Pompei e le sue rovine, Vol. 1 (of 3)
Part 21
A me, sorretto dalla memoria delle antiche storie e de’ classici scrittori e de’ poeti di Roma antica, percorrendo fra i più concitati sussulti del cuore le vie dissepolte di Pompei, davanti le macerie e gli avanzi solenni di questi pubblici edificj, quest’opera di immaginosa ricostruzione riuscì agevole e spontanea. Fu per poco, se nel varcar la soglia della Basilica, non udissi le arringhe degli avvocati, nel rasentar le colonne del Foro non mi togliessi per reverenza il cappello al passar delle maestose figure di Pansa e di Olconio e non mi commovessi alla passione di questo giovane innamorato, che lungi dall’aver guasto il cuore dalla general corruzione, così io credessi vedere graffire sentimentalmente sulla muraglia:
_Scribenti mi dictat amor monstratque Cupido_ _Ah! peream sine te si Deus esse velim_[315].
FINE DEL PRIMO VOLUME
INDICE
DEDICA _Pag._ V INTENDIMENTI DELL’OPERA » VII INTRODUZIONE » 1
CAPITOLO I. — =Il Vesuvio.= — La carrozzella napoletana — La scommessa d’un Inglese — Il valore d’uno schiaffo — Pompei! — Prime impressioni — Il Vesuvio — Temerità giustificata — Topografia del Vesuvio — La storia delle sue principali eruzioni — Ercole nella Campania — Vi fonda Ercolano — Se questa città venisse distrutta contemporaneamente a Pompei — I popoli dell’Italia Centrale al Vesuvio — Combattimento di Spartaco — L’eruzione del 79 — Le posteriori — L’eruzione del 1631 e quella del 1632 — L’eruzione del 1861, e un’iscrizione di V. Fornari — L’eruzione del 1868 — Il Vesuvio ministro di morte e rovina, di vita e ricchezza — Mineralogia — Minuterie — Ascensioni sul Vesuvio — Temerità punita — Pompejorama » 15
CAPITOLO II. — =Storia. Primo periodo.= — Divisione della storia — Origini di Pompei — Ercole e i buoi di Gerione — Oschi e Pelasgi — I Sanniti — Occupano la Campania — Dedizione di questa a Roma — I Feciali Romani indicon guerra a’ Sanniti — Vittoria dell’armi romane — Lega de’ Campani co’ Latini contro i Romani — L. Annio Setino e T. Manlio Torquato — Disciplina militare — Battaglia al Vesuvio — Le Forche Caudine — Rivincita de’ Romani — Cospirazioni campane contro Roma — I Pompejani battono i soldati della flotta romana — Ultima guerra de’ Sanniti contro i Romani » 41
CAPITOLO III. — =Storia. Periodo secondo.= — La legione Campana a Reggio — È vinta e giustiziata a Roma — Guerra sociale — Beneficj di essa — Lucio Silla assedia Stabia e la smantella — Battaglia di Silla e Cluenzio sotto Pompei — Minazio Magio — Cluenzio è sconfitto a Nola — Silla e Mario — Vendette Sillane — Pompei eretto in municipio — Silla manda una colonia a Pompei — Che e quante fossero le colonie romane — Pompei si noma Colonia _Veneria Cornelia_ — Resistenza di Pompei ai Coloni — Seconda guerra servile — Morte di Spartaco — Congiura di Catilina — P. Silla patrono di Pompei accusato a Roma — Difeso da Cicerone e assolto — Ninnio Mulo — I patroni di Pompei — Augusto vi aggiunge il _Pagus Augustus Felix_ — Druso muore in Pompei — Contesa di Pompejani e Nocerini — Nerone e Agrippina — Tremuoto del 63 che distrugge parte di Pompei » 61
CAPITOLO IV. — =Storia. Periodo secondo.= — _Leggi, Monete, Offici e Costume_ — Il Municipio — Ordini cittadini — Decurioni, Duumviri, Quinquennale, Edili, Questore — Il flamine Valente — Sollecitazioni elettorali — I cavalieri — Gli Augustali — Condizioni fatte alle Colonie — Il _Bisellium_ — Dogane in Pompei — Pesi e misure — Monete — _La Hausse_ e _la Baisse_ — Posta — Invenzione della Posta — I portalettere romani — Lingua parlata in Pompei — Lingua scritta — Papiri — Modo di scrivere — _Codicilli_ e _Pugillares_ — Lusso in Pompei — Il leone di Marco Aurelio — Schiavi — Schiavi agricoltori — Vini pompejani — Camangiari rinvenuti negli scavi — Il _garo_ o caviale liquido pompejano — Malati mandati a Pompei » 91
CAPITOLO V. — =Storia. Periodo secondo.= — Il _Cataclisma_ — T. Svedio Clemente compone le differenze tra Pompejani e Coloni — Pompei si rinnova — Affissi pubblici — La flotta romana e Plinio il Vecchio ammiraglio — Sua vita — La Storia Naturale e altre sue opere — Il novissimo giorno — Morte di Plinio il Vecchio — Prima lettera di Plinio il Giovane a Tacito — Diversa pretesa morte di Plinio il Vecchio — Seconda lettera di Plinio il Giovane a Tacito — Provvedimenti inutili di Tito Vespasiano » 127
CAPITOLO VI. — =Gli Scavi e la Topografia.= — I Guardiani — Un inconveniente a riparare — Ladri antichi — Vi fu una seconda Pompei? — Scoperta della città — Rinvenimento d’Ercolano — Preziosità ercolanesi — Possibilità d’un’intera rivendicazione alla luce di Ercolano — Scavi regolari in Pompei — Disordini e provvedimenti — Scuola d’antichità in Pompei — C. A. Vecchi — Topografia di Pompei — Le Saline e le Cave di pomici — Il Sarno » 161
CAPITOLO VII. — =Le Mura — Le Porte — Le Vie.= — Le Mura, loro misura e costruzione — Fortificazioni — Torri — Terrapieno e Casematte — Le Porte — Le Regioni e le Isole — Le Vie — I Marciapiedi — Il lastrico e la manutenzione delle vie — La via Consolare e le vie principali — Vie minori — Fontane pubbliche — Tabernacoli sulle vie — Amuleti contro la _jettatura_ — Iscrizioni scritte o graffite sulle muraglie — Provvedimenti edili contro le immondezze — Botteghe — Archi — Carrozze — Cura delle vie » 181
CAPITOLO VIII. — =I Templi.= — Fede e superstizione — Architettura generale de’ templi — Collocazione degli altari — Are ed altari — Della scelta dei luoghi — Tempio di Venere — Le due Veneri — Culto a Venere Fisica — Processione — Descrizione del tempio di Venere in Pompei — Oggetti d’arte e iscrizioni in esso — _Jus luminum opstruendorum_ — Tempio di Giove — I sacri principj — Tempio d’Iside — Culto d’Iside — Bandito da Roma, rimesso dopo in maggior onore — Tibullo e Properzio — Notti isiache — Origini — Leggenda egizia — Chiave della leggenda — Gerarchia Sacerdotale — Riti — Descrizione del tempio d’Iside in Pompei — Oggetti rinvenuti — Curia Isiaca — Voltaire e gli Zingari — Tempio d’Esculapio — Controversie — Cenni mitologici — Il Calendario Ovidiano concilia le differenze — Descrizione — Tempio di Mercurio — Descrizione del tempio — Tempio della Fortuna — Venerata questa dea in Roma e in Grecia — Descrizione del suo tempio — _Antistites, Sacerdotes, Ministri_ — Tempio d’Augusto — _Sodales Augustales_ — Descrizione e Pittura, Monete — Tempio di Ercole o di Nettuno — Detto anche tempio greco — Descrizione — _Bidental_ e _Puteal_ — Tempio di Cerere — Presunzioni di sua esistenza — Favole — I Misteri della Dea Bona e P. Clodio — Il Calcidico era il tempio di Cerere? — Priapo — Lari e Penati — Cristianesimo — Ebrei e Cristiani » 219
CAPITOLO IX. — =I Fori.= — Cosa fossero i Fori — Agora Greco — Fori di Roma — Civili e venali — Foro Romano — Comizj — Centuriati e tributi — Procedimento in essi per le elezioni de’ magistrati, per le leggi, per i giudizii — Foro Civile Pompejano — Foro Nundinario o Triangolare — Le _Nundine_ — _Hecatonstylon_ — Orologio Solare » 305
CAPITOLO X. — =La Basilica.= — Origine della denominazione di Basilica — Sua destinazione in Roma — Poeti e cantanti — Distribuzione della giornata — Interno ed esterno delle Basiliche — Perchè conservatone il nome alle chiese cristiane — Basiliche principali cristiane — Basilica di Pompei — Amministrazione della giustizia, procedura civile e penale — Magistrati speciali per le persone di vil condizione — Episodio giudiziario di Ovidio — Giurisprudenza criminale — Pene — Del supplizio della croce — La pena dell’adulterio — Avvocati e Causidici » 325
CAPITOLO XI. — =Le Curie, il Caldicico, le Prigioni.= — Origine ed uso delle Curie — Curie di Pompei — Curia o Sala del Senato — Il Calcidico — Congetture di sua destinazione — Forse tempio — Passaggio per gli avvocati — Di un passo dell’_Odissea_ d’Omero — Eumachia sacerdotessa fabbrica il Calcidico in Pompei — Descrizione — Cripta e statua della fondatrice — Le prigioni di Pompei — Sistema carcerario romano — Le Carceri Mamertine — _Ergastuli_ per gli schiavi — _Carnifex_ e _Carnificina_ — Ipotiposi » 365
ERRORI CORREZIONI
Pag. lin. 4 17, vi morisse e Stazio e Silio Italico e altri illustri vi si ispirassero 6 ultima linea: S’intromette il S’intromette il Tirreno Tirreno. infuriato 13 19, mi do dovea mi dovea 28 12, dice chè dice che 41 17, _horrendum, _horrendum, informe, ingens_ ingens_ 44 24, dovendo poggiare dovendo appoggiarsi 71 5, soggetta persona ligia persona 74 6, Lucio Cornelio Lucio Cornelio congiunto parente 76 11, non veridiche non sempre veridiche 79 9, la dissenzione la dissensione 81 22, patrizii e plebei i patrizii e i plebei 203 15, distici di Ovidio distici che erroneamente alcuni dissero di Ovidio 325 in fine del _La pena dell’adulterio sommario — Avvocati e Causidici_
NOTE:
[1] Epist. _Ex Ponto_. Lib. II. ep. III.
Il primo ei fu che me sì audace rese Da commettere i miei carmi alla Fama; Egli all’ingegno mio guida cortese.
[2] Veggasi al Canto XII l’_Odissea_ d’Omero, così egregiamente tradotta in versi dal chiarissimo cav. dottor Paolo Maspero, da oscurar di molto la fama della versione di Ippolito Pindemonte.
[3] Già Casina Reale, avente a lato sinistro il Castel dell’Ovo che si avanza in mare, donata da Garibaldi dittatore ad Alessandro Dumas; ma rivendicata poscia — non da Garibaldi — venne venduta e convertita nell’attuale _Albergo di Washington_, tra i primarj della città.
[4] _Naturalis Historiæ_, Lib. III.
[5] _Hortensii villa quæ est ad Baulos, Cicero Acad. Quæst._ Lib. 4.
[6] Ενθα διὲ Κιμμερἰων ανδρων δῆμοστε πὀλιστε, che si tradurrebbe letteralmente: Qui poi sono degli uomini Cimmerj, il popolo e la città.
[7] Lib. 1. 6; Dionigi d’Alicarnasso, IV; Aulo Gellio, 1. 19.
[8] _Georgica_ L. II. v. 161. Questi versi suonerebbero nel nostro idioma:
O fia che il porto qui rammenti e l’opre Al Lucrin lago aggiunte, e il corrucciato Flutto ch’alto vi mugge; ove lontano Respinto il mar, la Giulia onda risuona E dove dentro dell’Averno i gorghi S’intromette il Tirreno infuriato.
[9] Virgil. _Georg._ L. I. v. 468.
[10] _Monumenta epigraphica pompejana ad fidem archetyporum expressa._ Napoli 1854. Edizione di soli cento esemplari fatta a spesa di Alberto Detken.
[11] _Le Case ed i Monumenti di Pompei disegnati e descritti._ Napoli, in corso di publicazione.
[12] _Pompei._ Seconda edizione, Firenze 1868. Successori Le Monnier.
[13] _Inscriptions gravée au trait sur les murs de Pompei._
[14] Sono gli uomini di questo villaggio che vengono più specialmente reclutati per la difficile e perigliosa pesca del corallo sulle coste di Barberia, e così possono ricondursi di poi in patria con un bel gruzzolo di danaro.
[15] La misurazione dell’elevazione del Vesuvio sopra il livello del mare varia nelle scritture dei dotti che la vollero fissare. Nollet nel 1749 la disse di 593 tese; Poli nel 1791 di 608 tese; il colonnello Visconti nel 1816 di 621; Humboldt dopo l’eruzione del 1822 la rinvenne di 607 tese, e nel settembre 1831 l’altezza della punta più alta del cono risultò di tese 618. La tesa, antica misura di Francia, era lunga sei piedi; la nuova tesa francese si chiama doppio metro e per conseguenza contiene 6 piedi, 1 pollice, 10 linee. Siffatta varietà di misure non da altro procede che dagli elevamenti e dalle depressioni, le quali si avvicendano secondo le diverse eruzioni.
[16] «Ricerche filosofico istoriche sull’antico stato dell’estremo ramo degli Appennini che termina dirimpetto l’isola di Capri.»
[17] «Partito Ercole di poi dal Tevere, seguendo il lido italiano si condusse al Campo Cumeo, nel quale è fama essere stati uomini assai forti, ed a cagione di loro scelleratezze, appellati giganti. Lo stesso Campo del resto, denominato Flegreo, dal colle che vomitando sovente fuoco a guisa dell’Etna sicula, ora si chiama Vesuvio, e conserva molte vestigia delle antiche arsioni.»
[18] _Storia degli Italiani_, Tom. 1, pag. 99. Torino 1857.
[19] Nella vita di Marco Crasso.
[20] Anno 1674, pag. 146.
[21] _Ragguaglio dell’incendio del Vesuvio._ Napoli 1694.
[22] L’eguale fenomeno si avverò sul Vesuvio nella eruzione del 79. Ecco le parole di Plinio: Nubes (incertum procul intuentibus ex quo monte; Vesuvium fuisse postea cognitum est) oriebatur: cujus similitudinem et formam non alia magis arbor, quam pinus expresserit. Nam longissimo velut trunco elato in altum, quibusdam ramis diffundebatur, etc. _Epist. XVI. Lib. VI._
[23] _Prodromo della Mineralogia Vesuviana._ Napoli 1825.
[24] _Horatius_, Lib. 1. Od. 3. _In Virgilium Athenas proficiscentem._ Gargallo traduce, o a meglio dire, parafrasa così:
Ov’è maggior l’ostacolo, Più impetuosa ed avida L’umana razza avventasi Ad ogni rischio impavida.
[25] Vedi i dispacci telegrafici e giornali dell’ultima settimana del dicembre 1869.
[26] Vedi _Descrizione del Vesuvio di Logan Lobley_.
[27] _Sylv._ 2
«Nè allettin più del Pompejano Sarno Gli ozii.»
[28] _Satir._ Lib. II. Sat. 1. v. 35. Così traduce Tommaso Gargallo:
Io, che s’appulo son, se non lucano, Dir non saprei, perchè tra due confini L’aratro volga il venosin colono, Colà spedito (come è vecchia fama) Cacciatine i Sabini.
[29] Secondo Esiodo, Gerione era il più forte di tutti gli uomini nell’isola d’Eritia presso Gade o Cadice sulla costa della Spagna. I poeti venuti di poi ne hanno fatto un gigante con tre corpi, che Ercole combattendo uccise, menandone seco i buoi. Coloro i quali ridur vorrebbero tutta la scienza mitologica ad un solo principio, cioè, al culto antico della natura, pretesero Ercole un essere allegorico e non significar altro che il Sole. Questa impresa vinta su Gerione sarebbe il decimo segno che il sole trascorre, vale a dire i benefizj d’esso che, giunto al segno equinoziale del Toro, avviva tutta la natura e consola tutte le genti. Vedi _Dizionario della Mitologia di tutti i Popoli_ di Gio. Pozzoli e Felice Romani. Milano presso Gio. Pirotta.
[30] La Mitologia chiama i Dioscuri figliuoli di Giove e afferma essere il soprannome di Castore e Polluce. Glauco fu il primo che così li chiamò, quando apparve agli Argonauti nella Propontide (_Filostr. Paus._). È stato dato questo nome anche agli Anaci, ai Cabiri, e ai tre fratelli che Cicerone (_De Natura Deorum_ 3, c. 53) chiama Alcone, Melampo ed Eumolo. Sanconiatone conserva l’identità dei Dioscuri coi Cabiri, che Cicerone vuol figli di Proserpina. Ritornerò su tale argomento nel capitolo _I Templi_.
[31] _Titi Livii Historiarum._ Lib. VII c. XXIX.
[32] I Feciali erano sacerdoti, l’uffizio de’ quali corrispondeva a un di presso a quello degli Araldi d’armi. Essi dovevano trovarsi particolarmente presenti alle dichiarazioni di guerra, ai trattati di pace che si facevano, ed avvertivano a che i Romani non intraprendessero guerre illegittime. Allorchè qualche popolo avea offeso la Republica, uno de’ Feciali si portava da quello per chiedergli riparazione: se questa non era accordata subito, gli si concedevano trenta dì a deliberare, dopo i quali legittima si teneva la guerra. E questa dichiaravasi col ritornare il Feciale sulla frontiera nemica e piantarvi una picca tinta di sangue. Anche i trattati si facevano da un Feciale, che durante le negoziazioni veniva appellato _pater patratus_, per l’autorità che egli aveva di giurare pel popolo. Vegliavano pure al rispetto degli alleati, annullavano i trattati di pace che giudicavano nocivi alla Republica, e davano in mano ai nemici coloro che li avevano stipulati.
[33] Secondo la più probabile opinione, Caudio era situato dove ora il borgo Arpaja, e le Forche Caudine in quell’angusto passo donde si discende ad Arienzo, specialmente nel sito che si chiama pur oggi le _Furchie_.
[34] Ora _Lucera delli Pagani_, nella Puglia Daunia, volgarmente _Capitanata_, provincia di Foggia, nel già reame di Napoli.
[35] Tito Livio; Lib. IX, c. XXXVIII.
[36] Dante, _Paradiso_ c. VII. 47. Qui parla il Poeta di Manlio Torquato che comandò, come più sopra narrai, la morte del figliuolo per inobbedienza, e parla di Quinzio Cincinnato.
[37] Vellei Paterculi, _Historiæ_ Lib. II. c. XIII.
[38] _Bell. Civ._ Lib. I. c. 94.
[39] _De Legibus_, II. 2.
[40] _Roma Illustrata_, Ant. Thisli J. C. Amstelodami.
[41] _Veglie storiche._ Milano 1869, presso A. Maglia.
[42] Sallustio, _Bellum Catilinarium_, c. XVII: «_Lucio Tullo, Marco Lepido consulibus, Publius Autronius et Publius Sulla, designati consules, legibus ambitus interrogati, pœnas dederunt. Post paullo, Catilina pecuniarum repetundarum reus, prohibitus erat consulatum petere, quod inter legitimas dies profiteri nequiverit_». La legge Calpurnia dell’àmbito, prodotta dal console Calpurnio Pisone nell’anno 686, era che chi avesse colle largizioni o capziosamente conseguito il magistrato, dovesse lasciarlo e pagare una multa pecuniaria. Catilina era stato escluso dal chiedere il consolato, perchè _reo repetundarum_, che noi diremmo di concussione, cioè di ripetizione di cose, la cui restituzione si esige da colui che, magistrato, abbia spogliato la provincia. Essendosi i legati d’Africa querelati assai gravemente di Catilina, ne veniva pubblicamente accusato da Publio Clodio.
[43] _Quid ergo indicat, aut quid affert, aut ipse Cornelius, aut vos, qui ab eo hæc mandata defertis? Gladiatores emptos esse, Fausti simulatione, ad cœdem, ac tumultum. Ita prorsus: interpositi sunt gladiatores, quos testamento patris videmus deberi._ Cic. _Pro. P. Sulla_ cap. XIX.
[44] Id. ibid. cap. XXI.
[45] Questi erano i triumviri deputati a trasportare, o come meglio direbbesi con frase latina, a dedurre le colonie, chiamati perciò patroni di esse.
[46] La Clientela venne istituita da Romolo, onde avvincere in nodo d’affetto maggiore e d’interessi i patrizi e i plebei. Questi eleggevano i loro _patres_ per esserne protetti, e ai _patres_ correva debito di proteggere i _colentes_; interdetto ad entrambi di accusarsi avanti i tribunali, nè mai essere nemici; pena a chi infrangesse la legge di aver mozzo il capo, vittima sacra a Plutone. La purezza dì questa istituzione durò buona pezza: poi degenerò come ogni umana cosa.
[47] In Toscana l’aveva alle falde degli Appennini e dalla regione in cui era situata si dicea Tusci; in Romagna l’aveva sul litorale del Mediterraneo fra le due città di Laurento e di Ostia, e per esser più vicina a quella città chiamavala Laurentino e l’abitava nel verno; in Lombardia due ne possedeva lungo le ridenti sponde del Lario una nel paesello di Villa e si nomava Commedia, e l’Amoretti nel suo _Viaggio ai tre laghi_ credette riconoscerla nel luogo ove v’ha la villeggiatura dei signori Caroe, pretendendosi persino di vederne tuttora i ruderi contro l’onde del lago; l’altra, detta Tragedia, in altra località che forse fu presso Bellagio. Lo che valga a rettifica dell’opinione volgare che crede la Commedia fosse dove ora è la _Pliniana_, così detta unicamente perchè vi si trovi la fonte da lui descritta nell’ultima Epistola del libro IV e dell’opinioni di taluni scrittori che la assegnano in altra parte del lago. Alla Pliniana, venne fabbricato da Giovanni Anguissola, altro degli uccisori di Pier Luigi Farnese, nè prima di lui vi si riscontrarono ruderi che accusassero antecedenti edificazioni. Della prima, in Toscana, fa una magnifica descrizione nella lettera 6 del lib. V; della seconda in Romagna, nella lettera 17 del lib. II.
[48] _Plures iisdem in locis villas possidebcat, adamatisque novis, priora negligebat._ Lett. 7 a Caccinio, lib. III. Silio Italico morì anzi in una sua villa sul tenere di Napoli.
[49] Da una fiera e passionata invettiva contro Cicerone, che Quintiliano attribuisce senz’altro a Sallustio di lui nemico (_Instit. lib. IV_), tolgo il seguente brano che ricorda appunto le villa sua in Pompei: «Vantarti della congiura soffocata? Meglio dovresti arrossire che, te console, sia stata messa la republica sottosopra. Tu in casa con Terenzia tua deliberavi ogni cosa e chi dannare nel capo e chi multar con denaro, a seconda del capriccio. Un cittadino ti fabbricava la casa, un altro la villa di Tusculo, un altro quella di Pompei, e costoro ti parevano buoni; chi pel contrario non ti avesse giovato, era quegli un malvagio che ti tramava insidie nel Senato, che t’assaliva in casa, che minacciava incendiar la città. E vaglia il vero, qual fortuna avevi e quale or possiedi? quanto arricchisti col procacciarti cause? Come ti procurasti le splendide ville? col sangue e colle viscere de’ cittadini; supplichevole coi nemici, altero cogli amici, riprovevole in ogni fatto. Ed hai cuore di dire _o fortunata Roma nata te console_? Infelicissima che patì pessima persecuzione, quando nelle mani avesti giudizi e leggi. E nondimeno non ti stanchi di rintronarci le orecchie _cedan l’armi alla toga_, alla favella i lauri, tu che della Republica pensi altra cosa in piedi ed altra seduto, banderuola non fedele a vento alcuno.» Ognuno comprenderà quanta ira partigiana ispirasse questa invereconda tirata. Fra’ luoghi in cui Cicerone parla del suo Casino, ve ne ha uno nell’epistola 3, lib. 7 al suo amico M. Mario, che villeggiava in Pompei.
[50] Ovidio nei _Fasti_, I. 614, canta:
_Sancta vocant augusta patres; augusta vocantur_ _Templa, sacerdotum rite dicata manu_ _Hujus et augurium dependet origine verbi,_ _Et quodcumque sua Jupiter auget ope._
[51] Cap. XVII.
[52] Tacito nel libro XV degli _Annali_ c. XVII non fa che accennare sotto quest’anno un tanto disastro: «Un terremoto in Terra di Lavoro rovinò gran parte di Pompeja, terra grossa.»
[53] Canto VI. v. 45 e segg.
[54] Aulo Gellio trova la etimologia del municipio _a munere capessendo_; più propriamente forse il giureconsulto Paolo: _quia munia civilia capiant_. E l’uno e l’altro accennano al diritto o dono conferito della cittadinanza, a differenza di quelle altre località che erano solo _fœderatæ_, ricevute dopo vinte e a condizione inferiore, che non acquistavano la podestà patria, nè le nozze alla romana, nè la capacità di testare a pro’ d’un romano cittadino, o d’ereditarne, nè l’inviolabilità della persona.
[55] Gargallo traduce al solito infedelmente:
Manchin seimila o sette al _censo equestre_, E prode, onesto sii, probo, facondo, Plebe sarai.
Orazio nel suo primo verso non disse censo equestre, ma sì _quadringentis_: perchè il Gargallo non potè dire _quattrocento_? Avrebbe egli pure fatto sapere come il poeta che traduceva, che il censo equestre era di quattrocentomila.