Part 7
Prudenza non ve n’era mai troppa, ma quando i bambini morti di sonno s’abbandonavano sulla tavola, e le sboccianti insieme a piccoli tulipani di dodici, tredici anni vagavano fra le ombre a coglier lucciole, e le sbocciate romanticamente passeggiavano in un vialetto dove trovavan sempre qualche furtiva stretta.... di mano — allora nel grosso della compagnia composta di gente spregiudicata, o, come dicasi, «di mondo....» si alzava la gran cateratta e si dava la fuga alle acque.... Ah! ah! che orgia spirituale!
Quanti argomenti saltavano in scena che di solito sono roba da medici e da confessori! — quante confidenze in un orecchio.... che tutti udivano! — quante proposte a bruciapelo accolte con schiaffi.... corretti da sorrisi. — E le vecchie e grasse comari, crivelli disusati, avvinazzate, colle labbra grosse e nere pel bere, le guance pavonazze, come se la godevano, come si scompisciavano dalle risa, asciugandosi poi le lagrime della consolazione! Quanti altarini non si scoprivano! — E il marito della tale era innamorato della fantesca, alla quale portava il caffè la mattina, mentre era ancora a letto. — E la moglie del tale aveva.... non occorre dir cosa.... — E il lusso di questa costava tanto e tanto. — E quella buona massaja che aveva fatto la fortuna di suo marito.... colla sola e dolce fatica di qualche sospiro! — E quei due marito e moglie, che erano sempre in tre, al teatro, al caffè, all’albergo.... a spese non del marito! — E quella bella signora che si vedeva sempre così e colà, e che facendosi condurre al caffè dal suo favorito, per non farlo sfigurare al momento di pagare, gli faceva passare di sotto il tavolino il suo portamonete! — Un mercante diceva delle raccomandazioni di certe signore, le quali non vogliono che il marito veda tutto il conto: «Soltanto questo e questo e questo, gli faccia vedere.... il resto lo pagherò poi io!! — Ih! ih! ih! faceva il coro. —
Ma e la bella moglie di quel tal impiegato che lasciava i suoi ritratti presso varie _buone conoscenze_, le quali, si incaricavano di far nascere la ricerca dell’originale! — E non è la sola!.... gridava taluno — io ho visto degli _album_! — Oh! bello! Oh! bello! — rigridava il coro.
E naturalmente v’era gran varietà di soggetti. Non si limitavano alle cose.... allegre. V’erano anche le tristi. Si parlava degli odj di questa e di quella famiglia — del tal tentativo d’avvelenamento — di certe enormezze incomprensibili — di usure inaudite — di ruberie a man salva — di crudeltà consumate fra le mure domestiche — di infamie senza nome — di mariti che trascurano e peggio moglie e figli, e si fanno rovinare di borsa e di salute fuori di casa — di mogli che.... fanno altrettanto....
Ma alfine bisognava pur muoversi e andarsene a casa. Bello spettacolo quella marcia notturna! Pareva la ritirata da Mosca. Andavano a due, a tre, a quattro, a uno.... Chi barcollava, chi s’appoggiava al muro, chi correva, chi cantava.... tutto. — Chi urlava, chi bestemmiava.... Or non si trovava più questo.... or non si vedeva più quella. Le ragazze erano sempre davanti, molto davanti.... e mezzo stordite da un po’ di vino e dalla veglia ascoltavan commosse le prime dolcezze e facevano imprudentemente le prime concessioni.
Qualche moglie aveva suo marito indietro.... e intanto difendevasi da qualche conquistatore.... ma difendevasi male.... e qualche volta, nell’addio, v’era anche una non sempre tacita promessa.
Passando vicino a qualche coppia si udivano dei rimproveri.... e guardandoli in faccia non si poteva dire avessero delle ragioni legali per farsene.
Intanto la sparpagliata comitiva andava.... andava.
Chi entrava di qua, chi prendeva di là.... finchè restavano soli tre o quattro molto cotti... che noi non seguiremo certo.
E le cose finivano forse là?
L’indomani cominciava la cronaca della notte. Un marito aveva battuto la moglie — una moglie aveva battuto il marito — un marito aveva costretta la moglie a fare, in camicia, il maneggio del fucile — un fanciullo s’era rotto la testa — un giovinetto aveva sbagliato di piano — .... un altro, di uscio, in casa propria — i tali erano così poco ubbriachi che, dopo molte vicende notturne, ora erano tutti a letto ammalati....
A lungo andare, in una compagnia come quella, raccogliticcia, senza scelta, messa insieme proprio a casaccio, non potevan non nascere intrighi, imbrogli d’ogni genere e se di quel che avvenne non si può parlare per non mormorare del prossimo, si può dire però che vi furono scene di gelosia — che vi furono ire di genitori.... Mariti e parenti ingenui, i quali lasciavan ber smoderatamente mogli e fanciulle.... come se il vino potesse produrre nella donna effetti differenti da quelli che produce nell’uomo!
Il solo che non diceva mai niente nè di nè a sua moglie era il buon Minelli, il quale anzi la incoraggiava a bere, perchè quando ella aveva il viso acceso e gli occhi, grazie a Bacco, più brillanti — gli occhi di lui del pari alterati dal vino la trovavano ancor più affascinante.
Forse Minelli avrebbe rinunciato a compiacenze di tal genere, se il liquido avesse fatto commettere delle sciocchezze a Maddalena, ma ella era sempre la «tosa di bronzo» — non obbediva al vino, lo dominava. Tanto è vero che in sei mesi, neppure la più piccola imprudenza si poteva rimproverarle.
Ella si teneva sempre vicina al marito, sorrideva e rideva alle licenze poetiche di tutti.... ma anche sollecitata non apportava il suo contingente. Non era in pubblico ch’ella amava prodursi. Oh! nella conversazione intima con qualche amica, era un altro pajo di maniche.
Allora ella diceva delle cose gustosissime.
Ma all’osteria, fra i fumi del vino e dello zigaro, quando si era perduta ogni misura, esporsi come gli altri le pareva triviale. L’immoralità le piaceva, ma piccante, di buon gusto, fina insomma. L’allieva di Severina non poteva essere che così.
Avvicinandosi l’inverno, Maddalena pensava seriamente a quello che farebbe in carnevale. Nel carnevale precedente non aveva potuto ballare, a motivo della gravidanza — ma si ricordava d’aver giurato allora a sè stessa di compensarsene ad usura nel prossimo inverno. Però il mendicare inviti o il ballare nei teatri non le garbava punto.
Una cosa che le avrebbe molto piaciuto sarebbe stato il dar delle feste in casa sua — ma l’angustia relativa dell’appartamento non permetteva di pensarvi. Ed ella voleva divertirsi, ballare, e godere uno splendido carnevale, senza noje, proprio colla perfetta libertà di cui avrebbe fruito in casa. Come fare? — Subito fatto.
Una sera Minelli — suggeritrice la moglie — disse che la compagnia era tanto buona che sarebbe stato un vero peccato il lasciarla disperdersi nell’inverno.
Gli pareva che, essendo tanto numerosa, si potesse benissimo costituire in Società per dare delle feste da ballo a sè stessa dal primo dicembre alla fine del carnevale.
Maddalena aveva pensato e suggerito bene. Il progetto di Minelli fu ricevuto con acclamazioni generali.
Otto giorni dopo la Società era costituita e lo statuto, steso da un socio pratico di simili faccende, approvato e firmato. Minelli fu eletto, per riconoscenza, presidente; la Società, in omaggio al gentil sesso, fu denominata: _Delle belle donne_, e il primo dicembre si apersero le sale, con tripudio generale.
Si ballava tre volte la settimana alla _Società delle belle donne_. Il martedì e il giovedì, la veglia non si protraeva però oltre il tocco. Il sabato solo, la festa durava fino all’alba vegnente.
Maddalena nelle prime feste si abbandonò con tutta la foga della sua gioventù e robustezza in preda alla molteplice voluttà di turbinare fra due braccia d’uomo a suon d’orchestra. Nuova voluttà per lei, chè da quando aveva lasciato la scuola non aveva più mosso piede. Era instancabile e stancava tutti. Eppure non era più pesante di una piuma.... quando danzava.
Ma in capo a qualche settimana parve annoiarsi di quel trottolare. Non aveva affatto estinto quella smania nel sangue di un moto continuo e vertiginoso, ma siccome, man mano la stagione inoltrava, le feste si facevan sempre più affollate, si finiva a ballare tutt’al più due minuti ogni mezz’ora e a passar il resto in processione attraverso le sale, sospirando, talora invano, altri due minuti — il che per lei era ultra nojoso. Non avendo delle ragioni particolari per ballare ad ogni costo, preferiva ritirarsi, con qualche amica, nel salotto giallo, riservato appunto alla conversazione delle signore, e che Maddalena chiamava la sua oasi. Infatti, essendo l’ultima delle sale sociali ed avendo l’ingresso difeso da una spessa portiera, vi si godeva una frescura, una quiete, un silenzio ch’erano un vero ristoro per chi veniva dalle torride sale in cui ferveva la danza.
Là su quelle poltroncine presso quel tenue fuoco che scoppiettava nel caminetto, coll’accompagnamento della sordina del gas, nasceva spontanea la conversazione e si sentiva il bisogno delle confidenze.
Ma è difficile che alle signore, tanto più se belle, venga fatto di restar sole.... Oltrechè la donna ha.... non sappiamo cos’ha.... ma qualche cosa ha certo che attira l’uomo sulle sue orme, quel ritrarsi così in disparte non poteva non destare sospetti e curiosità nei signori uomini, che invasero ben presto il salotto giallo. Sulle prime quelle signore n’ebbero stizza, ma dopo ci pigliarono diletto. La conversazione di molte gentili persone dei due sessi, che avevano a pensar solo a darsi buon tempo, se non era più intima, diveniva certamente più animata ed arguta.
Nel salotto giallo si formavano dei gruppi e si scherzava amabilmente. V’era un gruppo però che la vinceva sugli altri per numero e brio — quello della presidentessa. Ella aveva saputo attorniarsi delle donne più sapienti e degli uomini più scettici e più caustici.
All’intorno, come spettatori, v’era una schiera di giovinetti del primo corso di galanteria, i quali non dicevano niente per rispetto ai maestri, e che, con quei loro colli torti per l’attenzione e lo stupore, e con quei visi imberbi senz’altra espressione fuor quella delle cravattine bianche, facevan l’effetto delle foglie incurate che circondano un mazzo di fiori.
Quanti frizzi! quanti razzi! quante scoperte filosofiche e anche geografiche!
Ma ad alta voce si diceva quel che si può dire in una festa da ballo ad alta voce. Quel che si usa dire a bassa voce non lo si diceva che dopo cena, il sabato, fra quei quattro o cinque signori e signore dei più matricolati.... nessun marito presente. Allora si diceva l’indicibile con una grazia, un sapore, un buon gusto, che avrebbero deliziato Fiammetta.... Quello era il campo d’azione di Maddalena.... ma noi non possiamo, sgraziatamente, entrar in particolari, perchè erano tutta gente discreta e non divulgavan nulla, nemmeno una parola!
* * *
Si dice: _per ballare_, ma realmente le Società che si costituiscono per ballare, si costituiscono _per amare_.
Non sofistichiamo sulla parola, che è molto elastica, e può significare tutto quello che si vuole, e conveniamo che non può essere che così. Come, infatti, supporre che gente bella, giovane, ardente, di vario sesso, se ne stia insieme di frequente, per molte ore, volando abbracciata, mangiando, bevendo, ridendo, discorrendo, in un’atmosfera torrida, profumata.... godendo di tutte le voluttà dei cinque sensi, — senza che l’anima prenda un po’ parte alle ebbrezze del corpo? Ora, quando l’anima, ossia questo complesso di fantasia e di cuore, viene riscaldata dalle fiammelle che si svolgono dagli spiriti accesi della materia.... la prima cosa che fa: è _amare_. Preghiamo nuovamente di non sofisticare.
Noi abbiamo tanto buona opinione della umanità, da assicurare che riunendo a caso uomini e donne che non si sono mai veduti, e facendoli mangiare, bere e ballare, dopo un’ora — qualche coppia anche più presto — parleranno d’amore, e quindi.... Dunque è naturale che lo stesso avvenisse nella _Società delle belle donne_ e con minore difficoltà, perchè, meno un certo numero di socj nuovi, tutti i membri si conoscevano, come sappiamo, da tempo — e perchè, qualche vincolo più o meno poetico già esisteva o era desiato.
Il romanzo di alcune giovinette continuò colla speranza del _buon_ scioglimento, ossia conclusione — cominciò quello di altre — alcune signore ancor oscillanti si decisero — altre che s’erano già decise prima, mutarono avviso — questo non vuol dir che si pentirono! — altre, invece, replicando una volta ancora la prova del fuoco, ne uscirono illese, colla coscienza tranquilla, ma sospirose. Quanto a Maddalena, lo si sapeva che non era una donna facile, ma non si credeva poi che fosse una virtù di ferro, come mostrò di essere in mezzo a tante seduzioni. I giovani più abili e fortunati in fatto di galanteria, tentarono l’assalto.... e furono tutti sconfitti da’ suoi sorrisi beffardi.
Nè le adulazioni, nè i sospiri, nè le offerte.... di un’anima! ecc...., nulla le fece impressione. Tanti bellissimi giovani.... e nessuno fu tanto avventurato da farle ripetere quelle famose parole: «Eccolo.... è lui!»
Tale inqualificabile indifferenza sorprendeva i respinti, i quali, pratici nel fare i conti sulle esigenze del sangue delle donne e sulle solvibilità dei mariti, trovavano che ella avrebbe dovuto essere molto esigente, perchè v’era poca solvibilità — ma era forza accontentarsi di sorprendersi.
Se però Maddalena si mostrava indifferente per tutti i suddetti, non mancava di divertirsi a suo modo. Il suo modo era quello di farsi fare la corte dai giovinetti.... Ella godeva mezzo mondo vedendo i loro ansiosi sguardi frugarla da per tutto, godeva destando sfrenati desiderj, ch’ella incoraggiava con occhiate magnetiche e con parole equivoche.... per poi.... udita una timida dichiarazione, liberarsi con uno scoppio di riso.... o con un consiglio materno, che li faceva diventar rossi rossi, sudare, fuggire.
Ma nessuno sapeva nulla di nessuno, perchè nessuno aveva.... alcun che di buono a dire — e così Maddalena, alla sua età, passava per una donna superiore, e Minelli pel marito più invidiabile.
Ed ella stessa si credeva invulnerabile, perchè insensibile, ed era certa di poter continuare sempre a burlarsi degli uomini e a ridere delle debolezze delle donne.
Ma invulnerabile ed insensibile non voglion dire inaccessibile!
Maddalena faceva i conti senza l’imprevedibile e specialmente senza sè stessa.
Questo parrà strano, ma se fosse così, lo si vedrà.
* * *
Una sera, dopo i primi valzer, in quel momento di confusione che nasce in una sala da ballo allo svanir dell’ultima battuta, Maddalena sentì toccarsi il braccio. Era un’amica che, con una delle solite smorfie:
— _Chérie_ — le disse — c’è qui il signor Soranzi, che desidera tanto l’onore di conoscerti.
— Oh! l’onore è mio.... — rispose con accento di sorpresa Maddalena, rivolgendosi e squadrando il giovine che s’inchinava muto e arrossente.... Quando egli rilevò la fronte, e i loro occhi s’incontrarono, un sorriso benevolo, quale di rado ella ne aveva per gli uomini, le spuntò, e naturale, quasi affettuosa, continuò:
— Non siamo conoscenze nuove.... mi pare.
— Allora io sono perfettamente inutile qui — disse l’amica, ridendo — ma.... mi raccomando! — e senz’attender altro li lasciò.
— Perchè vi siete fatto presentare....? — fe’ Maddalena, posando la mano sul di lui braccio e segnandogli con un gesto grazioso la via da tenersi.
— Era incerto sull’accoglienza che avreste potuto farmi.
— Che cosa temevate.... da una povera donna?
— Temeva che, a motivo di un certo incidente della mia vita.... mi aveste mal giudicato e quindi tenuto il broncio.
— Oh!.... che idea!
— Se vi foste ritenuta offesa, però, n’avreste avuto tutte le ragioni.... benchè io possa pienamente giustificarmi.
— Perchè doveva offendermi?
— Ma.... scusate — fece Oreste con sorriso stentato — quale effetto produsse in voi....?
— Nessuno.... Cosa volevate mai che sentissi? Mi arriva una lettera inattesa.... in cui un signore, che, sotto tutti i rapporti, io era ben lontana dall’imaginare potesse occuparsi di me, mi dice che....
— Che vi ama!
— Sì.... al tempo imperfetto.... adesso è imperfetto.... già! Sss.... ora parlo io.... Ecco la mia oasi, sediamo qui, se non vi spiace. Ma forse voi avete degli _impegni_, chi sa quante signore vi aspettano con impazienza....
— Nessuna m’aspetta, perchè io sono venuto solo per voi....
— Ah! ah! ah!
— Non credete?
— Credo.... credo.... Torniamo al nostro discorso.... Che vi diceva? ah! dunque.... ricevo una lettera inattesa....; mio padre la prende e va per sapere se quello che c’è scritto sta bene — gli rispondono che sta male.... Cosa volete mai che pensi io?.... penso che chi ha scritto è stato un po’.... troppo giovine.... e buona notte! Tutto è avvenuto così telegraficamente che non ha lasciato traccia.... Davvero, m’è parso un gioco di prestigio. Eccolo qua.... marcia, sparisci.... non c’è più! ah! ah!
— Nemmeno una punta di rammarico....?
— Ora non posso dirvi nè sì nè no. Se vi dico che la punta c’era.... faccio torto a mio marito.... se vi dico che non c’era.... vi dispiace.... vedete quindi.... —
Il giovine stette qualche momento sopra pensiero e mesto, poi mormorò:
— Pensare che per pochi mesi soltanto vi ho perduta per sempre!
— Non capisco.... ma forse è meglio.... e a che gioverebbe poi capire?.... Ritorniamo in sala?
— No, lasciatemi dirvi solo questo..... Ho bisogno d’essere perfettamente giustificato ai vostri occhi..... Via, siate buona, vi chiedo così poco! — Quando io vi scrissi quella lettera.... credetelo.... io vi amava perdutamente.... È inutile che io vi riferisca la scena violenta che ebbi con mio padre... potete imaginarvela... Dovetti cedere! E come non cedere, quando egli minacciò di rinnegarmi piuttosto che riconoscervi per mia moglie?
— Ah! è lusinghiero per me! — disse gajamente Maddalena.
— Non dovete offendervene.... ogni padre ha le sue idee fisse e non crede alla bontà delle idee dei figli, i quali, secondo i genitori, mancano sempre d’esperienza quando vogliono agire per impulso di cuore. — Il suo rifiuto, del resto, non implicava una opinione sfavorevole a vostro riguardo.
— Voglio ben crederlo.
— Ah! sì, credetelo.... tanto è vero.... ma questo ve lo dirò dopo. — M’era proibito di allontanarmi dall’università.... ero angustiato dagli studj.... non potei fare alcun passo verso di voi. D’altronde, dopo quel colpo di testa che doveva parervi ben ridicolo, come avere il coraggio di farsi vedere? — Erano scorsi pochi giorni, quando mio padre mi diede la notizia del vostro prossimo matrimonio.... Non vi dico che ho pianto.... perchè ridereste.... —
La voce d’Oreste, già tremolante, si spense, ed egli chinò il capo vergognando della sua debolezza. Il suo racconto era stato detto con un accento così ingenuo e sincero, che Maddalena quasi per sorpresa ne era stata interessata, e quando lo vide come avvilito, gli disse cordialmente, per toglierlo d’imbarazzo:
— E come mai non vi ho più veduto in tutto questo tempo?
— Se non aveste preso marito, io, finiti gli studj, avrei fatto tutti gli sforzi per piegare la volontà di mio padre. E vi sarei riuscito. Avevo il mio progetto e buono! Anche un figlio può minacciare.... basta la minaccia di perdersi! Ma quando seppi che vi maritavate... ricevetti tal colpo che durai fatica a rimettermi un po’ d’ordine nel cervello. Senza l’incubo dell’ultima prova all’università.... che per me voleva dire onore o ridicolo eterno.... non so che avrei fatto! Potete pensare se, finiti gli studj, pensassi pure a toccare questa città.... Viaggiai qualche mese. Quindi, allorchè bisognò pensare al ritorno, tremando all’idea di rivedervi dalle mie finestre, felice con un altro, e di essere un oggetto di derisione per voi....
— Via....
— Scrissi a mio padre che desideravo si traslocasse....
— Ah! ecco il perchè....
— Sì.... abbiamo una casa presso la stazione, siamo andati ad abitar là. Ma allora, quando tornai, sentii subito che non bastava.... era ancor troppo vicino a voi.... e dissi che voleva passar l’inverno in campagna. I miei genitori mi seguirono.... essi comprendevano molto bene lo stato dell’animo mio. Dopo l’inverno, venne la primavera.... seguì l’estate.... e nessuno pensava a ritornare, quando una sventura ci obbligò a lasciar la campagna. Mio padre, che soffriva, già da qualche anno, d’oftalmia, per un aggravamento improvviso, correva pericolo di restar cieco.... Si tornò quindi in città per aver a nostra disposizione i migliori professori.... Ma tutte le cure possibili giovarono a nulla....
— Cieco?
— Non precisamente, ma la sua vista è affievolita in modo che non può occuparsi di niente. Ora, tutti gli interessi di casa sono affidati a me. Quel che volevo dirvi poc’anzi è questo: Ora che mio padre è ridotto in così triste stato.... è un altro uomo. Mentre, prima, mi ha sempre distolto da ogni idea conjugale, ora egli vorrebbe che io prendessi moglie, perchè sente che il chiasso e le carezze dei bambini sarebbero per lui un immenso conforto. Non è egli vero che se voi oggi foste ancora libera, io potrei farvi mia ed appagare il vivo desiderio di mio padre?
— Ma egli m’ha rifiutata una volta per ragioni d’interesse.... e mi rifiuterebbe ancora.
— Non v’ho detto ch’è un altro uomo adesso? Basti dirvi che un giorno in cui mi pregava appunto di prender moglie, avendogli io risposto: — Perchè non me l’hai lasciata prendere allora.... Saremmo tutti felici! — Ma! sospirò.... allora non prevedeva.... e poi era così persuaso che il tuo amore fosse un puro capriccio giovanile, che ho voluto salvarti da un tardo pentimento. — E se adesso potessi ancora sposarla? — È un discorso inutile questo.... ma se tu trovi una brava ragazza.... sia anche senza un soldo.... purchè piaccia a te, sposala! — Non vi pare, Maddalena, che questo sia parlar chiaro?
— Sì — fe’ Maddalena ridendo — ma, come dice vostro padre, adesso sono discorsi inutili. — Ora ditemi un po’, come mai vi trovate su questa festa?
— Il marito della signora che mi ha presentato è mio amico. L’altra sera discorrendosi, al caffè, del carnevale, mi ha invitato ad _onorare_ queste feste!.... — Ci sono belle donne?.... ho domandato ridendo. — Diavolo, è la _Società delle belle donne_! Abbiamo.... mia moglie.... abbiamo la signora Minelli.... — Non bastava sapere che v’eravate voi....?
— Non era una ragione.
— Ma diventò una ragione quando mi disse che dopo il vostro matrimonio eravate divenuta ancor più bella. Siccome questo mi pareva impossibile.... ho voluto accertarmene.
— Ah! ah! non vi domando se è vero.
— Perchè lo sapete.... Sentite, Maddalena!
— Sss! — ecco mio marito. — Paolo.... — continuò rivolta a lui che entrava, facendogli cenno d’avvicinarsi.
Minelli andò a lei lentamente.... e Oreste lo guardava con dolorosa sorpresa — non lo raffigurava più.
Le lunghe, troppo frequenti veglie e i nuovi disordini del carnevale avevano dato un forte crollo al disgraziato. Sembrava un cencio. Curvo, cascante, la faccia angolosa, la pelle giallastra con certi tocchi verdi che dovevan far fremere una donna. Le orecchie senza sangue, parevano essere state staccate e poscia male appiccicate.
Era cosa miseranda veder quell’ombra d’uomo, balbuziente, coll’aria imbecillita, venir offrirsi al confronto, colla balda e aitante consorte.
— Ho il piacere di presentarti il signor Oreste Soranzi.... — fe’ Maddalena.
— Ah! piacere.... — biascicò Paolo, con un inchino sur un fianco.
— Lo conoscerai.... È il padrone della casa in cui ha sempre abitato la mia famiglia....
— Ah! vedo.... infatti, adesso mi ricordo. Ma.... è un pezzo che non lo vedo.... Oh! se è un pezzo.... Sicuro.... ma che bel giovinotto s’è.... s’è fatto.
— Mi diceva che il suo povero papà ha quasi perduta la vista.
— Ohi mi rincresce.... proprio. Che lo saluti tanto il papà.... e anche la mamma.... Oh! venivano sempre in negozio.... E si balla.... si balla? Bravo.... Bravo.... a ben ri.... rivederla. — E cacciatasi una mano in una tasca delle falde.... lentamente s’allontanò.