Part 6
LAURA--La chiami i pompieri; che vuol che gli dica? Ha delle buone intenzioni? Ne parli con la signora; ed io le confesso, che lo sposerò volentieri, perchè m'è simpatico. Se no, la giri di bordo.
LEONE--(Sarà quel che sarà, ma questo bocconcíno non me lo lascio sfuggire). Sì, Laura mia, ho intenzioni ottime: oramai sento che senza te non potrei più vivere. Tu mi hai ammaliato. Parlerò alla signora, farò quel che vuoi. Ma prima ho bisogno d'avere un colloquio teco. Senti, mi devi concedere che stasera, quando tutti dormono, io venga da te.
LAURA--Credo che la sia matto... (_Rodolfo fa un po' di rumore per farsi sentire_)
LEONE--Ecco gente. (_Si ricompone_) Dunque addio a stasera.
Scena Diciannovesima.
RODOLFO e detti.
RODOLFO--Ma, caro cavaliere, questa lettera al Ministro è molto lunga: giù tutti v'aspettano.
LEONE--(_confuso_) Che volete? avevo lasciato de' fogli... ho dovuto pensare...
RODOLFO--Andiamo, andiamo, per oggi non pensate più agli affari. Venite giù nel giardino, dove abbiamo intavolato una graziosa chiassata. (_Leone e Rodolfo partono insieme_)
Scena Ventesima.
LAURA sola.
LAURA--Non so se gli do una lezione da ricordarsene per un pezzo, o se reggo la burletta, e guardo di accalappiarlo. Delle volte.... Ne parlerò con il signor Rodolfo.
FINE DELL'ATTO PRIMO.
ATTO SECONDO
Scena Prima
(_Siamo in una scuola. I giovani seduti alle loro panche; il Direttore del Ginnasio, che è pur maestro, passeggia e provvede al buon ordine._)
DIRETTORE--Signori, stieno un po' quieti: pensino che or ora sarà qui il signor Ispettore; e che in questa scuola si farà un formale esperimento de' loro studj.
GIOVANE 1.º--Ma è vero, signor Direttore, che l'Ispettore è tanto ridícolo?
DIRETTORE--Si cheti, e parli con rispetto de' superiori. Sarebbe tempo che da ora in là mettesse un po' di giudizio, e stesse un po' più sull'uomo.
GIOVANE 1.º--Che vuole? L'ho sentito dire...
(_Entra il Custode, e consegna una lettera al Direttore, il quale legge sottovoce. I giovani in questo tempo schiasseranno tra loro._)
DIRETTORE--Una lettera dell'Elvira? Sentiamo: «Mio caro, ti scrivo dalla mia scuola con lo sdegno nel cuore. Quel signore Ispettore, al quale ho parlato della mia súpplica al Ministro, mi ha promesso d'ajutarmi, facendo proposizioni ingiuriose al mio onore: io ho risposto come donna prudente ed onesta doveva fare; ora temo che voglia farmi del male presso i superiori. Ti avverto per tua regola. Elvira.» Ah! vile farfanícchio! vieni qui, e te lo farò vedere io come si scorbácchiano i tuoi pari. Proprio bellíno da fare il grazioso con le donne!
GIOVANE 2.º--Signor Direttore, ma che starà un pezzo questo signor cavaliere?
DIRETTORE--(_Pensoso e inquieto_) Tra poco sarà qui.
GIOVANE 3º.--Ma su che c'interrogherà?
DIRETTORE--Non dúbitino, ci penserò io. La mia scuola si deve fare onore... Anzi dobbiamo provare, se ci riesce, di mettere su disputa con questo ispettore, e fargli vedere che i giovani di Chiusi non sono talpe. Lei (_accennando a uno de' tre giovani_) è il più vispo della scuola, ed è uno de' più studiosi: se la sente di mettere alla prova questo signore? È un uomo come gli altri, sa!
GIOVANE 1º.--Lo vede, se dicevo bene?
DIRETTORE--No signore. Lei scherniva; e i superiori non si scherniscono. Io faccio cosa lécita, perchè mi studio di far fare buona figura alla nostra scuola; e perchè, in fin de' conti, non è male che qualcuno di questi signori, i quali vengono ne' luoghi piccoli col pensiero di soverchiarci, sieno, potendo, sopraffatti. Bene: che si sente in grado lei di stare un poco a tu per tu?...
GIOVANE 1.º--Altro!
GIOVANE 2.º--Anch'io, purchè sia una cosa che so bene.
GIOVANE 3.º--Anch'io.
DIRETTORE--Coraggio dunque. Lei (_al giovane 1.º_) è molto pratico di Dante: farò in modo che lo intèrroghi su Dante.
GIOVANE 1.º--Sì, sì.
DIRETTORE--(_Al giovane 2.º_) E lei sa bene la storia della letteratura. E lei (_al giovane 3.º_) è bravo nel latino.
Scena Seconda.
Il CUSTODE, poi l'ISPETTORE, il SINDACO, RODOLFO, GIULIA, ed altri.
CUSTODE--Il signor Ispettore, col signor Sindaco, e altri signori.
(_Il Direttore va verso la porta, ed entrano tutti: saluti e strette di mano scambievoli._)
ISPETTORE--Ella, signor Direttore, ci ha lasciati...
DIRETTORE--Perdoni, signor Cavaliere: essendo anche maestro di quarta ginnasiale, nel tempo che Ella andava alla scuola femminile, ho creduto meglio di venir qui alla scuola mia, per isporre questi giovani a riceverla degnamente.
ISPETTORE--Ha fatto bene. E, mi dica un po'; studiano questi giovani?
DIRETTORE--Per quel che fa la piazza, ci possono stare.
ISPETTORE--E il nostro gran padre Alighieri lo fa studiar loro? e la lingua latina va bene? e la lingua nostra si trascura anche qui come in altre scuole?
DIRETTORE--(_da sè_) Guarda che mútria! Or ora lo sentirai!--Spero che sarà contento. Ma si accòmodino; ed ella faccia l'esperimento che più le piace.
LEONE--Intèrroghi prima i giovani suoi sopra la letteratura e la lingua latina.
DIRETTORE--Oh! signor Cavaliere, dove c'è il sole ogni altra stella sparisce. Intèrroghi Ella sopra quel che le piace: e questi giovani si troveranno onorati, e ricorderanno con orgoglio di essere stati interrogati da sì degno personaggio.
LEONE--Ma desidero però che intèrroghi anche lei. (_Piano al Sindaco_) Facendolo interrogare, gli faccio, senza parere, l'esame anche a lui.
DIRETTORE--Faremo a vicenda, se così le piace.
LEONE--Cominci lei.
RODOLFO--(_da sè_) Ho bell'e capito, l'amico non vuole impicciarsi; ma ce lo tirerò io.
DIRETTORE--(_volto al giovane 1.º_) Dica lei: quali sono i più grandi scrittori del secolo d'Augusto?
GIOVANE 1.º--Virgilio, Orazio, Sallustio e Tito Livio sono i principali.
LEONE--Ma, tra' principali, doveva metterci anche Lucrezio, Tacito e Plauto. (_I giovani sghignazzano_)
DIRETTORE--Mi perdoni, signor Cavaliere: parmi che Lucrezio e Plauto fossero assai prima di Augusto; e che Tacito fosse molto dopo.
LEONE--Sì sì; ma i buoni critici gli mettono tra gli scrittori Augustali.
DIRETTORE--Mi perdoni; la nuova critica non è arrivata fin qua a Chiusi.
RODOLFO--(Oh, pezzo d'ásino d'un Ispettore!) (_e volto alla Giulia_) Il principio non è brutto: l'avrebb'a ire a finir bene!
GIULIA--L'ho detto che non avevo sbagliato a crederlo un ignorante.
DIRETTORE--Contínui, signor Ispettore. _Ubi major, minor cessat_.
LEONE--(_Ammansito_) Grazie. (_E volto al giovane 2.º_) E la lingua latina come si spense?
GIOVANE 2.º--Per le irruzioni de' barbari...
LEONE--Sì, ma come? con che ordine?
RODOLFO--(Dio che roba!)
GIOVANE 2.º--Non lo so...
LEONE--Non lo sa? Signor Direttore, queste sono cose elementari...
DIRETTORE--(Ah, sfacciato!) Che vuole? il giovane è un poco sopraffatto... Lo metta ella in via, e vedrà che lo sa.
LEONE--Dunque (_volto al giovane_), venuti i barbari in Italia sotto i Longobardi, (_i ragazzi ridono_) che fecero?
GIOVANE--Ma i Longobardi...
LEONE--Bene; i Longobardi che fecero?
GIOVANE--Nulla.
LEONE--Nulla? Signor direttore... sono molto addietro questi suoi scolari!
DIRETTORE--(Bada, che mi scappa la pazienza! Ma freniámoci.) Scusi, secondo la Critica vecchia, i Longobardi non furono i primi barbari che venissero in Italia; chè molti e molti anni innanzi...
LEONE--Già, già, lo so. Ma i critici sogliono ora cominciar da' Longobardi, perchè essi esercitarono sulla povera Italia la maggiore influenza.
RODOLFO--(Dio mio ajutáteci!)
DIRETTORE--Eh, scusi, ma i Goti...
LEONE--I Goti, già, vennero dopo i Longobardi.
SINDACO--(Per bacco, questa l'è grossa davvero!)
DIRETTORE--Ci pensi meglio, signor Cavaliere.
FABRIZIO--(_vedendo l'impiccio_) Signor Ispettore, ella che ama tanto la Divina Commedia e Dante, ed è sì valente Dantista, intèrroghi piuttosto sopra il gran Ghibellino, che intenderemo qualcosa tutti.
LEONE--Volentieri. Dica (_volto al giovane 3.º_) com'era Dante in politica?
GIOVANE 3.º--Prima fu guelfo, e combattè co' Guelfi a Caprona e a Campaldino; poi mutò parte...
_Leone_--Coloro che insegnano tali cose non sono capaci di comprendere l'alto concetto dantesco. Dante fu italiano, e non altro: ed egli fu l'iniziatore primo della unità italiana sotto un solo Re.
RODOLFO--(_da sè_) L'_iniziatore primo_? Sfido io! se è _iniziatore_ non può essere altro che primo.
DIRETTORE--(È meglio ch'i' la pigli in celia: se no va a finir male.) Mi perdoni, signor Cavaliere, ma il _Trattato della monarchía_, dove Dante espone il suo pensiero politico, lo ha letto? Che ci ha trovato codesto concetto, ed anche _il solo Re_?
LEONE--Che domande son codeste? L'ho letto e studiato; e anche ne ho fatto lo spoglio, essendo esso uno de' primi testi di lingua citati dalla Crusca.
DIRETTORE--Badi, è scritto in latino!... Ma lasciamo andar ciò. Sappia dunque che, e nella _Monarchía_, e nella _Commedia_, Dante vagheggiava la monarchía universale sopra tutto il mondo civile: l'imperatore doveva aver l'alto dominio sopra ogni paese, di qualunque forma di governo: il Papa doveva avere il dominio delle coscienze. L'Italia, che Dante chiama il _giardino dell'Impero_, non era, come vede, per esso, se non una parte di tal monarchía: l'Imperatore doveva, come altrove, imperarvi, non reggervi: si ricordi che anche di Dio disse: _In tutte parti impera e quivi regge_; e potevano, anzi dovevano, tutte le terre d'Italia rimanere con la loro autonomía, repubbliche le repubbliche, principati i principati...
LEONE--Codesta, signor Direttore, è critica codína... Non lo sentì anche il Padre Giuliani, là nel 1865?
DIRETTORE--Io do retta a Dante, e non al Padre Giuliani...
SINDACO--Mi pare, signori carissimi, che questo non sia tempo da díspute. Contínui la sua interrogazione.
RODOLFO--Cavaliere, faccia spiegare qualche luogo fra i più belli della _Divina Commedia_.
LEONE--(_che mal può celare la stizza, e la confusione_) Volentieri, Signor Direttore, (_al Direttore con atto imperioso_) faccia leggere al giovane, che ella crede più adatto, quel luogo sublime dove Dante incontra la sua Beatrice, il quale comincia:
«A noi venía la creatura bella «Bianco vestita, e nella faccia quale «Par tremolando mattutina stella.»
DIRETTORE--(RIDENDO SOTTO I BAFFI, E VOLGENDOSI AL GIOVANE 2º) Su, dica lei, per ubbidire al signor Ispettore.
GIOVANE 2.º--«A noi venía la creatura...» (_si mette a ridere_)
LEONE--Che mancanza di rispetto è questa? di che ride?
GIOVANE 2º--«La creatura bella, bianco vestita...»
LEONE--Bene: che c'è da ridere?
GIOVANE 2.º--La non è Beatrice.
LEONE--Come non è Beatrice?!
DIRETTORE--Signor Cavaliere, forse ora ella è distratto: ci pensi meglio, e indichi esattamente il luogo che desidera di udire spiegato. Che vuole? son giovani, e bisogna preparar loro il terreno...
SINDACO--(_alla moglie_) Mi pare che il Direttore tiri a voler metter fuori di scherma il Cavaliere; il quale, par proprio che...
GIULIA--(_interrompendolo_) Che sia quale lo giudicai io, eh? Non dubitare, no. Sentiamo come n'esce.
LEONE--Dunque Beatrice, la donna di Dante, quella che lo accompagna per il Purgatorio e per il Paradiso... (_i giovani sghignazzano_) Dante se la vede venire incontro tutta vestita di bianco...
UNA VOCE--No, di rosso.
LEONE--(_stizzito_) Insolenti! Facciano silenzio. Dunque, come diceva, Dante in que' sublimi versi... perchè Virgilio nel Purgatorio non ci poteva andare...
LA VOCE--Vi andò.
LEONE--Signor Direttore, queste sue scuole sono molto mal disciplinate.
DIRETTORE--Mi pare di non meritar sì fatto rimprovero. Dall'altra parte son giovani, e sono compatíbili, se desiderano di far vedere che ne sanno più di coloro...
SINDACO--(_interrompendo_) Signor Direttore, la prego di far tacere i suoi giovani.
DIRETTORE--Silenzio! Signor Cavaliere, i giovani sono quieti; e l'interrogato da lei, aspetta di udire le sue ammonizioni.
LEONE--(_al giovane_) Sì, ripeto, il Purgatorio è la più bella parte del sacro poema: Virgilio vi andò sino ad un terzo di viaggio; Beatrice _lo rimpiazzò_; Dante la vide, e la descrive con que' versi.
GIOVANE--Mi perdoni, signor Ispettore: Virgilio accompagnò Dante per tutto il Purgatorio: que' versi, da lei per isvista citati, descrivono un angelo; e Beatrice è descritta così dal poeta, là nel canto XXVII del Purgatorio quando apparisce a Dante:
Sotto candido vel, cinta d'oliva, Donna m'apparve... Vestita di color di fiamma viva[60].
LEONE--Lo sapevo da me; e mi maraviglio che ella si metta a far il maestro a un suo superiore.
GIOVANE--Ma a me mi par che non lo sapesse...
LEONE--Insolente! (_i ragazzi ridono_) Signor Direttore, (_monta su tutte le furie_) ella solo è _responsabile_ dell'insulto che ricevo nella sua scuola. Il Ministro mi sentirà... E lei, signor Sindaco, farà chiudere la scuola. I giovani possono andare.
DIRETTORE--Signori, vadano pure... (_i giovani escono ridendo: il Sindaco, Rodolfo e la Giulia, si alzano_)
LEONE--E lei, signor Direttore, me ne renderà conto. Nella persona mia è offesa la maestà reale.
DIRETTORE--(_acceso di sdegno_) Sì, mi par di sentire quella maschera d'un teatro toscano, che, essendo col suo lucernone in capo, pretendeva di tenere a freno certi suoi schernitori, dicendo che egli rappresentava S. A. il Granduca. O senta dunque che cosa le ho da dire; e questi signori mi scuseranno: e se lei, sor Ispettore, ricorrerà al Ministro, io saprò che cosa rispondere; e si vedrà chi ne va a capo rotto. Io mi maraviglio bene di un governo, che, a sindacare, e sopravvegliare le scuole, dèputa farfanícchi suoi pari, che appena sarebbero buoni a far il maestro di prima elementare; e dà persino ad essi delle onorificenze; e che non hanno altro pregio, se non quello della ciarlatanería e della più abietta servilità, di mutar casacca a ogni momento, di incensare tutti gl'idoli nuovi, e prostrarsi a tutti i nuovi padroni; di strisciare i ricchi e i potenti; di farsi largo a forza di male arti, e di viltà e umiliazioni di ogni genere: e che, mentre dovrebbero contentarsi di star ne' loro cenci, e godersi gli onori non meritati, osano di impanciarsi a parlare di cose che non sanno; e abusano vilmente il loro ministero...
FABRIZIO--Signor Direttore, pensi a quello che dice: si calmi. Il suo procedere non è degno di lei.
RODOLFO--(_alla Giulia_) Lo sapevo che sarebbe ita a finir male. Proprio me la godo!
GIULIA--Ma il Direttore esce troppo fuor del mánico.
LEONE--(_in tutto il discorso farà i più strani atti di sdegno_) Vedremo! A me tali insulti? loro signori, sono testimoni... A un mio pari!
GIULIA--Si calmi, signor Cavaliere. Il Direttore è sopraffatto da qualche cosa. Ma si accorgerà egli stesso del suo errore...
DIRETTORE--(_al Sindaco, dandogli la lettera dell'Elvira_) Guardi, se ho ragione di parlar così. Affido questa lettera alla sua lealtà. (_Il Sindaco leggendo fa atti di stupore._)
LEONE--Non ammetto scuse. Prima al Ministro: poi al Tribunale (_come invasato_).
DIRETTORE--Vedremo quel che la ci guadagnerà. Signor Sindaco, mi permetta di uscir di qui, perchè non voglio pormi nel caso di perdere la pazienza davvero.
FABRIZIO--Si serva. (_Il Direttore parte. Il Sindaco volto a Leone, che fa atti di scusa_) Signor Cavaliere, mi duole proprio amaramente...
LEONE--Ma spero che anche lei, signor Sindaco, mi farà dare solenne riparazione. Che si canzona! Un'autorità costituita... nell'esercizio delle sue funzioni!
GIULIA--Signor Cavaliere, anch'io sono dolente di questo scandalo; ma sono le solite bizze de' letterati. Faccia una cosa, ci rida su, e stia allegro. Il Direttore le chiederà scusa... (_Nel tempo che parla la Giulia, il Sindaco e Rodolfo confabulano; e il Sindaco fa vedere al cognato la lettera della Elvira._)
LEONE--Mi perdoni, signora Giulia, ma voglio vederne la fine... bisogna dare un esempio...
RODOLFO--(_Chiama da parte Leone, e gli dice:_) Leone, credo che sarà meglio per voi il lasciar correre. Alla fin de' conti il torto è vostro... Si riderà su per i giornali della vostra ignoranza: la maestrína, alla quale avete promesso favore _sotto condizione_, ne scrisse súbito al Direttore, il quale vi ha fatto quella celia, mosso da giusto sdegno, e da gelosía: io sono stato testimonio di tutto: sono amico del Ministro... e in coscienza dovrò dirgli la cosa come sta, per non veder fatta un'ingiustizia.
LEONE--(_a queste parole allibisce_) La maestra non è vero...
RODOLFO--Ci conosciamo da trent'anni...
CUSTODE--Signori, ci sono le carrozze.
GIULIA--Andiamo, andiamo, signor Cavaliere; non ci pensi più. Seppelliamo ogni cura e ogni rancore in un bicchiere di Sciampagna: il pranzo ci aspetta. (_Giulia dà il braccio a Leone, ed escono_).
FABRIZIO--Oh che scene!
RODOLFO--Ma come si è ammansito súbito, eh? Lesto, lesto: raggiúngili: io verrò a piedi. Bisogna che parli prima col Direttore. (_Fabrizio parte; e Rodolfo chiama_) Giovanotto.
CUSTODE--Comandi, signore.
RODOLFO--Senti un po' se il signor Direttore può favorir qui da me.
CUSTODE--Súbito.
Scena Terza
RODOLFO solo.
Qui bisogna vedere che questo scandalo non si faccia più grave; che non vorrei tornasse a danno anche di questo buon Direttore, e della signora Elvira. Benchè...
Scena Quarta.
DIRETTORE e detto.
DIRETTORE--(_interrompendolo_) Che mi comanda il signor Commendatore?
RODOLFO--Comandare, nulla. Solo volevo, ora che sono andati via tutti, studiar con lei il modo di riparare a questo guajo; e vedere se la cosa può andare a buon fine per tutti.
DIRETTORE--Ella ha veduto quella lettera alla mia Elvira. Le pare una bella prodezza? le pare ingiusto il mio sdegno?
RODOLFO--No, ingiusto non è: ma però egli è sempre Ispettore, e lei ha passato il segno... e poi nel tempo della Ispezione! in presenza degli scolari... Se non una pena, una mortificazione non può mancarle.
DIRETTORE--C'è tanti giornali!...
RODOLFO--No, no: la senta. Io ho de' conti vecchj con quel sor Leone: mi ha sempre sdegnato il suo strisciar con tutti: la sua insaziabile smania di parer da qualcosa, senza esser nulla: il suo continuo braccar lodi da' giornalisti: il voltar casacca da un momento all'altro: la sua stomachevole piacentería con tutti coloro da cui crede poter trarre qualche frutto; e mi ha pure stomacato e mi stòmaca quel suo esser così donnajuolo, benchè a quel mo' ridícolo, e ora vecchio; e però, io come io, ho avuto molto caro che la gli dia questa lezione. Ma le ripeto, a come stanno le cose ora, se egli potrebbe aver de' rimproveri, o forse esser anche destituito, anche lei non anderebbe esente da rimproveri, che potrebbero esser cagione di frastornare il suo matrimonio, e il miglioramento di sorte della sua Elvira.
DIRETTORE--Ma dunque?
RODOLFO--La senta: bisogna fare in modo che l'amico ne faccia una delle più grosse: e la farà di certo, se noi sappiamo dissimulare, ed assicurarlo da ogni amarezza. Egli ci cascherà: so quel che dico; e lo conosco troppo bene. Allora l'uomo è nostro: penserò io a impaurirlo; e gli faremo fare tutto quello che ci parrà e piacerà. Ma bisogna che la dia retta a me.
DIRETTORE--Sentiamo!
RODOLFO--Ella è invitata a pranzo dal Sindaco. Venga; e mostrandosi dolente del fatto accaduto, preghi l'Ispettore a dimenticarlo.
DIRETTORE--Eh!
RODOLFO--Aspetti... Egli, tanto, è un buacciuòlo; e tutti sanno che la cosa si fa per celia. Lo lodi: lo imburri; si raccomandi anche...
DIRETTORE--Ma senta, signor Commendatore...
RODOLFO--Si tratta di far la burletta; e da questa può nascerne il bene di lei e della sua Elvira. Mi dia retta: rideremo; ed Ella e la sua Elvira saranno contenti. Se mi riesce, non solo il caro Leone non si risentirà del torto che ella gli ha fatto; ma e della scuola e di lei scriverà al Ministro ogni bene; e ajuterà efficacemente il buon èsito della súpplica della signora Elvira, la quale farò in modo che venga a finir la serata da mia sorella; e potrà giovarci anche lei maravigliosamente. Ma perchè il topo resti in tráppola, bisogna che sia tranquillo d'animo. A tavola glielo metterò accanto: lo tratti onorevolmente, e gli mesca da bere...
DIRETTORE--Mi fido di lei; e l'ubbidirò.
RODOLFO--Io scappo, per non dar sospetto. A rivederci a or ora.
DIRETTORE--A rivederla. (_Rodolfo parte_) Vediamo come va a finire. Sicuro, i' mi sono un poco lasciato andare... Ma dall'altra parte un farfanícchio a quel modo... Andiamo a vestirci per il pranzo.
Scena Quinta.
ELVIRA e detto.
ELVIRA--Mi è stato detto che eri qui; e qui son venuta per saper un poco com'è andata la faccenda...
DIRETTORE--Ora non posso distendermi troppo a raccontarti ogni cosa per filo e per segno; ma sta certa che l'ho servito di coppa e di coltello. L'ho solennemente scorbacchiato in presenza di tutti.
ELVIRA--Dio mio! ma questa cosa ti potrebbe far danno, e frastornare le nostre nozze.
DIRETTORE--Veramente un po' troppo uscito dal mánico, sono; e me l'ha detto anche il Commendatore: però mi ha consigliato come mi debbo regolare; e spero che la cosa anderà a finir bene anche per noi. Il Commendatore ha immaginato non so che burletta; e mi ha accertato che, se noi lo secondiamo, ce ne troveremo contenti. Anzi ti avverto che la signora Giulia ti inviterà stasera al thè: sta preparata; e seconda anche tu il nostro disegno, che il Commendatore si dà molta cura anche per noi, e ama di veder concluso il nostro matrimonio.
ELVIRA--Tanto meglio. Dunque va pure a prepararti per il pranzo; ed io verrò a casa della signora Giulia volentierissimo. Addio.
DIRETTORE--(_le stringe la mano_) Addio. (_L'Elvira esce; il Direttore scrive alcuni appunti; e poi dice_) Ecco fatto! O andiamo. (_Esce e cala il sipario_)
FINE DELL'ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
Scena Prima.
La stanza del Sindaco come nell'atto I.
FABRIZIO--(_seduto al tavolino_) O questa proprio me la sono goduta! Non c'è che dire: le donne hanno gli occhj più lunghi di noi! _Questo sor Ispettore_, disse la Giulia appena letta la lettera, _debb'essere un ignorante e uno scroccone_; e non è scattato un pelo: proprio tale in carne e in ossa. Che bocconi! come tracannava! (_Firma alcune lettere_) Ora bisognerà tornar di là, a veder come finisce la scena. Che grullo! E come ci ha creduto súbito alle scuse del Direttore! e come ha preso per contanti gli encomj che gli si facevano...
Scena Seconda.
GIULIA e detto.
GIULIA--Fabrizio, cerca di sbrigarti. Abbiam finito di prendere il caffè, e vogliamo passare in sala.
FABRIZIO--O che non potete andare senza di me? Io ho qualche cosuccia da fare.--Ehi, dimmi un po': séguita a andar bene tra l'Ispettore e il Direttore?
GIULIA--Pajono amiconi da cent'anni. Un po' l'arte sopraffina del Direttore; un po' i fumi del buon vino; quel caro cavaliere parla con una effusione di cuore che innamora. Ha dimenticato la scenata della scuola; e ha ripreso, a quanto pare, il disegno fatto circa alla Laura...
FABRIZIO--Disegno circa alla Laura? Che disegno?
GIULIA--Non ne sai nulla? Credevo che Rodolfo te n'avesse parlato.
FABRIZIO--No... Io so solamente di una certa proposta insolente che l'Ispettore fece alla signora Elvira.
GIULIA--Ma il sor Ispettore non si ferma a una sola. Prima che con la Elvira, si era aperto amorosamente con la Laura, ed era venuto alle strette; e vuole a tutti i patti che stasera lo riceva da solo a solo...
FABRIZIO--Non mi canzoni! O come lo sai?
GIULIA--Rodolfo, senza volere, ha veduto e udito ogni cosa, e me lo ha detto. Anzi credo che tutto questo rimpaciamento tra il Direttore e il Cavaliere sia maneggio di Rodolfo stesso, il quale ha voluto che ogni amarezza e ogni dispiacere si diléguino dall'animo dell'Ispettore, affinchè non abbandoni per essi, o ci vada meno caloroso, l'affare della Laura. E di fatto par che, non solamente duri nel suo propòsito, ma che ci si sia riscaldato; perchè, scontrátala nell'uscir da pranzo, le ha detto non so che negli orecchj, e credendo di non esser veduto, le ha fatto anche pa[61].
FABRIZIO--O sciocco che non è altro! Ma senti: Giulia; queste son cose che non istanno bene, e tu mi scandalizzi a pigliarle in burla come fai.