Socrate

Part 14

Chapter 141,203 wordsPublic domain

[205] Mem., III, 9, I. E in un altro luogo le convinzioni religiose sono considerate come eccitamento alla virtù, I, 4, 19.

[206] Vedi Hartenstein: _De psychologiae vulgaris origine ab Aristotele repetenda_; e lo stesso: _Ueber den wissenschaftlichen Werth der Ethik des Aristoteles_, ristampato nelle _Historisch-philosophische Abhandlungen_ dello stesso autore, Leipzig, 1870, pp. 107-127, 240-305.

[207] Specialmente il Dissen nel citato scritto, p. 59-88.

[208] Questa opinione è stata indirettamente favorita dallo Schleiermacher o. c. 290 e seg. e poi messa tanto in onore dal Brandis, che per molti anni ha esercitato la critica dei filosofi e dei filologi. Il Brandis dal suo primo lavoro (_Rhein, Museum, 1837_) fino all'ultima storia che ha scritto della Filosofia greca (_Die Entwickelungen_ ecc., 1862) non si è potuto mai liberare da una falsa valutazione della testimonianza di Senofonte. Uno dei più dichiarati avversari del Socrate senofonteo è il Ribbing, vedi: _Genetische Darstellung der platonischen Ideenlehre_, Leipzig, 1863, p. 40 e seg., dove l'autore si sforza di redarguire d'inconseguenza tutti gli altri espositori del Socratismo. Noi qui osserviamo che la critica storica non si può fare coi postulati alla mano, e che non sappiamo vedere col Ribbing nel Socrate senofonteo l'espressione sistematica dell'immoralità. Cfr. dello stesso autore: _Om Sokrates_. Upsala, 1846, e spec. p. 43 e seg. il quale libro non abbiamo potuto bene esaminare, per esserci arrivato troppo tardi.

[209] Lo Zeller ha raccolto tutti i luoghi che mettono in chiaro questo concetto, op. cit., p. 101-106, ma ha poi sacrificato al suo proprio criterio soggettivo la ragione storica della posizione socratica; su la quale ha finito per pronunziare giudizi in gran parte sfavorevoli.

[210] Argomento sul quale molti critici sono tornati da Schleiermacher in poi.

[211] Stimiamo inutile addurre i molti luoghi dei Memorabili dai quali risulta questa determinazione; basti ricordare il concetto dell'εὐπραξία III, 9, 14, il quale manifestamente rivela come la indeterminata rappresentazione del benessere, del ben vivere, del buon esito, che era espressa dall'eὖ fosse determinata dalla costanza della πρᾶξις, in quanto diversa dall'εὐτυχία.

[212] Mem., III, 8, I e seg.

[213] Il Brandis ed il Dissen hanno ammessa questa confusione nel Socrate senofonteo, contro la esplicita testimonianza di Sen. Mem. IV, 5, 10; ibid. 6; e 8, 11. Cfr. Hermann: _Geschichte_ ecc., p. 335, nota 348; e Hurndall, op. cit., p. 37.

[214] Mem., IV, 6, 8 e seg.

[215] L'Alberti, op. cit., p. 100 e seg., parla del concetto della perfezione morale, della educazione completa dell'uomo al principio assoluto della moralità, dell'idea sostanziale del bene, e di altre cose simili, che sono tutte estranee al Socrate della storia.

[216] Vedi specialmente Mem., IV, 1, 2.

[217] In questo concetto ci accordiamo interamente con lo Strümpell, op. cit., p. 134.

[218] Non è questo il luogo per sviluppare un concetto tanto complicato, qual'è quello dell'εὐδαιμονία nella storia della cultura greca; e ci limiteremo ad osservare, che ci pare affatto infondato il giudizio dello Zeller, il quale, op. cit., p. 103 nota 4ª, parla del concetto della felicità come di quello che nella sua generalità costituiva l'ideale di tutti gli antichi filosofi. Quanta diversità non corre solo fra Socrate e Platone? e molto più fra questo ed Aristotele?

[219] Eth. Nicom., III, 8, 6. Δοκεῖ δε καὶ ἡ ἐμπειρια ἡ περὶ ἕκαστα ἀνδρία τις εἶναι ὂθεν δ Σωκράτης ᾠήθη ἐπιστήμην εἶναι τὴν ἀνδρίαν. In questo luogo è chiaro che la parola ἐμπειρία appartiene al testo di Aristotele, e non alla sentenza socratica che v'è riferita. È l'Hurndall, op. cit., p. 28, che principalmente ha insistito a voler provare, che il sapere socratico sia empirico.

[220] Specialmente il citato Brandis, la cui opinione è stata recisamente rigettata come arbitraria dall'Hermann: _Geschichte_ ecc., p. 251.

[221] Vedi su la falsa interpretazione di Aristotele fatta dall'Hurndall, loc. cit., Strümpell, op. cit., p. 159.

[222] Mem., IV, 2, 19 e seg.

[223] Mem., III, 9.

[224] In questa determinazione abbiamo seguito la facile e naturale interpretazione dello Strümpell, op. cit., p. 138, ch'è pure quella dell'Hermann: _Geschichte_ ecc., p. 253 e nota 340, senza impacciarci in una quistione astrusa sollevata dal Brindis: _Rhem. Museum_, I, p. 136; cfr. _Entwickelungen_ ecc., p. 237 e seg. ed Hurndall, op. cit., p. 39.

[225] Mem., I, 4, 2-19. In questo luogo è notevole che Socrate sia spinto dall'incredulità di Aristodemo a tentare una pruova dell'esistenza della divinità (καταμαθὼν γὰρ αὐτὸν οὔτε θύοντα τοῖς θεοῖς οὔτε μαντικῇ χρώμενον, ἀλλὰ και τῶν ποιούτων ταῦτα καταγελῶντα); la qual cosa mostra chiaramente quanto sia fondata la nostra opinione, che egli non si fosse punto proposto di allontanarsi dal concetto tradizionale della religiosità positiva, perchè era alla conferma delle pratiche del culto che mirava la dimostrazione. Cfr. Sext. Emp. adv. Math. IX, 92 e seg. Tutti i luoghi dei Memorabili, che concernono la teologia di Socrate, sono stati raccolti dall'Hummel: _De Theologia Socratis in Xenoph. Comment. tradita_, Gottingae, 1839; col quale autore noi non ci accordiamo quanto all'interpretazione.

[226] La difficoltà di Aristodemo è formulata nelle parole: εἴπερ γε μὴ τύχῃ τινί, ἀλλὰ ύπὸ γνώμης ταῦτα (ossia le cose naturali) γίγνεται, I, 4, 4.

[227] La dimostrazione socratica dal bel principio formula il suo risultato nelle parole: Πρέπει μν τέἀ ἐπ' ὠφελείᾳ γιγνόμενα γνώμες ἔργα εἶναι I, 4, 5.

[228] Questo nostro concetto apparisce chiaro sì dalla varietà degli elementi intuitivi, che fanno parte della dimostrazione nel suo largo sviluppo, come dall'intento pratico di rettificare una falsa rappresentazione della santità e del culto religioso.

[229] Mem., I, 1, 19..... ἡγεῖτο πάντα μὲν θεοὺς εὶδέναι..... I, 3, 3. οὔτε τοῖς δεοῖς ἔφη καλῶς ἔχειν I, 4, 11 e seg. ove si discute della provvidenza delta divinità (οἱ δεοί); e IV, 3, 3. In altri luoghi, è adoperato semplicemente δεός I, 4, 13, 17; IV, 3, 6; e δεοἶν I, 4, 18.

[230] Mem., I, 1, 2 e seguenti e conf. IV, 3, 16.

[231] Mem., I, 4, 5: ὁ ἐξ ἀρχῆς ποιῶν. id. 17: ἔοικε ταῦτα (le cose naturali) σοποῦ τινος δημιουργοῦ καὶ φιλοζὡου τεχνἡματι (γἱγνεσθαι) id. 17 τὴν τοῦ δεοῦ φρὁνησιν..... τὸν τοῦ δεου ὁφθαλμον; IV, 3, 13: ὁ τὸν ὃλον κόσμον συντἁττων καὶ αυνέχων.

[232] Mem., IV, 3, 13. Quanto al Krische; _Forschungen etc._ p. 220 (*), che considera apocrifo il luogo, vedi Zeller, op. c., p. 118 n. 2. Il Dindorf nell'edizione di Oxford, 1862, e nella 3ª ed. di Lipsia, Teubner, 1865, ha rigettato come apocrifo l'intero capitolo; ma le sue ragioni sono state bene ribattute dal Breitenbach nella 3ª ed. dei Memorabili, Berlino 1863. Introd. p. 8-10.

[233] Zeller, op. c., p. 116-120.

[234] Zeller, op. cit. p. 117 e 110.

[235] Vedi tutto il citato luogo Mem., I, 4, 2 e seg.

[236] Quelli che non hanno intesa l'importanza di questa posizione storica sono stati costretti ad ammettere, che Socrate seguisse una doppia maniera di esposizione, adattandosi per convenienza alle forme politeistiche, per es. Hummel, op. cit., p. 10, e Denis: _Histoire des idées morales dans l'antiquité_ (*) I, p. 79. Cfr. Zeller, op. cit., p. 120, che rigetta questa falsa interpretazione.

[237] Hummel, op. cit., p. 14 e seg., ha voluto condursi con troppo spirito di conseguenza nel mettere insieme i predicati della divinità, che si trovano qua e là nei Memorabili.

[238] Mem., I, 4, 8, 17 e seg e IV, 3, 12 e seg.

[239] Mem., I, 1, 6; 3, 4; 4, 14; 7, 6; II, 2, 14; IV, 3, 12-14 ecc.

[240] Vedi, per es., su la psicologia di Pindaro e di Eschilo il citato libro del Buchholtz, pp. 17-39, e pp. 131-146.

[241] Mem., IV, 3, 14: ἡ φυχἡ, ἤ, εἴπερ καὶ αλλο τῶν ὰνθρωπίνων, τοῦ θείον μετέχει.

[242] Apol., p. 40 e seg.

[243] Cirop., VIII, 7, 19 e seg.

[244] Ammenochè non si affermi così apoditticamente come fa il Brandis: _Entwickelungen_ ecc., p. 244.

[245] Gorgia, p. 523 e seg. Lo Strümpell, op. cit., p. 181, ha voluto con troppa sicurezza inferire da questo luogo, che la convinzione dell'immortalità fosse a quel tempo qualcosa di tanto nuovo, da dover eccitare la maraviglia.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.