Novelle e ghiribizzi

Part 5

Chapter 53,600 wordsPublic domain

Onorato dalla fiducia di S. Maestà il Re della nòmina di regio Ispettore Scolástico di circondário, ho l'onore di prevenirlo, che, avendo intrapreso la visita de' varii stabilimenti d'istruzione del mio circondário, ho stanziato di fare uno de' primi cotesto suo Comune. E però l'avverto che doman l'altro mi porterò costà. E nel tempo stesso, interesserei la sua gentilezza ad esser così buono, siccome io son nuovo della piazza, di dare ordine che mi si prepari un decente albergo, non volendo io trovarmi a contatto di persone da meno di me. L'avverto di soprappiù che V. S. Ill.ma non notizii i maestri e le maestre di coteste scuole del mio venire: l'autorità è bene che giunga improvvisa. Ho l'onore ecc. ecc.»

FABRIZIO--Eccone un'altra delle seccature! _(guardando la moglie)_. E ora come si fa? Dice che vien doman l'altro: la lettera, ritardata, è scritta due giorni fa. E' c'è da vederselo arrivar qui da un momento all'altro.

GIULIA--Cotesto Sig. Cavaliere Ispettore, se l'ho a giudicare dal modo come è scritta la lettera, mi pare un bell'ignorante: se dal tono di essa, mi pare un villano presuntuoso. E' par che il sindaco lo tenga per un suo servitore.

FABRIZIO--Che vuoi? sarà persona di riguardo.... E ora dove gli si trova l'albergo? Senti, ho pensato di riceverlo qui in casa. È persona d'autorità.... sono gente che fanno le relazioni al Ministro.... capisci? Facendogli due carezze, una buona parola la posson mettere, e...

GIULIA--E venir la croce, eh? Guarda, povero Fabrizio, che strana voglia t'è venuto! Se tu fossi donna, direi che tu se' gravido.

FABRIZIO--Eh, non ci mancherebbe altro! Su via, Giulietta, sii buona, e fa preparare la camera de' forestieri.

GIULIA--Facciamo anche questa. Bada, sbaglierò: ma questo signor Ispettore, dev'essere anche uno scroccone.... e ha scritto la lettera a quel modo appunto per veder d'appoggiar la labarda. O andiamo. _(Parte)_.

Scena Terza.

FABRIZIO solo.

FABRIZIO--Mi pare anche a me che questo sor Ispettore debba aver le belle qualità che gli attribuisce mia moglie: però, bisogna dissimulare; e, in ogni caso, essendo egli ignorante e scroccone, potremo sfruttare in pro nostro queste due ricche miniere, e, al bisogno, potremo anche divertirci alle sue spalle.

Scena Quarta.

GIOVANNI poi il comm. RODOLFO.

GIOVANNI--Signor Padrone, c'è il signor commendatore Fabrizi.

FABRIZIO--Il commendatore Fabrizi? Fallo passar súbito; e poi avvisa la signora. _(Giovanni parte; Fabrizio va verso la porta, e il Commendatore entra, e stringendogli la mano, continua)_ Che miracolo è questo? Come mai tu in questa cittaúccia?

COMMENDATORE--Son venuto per ragioni d'uffizio, e te lo dirò poi. Ora parliamo di vojaltri. State tutti bene? E la Giulia? e il tuo bambino?

FABRIZIO--Si crepa tutti dalla salute. Ma tu ora sei diventato un pezzo grosso davvero! e metto quasi su superbia d'esserti cognato.

COMMENDATORE--Smetti con codeste sciocchezze. Sì, sono un poco salito; e dacchè ho avuta un'ingerenza governativa, per la quale mi bisogna trattenermi un po' qui, ho proprio caro di star qualche giorno vicino a mia sorella ed a te. Ma tu non far complimenti, chè avrai le tue faccende. Io, intanto, andrò di là dalla Giulia.

FABRIZIO--Tu dici bene che le faccende non mi mancano; e per di più mi piove ora addosso la visita dell'Ispettore scolastico fatto ora di fresco!

COMMENDATORE--E chi è questo ispettore?

Scena Quinta.

GIULIA e detti.

GIULIA--_(correndo ad abbracciare Rodolfo)_ Oh! Rodolfo mio, questa è proprio una consolazione! Che fai? Come stai? Di dove vieni? Ti trattieni, eh? E starai qui da noi....

COMMENDATORE--Benedette donne! Senti quante domande a un fiato! Sto bene. Vengo da Roma. Mi trattengo otto giorni; e non istarò da vojaltri, perchè già mi son posato alla sottoprefettura, dove ho da trattare un affare assai grave, che può tornar utile a questa città. Per altro verrò spessissimo qui da te, pranzerò spesso qui, e faremo chiaccherate lunghe un miglio.

GIULIA--Insomma fa come tu vuoi, purchè tu trovi il tempo di star molto con me.

COMMENDATORE--Molto non so; ma di certo più che posso.

FABRIZIO--Dunque, per tornare all'ispettore...

COMMENDATORE--Ah! è vero, sì. E chi è?

FABRIZIO--Il cavaliere professore Leone Feroci.

COMMENDATORE--Leone Feroci? Ed è professore e cavaliere? Oh! povere cattedre, povera cavallería!...

GIULIA--O che lo conosci?

COMMENDATORE--Altro se lo conosco!

FABRIZIO--O sentite: io dovrei tornare al Municipio; ma per oggi vo' pigliarmi un po' di scianto, e godere la tua compagnía. Farò venir qua il segretario a portarmi le lettere per la firma; e se giunge il sor Ispettore, gli farò dire che favorisca da noi. Scusa, vado a dar gli ordini. (_Parte_)

Scena Sesta.

GIULIA e RODOLFO.

GIULIA--Ma dunque, Rodolfo, quel tuo _altro se lo conosco_, mi ha messo in curiosità di saper chi è questo ispettore.

COMMENDATORE--Il più ridícolo farfanícchio che tu possa immaginare. Un poetúcolo da serenate, un vanèsio, un ficchíno, uno svenévole, e uno scroccone numero uno.

GIULIA--Eh! quella lettera non poteva mentire.

COMMENDATORE--Che lettera?

GIULIA--La lettera che ha scritto a mio marito per avvisarlo del suo arrivo. Tu sentissi che roba! Ma dev'essere anche un po' ignorante.

COMMENDATORE--Anche. Ma quel che è peggio, benchè oramai in là cogli anni, è un donnajuolo di prima riga.

GIULIA--E appunto quel buon uomo di mio marito gli vuol dar ricetto qui in casa!

COMMENDATORE--Qui? Sta certa che se tu resti un momento sola, ti fa una dichiarazione in tutte le regole.

GIULIA--Potrebbe esser che ci avesse poco gusto!...

COMMENDATORE--No, sarà bene pigliarla in chiasso; e forse il signor Ispettore ci darà materia da divertirci.

GIULIA--Sì, sì; ma appunto, tu lo sai, lui è un po' geloso, e non vorrei che si facessero scene.

COMMENDATORE--Non si farà nulla, non dubitare... A propòsito, ma quel capo armonico di quella cameriera ce l'hai sempre? Aspetta... come si chiama?

GIULIA--La Laura? Altro se ce l'ho! L'è un servizio eccellente; ma ha un po' troppo il capo a' grilli. Dall'altra parte la tengo, perchè, a a questi lumi di luna, c'è da dare in peggio.

Scena Settima.

FABRIZIO e detti.

FABRIZIO--Oh! ecco fatto. Giovanni anderà alla stazione a ricevere l'Ispettore; il Segretario verrà qui alla firma, ed io potrò tenervi un po' di compagnía. Giulia, hai pensato a tutto, eh? Volevo cercar di farmi onore, e far vedere a questi pezzi grossi che anche nella nostra città si conosce la cortesía e la gentilezza. Ma tu, Rodolfo, hai bisogno di nulla? Già, che accadono complimenti? Tu sei in casa tua. Bada, veh; a pranzo, oggi, tu devi restar qui, anche per fare un po' di compagnía al sor Ispettore.

RODOLFO--Volentieri.

Scena Ottava.

GIOVANNI e detti, poi il SEGRETARIO.

GIOVANNI--Signor Padrone, c'è il segretario.

FABRIZIO--Passi. (_Il servitore va via, e volto agli altri:_) Io firmo gli affari: tu intanto, Giulia, conduci Rodolfo a vedere il nostro bambino. Vedrai (_a Rodolfo_): non perchè sia mio, ma è un vero angelo di paradiso. (_E alla Giulia_) Tu guarda anche che tutto vada in regola, e cerca di essere sbrigata quando arriva l'Ispettore: siamo a tocca e non tocca. Io mi spiccio in pochi minuti. (_Entra il segretario: Rodolfo e la Giulia salutano e partono_).

SEGRETARIO--Signor Sindaco, buon giorno a lei.

FABRIZIO--Buon giorno. Scusi, sa, se l'ho incomodata a farla venir qui. Che vuole? Oggi son tutto sottosopra; e venire al Municipio mi sarebbe stato impossibile.

SEGRETARIO--Ma le pare, signor Sindaco! ella può comandare.

FABRIZIO--È pronto ogni cosa?

SEGRETARIO--Ogni cosa. Guardi, la non ha a fare altro che firmare. (_Gli mette davanti tutte le carte, e il Sindaco comincia a firmare_).

FABRIZIO--(_Dopo aver firmate varie lettere_) Centomila lire!? Che cosa sono? Ah! quel famoso accollo... Eh gua', è inutile, caro Segretario, in questa faccenda non ci vedo chiaro. Centomila lire per una bríccica a quel modo! Ma... il Consiglio ha approvato... (_firma_).

SEGRETARIO--Non dica tanto bríccica, signor Sindaco! E poi le spese son mai tante...

FABRIZIO--(_Da sè_) (Già, compreso le ventimila lire che s'è intascato lui!) Eh già, già, intendo! le spese son mai tante!... (_seguitando a firmare_) _Sussidio alla maestra elementare_... Ma questa maestrína ha di gran sussidj. Non dico che non sarà brava, ma l'è anche bellína. (_Guarda il Segretario sorridendo_).

SEGRETARIO--Oh! Signor Sindaco, lei vuole scherzare al suo solito. Creda, la maestra lo merita, e non c'è ombra di secondi fini.

FABRIZIO--Eh diavolo! (_Seguita a firmare_) Ecco fatto. C'è altro?

SEGRETARIO--Per oggi no.

FABRIZIO--Dunque a rivederla. Se per caso ci fosse qualche cosa di nuovo, e se fosse necessaria la mia presenza, mi avvisi. Non voglio per nessuna cagione mancare al mio dovere.

SEGRETARIO--Sarà servita. (_Fa riverenza e parte_).

Scena Nona.

FABRIZIO solo.

FABRIZIO--Questo segretario mi comincia a piacer poco... Qualche anno addietro, era un miserabile che non aveva scarpe in piedi... e ora, ville, poderi, e voglie venite, i quattrin ci sono. Ma di dove gli leva?

Scena Decima.

GIOVANNI e il DIRETTORE del GINNASIO.

GIOVANNI--Il Signor Direttore del Ginnasio.

FABRIZIO--Passi. Cápita proprio a tempo. L'avvertirò dell'arrivo dell'Ispettore, ed avrà agio di prepararsi un poco per far fare più bella figura alle nostre scuole. L'ispettore albergato qui--trattato onorevolmente--le scuole in buon ordine--una Relazione spanta al Ministro--lo zelo del benemerito Sindaco.... la cosa è fatta.

CARLO--Signor Sindaco, mi perdoni se vengo ad incomodarla qui in casa...

FABRIZIO--Anzi lei accomoda, e vien più appunto che l'arrosto.

CARLO--Or ora sarà qui l'Ispettore...

FABRIZIO--O come lo sa?

CARLO--È sparso per tutto il paese: egli lo ha scritto a un suo conoscente, il conoscente lo ha detto a questo e a quello, e i maestri sono tutti sottosopra.

FABRIZIO--(_Da sè_) Fortuna che voleva giungere all'improvviso! Bene, bene: giusto avevo caro di vederla per pregarla di avvertire i maestri e le maestre, e fare in modo che l'Ispettore si debba lodare della scuola e di loro.

Scena Undicesima

GIULIA, RODOLFO e detti.

RODOLFO--Ma lo sai che il tuo bambino gli è un angelo? Bravo! Anzi _(volgendosi alla Giulia)_ bravi!

GIULIA--Oh Signor Direttore, che miracolo? _(Gli porge la mano, presentandolo al fratello)_: Questi è il Signor Direttore del nostro Ginnasio _(E volgendosi a Carlo)_ E questo è il Commendator Rodolfo mio fratello. (_I due si salutano, e si dànno la mano)_.

Scena Dodicesima.

GIOVANNI e detti.

GIOVANNI--La signora maestra Elvira, che vorrebbe parlare alla signora.

GIULIA--Passi.

FABRIZIO--(Ah! la vedovella ha sentito l'odore del signor Carlo).

ELVIRA--_(Entra, e la signora Giulia le va incontro)_ Signora Giulia... _(Vedendo gli altri, e facendo riverenza)_ Signori...

GIULIA--Che dice la carissima nostra signora Elvira? _(A suo fratello)_ Questa è la signora Elvira Bassi maestra delle nostre scuole. _(All'Elvira)_ Il commendatore Rodolfo mio fratello. (_Si fanno riverenze_) S'accomodi qui accanto a me. _(Il Direttore siede accanto al Sindaco, la Maestra dall'altra parte della stanza colla signora Giulia e Rodolfo)_.

RODOLFO--Non dubito che non debba essere un'eccellente maestra, perchè raramente la bellezza va disgiunta dal buono ingegno.

ELVIRA--Se non avessi sentito parlare tante volte di lei come di compitissimo cavaliere, direi che la si fa giuoco di me. Ad ogni modo non tengo le sue parole se non per un complimento non meritato.

RODOLFO--Anzi meritatissimo. (_E parlando nell'orecchio alla sorella_) Da questa maestrotta ci piglierei due lezioncine anch'io.

GIULIA--(_Sottovoce_) Andiamo, vecchio matto! Tu hai moglie e figliuoli... (_E volgendosi all'Elvira_) Dunque, signora Elvira, qual mia buona ventura l'ha mossa a venir qui da me?

ELVIRA--Vorrei pregarla d'un favore...

RODOLFO--Parli pure liberamente. Io ho veduto là un certo libro che mi divertirò a dargli un'occhiata. (_Si alza, piglia il libro e si adagia su una poltrona al lato opposto_).

ELVIRA--Senta, signora Giulia, si dice qui per il paese, che or ora arriva l'Ispettore, e che starà qui da lei. È tanto che feci quella súpplica, e non ho avuto risposta. Vorrei che, parlando col signor Ispettore, la dicesse per me due parolíne dolci. Che vuole? Mi parrebbe ora di migliorare un po' condizione, molto più che il Direttore mi ha formalmente chiesta per moglie.

GIULIA--Volentierissimo... anche quattro delle parolíne. E poi c'è là mio fratello che è amico dell'Ispettore...

FABRIZIO--(_al Direttore_) Senta, si deve fare una cosa solenne. Coll'Ispettore verrò io, verrà mio cognato, mia moglie: e anche inviteremo qualchedun'altro. Poi, per mezzo di mio cognato, ne parleranno i giornali... ci dobbiamo fare onore.

DIRETTORE--Io farò quel che posso, acciocchè faccia buona figura lei, la faccia io, e tutta la città.

RODOLFO--(_Fa una risata_) Oh matto da legare!

FABRIZIO--Matto da legare? Con chi l'hai, Rodolfo?

RODOLFO--Con quel capo ameno dell'autore di questo libro. Guarda...

GIULIA--Sta... Ecco una carrozza. Si è fermata qui. È lui. (_Tutti si alzano_).

RODOLFO--Senti, Giulia: io per ora non vo' farmi vedere... potrei dargli soggezione, e tarpargli le ali a' suoi voli anacreòntici. Intanto insegnerò la lezione alla Laura.

GIULIA--Badiamo un po' con queste lezioni...

RODOLFO--Eh! non dubitare. (_Parte_)

Scena Tredicesima.

Il SERVITORE, LEONE e detti.

SERVITORE--Il Signor Cavaliere, professore, ispettore. (_Fabrizio gli va incontro; entra l'ispettore e tutti gli fanno riverenza_).

FABRIZIO--Ben arrivato, signor Cavaliere. Le presento mia moglie (_si dànno la mano_), e le presento il direttore del nostro ginnasio, venuto qui per farle omaggio prima d'ogni altro. (_Leone lo guarda con sussiego, e il direttore fa profonda riverenza_). Questa poi è la signora Elvira, maestra egregia del nostro comune, che, essendo qui da noi, si è mostrata desiderosa di esserle presentata e raccomandata. (_Leone le fa l'occhio pio e le dà la mano_).

LEONE--Signor Sindaco, il suo cortese invito mi riesce gradito a doppio, quando mi trovo in mezzo a sì gentili persone. (_Guardando le donne_) E ciò mi fa parer leggiere le gravi cure del mio ministero, e delle lettere. Sua Maestà il Re mi ha voluto onorare della sua fiducia, nè io poteva mostrarmi restío; ma quanto volentieri sarei rimasto nella quiete de' miei cari studj, che, se mi hanno dato delle amarezze per i morsi dell'invidia, queste mi sono state compensate da ampie lodi de' buoni, e da onorificenze.

GIULIA--Ed onorificenze ben meritate, come tutti dicono.

LEONE--Così fosse vero, come mi è caro il sentirmelo dire da labbra sì gentili. Che vuole? Io dirò che le mie povere cose sono state fortunate. Ella forse avrà veduto de' giornali che parlano di me, e perfino mi hanno voluto mettere tra gli uomini illustri...

FABRIZIO--Per bacco! ma la mia casa si tiene onorata davvero di accogliere un personaggio sì segnalato.

DIRETTORE--(_tra sè_) Ho bell'e capito: è un imbecille.

GIULIA--Ma lei, signor Cavaliere, avrà bisogno di qualche cosa; non faccia complimenti.

LEONE--Niente, niente affatto: il viaggio non è stato lungo: avevo un compartimento da me solo. Accetterò una limonata.

GIULIA--Gliela faccio preparar súbito. Intanto la può andare nella sua camera a posar la valigia, e a cambiarsi, se vuole. (_Suona il campanello, ed entra la cameriera_).

LEONE--(_vedendo la cameriera, dice fra sè_): Ma io son capitato nel paradiso di Maometto! Bocca mia che vuo' tu? Bel pezzo di ragazza!...

GIULIA--(_alla Cameriera_) Laura, insegna al signor Cavaliere la sua camera: pòrtagli di là la valigia, e poi fa' preparar súbito una limonata. (_A Leone_) Vada pure, signor Cavaliere; l'aspettiamo.

LEONE--Con permesso (_fa riverenza e parte_).

Scena Quattordicesima.

Detti.

(_Partito Leone, tutti, fuor che il Sindaco, dànno in uno scròscio di risa._)

GIULIA--Oh che figura ridícola!

ELVIRA--Ma che cos'è? È prete?

DIRETTORE--Io credo di no. Ma certo, dev'essere un gran buffone.

FABRIZIO--Eh! andiamo, signori! E anche tu, Giulia, non precipitiamo tanto co' giudizj.

GIULIA--Senti, potrò sbagliare, ma è difficile, veh!

Scena Quindicesima.

RODOLFO e detti.

RODOLFO--(_entra ridendo, e dice sottovoce alla Giulia_) Ohe, l'amico ha bell'e incominciato a armeggiar con la Laura.

GIULIA--Tu non canzoni?

FABRIZIO--Che hai, che ridi così di genio?

RODOLFO--Eh nulla; raccontavo una cosa alla Giulia... Ma zitti... èccolo... vediamo che effetto gli fa il vedermi qui.

Scena Sedicesima.

Detti, poi LEONE.

LEONE--(_entra rosso come un gámbero_). Ecco fatto. Ora profitterò della cortese offerta... (_Vede Rodolfo, e resta interdetto; poi dice tra sè_) Come mai quel cosaccio di Rodolfo si trova qui? (_Rodolfo si accorge del suo turbamento, e fa bocca da ridere, accennando alla Giulia_).

GIULIA.--Signor Cavaliere, le presento il Commendatore Rodolfo mio fratello.

LEONE--(_Impicciato_) Oh guarda, il Signor Rodolfo! come? suo fratello?...

RODOLFO--(_senza stringergli la mano_). Eh, noi ci conosciamo da un pezzo, eh, sor Leone? Scusi, volevo dire signor Cavaliere... Si rammenta quando veniva a pranzo alla villa Lorenzi?

LEONE--Ah, già, si stava allegri: ed ella sempre galante, sempre l'idolo di tutte le più nobili conversazioni... ma ora è tanto...

DIRETTORE--(_All'Elvira_) I pranzi? gli è anche uno scroccone!

RODOLFO--Eh! ma anche Lei era il cucco di tutte le veglie... e poi, letterato com'è!... Mi ricordo sempre di quelle belle poesíe a Leopoldo II, e all'imperiale e real famiglia.

LEONE--(Maladetta la tu' lingua)... Eh, cose vecchie! dovute fare per celare il lavoro segreto che facevamo per la povera Italia.

RODOLFO--Ah già, il lavoro segreto per la povera Italia... ci s'intende!...

LAURA--(_Entra con la limonata e con un vassojo di paste._)

FABRIZIO--Ecco, signor Cavaliere, voglio servirla io. Laura, posa il vassojo su cotesta tavola.

LAURA--(_Eseguisce, e poi va dalla padrona e le dice sottovoce_) Ma lo sa, signora, che quel sor cavaliere ha cominciato a fare il grazioso con me... Avesse sentito!... mi ha detto che io sono Laura, e lui vuole essere il mio... il mio...

GIULIA--Petrarca.

LAURA--Già, Petrarca... O che vuol dire?

GIULIA--Vuol dire il tuo amante.

LAURA--Creda, signora, sono stata lì lì per dargli le mani nel muso.

GIULIA--Eh! diavolo!...

LAURA--Ma se è vero!... Eppoi, bel cosíno!

LEONE--Squisitissima limonata! e queste paste sono una vera delizia. Dunque (_vòlto al Sindaco_) domani comincieremo la visita delle scuole, e spero di trovarle tali da fare onore a lei, signor Sindaco, e qui al signor Direttore. Ed a maestri come si sta?

DIRETTORE--Bene, bene davvero, signor Cavaliere. E se le piacerà di tastarne qualcheduno, la si accerterà di quel che le dico.

RODOLFO--(_tra sè_) Potrebbe essere che la mula si rivoltasse al medico, e i maestri tastassero lui.

ELVIRA--(_alla Giulia_) Signora Giulia, cerchi di trovar modo a quel che le dicevo. Guardi, appunto viene verso di noi. (_Leone si accosta_).

LEONE--So che la signora è donna molto istruita, e che favorisce molto le cose dell'istruzione. Ed io gliene faccio i miei complimenti. «_Donne... Da voi gran cose la patria aspetta._»

RODOLFO--(_da sè_) Eccolo intorno alle donne!

GIULIA--Oh! signor Cavaliere, io non la pretendo a donna letterata; desidero che il popolo si istruisca; amo i buoni maestri e le buone maestre come la nostra signora Elvira, che io anzi ardisco raccomandarle carissimamente, perchè lo merita.

ELVIRA--Tutta bontà della signora Giulia.

LEONE--Eccomi qua. Che cosa posso fare per contentare la signora Giulia così compíta, e una signorína tanto amabile?

ELVIRA--Son vedova, Sig. Cavaliere.

LEONE--La sua venustà, la sua giovinezza, la sua freschezza, mi dicevano ch'ella fosse fanciulla. (_Da sè_) Vedova? Boccon da ghiotti... E lo ha detto in certo modo... (_La guarda lascivamente_) Quando vengo alla visita della sua scuola, che farò la prima, mi esporrà il suo desiderio, ed io farò tutto per lei.

RODOLFO--Ma ecco, amici carissimi, non si potrebbe andare un poco giù nel giardino, chè sotto quel pergolato c'è un frescolíno di paradiso, e far lì l'ora del desinare?

FABRIZIO--Bravo Rodolfo! benissimo pensato. Andiamo. Ella, signor Direttore, rimarrà qui da noi.

DIRETTORE--Con tutto il piacere.

FABRIZIO--Ed anche la signora Elvira.

ELVIRA--Mi duole di non poter accettare un onore così segnalato...

GIULIA--Senza complimenti: ma se poi non può veramente, faccia pure il piacer suo.

ELVIRA--Proprio non posso: grazie.

LEONE--Io, se non fosse troppo scomodo, domanderei da scrivere. Bisogna che scriva al Ministro per cosa di somma premura, che dimenticai ieri sera.

RODOLFO--(_da sè_) Scrivere al Ministro... lui!... che pagliaccio!...

FABRIZIO--La guardi: (_mostrandogli il tavolino_) lì v'è tutto. Ella è padrone di casa. Noi scendiamo giù: la faccia tutto il suo comodo, e poi ci onori, se le piace, della sua compagnía.

LEONE--Ho capito; mille grazie. (_Partono salutando e salutati_).

Scena Diciassettesima.

LEONE solo.

LEONE--Ci mancava quello scorbellato di Rodolfo! Ero capitato proprio nella più invidiabile pasciona per tutti i versi. Eh! quella vedovella è proprio un bocconcíno (gua' lo dicono...) un bocconcíno da preti. Anche la sindachessa è una gran donna simpatica, e da far carte false per lei!... Ma la moglie del sindaco... io, suo ospite... Chi però m'ha ferito la fantasia, è quel demonietto della cameriera. Eh! s'i' la potessi avere a quattr'occhi!... Eppure qui la ci dovrebbe capitare per ripigliare il vassojo. Ho trovato una scusa da rimaner qui, appunto sperando che nasca qualche cosa. Ma io ho detto di scrivere al Ministro... E se mi stanno dattorno perchè io dia la lettera da buttare in buca? Basta, qualche scusa troverò. (_Siede al tavolino_)

Scena Diciottesima.

LAURA e detto.

LAURA--(_Vedendo Leone_) Oh!

LEONE--Chi è? Oh Laurína bella! (_si alza_)

LAURA--Scusi, signor Cavaliere, credevo...

LEONE--Scusi? Ma questa è la più gran fortuna ch'io potessi avere: questo era il mio più vivo desiderio. Te l'ho già detto, Laurína mia, che son rimasto incantato dalla tua bellezza; che per te mi sento strugger d'amore...

LAURA--La piglia fuoco presto, sa ella, signor Cavaliere? Andiamo! si campa anche canzonate, sa. Un signore come lei; un cavaliere, confondersi con una povera cameriera!

LEONE--«Ogni disuguaglianza amore agguaglia,» dice un poeta: e Dante scrisse:«Amore a cor gentil ratto s'apprende.» (_S'infiamma_) Credi, Laura, che muojo per te.

LAURA--La non mi faccia spavento, per carità. _Muojo per te!_ Tutti dicon lo stesso; ma io non son mica una grulla, sa, da credere a tutte le dichiarazioni degli uomini. Anch'io naturalmente desidero, come tutte le ragazze, di prender marito: ma però, non creda ch'io sia di quelle che amano di far la civetta.

LEONE--(_Sempre più acceso_) Tu sei la più cara, la più amabile, la più buona ragazza ch'io abbia mai veduto. (_Va per abbracciarla._)

LAURA--Le mani, signor Cavaliere carissimo, la l'ha a tenere a sè. Se io fossi una sua pari, non le nego che ascolterei volentieri le sue parole, perchè, sebbene ella abbia qualche annetto più di me, pure, guardi, la mi sarebbe simpatico. Eppoi, un uomo come lei... un cavaliere... un letterato tanto famoso! Anch'io, sa, mi diletto di leggere i libri belli... (_Da sè_) Proviamo: delle volte questi vecchietti!...

LEONE--Ma che _sua pari e non sua pari_? io ti adoro; e a posseder te, mi parrebbe di possedere un regno. Eccomi qui, sono tutto, tutto tuo.

LAURA--_Tutto, tutto tuo_... e dàgli! Ma a che titolo?

LEONE--Al titolo che tu vuoi. Laura mia dolce; ma levami da queste pene: non ne posso più. (_L'abbraccia, e intanto si affaccia Rodolfo, che, vedendo la scena, rientra dentro e fa capolíno_)

LAURA--Le ripeto che tenga le mani a sè, o ci avrà poco gusto.

LEONE--(_È la prima cameriera che fa così la casta Susanna_). Che vuoi? Brucio, ardo: proprio non ne posso più!