Part 8
COMPILATORE--Già lo so che siete un mezzo rivoluzionario... ma abbiate giudizio. L'Accademia cribra e affina; e gli Accademici debbono, qui tra queste sacre mura, parlare il linguaggio figurato della impresa della Crusca. Del resto, sappiate voi, e lo sappiano i nemici della Accademia, che sotto questo scherzo del frullone e delle gerle, c'è molta più gravità e molta più sapienza, che gl'ignoranti non pensino, come cantò sul muso a' nostri invidiosi avversarj l'illustre nostro Segretario, vero Boccadoro. (_Rontino fa un inchino, e parte_)
Scena Terza.
IL COMPILATORE solo.
È vicino al tocco, e per oggi basta. (_Accende il sigaro e passeggia per la stanza._) Birboni! Lavorar come cani dalla mattina alla sera; logorarci la vita e l'ingegno sopra il gran Codice della Nazione, per farlo tale che non ci sia una cosa sola da cancellare; e poi mettersi rabbiosamente a censurarci, ed anche a schernirci! Ma questi son tempi maledetti... Come! qualunque Arzagogo, cioè forestiero venuto da Oga Magoga, potrà censurare e schernire un mio pari senza esemplar punizione? E non c'è più un Granduca che ci protegga, e un boja che bruci i nostri nemici, almeno in effigie?... Basta: per ora le 12,000 lire durano: lasciámoli cantare; e almeno, per far loro dispetto, mostriámoci lieti. (_Canta e balla_)
Se dura la pasciona M'imbúbbolo del resto: Se mangio, bevo e vesto, E c'è' chi me lo dà, Che accade disperarsi? Lasciamo dir chi dice: Viviam vita felice Senza pensar più là. Evviva l'allegría, Viva la libertà.
Scena Quarta.
RONTINO e detto.
RONTINO--Oh, viva l'allegría...
COMPILATORE--(_resta un po' sopraffatto, ma poi ripiglia_) Sì, diglielo a que' malanni de' nostri avversarj, co' quali spesso tu parli; diglielo che qua dentro si sta allegri, e si ride delle costoro persecuzioni, perchè siamo certi della fiducia del Ministero. Bene; che volete? Che c'è di nuovo?
RONTINO--C'è un uomo, bizzarramente vestito, che vorrebbe parlare con V. S. chiarissima.
COMPILATORE--Fatelo passare. (_Rontino parte_)
Scena Quinta.
BRIGHELLA e detto.
BRIGHELLA--(_entra facendo un monte d'inchini e di riverenze._)
COMPILATORE--Venite innanzi senza cerimonie. Chi siete, e che volete?
BRIGHELLA--Son Brighella.
COMPILATORE--Come Brighella! Brighella è una maschera, e non uomo vero e reale.
BRIGHELLA--Ecco, signore; coloro che primi rappresentarono sul teatro le maschere, quando furono inventate, vennero per virtù divina, dopo la loro morte, trasportati in corpo e in anima, in un luogo delizioso del mondo di là, dove, con altri begliumori, fanno lieta cera. Non si ricorda del Giornale il _Piovano Arlotto_? eppur la se ne dee ricordare! Egli descrisse quella regione di Gelocòra, dove sta il Piovano col Berni, col Lasca, e con altri begliumori. Bene: là sto anch'io con le altre _Maschere_ miei compagni; e come nel carnevale, colui che può, ci concede di tornar per ventiquattr'ore nel mondo de' vivi, così di queste ne ho voluto spendere una mezza qui con la vostra signoría.
COMPILATORE--Ah dunque lei è uno spirito (_si segna_). Questo è un vero onore (_impaurito_)... Ma che cosa vuole?
BRIGHELLA--Voleva solo ringraziarla...
COMPILATORE--E di che?
BRIGHELLA--Dell'onore fattomi col mettermi nel Vocabolario; dell'avermi fatto nascere in due luoghi, _nel bresciano e nel bergamasco_; dell'_attribuirmi un carattere di piacevolezza e di furbería_; e per ultimo dell'avermi fatto essere il contrapposto di quel birbone di Arlecchino, col quale sempre siamo in briga anche a Gelocòra.
COMPILATORE--Caro signore spirito, le sono gratissimo della sua bontà, la quale mi è soave conforto alle maligne persecuzioni de' nostri avversarj.
BRIGHELLA--Però vorrei pregarla anche di una cosa...
COMPILATORE--Dica, dica pure liberamente; son qua per servirla.
BRIGHELLA--Bisognerebbe che, in quest'altra edizione, la correggesse quell'esser io di due provincie. Le par egli che un uomo possa esser nato in due luoghi? Poi bisognerebbe cambiare quel gli _s'attribuiva un carattere_, perchè io quel carattere lo avevo, e non mi si attribuiva; poi bisognerebbe che la mutasse quel _carattere di briga_, perchè _carattere di briga_, è frase ridícola; poi doveva dire che il mio linguaggio è un mescuglio di varj dialetti, con mescolanza di parole straniere; poi doveva dire com'era fatto il mio vestito, che è l'esenziale, parlando di una maschera: poi...
COMPILATORE--Ma, signore spirito, lei vuol troppe cose...
BRIGHELLA--Voglio ciò che mi spetta, e ciò che è suo dovere di darmi.
Scena Sesta.
RONTINO e detti, poi ARLECCHINO.
RONTINO--Chiarissimo, c'è un uomo vestito da _Arlecchino_ che vuol parlare con lei.
COMPILATORE--Ma che storia è questa? Prima Brighella, e ora Arlecchino: ditegli che non posso...
ARLECCHINO (_entra da sè_) Come _non posso_? I' so che l'ha ricevuto Brighella, e voglio passar anch'io; e voglio giustizia.
BRIGHELLA--Ma io sono da più di te.
ARLECCHINO--Bellíno! Tu se' un servitoraccio come me; e per di più sei un accattabrighe e un malanno.
BRIGHELLA--Malanno a me? (_Gli s'avventa, e Arlecchino gli dà quattro steccate_)
COMPILATORE--O pover a me! che impiccio è questo? Buoni, buoni, figliuoli miei; questo è luogo sacro: rispettate le ombre degli Infarinati e degli Inferigni. Su via, Arlecchino, che cosa volete?
ARLECCHINO--Lei ha detto nel Vocabolario che io sono un _semplicione_, e che sono il _contrapposto di Brighella_, che è un furbo spiritoso: poi ha detto che ho il vestito a scacchi di più colori. Queste son due bugíe, e voglio che siano levate dal Vocabolario. Il mio vestito non è, come vede, a scacchi, ma a toppe di più colori, e di tutte le figure geometriche; circa il semplicione, gli so dire che a furbería rivendo lei e tutti i suoi colleghi; e quanto all'esser contrapposto di questo pezzo d'animale...
BRIGHELLA--A me pezzo d'animale? (_Si azzuffano da capo, e Arlecchino, lavorando di stecca, ne regala qualcheduna al Compilatore, il quale con gran fatica riesce a ficcargli fuori dell'uscio, ajutato da Rontino, corso al rumore_)
COMPILATORE--Ringraziato Dio! Rontino, bada bene: chiunque venga, io non ci sono. (_In questo entra un uomo bizzarramente vestito._)
Scena Settima.
CÒLA e detti.
CÒLA--È questa la Crusca? Siete voi (_a Rontino_) il Cruscajo che fa quel librone?...
RONTINO--No, è quel signore là.
COMPILATORE--Sì, son io: che volete?
CÒLA--Io sono _Còla_: e vengo a dolermi con lei, perchè la m'ha messo in quel suo librone, dove sono tanti spropòsiti.
COMPILATORE--Che modo di parlare è codesto? Portate rispetto, o sarà peggio per voi. Non lo sapete in che luogo siete?
CÒLA--Lo so: e non ho paura. Come c'entro io nel Vocabolario? E chi le dà facoltà a lei di darmi del _balordo_? Poi la mi sbattezza, perchè io veramente mi chiamo Giancòla: e poi la mi fa nascere un secolo e più innanzi, intendendo come Dio vuole un verso del Bellincioni. Dunque, o mi levi, o le darò una querela per libello famoso, per diffamazione e per ingiurie.
RONTINO--(_Ride sotto i baffi_)
COMPILATORE--Impertinente! Rontino, cacciate fuori questo figuro.
CÒLA--Figuro a me? Ah lei vuol insultare, e poi tratta male chi si risente?... (_Fa l'atto di andargli incontro: Rontino entra di mezzo; e mentre, ridendo ambedue, si sospingono, entra Colombina_)
Scena Ottava.
COLOMBINA e detti.
COLOMBINA--(_Vedendo que' due abbirrucciati, si spaventa, e si getta nelle braccia del primo Compilatore. Al comparire di questa bella ragazza, la zuffa cessa: Còla va via; e Rontino lo manda via il Compilatore. Colombina quasi vergognandosi_) Dio mio, che spavento! Per carità, signore, mi perdoni, se, così impaurita, mi son lasciata andare un po' troppo!
COMPILATORE--Anzi, grazie. (_La guarda ridendo stupidamente_) Un bel pezzo di ragazza come voi!... Poche volte ho avuto di queste fortune... Ma, scusate, perchè siete venuta qui?
COLOMBINA--Sa, io sono la _Colombina_... Le ha lette le Commedie del Goldoni?
COMPILATORE--Altro se le ho lette! Come! voi siete quella vispa, briosa, e avvenente cameriera, adorata da servitori e padroni?... (_Le avvince un braccio alla vita, e la Colombina gli sorride_) Che posso io fare per voi?
COLOMBINA--Qui dentro si fa quel libro, che ha in corpo tutte quelle cose... che ci son tutti i nomi; dove c'è anche Arlecchino e Brighella, mie antiche conoscenze, e mi hanno detto che lo fa lei signoría. Ma ecco, perchè si è scordato di me, e ricordatosi piuttosto di quello zótico di Còla, che nella commedia italiana è noto tanto meno di me? Eppure mi dicono ch'ella è cavalier compitissimo... Po' poi mi pare di non avere il viso vòlto di dietro.
COMPILATORE--(_Stringe più forte, e fa pa alla Colombina_) Carina mia, proprio fu una svista.
COLOMBINA--Ma che svista? quando era alla voce _Colombina_, ci voleva tanto a ricordarsene? Ecco: son proprio rimasta male!... Ma spero che la troverà modo di rimediare; e mi ci metterà anche me, è vero? (_Lo guarda affettuosamente_)
COMPILATORE--Sì, carina: ti ci metterò quel che vuoi. (_Stringe più forte_) Ma tu sarai buona con me?
COLOMBINA--Bonissima come le piacerà...
COMPILATORE--(_L'abbraccia e le dà un bacio_)
Scena Nona.
Il SEGRETARIO e detti.
SEGRETARIO--(_Di dentro_) Si può?
COMPILATORE--Oh Dio! il Segretario! Se mi vede con una donna!... Colombina, entra per un momento nel buratto. (_Colombina entra_) Passi.
SEGRETARIO--Scusi se la interrompo: ma ricevo questa lettera del Ministro, la quale è gravissima; e bisogna stare un momento insieme per rispondere accortamente.
COMPILATORE--Se può aspettare un quarto d'ora, verrò io da lei: adesso vorrei dare súbito una ripassata all'articolo Colombiína, che è già nel buratto. Mi è venuto in mente una correzione da fare e non vorrei che mi sfuggisse l'occasione.
SEGRETARIO--Come l'occasione?
COMPILATORE--Voleva dire non mi uscisse di mente. Benedetta proprietà!
SEGRETARIO--Bene: faccia pure; e tra mezz'ora l'aspetto. (_Parte_)
Scena Decima.
Gli STESSI, poi CIAPO ed ALTRI.
COMPILATORE--Esci fuori, Colombina mia. (_Esce_) Vedi? ti ho fatto accademichessa, mettendoti nel buratto.
COLOMBINA--(_Ridendo_) Grazie!
COMPILATORE--Ora dammi un poco di prova che tu sarai _bonissima_ con me.
COLOMBINA--Che cosa posso fare per lei?
COMPILATORE--Io sono innamorato di te; vieni meco qui nella stanza accanto: _soli saremo_.
COLOMBINA--Già:
E là, giojello mio, ci sposeremo;
come dice Don Giovanni alla Zerlina. (_Ride_)
COMPILATORE--Non mandar la cosa in burla, via! Vieni... ti farò felice.
COLOMBINA--_Ice_.... (_Ridendo_)
COMPILATORE--(_Piglia la Colombina a mezza vita, e vuol tirarla per forza nella stanza: intanto entra improvvisamente Ciapo, seguíto da Rontino; i quali, vedendo quel contrasto, restano meravigliati, e fanno atti di stupore. Il Cruscante rimane interdetto: Colombina ride_)
COMPILATORE--(_Indispettito_) Che volete ora? E tu, Rontino, non t'avevo detto che non lasciassi passar nessuno?
CIAPO--I' lo credo io! E l'ha ragione vosustrissima.
RONTINO--Questo contadino e' s'è infilato dentro senza dir nulla, e io gli son corso dietro per rattenerlo.
CIAPO--Ma tu l'ha' fatta a sego. Insomma, sor Cruscajo, la senta me, e po' finirà costì. I' son Ciapo: i' son famoso personaggio delle Commedie d'if Fagiòli: la mette niv Vocabolario ic Còla, e la 'un ci mette me, ch'i' son di casa. (_Si sente del rumore nella stanza accanto_)
COMPILATORE--Che diavolo c'è' di là? Rontino, va un poco a vedere. (_Rontino va e torna_)
RONTINO--E' son tre o quattro come mascherati, che voglion parlare con la signoría vostra chiarissima.
COMPILATORE--Corpo di Santa Nafissa! ma che diavolo è oggi con queste maschere? (_Entrano tumultuariamente Carlíno e altre maschere dell'antico teatro_)
TUTTI--(_Parlano un po' per uno e fanno un baccano del diavolo_) Vogliamo giustizia.--Se c'è Còla, ci vo' essere anch'io.--Siamo venuti apposta da Gelocòra.
COMPILATORE--Signori spiriti, si ricòrdino che questo è luogo sacro; e non faccian fracasso. Parli uno per tutti.
UNO--Noi siamo tutti maschere, o personaggi notissimi della Commedia italiana: se vosustrissima ha dato gli onori del Vocabolario al Còla, che è di tutti il più oscuro, perchè non lo ha dato a noi?
TUTTI--È un'ingiustizia.--Vogliamo anche noi entrar nel frullone.
RONTINO--(_Da sè_) La burla l'è riescita proprio bene.
COMPILATORE--Signori spiriti, noi abbiamo messo Còla e Arlecchino e Brighella, perchè gli abbiamo trovati negli scrittori citati da noi.
UNO--Oh bella! perchè noi non siamo stati scritti da certi scrittori, cessiamo dunque di essere stati al mondo e su per i teatri, come gli altri?
TUTTI--Bella ragione!! ah, ah, ah, ah!!
COMPILATORE--No, non vogliamo dir questo...
UNO--E a me mi pare che lo voglian dire dirissimo, perchè il fatto dalle SS. LL. porta a questa conclusione: e se le volevano dar notizia a' loro lettori delle Maschere e personaggi dell'antica commedia, e sono arrivati fino al Còla, che è la meno comune, e la meno nota, le ci dovevano mettere anche tutti noi.
TUTTI--Vogliamo entrar nel frullone, e se no, lo sfondiamo.--Giù la Crusca.--Viva la libertà. (_Fanno un baccano del diavolo_)
Scena Undecima.
Il SEGRETARIO e detti, poi uno SPAZZINO.
SEGRETARIO--Ma qui va sottosopra l'Accademia! che diavolo è stato?
TUTTI--Vogliamo giustizia!
COMPILATORE--Questi, signor Segretario, sono gli spiriti delle maschere teatrali che si dolgono di non essere stati messi nel Vocabolario. È stato un via vai tutta la mattina, e tra questi, Arlecchino, Brighella e Còla si dolgono di essere stati qualificati a sproposito.
SEGRETARIO--(_Si segna_) O spiriti o non spiriti, qui non si fa baccano; o se no gli farò stare a dovere anche loro. Ai signori Arlecchino, Brighella e Còla, io rispondo che la Crusca è infallibile, che essa _cribra e affina_; e nel suo Vocabolario non c'è una sola cosa da correggere. Se quelle maschere furono diverse da come le descriviamo noi, la nostra descrizione ha virtù di far loro cambiar natura, e di farle diventare altre da quel che furono. Quelle altre maschere o personaggi che non sono nel Vocabolario, è segno che non ci avevano a essere, e avranno pazienza. La Crusca non rende conto a nessuno di ciò ch'ella fa... (_Entra uno Spazzino con una lettera_)
SPAZZINO--Questa lettera di gran premura per il chiarissimo signor Segretario.
SEGRETARIO--(_La spiega e la legge sottovoce_)
«Chiarissimo amico,
«Vi avverto che i nostri nemici hanno architettato una solenne burla alla nostra Accademia, mascherandosi da Arlecchino, Brighella, Còla, con altri personaggi dell'antica Commedia; e verranno costà, a richiamarsi non so di che. I particolari non gli so; ma so che quello mascherato da Colombina è quello sbarbatello del Tommasi, che va sempre col Fanfani. Vi scrivo per mettervi sull'avviso, acciocchè possiate sventare questa mina.
Il vostro G. _Accademico Corrispondente_.»
Ah, l'è arrivata tardi! Ma almeno cerchiamo di vendicarci. Rontino.
RONTINO--Comandi, chiarissimo.
SEGRETARIO--(_Sottovoce_) Va, e torna con due questuríni.
RONTINO--La servo súbito. (_Va e, passando d'accanto a una delle maschere, dice_) Siamo scoperti: mi manda per due questuríni.
SEGRETARIO--Dunque, signori spiriti, ragioniamo un poco tranquillamente.
(_Fanno la ridda cantando_)
Vorresti ragionare, Per farci aggraffignare: Ma noi, che siamo spiriti, Sul muso ti ridiam. Se tutti i tuoi destini Fondi su' questuríni; Se più assai che la Crusca Bázzichi il Tribunal, Lascia, bel Segretario, Lascia il Vocabolario: Delle manette il Codice Méttiti a compilar.
(_Sfilano la ridda ed escono ridendo_)
SEGRETARIO--(_Mordendosi il dito_) Nemmeno questa è riuscita, e anche questa volta se la ridono!... Ma anche lei, caro collega, lasciarsi sopraffare dalle chiacchiere; e creder che fossero spiriti!...
COMPILATORE--Che vuol ella? ho udito così spesso V. S. Illustrissima parlare della immortalità dell'anima, che ho creduto...
SEGRETARIO--Síe, tutte belle cose; ma quando è tempo di far l'uomo, quelle scioccheríe si lasciano andare.
Scena Ultima.
RONTINO con due QUESTURINI.
SEGRETARIO--Ecco il soccorso di Pisa!... (_Vòlto a' Questurini_) Signori, abbian pazienza, la lepre ci è sbiettata: sarà per un'altra volta.
CAPORALE--Ella sa, signor Segretario, che la Real Questura è sempre disposta a' servigi della illustre Accademia della Crusca. Ha da comandarci?
SEGRETARIO--Grazie tanto. (_I Questurini partono stringendo la mano al Segretario_) Per questa volta sette loro! Ma ride ben chi ride l'ultimo, e sarà certo più efficace l'arte nostra, e la nostra potenza, che le chiacchiere del Fanfani, e de' suoi amici. Ma, caro collega, _oportet orare et non deficere_, chè senza l'aiuto di Dio nulla di buono può farsi. È vero per altro che Dio dice _ajutati ch'i' t'ajuto_; e però, oltre la santa orazione, bisogna studiare assiduamente di mettere in pratica i sani precetti dell'aria di Don Basilio; e studiare ogni modo di tenere alle còstole de' padroni delle persone di grande autorità, acciocchè non ci manchi la loro fiducia, nè le 42,000 lire. Ora andiamo súbito a rispondere alla lettera ministeriale, e facciamo una risposta da pari nostri. (_Partono e cala la tela_)
IL CODINO
GHIRIBIZZO DRAMMATICO
PERSONAGGI
LA GIUSTIZIA. LA TEMPERANZA. LA MONARCHÍA COSTITUZIONALE. L'ARISTOCRAZÍA. LA DEMOCRAZÍA. LA LIBERTÀ. LA LICENZA. LA CRUSCA. L'AUTORE. RONTINO, bidello della Crusca.
ATTO UNICO
Scena Prima.
La CRUSCA, L'AUTORE e RONTINO.
AUTORE--Ma che diavol di faccenda sia questa? come mai esser invitati a questo tribunale la Crusca ed io? Che ci sia qualche pasticcio? Oh oh! zitti, ecco la sora Crusca. Guarda come gli lustra il pelo, e come l'è in ghíngheri! Chi la sa non la insegni!
CRUSCA--(_Entrando vede l'autore, e fa appena pena l'atto di chinare il capo, ma assai muffosamente: l'autore fa altrettanto con lieve riso corbellatorio. La Crusca, voltandosi indietro, dice_) Rontino, dammi da sedere.
RONTINO--(_Porta innanzi una sèggiola_) I' non gli posso dar altro che questa ciscranna che qui: la non lo vede che mobilia ch'e' c'è in questa stamberga? S'i' credeo, i' portao con meco una delle nostre gerle.
CRUSCA--Veramente invitare una mia pari in un luogo come questo!...
AUTORE--(_Ridendo da sè_) Una sua pari!... _Jam fuimus Troes_, madama, _Jam fuimus Troes_.
CRUSCA--(_Piano a Rontino_) Ohe Rontino, ma non l'ha' visto chi c'è?
RONTINO--Aittro s'i' l'ho visto! E' mi saitterebb'iggrillo, ved'ella?... Ma ecco roba: zitti.
Scena Seconda.
La MONARCHÍA COSTITUZIONALE, l'ARISTOCRAZÍA, la DEMOCRAZÍA, la LIBERTÀ, la TEMPERANZA e la LICENZA.
MONARCHÍA--A che tempi siam noi! si dee veder la Monarchía citata dinanzi ad un tribunale! Mi pareva che dovendosi definire un piato filologico potessero bene questi signori venire alla mia residenza.
DEMOCRAZÍA--Oh carina! l'è la Giustizia, sai, quella che ci ha fatto chiamare; ed a lei tutti dobbiamo star soggetti. Che ha' tu da brontolare? Non ci siamo venuti noi, che certo siamo da quanto te?
LICENZA--Da quanto lei? i' dico da più io. Guarda con chi mi vorrebbe metter alla pari! con quella codinaccia!
TEMPERANZA--Zitte con codesta parola: è quella su cui oggi si dee dar giudizio; e finchè la sentenza non è venuta, non dee più proferirsi.
LICENZA--O brava monachína infilzata, via!
CRUSCA--(_Da sè_) Ah, ora comincio a capir qualosa! mi hanno richiesto per un voto filologico. Ma che ci ha che fare il Fanfani? Starò a vedere; ma con lui non ce ne voglio di certo.
AUTORE--(_Da sè_) Oh bella! Io e la Crusca siamo qui per un voto filologico. S'ha rider un po'.
Scena Terza
La GIUSTIZIA e tutti i PRECEDENTI.
_Al giungere della Giustizia tutti si alzano: la Monarchía sta nell'usato sussiego: l'Aristocrazía e la Democrazía fanno col capo un lieve cenno di riverenza: la Libertà fa riverenza nobile e profonda: la Licenza fa una smusatura, e per poco non volta le spalle alla Giustizia: la Crusca anch'essa sta sulle sue: l'Autore fa riverenza, come è suo debito, e osserva tutti: la Giustizia, fatto un cortese salutare, si pone sopra il suo seggio, e dice:_
È nata, o signore, fiera disputa tra voi, circa il vero significato della voce _Codíno_, e come avviene delle cose politiche, anco leggiere, che troppo si fanno gravi, così è avvenuto di questa, leggerissima se altra ne fu; la qual potrebbe partorir effetti assai spiacevoli tra coloro a cui si dà tale appellativo, e coloro che ad essi lo danno, quando non si determini bene chi proprio se lo merita. Ciascuna di voi la intende a modo suo; ed i partigiani vostri si danno del codíno tra loro con tanta confusione e con tanta stizza, che la cosa non patisce più indugio. Però vi ho raccolte qui per sentir proprio dalla vostra bocca che cosa intendete ciascuna per questo benedetto Codíno: ed ho pure invitato qui la Crusca e il Fanfani, acciocchè diano il loro voto filologico in questa materia, prima che io ne porti sentenza.
CRUSCA--Io non rifiuto, o signora, di dare il mio voto, ma non accetto per compagno un Fanfani.
AUTORE--Nè io d'esser compagno vostro ho punta ambizione, tali scagnozzi avete accettato tra la vostra famiglia.
CRUSCA--Siete un insolente e un birbante...
AUTORE--Brava! le solite vostre onorate ragioni...
GIUSTIZIA--Signori, questo non è luogo da gattigliare così. Attendete a quello per che vi ho chiamato, ponendo ben mente alle ragioni che allegheranno queste rispettabili matrone, per poi significare il vostro pensiero nella soggetta materia.
MONARCHÍA--Io come io, credo che Codíno propriamente non possa dirsi se non chi avversa in tutto ogni prerogativa del monarca costituzionale: chi crede esser solamente governo legittimo quello della mia sorella maggiore Monarchía assoluta, e che per mantenerla darebbe anche la sua patria nelle mani dello straniero.
ARISTOCRAZÍA--Anch'io suppergiù la penso così. Tra' _codíni_ per altro mi parrebbe necessario il metterci anche coloro che tengono in riverenza solo la persona del Monarca e quasi se ne fanno idolo, tenendo per nulla la dignità e la nobiltà de' magnati.
DEMOCRAZÍA--Eh! non ci sarebbe male! senti un po' a che vorrebbero ridurre quelle signore garbate il numero dei codíni! Le dicano: per loro il popolo non c'è, è vero? o se c'è, non ha diritto veruno, eh? Lo sanno chi sono i codíni? Sono i monarchici tutti e tutti gli aristocratici: sono tutti coloro che credono nel diritto divino, negando la sovranità popolare; che portano croci all'occhiello, livree ricamate e simili mostre di servitù. Quelli sono i codíni.
LICENZA--E per me lo sapete chi sono i _codíni_? Son tutti coloro che, dovendo andare a un fine, si fanno inciampo di leggi, di trattati, di lealtà, di diritti acquisiti o non acquisiti, di proprietà o pubbliche o private, di giuramenti e di simili altre favole, rimanendosi dalle loro imprese per via di esse. Non bado appunto appunto chi è rosso o turchino, dico solo che _quel che è utile in politica, è onesto, e che il fine santifica i mezzi_. Chi non crede ciò è codíno: chi non è con me, è codíno.
TEMPERANZA--Già, disse bene il Giusti: _A detta di Caino, Abele era codíno_. Ma a codesta regola il mondo sarebbe codíno tutto, sai?
LICENZA--Tutto? oh povera grulla! Ma dimmi un po'; in questi ultimi anni che ha' tu fatto? ha' dormito sempre?
GIUSTIZIA--Dico da capo che questo non è luogo da battibecchi. A te, Libertà.