Novelle

Part 14

Chapter 143,315 wordsPublic domain

E continuarono non interrotte le feste in Siviglia alcuni altri giorni. A variar le quali s'apparecchiò una villa di Don Luis a San Lucar di Barrameda; una terra molto amena alla bocca del Guadalquivir. Scendevisi ora di Siviglia molto comodamente sopra una barca a vapore; ma non n'essendo allora, s'usavano altre grosse barche a vela e remi. Che se io fossi poeta, o narratore in prosa poetica, vi potrei far qui una comparazione di questa navigazione con quella famosa della regina Cleopatra sul Cidno. Perchè, quantunque nè le vele fossero di seta, nè le sarte d'oro, nè forse di Persia o d'India i tappeti sul palco; per tutto il rimanente, cioè per la buona compagnia e per la buona musica, e per li balli che si fecero, e per li buonissimi mangiari apparecchiati da mattina a sera, non credo che la brigata andalusa avesse nulla ad invidiare, e per l'allegria poi, aveva certo a rivenderne alla corte tutta intera della regina d'Egitto o a qualunque altra. Del resto, non è che fosse del tutto senza intoppi lor navigazione. Dovendo salir sulle barche la mattina, i barcaruoli non si trovarono in punto, e fu ritardata di più di due ore la partenza. A mezzo la giornata, una delle barche, e poi un'altra arenarono in certi secchi, che fu più d'un'altra ora che si perde. Ondechè invece di arrivare allo sbarco rimpetto a San Lucar, come si pensava, alle ventidue o alle ventitrè, non vi si giunse se non dopo l'un'ora di notte; e non essendo sorta la luna era buio assai. Nè il ritardo aveva avuto altro inconveniente che di far fare una merenda di più; o il buio, che di far fare una luminara nei battelli. Se non che a quell'ora incominciando a salire la marea, dal luogo ove ancorano le barche alla vera proda asciutta e' ci hanno da quaranta o cinquanta passi con un piè d'acqua e più; onde non si può varcare se non tuffando i piè nell'acqua, o facendosi portare sulle spalle da' marinaj che si offrono a ciò, appunto come fanno i ciceroni alla grotta della Sibilla a Baia, se niuno di voi c'è stato mai. Il buio avrebbe poi anche accresciuto la seccatura di doversi far portare così; se non che ciò che sarebbe seccatura altrui, suole alle allegre brigate essere nuova occasione di allegria. Così è, che scendendo ognuno dall'orlo della barca sulle spalle dell'uno o dell'altro marinaio, incominciò una delle donne mezzo a ridere, mezzo a gridare; e un'altra a far il medesimo; e gli uomini a contrafarle per celia e insino a' barcaiuoli; onde in breve fu un chiasso e un ridere e gridare che non si vedeva, nè udiva più nulla distintamente da nessuno. Don Luis era in ispalle a un forte e nerboruto uomo che lo portava molto leggieri, ma pur pareva temer di lasciarlo cadere, tanto lo stringeva forte per le gambe. Onde dolendone al portato, due o tre volte dandogli una bussa leggera sul collo e ridendo: «Cavallo mio,» diceva, «tu hai pure il trotto duro, va più adagio alla malora, ma non mi strigner tanto.» E un'altra volta: «Finirai tu di strignermi così? Men che uomo o bestia, tu pari un demonio che si voglia portar via un cristiano; e tema che qualche buon angelo, ricordando qualche buon'opera, venga a ritoglierlo dalle zampe; finirai tu di graffiare, dico io? demonio!» E finalmente: «Lascia lascia, che io n'ho assai; e parmi che siamo sull'asciutto; e quando non fossimo, meglio è bagnarsi le gambe, che averle strette così.» Ma rispondeva l'altro: «Eccellenza no; e' ce n'ha più di mezza gamba; e s'ha da fare un salto, che chi non conoscesse il guado potrebbe annegare. Qui è, qui è. Tengasi fermo vostra eccellenza.» «Ma se gli altri non passan qui! Maledetto, ove vai tu a passare? Già non abbiamo anima intorno; io ti dico che mi posi.» «Ed io dico che vostra eccellenza si vuol annegare;» e così continuando il discorrere e il disputare un tratto. Finalmente Don Luis s'accorse che era discosto del tutto da ogni altro; e incominciando a temere, benchè meno per sè stesso che per l'amata, diè un grido: «Marichita, Marichita!» Ma appena l'ebbe detto, parve come se avesse un vero demonio evocato dall'abisso; e sentì stringersi più che mai le gambe ne' graffi, e dar un crollo in tutta la persona; onde in meno ch'io nol dico, egli allora pensò seriamente a difendersi, e diè d'un pugno sul capo a quello qualunque fosse che era suo portatore: e questi allora lasciando a un tratto le gambe e tutta sua soma, lo lasciò, e battè d'un colpo stramazzone per terra. Trovossi allora Don Luis in tal situazione, che assolutamente poteva dirsi penosissima, ed anche pericolosa. Rotte già le stinche da quel terribile graffiare, che aveva durato non pochi minuti; rotte anzi ora tutte le ossa dallo stramazzio; trovandosi solo, senz'armi, senza saper dove, nè come, nè nulla, se non che era disteso per terra, ed aveva innanzi uno evidentemente mal intenzionato, epperciò probabilmente apparecchiato; egli sentivasi senza ricorso in mano di costui, e non aspettavasi ad altro oramai che a vederselo venir incontro senza poterlo scansare. Ma costui, ei lo vide nell'ombra ritirarse due passi indietro, e metter sì la mano alla cintola come per afferrare un pugnale o che so io; ma pur restarsi immobile a mirar il caduto, e finalmente con una voce cupa e rabbiosa l'udì dire, lasciando oramai l'eccellenza: «Uomo, che fai tu costì; che fai tu costì? T'ha ella assiderato o impietrito la paura? Alzati su, alzati su, se sei uomo; e mira che non hai altro che un uomo dinanzi a te.» Sforzavasi allora d'alzarsi Don Luis; e continuava l'altro: «Un uomo è vero che hai negato incontrare, sdegnato forse incontrare, o forse temuto; ma ora è incontrato. Ora l'hai dinanzi. Ora nol puoi disprezzare, chè sei nelle sue mani, nè il dèi temere, chè egli non vuol da te altro che un incontro da uomo a uomo.» E mentre egli s'andava rialzando, «Senti, uomo, senti, tu ti chiami Don Luis, e sei grande; ed io mi chiamo Perico senza titoli e senza nemmeno il don. Ma ho sangue, nelle vene che è nobile quanto e più del tuo. E quando non l'avessi udito da mio padre, e non l'avessi veduto sulle pergamene, e quand'io non avessi nè padre nè pergamene, ei sarebbe tutt'uno, io lo so e lo sento; e sento bollire questo mio sangue, per le due ingiurie che tu m'hai fatto, la prima di rubarmi mia bella, mia scellerata bella che detesto; anzi no non detesto, ma disprezzo; ma ancorchè io la disprezzi, tu non me la dovevi rubare; e poi me n'hai fatta un'altra, non rispondendo nè una parola alla mia sfida, nè alle mie minacce. E ti direi che sei un vigliacco, che sei un poltrone.... sì sì te lo direi.... non fremere.... ti direi che sei un poltrone.... ma lo voglio prima provare....» Don Luis aveva intanto ripresa quella positura verticale che è assolutamente necessaria a un uomo per poter parlar a un altro di siffatte cose; e benchè fosse ancora alquanto sbalordito ed anche dolente, e poi assolutamente inerme; avanzandosi d'un passo verso Perico, non senza dignità, colle braccia incrocicchiate sul petto: «Uomo,» rispose, «or bene che vuoi tu fare? Se m'hai qui strascinato ad assassinarmi, ben vedi che 'l puoi. Che mi stai proverbiando come farebbe una pettegola contro un'altra? Un uomo che odia un altro si soddisfa combattendolo.... od anche ammazzandolo.» «E t'ho io potuto combattere? Hai tu risposto a mia disfida? ti aveva io a cercar per le vie della città attorniato sempre de' tuoi musici e di tue donne e tuoi servi? E' c'è voluto arte per ridurre la tua grandezza a mia umanità, per averti uomo contro uomo.... Or siamo così. Ora io voglio combatterti, combatterti dico; volentieri, se 'l vuoi tu.... Ma se non vuoi, od anche se non puoi, uomo, uomo, io ti dico, non dobbiamo uscire tutti due vivi di qua: uno solo di noi dee ritrovare i suoi compagni; o tu tue donne dandoti vanto d'esserti salvato col tuo valore di mano a' banditi; od io, ammazzato te, raggiugnerò i miei bovari e servitori poco tempo; chè avendo ucciso un gran signore come tu, ben so non aver altro rimedio che farmi bandito davvero. E vedi che i rischi non sono uguali, ma pur vivere tutti e due non si può.... E difenditi, io te ne avverto, o sarai ammazzato senza difesa.» «Con che m'ho io a difendere? Non ho armi!» diceva Don Luis, e continuava imperturbabile in quella sua positura colle braccia incrocicchiate. «Vedi vedi,» ripigliò Perico; «vedi Spagnuoli guasti, profumati, infrancesati; che vanno per via di notte senza nemmeno il coltello che non dovrebbe abbandonare un uomo mai. Togli il coltello.» E in così dire gliene buttava a piè un largo e lungo come l'usano i popolani, e talor anche le popolane di tutta la Spagna; quel coltello spagnuolo, arma ignobile e traditrice per sè; ma che fu poco dopo nobilitata e fatta famosa se non altro per la famosa risposta di Palafox, quando sulle rovine fumanti della sua Saragozza, chiamato ad arrendersi, rispose con bandire agl'invasori della sua patria _guerra a coltello_. Ma Palafox, benchè gran signore, era allora capo de' popolani e parlava a modo loro; chè del resto, quest'arma prima della guerra era arma tutto popolana. Pur Don Luis appena sentitalasi cadere ai piedi sciolse le braccia, e si buttò su essa; ed aperta la lama, si mise in difesa non altrimenti che se fosse stato avvezzo sempre a maneggiarla. «Or bene,» disse Perico, «or ben istà; uomo, bada a te;» ed era per investire, ma al lume della luna che sorgeva potè vedere Don Luis che buttato il coltello lontano da sè, e ripresa le sua positura freddamente rispose: «Nè ignobile, nè impossibile è a un grande di Spagna l'essere a tradimento sovrapreso e scannato da un bandito. Ma venire contro un bovaro con tali armi a tal cimento, non è fattibile ad uno che speri ancora aversi a coprir il capo dinanzi al re nostro signore. Odi, uomo, se non sei pazzo come quella forse pazza di Donna Ramona me l'ha voluto far credere, e se sei veramente nobile come mel vuoi far credere tu, lasciami stare oramai, e aspetta la luce del dì, e mostrami poi le tue carte e i tuoi titoli, ed io ti giuro che, solamente che tu non sia ebreo nè marrano, e ti possa mostrare cristiano vecchio, io ti renderò ragione a quell'arma, a quel giorno, e in quel luogo che vorrai tu.» «Uomo, uomo,» strillò allora Perico; «non mi far perdere il senno; nè mi far fare un'azione ch'io non voleva fare; piglia il coltello e difenditi, se non vuoi morire indifeso; che per tutti i santi, io te lo ridico, noi non abbiamo tutti due vivi a rivedere i nostri compagni.» E brandendo il suo coltello avanzavasi contro Don Luis. Poi fermatosi il buttava anch'egli via con un atto disperato come per torsi la tentazione. E rimasto a mirar fisso fisso un instante, di nuovo s'avventò; ma invece delle labbra chiuse, e gli occhi furenti, e un pugno serrato, e l'altro a brandire il ferro, aveva bocca e occhi e tutto il volto composto a disprezzo e quasi a schifo, e la mano aperta, e già il braccio teso verso il volto del suo disprezzato avversario per fargli villania. Allora, scompostosi tutto Don Luis, e fatto furente, dava indietro un passo, e due, e brancolando in terra cercava uno de' due coltelli. Nè Perico instava contro lui; ma datosi egli pure a far il medesimo, in breve tutti e due riebbero i ferri in mano, e s'appressarono, e misuraronsi cogli occhi senza più dir parola, e s'investirono. Ingannerebbesi poi chi credesse, che tra due arrabbiati, con in mano due armi così micidiali e così corte, finisse in breve il combattimento per la ferita o la morte d'amendue. Così succederebbe tra due tali combattenti di qualunque altra nazione. Ma là il combattere a coltello è ridotto ad arte; ed ha sue finte, sue botte, risposte e difese, in modo che può durare più minuti senza colpo efficace; non meno che se fosse alla spada o colle sciabole. Perico era maestro e vero professore di quell'arte; e Don Luis di quei dilettanti che talor n'insegnano ai maestri. E di fatti fosse egli più destro, o più di sangue freddo, od arte o caso, in ogni modo tolse egli sì la prima ferita, ma non profonda, in un'anca, e quasi a un tempo rispose con una coltellata sulla spalla dell'avversario, che se gli era ficcato sotto troppo imprudentemente; e ferì sì forte che parve essere andato al cuore, e fece zampillare il sangue e stramazzare per terra l'infelice Perico, dicendo: «Son morto.» Fermavasi Don Luis un istante, e gli era sopra l'istante appresso per soccorrerlo; ma Perico o credesse che fosse per finirlo, o si volesse vendicare, o non volesse morire nelle sue mani, alzatosi sur un braccio, coll'altro diè di piglio al fischietto usato dai bovari, e diè un gran fischio, e all'istante s'udirono da lungi rispondere due o tre altri. Quindi Don Luis vedendosi peggio che mai in mano altrui, e che non vi era tempo da perdere; senza pensare ad altro che a scampare, abbandonò il suo infelice ma arrabbiato rivale.»

Qui il maestro tolse l'orologio; e vedendo che già era mezz'ora dopo la mezzanotte, lo rivolse a noi mostrandoci com'era tempo d'andar a letto; e promettendoci, se ci piaceva, di ripigliar la narrazione la sera appresso; e dicendo noi che anzi ci piaceva moltissimo, tolto ognuno il nostro lumicino, ci ritraemmo a nostre stanze, ed egli uscì del salotto e di casa, per tornare a casa sua.

II.

«Io v'ho lasciati ieri» riprese il Maestro, «che Don Luis si era salvato col valore dalle mani del suo insidiatore, e colla fuga poi da quelle dei seguaci e complici di lui, i quali, usciti d'agguato, gli eran corsi dietro; ma perchè egli aveva da cento passi innanzi, e non era poi in tutta Spagna uomo più leggeri alla corsa, non potè essere arrivato; e salvo, benchè ferito, giunse a San Lucar le donne e i compagni. E pensate che accoglienza gli fosse fatta, principalmente.... Benchè io penso, amici miei, che ieri v'ho allungata troppo la narrazione: e contro il mio stile, che è di non far durar mie novelle oltre a una sera, non v'ho detto di questa se non il principio; e se allungassi il resto allo stesso modo, se ne avrebbe per più d'otto dì. Epperciò, lasciato San Lucar, e la villa, e Don Luis e sua guarigione, e tutti i particolari, dirovvi sommariamente gli eventi principali saltando dall'uno all'altro, e passando le attaccature che non sono necessarie, e voi potete benissimo supplire.

Erano dunque passati già più mesi dalle scene ultimamente descritte, quando per un bel mattino di decembre il popolaccio di Siviglia correva ad una di quelle feste di che il popolaccio di tutti i paesi è così vago, un'esecuzione a morte di tre o quattro condannati. Era poi anche maggiore quella volta l'accorrere, non solamente pel numero insolito de' condannati, ma anche per varie circostanze particolari atte a destar la pubblica attenzione, attutata del resto dalla frequenza di quegli spettacoli. E prima, uno dei condannati era un bellissimo giovane, il più _guapo_ fra i sette _niños di Ecija_; che sono una compagnia di ladri famosissima ne' contorni di quella città onde essi tolgono il nome. Dicesi che sieno sempre sette, e non mai più; benchè quando ci è un posto vuoto, che accade sovente, e' vengono loro sempre numerose suppliche e brighe per sottentrare; ma non si tolgono mai se non tanti quanti sono i posti vuoti fra i sette, e sempre si scelgono i più bravi e provati ladri; e dura quella compagnia da molti anni e forse da secoli. Fu spenta, è vero, al tempo che il maresciallo Soult reggeva l'Andalusia; ma so che risorse poi, benchè non sappia se duri e sia in fiore oggidì. Ad ogni modo, per far ragione a tutti, e' si vuol dire che costoro, i quali certo non hanno scrupolo di uccidere quante persone sia loro mestieri per venir a capo di loro assassinii, od anche per ispegnere la voce; quando poi non è loro necessario, hanno molti riguardi per le persone che fermano in via, e talor lasciano loro danari da finirla, e se metton le taglie ai ricchi possidenti, che è il grande stile di queste masnade, dicesi che talora poi facciano carità a' poverelli, e lascin borse sotto a' loro usci, e che so io d'altre simili generosità, vere o inventate da coloro che in ogni dove, principalmente in Ispagna, hanno amore a questa specie infima in grado, ma da essi tuttora favorita di eroi.

Un altro poi dei condannati chiamava anche più del primo l'attenzione de' buoni Sivigliani. Accusato per ladro o assassino, o che so io di peggio, non aveva alle numerose prove recate contro a lui opposto mai nulla; e s'era lasciato indifeso condannare. Ma, condannato che fu, sorse a suo cenno l'avvocato, e dispiegò sul tavolino dinanzi ai giudici un gran fascio di carte e pergamene che provavano senza replica la sua antica nobiltà; la quale riconosciuta, l'avvocato chiese, e i giudici accordarono, non per grazia, ma per diritto, che il suddetto nobile condannato fosse nobilmente strozzato, o, come dicono, _garottado_ da seduto, in vece di essere, come s'usa ed è buono per li semplici cittadini, appiccato in aria ignobilmente penzoloni. E così fu effettivamente eseguita la sentenza. Ma di questi due a noi non importa nulla, se non che, tolto il corpo di quel secondo giustiziato, fu in vece sua attaccato un figuraccio o spauracchio da uccelli; e fu affissa sotto uno lunga condanna che io non vi dirò minutamente; ma in sommario dicea così: Che citato il nomato Perico (e seguivano poi gli altri nomi suoi e la sua qualità d'Asturiano, epperciò nobile) a comparire dinanzi alla Reale Udienza di Siviglia; e col non comparire mostrandosi contumace o defunto, che non si sapea quale dei due; sulle deposizioni dell'eccellentissimo signor Don Luis, con dieci altri nomi e l'etcetera, Grande di Spagna di prima classe etcetera; le quali unite coll'altre prove evidentemente provavano aver il detto Perico teso insidie, agguati e tradimenti per proditoriamente e senza ragione ammazzare il detto eccellentissimo signor Don Luis; la Reale Udienza l'aveva all'unanimità dichiarato assassino e condannato a morte; e fosse tenuto quasi effettivamente giustiziato; e se era vivo, rimanesse bandito col taglio di ducento scudi e la grazia a chi lo consegnasse; ed altre siffatte cose poi che seguivano secondo le formole. Perchè poi Perico era conosciutissimo ed anche amato in Siviglia, perciò, contradizione o no, la folla fu grandissima a leggere la sua condanna. In mezzo alla folla poi ei ci fu uno in abito di alguazil che accostatosi allo scartafaccio, e trattone un altro di sotto al mantello, lo affisse sul primo in modo da coprirlo; e mentre gli si riapriva innanzi e poi gli si serrava dietro e riaccostavasi a leggere la calca, egli sparì. Sorse allora un susurrìo che chiamò l'attenzione dei veri alguazili che stavano passeggiando pochi passi discosto; s'accostarono, e lette le prime parole, si rivolsero ad inseguire il falso compagno. Ma questi era lungi e non fu trovato. Il nuovo scartafaccio dicea così: «Don Luis è un mentitore; Perico non fu mai assassino, e volle solamente da uomo a uomo combattere un nemico vile traditore. Se la Reale Udienza fosse meglio informata, potrebbe sapere che Perico è vivo e vivissimo, e si fa beffe de' suoi tagli e de' suoi dugento scudi. Con cinquanta soli per testa ei potrebbe aver quella di Don Luis, e di tutti i membri della Reale Udienza. In prova di che ha fatto affiggere la presente qui alla barba loro, e dinanzi alla porta dell'eccellentissimo, e sotto la Girada ed altri luoghi publici, dove li potete andare a vedere.»