Nozze d'oro: romanzo

Part 10

Chapter 103,719 wordsPublic domain

— No, s'è possibile, che non vengano... Verranno domani... Dunque resta il signor Cesare...

— E a me non è permesso di rimanere? — chiese l'Antonietta.

— Più di due, no... O lei, o la sua mamma, o una delle sue zie... Veda, signorina, forse la sua presenza sarebbe più utile giù, coi nonni...

La Marialì diede ragione al dottore.

— È vero, è meglio che tu scenda... Quì posso star io...

— Ma... — principiò l'Antonietta.

— Darà il cambio alla sua mamma... Non dubiti... Verrà il suo turno... verrà il turno di tutti.

E Vignoni, con le buone maniere, accompagnava i ricalcitranti fino alla soglia.

— Insomma, è un caso grave? — gli domandavano.

Il dottore tentennava la testa.

— Grave?... Temo di sì, pur troppo...

— Non è un semplice svenimento?

— Magari! Si sarebbe già riavuta.

— Una paralisi?

— Un arresto della circolazione?

— Una minaccia di meningite?

— Una congestione cerebrale?

Prudente, il medico si schermiva.

— Speriamo di no... Bisogna star a vedere... Dichiaro però che, da solo, non assumo la responsabilità della cura... Si tratta di un'esistenza preziosa... Io voglio sentir un'opinione autorevole... E se non hanno obbiezioni io telegraferei subito... l'ufficio di San Vito sarà chiuso, ma si può farlo aprire... telegraferei a Milano a Locresi ch'è stato mio professore e che mi conserva molta benevolenza.

Era uno dei primi clinici d'Italia e il suo nome ottenne l'assenso generale.

— Sì, Locresi, Locresi... Poich'ella crede indispensabile un consulto.

— Indispensabile — ripetè Vignoni. — Telegrafando stasera, per urgenza, Locresi potrebbe partir domattina con la prima corsa ed essere a Villarosa per mezzogiorno.

— Telegrafi lei, in nome nostro — disse Luciano Torralba. — Ha quì l'occorrente?

— C'è tutto — rispose il dottore dopo aver dato un'occhiata alla scrivania.

Richiuse l'uscio, si riavvicinò alla malata, si curvò ad ascoltarne il cuore; poi si provò a chiamare:

— Signorina Angela, signorina Angela!

Cesare e la Marialì, i soli rimasti in camera, lo guardavano ansiosi.

— Non si risente?

— Per ora, no... Provino loro.

— Angela, Angela!

— Eh no — riprese il medico. — È inutile... Applicheremo le sanguisughe.

Tullio, che s'era deciso a mutar vestito, entrò in punta di piedi.

— Eccomi. Nulla di nuovo?

Vignoni fece un segno negativo col capo, scrisse rapidamente la ricetta e il dispaccio, scrisse una riga per sua moglie avvertendola che sarebbe rimasto a Villarosa la notte e disse a Tullio:

— Il farmacista s'incaricherà lui di farle aprir l'ufficio telegrafico; il biglietto lo lascerà passando per casa mia... E ora, aspetti un momento... Faccia un tentativo anche lei... La chiami.

— Zia Angela! Zia Angela!

Gli angoli della bocca, i muscoli del viso ebbero una leggera contrazione; un lampo fuggevole balenò nelle pupille smorte.

— Zia Angela, mi conosci?

Le contrazioni e i movimenti di prima si rinnovarono, più lievi, quasi impercettibili.

Il dottore intervenne.

— Basta... La coscienza non è spenta del tutto, ed è già molto... Vada, signor Tullio, e torni presto.

— Per me... Se non piovesse andrei in bicicletta e in mezz'ora sarei di ritorno... A ogni modo se sarà possibile prenderemo col biroccino la scorciatoja che ho preso io stasera venendo a piedi.

— Adesso capisco perchè non hai incontrato la carrozza — notò la Marialì.

E mentre il nipote s'allontanava fece anch'ella una carica a fondo contro Villarosa.

— Come si può abitare in questo deserto, a cinque chilometri dal telegrafo, dalla ferrovia, dal farmacista, dal medico?

— Il medico non è a cinque chilometri — osservò sorridendo Vignoni. — È a meno di quattro. Del resto, lo vede, io sono a Villarosa metà della giornata.

— Ma lei è un'eccezione, lei è amico di famiglia. No, no, non difenda Villarosa... Starci uno o due mesi all'anno, passi... ma sempre!... Il babbo vi si è voluto seppellir vivo per un ripicco, ecco la morale della favola. La mamma, al solito, ha subìto la legge.

A questo punto la Marialì si voltò verso suo fratello e susurrò a bassa voce:

— Vorrei poi sapere come farebbero a rimanerci se succedesse una disgrazia...

— Non fermiamoci su questa ipotesi — interruppe Cesare, rabbrividendo. — Zitto!... Chi è?...

L'uscio s'aperse, e sulla soglia, appoggiato al braccio dell'Antonietta, comparve il commendatore Ercole.

Vignoni gli si precipitò incontro.

— Oh commendatore, perchè...?

— Non voglio esser trattato come un bambino — disse il vecchio Torralba arrestandosi a pochi passi dal letto della figliuola. — Non voglio che mi si nasconda la verità... È perduta?

Il dottore protestò.

— No, no... ho fede che la salveremo, che supereremo la crisi... Tuttavia mi parve necessario un consulto...

— Lo so — riprese l'ex Prefetto respingendo una sedia che gli era offerta dalla Marialì. — Luciano mi disse che Tullio portava a San Vito un dispaccio pel dottor Locresi... E va bene... Ma potevano interrogarmi... Ora più che mai — e le parole di Ercole Torralba s'indirizzavano specialmente a Cesare e alla Marialì — ora più che mai, durante la malattia dell'Angela, intendo aver io il governo della casa... E anche dopo... se guarirà... Mi duole d'averla lasciata agir di suo capo in questa occasione... Non volevo dar tanta solennità a queste nozze d'oro, io... Avevo il presentimento d'una disgrazia.

— Nonno, non siedi proprio? — ripigliò l'Antonietta che avrebbe desiderato ch'egli lasciasse il suo braccio per poter avvicinarsi alla zia Angela.

Il commendatore rifiutò nuovamente.

— No, ora si scende. Quì non facciamo nulla di utile.

E interrogò il medico.

— Non conosce?

Vignoni rispose con un gesto dubitativo.

Il commendatore Ercole ordinò al dottore di avvertirlo, anche nel corso della notte, se mai vi fossero novità; poi disse alla nipote: — Andiamo!

Misurando il suo passo sul passo lento e pesante del nonno, l'Antonietta traversò la stanza al fianco di lui. Giunta sulla soglia gettò un bacio all'inferma e si rasciugò una lacrima col dorso della mano.

Prima di richiuder l'uscio il dottore le gridò dietro: — Abbia la compiacenza di mandar su qualcheduno con un'altra vescica di ghiaccio.

— Se non ha fatto l'effetto d'una vescica di ghiaccio questa visita! — brontolò la Marialì. — Piuttosto che veder l'Angela voleva catechizzar noi... ricordarci ch'è lui il padrone.

— Bisogna compatire i vecchi — soggiunse Vignoni. — Son tutti così... Quanto più sentono sfuggirsi di mano le redini della famiglia tanto più assumono un piglio autoritario... Son fuochi di paglia.

— In questo caso lo credo... Però il babbo ha avuto sempre l'umore d'autocrata... Me ne appello a Cesare... E per questo, alla larga da Villarosa.

Cesare nè negava nè assentiva. Una gran tristezza s'era impadronita dell'anima sua. La parola infiammata dell'Angela l'aveva indotto a traversar l'Oceano, l'aveva persuaso della bellezza, della santità di questa riunione domestica, e ora, giunto sul luogo, sentiva che tutti gli antichi vincoli erano allentati, che i suoi genitori erano divenuti quasi estranei per lui, che di tutti coloro, maschi e femmine, con cui egli aveva trascorso tanta parte dell'infanzia sola una donna gli era veramente cara come negli anni giovanili, e quella donna era lì agonizzante e forse sarebbe morta senza che un raggio di sole avesse rischiarato la sua grigia giornata. Povera Angela! E nessuno aveva la coscienza de' propri torti verso di lei; non il padre e la madre che l'avevano oppressa, non la sorella che le aveva tolto il fidanzato e che ora sedeva indifferente al suo letto, non l'amante che l'aveva tradita, non gli altri, fratelli e sorelle, che l'avevano sacrificata al loro egoismo! Egli stesso, che pure l'amava, quali prove d'affetto le aveva dato? A che pensava in quel momento se non, morta o viva, a lasciarla fra poco?

XXI.

L'annunzio, molto attenuato, del male che aveva côlto l'Angela non fece sulle prime una grande impressione sull'animo della signora Laura. Ella credette realmente che si trattasse di un'indisposizione leggera, e, appunto per questo, cominciò a esaminare le cose da un punto di vista affatto personale... Chi mi farà il massaggio?... Chi mi ajuterà a vestirmi e a spogliarmi?... Chi si ricorderà di darmi la pillola all'ore stabilite?... L'Angela sapeva, l'Angela aveva pratica... La Maddalena non ha mai imparato.

— Impareremo noi — avevano risposto in coro la Letizia, l'Adele, l'Antonietta.

Ma la vecchia signora era rimasta poco persuasa.

— Non S'impara mica in un giorno... E prima che abbiate imparato vi sarà nuovamente l'Angela... A ogni modo, per questa sera, il dottore potrà insegnarvi... È su ancora, Vignoni?

— Sì, è su...

— Ma scenderà, naturalmente... Non andrà via senza esser passato di quì... Perchè poi l'Angela è andata a finire al primo piano?... Non si poteva farle subito il letto al solito posto, fra le nostre due camere?... Non sarebbe stato più comodo anche per la servitù?

Senonchè a grado a grado, tra per le risposte evasive che le si davano, tra pel lungo indugio di Vignoni, tra per l'assenza di Cesare, della Marialì e di Tullio, tra pel frequente appartarsi e discorrer sottovoce degli altri, la signora Laura sentì sorger nell'anima il vago sospetto che le si nascondesse qualche cosa, e le sue querimonie si fecero più vive e insistenti... Non c'era dunque nessuno che le volesse dir la verità?... Nessuno, fra tanti figliuoli e nipoti, che volesse portarla dall'Angela?... Da sè, pur troppo, non era capace di far le scale, neppure di alzarsi della poltrona... Ahi, i suoi dolori!... Bastava ogni emozione per esacerbarli... A ogni modo, se qualcuno la reggeva... L'Antonietta?... Dov'era l'Antonietta?

Dalla camera vicina la ragazza cominciò a rispondere timidamente: — Ma... son quì.... col nonno...

Senonchè la voce di lei fu coperta da quella imperiosa del commendatore Ercole.

— L'Antonietta è con _me_, l'Antonietta accompagna _me_ dall'Angela... Tu non ti movere fino ch'io non torno... E non facciamo casi, non facciamo confusione.

Ipnotizzata, anche di lontano, dal suo domatore, la signora Laura non fiatò più e rimase inchiodata al suo posto.

E quando il marito si degnò di venir da lei dopo la breve visita alla figliuola ella dovette contentarsi di ciò che a lui piacque di riferire sommariamente. Era una crisi cagionata dalle troppe fatiche degli ultimi giorni. Era sperabile che tutto si risolvesse presto con la semplice cura del riposo... Per un di più Vignoni aveva desiderato un consulto e Tullio s'era offerto d'impostar lui il telegramma.

— E ora — concluse il vecchio Torralba la cui energia era in parte frutto dell'eccitazione nervosa — ora andiamo in salotto... È inutile di rimanere in questa camera... Che uno di voi dia il braccio a vostra madre — e l'esortazione era rivolta alla Letizia, a Luciano, a Girolamo; — io m'appoggerò come prima all'Antonietta.

— Tocca a me — disse Luciano. — _Par droit d'aînesse_.

Ormai la povera signora Laura avrebbe continuato volentieri a starsene sulla sua poltrona, ma per non dispiacere al consorte, su su, ajutata anche da Girolamo, si levò in piedi e si lasciò trascinare dietro gli altri.

Nel traversare la sala ella piagnucolava, si lagnava del freddo.

— Dio, Dio! Che differenza di temperatura!

La Letizia le gettò uno sciallo sulle spalle.

— Ci son tante porte... e le aprono ogni momento... anche quella che dà in giardino... In salotto starai meglio.

In fatti, nel salotto ove i due vecchi furono accomodati su due seggioloni, si manteneva all'incirca la mite temperatura della giornata; solo di tanto in tanto i vetri delle finestre tintinnavano e un filo d'aria più fresca penetrava per qualche spiraglio facendo ondeggiare lievemente le tende e agitando la fiamma della lampada a petrolio appesa al soffitto e delle due candele che ardevano ancora sul tavolino da gioco.

Di fuori scrosciava sempre la pioggia.

— Più in là, più in là — supplicò la signora Laura... Quì c'è una corrente.

Il commendatore Torralba, che si sforzava di fare il disinvolto, interrogò a bruciapelo Girolamo e l'Adele.

— E voi, che siete la coppia politica, che cosa avete raccolto in tutti i vostri giornali?... Quando si aprirà il vostro bel Parlamento? Che nuove tasse ci preparate?

Anzichè dare una risposta diretta, Girolamo prese in mano successivamente la _Tribuna_, la _Patria_, l'_Avanti_, il _Corriere_, il _Secolo_ e riferì alcune informazioni che facevano a pugni tra loro.

— Ecco la voce autorevole della pubblica opinione — disse sogghignando il commendatore Prefetto. — E poi su questi documenti si scriverà la storia.

In fondo le notizie politiche non interessavano quella sera nè lui nè nessuno. A ogni lieve rumore che venisse dalla sala tutti tendevano l'orecchio e si guardavano ansiosi. Ora questo ora quello usciva in silenzio, e, tornando, doveva o con una frase laconica o con un cenno rispondere alle mute domande che gli erano rivolte.

Nulla, non c'era nulla di nuovo.

Il commendatore s'impazientiva.

— Che volete che ci sia di nuovo da un momento all'altro?

E soggiunse per tener in riga la moglie querula e sospirosa: — Quando la finirai di soffiar come un mantice?

Ma l'apparizione del servo Giacomo nel vano della porta che metteva in salotto da pranzo lo fece trasalire.

— Chi è là? — egli gridò non distinguendo bene la fisonomia, vedendo solo, come dietro un velo di nebbia, una figura incerta e traballante.

— Sono io — balbettò Giacomo. — Volevo dire...

— Avanti!

— Sissignore — replicò il vecchio servo la cui eloquenza era inceppata dai modi bruschi del padrone. — Volevo dire... che la cena... sarebbe pronta...

— Era per la cena! — esclamò il commendatore che s'aspettava di peggio. — Che bisogno c'era di tanti preamboli?

— Oh Dio! — sospirò la signora Laura. — Come si fa a cenare stasera?

Il marito le diede sulla voce.

— Come si fa? Come si fa?... Quasichè andar a cena fosse andar a una festa di ballo... Ognuno mangia quello che può...

E, invero, tutti i presenti, qual più qual meno, avevano languore di stomaco e accolsero con intimo gradimento la comunicazione di Giacomo. Anzi i due fratelli Alvarez si scambiarono un'occhiata di compiacenza pregustando certi uccellini con la polenta ch'erano già stati portati in tavola e il cui odore appetitoso veniva dal salotto vicino.

Quegli uccelletti erano stati argomento di una seria discussione fra la cuoca e il resto della servitù.

— È proprio sera da lodole — aveva detto la Maddalena tornando in cucina dopo aver prestato i primi soccorsi all'Angela e averla spogliata e messa a letto con l'aiuto della Marialì e dell'Antonietta.

E il servo Giacomo, che, con le lacrime agli occhi, preparava una vescica di ghiaccio per l'ammalata, si scagliò alla sua volta contro l'impassibilità della Marianna.

— Che cosa ci avete voi al posto del cuore?... Siamo tutti quanti più morti che vivi per quella santa creatura ch'è sospesa ad un filo e voi non vi movete dalle vostre casseruole come se niente fosse successo.

La Marianna, ch'era intenta a infilzar nello spiedo la sessantesima ed ultima lodola, si guardò bene dall'interrompere la delicata operazione. Ma finita che l'ebbe, posò lo spiedo sul tagliere e replicò vigorosamente ai suoi denigratori.

— Io faccio quello che devo... Chi ci bada alle mie casseruole se non ci bado io?... La Lisa mi dà il bell'aiuto che già prevedevo e senza di me non si mangia.

E poichè la Maddalena e Giacomo si sforzavano di persuaderla che almeno per quella sera il suo zelo era sprecato e che non ci poteva esser nessuno che avesse voglia di mettersi a tavola, la cuoca atteggiò il labbro a un sorrisetto di superiorità.

— A tavola o fuori di tavola, poco importa... Quando lo stomaco è vuoto... non c'è disgrazia che tenga... bisogna riempirlo... Io ho servito come cuoca in varie famiglie, e da per tutto ci son stati dei giorni scuri;... malattie, morti, rotture di matrimoni, questioni domestiche, fallimenti, eccetera eccetera... Ma il giorno in cui, o poco o molto, non si sia mangiato, quello non l'ho ancora visto... E guai a me se avessi abbandonato i fornelli per piangere e disperarmi...

Ciò detto, la brava donna voltò le spalle a' suoi interlocutori come a significare che non aveva tempo da perdere in chiacchiere, accennò alla Lisa, allora sopraggiunta, di gettar dell'altra stipa nel fuoco e si accinse conscienziosamente a caricare il girarrosto.

Che la psicologia della Marianna non fosse sbagliata lo provò la buona accoglienza fatta ai suoi uccelletti.

— Sono leggeri, si digeriscono senz'accorgersene — dicevano, quasi per scusarsi, i commensali addolorati.

Anche il commendatore e la signora Laura consentirono ad assaggiarli, dopo che l'Antonietta n'ebbe con cura separata la polpa dagli ossicini.

Però l'ex Prefetto tentennava la testa.

— Non son cibi per chi non ha più denti... Noi siamo ridotti al regime del latte, dei brodi ristretti e dei rossi d'uovo... Ormai non s'ha più gusto a nulla.

E nella voce crucciosa e nell'occhio spento del vecchio c'era l'amaro rimpianto della vita che fuggiva, l'amaro rimpianto delle cose irrevocabili, il potere, l'influenza, gli onori, i piaceri...

— Converrà poi chiamare quelli che sono di sopra — soggiunse il signor Ercole. — Dall'Angela, per un quarto d'ora, potrà stare qualcheduno della servitù... In quanto a Tullio, gli serberemo la cena...

L'Antonietta fece per alzarsi.

— Dalla zia Angela vado io.

Il nonno la trattenne. — Neanche per idea. Avrò bisogno del tuo braccio per tornare in salotto.

E la signora Laura, trepidante, supplicante, si rivolse alla Letizia: — Se andassimo insieme?

Ma il commendatore marito pose il suo veto.

— La Letizia.... se vuole.... Tu no.... tu faresti confusione.

— Oh Dio! — sospirò la signora Laura. — Non capisco...

— Basta così — interruppe l'ex Prefetto. — Sarà per domattina.

La signora Laura chinò il capo rassegnata e disse alla figliuola maggiore: — Dalle un bacio per me.

L'Alvarez si mosse senza entusiasmo.

— Pur che qualcheduno venga a rilevarmi fra un'ora.

Silenziosamente Girolamo seguì la sorella e la raggiunse a piedi della scala che metteva al primo piano.

— Oh sei tu?...

— Sì, son io — egli rispose salendo a lenti passi con la Letizia — Tu prendi il posto della Marialì, io prenderò quello di Cesare.

E continuò, smorzando la voce: — Speriamo che non accada una disgrazia, ma se accadesse sarebbe necessario provvedere perchè il babbo e la mamma non restassero soli... Tu a Villarosa non ti fermeresti?...

— Io?... Com'è possibile?... Con la famiglia a Napoli?

— E io, con lo studio a Roma, coi miei impegni di deputato?... Luciano ha la sua Banca, Cesare ha le sue ubbìe americane, la Marialì non è donna da seppellirsi in quest'eremo...

— E in ogni caso, ella sarà bene rappresentata — soggiunse con amarezza la Letizia. — Vuoi sapere quelli che faranno più lunga dimora a Villarosa? L'Antonietta e Tullio, i due beniamini dei nonni..

Quest'era il punto a cui Girolamo voleva tirare il discorso.

— Le tue previsioni sono le mie — egli replicò. — Ma domando io, è bello cedere il campo così?... Perchè è facile immaginarsi come va a finire... Quelli che son vicini sono i preferiti.

— Il peggio è sempre per me — notò la Letizia Alvarez... Tu non hai figliuoli, e io ne ho quattro.

Girolamo le battè sulla spalla.

— Va là che tuo marito è ricco sfondato.

— Sciocchezze. È assai meno ricco di tua moglie.

Sotto i due alleati spuntavano già i due rivali.

— Non bisticciamoci — riprese Girolamo in tono conciliativo. — Senti piuttosto... Se inducessi l'Adele a restar quì sino a Natale?... E in questo tempo un pajo di volte a Villarosa ci verrei anch'io... Dopo si studierebbe un modo...

Erano giunti alla mèta.

— Ne riparleremo — disse la Letizia.

XXII.

Oh la lunga, l'interminabile notte, in cui Villarosa aveva l'aspetto d'un accampamento!... Da per tutto, nella casa padronale, nella fattoria, nell'abitazione del giardiniere, c'era gente che vegliava, gente che dormiva vestita sopra una panca, su un canapè, in una poltrona; da per tutto si vedevano vagar delle ombre e dei lumi, da per tutto si udiva un bisbigliar di voci sommesse e uno strisciar di passi guardinghi. Perchè, quando se ne eccettuino il commendatore Ercole e la signora Laura, i quali, messi a letto dalle figliuole, non potevano scenderne a loro capriccio, gli altri, se pur s'erano coricati, si alzavano di tratto in tratto, per rispondere a una chiamata dei genitori, per dare una capatina in camera dell'Angela, o per finire in salotto da pranzo ove c'era sempre qualcheduno e ove per la vicinanza della cucina era più facile ordinare un caffè o una tazza di brodo o dell'acqua bollente per la teiera.

E appunto in salotto da pranzo Luciano che ingannava il tempo facendo un _solitario_ si trovò chiamato a pronunciarsi in una disputa sorta fra Girolamo e l'Adele da una parte e la Letizia dall'altra.

— Ecco di che cosa si tratta — principiò la Letizia.

— Bisogna premettere — saltò su l'Adele — che noi partiamo dall'ipotesi dolorosa che succeda una disgrazia.

— Se non vi dispiace — interruppe Girolamo — espongo io la questione.

— _Ah, mon Dieu, est-ce long?_ — sospirò Luciano continuando a voltar le sue carte.

— Ma no... Abbi un po' di pazienza. Eravamo dunque tutti e tre perfettamente d'accordo che, se mancasse la povera Angela, converrebbe portar via il babbo e la mamma da Villarosa.

— Perchè? — chiese Luciano. — Alla loro età?

Girolamo, invasato da pietà filiale, si scandalizzò.

— Che domanda! Precisamente perchè son vecchi non possiamo lasciarli in balìa di gente mercenaria.

— Impossibile — disse la Letizia.

— Son tutti servitori fidati — replicò Luciano. — E nostro padre non è rammollito. Mi sembra che sappia comandare a bacchetta.

— Fuochi di paglia — riprese Girolamo. — Domani resta appena un pugno di cenere.

— E allora — suggerì il primogenito — voi che vivete in Italia venite quì per turno... Io sto a Parigi, ho la mia banca, ho famiglia numerosa, non sono in caso di movermi che di rado e per pochi giorni.

— Tutti hanno i loro impegni — ribattè l'onorevole. — Io ho il mio studio d'avvocato, ho la Camera...

— E i viaggi gratis — sottolineò maliziosamente Luciano.

Girolamo si strinse nelle spalle.

— Per quello!... Il fatto si è che i miei interessi mi costringono a rimanere alla capitale... Cesare torna in America.

— Ma le donne, le donne? — disse Luciano. — Voi due quì presenti... e la Marialì... Chi v'impedisce di star a Villarosa un po' l'una un po' l'altra?

La Letizia protestò.

— Se tu hai casa a Parigi, io ho casa a Napoli... Ho i miei figliuoli, e ho mio marito che ora abbandona il servizio e ha diritto di viver con sua moglie.

— E noi siamo in due — soggiunse l'Adele. — Se me ne vado io, tant'è che Girolamo si collochi in qualche pensione... Per me sarebbe già troppo l'assentarmi da Roma un pajo di mesi all'anno.

Luciano credette di aver trovato una soluzione.

— Un pajo di mesi tu, un pajo di mesi la Letizia, e gli altri otto mesi se li potrebbero dividere la Marialì e l'Antonietta alla quale non avevo pensato.

Ma la proposta fece uscir dai gangheri le due cognate.

— La Marialì?... È proprio la donna che ci vuole per custodir due vecchi!

— E l'Antonietta? Una bimba...

— Figuriamoci poi se la Marialì consentirebbe a relegarsi per metà dell'anno a Villarosa!

— Nè lei consentirebbe, nè noi potremmo esser tranquilli — dichiarò Girolamo.

— _Sacrebleu! On n'en vient jamais à bout_ — esclamò Luciano arrabbiandosi con un asso di quadri scoperto fuor di proposito. — _Pardon..._ Me la prendevo con le carte.

E rinunziando ormai a terminare il suo gioco si atteggiò a paziente aspettazione.

— Fuori dunque il vostro progetto.

— Se succede la disgrazia — principiò la Letizia — è necessario persuadere il babbo e la mamma a venir ad abitare a Napoli, con noi...

— Niente affattissimo — gridò l'Adele — Devono venire a Roma.