Part 7
Intanto l’avviatora aveva finito di ripulire e aggiustare tutte le fila dello strigato, e se n’andò senza pensar più, almeno per quella giornata, nè agli spropositi di Cintio e della Maria, nè alle ciarle che correvano sul conto loro. Anzi, alle altre tessitore che vide dipoi, andò ripetendo invece i racconti delle carità fatte da maestro Cecco e di quelle che aveva risaputo dall’Anna.
Inoltre, avendo potuto a poco per volta raccapezzare pel su’ verso quasi tutto quel che era passato di grosso tra le due fanciulle tessitore, il tradimento della Maria, il perdono generoso dell’Anna, la sua assistenza alla vecchia anche a costo di rimetterci il corredo, e via discorrendo, ne tenne discorso per filo e per segno a una tessitora riposata, moglie d’un onesto magnano, e alla presenza del suo marito e del suo figliuolo, giovine di venticinque anni, onesto, abile nel mestiere del babbo, e già capace di fare il maestro di bottega.
Quando l’avviatora se ne fu andata pe’ fatti suoi, il giovine, che si chiamava Nanni, infiammato dalla passione per la virtù:
— Questa, s’i’ me la potessi meritare, questa — esclamò verso la madre — la sarebbe una moglie da somigliar voi!
— E sì ch’i’ conosco maestro Cecco, — rispose il padre con un sorriso di compiacenza. — Ci siamo ritrovati più volte a lavorare sulle medesime fabbriche. E di certo, alle mani di quel galantuomo di ventiquattro carati[144] i figliuoli hanno a venire su bene; sì, e’ posson portare la testa alta; i’ non stento punto a credere che l’avviatora abbia detto il vero. Nanni mio, tu sai se no’ desideriamo di vederti accompagnato meglio che sia possibile. Eccoci qui tutt’e due vicini a batter l’ultima capata.[145] La Provvidenza, grazie a Dio, ci ha assistito. I’ ti lascio una bottega bene avviata e un buon nome. Tu non avrai a sgomentarti pel campamento della famiglia; e i’ te l’ho già detto più volte di sceglierti una ragazza a tuo modo, perchè no’ siamo sicuri che tu saprai sceglier bene. Eh? che cosa ne dite voi, Maddalena?
— Che domande! Potre’ io morir contenta senza vederlo ammogliato? — E si rasciugava una lagrima.
Allora Nanni: — Per carità, non m’addolorate con questi discorsi, se vo’ volete ch’i’ pensi alla moglie!
— Figliuolo mio! — soggiunse maestro Antonio, — le son cose di questo mondo; bisogna prepararvisi tutti. Iddio ci dà i genitori, i figliuoli, tutti gli altri beni, e ce li leva secondo la sua volontà. Quaggiù, dove noi siamo di passaggio, gli è come a dire un imprestito, per vedere se sappiamo farne buon uso. Vien poi ’l tempo d’andare a rincalzare i cavoli,[146] e chi s’è visto s’è visto. Ma per imparare a vivere, massime chi si pone nel caso di mettere al mondo dell’altre creature, credilo a me, bisogna ch’e’ conosca a puntino in che cosa consiste questa vita. E quella del saper sopportare le disgrazie, che spesso vengono all’improvviso, l’è la migliore scuola per tutti. Ma basta così: discorriamo solamente dell’Anna. L’ispirazione è buona, e più bel principio di questo non vi sarebbe. Ma a quante cose, Nanni mio, bisogna pensare! Vo’ non vi siete mai visti nè conosciuti. La ragazza, che s’è imbattuta tanto male la prima volta, poveretta, i’ la compatirei se l’andasse a rilento. La vorrà pigliare quelle cautele che la prudenza consiglia. Insomma,... la faccenda può essere scabrosa, e tu non ti devi mettere in capo di riuscirvi, se prima non ci si para davanti qualche buon fondamento.
— Davvero sai? — aggiunse la madre; — che tu non t’avessi ad accorare per un sogno di fantasia.
— V’avete ragione; e per me, come se non avessi fiatato. I’ starò al mio posto, fermo com’un piloto.[147] Fate voi, babbo; mi raccomando a voi. E quando vo’ mi direte: «Fatti conoscere; se tu piacerai alla ragazza, il parentado sarà fattibile,» io, state pur sicuro, i’ non guarderò più in là. Che la ragazza debba piacere a me non vi sarà dubbio, perchè io, lo sapete, non cerco bellezze. E poi, ancorchè l’avviatora non avesse detto che l’è sana, che l’ha un bel personale, che l’è piacente, e’ mi basterebbe d’aver saputo quel che i’ ho saputo. Non avrei altra paura che quella di non la meritare, come v’ho detto dianzi. — E andò via, perchè doveva tornare a bottega presto.
I genitori, rimasti soli, si confortarono del savio pensare del figliuolo, e poi maestro Antonio disse sottovoce alla moglie che s’era messa in qualche apprensione per le dubbiezze del progetto:
— Rincòrati, perchè tu hai da sapere intanto; questo non gliel’ho voluto dire, e non glielo dirò prima d’aver parlato con maestro Cecco; tu hai da sapere che quel buono omaccino lo conosce il nostro figliuolo; e lo conosce per un fatto, che, sta’ pur certa, non gli uscirà mai dalla mente. A te allora non volli raccontarlo per non ti metter paura. Tempo fa, maestro Cecco era meco a visitare i lavori di risarcimento a un mulino e alla pescaja. Noi due di sopra nella barca, e un bardotto[148] con la stanga a condurla; a un tratto la stanga riman confitta giù in fondo; e’ fa uno sforzo per cavarla fuori, ma invece gli scivola un piede, e dà un tuffo; intanto la barca per quell’urto rimane spinta nella corrente del callone[149] a rischio di farci precipitare nel tònfane.[150] Io afferro quell’altra stanga, ma era troppo tardi; mi trovo perso, e m’entra la tremerella per l’amico; quand’ecco Nanni accorre di sulla schiena della pescaja, afferra la barca alla punta davanti, e la leva di pericolo; e poi si butta a nuoto per dare ajuto al bardotto, che sbalordito dal tuffo non si poteva reggere tanto da arrivare alla panchina. Insomma, in un batter d’occhio e’ salvò la vita a tre persone. E poi, tu sa’ bene come gli è fatto: quando si fu rasciugato alla meglio, se ne andò zitto zitto per non avere altri ringraziamenti. Allora tra me e maestro Cecco entrammo in discorso di lui; e io, figùrati s’i’ avevo da lodarmi del nostro figliuolo! Per quella via maestro Cecco mi ragionò del suo, che davvero non fa astio a Nanni, e poi si venne alla ragazza; e ti so dir io che se la non aveva cominciato giusto allora a discorrere con quella coltrice,[151] il pateracchio[152] era bell’e fatto! Dunque che cosa te ne pare?
— Tu mi dài una gran consolazione!
— E io mi sento rinverzicolire![153] Or ora, se non ci bado, divento più infatuato di lui. L’amore, sì, l’amore e l’inclinazione devono andare innanzi a molte cose! Ma i’ mi ricordo che spesso, a tempo nostro, dicendola qui che nessuno ci sente, i parentadi si concludevano anche sulla sola riputazione de’ padri e de’ figliuoli. Ed era un buon fondamento anche quello, sai? Anzi, senza di quello non c’era amor che tenesse. E noi, se tu ti ricordi....
— Gli è vero; noi ci si discorse solamente un mese prima.
— E subito d’accordo.
— E sempre, tu devi dire.
— E Iddio benedisse il nostro amore con la provvidenza di questo figliuolo.
— Come benedirà anche il suo. È tanto tempo che non fo altro che raccomandarmi alla Vergine!...
— Dunque speriamo bene. —
I buoni vecchi alzarono insieme verso il cielo la loro fronte veneranda e serena, e insieme sparsero qualche lagrima per la dolce speranza di ritrovarsi finalmente a godere la maggior consolazione che rimanga ai vecchi su questa terra.
Maestro Antonio, senza dare a divedere nè alla moglie nè al figliuolo tanta premura, se ne andò diviato[154] in cerca di maestro Cecco; e subito, tra loro non v’era bisogno di preamboli, incominciò col dirgli la cosa come la stava.
— Allora fu un sogno, se tu te ne rammenti; posto preso; ma oggi come oggi, gnorsì, i’ vorrei che questo sogno si avverasse da un momento all’altro.
— Per me gli è bell’e avverato, non foss’altro perchè i’ posso dire, me ne ricordo sempre, sai? i’ posso dire d’esser vivo per dato e fatto del su’ coraggio. — E s’abbracciavano stretti stretti. — Ma se lei non fosse proprio contenta!...
— Di mio genio; e amici più di prima. Nondimeno, se è possibile, cose leste!
— A tutto ci vuole il suo tempo.
— Naturale![155]
— I’ te lo dico, perchè, non lo prendere in mala parte, ma i’ t’ho conosciuto qualche volta un po’ troppo precipitoso.
— Va bene! e io ti davo la quadra[156] per la tu’ flemma; gnorsì, me ne ricordo. Ma ora gli è un altro par di maniche. Gli anni e l’esperienza ci mettono i piè di piombo, fratello mio!
— A te non tanto!
— E bada a battere![157] Bisognerebbe che tu avessi sentito il discorso ch’i’ feci a quel figliuolo!
— Bene, via! Uomo avvisato è mezzo salvo. Zitto, finch’i’ non ti do una risposta.
— Non si moverà foglia senza di voi. — E con una stretta di mano lasciò maestro Cecco, sgambettando lesto lesto, benchè più vecchio di lui, fino a bottega, dove chi l’avesse visto lavorare, comandare a’ garzoni e dirigere i lavori, l’avrebbe preso per un giovinotto, o per un uomo, come si suol dire, di ferro. I molti anni non l’avevano fatto incurvare nè ammencire:[158] diritto come un fuso, impresciuttito, ferrigno; con poche grinzoline tirate sulla faccia rubizza, coi capelli proprio d’argento e con l’occhio sempre vivace. E il figliuolo tirava da lui. Un giovinotto svelto, di temperamento sanguigno, di bella presenza, tutto fuoco nelle parole e negli occhi. Ma nel tempo stesso non v’era pericolo che l’ardore della gioventù gli facesse commettere un’imprudenza. In una congiuntura poi tanto seria come quella, sebbene tutt’e due fossero smaniosi di vederne la fine, pur seppero contenersi in tal modo, che per loro, bisogna dirlo, v’era dell’eroismo.
Intanto maestro Cecco, sempre avvezzo a andar cauto, per non avere a rifare la strada due volte, e nondimeno, tanto è vero che la prudenza non è mai troppa! s’era trovato a sbagliarla con Cintio, volle prima avvisarne Michele per maturare insieme il disegno; e com’era naturale, si trovarono presto d’accordo nel riconoscerne la bontà; se non che avevano ragionevolmente paura che l’Anna, quando anco lo sposo le andasse a genio, non si volesse risolvere con quella sollecitudine che gli altri desideravamo.
In que’ giorni l’Accademia delle Belle Arti era aperta al pubblico per l’esposizione dei quadri, delle sculture e delle opere dell’industria. Maestro Cecco e Michele vi condussero l’Anna, e dopo avere ammirato i dipinti e le statue, passarono nella stanza delle manifatture. Quivi l’artigiano che vedeva i prodotti della sua fatica accolti ed esposti nello stesso luogo in cui il genio delle arti faceva di sè bella mostra, si sentiva crescere l’amor del lavoro e il coraggio, e meglio riconosceva la dignità del proprio stato. Ed è ben giusto che il grembiule sia onorato al pari della tavolozza e dello scarpello; essendochè il sudore sparso dall’uomo nelle officine giova alla prosperità della patria, come alla sua gloria provvedono le opere degli artisti eccellenti. Perciò tu vedevi più che altrove affollati in quelle stanze i buoni artigiani, giovani e vecchi, a esaminare e giudicare con lieta compiacenza i più bei lavori de’ loro compagni; e faceva consolazione il sentire le schiette lodi, che senza ombra d’invidia distribuivano a questo e quello. La maggior parte degl’intelligenti ammirava certi serrami da usci e da finestre immaginati con nuovo congegno, con molta semplicità, con eleganza, e condotti a pulimento stupendamente, sicchè per tutti questi pregi il manifattore aveva meritato il premio della medaglia d’oro.
— Eccoli qui, — diceva un vecchio magnano al suo figliuolo, — eccoli qui i lavori di Nanni. Guarda che diligenza, guarda che lima! Spècchiati,[159] figliuolo mio. E anche lui è giovane, tu lo sai.
— E neanche gli pesa la fatica — rispose un altro; — i’ lo so io che l’ho visto lavorare.
— E che buon figliuolo che gli è! Già senz’essere buon figliuolo e buon cittadino le non si fanno le belle cose, veh? E’ ce lo mettono sott’occhio gli esempi di chi ordinò e di chi seppe costruire quella maestosa cupola, che si vede appena usciti fuori da questa strada.[160]
— Beato dunque il babbo del nostro Nanni!
— Già, buona pianta fa buon frutto; quando c’è la probità e la voglia di lavorare ogni cosa riesce bene.
— La medaglia d’oro? bravi! e’ se la merita davvero! Guardate che fior di lavoro! Si può egli vedere di meglio?
— Io gliel’avrei data solamente per il buon figliuolo che gli è!
— Felice la compagna che gli ha scelto o che gli sceglierà — diceva tra sè l’Anna, tutta intenerita da quelle lodi unanimi, e che si potevano dire pubbliche, e proferite da gente che non sa fingere, che sa ben valutare le qualità dell’artigiano onesto e del figliuolo virtuoso.
Uscendo dalle Belle Arti passarono dalla bottega di maestro Antonio; e maestro Cecco accennando da lontano alla figliuola un giovinotto che stava lì assiduo a lavorare:
— Guarda, gli è quel Nanni — le disse — che ha avuto il premio della medaglia d’oro. —
La fanciulla lo vide di profilo, ma tanto che le bastasse per avere un’idea delle sue fattezze; e tirarono di lungo senza fare altri discorsi. Intanto all’Anna quella fisonomia era andata a genio; e più che altro le faceva piacevole sensazione il riflettere che quel giovine stava lì al sizio in maniche di camicia e in grembiule tal quale come i suoi garzoni, mentre là, in quella sala, tra tanta gente di stocco portavano in palma di mano il suo nome, e additavano con bella compiacenza il premio meritato della medaglia d’oro. E’ le parve di vedergliela luccicare sul petto in mezzo alla fuliggine della fucina, ma nel tempo stesso la modestia del giovine le compariva molto più splendida della sua medaglia.
A desinare incominciarono a discorrere delle Belle Arti, e ritornando con la mente sulle cose vedute, arrivarono col discorso fino ai lavori del magnano premiato.
— Io lo conosco bene quel giovine, — diceva maestro Cecco — e sono amico di suo padre. Quello, vedi, sarebbe stato una buona occasione per te! Dicerto i’ non avrei il rimorso d’averti fatto incontrare tanto male alla prima.
— Voi? Che rimorso? Per carità, non dite questo. Anzi, vo’ avete sempre avuta l’intenzione di farmi felice. Se non ci siete riuscito per quel verso, la colpa non è vostra.
— Ma quella fissazione di non voler più marito, mi aveva fatto star male, sai? Ora mi rincoro, pensando alla tua promessa!
— Io son figliuola, e tanto basta. Nondimeno ci sarà tempo.
— E ci sia! Ma se ti capitasse un giovinotto come Nanni?
— I’ non la vo’ credere cosa tanto difficile, perchè de’ giovinotti per bene ce ne sono — e guardava Michele; — ma intanto, prima ch’e’ si presenti!...
— Ma, dico io, s’e’ si fosse presentato?
— I’ vi posso rispondere come dianzi.... E lui ha egli incontrato bene?
— Chi lui?
— Quel Nanni.
— Quel Nanni è sempre scapolo.
— Ma non gli mancherà la dama.
— Anzi e’ non l’ha, e so ch’e’ vuol moglie. E appunto gli premerebbe d’incontrar bene. —
A queste parole l’Anna abbassò gli occhi, e non rispose. Maestro Cecco, ridendo soggiunse:
— Dunque, dimmi un poco; tanto si fa per discorrere; dianzi tu l’ha’ visto. Che cosa te n’è parso?
— Ma oggi vo’ mi fate certi discorsi!
— I’ ti vorrei veder felice, figliuola mia!
— E intanto vo’ pensereste a levarmi di casa? — E quasi le usciva una lagrima.
— Oh! per darti marito che ci separiamo? E se tu sposavi Cintio, non sarebbe stata la medesima cosa?
— Se almeno Michele non si ostinasse a rimanere scapolo! Che cosa vorreste fare, voialtri due, senza una donna in casa? —
E Michele:
— Anna, questo discorso non c’entra; tu lo sai quanto me; e ora non ne voglio far mistero nemmeno col babbo. Se fosse stato possibile, a quest’ora, chi sa? Quella disgraziata della Maria....
— Credi tu ch’i’ non me ne fossi avvisto un po’ poco? Ma ora non usciamo del seminato. Figliuola mia, senza tanti discorsi, a noi tu non ci devi pensare. A tutto c’è il suo rimedio. Nanni è figliuolo unico; della sua indole tu n’hai saputo abbastanza. Suo padre e sua madre, basterebbe che tu li vedessi; e poi i’ non ti direi queste cose a rischio di fare un buco nell’acqua o qualche cosa di peggio. La lezione del passato è stata tremenda! Solamente vorrei sapere da te, se a caso mi fosse fatta qualche domanda, com’i’ dovrei contenermi: o levar di speranza addirittura, o aspettare.... Pensaci bene, piglia tutto il tempo, e non istarò a dirti altro, finchè tu non sia la prima a discorrerne.... Starai tu zitta? E ogni cosa rimarrà seppellita qui.
— Babbo, questo sarebbe troppo. Quel che vo’ farete voi, sarà ben fatto.
— Davvero? Dunque sappi che tu se’ chiesta.
— Da Nanni?
— Da suo padre, a nome di Nanni; ma ancora, sta’ pur certa, non son corse altre parole che un semplice _proviamo_. Nanni non t’ha vista....
— O come ha egli fatto a pensare a me?
— Questo poi.... Tu hai pur detto dianzi che, secondo te, dei giovinotti perbene ce ne deve essere. Anche lui ha questa buona opinione delle ragazze: e’ conosce i fatti tuoi più che tu non credi....
— Anche dell’occasione ch’i’ avevo?
— Soprattutto di quella.
— E nondimeno mi chiederebbe?
— E sa del bene che tu facesti alla povera Maria....
— Ma chi gli ha detto tutte queste cose?
— L’avviatora. Ha ella fatto male?
— I’ non so più cosa mi dire. Compatitemi.
— Ma bada; tutto questo sarebbe come non detto, se tu ci avessi la più piccola difficoltà.
— Ho io a rispondere per te? — aggiunse il fratello. — Se sbaglio, correggimi. Difficoltà non ve ne possono essere. Nanni sarà tuo sposo. Ho io sbagliato? —
L’Anna era tanto commossa, che non potendo rattenersi abbracciò suo padre, e gli disse: — Vo’ m’avete detto ch’i’ sono una figliuola obbediente. Se questa è la vostra volontà, i’ la considero come quella di Dio.
— E allora, — esclamava il padre intenerito quanto lei — allora abbi da sapere che tu mi dài la più gran consolazione ch’io potessi desiderare! Si vede proprio che Nanni era destinato per te. E’ sarebbe già tuo marito, se non v’era di mezzo quell’altro. Sì, figliuola mia, questo Nanni salvò la vita a tuo padre!
— Che cosa mi dite voi?
— E al suo nel tempo stesso, perchè s’era tutt’e due nel medesimo precipizio.... E poi un ragazzo.... Basta, i’ ti racconterò ogni cosa con più comodo. Ora tu hai bisogno di riposarti.
— No! fatemi questa grazia; ditemi tutto ora subito. Non dubitate, i’ sto bene; i’ patirei troppo se dovessi aspettare. —
E infatti a quella notizia l’Anna parve ispirata da tutto l’ardore dell’affetto e della riconoscenza. Gli occhi le scintillavano con le lagrime in pelle in pelle; il volto era acceso; le labbra aperte ad angelico sorriso; e rattenendo il fiato, la pendeva immobile dalla faccia del padre, mentr’ei le raccontò minutamente il fatto che noi già sappiamo.
— Figurati dunque — concluse il padre — s’i’ mi rodevo dentro a pensare che pochi giorni prima tu eri libera! e che a quest’ora!...
— Oh! a quel che è stato non ci pensate più. Dio voglia ch’i’ possa farvelo dimenticare per l’affatto!
— Sì, figliuola mia, i’ vedo che la Provvidenza ci ha rimessi davvero in quella via che la ci aveva aperta innanzi. Nonostante tu sarai sempre in tempo a rifletterci meglio. Domattina, prima di rivedere maestro Antonio, sentirò te. — E datole un bacio, la lasciò con Michele per andare in camera sua.
I fratelli per un poco si guardarono in silenzio con quell’aria di compiacenza che apparisce sul volto a chi ha già fatto un proposito buono; quindi l’Anna disse ridendo a Michele: — Ora capisco perchè in questi giorni tu m’hai parlato tante volte di matrimonio! Sai tu che quasi quasi me n’era nato qualche sospetto? Bravi! tutt’e due d’accordo! Ma tu pensi agli altri; e per te....
— Non lo dire. Quel giorno, e ormai secondo me gli è venuto, quel giorno ch’i’ ti vedrò con uno sposo a modo, tutte le mie malinconie saranno finite. Credilo! il Cielo m’ha dato molto, quando m’ha dato una sorella come te! — E veramente nel dirle queste parole e’ mostrava un giubbilo che l’Anna non aveva più visto in lui da molto tempo. Quello solo sarebbe bastato per darle animo a seguire la volontà del padre e gl’impulsi del cuore. Dormendo le comparve in sogno la madre, non più come altre volte in sembianza di vecchia; ma pareva che la fosse della medesima età della figliuola, e vestita da nozze, e tutta ridente di letizia di Paradiso. L’augurio era buono, e v’assicuro io che allo svegliarsi la non l’aveva dimenticato.
Maestro Cecco non volle più mettere tempo in mezzo, e trovò appunto per istrada il compagno che andava a bottega un po’ più tardi del figliuolo. — Che fa’ tu in questi mari?[161] — disse maestro Antonio; — se non è per venire da me, gira largo. A forza d’aspettare, or ora non ne posso più.
— Ma lasciami dire. Bisogna che tu sappia che questa volta, a dispetto della mia flemma, come tu la chiami, i’ son diventato più impaziente di te. Sì signore, i’ non ho potuto stare alle mosse quant’i’ volevo.
— Dunque la conclusione? Sbrighiamoci!
— Una volta entrato su questo particolare, la fu finita; bisognò andare fino in fondo. E’ mi pareva d’esser diventato un altro maestro Antonio.
— Ma tu mi fai struggere. Io vo’ sapere la conclusione, t’ho detto.
— E ancora tu non hai indovinato?
— Che storia! I’ non la posso indovinare altro che a un modo.
— E sarà quello.
— Sonate campane![162] — E i due vecchi brillando dal contento s’abbracciarono stretti stretti nel mezzo di strada, come se fossero stati in casa da solo a solo.
— Nondimeno — soggiungeva maestro Antonio — tu mi vien fuori col _sarà_; i’ voglio che tu mi dica _gli è_!
— Aspettiamo ch’e’ si conoscano! —
Nanni che di sulla bottega aveva visto suo padre abbracciare quel vecchio, s’appose al vero, e corse verso di loro, e li sorprese quando maestro Cecco proferiva queste parole; e subito:
— Intanto i’ la conosco! — esclamò; — i’ l’ho vista.
— Com’hai tu fatto?
— Maestro Cecco deve compatire un innamorato. Vo’ sapete che per un innamorato non vi sono nè usci nè finestre....
— Ma, dico io, — interrompeva maestro Antonio — questi non sono i patti!
— Oh non dubitate ch’io abbia commesso imprudenze! I’ ho detto così per dire. Del resto, in questi giorni la non doveva uscir mai di casa? E non bastava che il babbo m’avesse dato, non parendo suo fatto,[163] un’idea della vostra fisonomia? I’ sapevo che vo’ state di casa sul Prato; e domenica, così alla lontana.... Eh! quest’occhi tiran di molto sapete? Nulladimeno, vi chieggo scusa d’esser venuto qui all’improvviso; e se quando la vedrà me, i’ non avessi la fortuna d’incontrare, eccomi rassegnato senza pretendere di far violenza a nessuno.
— Sì, vo’ me la fate violenza, giovinotto mio, vo’ me la fate, e l’ho caro. Nonostante vi piglio in parola quanto alla rassegnazione, perchè, figliuolo, le combinazioni son tante, che non è mai male abbondare di cautela. Ma che cosa volete? ora come ora, la mi parrebbe crudeltà a non dirvi che la v’ha un po’ visto anche lei...:
— Davvero?
— E il resto? — disse subito maestro Antonio.
— Per quel ch’e’ si può giudicare dall’averlo visto passando di qui, da bottega....
— L’è passata di qui?
— Lascialo dire!
— E’ v’è da sperar bene!
— Dunque sposi addirittura!
— E quando fu che passaste di qui? Ditemi, com’andò ella? E lei sapeva nulla?
— Vi pare? nemmen per sogno: e’ s’era andati alle Belle Arti, e s’era visto i vostri lavori. Quelli, vedete? que’ bei lavori, e i nostri compagni che dicevano di voi ogni bene, mi risparmiarono i primi discorsi. Voce di popolo voce di Dio! La buona riputazione, figliuolo, può far miracoli. —
Nanni per modestia non rispondeva, e suo padre guardava ridendo ora l’uno ora l’altro. — E tu, — proseguì maestro Cecco voltando la parola all’amico — tu non m’avevi detto nulla nè di que’ lavori nè della medaglia d’oro....
— Cospetto! se gli era de’ mesi che non ci si vedeva!
— Non aver paura; e’ mi parrebbe che ora si fosse trovato il modo di rintopparci[164] più spesso! I’ ti darò la figliuola, ma i’ voglio esser sempre su’ padre, hai tu capito?
— Che discorsi! sempre insieme!
— E lei, poveretta, se c’era una difficoltà, l’era quella di non potersi risolvere a lasciar soli noialtri.