Madri.... per ridere

Part 6

Chapter 63,765 wordsPublic domain

Egli la conosceva....; in addietro, per molto tempo le aveva dato anche del _tu_ — ma da qualche anno si stava sul _lei_.... Questo non voleva dir niente, ma egli si sentivo in soggezione. Se non avesse saputo — il Papetti non aveva potuto a meno di sfogarsi con qualcuno e la cosa s’era propalata — se non avesse dunque saputo del rifiuto dato da Maddalena a quell’altro, avrebbe avuto un coraggio da Don Giovanni.... ma così, sebbene si ritenesse ancora.... con poche ragioni, un bell’uomo — tuttavia non poteva nascondersi che cinquanta e diciassette anni, nel matrimonio, stanno male insieme. Si possono tutt’al più giocare al lotto.

Ma ogni qualvolta egli la vedeva, la tentazione diveniva sempre più forte.... finchè una notte dovette prendere il partito di commettere la corbelleria.... ossia di tentar di commetterla. Avrebbe rifiutato anche lui....; pazienza! Se non altro sarebbe uscito d’incertezza.... e gli sarebbe sempre restata la consolazione della volpe.

Maddalena, dacchè s’occupava tanto della sua _toilette_, andava spesso nel negozio Minelli — per cui il nostro innamorato ebbe presto l’occasione di parlare.

Per attaccar discorso, cominciò dal dirle che gli pareva, da qualche tempo, di non vederla più con quella sua amica.

Maddalena rispose che aveva capito non esser quella un’amica per lei.

Allora Minelli, felicemente ispirato, disse che aveva ragione, perchè una ragazza bella, buona, onesta, laboriosa come lei... insomma, questo.... insomma, quell’altro.... conchiudendo con una frase che doveva servir di addentellato — «Beato chi sposerà una donnina cara come lei!» —

Ah! Minelli in quell’istante aveva proprio l’occhio del pesce morto.... il che, con quella stortatura di collo, con quella gran barba nera e quei riflessi di luce sull’eburneo cranio, formavo un complesso abbastanza comico.

Maddalena capì che c’era qualche cosa, disse fra sè: — Il mio uomo è forse qui! — e lasciandogli allora piovere lentamente negli occhi uno sguardo languido, affettuoso, disse solo:

— Crede?

— Ah! sì.... ma bisogna anche aver un coraggio da leone per osar di aspirare alla sua mano.

— Perchè? — fe’ essa mostrando grande sorpresa.

— Dico così, perchè so che ella ha già rifiutato un buon partito.

— Non mi piaceva.... ed io ho avuto un po’ paura. —

Con che grazia disse questo. Pareva umiliata del suo stesso rifiuto.

Minelli allora, lisciandosi la lunga barba e facendosi pettoruto per mettersi tutto in rilievo — ma balbettando — sentiva avvicinarsi l’istante fatale della sentenza:

— Chi sa.... chi sa che cosa Ella desidera!... Chi sa quali pretensioni.... giustissime del resto....

— Io?.... oh! signor Iddio! — Quanta umiltà in quella scrollatina di testa e nello sguardo dolcissimo. Come a dire: «Sono gli altri che devono degnarsi di me.... non io degli altri.»

Il povero uomo sentissi conturbato da capo a piedi.... tanto che ella fece un grazioso inchino accompagnato da un «Riverisco,» ed uscì, senza che egli potesse più dir una parola.

Maddalena passò tre giorni di fila davanti a quella bottega senza entrarvi, ma ricercando evidentemente collo sguardo il Minelli, che accorreva subito sulla soglia a salutarla.... Ella, che s’era fermata _per caso_ davanti alla vetrina, rispondeva _arrossendo_.

Il quarto giorno, Maddalena tornando a casa, verso le cinque, notato dall’opposto marciapiedi che Minelli era solo in bottega, attraversò la via ed entrò.

— Vede.... pover uomo? — esclamò sospiroso il merciajo — qui solo come un cane. Mentre tanti hanno moglie e non sanno che farne.... io....

— E perchè non la prende?

— Perchè amo una donna sola.... e non so come dirglielo.

— È così difficile?

— Ah! sì.... è troppo bella! —

Maddalena sembrò non capire nemmeno che si potesse trattar di lei — disse solo sorridente e buona:

— E allora.... se non glielo dice.... non lo saprà mai. —

Poi tacque e arrossì sotto il di lui sguardo luccicante.

Egli, dopo un istante d’imbarazzo..... si fece cuore. — Chinatosi, le prese una mano, che stette qualche tempo a contemplare in estasi.... poi si levò lentamente un anello dal mignolo e glielo posò sulla rosea estremità dell’anulare.... e, respirando con affanno, mormorò:

— Ecco.... gliel’ho detto.... Ora attendo la risposta. —

Ella tacque alquanto, meditabonda, mesta.... poscia con voce commossa e con due lagrime — due perle! diceva Minelli quella sera all’osteria — disse con espressione di riconoscenza:

— Grazie. —

Indi uscì.... portando con sè l’anello.

Minelli era solo, ma gridò come fosse sur un palcoscenico: «Oh! gioja!»

Un’ora dopo, egli faceva la sua prima visita ai Papetti — e, come s’è visto, fu un matrimonio a vapore.

— Per noi già non occorrono nè informazioni, nè lo studio del caratteri — diceva Minelli. — Ci siamo sempre conosciuti! —

Il mattino susseguente la domanda del merciajo, Papetti volle proprio incontrar Soranzi padre e dirglielo:

— Sa poi.... mia figlia sposa nientemeno che il signor Minelli.

— Perchè niente più? — ribattè l’altro, ironico.

— Oh! è abbastanza.

— Chi si contenta, gode. Piacere tanto! — e, salutatolo coll’indice, se ne andò.

— Che rabbia che ha! — disse Papetti fra sè con una buona fregatina.

Quando un uomo prende una donna come moglie, l’ultima cosa di cui si preoccupa — quando pur se ne preoccupa — è l’opinione vera che questa donna abbia di lui e perchè ella acconsenta a sposarlo.

Gli basta d’essere sposato, e include nel fatto che ella nutra la «grande stima» e «l’ardente amore per lui». — Ora, quando un uomo si trova nelle condizioni che devono piuttosto alienare da lui, che avvicinargli una bella fanciulla, come mai non si spaventa all’udire che essa acconsente a divenir sua.... tutta sua? E invece se ne rallegra.... e crede che gli altri se ne rallegrino con lui sul serio!?

È vero che ve n’è anche di quelli, i quali, quando si sono messi in mente di sposare quella tal donna, la vogliono a qualunque costo.... e la sposano persino sapendo che ella non sa proprio cosa farsene di loro — anzi forse appunto per questo — come se il possedere un corpo inanimato o animato da spiriti ostili e disposto necessariamente alla vendetta, fosse cosa invidiabile. — E voi cosa volete farci?

Così noi sappiamo che il signor Minelli condusse a casa la sua sposina, convinto di due cose: — ch’egli era il di lei primo amore e che ella era fior di roba.

E Maddalena seppe tanto bene inebbriarlo, stordirlo colla bellezza, colle sue carezze, e colle arti apprese alla scuola di Giulio, che egli vi perdette la testa. Avrebbe dovuto sospettare qualche cosa.... non è vero... a tanta scienza....? ma egli non poteva sospettare; egli diceva semplicemente: — «Questa è una donna!.... altro che la mia prima!» — E siccome non s’era mai trovato a simile festa, — l’abbiamo detto, — perdette la testa.

Qui bisogna sapere ch’egli in origine era un povero garzone di negozio, al quale si poteva predire anche.... nessun avvenire. La fortuna volle che a sua madre venisse in mente di farlo entrare in uno dei così detti _oratorj_. — Sono congregazioni di gente di tutte le età e condizioni, la quale i giorni festivi si diverte, prima di pranzo, in una cappella, per quattro o cinque ore, ascoltando delle messe, delle prediche, cantando a squarciagola dei _Magnificat_, dei _Maria Mater Gratiæ_, ecc. — e dopo pranzo, in un giardino.... non troppo all’inglese, giocando ai birilli e alle pallottole — con finale purificazione serale, dei maggiori, all’osteria.

All’oratorio un sacerdote prese a voler bene al nostro Minelli, per la di lui dolcezza e ingenuità, coprendolo della sua protezione e, venuto il tempo, gli trovò anche la moglie.

Era una fanciulla di trent’anni, discretamente tarlata, se non nella virtù, nel fisico, ma che portava una ventina di mille lire nel grembiale.

Dormiva poco, mangiava meno, scopava molto ed era tanto economa da far dire che le mancava persino il cuore di mirarsi nello specchio per paura di sciuparlo. Senza idee al di là della calza, un ghiaccio per quello che di solito infiamma le donne — e infine religiosa.

Questo non occorreva nemmen dirlo.

Ebbene, un simile matrimonio passò venti anni sereni e tranquilli, in cui se non si contribuì alla propagazione della specie, si misero insieme onestamente altre centomila lire, cosicchè quando Minelli prese la seconda moglie, era padrone di centoventimila lire, oltre l’avviamento del negozio, che ogni anno prosperava sempre più.

Sposare Maddalena, e mutarsi il vento e tutto andare a precipizio fu una cosa sola.

* * *

Con quali idee era entrata Maddalena nel matrimonio? Con nessuna e con tutte. Avrebbe veduto e, a seconda delle circostanze, si sarebbe regolata.

L’importante per lei era maritarsi.... per le ragioni che conosciamo.

Il marito era ricce.... «Tanto meglio! — si disse — godremo la vita. Ormai già non mi resta a far altro a questo mondo.»

E si accinse a godere colla smania con cui vediamo sulla scena un affamato gettarsi sur un pasticcio.

Di simpatia, d’amore, di stima, di intime compiacenze della vita di famiglia — non era a discorrersi neanche per baja.

Se avesse potuto sposar Giulio quando la sua fede in sè e in lui era intiera, l’amore le avrebbe dato quei principj, quelle convinzioni che occorrono per una donna di famiglia — perchè una donna innamorata è capace di tutto e, non persino, ma principalmente d’essere onesta.

Ma l’amore essendole stato strappato dal seno, di sorpresa, con tanta violenza, ella rimase come.... senza un viscere, eppur viva.

Ella non fu più una donna. Coll’amore aveva perduto ogni senso morale, ciò che si chiama cuore — e, quel ch’è peggio, senza alcuna speranza di riacquistare nè l’uno nè l’altro.

Dunque: marito ricco e godere.

E per disgrazia, Minelli, invece di frenarla, si associò a lei a lavorare per la comune rovina. Egli, che durante tutta la sua vita non aveva dato prove che d’energia e di buon senso — trasportato dalla sua folle passione, non diede, dopo le seconde nozze, che prove dì debolezza e di stoltezza.

Nonchè rifiutare.... offriva. — Anche le cose a cui Maddalena sarebbe stata indifferente, quasi quasi venivano da lui imposte.

«Oggi faremo» — «domani andremo» — «ecco cosa t’ho comperato....» e così via.

Non v’era da desiderare. Era già fatto.

Niente di meglio per Maddalena. Abiti, giojelli a profusione, gite di piacere, teatri, cene, pranzi, e tutto senza posa al punto che doveva essere un faticare piuttosto che un godere.

La casa, che durante il primo matrimonio era arredata con una semplicità quasi campagnuola — vi si vedeva il puro indispensabile e tutta roba di gusto più che tramontato — ora pareva un _bazar_. E il cambiar il vecchio in nuovo aveva costato quindicimila lire.

Il ragioniere del signor Minelli vedeva con spavento questo scialacquo crescente, e arrischiava talora una timida osservazione.... Minelli ascoltava, gonfiava le gote, poi si passava una mano sulla fronte.... e le cose continuavano sempre sullo stesso piede — il che vuol dire sempre in peggio, perchè le rendite non aumentavano e non si faceva che consumar capitale.

Il ragioniere, vedendo l’inutilità delle sue premure, tacque, lusingandosi che, quando alla chiusura del bilancio sarebbe risultato il guasto profondo fatto da tante follie nella situazione della casa, il signor Minelli avrebbe fatto senno.

Ma s’ingannò. Minelli vide, fu malcontento, disse che bisognava fare, che bisognava dire, che sperava anni migliori pel seguito.... ma che quanto alle spese di casa era difficile ridurle.... Però avrebbe fatto il possibile. Si capisce subito che non fece niente. La solita storia. Non v’è alcuno di quelli che si rovinano, che non lo sappiano di rovinarsi, eppure nessuno sa fermarsi a tempo e salvarsi. In che cosa mai sperano?

Un fatto che avrebbe dovuto avere le più benefiche conseguenze per casa Minelli, fu invece una cagione di nuove spese, e nulla più. Vogliamo parlare del giorno in cui Maddalena mise alla luce una figlia.

Allora si vide alcun che di stranissimo in quella casa. Si festeggiò la nascita con un ricevimento, in cui, fra confetti e vini di lusso, si consumò in poche ore un capitale, si fecero brindisi innumerevoli alla neonata, alla puerpera, vi furono dei versi sulle gioje della famiglia, vi furono complimenti, abbracciamenti e baciucchiamenti senza fine per il papà, per l’avventurata mamma, che il cielo aveva benedetti subito regolarmente.... e poi, buona notte! l’indomani si mise la bambina sulle braccia della nutrice, che partì, e non si parlò più di figlia nè di gioje della famiglia, come se nulla fosse nato....!

Le varietà del genere _madre_ sono infinite.

Accenneremo solo delle seguenti:

Vi sono delle madri-nate che amerebbero i proprj figli anche se il padre fosse la creatura più odiosa, anche se egli si fosse sottratto colla fuga a qualsiasi responsabilità. — Vi sono delle donne che amano i figli, perchè amano il marito — altre che si rassegnano a mantenerli, perchè non si è potuto non averli e li educano perchè un giorno «ne porteranno in casa» — altre infine che odiano la loro prole. Queste ultime non sono donne, sono.... cimici.

Maddalena fu estremamente seccata quando sentì d’essere madre. «Perchè avere dei figli?» si diceva. Nelle disposizioni in cui aveva preso marito, e tutta simulazione e affettazione nelle sue tenerezze per quell’uomo, del quale una sola cosa le premeva — «che spendesse per lei» — ella non vedeva a cosa potessero servire dei figli.

L’istinto materno aveva forse esistito in lei, ma in tal caso era stato ucciso in germe insieme all’amore per Giulio. Così ella era madre come un bruto qualunque, anzi peggio, perchè aveva generato contro la sua volontà. Questo non lo disse per convenienza, ma lo fece capire quando dichiarò al marito che «non ne voleva più.» Ella voleva essere libera. Ecco perchè, battezzata la figlia, la mandò alla campagna e ben lontano.

Il marito diceva qualche volta: «Andiamo a trovare la nostra Silvia» — «Sì.... andremo», rispondeva Maddalena, ma non si andava mai. Non è a credere però che proprio nessuno pensasse alla povera Silvia. Oh! ci pensavano i Papetti, che di tanto in tanto montavano in diligenza e facevano le loro brave quaranta miglia per andar ad abbracciare la bambina....

Ritornavano poi a dire cose meravigliose della sua bellezza e del suo spirito.... ma non sgelavano nulla. Padre e madre avevano ben altro a fare, come stiamo per vedere.

* * *

Si può farne a meno dell’amore, nella vita, quando si hanno delle ragioni per non volerne sapere, ma non si può trovare bella e neanche sopportabile la propria casa se l’amore non vi regna.

Maddalena s’annojò tanto della casa conjugale negli ultimi mesi della gestazione, che si propose, non appena avesse riacquistata la primiera libertà di movimenti, di stare in casa il meno possibile.

E tenne, e la prima cosa che volle, tosto che potè uscire, fu non pranzar più a domicilio. — Il marito sulle prime non ne voleva sapere, poi cedette a malincuore, infine si abituò al nuovo genere di vita e fu contento come di tutto il resto.

Questa innovazione malaugurata ebbe le più funeste conseguenze.

Primo, la casa da quel momento fu casa.... di nome. Non v’era attaccato più niente. Casa volle dire solo: luogo dove si sta a dormire.

Secondo, il marito, che già nei primi mesi della seconda unione aveva perduto alquanto della sua diligenza e attività — quando si prese l’abitudine di pranzar fuori, a poco a poco finì col trascurar del tutto i suoi interessi, perchè da principio si stava all’osteria un pajo d’ore, e poi si arrivò a passarvi tutta la sera e quindi anche parte della notte. Si giunse al punto che il tempo bastava appena per smaltire a letto e per riempirsi di nuovo.

Un’abitudine poi ne genera delle altre, e, colle molte amicizie di buontemponi che la vita all’osteria procurò a Minelli, egli prese insensibilmente anche l’abitudine ai liquori e specialmente al terribile _absinthe_.

Dopo pochi mesi di tal disordinare, non si riconosceva più in Minelli l’uomo una volta robusto e pieno di vitalità. Già era cominciata quell’incuria di sè stesso così propria della gente dedita al bere. La barba incolta e brizzolata, gli abiti sempre gualciti, scuciti, unti....; non si vedeva mai quando eran nuovi. Gli occhi imbambolati, la persona accasciata, incapace di celeri movimenti. Solo quando aveva trangugiato una dozzina di bicchierini di quelle infernali bevande.... aveva dei sussulti galvanici. Egli pareva rianimarsi allora, ma tosto cascava addormentato col volto di tutti i colori. Risvegliatosi, ricominciava per riaver qualche spirito.... e tosto ricadere.

— Perchè bevi così, Minelli? — gli diceva alle volte qualche amico, dolente di vederlo compiere un lento suicidio.

— Bevo.... per mettermi in forza.... e per dimenticare.

— Che cosa dimenticare? i tuoi affari vanno a gonfie vele, tua moglie ti vuol bene.

— Sì, è vero, ma ho bisogno di dimenticare.... capisci....? Bisogna essere qui.... qui nel cuore! —

Nessuno ci capiva nulla, per cui si cominciò a dire che il povero Minelli andava impazzando.

Che cosa mai aveva bisogno di dimenticare?

Eh! aveva bisogno di dimenticare la sua miseria fisica e morale, non voleva vedere il dissesto de’ suoi affari, non voleva vedere la sua imbecillità.

Egli voleva vedere una cosa sola.... sua moglie.... e sempre più cresceva la sua passione per lei, perchè ella diveniva sempre più magnifica. La vita dell’osteria le si confaceva!

La chiamavan già la «Minella dalle belle spalle.»

Aveva il volto freschissimo della prima gioventù e l’opulenza di forme dei trent’anni. Era una di quelle bellezze che quando passano vi strappano una bestemmia.

E Maddalena, colla sua influenza, avrebbe potuto salvare Minelli. Perchè non lo fece?

Un giorno il padre e la madre le dissero:

— Guarda che tuo marito beve troppo.... lo dicono tutti.

— È un’esagerazione.... — rispose.

— Guarda che gli farà male....

— Ma che!

— Ma sì, quando si bevono tanti liquori, si muore abbruciati.... Bel gusto sarebbe per te restar vedova così giovine. —

A queste parole ella ebbe un sorriso sinistro.... e scrollò le spalle.

Nero abisso in cui non vogliamo nemmeno lasciar cadere uno sguardo.

* * *

Intanto il tarlo continuava il suo lavoro nella fortuna del merciajo.

La voce della sua negligenza, del suo dilapidare s’era sparsa — e, nonostante gli sforzi del suo ragioniere, l’avviamento della sua bottega ne soffriva. Tutti prima erano abituati a vedere il Minelli, ed ora il Minelli non c’era mai o quasi — e quando c’era, pareva stupido. Gli avventori si stancavano. Ad aggravare il male, s’aggiunse una nuova piaga.... i giovani di negozio cominciarono a fare quel tal mestiere.... cosicchè spesso avveniva che certi _articoli_, i quali non erano mai stati venduti, non si trovassero più. Perchè? Ma come? Chi è stato? Il ragioniere sbuffava, sgridava.... ma l’occhio e il braccio del padrone mancavano e non c’era rimedio possibile.

* * *

E che faceva Maddalena?

Un primo amore da ridere aveva fatto di lei una moglie, e quindi una madre per ridere. Che le restava a fare? — Ridere. — Qual miglior modo di divertirsi, che studiare quel mondo per lei affatto nuovo in cui s’era trovata sbalestrata, quasi d’improvviso?

Quanto gliene aveva detto Severina era poco in confronto della vasta scienza, e l’aveva messa in viva curiosità di imparare il resto. D’altronde, avesse anche Severina potuto dirle tutto, altro è viaggiare sui volumi dei viaggiatori, e altro è viaggiare colle proprie gambe.... toccare e vedere.

In poco tempo ne toccò e ne vide tante che il suo cervello ne fu profondamente guasto. Vi sono degli individui che passano in mezzo a tutte le immondezze e ai delitti senza soffrirne altro che un po’ di noja alla vista e all’olfatto — vi son altri invece cui l’immondezza e il delitto seducono, e non hanno ancor finito di vedere che già sono immondezza essi medesimi o rei. — Altri infine si divertono e imparano.... pel momento.... salvo poi il far più o meno loro pro di quanto hanno appreso — a norma delle circostanze.

Maddalena era di questi ultimi.

Vedere, pigliar un gusto matto a studiare, a scoprire — e tener a mente.

E davvero aveva ragione di pigliarsi gusto. Nella sua posizione e colle numerose amicizie d’ambo i sessi, di cui il matrimonio e la vita nuova l’avevano circondata, ella poteva veder chiaro in tutto questo amalgama stranissimo che si chiama «Società,» niuna classe esclusa.

L’osteria è una specie di lavatojo, in cui si mettono in evidenza tutte le macchie della città e della provincia.

Non si smacchia mai nulla, è vero — ma in compenso, si scopron delle macchie anche dove non ve ne sono.

Minelli aveva cominciato dall’esser solo colla moglie all’osteria, poi vi si era aggiunto qualche amico, poi gli amici degli amici, in modo che in poche settimane la sala o il _berceau_, sotto il quale, a seconda del tempo, si pranzava, bastava appena per «Minelli e compagnia bella.»

Fino alla frutta, di solito, tanto più se v’era qualche faccia nuova, si conservava la bussola, si discorreva di cose di famiglia, di affari, di politica, specialmente estera, perchè più facile, ecc., ecc., — poi, a poco a poco, colle libazioni, il termometro saliva e veniva il resto, il vero condimento del pranzo, la più gradita droga, il coronamento dell’edificio, venivano cioè i discorsi lubrici.

Si cominciava dai doppj sensi, poi si passava ai sensi semplicissimi, e quindi si mettevano sul tappeto la vita materiale conjugale e le questioni analoghe in tutta la loro crudezza.

L’imprudenza dell’uno provocava l’accusa o le giustificazioni dell’altro. Si udivano certi rimproveri che avrebbero fatto arrossire.... un frate.... forse.... Si davano dei consigli che avrebbero ispirato ad un legislatore, delle aggiunte al codice penale. Si facevano dei paralleli.... a cui la storia era affatto estranea, ma che commovevano — v’erano delle liriche ad un dio che nell’antichità si vedeva da per tutto, e che ora si tien celato per render più saporito il suo regno.... perchè egli impera sempre.... Oh! sì — v’era..... v’era insomma la morale come veramente la intende il mondo.

Un marito, mostrando sua moglie, diceva: Ecco il mio _sacramento_ — una moglie, parlando del marito assente, diceva: Oggi non c’è il mio _matri_...., cercate fra i _moccoli_ la finale.... quanto a noi non la scriviamo. L’amor conjugale si assicurava non esser possibile perchè _è sempre quella minestra_. I figli, un imbarazzo che fanno diventar brutta la donna e tolgono gli agi alla casa, anzi, precisamente che impediscono di berne un bicchier di più.

Le mogli devono essere tanti mobili. I mariti sono copertoni, ecc. Poi venivano le storielle dei barcajuoli, dei curati, dei frati, delle monache, e si discorreva dei _porti di mare_ e delle _famiglie-alberghi_, dove non si arriva mai tardi e si alloggia sempre bene. Il tutto accompagnato da commenti, discussioni, miglioramenti di testo....

V’erano dei momenti in cui si credeva di essere proprio.... in questo mondo.

E la società non era cattiva, vedete.

Era quella che si trova.... da per tutto.

V’era Minelli, dunque, e altri merciaj. V’eran dei commissionarj, v’era un parrucchiere _de la haute_, come diceva lui — un calzolajo del gran _chic_.... per sua sventura, assicurava — un sarto molto ganimede e ballante a cinquant’anni — v’eran degli impiegati senz’ordine e con meno concetto, ecc., ecc., e v’erano, s’intende, le rispettive consorti.

Nei giorni festivi, poi, la società era numerosissima. Venivan parenti ed altri amici, fra i quali delle vecchie zitelle che non capivan mai niente, e parlavan del loro gatto — delle vecchie vedove, e anche delle maritate, che si facevan capire senza fatica — dei fanciulli d’ambo i sessi, delle ragazze sboccianti, e delle ragazze già sbocciate alla ricerca.... delle api.

V’eran dei giovani di primo, secondo e terzo pelo, che cercavano e trovavano anche dei sollievi alle pene d’ogni età.