Part 15
Ora di questo scandalo che che si dicesse in tutta Siviglia, io non ve ne dirò nulla, volendo, secondo mia promessa, portarvi a un tratto a un'altra scena che succedè pochi altri mesi dopo, verso l'aprile o il maggio del 1807, in Ciclana. È questa, non lungi da Cadice, una piacevolissima terra presso che tutta formata delle villette di que' ricchi cittadini, i quali chiusi nelle loro mura in mezzo al mare, quasi marinari d'un vastissimo vascello, scendono ogni volta che il possono a goder la terra; e perciò tengono là ed abbellano le loro casuccie e gli orticelli con un amore e una nettezza non consueta nel rimanente delle Spagne. Così Ciclana, un villaggio di ricchi, unisce in sè i piaceri tutti della villa e della città. Dei quali volendo Don Luis godere e far godere le sue brigate, tolse a pigione uno dei più graziosi di que' casini, e fattolo con meno ricchezza che comodi, e meno pompe che attente e minute cure, riattare ed addobbare per le due donne, ve le portò come a caso, e, stupite e contente, ve le stabilì a dimora; e poi fece incominciare un corso di feste nuove ogni dì, ed egli andava e veniva, ma per lo più stava, e tutti vivevano allegramente. Benchè, l'allegria era più apparente che vera, come lo potete udire da una conversazione che passò tra le due donne, dopo il tocco o le due d'una notte che ritrattesi stanche, rifinite di piaceri, a loro stanza e ne' letti che avevano allato l'uno all'altro, e spento già il lume e rimaste amendue, benchè assonnate, senza dormire alcun tempo, incominciò la madre a bassissima voce così: «Marichita, Marichita, dormi tu? dormi tu? Dimmelo almeno se non dormi; dimmelo almeno, in vece di sospirare come fai, e forse pianger soletta.... Marichita, per amor del cielo!» «Ebben, mamma, non dormo, gli è vero, non dormo.» «Oh figlia mia, viscere mie, e che hai tu? passerai tu di nuovo un'altra notte come l'ultime, senza dormire, affannata, sospirando; chè il mattino poi ti si leggono queste perfide notti negli occhi cavi, lividi, aggrinzati? O cielo! a sedici anni, non è egli peccato guastarsi la bellezza così, non saper godere la vita la più felice del mondo; che se io avessi avuto tanto alla tua età.... E che dirà Don Luis quando s'accorga di questa tua ingratitudine? Il più bello, il più giovane, il più ricco signore di Andalusia e di Spagna, anzi, credo, del mondo, per innamorato, e non saper godere di una sorte!...» «Sì, per innamorato, per innamorato, e non per marito. O mamma! chè non mi dicevi tu anche allora, per innamorato, le prime volte ch'io l' vedeva, quando tu mi facevi cuore ad adescarlo, a innamorarlo, e mi dicevi che sarei la più gran signora di Spagna? Or vedi invece, per innamorato....» «Per innamorato ora, figliuola mia, per innamorato ora. Quanto sei cocciuta e permalosa verso tua madre che ti vuol tanto bene, eppur tu interpreti male sempre quanto ella dice! Per innamorato oggi, ma per marito domani. Per marito domani, se tu il volessi. Ma con fare il grugno ed essere stizzosa e ritrosa, non s'invischiano gli uomini. Io te l'ho detto le cento volte: non si piglian le mosche coll'aceto, ma....» «Così avess'io fatto la ritrosa fin da principio! così non avessimo strascinatoci in casa questo tuo gran signore! Così non avessi io tradito il mio povero Perico! Chè quello sì mi voleva bene davvero, quello mi sposava, quello avrebbe fatto di me una donna onorata. Ed io l'ho tradito, meschino! Io l'ho innamorato, e poi lasciato senza amore; io ho voluto il suo cuore, e non gli ho dato il mio! Io gli ho fatto travedere un paradiso, e l'ho precipitato in un inferno! Io ho fatto di un galantuomo un assassino, io gli ho messo i pugnali in mano, io ho fatto attaccare il suo nome al patibolo, io sono che vel trarrò un giorno lui stesso, infelice! ma meno di me!..» «Figliuola, figliuola mia; è egli possibile che tu pensi ancora a uno scellerato, condannato dalla giustizia divina e umana? che tu voglia disonorar te stessa con infami rincrescimenti, chi sa, con un resto d'infame amore? Sciagurata! che ti vai tu tormentando e rimprocciando vanamente? Nascono gli uomini ciò che debbono essere, e si perderebbe la vita intiera in esami di coscienza e rimorsi inutili, se si volesse andar ricercando ciò che avrebbe fatto, o ciò che sarebbe diventato tale o tal altro, se non fosse di noi o se non avessimo noi fatta o detta tal cosa, o che so io. Questi son pensieri a che io non mi sono fermata mai; e vedi, son vecchia. E tu meschinella, vuoi tu alla bella età di sedici anni, a quell'età che non torna più mai, vuoi tu far te stessa infelice così, e con te la tua vecchia madre? Figliuola, viscere mie!» «Io qui, qui in un letto molle, adagiata sulle piume, coperta di seta, di trine, con tesori d'addobbi intorno, e di gemme deposte qui allato, inebbriata ancora di cibi e bevande e profumi deliziosi, più anche di quei suoni e quei canti e quel continuo parlare, quell'aure d'amore che soffiano in questa Ciclana, inebbriata più di tutto pur troppo di queste vane, perfide adorazioni, vane, perfide, dolci.... Egli a quest'ora in una caverna buia, fetida, sul suolo umido, con intorno scellerati compagni indegni di lui, a riposare delle cattive giornate, men cattive per la fatica che per li pericoli, e meno per li pericoli che per li rimorsi che stancano e rovinano, io il so, più d'ogni cosa. Ma io, me li sono procurati io questi rimorsi; i miei sono giusti; i suoi all'incontro, i suoi dovrebbero essere tutti miei. O Perico, Perico, io mi sento morire, io morrò; ma così potessi prima vederti una volta ed assolverti de' tuoi rimorsi e prenderli io, e io sola averne ogni pena!» «Marichita, per amor di Dio!» «Non profanare il nome di Dio, nè de' suoi santi, nè di quella principalmente che nemmeno io non m'ardisco più nomare; ma io te l'ho detto e te lo ridico assolutamente, io non voglio che duri così, non può durar così; mi son fidata a te troppo tempo: oggi una famigliarità, oggi un'altra, ogni dì un avvilimento di più, ogni dì una cosa nuova accettata, una nuova accordata. Oh ci vendiamo ogni dì; vergogna! vergogna! Ecco, il buon frate non ci capita più se non di rado, e con un viso che par voler dire: io ci vengo pur anco a vedere se è il tempo della conversione e della penitenza. Oh sì verrà.... Vergogna, vergogna!... scandalo e vergogna pur troppo!» «Ebbene, io gli parlerò, io lo persuaderò; vedrai, egli ti sposerà, ma e' ci vuol tempo, e' ci vuol pazienza, ei ci vuol amore, e non disgustarlo anzi come fai.» A questo modo continuava il discorso loro due o tre ore, e così succedeva quasi ogni notte. Al mattino, coll'aiuto dell'acqua e delle pillole e della gran fatica, s'addormentavano le donne. Dormivano fino a mezzo il giorno. Ma appena deste, trovavansi di nuovo l'una volentierissima, l'altra invita, ma pur cedente, in mezzo agli incanti, ai piaceri ed all'ebbrezza. Non pensavano ad altro fino a notte avanzata; ed ogni notte ivan crescendo le angoscie dell'infelice Marichita.
Cinque o sei n'eran corse così. E Marichita più che mai malcontenta della vita che le era fatta fare, e di sè stessa, e volendo meditare da sè, stava una notte contro al solito cheta, e faceva vista di dormire, quando le parve udire giù nella via un canto che più amari fece i pensieri in che appunto era immersa: era il Polo del contrabandiero, cantato da una voce e con un'espressione tutta simile a quella di Perico. Si riscosse nel letto, ma pur pensò che fosse o casual somiglianza, o parto dell'esaltata imaginazione. Ma abbrividì tutta, e fu per isvenire, quando, finita la canzone, seguì quel batter di mano raddoppiato, a lei già così noto. Sorse a mezzo sul letto; ma, cessando il canto e il segno, in breve si ripose sotto le coltri, e pensò di nuovo che assolutamente fosse un'illusione sua, e temè che le angoscie non incominciassero a guastarle il senno ed i sensi. Ma ricominciò il canto e la medesima voce; e ben distinti, ben uditi da lei risorta sul letto, i battimenti di mano. Allora, non potendo regger più, detto alla madre che quella notte si sentiva meglio del solito, e sperava in breve dormire, ma voleva prima riprendere un po' d'aria sulla terrazza; e la madre acconsentendo a quella, come a ogni cosa che ella volesse, vestitasi, anzi, velatasi appena, pian piano scese al terreno in un salotto discosto da ogni camera dove si dormisse, ed aperta la finestra diessi dietro l'inferriata a guardare là onde le pareva che il canto venuto fosse, e non scorgendo persona ripetè ella il segno, e di nuovo mirò. Allora, di dietro all'angolo della casa vicina, vide spuntar come un'ombra, ed appressarsi quatta quatta tutta involta nel mantello, e passar dinanzi a lei tacendo, ma sforzandosi, come pareva, di scoprire chi fosse dietro all'inferriata. Ed ella volendo terminar le incertezze: «Povero contrabandiero», diss'ella «a chi vai cantando tu?» «A te, a te» disse, e quasi gridò l'ombra, e s'appressò a un tratto, e buttò le braccia all'inferriata, come se attraverso quella avesse potuto afferrare o portarsi via la fanciulla; e questa, come se fosse stato possibile, tremandone si ritrasse addietro due passi. «Perico!» «Marichita!» fu detto insieme in un istante, e poi durò un silenzio di forse uno o due minuti, e ricominciò la fanciulla: «Sei tu dunque, Perico? Che vai tu facendo qui? Sei tu vivo, Perico, tu, o sei tu lo spirito di lui che venga a vendicarsi? Benchè, se il fossi, non ti fermerebbero queste mura e questi cancelli, e già da più notti io t'avrei veduto sedere al capezzale del misero mio letto, quando io ti chiamava a godere della mia disperazione.» «Io l'ho udita, io la so la tua disperazione; infelice fanciulla!» ripigliò l'ombra, e Marichita abbrividita diè indietro involontariamente di nuovo. «Io la so. Epperciò son venuto d'onde che io mi sia, più morto che vivo, ed io pure non meno di te disperato. Chiamato da te, venni e son pronto a menarti meco, se l' vuoi, accada poscia che può. Vieni, vieni ad unire almeno le nostre disperazioni. Marichita, vuoi tu venire? Vuoi tu venire? Dì su.» «Dio buono, Dio santo, Vergine santissima, che è egli questo? E sarebbe egli vero che tu venissi dall'altro mondo a trarmi....» «No, Marichita, non son morto; vedi, vedi pure, io vivo, appressati, toccami.... benchè no, per l'amor del cielo non toccarmi, non mi rimettere nelle vene tutto il fuoco ond'io ho arso tanto tempo, onde io ardo pur troppo, finchè non abbi detto che verrai con me. Ma vien con me, Marichita, vieni con me; posciachè costui, questo nobile, questo ricco ribaldo tuo non ti fa felice; posciachè t'incresce del tuo tradito, abbandonato Perico; posciachè gl'invidii l'umido letto della caverna, tu coricata tra le piume, le sete e i profumi. Traditrice tradita, vien con me, vieni unire le nostre disperazioni.» «Uomo, spirito, che sei tu? Che sei tu che sai le parole mie sommesse, e i miei nascosti pensieri? Che sei tu? di nuovo io ti scongiuro.» «Io sono un infelice, il più infelice uomo del mondo, che ti disprezza, ti abborre, ti maledice a tutte l'ore del dì e delle notti, e maledicendoti pensa a te, null'altro che te, sempre te. Maledetto il seno che ti portò, maledette l'arie che respirasti, maledetti gli occhi che ti videro, e il cuore, l'indegno cuore vilissimo che non ti può cacciare, e il pensiero che sempre è con te.» e «Oh! ti riconosco, iroso, feroce amante! tu sei, tu certo sei. E maledici pur quanto vuoi. Tu benedetto sii che sei venuto a udire i miei pentimenti una volta prima che io mi muoia. Odi, Perico! Io ti ho tradito, tradito, è vero, scelleratamente, indegnamente; io t'ho anteposto un altro, io t'ho voluto abbandonare per sempre ed avermi lui. È verissimo, io sono un'indegna, una colpevole creatura. Nè voglio scusarmi, te accusando. Ma pur forse lo potrei, te così orgoglioso, così iroso, che non facevi uno sforzo vero mai per richiamarmi a te.» «E non venni io?» «Sì, una volta dopo parecchi giorni, e una volta sola senza instare con altro che con minacce e vendette; ma non accuso io te, no. Me sola accuso, benchè non sola, io giovane, io nuova a tutto, io inesperta, precipitata dalla madre. Oh le perdoni Iddio; io debbo, io voglio perdonare, io perdono a lei, a te, ma sono pure la più infelice creatura, e così possa la morte fra breve....» «La morte, la morte, sempre la morte! Ei sembra che sia un rimedio a tutti i mali. Ei si pensa a una disgrazia? La morte la finirà. Si pensa a una ingiustizia? La morte ti vendicherà. Si pensa alle ingiurie, alle oppressioni? La morte agguaglia tutti. Alla propria scelleratezza? La morte la sconterà. La morte, sempre la morte! E perchè non vivere? Perchè non soddisfarsi? Perchè non vendicarsi, ed esser felici così un momento almeno? Senti, Marichita.... È inutile ch'io te lo dica, e lo potresti indovinare oramai da te. Io t'ho messo intorno una persona tutta mia che ti vede ed ode ad ogni ora, e cacciata questa te ne porrei intorno cento altre. Ed altre ancora ne ho già disposte da gran tempo qui intorno, ed io t'avrei potuto rapire, ed aver meco.... Se non che, a che t'avrei io tolta? Avutati nelle mie mani, che avrei fatto di te? Io meditava da gran tempo su ciò, e finchè non mi fosse fatta una risposta satisfacente, tu ti potevi viver tranquilla, nè me l'ero fatta mai.... L'altra sera ebbi la relazione che a te, sveglia o sognando, incresceva del povero tradito Perico. Da quell'ora, da quell'istante io ben seppi che far di te. O dimmi, dimmi, Marichita, dimmi....» «Se io t'amo, Perico? Se io t'amo? È egli questo che vuoi sapere? Se io t'amo? Oh credimi, non solamente t'amo adesso, ma t'amai sempre, t'amavo quando, seguendo i consigli della madre, aiutati dalle tue ire, mi sforzavo cacciar te e chiamar colui; t'amavo quando, volendo sorridere a lui, ero ridotta a richiamar a mente ed imitare i sorrisi e le dolci parole che io già aveva apprese con te, che tu mi sapevi inspirare, tu solo, ed io non le seppi mai dire veramente se non a te, e t'amavo in quelle notti che facevo ogni sforzo per dimenticarti. Ora non più, no, mi sono capacitata che non è possibile, ora so e sento che senza te non posso vivere.» «Oh benedetta, benedetta Marichita mia, tu sarai mia; ed ascolta, chè abbiam poco tempo a discorrere. Di qui a tre notti.... benchè avrai tu cuore di venir a viver meco la vita di un contrabandiero, di un bandito? Cacciati dalla società degli uomini, fuggiti come bestie immonde da chi vogliamo accostare, tracciati come fiere da chi vogliamo fuggire, non dormir mai se non a mezzo; per passatempo di veglie discorrer di sbirri, confortatorii e patiboli, scellerati per compagni, amici niuni, niune leggi che il timor comune, niune difese che il proprio ferro.» «Io lo so, io lo so. Ma chi ti ha cacciato in questa vita? Chi ti ci debbe seguire? Chi l'addolcirà, se è possibile? Chi ritrarrattene forse mai? Dov'è l'amore, là è il dovere della misera Marichita. E dov'è l'amor suo, là ella potrà forse ritrovar posa de' suoi strazi, e refrigerio di questi fuochi. Impossibile oramai rimaner qui innocente fanciulla; là anche in mezzo agli scellerati sarò donna virtuosa.... del mio amore. Perico, Perico dammi la mano, qui attraverso a queste sbarre, in mezzo a questo buio, con Iddio solo per testimonio, chiamami tua; e poi vieni a levar quando vorrai la tua sposa, vieni a trarla dove vuoi, vieni a farne quel che vuoi, vendetta se vuoi.... Perico, mio Perico! avanza, dammi la mano attraverso queste sbarre, dammi tua fede, odi la mia, chè io son tua.... Oh non rispondi tu, Perico? Che ti ritrai? Dove vai?... Dove vai, Perico? Perico! Che non rispondi, e dove vai? Rispondi!» E con queste ed altre angosciose grida, fuor di sè la infelice fanciulla perseguiva il tacito, sordo amante. Il quale, senza rispondere, senza dar una voce nè un cenno, spariva; così, nella disennata e superstiziosa fanciulla entrò di nuovo il dubbio non fosse stata mai un'apparizione dello spirito solo del suo amante. E tanto più si fermò in questo pensiero, e quasi il credette certo, che uscita in fretta dalla porta, e corsa al luogo dove era stato fermo Perico, ed a quello poi ond'era sparito, non trovò, nè udì, nè vide, nè da lungi persona od ombra o nulla, se non oscurità e silenzio universale.
Tuttavia, ridotta nella sua camera, e riflettendovi quella notte e quelle che seguirono, ella si capacitò che era stato Perico, non solo a malgrado de' pericoli vivo e vivissimo, ma, a malgrado de' suoi tradimenti, innamoratissimo di lei, e che aveva fatto il disegno di venirla fra tre notti a rapire. E così era difatti. Nè occorre che niuno dica se Perico facesse bene o male, secondo o contro la ragione; ch'ei si sa fin da' bimbi che l'amore non si lascia metter freno da lei. Sì talvolta sel lascia mettere dall'altre passioni compagne sue. Onde poi veggiamo l'avaro innamorato sacrificar all'amore ogni cosa, tranne i quattrini; il beone, tranne il vino; il giocatore, tranne le carte e i dadi; e l'iroso, tranne la vendetta. E mettetevelo pur bene in capo, voi fanciulle, per non isperar poi troppo dai vostri sposi. E voi donne, se mai niuna ebbe dal suo il sacrificio di qualche passione, tenetelo pure per il più bel presente ch'ei potesse farvi in prova d'amore, e tenete lui poscia per marito non dozzinale. Nè vorrei dir io che Perico non avesse potuto forse un dì diventar buon marito, e, se la sua amante l'avesse meritato, non fosse stato capace di sacrificarle un dì anche l'orgoglio, passione principalissima non solo delle sue, ma di tutte quelle che son plasma dei sette peccati capitali. Ma intanto, fosse colpa di lui o di lei, certo è che per allora Perico non era disposto a far quel sacrificio. Era venuto, come udiste da lui stesso, sull'avviso avuto da una camerista di Marichita che questa passava le notti intere a piagnerlo e desiderarlo; era venuto prima a verificare la verità di siffatta relazione, vedendo se risponderebbe a' suoi segni; poi, in caso che rispondesse e scendesse e confermasse il rinato suo amore, a prender appuntamento con lei per poi rapirla, e trarla seco, senza pensare per allora allo sposalizio. Ma quando Marichita pronunziò quella parola di sposa, ed attraverso alle sbarre tese la mano come a congiungerla in legittimo matrimonio a quella di lui, ridestossi allora ad un tratto nell'animo suo, e ridestato vi ridivenne signore l'orgoglio così crudelmente, così constantemente offeso fin dal principio de' loro amori; e fu per dettargli qualche crudel risposta, che pronunziata avrebbe forse troncato l'amore o l'istessa vita di Marichita. Ma non la pronunziò, e invece si ritrasse; e di corsa, anzi di volo, fuggì da lei, dall'occasione, e avrebbe voluto da sè stesso. Ondeggiò poscia in pensieri e disegni e risoluzioni fatte e disfatte mille volte in quei tre giorni; chè sono indicibili i combattimenti interni di un uomo per natura forte, ma, per passioni d'ira e d'amore annidate in suo cuore, fatto imbelle. L'ultima risoluzione a cui s'appigliò, non come migliore, nemmeno a sua mente, ma come quella che, senza decider nulla, lo metteva pur in caso di satisfar tutte le sue passioni, fu quella di tornare a Marichita, e assolutamente, senz'altre spiegazioni, senza darle agio a riparlar di matrimonio, portarsela via. Perciò, invece di nuovamente chiamarla all'inferriata, deliberò coll'aiuto della compra cameriera entrar nella casa, e con quello poi de' compagni suoi invaderla e occuparla di soppiatto od a forza, e giunti alla camera di Marichita, volonterosa o no, portarsela via. E com'era stata disegnata ogni cosa, così s'effettuò. Guidati dalla donnicciuola, inavvertiti da ogni altro, piano piano entrarono, e camminando alla sfilata, giunsero alla camera delle due donne, ed aprirono la porta, e furono al letto, e rivolsero su quello a un tratto le lanterne per vederla e pigliarla; ma videro vuoto il letto, e la mamma che dormiva nel suo, e si rivolsero alla cameriera, e questa giurava non intender che fosse, e tra il chiasso che seguì, si svegliò la Romana, e incominciò a gridare, e, interrogata, giurò il medesimo. Ma, disperdendosi gli uomini a frugare, benchè invano, nella casa, in breve fu desto Don Luis e tutti i suoi servidori, che armati, e conoscendo meglio i luoghi, incominciarono a difendersi, poi ad assalire gli assalitori, e gli uni e gli altri a tirar pistole e schioppi, e ad accorrer gente di fuori, che fu una confusione da non vedersi mai più l'eguale. Due o tre furono morti d'ambe le parti, ed altri feriti; ma scamparono gli altri contrabandieri, e fra essi, strascinato e quasi a forza portato via, Perico, il quale, coperto di sangue e ferite, ma più che mai ebbro e furente, voleva rimanere finchè trovasse pure ad accozzarsi col rivale, ora più odiato che mai.