Part 10
Anche l'Avvento del nostro Signore, con la tant'anni lacrimata pace di Dante! Questa la poteva fare il Prete Tigri. Guardate come c'entra l'Avvento? Ma quell'_Avvento_ che a un tratto diventò _a vento_ vale una Golconda. E poi _A vento_ che vale _A riparo del vento_, e _quindi_ riposo! Ma, signori Accademici miei, _A vento_, non potrà mai venir a dir codesto; anzi verrà a dire il contrario. E poi le mi dicano: che relazione necessaria vi è tra l'_essere a riparo del vento_, e il riposo?... Non si può negare che il signor Ministro non ponga bene la sua fiducia!
Coraggio e avanti: ci si fa incontro un _Arzagogo con una nuova foggia_; chi mai sarà egli?--Pare, risponde il Tórtoli, che sia _un forestiero venuto di lontani paesi_, e _d'aspetto singolare e strano, quasi venuto d'Oga Magoga_--O di che ridete?
_Uno degli uditori_. Ridiamo perchè questa etimología a orecchio, ci ricorda, la chiusa di quel sonetto del Bellincioni:
Non vuol dir altro _Arma virumque cano_ Che un uomo armato con un cane in mano;
e così il Tórtoli a quell'_Arzagogo_ gli è parso di sentir _Oga Magoga_, e lo ha messo nella Crusca, benchè ci abbia che fare quanto il cávolo a merenda.
_Io_. Bravo! per l'appunto così. Il Sacchetti, sul cui esempio è fatta l'etimología, non parla per niente di forestieri, ma di un arfasatto fiorentino pur che sia, a cui salti il ticchio di vestire una strana foggia: e se l'etimologista avesse posto mente all'esempio del paragrafo seguente, che è pur del Sacchetti, dove la voce _Arzagogo_ sta per una specie di Nibbio, e si fosse ricordato che _Nuovo nibbio_ si disse per Uomo semplice, sciocco e strano; se avesse posto mente alla voce _Arzigògolo_, nato senza fallo da questa, e che fu parimente usata per Uomo semplice e strano, come registrano i vecchi Accademici; si sarebbe risparmiato questa buffonata. Ma quell'_agogo_ nella sua caraffullesca mente gli si trasformò in Oga Magoga; e non la potè tenere: e chi sa quel che gli pareva di dire.
Dunque s'intuoni al Tórtoli alleluja, Gloria ed osanna.
Ma c'è molto di meglio. Interpretano, e dànno ragione anche della lingua asinina. Vedete qui in _Ajari_; e' c'insegnano che è _voce imitativa d'un certo verso che fa l'asino specialmente quando è in caldo_...»
_Ud_. 1.--L'asino in caldo? ma _in caldo_ ora si dice che _vanno_ le cagne.
_Ud_. 2.--E poi qual è quel verso che fa l'asino quando è in amore? O che è un uccello, che fa il verso?
_Ud_. 3.--To'! o non si chiama l'usignuolo di maggio?!
Zitti: state a sentir la cosa di questo _Ajari_. Dunque, esso è il verso dell'asino in caldo: e tal voce è antica nella lingua italiana, come provano con un esempio del Sacchetti, che canta così: «Egli è meglio uno _ajari che cento pì pì_.»
Ridi, che ben n'hai donde, udienza mia;
ridi, chè più belle di questa è impossibile nemmeno il sognarle. Piglia le novelle del Sacchetti; cerca il luogo qui accennato, e troverai che si parla di una dama provenzale, la quale, vedendo uccelli in amore, e udendo quel loro _pì pì_, che risolveva poco o nulla, eccoti un asino tutto baldanza, il quale _ragliava_ di santa ragione, e corso alla sua asina, se ne sbrigò in un áttimo; a che, vòltasi la dama alla sua cameriera Marietta (uso le proprie parole del Sacchetti) _le dice in sua lingua: O Marione, per mie foye, ch'egli è meglio un ajari che cento pì pì_; il quale _ajari_ (se il Sacchetti scrisse così) vedesi dato dall'autore per voce di altra lingua con significato di _raglio_. E l'etimologista la registra per voce antica italiana, e ci sente (che orecchie!) il verso dell'asino quando è in caldo!!
Mi penso, uditori umanissimi, che questo piccolo saggio di etimologíe sarà più che sufficiente a valutare che razza di cervello debba avere l'etimologista della Crusca; ma, se non siete stanchi, vorrei darvene a gustare un altro pajo.
_Voci_. Sì, sì, ci si diverte più con queste etimologíe che con Stenterello.
Bene, e io ve le dirò; e ci sarà un altro pochino di Asino. Ecco qui messa a registro la voce _Arrilibro_: che sarà essa mai? L'etimologista la dice «capricciosamente composta da _Arri_ e _Libro_, quasi che il libro, invece d'essere spiegato allo scolaro, sia dal maestro incitato a fare da sè;» e lo autèntica con un solo esempio, dove si legge d'Ascensio «che insegna l'_a_ _b_ _c_ a cómpito e arrilibro.» Ora bisogna sapere che l'etimologista, e i caporioni de' Cruscanti, hanno il baco di voler essere uomini _serii_; e per parer tali mi vengono fuori col far essere un libro un asino, e come un asino farlo stimolare coll'_arri_!! Tutte le prove della stoltezza di questa etimología, proprio degna del prete Tigri, le ho date nel mio--_Antico sentire_--: qui, uditori, ridiamo insieme; e dicendo un altro _arri_ all'etimologista, facciamoci insegnare la etimología di _artagoticamente_. Vo' sapete, uditori, che il Boccaccio fa fare a un de' suoi personaggi un discorso composto di voci strane senza verun significato, per derisione di un certo imbecille, tra le quali c'è questo _artagoticamente_, la quale gli antichi Accademici, che avevano senno, dichiararono: «Voce che per sè medesima non significa nulla; ma è detta ad uno scimunito quasi in senso di Miracolosamente.» Ma il senno degli antichi Accademici era corto per gli Accademici novelli: essi non avevan sì acuta la vista dell'intelletto, che potessero mirare la dottrina che si asconde sotto il velame della strana voce. Il primo compilatore etimologista però l'ha compresa ben egli; e, seguitando le sicure orme etimologiche del Carafulla, ha affermato che tale avverbio IN SOSTANZA vale Con arte gotica, cioè Barbaramente.
_Voci_. «Légalo, è matto.»
Veramente un uomo savio, e che ha tutti i suoi giorni, queste scioccheríe non può dirle. Lasciamo stare la parte etimologica, sorella del prezzémolo di Carafulla, ma quel _cioè barbaramente_ è cosa da gente più che barbara e più che cretina. Il Boccaccio scrisse prima del rinascimento, quando l'arte gotica dominava per tutto il mondo civile, (nè d'altra arte gotica può parlarsi, perchè l'arte architettonica era solo conosciuta), e l'etimologista pretenderebbe che il Boccaccio stesso la volesse battezzare per barbara!! e confermandolo esso in nome proprio con quel _cioè_, viene a dire che son fatti con _arte barbara_ quegli edifizj gotici che tutto il mondo ammira anche adesso, e che tutti gli artisti studiano ed illustrano mirabilmente. Queste sciocchezze può dirle Stenterello per far ridere il popolíno della _Piazza Vecchia_, e di Borgo[65]; ma che s'abbiano a vedere poste sul serio in quel gran codice della Nazione che costa 43,000 lire l'anno... Ma per ora basterà, uditori miei riveriti: continueremo un'altra volta.
_Un popolano_. L'ha detto che il Vocabolario costa 43,000 lire l'anno: o chi le paga?
_Io_. Le paga il Governo.
_Pop_. Ig Goerno? O ig Goerno e' cattrini di doe gli lea[66]?
_Io_. Dalle imposizioni.
_Pop_. Ma le'mposizioni le si pagano noi: dunche tutti che' cattrini e' si pagano con le nostre tasche. La sa icch'i' gli ho a dire? che questa faccenda la 'un va bene; perchè spende' tanti filussi per farsi cuculià da' forestieri, l'è cosa da grulli. Loro letterachi le ci pensino, e ricorrino a chi si dee, perchè faccia smétte, questa burletta[67]...
_Io_. Caro amico, noi l'abbiamo detto e ridetto, nè cesseremo di dirlo; ma gli Accademici vanno insinuando che siamo gente trista e invidiosa: mettono de' pezzi grossi alle còstole di chi comanda, acciocchè questa burletta che tu dici tu, la si perpétui...
_Pop_. E' pezzi grossi si segano, e si mettan su if foco[68]...
Qui tutti diedero in una gran risata: io dovei promettere di fare un'altra _diatriba etimològica_ per la sera della Befana; e chi andò in qua, chi in là.
FINE.
INDICE
NOVELLA I. Don Ficchíno _Pag._ 1
" II. La consolazione della vedova " 15
" III. I tordi-merli " 19
" IV. Le píllole bachícche " 25
" V. La discrezione de' Frati " 33
" VI. Una scommessa " 37
" VII. Il Genio d'Italia col capo di cavallo " 43
" VIII. Sero sapiunt Phryges " 49
" IX. Il mio ciuco è andato sempre di qui " 51
" X. Di un francese che voleva digiunare " 53
" XI. Il sarto raddirizzagobbi " 55
" XII. Del frate cambiato in asino " 59
" XIII. Sette di vino " 61
" XIV. Una gita degli alpinisti sul medio evo " 63
" XV. Il diavolo scolaro de' Gesuiti " 71
" XVI. L'ipòcrita còlto al laccio " 77
" XVII. La pasta frolla " 83
GHIRIBIZZI DRAMMATICI.--La visita di un Ispettore scolastico; commedia fatta per celia " 89
" L'Arlecchino, il Brighella e il Còla del Vocabolario novello della Crusca; scherzo drammatico " 157
" Il Codíno " 177
" Il Collare della SS. Annunziata; tragedia di un verista, in tre atti " 189
Di alcune Etimologíe del Vocabolario della Crusca; diatriba drammatizzata, fatta sulla piazza dell'Impruneta l'ultimo giorno della fiera " 203
NOTE:
[1] Vedi in fin del volume le _Illustrazioni_, al N. I.
[2] Frucchíno è colui che mette le mani per tutto, che si profferisce a tutti, che entra ne' fatti di tutti. Lecchíno, è colui che loda e adúla per entrare nella grazia altrui.
[3] Trasporto alla sepoltura di bambini morti prima dei sette anni.
[4] _Madonníno_ era una moneta toscana di quattro crazie (28 centesimi); e tanto soleva darsi agli abatónzoli, i quali assistevano alle funzioni.
[5] La cassetta, dentro cui sta chiuso un piccolo braciere, sulla quale tengono i piedi le signore nell'inverno.
[6] _Gli venne gli áscheri_, modo familiare per dire Gli venne voglia, Gli prese vaghezza.
[7] _Essere a piedi_. Non essere sufficiente a una cosa.
[8] _Fare pa_ è modo fanciullesco, che vale Carezzare strisciando soavemente la palma della mano sulle gote.
[9] Dante disse:
«Intra duo cibi, distanti e moventi D'un modo, prima si morría di fame, Che liber uom l'un si recasse a' denti,»
Par., C. IV.
[10] Acqua leggermente purgativa, di cui c'è la sorgente a Montecatini nella Val di Nièvole.
[11] _Ripicchiarsi_, Acconciarsi, o Vestirsi con ogni cura.
[12] _Trottolare_ è camminare a passi corti e presti, andando e riandando, in piccolo spazio.
[13] _Una capatína_. Dare una capata, o capatína in un luogo, è andarvi, senza molto trattenervisi.
[14] _Riscaldarsi_ è del freddo; _refocillarsi_, del cibo.
[15] Iperbole dell'uso comune, per significare l'archeggiamento di stomaco prodotto da cibi sudici e puzzolenti.
[16] Grassoccia ed attraente.
[17] _Necci_ sono stiacciatine di farina di castagne, cotta fra due lastre infocate.
[18] Suol dirsi quando la soverchia stizza ci fa parere amaro il cibo.
[19] _Sbuzzare_, Aprire, stracciando o tagliando, la sopraccarta di un plico, per vedere o leggere i fogli che vi son dentro.
[20] Vedi _Illustrazioni_, N. II.
[21] Modo dell'uso comune per significare il superlativo con più efficacia.
[22] Vedi _Illustrazioni_, N. III.
[23] _Avventore_ è colui che abitualmente va a comprare ad una tal bottega, o si giova dell'opera d'un artefice.
[24] Questi passaggi dal narrativo al drammatico sono frequenti appresso gli antichi, e, saputi fare, sono veramente efficaci.
[25] _Di quello_, cioè Squisito, Eccellente. Questa reticenza, o ellissi, è comune nell'uso; e ciascuno ascoltatore o lettore la compie agevolmente da sè.
[26] Levarli dallo spiedo, dove sono infilati.
[27] _Zolfíno_ si dice comunemente di una persona, che per cosa a nulla si accende d'ira.
[28] _Sdrúcio_ è ferita assai larga e lacerata.
[29] _Storcere_, usato intransitivamente, è Fare un atto con la bocca, storcendo in una parte le labbra chiuse; il che significa disgusto, o che una cosa si fa di mala voglia.
[30] _Nel mezzo de' mezzi_, modo usato da' nostri artefici a significare il preciso punto di mezzo, rispetto a larghezza.
[31] _Calettare_, di uso comune tra' nostri artefici, è quando un pezzo di legno incastrato in un'altro, calza bene e combacia esattamente in ogni punto.
[32] _Permío_ è esclamazione di sdegno o di maraviglia, comunissima nell'uso, per non dirne un'altra dov'entra il nome di Dio.
[33] Il vero Cruscajuolo ha già rinunziato alla ragione, per ascoltare solo l'autorità. _Lo 'nfarinato_ e _lo 'nferigno_ sono i veri profeti; il signor Arciconsolo è il solo papa; unico vangelo linguistico il vocabolario della Crusca, la quale è pur essa infallibile: i censori della Crusca sono eretici, ciurmatori, furfanti. Spesso il Cruscajuolo è un professoricchio di ginnasio, o un impiegatuccio d'archivio, che lustra le scarpe, e fa il servitorino a' capi Cruscanti, o per avere avanzamenti, o per essere fatto accademico. Se, per caso rarissimo, il Cruscajuolo ha un po' d'ingegno, o prima o poi si vergogna, e abjura la fede cruschevole.
[34] Modo proverbiale usato dagli antichi comici, e non uscito al tutto d'uso; della cui vera o supposta origine parla, raccontando anche una graziosa novella, il Passarini ne' suoi _Modi di dire proverbiali_. Si usa per significare, Qui sta il punto formale della questione; che suol dirsi anche _qui sta il busillis_, dove per altro c'è di più l'idea di una difficoltà da vincere.
[35] _Il povero Gabriello.... gli pareva di sognare._ Costruito comunissimo nel parlar familiare, e usitatissimo anche appresso i buoni scrittori; nè tal uso è contrario alla ragione, come mostrai nel mio opuscolo _Di alcune proprietà della lingua italiana_. Il costrutto grammaticale sarebbe stato _al povero Gabriello... parve di sognare_; ma ne scapita la efficacia e la naturalezza.
[36] Modo dell'uso comune a significare fiero disgusto, e ripudio assoluto.
[37] _Gli soggiornava_. Aveva per essi tutte le cure più gelose, affinchè nulla mancasse loro.
[38] _Darsi l'intesa_ è il trovarsi d'accordo, due o più persone, di fare in un dato caso una cosa. Qui n'è detto per traslato.
[39] _Quella po' di minestra_. Modo usitatissimo per significare la scarsezza, e anche la povertà, del mangiare contadinesco.
[40] _Trabiccolajo_ è voce del popolo, che significa, enfaticamente, qualunque luogo erto e scosceso.
[41] _Castroneria_ è grave errore, di giudizio più specialmente, quasi dica errore da qualificare chi lo fa per un castrone.
[42] _Stralinco_ è l'uomo storto e contraffatto di tutte le membra.
[43] _Sghengo_ equivale presso a poco a Stralinco.
[44] _Rimpolpettare_, voce dell'uso familiare, è Studiarsi, provando e riprovando, di ridurre in miglior forma un'opera o lavoro qualunque.
[45] _Pettata_ è salita così faticosa che affatica il polmone, e fa venire, come suol dirsi, il fiato grosso.
[46] _Cortina_ è quello spazio delle mura esterne di una fortezza, che è tra baluardo e baluardo. A Pistoja si chiamano Cortine i quattro comuni suburbani, per rispetto al loro territorio che sta dinanzi alle quattro cortine della fortezza. È insomma quel medesimo che erano per Milano i Corpi santi.
[47] _Battibecco_ è contesa di parole assai vivace.
[48] Luogo di riunione delle persone civili, così detto per antonomasia.
[49] _Berlicche_ è nome col quale i nostri fanciulli chiamano il diavolo.
[50] _Ciaccherino_, e _Buon ciaccherino_ si dice ironicamente per Uomo tristo, e pien d'ogni magagna.
[51] _Sanfirenzini_ si chiamano coloro che frequentano l'oratorio di Filippo Neri, che in Firenze è nella chiesa di S. Firenze; e s'intendono per una specie di ipòcriti tristi.
[52] _Sul Ponte_. Per antonomasia si chiama così il Ponte vecchio dagli orefici fiorentini, che vi hanno le botteghe.
[53] _Miglioramento_, per la migliore e più nobil parte di suppellettili, di gioje, o simili che uno possiede, è bella voce usata per antico; è viva tuttora a Siena, e la uso anch'io perchè vorrei vederla diventare di uso comune.
[54] _Strizzava limoni_. I falsi devoti, per parer santi, essendo in chiesa, congiungono le mani in atto di preghiera, e spesso, quasi presi da impeto di amor divino, le premono molto, ristringendosi nelle spalle, e alzando gli occhi al cielo. Quell'atto di stringer forte le mani, è simile a quello di chi strizza limoni, e però il popolíno usa questa frase in tal caso; e quell'alzar degli occhi al cielo lo chiama stralunargli: il quale stralunare è anche più diabolico di quello de' diavoli danteschi
«Che stralunavan gli occhi per ferire.»
[55] Vedi nell'Appendice.
[56] In quell'anno che andai io allo spedale, ci venne anche Filippo Pacini, che adesso onora tanto la scuola medica fiorentina.
[57] _Spianare la pasta_ è ridurla in larga falda, passandovi e ripassandovi sopra col matterello, detto per ciò anche Spianatojo.
[58] _Impazzare_ si dice di ogni vivanda liquida fatta con latte, o torli d'uovo sbattuti, quando, o per troppo bollire, o per altre negligenze, venga granellosa o a stracci.
[59] _Chiccajo_ si chiama colui che va attorno vendendo paste dolci fatte alla peggio, le quali esso porta sopra una gran téglia, o una larga paniera.
[60] Gli errori de' quali qui si tocca, sono stati veramente detti e stampati da persone che hanno ufficj nell'insegnamento; e questo dell'angelo scambiato con Beatrice lo fece veramente il prete Tigri, dandolo per soggetto a un pittore, e facendo poi egli stesso la illustrazione di quel dipinto, la quale illustrazione, che si fonda tutta sopra questo incredibile errore, è stampata. L'autore si è giovato di tali errori, per applicarli al suo personaggio ideale.
[61] _Far pa_, si dice del Far carezze a' bambini fregando loro amorosamente la mano sulle gote.
[62] È questo un puro scherzo, il quale non tocca minimamente la persona di questo o di quell'Accademico; ma solo l'ufficio accademico.
[63] Così chiamano a Firenze lo Spedal de' matti.
[64] Esclamazione con la quale si vuol dar del matto ad altrui.
[65] Sono due teatri popolareschi di Firenze.
[66] Il Governo? O il Governo? i quattrini di dove gli leva?
[67] Ma le imposizioni le si pagano noi: dunque quei quattrini e' si pagano con le nostre tasche. Lo sa quel che gli ho a dire? che questa faccenda la non va bene: perchè spender tanti filussi (_denari_) per farsi cuculiare da' forestieri, l'è cosa da grulli. Loro letterati ci pensino, e ricorrano a chi si deve, perchè faccia smettere questa burletta.
[68] I pezzi grossi si segano e si mettono sul fuoco.--È un di que' giuochi di parole tanto amati dal nostro popolo che gli ha in bocca ogni momento. Qui si scherza sul doppio significato di _pezzi grossi_ che vale _uomini di molta autorità_, e _grosse legne da ardere._