Pensieri, Discorsi, Illustrazioni

Part 8

Chapter 83,369 wordsPublic domain

Ponghiamo che 5 a 6 per ogni 100 femmine rimangano sterili, — che la metà dei nati sia maschi, metà femmine, — che il numero degli agnelli morti sotto un anno sia maggiore di quello degli _adulti_ e delle madri. — Chiamiamo _sottanni_ gli agnelli di un anno, _adulti_ que' di due, che sono in istato di produrre. — Alla fine dell'anno gli agnelli sono portati nella colonna dei _sottanni_, questi nella colonna degli adulti, e gli _adulti_ in quella delle madri. In questo modo è calcolato il progressivo incremento.

LEGENDA:

M = Madri; A = Adulti; S = Sottanni; P = Pecorini; Mon = Montoni; P1 = Pecorini d'un anno

—————————————————————————————————————————————————————————— | | PECORE. | MONTONI. | | EPOCHE. |———————————————————————|———————————————| | | M | A | S | P | Mon | P1 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | 1828. Gennaio | 300 | — | — | — | 10 | — | | Si defalca | 6 | — | — | — | — | — | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | 1829. Gennaio | 294 | — | — | — | 10 | — | | Aumento | — | — | — | 135 | — | 135 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | | 294 | — | — | 135 | 10 | 135 | | Si defalca | 4 | — | — | 8 | — | 8 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | 1830. Gennaio | 290 | — | — | — | 10 | 127 | | Aumento | — | — | — | 130 | — | 130 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | | 290 | — | 127 | 130 | 10 | 257 | | Si defalca | 4 | — | 7 | 8 | — | 15 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | 1831. Gennaio | 286 | 120 | 122 | — | 10 | 242 | | Aumento | — | — | — | 130 | — | — | | detto | — | — | — | 50 | — | — | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | | 286 | 120 | 122 | 180 | 10 | 242 | | Si defalca | 6 | 3 | 5 | 10 | — | 18 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | 1832. Gennaio | 280 | 117 | 117 | 170 | 10 | 224 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | Trasporto | 397 | 117 | 170 | — | 10 | 224 | | Aumento | — | — | — | 240 | — | 240 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | | 397 | 117 | 170 | 240 | 10 | 464 | | Si defalca | 11 | 3 | 8 | 18 | — | 29 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | 1833. Gennaio | 386 | 114 | 162 | 222 | 10 | 435 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | Trasporto | 500 | 162 | 222 | — | 10 | 435 | | Aumento | — | — | — | 310 | — | 310 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | | 500 | 162 | 222 | 310 | 10 | 745 | | Si defalca | 20 | 6 | 14 | 25 | 2 | 35 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | 1834. Gennaio | 480 | 156 | 208 | 285 | 8 | 710 | |——————————————————|———————————————————————|———————————————| | Totale — 18 | 47 — | ——————————————————————————————————————————————————————————

DISCORSO SESTO.

DEL FALLIMENTO.

Stamane, o vogliam dire _stamani_, rendendomi secondo il solito al tranquillo mio studio, la memoria mi attraversava al pensiero quel verso di Dante: — _le leggi son, ma chi pon mano ad esse?_ — Ed io bandiva questo verso, ed egli, a guisa di un mendicante importuno, tornava ad assediarmi più fastidioso che mai, sicchè scelsi pel meglio di meditarvi un po' sopra; e la materia doveva essere ben disposta in mente, perocchè subito l'intelletto sbalzasse con un salto omerico[57] sul commercio, e dal commercio sul credito, e dal credito sul fallimento ec. ec, come per chi ne ha voglia potrà leggersi qui oltre. Le mie idee si aggiravano entro un luogo vuoto, quale senza corda confesso essere l'interno della testa accomodatami su le spalle dai cieli benigni, o maligni onde non le prendeva paura d'incontrarne altre che le facessero arrossire per l'umile veste di cui andavano abbigliate, ossivvero retrocedere perchè non sufficienti a correre una giostra di sillogismi: ed ora che io le spingo fuori presso a poco col garbo di un geloso che accompagna alla porta un ospite malgradito, dichiaro invano sarebbe loro gettato il guanto della sfida: — abborrono ogni contesa. — Se v'è del buono sel prendano, il tristo lo lascino stare; — se tutto tristo, le abbiano per non nate, o le si gettino tra le _rovine del niente_, come diceva l'altro anno un poeta romantico.[58] — È egli un bene il commercio? — Secondo: i punti di vista di uno oggetto sono varii; — dal basso in alto cresce, dall'alto in basso diminuisce, e via discorrendo. Io per me penso che senza commercio non avremmo goduto i prodotti dei paesi le mille miglia lontani dai nostri; ed allora lo suppongo un bene, — biasimando per indole la rigida setta degli Stoici, e coloro che la suprema ventura ripongono nello spogliarsi di ogni piacere della vita... felicissimo allora tra le cose create il macigno! felicissima delle umane condizioni la morte! — e confacendomi meglio con quell'antico Sapiente che volle statuito un premio a colui che avesse trovato un piacer nuovo. — Gloria dunque al commercio, però che accresca il novero dogli umani godimenti. — Taluno anche esclama: Gloria al commercio, che le utili cognizioni diffonde per tutta la terra, che stringe in vincolo di fraternità i remoti popoli ec. ec. ec: ma questo non dico già io, che rammento l'amor fraterno che portarono gli Spagnuoli in America, e parmi vedere Tipoo-Saib mostrarmi la tempia rotta in segno dell'amore fraterno portato dagli Inglesi nell'India ec. ec. ec. Ora se il commercio è un bene, o parte almeno di bene, principalissimo sostegno gli è il credito. — E qui nota, lettore, un altro sbalzo omerico, perchè tengo per fermo che tu sappi avere il commercio cominciato da prima per via di baratti, poi in questa maniera mal potendo durare, mediante compra e vendita a pronti contanti, come quello che camminava ristretto, provvedendo ai bisogni esclusivi di un popolo; finalmente provvedendo anche agli altrui con promesse o verbali o scritte che rappresentassero il prezzo della merce da ritirarsi dopo alcuno spazio di tempo, onde dare agio al rimborso dei rivenditori, e così di seguito. — Nelle attuali condizioni del commercio pertanto, mancando il credito, cessa il vento, e la nave sta. — Si legge in un libro, stampato con licenza dei Superiori, come mediante questo credito meglio di 15 milioni al giorno nella banca di Amsterdam circolassero; come in cotesto paese fossero mercanti che per ben 60 milioni all'anno trafficassero. — Di fibra sottilissima è il credito, e dilicato quanto l'erba sensitiva, di cui le proprietà il lettore può riscontrare a bell'agio in Linneo, p.... vol.... ediz. in.... rilegato in marrocchino verde. Se dunque un semplice tocco l'offende, pensate un po' voi che sarà mai quando si tratti di colpi di scure; e colpi di scure e peggio sono pel commercio _i fallimenti_.

Di questa parola _fallimento_ domandai l'altro ieri la etimologia ad una parrucca grecista in erudizione grandissima; e come delle dieci, le nove volte avviene con siffatte creature, dopo un lungo meditarvi sopra mi disse con sussiego da _Idalgo: non saperne nulla_. — Ridotto dunque ai miei mezzi, io vi faccio sapere fallimento in latino chiamarsi _decotio_, decozione, da cottura, o scottatura, e poichè se scotti, voi meglio di me vel sapete, così ancora meglio di me comprenderete se l'etimologia sia giusta. — In italiano non mi riuscirebbe di tanto agevole spiegazione, dove non mi soccorresse la voce pubblica, che decomponendo il verbo _fallire_ lascia un _l_ per via, e lo deriva da _fa — lire_, monete toscane di 20 soldi precisi; — cosa che quantunque in apparenza diversa potrebbe pure accordarsi colla scottatura. Dell'inglese _failing_, o _bankrupty_, non dico nulla; della _faillite_ francese nè meno: _ognun dal canto suo cura si prenda_. — L'evento pur troppo dimostra vera la burlevole origine della parola, e malgrado le declamazioni dei filosofi, «il negoziante non cessò di considerare il fallimento come un mezzo di migliorare fortuna, e di farsi ricco davvero dopo il terzo fallimento.»[59] Furonvi uomini che _comprarono fattorie_ con le _perdite_ fatte in commercio, e si additò persona che per avere perduta la nave in mare si fabbricava un casamento in terra ec. ec. ec. Fin da quei tempi si notarono gli errori, si proposero rimedii; — non mancarono leggi ed ordini per provvedervi; ma non sortirono l'effetto; — perchè non sortirono?

Prima sputò tre volte, e poi tossì, Quindi a parlare incominciò così:

_La novella di Fra Pasquale._

Nol sortirono: 1º Per difetto dei Negozianti; 2º Per difetto di ordine.

1º Per difetto dei commercianti: — perchè la più parte di questi hanno maggiore vergogna (e ciò in loro onore) a perseguitare il ladro, che il ladro a rubare; — perchè con l'arrendevolezza propria (e ciò in loro torto) si preparano l'altrui in simili casi; — perchè l'uomo naturalmente infingardo si spaventa a dovere prestare l'opera sua come Agente, Sindaco provvisorio, o definitivo. — Su la importanza di accettare questi uffici, nell'_Indicatore Livornese_ Nº 8 comparve uno scritto, del quale non dico parola, rammentandomi certo statuto di Carlo Magno per l'Accademia francese, che proibiva agli Accademici scambievolmente lodarsi; e nei casi presenti lo raccomando alla pubblica attenzione. — Ora per tornare alla lista dei perchè, — dicono le male lingue, ed io consiglio tutti a non badarle, bastare che un qualcheduno di oltre mare o di oltre monti piova tra noi, e racconti ai nostri non troppo destri in geografia _esser venuti da Bengodi, terra dei Baschi, ove si trova la montagna del formaggio parmigiano; oppure dai paesi del Soldano, in cui si fanno di smeraldi le macine da mulino_;[60] e noi tutti gli facciamo di berretta, e a mani giunte lo scongiuriamo a degnarsi di vuotarci i magazzini; — perchè molti dei creditori ricevendo _in manica_ dal fallito una somma di danaro, volgarmente detto _contentino_, firmano la concordia, e costringono gli altri, ridotti in piccolo numero, a seguitarli di santa ragione; — perchè fuggendo (come acqua l'idrofobo) dai Tribunali, non fanno dichiarare il fallimento, e impediscono i magistrati a prenderne contezza; con altri assai _perchè_, che tengo belli e registrati in uno scartafaccio, il quale un giorno o l'altro darò ai miei tipografi, affinchè lo stampino — (_per concorrere alla nobil gara di promuovere con ogni più utile mezzo la pubblica instruzione, e solo per lo affetto sperticato che nudrono pei loro patriotti_,[61] ec. ec. ec.) a L. 10 il volume ec. ec. ec.

2º Per difetto di ordini: — perchè se a molto provvidero, non fu provvisto a tutto, e se la catena difetta di un anello, non istringe persona; — le spese enormi che occorrono, — la lentezza del procedere, dissuadono dal cimentare giudizi; — ai definitivi _reparti_ non possiamo dare luogo se prima il processo criminale non è risoluto; — il processo si prolunga anni, — e dove il danaro irregolarmente accettato poteva impiegarsi con utile, chiesto nelle regole sta morto, e non frutta. — Ordina il Codice di Commercio si trasferisca il fallito in carcere, anche prima di conoscere se doloso o infelice sia il fallimento (Art. 455): in pratica, quantunque promossa la domanda di arresto, quantunque manifesta la bancarotta, passeggia, commercia, e proteo redivivo s'incappa da contrabbandiere, o s'immaschera da mezzano. — L'uomo sospetto di aver commesso un furto _cum fustibus et gladiis_ è rinchiuso immediatamente in carcere: il fallito doloso che prese merci e danari nei 40 giorni antecedenti il fallimento (445), che non giustifica perdite (593), che non pure non tenne i libri in regola, ma nè anche presenta libri (594), non è tocco. — Forse perchè il fallimento doloso è meno grave del furto semplice? Filangeri, amico degli uomini, non dubitò consigliare che al bancarottiere si dovesse con un ferro rovente segnare in fronte la nota dell'infamia, e condannarlo a carcere perpetuo.[62] La riforma Leopoldina, § 79, parifica il fallimento doloso al furto qualificato, epperò gli applica la pena dai 3 ai 20 anni di lavori pubblici; la legge del 1º agosto 1827 dai 7 ai 20 anni.

Una volta, una legge d'iniquità puniva il misero oppresso dalla fortuna, e il vile speculatore del delitto: qualunque fallito, negli antichi tempi della repubblica fiorentina, nudata la parte del corpo che l'uomo cela per verecondia, doveva pubblicamente e tre volte batterla su la pietra dove si legava il _carroccio_. — In tempi più recenti le leggi di Europa condannavano il fallito in buona fede al carcere perpetuo. Questo stolto rigore faceva a ragione sollecita la gente a fuggire i temuti giudizi, a celare nei suoi principii la cosa, a sottrarla dall'ingiusto ordinamento. — «La energia del negoziante non deve essere indebolita o spaventata dalla pena: è bastante quella che dipende dalla cosa stessa. Il legislatore deve punire nel negoziante la negligenza e la frode,»[63] scrisse il nostro Filangeri; e le odierne leggi non solo vollero rimandato libero l'onesto fallito, ma ristorando l'offesa della sorte, disposero che potesse a titolo di soccorso domandare una somma sopra i suoi beni (538); imperciocchè il Codice di Commercio fosse compilato da una gente che sapeva e voleva leggere la Filippica 2ª di Cicerone al punto in che divide in tre classi i falliti: — _fortunæ vitio, vel suo, vel partim fortunæ, partim suo vitio_. —

Tolto così il timore d'involvere il reo coll'innocente, non v'è motivo di sfuggire per questa parte il Tribunale.

Deplora il nostro Filangeri la facoltà concessa ai negozianti di stipulare col fallito doloso: e a ragione si lagna; perchè non deve appartenere all'individuo il far sì che un'azione sia o non sia delitto. Pei delitti pubblici non basta la quietanza dell'offeso, e la legge del 1786 e l'altra del 1827 parificano, come vedemmo, il fallimento doloso al furto qualificato. — Il Codice di Commercio provvide anche a questo, ordinando all'art. 440 che ogni fallito dovesse dentro tre giorni dalla cessazione dei pagamenti farne la dichiarazione al tribunale. La legge del 1º agosto 1827 richiamò in vigore questo articolo; ma non sottoponendone l'ammissione alla pena determinata all'art. 587 nel citato Codice, non impedì l'evento di quanto esposi qui sopra.

Adesso io me ne stava sul pensare ai modi di meglio far camminare le cose in _hac lacrimarum valle_, perchè ogni uomo, per quanto incapace di reggere la sua testa, non renunzia alla dolce illusione di potere ordinare le altrui; quando ad un tratto mi rinvenni a piè della scala, onde mi convenne dare agli scalini di pietra l'attenzione che divisava impiegare con le teste di carne e d'ossa dei miei fratelli in umanità, premendomi assai più i termini della mia persona, che il principio della loro. Salito allo Studio, trovai un uomo ridente, pieno di arguzie, proverbi ed altri motti leggiadri, il quale mi dichiarava, come avendo ricevuto un 100 voleva restituire un 25, per la gran ragione che poteva _volendo_ non dar nulla. Chiamai i datori del 100, e dissi loro: doversi nei casi attuali decretare una _corona civica_ all'uomo che volendo può esser 4/4 ladro, e consente di rimanersi 3/4 soltanto; in ispecie poi che il minimo moto per la parte loro lo avrebbe fatto diventare i consueti 4/4. — Gl'intelligenti intesero, si strinsero nelle spalle, e firmarono: uno, ispirato dall'ombra di colui che condusse la impresa dei molini a vento,[64] proruppe voler purgar la terra dai mostri, e so di certo che lo farà quando abbia trovata la clava di Ercole, la quale, per quello che racconta Ovidio, arse sul monte Oeta col suo proprietario, — di cui l'anima, come tuttogiorno avviene anche tra noi, Seneca nelle tragedie manda in cielo, e Omero nell'_Odissea_ pone nell'inferno.

DISCORSO SETTIMO.

LO INCENDIO DI UN PAGLIAIO.

E se il mondo sapesse il cor ch'egli ebbe, . . . . . . . . . . . . . . . . . Assai lo loda, e più lo loderebbe. DANTE.

Qualunque ornamento, sia pur quanto pensi leggiadro, tu ponga attorno alle Grazie ed alla Verità, non puoi far sì che in parte non le adombri; e poichè la principale loro bellezza consista appunto nel manifestarsi da ogni lato scoperte, l'antica sapienza ordinò che nude del tutto fossero rappresentate. Innamorati pertanto degli antichi concetti, nel referire un'azione generosa, che è la vaghissima delle Grazie dell'anime, noi lasceremo ogni importuna amplificazione alla vanità dei retori, tenendoci stretti alla ingenua esposizione del fatto.

In questi ultimi mesi con inaudita frequenza sgomentarono gl'incendii _rustici_, non solo nel contado nostro di Livorno, ma ed anche per l'universa Toscana. I mobili cervelli del popolo, desiderosi d'investigarne la cagione, immaginavano da prima derivassero dalle ultime leggi proibitive intorno la caccia; se non che poi, osservando meglio, conobbero come gl'incendii accadessero più sovente nelle scarse facoltà della povera gente, la quale non aveva nè volere, nè mezzi d'impedire la mania di lanciare piombo alle nuvole, che nei vasti dominii dei signori potenti: onde costretti di farsi in traccia di un nuovo motivo, pensarono alle compagnie instituite per l'assicurazione del fuoco, e supposero che avessero promosso cotesti piccoli incendii, e per conseguire col timore un cumulo di premii che forse non avrebbero ottenuto colla ragione. Sospetto destituto di ogni buon fondamento, non sembrando possibile che uomini integerrimi, per guadagno volessero senza assicurazione correre il pericolo _del sinistro_ dei lavori pubblici a tempo o a vita destinati per pena agli incendiari con la legge dei 30 novembre 1786. — Ma di ciò sia che vuolsi: noi tornando alla storia, dobbiamo raccontare come in una notte del trascorso mese fosse nel circondario della pieve di Salviano appreso il fuoco al pagliaio d'un certo chiamato Canaccini. Alla vista delle fiamme accorsero i più prossimi, e con ogni argomento loro s'ingegnavano d'estinguerle; per mala sorte gli sforzi della buona gente riuscirono indarno, chè la violenza del fuoco prevalse, ed in poca ora distrusse gran parte dogli averi della povera famiglia. Dolenti tutti, circondavano il dolentissimo contadino, e gli profferivano parole di conforto, quando Giovan Batista Pannocchia, con certi suoi nuovi modi, fece osservare doversi a parole consolare l'uomo di cui il danno è inevitabile, ma quando vi ha luogo di ripararlo coi fatti, questi, e non i discorsi, giovare agl'infelici: però voltosi al Canaccini, soggiunse: «Sicchè, compare, prendi animo, e se domani vuoi fieno per le tue bestie, vieni o manda a' miei pagliai, e togline quel tanto che te ne farà di bisogno.» — L'offerta del Pannocchia mosse la generosità de' circostanti, che il giorno dipoi su quell'aia medesima un nuovo palo inalzarono, e il Canaccini ebbe un pagliaio più grosso di prima.

Il nostro Pannocchia (e ciò sia detto per _tornare un passo addietro_) è uno di quei tutori, che convertirono in benestanti i pupilli miseri alla fede loro commessi.

Adesso la sciagura allontanata dal Canaccini soprastava più grave al buon Pannocchia; e poche notti dopo l'incendio rammentato, arsero senza riparo i suoi quattro pagliai. — I contadini affollati per sopprimere il fuoco si partirono senza dirgli parola; ma all'alba del giorno successivo, qual con barrocci, qual con carra cariche di fieno, di paglia e di strame, furono a casa dell'uomo onesto, e con grida festose lo destarono da un sonno tranquillo. Il sole che sorse salutò un monumento di amore, là dove avrebbe illuminato una traccia di cupidigia colpevole o di rabbia feroce senza la pietà di quegli ottimi contadini. — Ci affida il Vangelo che le opere buone saranno nove volte più rimeritate nella vita futura, ed è questo grandissimo motivo al bene per l'uomo, composto in maniera che di rado si muove se timore di danno o desiderio di premio non lo dirige. Veramente non essendo qui la patria nostra, dobbiamo intendere a guiderdoni meno caduchi di quelli che ci possono offrire le creature che muoiono; ma tengo per fermo che Dio stesso esulti della sua fattura quando vede un uomo riconoscente. — Intanto giunga questa lode, che è figlia del cielo quando si parte da labbri incontaminati, alle orecchie dei buoni che la promossero, e li rallegri.

Nell'imprendere lo _Indicatore Livornese_ promettemmo registrarvi gli annali della civiltà di questa terra, e non c'inganna il desiderio se crediamo che le cose referite vagliano sopra ogni altra a dimostrarla. Forse rigido giudizio ci aspetta dal postero che ricercherà severo la storia dei nostri tempi; pure da questi pochi e radissimi fatti comprenderà non tutti essere stati iniqui i suoi padri, ed essere vissute anime capaci di operare il bene, ed altri non adontarsi di farlo palese, perchè si partisse da gente di umile condizione. — Forse la nostra memoria sarà benedetta: — noi allora morti non udremo la voce dei figli; ma cos'altro ci giova nella vita presente quanto la speranza di questo compianto?

RICCARDO COBDEN.

Adelante, Pedro, con juicio.

Gli economisti inglesi vanno predicando adesso la libertà di commercio. Tennero dapprima un sistema opposto; se per errore o per buono accorgimento, poco importa che per noi ora sia ricercato. In questo punto giova considerare le nuove dottrine che essi s'ingegnano far prevalere.

Libertà suona parola d'incanto, sembra prodigio la teoria d'introdurre lo Evangelo nel commercio, e le menti deboli ed eccessive poco si curano investigare se questo Evangelo vi si troverà seduto come sopra un letto di rose, o come sopra un pettine da lino.

Quello che merita considerazione gravissima innanzi tratto, egli è come in Inghilterra la teoria della libertà del commercio non deva ricevere colà la sua applicazione sopra tutti i prodotti, ma sopra alcuni, nè subito adesso, ma dopo interposto spazio convenevole di tempo.

Gli economisti inglesi predicando la libertà del commercio, e nello attendere a volerla applicata prudentemente e tempestivamente, mirano a vari scopi di egregia sapienza.

La più parte degli economisti, e potremmo dire tutti, appartengono al partito democratico, sicchè con la introduzione libera delle sostanze alimentarie confidano conseguire i fini seguenti:

1º Copia di sostanza pel popolo.

2º Eccellenza di nutrimento.

3º Certezza del medesimo.

4º Prezzi discreti.

5º Scadimento della aristocrazia; perchè gli aristocratici possidenti principalissimi rimangono privati della facoltà del _monopolio_; costretti a vendere le proprie raccolte ai prezzi della concorrenza, si vedranno menomate le rendite enormissime, fonte così di potenza soverchiante negli ordini politici dello stato come di miseria pubblica. Questo forma un argomento tardo, ma infallibile di rivoluzione in senso democratico; e i cittadini inglesi operano da quei solenni uomini che sono, ingegnandosi pervenire, in virtù di riforme e provvedimenti parlamentari, senza scosse dello stato, là dove gli stati manchevoli di siffatti mezzi civili non possono mai giungere se non con violenza. Dura necessità! la quale fece troppo spesso calunniare il principio dond'ella mosse, e, diciamolo pure, fece troppo spesso dimenticarlo anche agli operatori medesimi del bene.