανταχοῦ δὲ παρεῖναι, καὶ σημαίνειν τοῖς ανθρώποις περὶ τῶν ἀνθροπείων πάντων.

[59] Mem. I, 3, 2 e seg., e IV, 3, 17.

[60] Mem. I, 1, 3.

[61] Specialmente il Forchhammer nel citato libro ha cercato di mostrare, che i giudizi di Senofonte fossero parziali ed infondati.