Racconti popolari

Part 24

Chapter 243,802 wordsPublic domain

Il figliuolo si chiamava Carlo, ed era di natura sua molto riflessivo, taciturno, timido, poco proclive ad affiatarsi con gli altri, e quasi privo di quello spirito pronto e vivace che suole sovrabbondare nei Francesi. Questa singolarità di carattere, finchè si trattava di tempi ordinarj, non aveva dato nell’occhio. D’altronde egli non era mai comparso nè sgarbato, nè orgoglioso, nè di cattivo cuore; anzi i conoscenti lo avevano esperimentato d’animo cortese, generoso, modesto, pieno di carità del prossimo, non a parole ma a fatti. S’era egli dato il caso di qualche incendio? Carlo aveva esposto pel primo la sua vita in soccorso di quella degli altri; ma se volevate i particolari del fatto, e in specie delle prove di coraggio date da lui, inutilmente a lui stesso vi sareste rivolto.

In tempi nei quali le passioni faziose imperversano, la originalità, qualunque ella siasi, ancorchè tutta generativa di bene, fa spicco, e chi non la può volgere ai suoi fini, si trova tentato a interpretarla malignamente. Sicchè quando il paese incominciò ad essere sommosso dalla controrivoluzione, o, come ora si dice, dalla reazione, i compaesani di Carlo, scordando affatto le sue buone qualità e i suoi meriti, posero mente soltanto alla sua ritiratezza e alla taciturnità che fin quasi dalla nascita aveva mostrato; e parendo loro di vedervi non so che di misterioso, senz’altro lo giudicarono avverso alla parte colà prevalente, e lo fecero segno a strani e formidabili sospetti. Così la politica ha ed avrà sempre, come gli ebbe l’inquisizione, le sue torture e i suoi roghi, sì pei colpevoli che per gl’innocenti.

Quanto più la rivoluzione si stendeva, tanto più crescevano i sospetti dei paurosi contro le supposte intenzioni segrete di Carlo. E poichè da lui, come suol dirsi, non v’era da ricavare un numero, e niuno vi fu che osasse francamente domandargli com’ei la pensava; così i più zelanti si posero attorno a sua madre, sperando forse di conoscere per tal via l’animo del figliuolo. E tra questi fu il suo confessore, il quale stimò di non doverle nascondere le apprensioni del paese sul conto di Carlo; e con affettuosa premura la esortava ad usare la sua dolce autorità materna, dal buon giovine esemplarmente rispettata, per farlo ravvedere, come ei diceva, e per distoglierlo da qualche orrendo tentativo. — Nè ve ne accorgete? Carlo sta a sè anche più di prima: ora come ora tanta indifferenza può esser studiata affettazione; e se con qualcuno s’affiata, lo fa appunto con quei tre o quattro giovani che si sono manifestati partigiani della repubblica, e che il paese tiene per nemici della patria. Or si può dunque ragionevolmente dubitare ch’ei mediti qualche serio fatto, ch’ei si sia lasciato indurre a entrare in qualche iniqua cospirazione. Se fosse vero, esortatelo a ravvedersi: tocca a voi; ne va della vostra coscienza; ricordatevi che è vostro figliuolo. Io ve lo dico pel bene di tutti e due. —

Queste parole, queste paure cagionavano afflizione e sgomento alla tenera madre. Essa non aveva veduto la menoma variazione nel contegno del figliuolo, perchè infatti niuna variazione era avvenuta; ma a forza di udirne discorrere, e poi anche da persone autorevoli, incominciò a dubitare anch’essa che qualche cosa di vero vi dovesse essere, e mosse a Carlo alcune domande timide e incerte, e gli fece ammonizioni piene d’affettuosa trepidazione.

Carlo in sulle prime non si raccapezzava, e la confortava a stare pienamente tranquilla sul conto suo; poi travide l’origine dei materni timori, e con la sua solita schietta e vigorosa concisione, le rispondeva: — Mamma, state tranquilla: io amo la patria, e non farò altro che quello che un buon Francese deve fare. Ma già voi mi conoscete, e basta. —

Più volte egli ebbe a ripetere tali detti; ma questa risposta, che sua madre volle riferire per testimonianza della schiettezza d’animo di Carlo, poteva essere interpetrata sinistramente; e così avvenne, perlochè i suoi compaesani ne trassero motivo a maggiormente temerlo, e a trascendere fino all’odio.

Intanto l’afflitta donna, che non poteva ancora risolversi a dar corpo a quelle ombre, andava tuttavia sovente in cerca del confessore per isfogare con esso la sua segreta apprensione, per chiedergli consiglio, assistenza, conforto: ma purtroppo la non ne ricavava altro che parole dettate dalla ipocrisia, della passione faziosa; nuovi timori, arcane minaccie e accrescimento di scrupolo religioso.

[Illustrazione: Pag. 287.]

Un giorno il confessore stesso andò a lei con animo deliberato di chiarirsi di un altro sospetto, che, cioè, anche la madre fosse d’accordo col figliuolo, fosse a parte di qualche macchinazione, dalla scoperta della quale potesse venire molto utile al suo paese. Dopo i consueti discorsi, ricominciò con dolcezza a domandarle: — Ma sapete voi bene che cosa faccia questo giovane di tutto il suo guadagno? Se, come voi m’assicurate, e io lo credo, se egli lavora giorno e notte e non s’impiccia d’altro che del suo lavoro, e’ deve guadagnare bene. Dunque in che cosa spende? Ha egli messo da parte qualche somma? Lo so, lo so; e’ pensa al vostro mantenimento, e non vi fa mancare di nulla. Ma per voi, che siete tanto discreta, che cosa ci vuole? Si può credere! Dunque? che cosa fa egli del rimanente? Dove consuma i suoi risparmi? Invero, alla bettola non è stato mai veduto; dedito al giuoco, che si sappia, non è.... Eppure in qualche cosa il suo denaro deve essere speso. Ah! sorella mia, io che conosco i segreti di tante coscienze, io che conosco quante iniquità si commettono o si fanno commettere agl’incauti, cose che soltanto a Dio e ai suoi ministri sono note.... Ah! voglia il cielo che il suo confessore lo assista davvero, come io fo quanto posso per assistere e premunire l’anima vostra!... Ma quel denaro che non si sa come vada speso, per me.... sbaglierò.... vorrei sbagliare.... mi dà pensiero. Oh! se si fosse in tempo a rimediare! E sì che io potrei.... Ma bisogna che io sappia, bisogna aprirmi l’animo candidamente!... — Ma era inutile: nulla valeva a fargli scoprire ciò che era impossibile di scoprire, perchè non sussisteva altro segreto fuorchè quello fattogli travedere dalla sua fissazione. E la madre che si sentiva opprimere dal crepacuore, si scioglieva in lacrime guardandolo con occhi atterriti e implorando pietà pel figliuolo, che ad onta delle tante paure che spingevano anche lei a sospettare, pure dalla intima coscienza le era gridato incolpabile.

Alfine, quando il sacerdote conobbe che dalla ingenuità di quella creatura non v’era da ricavare nulla intorno al supposto segreto che tanto gli premeva discoprire, esclamò con grande afflizione: — Ah! poichè vi vedo così ostinata a nascondermi tutto, e ricusate di affidarvi in me che voglio il bene del mio paese, e che procurerei nel tempo stesso di mettere in salvo l’anima vostra e quella del vostro figliuolo io vi dichiaro con mio sommo dispiacere, ma bisogna che lo faccia, vi dichiaro che non potrò più ascoltarvi qual mia penitente, perchè la mia coscienza non mi permetterebbe di assolvervi. — E dandosi a credere di avere adempito così al proprio dovere, andò via compassionando la debolezza della sua penitente in lasciarsi sedurre fino a quel punto dall’amore materno.

Essa rimase tanto sbalordita da questa inaspettata minaccia, che non ebbe fiato di raccomandarsi, d’andargli dietro.

Ma in capo a pochi giorni, dopo che la si fu crudelmente logorata l’anima in una lotta tremenda tra l’affezione pel figliuolo e gli scrupoli di coscienza, che quanto più vi pensava tanto più le crescevano, alfine, come se fosse spinta ad abbandonarsi a una risoluzione disperata, corse al confessore; piangeva dirottamente, e a fatica gli potè far capire che implorava d’essere ascoltata.

Egli, sperando che fosse venuta per confidargli il supposto segreto, l’accolse amorevolmente, le fece coraggio a parlare, e guardando il cielo con occhi pietosi, aspettava la bramata rivelazione. — Sì, — diceva allora tra i singulti la sventurata, — ho risoluto, lo farò; non posso sopportare d’essere abbandonata da voi.... Ah! voi lo sapete, reverendo padre, il mio.... il povero Carlo mi dà il campamento; ma....

— Avanti! Coraggio! Siamo soli! Non dubitate!

— Ma io, proprio, non so.... non posso credere....; e se mai, per assicurarvi che non sono a parte dei suoi segreti.... Ah! ho deciso: piuttosto mi separerò da lui; camperò di elemosina, mi figurerò di averlo perduto, piuttosto che restar priva della vostra santa benedizione. — E appena pronunziate con fermezza queste parole, cadde ginocchioni, quasi in deliquio, ai piedi del confessore, in atto d’aspettare la sua sentenza.

Ma egli, sebbene, rimanesse colpito e si mostrasse commosso da quella risoluzione, pur vide che non ne poteva ricavare costrutto. Nondimeno giudicò di doverne tener conto; accortosi che ella vi persisteva con fermo proponimento, la confortò di pietose parole, e la benedisse, dicendole: — Sia fatta la tua volontà, che io spero sia quella del cielo. Va’ buona creatura. Iddio ti rimuneri di questo atto di virtù cristiana, e ti dia forza per sostenerlo, affinchè tu possa ricavarne quel bene che la divina misericordia si degnerà di concedere a te e a quello sciagurato giovine. — Così l’indegno sacerdote, traviato dalla passione politica, profanava la religione, e permetteva che in nome di essa si separassero due cuori che Dio fece per essere sempre uniti.

Chi avesse veduto quella povera madre, dopo che fu uscita dalla presenza del confessore, e quando con incerti passi brancolava per ritrovare la strada e ricondursi a casa, l’avrebbe creduta una moribonda che si trascinasse da sè medesima al camposanto per cercarvi sepoltura. Pure le riuscì di giungere alla casuccia che ella aveva fatto proposito d’abbandonare, dopo aver rivisto il figliuolo per dirgli addio. Un animo l’avrebbe anche consigliata a nascondersi subito ai suoi sguardi, a lasciarlo senza dirgli nulla; ma la natura non vi consentì; sebbene l’amor materno fosse stato soffocato con una violenza di passione quasi incredibile, pur la natura non era vinta, e guidò i suoi passi a quelle stanze dove una modesta agiatezza, una gioia serena l’avevano accolta sposa, dove con arcana e soave corrispondenza di giubbilo e di dolori era divenuta madre, dove aveva allattato da sè, educato e visto crescere la delizia sua e del marito, quel figliuolo che ora...! Povera madre! E pianse; pianse tutto il giorno, combattendo sempre gli affetti che venivano in folla ad assalirla.

Verso sera, chè l’ora s’appressava in cui il figliuolo sarebbe tornato a casa, si rasciugò più volte le lacrime, e finalmente le riuscì di costringere gli occhi a non versarne più. Ed ecco che ode i noti passi: il suo Carlo è per le scale; frettoloso, secondo il solito, per rivedere, dopo tante ore di lavoro, sua madre, per portarle la cena, che facevano sempre insieme, e sempre in mezzo a lieto e affettuoso colloquio, prima che la domestica pace fosse stata loro turbata dalla crudele ipocrisia. Allora un brivido le prese tutta la persona, impallidì, guardò il cielo, e ripetè: — Ho deciso! —

In quel punto la porta si apriva; e Carlo entrava, anche più mesto del solito, tenendo involta in un fazzoletto la poca provvista per la loro cena. Ma la tavola non era apparecchiata; e sua madre se ne stava in piedi, silenziosa e immobile, accosto a quella, guardandolo con aspetto che pareva severo.

— Perchè non è apparecchiato? — disse dolcemente Carlo. — Forse avete già cenato? —

La madre non rispondeva: pure i suoi occhi s’affissavano nel figliuolo, ma come gli occhi che si posano sopra un oggetto senza vederlo quando la mente è distratta e tutta assorta in qualche grande pensiero.

— Forse siete corrucciata con me perchè ho fatto tardi? Ho indugiato, — continuava il povero figliuolo sospirando, — ho indugiato un poco stasera, perchè.... non vi sgomentate peraltro.... perchè non avevo quattrini per comperare questo boccone di cena. — E intanto svoltava il fazzoletto.

Allora la madre si mostrò sorpresa di questa novità, ed esclamò subito con voce piuttosto austera: — Dunque oggi non hai lavorato? E che cosa hai tu fatto?

— Sì, mamma, ho lavorato come gli altri giorni. Ma che cosa volete? in questi tempi di così terribili calamità, non tutti quelli che hanno fortuna d’aver lavoro, possono anche far conto d’essere pagati immediatamente. Ho aspettato due ore che il principale tornasse, gli ho chiesto la mia giornata; e lui: — Non riscuoto io, e non posso darne a voi! — Soggiungendo poi, con impeto di collera: — Dovete ringraziarne quei birbanti che mettono sottosopra tutta la Francia! — In ciò dire Carlo aveva finito di porre sulla tavola la cena, e ripiegando il fazzoletto, scuoteva il capo con un sorriso di disprezzo, e aggiungeva: — Come se questi pretesi birbanti potessero impedire alla gente onesta di pagare puntualmente la mercede agli operai, la mercede dei lavoranti. —

All’ingenua risposta di Carlo, sua madre aveva abbassato il capo; si toccava colla destra il petto, e lo sentiva palpitare; e poco mancò che a un tratto quei palpiti materni non la smovessero dal suo crudele proponimento. Ma no! con una stretta di mano convulsa, compresse quel cuore e poi la ritrasse dal petto quasi avesse voluto strapparselo, giacchè la non doveva più dare ascolto ai suoi moti d’amore verso il figliuolo.

Carlo non vide quell’atto perchè anch’egli, per un’altra ragione, si studiava di distrarsi da quelle idee malinconiche; e lo faceva col rimettere, senza bisogno, nelle sue pieghe il fazzoletto.

Poi, cacciato risolutamente da sè ogni pensiero molesto, e rasserenatosi anche per fare animo alla mamma: — Su via, disse, mangiamo in pace questo boccone. A tutto v’è il suo rimedio. Io non mi scoraggisco, e voi dovete scoraggirvi meno di me. Finchè avrò così buona salute!... Sicuro, stasera la cena sarà un po’ più magra, chè, avendo dovuto prendere a imprestito il denaro, ho speso meno che fosse possibile. —

All’udire che il figliuolo, per procacciarsi un vitto anche più frugale del solito, aveva avuto bisogno di farsi prestare il danaro, fu assalita da una specie di ribrezzo, parendole cosa incredibile, dimenticando quello che Carlo le aveva detto innanzi, e pensando solamente ai discorsi e ai sospetti del confessore; e, preso animo dalle parole di Carlo, ma animo di disperazione, disse, senza mostrare turbamento:

— Oh! ne avanzerà, perchè deve servire a te solo.

— Come? non volete mangiare?

— No. Ma stasera se avrò appetito cenerò all’Ospizio dei poveri. Vi sarei digià, se non fosse stato per non lasciare la casa aperta. Ora che ci sei tu; addio!... Bisogna che ti lasci. E questo è l’ultimo addio che ti dà tua madre! —

A tali parole parve che il fulmine l’avesse colpito e ridotto in cenere: con gli occhi stralunati e fissi sopra di lei che gli voltava le spalle e partiva; senza la forza di movere un passo nè d’articolare un accento, come chi sogna di stramazzare sull’orlo d’uno spaventevole abisso, e non può stendere il braccio a un sostegno, nè sciogliere la voce per gridare ajuto.

Intanto la madre tornava con passo concitato alla casa del confessore; e appena fu giunta alla sua presenza, gli annunziò con fermezza d’aver mandato ad effetto la separazione dal figliuolo, e gli chiese la polizza d’ammissione nell’Ospizio dei poveri.

— Brava! Oh se tutti i fedeli fossero come voi, questo povero mondo quanto sarebbe migliore! Ma, dite un poco; siate sincera: che cosa ha egli detto, quando voi gli avete fatto sapere la vostra risoluzione?

— Nulla! — rispose la meschina senza poter reprimere un sospiro di spasimo. — Mi ha lasciato andar via!

— Ah! lo vedete? Che disgrazia! Ve lo diceva io? lo hanno traviato! Chi sa che cosa vanno macchinando? Sciagurati! E che non si abbia a poter sapere, per poter rimediare in tempo?...

— Ma oh Dio! mi raccomando, non può esser colpa sua!

— Eh! non dubitate: io farò di tutto per salvarlo. E spero.... Chi sa? Questa lezione.... Intanto ringraziate Dio che vi ha dato il coraggio, la virtù d’abbandonarlo. — E proferendo altre simili scellerate parole a modo di conforto, s’alzò per darle la polizza d’ammissione, e la mandò al suo destino.

Carlo, appena riavuto dal primo sbigottimento, lasciata la cena, spento il lume, chiuso a chiave l’uscio, e scesa d’un salto la scala, corse in traccia di sua madre. Giunse fino all’Ospizio; domandò se una donna si fosse presentata poco prima per farsi ammettere nel ricovero. Non avevan veduto nessuno. Andò alquanto errando come forsennato in quei dintorni; poi gli venne in mente il confessore di sua madre. — Forse sarà da lui. — Giunse alla casa di questi. Picchia, ripicchia: nessuno gli risponde: ormai era tardi, e tutti dormivano. Tornò all’Ospizio. La donna vi era stata accolta allora; ma di sera niuno, se non fosse per ammissione, poteva passare nell’Ospizio. I superiori non v’erano o non davano udienza. Ogni scongiuro fu inutile. Figliuolo o non figliuolo, il vedere la madre gli fu negato inesorabilmente.

Forse per la prima volta in vita sua Carlo fu sul punto di lasciarsi trasportare dalla collera a qualche eccesso; e i custodi dell’Ospizio già si apparecchiavano ad usare la forza per mettere in arresto quel furibondo. Ma la riflessione venne in tempo a ridurlo in calma, e gli suggerì di rivolgersi al suo proprio confessore.

Questi aveva potuto serbarsi imparziale nelle gravi turbolenze, che ponevano lo scompiglio nel paese: era uomo di costumi semplici ed esemplari; pieno di pace e di carità evangelica per tutti, e sollecito d’andare in cerca dei poveri, degl’infelici, degli oppressi, per assisterli con le parole e con le opere.

Gran parte della notte, quand’ei non era al capezzale dei moribondi, e benchè avesse faticato tutto il giorno in servigio della società e della chiesa secondo il suo ministero, soleva passarla a studiare. Quindi Carlo lo trovò levato, e potè subito essere ammesso alla sua presenza.

Prima che il dolore gli concedesse di proferire una sola parola, gli cadde genuflesso ai piedi; e con le gote inondate di lagrime, tra i singulti, con accenti interrotti gli narrò poi l’accaduto sino da quei primi colloquj che furono forieri della sciagurata separazione. — Tutto, — esclamava l’infelice, — tutto ho sofferto sommessamente: i sospetti crudeli d’una madre adorata, le persecuzioni, le calunnie dei miei compaesani, il loro disprezzo atroce contro un povero giovine che non ha mai dato noia a nessuno, che anzi!... Ma farmi perdere l’amore di mia madre, strapparmela di casa, ridurla ad abbandonarmi di sua volontà, con una risolutezza tranquilla da fare spavento, oh padre mio! questa è troppa crudeltà! Io non reggo; io sono disperato! Sento che potrei essere spinto!... — E con le mani giunte si percoteva e si premeva la fronte.

Il santo uomo, esprimendo allora dal suo cuore quelle parole che solamente la lingua degli angioli potrebbe riferire, giunse a porre un po’ di calma nell’animo dello sconsolato; e fattoselo sedere accanto: — Or dunque, — soggiungeva, — hai tu pensato a che cosa io potrei fare per te? Hai tu fatto qualche disegno?...

— Ah! io son venuto a chiedere consiglio. Io non ho pensieri fatti; non ho volontà; non so a qual partito appigliarmi.... Abbandonato così da mia madre, solo sopra la terra, scoraggito, avvilito dai miei nemici crudeli, che mi hanno tolto più che la vita...!

— Questa è disperazione, figliuolo. Tu mi hai già promesso di ritornare in te. E a che cosa gioverebbero i consigli che tu mi chiedi, se Dio mi concederà di darteli buoni, quando io non mi potessi affidare nella tua ragione? Chi ti dice che se tua madre è ingannata, la non abbia ad accorgersi dell’inganno? Che se tu hai dei nemici, essi non possano ravvedersi? Intanto conviene operare in modo da non accrescere il male presente; e per riuscire in questo, ci vuole pacatezza d’animo, rassegnazione, coraggio. Fa’ di meritare l’aiuto di Dio, usando la ragione che esso ti ha data. — E dopo altre esortazioni, gli domandò schiarimenti sopra ogni fatto che potesse riferirsi a quello della separazione; raccolse i proprj pensieri; si richiamò alla mente tutto quello che già aveva udito e veduto di più deplorabile nel suo paese, a motivo delle passioni politiche che furiosamente lo agitavano; e riconobbe infine da tutto ciò, che a Carlo poteva veramente soprastare qualche grave pericolo. Allora gli domandò:

— Ti senti tu proprio disposto a fare quello che a me parrebbe più conveniente? Seguirai tu il mio consiglio?

— Sì, padre!

— Dunque mi sembra che ora sia prudenza scansare nuovi contrasti. Se v’è taluno che sia accecato dalla passione, non è possibile così subito illuminarlo. Il tempo, in queste faccende, è la miglior medicina. Tu sei abile nella tua professione d’orologiaro. Prendi i tuoi arnesi, e va’ subito nel vicino paese di Bourbon-Vendée. Lì ti conoscono, ti stimano, lo so; e al bisogno, mi scriverai; ti raccomanderò a qualcuno. Io intanto penserò a vedere tua madre, a persuaderla, a farla tornare in casa....

— E io manderò l’occorrente pel suo campamento.

— Così è, da buon figliuolo. Or dunque, va’, sii operoso e costumato come finora t’ho conosciuto; e abbi fiducia nella misericordia divina, che dopo breve afflizione ti renderà, spero, agli amplessi di tua madre. Iddio ti benedica, e ti mantenga il coraggio. —

Carlo s’accomiatò alcun po’ confortato, e ambedue s’adoperarono tosto a mandare ad effetto dal canto proprio quello che deliberato avevano fra di loro.

Così l’orologiaro, seguendo il consiglio del venerando vecchio, andò quasi inosservato a Bourbon, dove altre volte recato si era o d’ordine del suo principale a riportare qualche lavoro, od anche di sua volontà, per le proprie faccende. Dispiacevagli all’estremo di dover fare quel passo; ma riconobbe che in tutti i modi era il miglior partito a cui potesse appigliarsi in tal frangente; e ne ebbe presto chiara riprova per le notizie che gli pervennero intorno ai giudizi che di lui erano stati formati. La strana risoluzione di sua madre gli fece por mente a cose delle quali prima sdegnava affatto prendersi alcun pensiero; e allora conobbe purtroppo che molti per effetto di opinioni l’odiavano, e che il minimo risentimento ch’egli avesse dimostrato sarebbe stato cagione di uno di quelli scandali, di uno di quei pericoli, contro i quali anche la più accurata prudenza, anche il maggior possibile coraggio, di rado hanno schermo.

Intanto il sacerdote, andato subito in cerca di sua madre, parlandole con tenerezza in nome dell’afflitto figliuolo, in nome della religione che deve riunire non separare le creature di Dio, fossero anche colpevoli di quelli errori a cui la fragilità umana è soggetta, tanto più poi quando la opinione di tali errori può essere falsa o almeno precipitata, le toccò il cuore; e tanta era appo tutti la di lui autorità di virtuosi costumi e di cristiana sapienza, che ella si lasciò indurre a tornare a casa e ad accettare dal sacerdote il bisognevole pel proprio campamento; usando egli peraltro la cautela di non le dire subito di dove provenisse, per timore che lo scrupolo malaugurato si risvegliasse, e non la spingesse a ricusare quell’offerta che era in sostanza la più accettabile e doverosa.

Carlo s’era rivolto in Bourbon a un ricco orologiaro che ben conosceva la sua abilità e la sua onestà, e ottenne facilmente lavoro; e preferì di farlo a casa in una stanzuccia terrena presa a dozzina per dormirvi, volendo così sfuggire di dar nell’occhio, e più che altro bramando la libertà di sfogare inosservato la sua afflizione.