Part 6
Chi può asserirlo? Molte, sottili, avviluppate sono le strade della perversità, più che l'uomo onesto non sappia indovinarle. Troppo però manifesto appariva il perchè tanto stesse a cuore a don Alfonso che il giovane aprisse egli medesimo, confidando così, almeno dopo morte, coronare la vendetta che aveva meditato per tutta la vita. L'ingordigia dell'oro aveva strascinato invece quel miserabile ad attirare sopra sè stesso il colpo che dall'innocenza sviava Colui, la cui mano, anche in questa vita, fa talvolta piegare a favore della giustizia la bilancia degli eventi, preponderante per l'ordinario a favore degli scellerati.
Il curato pensò a seppellire i due morti, coi riti che non rifiuta la Chiesa, la quale, confidata nella misericordia di un Dio che per un sospiro condona una vita intera di scelleraggine, rimuove l'insulto dall'uomo che sta dinanzi al giudice vero. Il fatto andò tra il popolo, rimpastato in cento guise diverse, tutte qual più qual meno lontane dal vero: ma dove gran parte aveva il diavolo, che, dicevano, non avendo potuto ghermire il padrone perchè morto in luogo sacro, erasi portato in carne ed ossa il ribaldo servitore. Che se ne domandavano il vero al sindaco, egli raccontava di buona voglia, ma quando si veniva a quello scoppio, sul quale le sue congetture non si potevano chiarire abbastanza, rispondeva come un professore: — Cosa volete mai sapere voi altri ignoranti?
Poichè non è a dire quanto il buon uomo andasse in gloria, sì per quella poca autorità che trovavasi avere ricuperato, sì perchè l'amor suo proprio era lusingato dal vedere come non fossero stati vani i suoi sospetti al tempo che avvenne l'aggressione della contessa madre, sospetti che lo avrebbero condotto alla scoperta del vero se non fosse stata quella bastonatura, di cui, ricordandosi, crollava ancora le spalle. — Già (diceva) a questo mondo chi pensa male pensa bene, e al figlio di mio padre non è così facile il mostrar bianco per nero. Basta! ha finito colui di rubarci, di farci battere ed ammazzare come fosse lui il re. Ora staremo da papi, e baronate di questa stampa non ne succederanno più, più. Così diceva colla sicurezza con cui la gente, al cadere d'un cattivo padrone, allo scapolare da un grosso fastidio, si promette mari e monti, e non s'accorge come l'unico bene che ne trarrà, sarà la breve gioja del tempo che corre fra il sorgere della speranza e il vederla delusa. Così il fantolino tripudia e si ringalluzza nel mentre che la balia sta allestendo le fasce da imprigionarlo di nuovo e più bene.
Ma perchè turbare con sinistri presagi una di quelle consolazioni che arrivavano sì di rado? Lasciamoli dunque fare, e come avessero toccato il cielo col dito, scialarsi, dar nelle campane, coi falò annunziare il fausto evento a tutto il vicinato. Al domani i signori vollero tornare a vedere il luogo di antichi pericoli e di recenti.
Cadeva il giorno sacro alla natività di Maria: un lietissimo sole, irradiando l'azzurra volta senza nubi e penetrando quasi furtivo tra le dense chiome dei castani, temperava nel bosco il più amabile rezzo, al mite soffio de' venticelli onde respira la stagione facendo passaggio dal polveroso agosto al mese della vendemmia, — bello da per tutto, più bello sul poggio della mia Brianza. Una folla di paesani trasse dietro alla lettiga ed ai cavalli da cui erano portati don Alessandro e le signore. V'accorsero molti che prima stavano riposti per isgomenti di quegli spauracchi; ragazze che non poteano salvarsi dai colui bracconi se non tenendosi rimpiattate, giovinotti bizzarri, che non sapendo chinarsi e mandar giù, erano dovuti rifuggirsi ne' paesi vicini: corsero quelli che jeri avevano mostrato coraggio: quei che s'eran schivati del pericolo corsero del pari ed anche meglio al trionfo. Non occorre dirvi che il sindaco, tutto raffusolato, si trovò là per conservare il buon ordine.
Come la comitiva passò dalla bettola, Cipriano, la Brigita, padre e madre furono incontro ai signori con un mondo d'inchini e un tripudio di ringraziamenti. — Buon dì, signorie! (esclamava Cipriano) entrino e s'accomodino. Non gli aspettavo che loro. La merenda che jeri aveva ordinata quell'altro è bell'e pronta, ed io la servirò oggi di miglior cuore a loro, e insieme un balsamo d'un vinettino che salta agli occhi, e che il simile non bevono nemmeno a casa loro... Cioè... volevo dire...
— Capisco, capisco, l'interruppe sorridendo don Alessandro. Ma la merenda e quanto può somministrarci la tua dispensa, portalo colà davanti alla cappelletta d'Imbevera, e dopo che avremo ringraziato la Madonna, la distribuirai a questa buona gente.
Alla Madonna di fatto si condussero: il signor curato ribenedisse il terreno, disacrato dal sangue, e tutto il popolo vi si prostrò, rispondendo alle preghiere che con edificante pietà recitava donn'Emilia al cui fianco stavano inginocchiate la Brigita e la madre rediviva. Sorti poi, si sparsero a gruppi pel pianerottolo e nel bosco, a contare, a domandare a designare i luoghi. Di Cipriano non vi dico altro. Era divenuto due dita più alto; e mentre cocessero le vivande, sbracciavasi come un telegrafo, narrando il primo atto in cui era stato tanto personaggio: poi nell'udire il successo della storia, trasecolava; batteva l'anca, esclamando: — Oh!... se ci fossi stato io!... ma chi poteva indovinarlo? Come poi intese la fine del guardacaccia: — Che? (disse) anche lui? fanne e fanne, s'è dato la zappa sui piedi. Credeva lui che fosse arrivato il sabato mio: ma il sabato non arriva soltanto per noi poveretti.
Il sindaco andava cercando sottilmente la verità del caso, per estendere esatta informazione a chi di dovere. Il signor vicario diceva: — Ecco: io come io, ho perduto un desinarello tutte le feste e de' bei straordinari, ma tanto tanto ne sono contento, perchè vedo contenti voi altri, che siete le mie pecorelle. E diciamola, che tanto è morto: avete cento sacchi di ragione. Peccato però che io non sia giunto in tempo, che, oltre il resto, gli avrei, _pulcriter, cum bonis modis,_ rammentato quel che tante volte m'aveva promesso, di voler qui fabbricare una chiesa e mettervi un cappellano. Oh! un cappellano _ad nutum_ del parroco _pro tempore_ di Barzago, sarebbe un ajuto di costa.
— Ma la chiesa (soggiungeva il sindaco) non si potrebbe farla ugualmente?
— _Cum quibus?_ domandava il curato, fregando tra loro i polpastrelli dell'indice e del pollice.
E Isidoro, accarezzandosi colle dita stesse il labbro inferiore, guardando la terra e dimenando un pocolino il capo siccome un poeta che cerca la rima, replicava:
— Vedo quel che vuol dire. Ma ecco, in paese siamo novecentocinquantatrè anime: se dessimo, puta caso, una lira per testa...
— Ah, miserie, interrompeva il parroco. Non bastano manco per la sacrestia.
— Oh, se consiste solamente in questo, io ne do quattro e patiscano gli eredi. Così, facendo saltare sulla palma della mano quattro berlinghe, parlava Cipriano, il quale calcolava sul maggior concorso che la devozione trarrebbe alla sua osteria.
— Ed io (ripigliava il reverendo) raccomanderò le cosa caldamente dal pulpito.
— No, no, interruppe la contessa madre, la quale era sopraggiunta in mezzo a tali discorsi. La grazia l'ho ricevuta specialmente io, ed io è ben giusto ne ringrazii la Madonna. La chiesa si farà, e voi, sindaco, poichè vi dimostrate così ben disposto, v'impegno per soprantendere al lavoro.
Il sindaco che, al sentirsi diretta la parola da una dama, erasi allungato d'un palmo, faceva scappellate e inchini da settanta gradi, esclamando: — Troppo onore; tutta bontà dell'eccellenza sua.
Qui il curato soggiungeva: — Anche il cappellano, illustrissima? Ma l'illustrissima non udì, credo, in grazia del baccano che faceva l'ostino, annunziando alla gente una tale risoluzione. Poi, secondo gli ordini, cominciò questi a servire vino e mangiari, e, tutto brio e ilarità, contava e ricontava fitto fitto la ventura, la quale (come pur troppo facilmente i lettori nostri ne converranno) nulla avea d'interessante se non l'esser vera. Anche suo padre davasi attorno tutto traffico, snocciolando sentenze, e dando ragione all'ultimo che avea parlato. La madre pure, la quale, vistone gli effetti, non sapeva disapprovare il coraggio di suo figliuolo, se dapprima credeva che la legge di Dio vietasse fino di conoscere i torti recati dai padroni, ora, adattando la sua morale all'esito delle cose, colla solita cera quaresimale veniva ripetendo: — Domenedio non distingue il raso dal frustagno: tardi o tosto egli arriva i cattivi, comunque abbiano nome.
Tutto insomma era lieto di così schietta allegria, che fino i signori, ma sovratutto la vivace sposina, pareva si struggessero di mescolarsi alla turba festiva: se non ne fossero stati rattenuti dalle imprescindibili leggi del decoro. Sopra un rialto protetto da un noce annoso, che il vicario assomigliava al fico di Mambre, tenevansi dunque in disparte i due sposi e la madre, che, come succede nei rapidi passaggi dal male al bene, sentivasi impedito il cuore e la lingua, e don Amadio, al quale vi so dir io che tal compagnia serviva (per usare un modo suo) di manovella a montargli la macchina dell'ingegno e fargliene pronunziare delle squisite ed allambiccate. Stava con essi la Brigita, e tratto tratto anche Cipriano, poichè la gratitudine onde questi erano avvinti non lasciava temere che, abusando dell'affabilità, scemassero quella distinzione dei ceti che anche dai buoni credevasi la più importante molla del vivere sociale. Quivi godeano insieme riandando il passato, a quel modo che la mattina si rincorre un sogno pauroso della notte colla consolazione di sapere che non fu che un sogno.
Così speso quel mezzodì e fattosi sera, tornarono i terrieri al paese, i signori al loro palazzo. Subito il contorno fu pieno di quell'impresa; alla città formò parecchi giorni il trattenimento de' crocchi e delle veglie.
Erano allora moltissimi in Milano i gentiluomini, che, avendo per le politiche vicende perduta l'occasione d'uccidere i nemici della nazione, esercitavano i rimasugli del valore italiano con quelle vendette che la religione proibisce e l'onore comanda, mettendosi al caso d'accoppare o di farsi accoppare secondo le ragioni di un'arte, la quale (o m'inganno) non è la migliore che gl'Italiani insegnassero agli stranieri. Costoro dunque, contentissimi di trovare un caso sul quale sfoggiare le teoriche loro, si divertirono di rimbobolare il fatto del bosco d'Imbevera colle circostanze che meglio tornavano al proposito per farlo credere un vero e formale duello, contando per filo e per segno tutti i mandritti, i riversi, le parate, e via via come fossero stati presenti, sebben ognuno li narrasse diversamente; accordandosi poi tutti (e l'esito lo faceva chiarissimo) a renderne onore a don Alessandro. Il quale per tal guisa andò, così giovane, colmo di gloria, giacchè è gloria, come s'è avvisato di sopra, ammazzare uno secondo le forme. E Cesare Trombone, quel famigerato maestro d'armi che ognun sa, e che ancora aspetta una statua dai moderni spadaccini milanesi, predissegli che diverrebbe uno dei più famosi matadori. Ma come altre profezie di benevoli e di malevoli, così questa non tolse che il Sirtori conservasse cuor sincero e benevolo, rettitudine di anima, ingenuità di carattere.
Quando si vide che e' non riusciva nulla meglio che un galantuomo, a malgrado di quella prima impresa rientrò nell'oscurità, e più non andò per le bocche degli uomini giacchè i virtuosi (salvo quei da teatro) pochi si curano di conoscerli, e quei pochi si astengono dal parlarne e più dal lodarli; credo per quel dogma di prudenza che insegna a non propalare i tesori che si possedono.
L'autorità, se non fosse altro, per la relazione del sindaco Isidoro, venne in cognizione del caso, ma avrebbe avuto un bel da fare se ella avesse preteso impacciarsi di tutti gli ammazzamenti che succedevano. Era anche troppo che adoperasse la sua politica a conservare quella bellezza di pace al popolo contento, la sua giustizia a sterminare le streghe e gli eretici, che il Sant'Uffizio, raccomandando clemenza e misericordia, rimetteva al braccio laico da bruciare. Ond'è che di questo fatto, non essendovi chi ne sollecitasse l'esame, non si ricercò se fosse un caso d'onore od un assassinio; e morì sul tavolino d'un assessore, e fu sepolto in un archivio dove i sorci prevennero le ricerche degli eruditi.
Ma il luogo ove s'è patita una sventura, corso un pericolo, è pur giocondo a rimirarsi a chi ne campò! Ho veduto più d'un navigante starsi delle mezz'ore fisso al mare, contemplando con certa quale compiacenza le onde, che per due o tre giorni di seguente, gli erano ruggite d'intorno. So di chi, uscito da un tristo luogo, dove gli toccò fare lunga e non ispontanea dimora, molte volte ritorna a guardare e considerare con un fremito involontario quelle mura, ove passò tanti giorni ansiosi, tante notti palpitanti, e tirare il flato, ed esclamare: — L'ho scampata bella.
Anche la famiglia de' Sirtori trovandosi alla villeggiatura l'anno seguente, volle nel giorno stesso ritornare al bosco. I paesani, che n'avevano avuto sentore, trassero colà in folla, ricordevoli di quell'avvenimento e di quel rinfresco. Come discesero laggiù, la Brigita comparve innanzi ai signori tutta rimpulizzita: un fitto giro d'agoni d'argento attorno alla nuca, due grandi orecchini d'oro, una pettorina rossa impuntita di turchino, il vistoso bustino di broccato a fiori, tutto trinato a gale di nastri, due candide lattughe ove al gomito finivano le maniche, un grembiule di mussola bianca nuovo di bottega sopra una gonnella color di cielo, terminata in balza a gonfietti. Nel vederla così in fiocchi: — Oh, oh! che novità c'è, Brigita (chiese donn'Emilia). Tu sembri uscita da uno scatolino.
La fanciulla fece ancor più vivo l'incarnato delle guance, e con garbo contadinesco presentandole una manciata di confetti: — Illustrissima, son di nozze.
— Oggi (entrava a dire il curato) oggi l'ho detta in chiesa la seconda volta, e questo qua è il suo fidanzato.
E additava un pezzo di giovinotto, vestito anche egli tutto nuovo d'impianto, con una cintura rossa in vita, e che, traendosi di capo la reticella, da cui spenzolava una gran nappa bianca e rossa, fece una strisciata di piedi, e non sapeva rispondere se non — Grazie, ai mi rallegro di quei signori.
Gli era quel tal giardiniere del padrone della filanda, che, se vi ricorda, aveva anni fa, regalato alla Brigita, quel magliuolo di vite, pel cui guasto era avvenuto il lepricidio. — E anch'io (soggiungeva Cipriano) ci ho anch'io un poco di merito alle fortune di mia sorella, per avere tenuto in guardia quella vite; non è vero, Brigita? Basta: la vite ha portato frutto, e il bel primo grappolo mi prendo la libertà di presentarlo a loro illustrissimi.
Qui, levandone i pampani sovrapposti, discoperse un paniere di pesche fragranti, sormontate da dorata moscadella.
— Abbiam tutto per ricevuto, risposero i signori: poi donn'Emilia si trasse di capo uno spillone d'oro, che le dame portavano infisso nel volume delle trecce come d'argento l'usano tuttora le contadine; la contessa madre si sciolse uno smaniglio d'oro a filagrana; don Alessandro spiccò dalla giubba una dozzina di massicci bottoni d'argento (allora giudicavasi più decoroso il regalare così che non con denaro), e diedero ogni cosa alla Brigita, che fu un bel presente. Don Alessandro poi, voltosi a Cipriano e battendogli sulle spalle con quel fare d'amichevole protezione che i signori, senza derogare alla dignità, possono concedere ad esseri tanto a loro inferiori: — E tu (gli disse) possa tu non aver mai occasioni che giuste di metter fuori il tuo coltellaccio.
— O per questo (replicava Cipriano, che non toccava coi piedi in terra al vedersi, là in faccia a tutto un mondo, trattato con tanta bontà da un nobile), oh per questo, illustrissimo, la stia sicuro. Perchè, non c'è risposta, noi Brianzuoli siamo fatti così: somigliamo ai cani da pastore; fedeli, sempre quieti, da bene finchè si lasciano stare; ma vien l'occasione? arruffano il pelo, cacciano fuori tanto d'occhi, e non temono affrontarsi, fosse bene coll'orso.
I primi passi, com'era naturale, furono alla nuova chiesa.
Se don Alfonso avesse potuto sciogliere lo scellerato suo voto, avrebbe forse eretto ed ornato uno splendido tempio, perchè laute sono le rimunerazioni onde il delitto mercanteggia la complicità che al Cielo domanda. La gratitudine, più modesta, non aveva edificato se non una angusta e disadorna chiesuola, che il sindaco mostrò parte a parte con una compiacenza da artista. Il signor vicario poi montò in una botte sfondata della cànova di Cipriano, che per quell'occasione erasi rinfronzita in modo da scusar di pulpito, e sopra il versetto _Sicut fluit cera a facie ignis, dispereant peccatores a facie Dei, et justi epulentur et delectentur in lætitia_[7] sfoderò un bravo panegirico; un panegirico sulle molle. Gli è ben vero che, quando i signori gliene presentavano le loro congratulazioni, egli asseriva che unicamente la cortesia di essi era la cifra che dava valore allo zero de' meriti di quello, e volse lasciare intendere d'averlo fatto a braccio; ma non è facile il persuadersene chi badi all'erudizione e all'ingegno che v'erano a pale. Accennò di fatto tutti i templi antichi, da quel di Serapido fino alla rotonda di Agrippa; recitò una sequenza di architetti i più famosi; con una delicatezza da stordire, encomiò i Sirtori e la signora Perego sotto al velo di Salomone e di Zorobabelle; conchiuse esortando i contadini ad elevare un mistico tempio, dove gli affetti fossero i muratori, che, colla calce della carità fraterna e la cazzuola della limosina, sopra il fondamento della fede ergessero le mura della speranza, tra cui le colonne della memoria coi capitelli della gratitudine sostenessero la cupola della devozione, sotto alla quale dalle campane della tradizione venissero congregati i popoli ad una festa, in cui fossero arazzi le preghiere, altari i cuori, lampade l'allegrezza comune, organi le gole cantanti, incensi... non mi ricordo più che cosa, giacchè il panegirico non fece mai gemere i torchi; ed è un peccato, perchè potea far testo.
I paesani, più trasecolati da quel tòcco d'eloquenza quanto meno ne avevano compreso, sbucarono di chiesa non appena fu finito, e don Alessandro ordinò a Cipriano che mescesse ancora a tutti; il che non domandatemi se accrebbe l'allegria ed il frutto del sermone.
Mi s'era dimenticato di dire come la medaglia d'oro che era stata pegno di vendetta, venne di fatto appesa in voto alla Madonna, e là rimase fin quando, trentasett'anni fa, i Francesi ci fecero, cogli ori della chiesa, pagare quella bellezza di libertà che ci venivano a regalare. Allora uno di questi contorni, spirito forte che s'era fin lasciato intendere a dire che i frati non erano se non tanti oziosi, d'ordine del Governo la levò via per cambiarla in tanti zecchini, e ve ne sostituì un'altra di similoro. E la medaglia e la libertà, come succede delle cose false, presero il verderame: quella passò tra le ciarpe di un ferravecchi, l'altra tornò in paradiso ad aspettare il _Dies iræ_.
Tanto andò a genio quella sagra campestre, che i signori istituirono di tornarvi ogni anno. Cominciarono a menare alcun amico, e amici n'han sempre di molti i signori, massime d'autunno: qualche ricco che là intorno villeggiava, per curiosità, per passatempo volle vederla. I contadini rimangono in quel tempo disposti all'allegria dalle miti sere e dai ventilati mattini succedenti alle eterne giornate, sudate sotto la sferza della canicola, dal vedere indorato il granoturco e colorita la vendemmia. Se vi aggiungete le memorie della libertà ricuperata e, cosa non meno importante, della merenda goduta, facilmente intenderete perchè vi traevano volentieri, quando anche non vi dicessi che don Alessandro continuò a pagare a Cipriano due zecchini, perchè distribuisse quattro brente del buono. Con così poco i ricchi possono farsi voler bene! Morto poi quel signore, per non ismettere la buona usanza, gli accorrenti portarono con sè da merendare e da bere una volta, ovvero dei bravi quattrini, coi quali, mentre pagavano il fiasco a Cipriano, questi, già grave d'anni e padre di figli che avevano figli, coll'aria d'importanza propria dei suoi confratelli, diceva loro: — Ecco; finchè visse quel buon signore, si bagnava il becco con meglio che dell'acqua, e _gratis et amore Dei_, e questi erano tanti risparmiati. Ma dei signori buoni non se ne trova uno ad ogni uscio. Eh tu, Matteo, non puoi aver idea di quel diavolo a quattro; tu eri ancora a balia. Ma voi, Cosmo, che, poco su poco giù, siete del mio tempo, dovete serbarne memoria, eh? E trovava tutto il suo pascolo, quando, messo in mezzo da una ventina di villani, non meno vogliosi d'udire che esso di narrare, poteva ripetere punto per punto l'istoria, mostrar la vite, che ormai rinfronziva tutta la fronte della casetta, e di bei festoni attorniava le finestruole, e descrivere gli atti e le parole dell'Orso di Barzago che Dio gli abbia perdonato, e don Alessandro Sirtori che spendeva come un Cesare, e che aveva il cuore compassionevole quanto se fosse stato un pover'uomo. — E la cagione di questo sconquasso (aggiungeva con una stropicciatina di mani) chi è stato? Io, io persona prima. L'ho vista brutta, ma la paura non sapevo dove stesse di casa io. Eh! adesso sono da mettere fra gli scarti: ma allora ero un acciarino bresciano: poi un buon Brianzuolo, quando fa bisogno, non c'è a dire, muora Sansone e tutti i Filistei.
Mancò poi anche Cipriano; mancarono quel Cosmo che se ne ricordava, e quel Matteo che non se ne ricordava: col valicar dei tempi, nuove disgrazie fecero perdere la memoria di quelle: e però, non fo per dire, ma bisogna chiamarsi obbligati a chi riempie queste importanti lacune della storia col tornare in luce fatti così istruttivi ed esemplari come veri.
La concorrenza però non è mai venuta meno: anzi in un secolo che non crede nulla e si fa beffa di tutto, fin delle intenzioni, quando il Gioja si congratulava di vedere scemata l'affluenza al santuario di Caravaggio e ad altre sagre, chi lo crederebbe? alla Madonna d'Imbevera aumentò straordinariamente. Se domandaste il perchè, vi risponderemmo: — È la moda; ragione la sola che molti possano rendere delle loro azioni, e fin della loro guisa di pensare. Nè crediate vi si faccia una musica, una fiera, qualche cosa di fracasso; no: unico spettacolo è quello degli spettatori. La romita solitudine, onde sono per tutto l'anno circondati la povera chiesuola d'Imbevera e un casamento eretto là d'accosto, ogni otto di settembre si popola così rapidamente, così variamente, come si legge che un giorno solevano le selve al cenno delle fate.