Part 9
LIBERTÀ--Anch'io, benchè lontanissima dalle spavalderíe della Licenza, in una cosa convengo con lei, cioè nel non badare al colore politico. In ogni stato civile, o monarchico o democratico o aristocratico, io posso trovarmi soddisfatta, purchè chi governa abbia a cuore i veri e più santi diritti del popolo: studii alla sua prosperità, e al suo avanzarsi di bene in meglio così materialmente come moralmente; professi la eguaglianza civile, e ne faccia legge, e la faccia osservare; coltivi nel cuore de' sudditi l'amor della patria e della sua indipendenza da qualsivoglia straniero, estirpandone ad un tempo le male erbe dell'interesse e del turpe guadagno; maledíca ed estèrmini que' ribaldi che della Italia si fan copertína allo sfogo de' loro odj e delle loro bestiali passioni o che se ne fanno svergognata bottega; aborra da qualunque sopruso, rispettando, e facendo rispettare le leggi; non ponga vincoli alla manifestazione del pensiero, ma non comporti per altro che la stampa, la quale è il più efficace strumento di vera libertà, si converta in istrumento di licenza e di anarchía. Ora, venendo al propòsito nostro, mi pare che _Codini_ si debbano propriamente chiamar coloro, i quali si mostrano avversi ad ogni principio di libertà e di progresso, e che vorrebbero l'Italia presente foggiata com'era nel bel mezzo del secolo passato, quando cioè gli uomini portavano ancora la coda.
TEMPERANZA--E anch'io son dell'avviso medesimo della mia cara sorella Libertà.
GIUSTIZIA--(_Voltandosi alla Crusca e all'Autore_) Avete udito quali sono le opinioni di queste signore? Tocca adesso a voi a formulare il vostro voto. Madonna Crusca, siate la prima.
CRUSCA--Veramente al C non ci sono ancora arrivata, perchè, come sapete, quella benedetta A sono 24 anni che mi tiene impicciata, e non so come levarne le gambe. E poi, in quanto alla voce _Codíno_, che vuole? essa è così variabile di significato... Non sente? anche quelle signore, chi la intende così e chi cosà! Dall'altra parte io non vorrei disgustarmi nessuna di loro, perchè po' poi in questo mondo si può aver bisogno di tutti... Ecco: la mi dispensi via... tanto, veda, io nel Vocabolario questa voce non ce la metterò neanche. Senta il Fanfani: lui abbocca ogni cencio dell'uso, e lui di certo ha da perder meno di me.
GIUSTIZIA--Brava madonna Crusca:
«Guelfo non son nè ghibellin m'appello,»
con quel che segue. La vostra risposta è stata proprio degna! Eh! se l'Italia fosse governata da un... Basta non usciam dal propòsito. Fanfani, a voi.
AUTORE--La Crusca va compatita: l'ha bisogna di star bene con tutti; se no, come potrebbe avere 24 anni di A sulla groppa? E poi quell'A è proprio un affare serio, sapete? Sentite, (ma già lo sapete) e' n'aveva, pigia pigia, stampati sette fascicoli quattordici anni fa, che ne fece quella nobile e vittoriosa difesa quel suo facchino; e poi la gli ha dovuti mandare al gas e rifarsi da capo. Che volete? si tratta almeno di dar fuori questo magno primo volume, per dare il fermo alle chiacchiere de' _malevoli_ e de' _nemici invidiosi_: poi l'avrà tempo di sbirbarsela quanto le pare; chè, il secondo, o un'altro primo volume, lo vedranno i figliuoli de' figliuoli de' nostri figliuoli.
GIUSTIZIA--Ma come c'entrano tutte queste brache? Vo' sapere che cosa pensate della voce _Codíno_.
AUTORE--Ah, è vero, sì: perdonatemi se ero uscito di via. Nello sdebitarmi per altro sarò molto breve, perchè io non saprei dare o proporre altra definizione a tal voce, che quella dátane poc'anzi dalla Libertà, e confermata dalla Temperanza. Solo aggiungerò che chi si fece bello di aver trovato questa voce _Codíno_, e' non trovò cosa nuova, dacchè fino dal secolo XVI si usò per appellativo di _Uomo all'anticaccia e con idee all'antica_, il nome di una disusata foggia di portare i capelli, dicendosi ai così fatti o _zazzere_ o _zazzerotti_, come si può vedere nelle _Commedie_ del Cecchi, stampate dal Le Monnier, vol. II, pagina 428: «È una usanza da zazzere lunghe fino alle calcagna.» E vol. I, pag. 33: «Un nostro zazzerotto, in un suo giardino, in viva pietra, avea fatto scolpire una statua al naturale, ecc.»
CRUSCA--(_Da sè_) Eccolo con la erudizione a spropòsito!
GIUSTIZIA-Alla definizione della Libertà dunque si stia: e niuno sia mai più ardito di abusare la voce _Codíno_ come si è fatto fin qui, sotto pena della mia disgrazia.
(_La Giustizia parte salutando; e tutti salutano tacendo; la sola Licenza, dice tra sè:_) Síe, canta canta! e sai, ti darò una bella retta!--(_Poi partono tutti_)
IL COLLARE DELLA SS. ANNUNZIATA
TRAGEDIA DI UN VERISTA IN TRE ATTI
PERSONAGGI
LO SHACH DI PERSIA.
IL GRAN VISIR.
IL PRINCIPE MOHAMED MIRZA, Ministro per i finimenti e la sella del cavallo.
IL PRINCIPE OSMAN, preparatore della pipa e del caffè.
IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI DEL REGNO D'ITALIA.
GRANDI DEL REGNO DI PERSIA, IL BOJA, E POPOLO.
La scena ne' primi due atti è a Torino nelle stanze destinate allo Shach per il suo soggiorno; nel terzo a Teheran.
ATTO PRIMO
Scena Prima.
LO SHACH e il GRAN VISIR. _Lo Shach è accoccolato in terra e sta fumando_.
SHACH--Questo Re d'Italia è bravo e cortese.
GRAN VISIR--Ed amato dal suo popolo.
SHACH--Come c'entra il popolo? Chétati.
GRAN VISIR--(_Fa profonda riverenza_)
SHACH--Ed il Kan di questi preti di Torino è bravo anche lui. Dágli 500,000 franchi per il suo Shach, che è prigioniero in Roma.
GRAN VISIR--Gli mangerà mezzi per sè.
SHACH--Chétati.
GRAN VISIR--(_Fa profonda riverenza_)
Scena Seconda.
OSMAN e detti.
OSMAN--Sire, c'è qua il Ministro degli affari esteri del regno d'Italia.
SHACH--(_Accenna che può entrare_)
Scena Terza.
Il MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI e detti.
IL MINISTRO--(_Fa tre profondissime riverenze_) Sacra Maestà, il mio augusto signore, se V. S. M. lo permette, ha mandato per il suo Gran Visir il Collare della SS. Annunziata. Posso io presentarglielo?
SHACH--(_Senza muoversi nè smetter di fumare_) Presèntalo.
GRAN VISIR--E io posso...
SHACH--Píglialo.
(_Il Ministro fa entrare due araldi dell'Ordine che portano su un bacile d'argento il Collare: il Gran Visir s'inginocchia, e il Ministro glielo mette al collo, mentre lo Shach guarda ogni cosa facendo bocca da ridere. E cala il sipario_)
FINE DELL'ATTO PRIMO.
ATTO SECONDO
Scena Prima.
LO SHACH e il GRAN VISIR.
_Il Gran Visir ha il Collare_.
SHACH--Pare che tu sia più ambizioso di codesto Collare, che delle decorazioni del Leone e del Sole.
GRAN VISIR--No, sire; ma tuttavía è cosa di molto onore. Chi ne è insignito diventa cugin del Re.
SHACH--(_Ridendo ironicamente_) Oh, anche tu dunque hai qualche cosa di regale... Fatti in qua che veda cotesta catena. C'è delle lettere: che sono?
GRAN VISIR--Per tutto ci sono queste quattro lettere F. E. R. T.; e uno di questi grandi del regno mi ha detto che l'Ordine dell'Annunziata è antichissimo, che fu istituito quando un principe di Savoja prese d'assalto Rodi, e che quelle lettere significano _Fortitudo ejus Rhodum tenuit_.
SHACH--Espugnò Rodi? E chi lo teneva Rodi? Gente del nostro sangue, della nostra religione... (_Con isdegno_)
GRAN VISIR--(_Tutto spaurito e tremante_) Sire... Maestà...
SHACH--(_Ridendo ironicamente_) Il Re d'Italia la poteva spender meglio... O lo ha fatto per ischerno?...--Va via, e mandami Mohamed. (_Il Gran Visir parte_)
Scena Seconda.
MOHAMED MIRZA e lo SHACH.
MOHAMED--(_Si prosterna a terra senza parlare_)
SHACH--Sta su. (_Mohamed si alza_) Dimmi un po': cos'è questo Collare... questa _Annunziata_?...
MOHAMED--Sire... Direi... Non so...
SHACH--Di', e di' súbito.
MOHAMED--Il Gran Visir ha fatto male ad accettarlo: è quasi atto di ribellione. Ora si è imbrancato con quasi tutti i capi rivoluzionari... Lanza, Ricasoli, ecc.
SHACH--Ribellione!! Rivoluzionari!!--Tágliali la testa.
MOHAMED--Sire! qui non è prudenza il farlo. E poi dice che quel collare è fatato, e chi lo porta al collo non può esser decapitato. (Così gli verrà voglia di provare.)
SHACH--Vo' provar súbito: mándamelo qua.
MOHAMED--Sire...
SHACH--(_Stato un po' sopra pensiero_) Basta, ora dissimuliamo, e divertiamoci un poco alle sue spalle. Vallo a chiamare; e secóndami.
Scena Terza.
GRAN VISIR e detti.
SHACH--Cugino del Re? Rivoluzionari? Te lo darò io!...
(_Entrano tutti lieti Mohamed ed il Gran Visir_)
SHACH--Mi era venuto qualche sospetto; ma il tuo amico Mohamed gli ha tutti dissipati. Gòditi il Collare; e io me ne rallegro, perchè è alto onore che un mio vassallo sia cugino di un Re. Tornati a Teheran, farò di ciò solenne festa. Tu, Mohamed, fagli atto di riverenza, e baciagli il piede.
MOHAMED--(_Ubbidisce e dice fra sè_) A Teheran ci riparleremo!
FINE DELL'ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
Scena Prima.
LO SHACH e MOHAMED.
SHACH--Quel Gran Visir mi dà sospetto.
MOHAMED--Sire, e' cerca di farsi amare dal popolo. Nel viaggio d'Europa si è innamorato di quella falsa civiltà, nemica dei Re... e va più sul sicuro, perchè sa che quel Collare gli salva il collo.
SHACH--Vedremo se è più potente il Dio de' Persiani o quel dei Cristiani. Oggi c'è' il gran convito ordinato a festeggiare il mio ritorno, e le onorificenze ottenute dal Gran Visir. Pensa che tutto vada in regola.
MOHAMED--(_Fa profonda riverenza e parte_)
Scena Seconda.
LO SHACH e il GRAN VISIR.
GRAN VISIR--(_Entra tutto affannato_) Sire, il popolo vuol vedere la vostra sacra persona...
SHACH--Il popolo? Che cos'è il popolo? È roba da Europa questa: e badiamo che sia la prima e l'ultima volta che odo sulle tue labbra questa parola. In Persia non c'è altri che lo Shach e i suoi schiavi. (_E fingendo buon umore_) Oggi debb'esser giorno di letizia, nè voglio pensare a cure di regno.
MOHAMED--(_Entra tutto ansante_) Sire, per varie strade di Teheran si sono udite delle grida di sedizione.
SHACH--Dillo ai carnefici, e fa che non risparmino nessuno.
GRAN VISIR--Maestà, la clemenza è la più bella virtù dei Re.
SHACH--Cose da Europa! Tu, Mohamed, va, e fa il tuo dovere; e tu, Visir, fa' di venir al convito con tutte le tue decorazioni e specialmente col Collare.
Scena Ultima
Lo Shach e tutti i grandi del regno sono a una tavola sontuosissima, ed il convito è quasi al suo fine. Il Gran Visir ha il Collare dell'Annunziata. Fatte molte libazioni in onore dello Shach, il principe Mohamed Mirza si alza e dice:
MOHAMED--Si beva alla salute del Gran Visir...
SHACH--(_Si alza con atto di ferocia, dicendo_) Al Gran Visir il brindisi che merita glielo farò io. Esso avrebbe preso gusto alla civiltà europea: almanacca già con le idee di clemenza, di diritti del popolo, di libertà. (_Qui il povero Visir diventa bianco come un panno lavato, e trema come una vetta_) Già si vanta cugino di Re; e chissà fin dove giunge la sua ambizione: e lo fa con sicurtà, fidandosi in quel Collare che gli vedete al collo, insegna d'un Ordine cavalleresco fondato per ricordare una vittoria di Cristiani sopra Musulmani; e che secondo la religione cristiana è incantato, e chi lo porta al collo non può essere decapitato. (_Atti di orrore fra tutti quei grandi_) Ma Dio è grande, ed io farò vedere chi ne può più, o gli incantesimi de' Cristiani, o la fede e la forza de' credenti. (_Volgendosi al Boja_) Aly, tagliagli la testa.
(_Il carnefice viene innanzi, piglia per i capelli il Visir, lo trascina nel mezzo della sala, e con un colpo di scimitarra gli fa cadere la testa a' piedi. Allora lo Shach alzando gli occhi e le braccia al cielo esclama:_)
--Dio è grande: la Persia è salva.
(_Tutti ripetono quegli atti e quelle parole, e cala il sipario_)
FINE DELLA TRAGEDIA.
DI ALCUNE ETIMOLOGÍE DEL VOCABOLARIO DELLA CRUSCA
Diatriba drammatizzata, fatta sulla piazza dell'Impruneta l'ultimo giorno della fiera.
La Etimología è cosa tanto arrendevole, che di essa può dirsi: _È come la cotta de' preti; ne viene da tutte le parti_. Tizio sa bene la lingua greca, e tutto viene dal greco; Cajo sa le lingue orientali, e tutto viene da quelle; Sempronio il tedesco, e ogni cosa vien dal tedesco: e tutte quelle cose che parvero miracoli nel tempo addietro, adesso si rifiutano per sogni di infermi; come per tali si rifiuteranno da qui a cento anni le strampaleríe de' nostri etimologisti odierni: sicchè a tutti gli etimologisti passati, presenti e futuri, potrà adattarsi, con le opportune variazioni, quell'epitaffio, che il Salvetti scrisse per uno dei così fatti:
Qui giace Gaudenzio Paganino, Che fu matto in volgar, greco e latino.
Fra gli etimologisti per altro, che a me vanno molto a fagiuolo, c'è il famoso Carafulla buffone, le cui etimologíe sono rimaste famose, e sono semplicissime, come per esempio la _bombarda_, è detta così, perchè _rimbomba_, _arde_, e _dà_; _Prezzémolo_ perchè suona _Chi ti prezza ámalo_; _Girándola_, perchè _Gira_, _arde_ e _dóndola_. Mi va a genio parimente quell'accademico della Crusca, che scrive _Inghilese_, e biasima chi scrive _Inglese_; allegando la ragione etimologica che, dicendosi _Inghilterra_ e non _Inglterra_, non si può dire se non _Inghilese_: anzi narrasi che questo valentuomo stia facendo un'opera col fine di ridurre alla vera ragione etimològica tutti i patronímici, provando che dee dirsi _Inghilterrese_, e _Danimarchese_, anzi che _Danese_, e _Spagnese_ per _Spagnuolo_; _Portogallese_ per _Portoghese_, e _Firenzino_ per _Fiorentino_, come di fatto Sanfirenzini si chiamano una razza di ipocritacci; e via di questo gusto. Ma più di tutti mi va a genio il Tórtoli, etimologista della Crusca, che, quando non copia il Littrè, è più bravo anche del Carafulla. Non lo credete, uditori? E io, tra le tante, ne sceglierò alcune poche, per farvelo toccar con mano. Badate qui.
Bisogna sapere che, tra l'altre cose, l'etimologista della Crusca ha la smania di darci ad intendere che egli è una mezza torre di Babele, simile in questo al famoso bestione Domenico Valeriani, già Segretario della Crusca, di cui parlerò più qua; e come se non fosse suo fatto, scappa fuori a parlar turco, arabo, provenzale, antico francese, olandese, inglese, svedese, e anche biscaíno. Ma incominciamo, pigliando la voce _Azzardo_. Egli, non solo ci insegna che viene dal francese _hasard_, ma probabilmente dall'arabo _iasara_. Capisci? e' si comincia con l'_arabái_! Il Littrè di tal voce francese _hasard_ ne dà una etimología storica, confermata da un passo dell'antichissimo cronista Guglielmo di Tiro, il quale accerta che viene da un castello chiamato _El Azar_, cui i Crociati francesi chiamavano _Hasart_; e dove fu trovato il giuoco di dadi che ha questo nome, e che gli Italiani chiamarono Zara; onde poi il Caso, la Fortuna, sì chiamò _hasard_. Ma il gran Tórtoli ha voluto far vedere che va oggimai ritto da sè, senza farsi reggere per i lacci dal lessicografo francese, sul muso del quale ha squadernato quell'arábico suo _iasara_: anzi dicesi che il Littrè è rimasto così sbalordito di tanta sapienza, che ha accaparrato l'etimologista della Crusca per correggere la seconda edizione del suo gran Vocabolario.
_Voci_. E' farà proprio il suo bollo!
Coraggio, e avanti, uditori miei: èccovi i giganti, chiamati, così per dire, _Badaloni_ dal Pulci; e il Carafulla della Crusca, benchè nel poema sieno gente terribile, accorta e forzuta, gli fa esser Perdigiorni, Scioperoni, e gli fa nascere dal verbo _badare_, ridendo sul muso alla logica e al senso comune. E parendogli troppo comune l'accettata etimología dal noto Bátalo dell'Eneide...
Un uditore m'interrompe; e si fa il seguente
=Dialogo tra me e uno degli uditori.=
_Ud_. Ecco, a me mi basterebbero queste due, a giudicar la sapienza e la gravità etimològica...
_Io_. Abbi un altro po' di pazienza; chè per lo meno ti spasserai un poco. Hai udito del _Badalone_, che vien da _Badare_: o senti ora di questo _Badare_. Te la do a indovinare alle mille.
_Ud_. Neanche alle dumíla: chi può mai arrivare alla stranezza di certi cervelli?
_Io_. Dunque senti: _Badare_ viene da _Patet_; e il primo significato di _Badare_, è quello di _Essere aperto_.
_Ud_. (Si fa il segno della Croce.) Ma che diavol dicete, Fanfani mio: questa la non può essere se non una barzelletta delle vostre.
_Io_. Barzelletta delle mie? O leggi qui. Eccoti il Vocabolario novello, ed ecco la voce _Badare_.
_Ud_. (legge) «=Badare=. _Neutr_. Indugiare, Trattenersi, Perdere il tempo. Dal provenz. _badar_, _badeiar_, franc. _badauder_, che probabilmente ha l'origine nella voce latina _patet_; giacchè il primo significato della voce _badare_ è quello di _Essere aperto_; e il significato di Osservare attentamente non è che un traslato, quasi Stare a guardare a bocca aperta; il che i Latini esprimevano col verbo _Inhiare_.»
_Io_. Che ti par egli?
_Ud_. A me mi par di sognare! Lasciamo star quella nannuccesca erudizione del _Badar_, _Badeiar_, e _Badauder_; ma quel _Patet_ e quel primo significato di _Essere aperto_, l'è cosa proprio da Bonifazio[63]. Scusate, vediamo gli esempj di questo _Badare_ per _Essere aperto_.
_Io_. Che esempj?
_Ud_. To'; s'e' lo insegnano, ne daranno esempj.
_Io_. Nemmen per sogno.
_Ud_. E allora bisogna proprio dir: _Légalo!_[64] Dunque un uomo che Perde il tempo si può dir che _Patet_, perchè sta a bocca aperta!!!
_Io_. Ma tu lasci il più bello. Lo stare a guardare a bocca aperta, a un tratto non è più il _Patet_, ma l'_Inhiare_.
_Ud_. Questa è più garbata della etimología carafullesca del Prezzémolo; e a me mi basta: non ne vo' sentir altre. Addio.
_Io_. Addio.
_Ud_. (_Tornando indietro_) A propòsito: quanto ci costano queste garbatezze della Crusca?
_Io_. Quarantatremila lire l'anno.
_Ud_. Viva la faccia di chi gliele dà!
Uditori benevoli, non mi lasciate voi altri, perchè, crediate, c'è da spassarsi. Udite la _Baldòria_:
«=Baldòria= _Sost_. _femm_. Propriamente vale Allegrezza, Gioja, onde i modi Far baldòria per Far allegría; Essere in baldòria per Essere in allegría. Dal provenzale _Baudor_, se non da _Baldo_, provenz. _Baud_, nel significato di Allegro.»
Badate, cioè state a bocca aperta, dinanzi alla erudizione provenzale dell'etimologista, che sa a menadito tutto il Renouard; e ammirate la recòndita sapienza di quella _Baldòria_, che propriamente vale Allegrezza e Gioja. E dire che fino adesso tutti sono stati così ciechi che hanno tenuto per fermo esser appunto il rovescio, argomentando che, facendosi la _baldòria_ per segno di pubblica esultanza, ne fosse derivato la frase _far baldòria_ per Stare in allegrezza. Dunque avete capito, uditori; secondo le occorrenze, dite: _La nascita d'un figliuolo mi è stata cagione di molta baldòria_; ovvero: _Provo gran baldòria per la sua ricuperata salute_. La vale 43,000 lire questa sola cosa della _Baldòria_! Ma ora state a sentire una novellína della _Pera burè_.
Capitava anni e anni addietro nella bottega del librajo Piatti quel bestione celebre di Domenico Valeriani, che fu Segretario della Crusca; e della cui asinità diede prove così manifeste il Nannucci. Era costui un vero pallone pien di vento: e per aver imparato alla peggio qualche parola di lingue orientali, e di altre moderne, si presumeva di esser da più del Mezzofanti; ma diceva tali e tanti spropòsiti che era lo spasso di tutti. Una mattina fra le altre, passando di lì un fruttajuolo col suo barroccino carico di belle frutte, le andava bociando con una graziosa cantilena la qual sempre si chiudeva con la _pera burè_; e da ciò uno della brigata prese occasione a domandare, come fosse originato tale appellativo a quella sorte di pere. «Ci vuol poco, rispose non so chi di essi: il popolo chiama _burrone_ alcune specie di frutte che hanno la loro polpa morbida come il burro; ma quando venne la corte di Lorena, che, parlando francese, franceseggiò molto la lingua, e molti affettavano il gallicismo per atto di adulazione, questa _pera burrona_ si infrancesò chiamandola _pera burè_, e così chiamasi tuttora.» Tutti acclamarono:
Ma la proposta al cor _del Valeriani_ Non talentando; in guise aspre, il superbo,
si mise a schernire la ignoranza del semplice etimologista, derivando con recòndita erudizione la pera burè da _un pesce_, (così egli disse) _da un pesce detto in francese_ Buret, _che dicevasi somministrare un color rosso_. Questa _pera-pesce_, che SOMMINISTRAVA _il color rosso_, tutti si accorsero alla prima dover essere una delle solite Valerianate; ma dissimularono: e solo fu mostrato il desiderio di accertarsi che pesce fosse questo _Buret_, cui nessuno conosceva; e si misero a cercarlo per i Vocabolarj francesi più recenti: ma cercarono invano. «Ma, Professore, questo _Buret_, nemmeno nel Vocabolario dell'Accademia francese si trova; non si trova neppure nel Littrè.» E il Valeriani, facendo un risettíno di compassione, si rizza, va a pigliare un antico Vocabolario francese; cerca la voce _Buret_, e la dà all'oppositore, il quale legge «_Buret_ (Murex), Poisson d'où l'on tirait autrefois la pourpre.» Come ebbe letto, l'amico si volse ridendo al Segretario: «Caro signor Professore, questa voce _Buret_ è sparita da due secoli fa dalla lingua francese, e la _pera burè_ è appellativo del secolo passato: la vede bene che la sua congettura non regge: e poi non lo vede che il _Richelet_, il cui vocabolario la mi ha dato a leggere, dice che _Buret_ corrisponde al latino _Murex_? Lo sa ella che cosa significa _Murex_?» Sicuro che lo so «--Bene; che significa?--Significa la Murena--» Qui fu una risata generale; e l'oppositore ricominciò: «Signor Segretario, _Murex_ è la conchiglia, onde si traeva la porpora; e se il _Murex_ poteva senza scandalo battezzarsi per pesce avanti il Buffon, la dee pur confessare, che è da bestie il chiamarla _Pesce_ adesso.» Il Segretario montò sulle furie: dispensò a tutti dell'asino e dell'ignorante; e se n'andò accompagnato dalle più grasse risate della conversazione.
Ora l'etimologista della Crusca, dopo 40 anni dal fatto, dà alla _pera burè_ l'istessa origine dátale dal Valeriani, che ne fu tanto scorbacchiato e deriso; e per di più, dopo aver detto che è di _colore giallógnolo sparso di rosso_, reca un unico esempio del Lastri, dove si dice che le pere burè sono _bianche e grigie_!!! E per queste belle cose si spendono 43,000 lire l'anno! Nè meno garbata è l'etimología di _Ciofo_, voce non si sa di qual dialetto, ma registrata nel _Vocabolario_ per Uomo sciatto nel vestire; dicendosi che _forse è forma varia di Ciompo_. Da _Ciofo_ a _Ciompo_ mi pare che ci scattino parecchj filari d'émbrici, e che non possano esser nemmeno parenti alla lontana: il bello, è che la etimología vera l'avevano lì sotto gli occhj, e la son iti a cercare in Oga Magoga. _Carciofo_ lo registrano essi per Uomo da nulla, e simili: ci voleva tanto a vedere che _ciofo_ non è se non un'aferesi di _carciofo_? Questa per altro non arriva alle mille miglia la famosa etimología di _Cipiglio_, che per essi è _quasi Piglio del ciglio_, sorella carnalissima del _Prezzémolo_, quasi _chi ti prezza ámalo_. _Piglio del ciglio_! a pensarci un anno non può dirsi cosa più buffonesca; nè s'indovina come possa esser nata nella zucca dell'etimologista. Zitti; èccolo: _Cipiglio_ si divide in _Ci-pi-glio_: la prima e l'ultima sillaba formano la parola _ciglio_: la sillaba del mezzo PI, vale potenzialmente _piglio_; e così _Cipiglio_ è _piglio del ciglio_. Ma vediamo che cosa è _piglio_ per la Crusca: _Piglio_, essa dice, è un modo di guardatura,... Ah! ho capito: il cipiglio è un modo di guardatura del ciglio; e per conseguenza nelle ciglia risiede la virtù visiva. Caspiterína! si spendono 43,000 lire l'anno; ma almeno questo Tórtoli primo compilatore etimologista ci tiene un po' allegri!--Ora state a sentir questa:
«=Abento= e =Abente=. Quiete, Riposo. Anche nel moderno dialetto siciliano _abbentu_ significa Avvento, e per traslato Riposo, Pace; forse perchè la venuta di Cristo portò al mondo La tant'anni lacrimata pace, come disse Dante. Potrebb'essere anche voce composta della preposizione _a_ e _di vento_; quasi _a riparo del vento_, e quindi Riposo.»