Madri.... per ridere

Part 15

Chapter 153,726 wordsPublic domain

A peggiorare ancora la situazione s’aggiunse, dopo un mese, il timore per Oreste che l’amore di Silvia non fosse che una fiamma prodotta dall’età e dall’occasione.... e per conseguenza il pensiero che qualunque altro uomo «presentabile» messole al fianco dalla madre le avrebbe fatto la medesima impressione. In ciò non s’ingannava, come si è potuto agevolmente indovinare.

L’animo di lei, infatti, non aveva alcuna di quelle manifestazioni dinotanti la miracolosa metamorfosi, che è la prima opera del primo amore.

Un incidente imprevedibile venne poi a dare l’ultimo colpo all’affetto già incertissimo di Oreste e a fargli prendere la risoluzione di troncare per sempre ogni rapporto con quelle due donne. Un giorno, Maddalena, per cui la temperanza non era forse la virtù principale.... passati oltre il solito certi limiti, già tutt’altro che limitati, non sapendo più bene quello che si dicesse, mise fuori dei progetti e si permise delle sollecitazioni, che fecero balenare alla mente di Oreste il sospetto che egli fosse stato la vittima della congiura di due furbe matricolate.... S’ingannava.... ma il sospetto v’era — e siccome, quanto più un sospetto è irragionevole, tanto più facilmente diventa in breve una certezza, da cui non si riesce a liberarsi, egli fuggì da quella casa, che da tal momento diventava un inferno.

Una mattina non lo trovarono più. Aveva lasciato un biglietto, in cui diceva che i suoi affari rendevano necessaria per alcuni giorni la sua presenza in città — intanto non si movessero dalla villa....

— Ha fatto bene — disse Maddalena — questo terzetto cominciava ad annoiarmi. Un po’ d’intermezzo non fa mai male. —

Otto giorni dopo, quando lor pareva che l’intermezzo si prolungasse di soverchio, giunse alla villa un vecchio signore di venerando aspetto, il quale chiese di parlare colla signora Maddalena, da solo a sola.

Quando ella sentì dal suocero di Soranzi — chè era lui — che bisognava rinunciare a rivedere Oreste, per le tali e tali ragioni, montò su tutte le furie. Un altro individuo avrebbe preso il suo cappello e battuto in ritirata, per paura di qualche brutto servizio. Ma il suocero era tetragono e troppo interessato, d’altronde, al miglior scioglimento di quella commedia, per lasciarsi intimorire. Alla prima sosta che Maddalena fece per prender fiato, disse con flemma due paroline, che le tolsero la voglia di continuare sul medesimo tuono, e, quando la vide più trattabile, seppe farle comprendere che il miglior partito — anche perchè il più utile — era per lei quello di rassegnarsi.... sotto date condizioni.

Maddalena, vedendo che non v’erano più speranze, pensò solo a far pagar cara la sua _rassegnazione_ — e crediamo che Soranzi abbia dovuto ricordarsene per un bel pezzo!

. . . . . . .

Dopo, la madre si trovò sulle braccia la figlia abbandonata, alla quale bisognava pur rivelar tutto.

Come fare? La ragazza era ancora nel primo sogno d’amore, e il destarla, per sorpresa, poteva essere pericoloso. Ora, Maddalena, che aveva fatto il primo passo nella via della speculazione — e a lei era costato pochissimo anche quello — non voleva, per niun conto, che il dolore avesse, non che ad avvizzirne, pur a sfiorarne la bellezza.

Non v’era che un mezzo solo — rendere ridicolo e odioso Soranzi agli occhi di Silvia — e se ne valse, e si può agevolmente imaginare s’ella trovasse le parole acconce.

Contemporaneamente — per non distruggere, senza edificare — la erudiva nella scienza della vita, nella _sua_ scienza, e con tale accanimento, che l’anima della povera fanciulla, in breve, non ebbe più alcun pudore.... e cominciò a sogghignare, come sua madre.

Se Soranzi, per caso, fosse ritornato, a tanto mutamento avrebbe creduto di sognare o d’aver sognato prima.

Il guasto era talmente profondo, che quando Maddalena le rivelò che Soranzi era ammogliato, esclamò: — Tanto meglio, così sarò più libera! — e quando, a certi sintomi, essendosi compreso che madre natura non s’era data alcun pensiero delle convenienze e aveva fatto il suo dovere, nacque la discussione se fosse da preferirsi l’_arrischiare_ o il _sopprimere_.... si decise di comune accordo che, tutto ben considerato, era meglio....

Fortunatamente la Natura medesima parve preoccuparsi della questione di moralità, e ribellandosi.... a sè stessa.... dimostrò l’inutilità, pur di tentar un delitto che avrebbe potuto costar molto caro agli stessi rei!

Fuggiamo, fuggiamo da queste madri.... per ridere, che davvero farebbero piangere, se gli occhi, troppo abituati allo spettacolo di una folla di vergini che, in un batter di ciglio, qualunque sia l’educazione ricevuta, diventan cortigiane.... potessero ancor sentirsi offesi.

. . . . . . .

Agitiamo l’incensiere, purifichiamo, profumiamo.

Era scorso un mese all’incirca dal giorno in cui il suocero, compiuta la sua missione, era tornato presso la figlia, in campagna.

Una sera, verso le undici, Soranzi stava scrivendo al suocero. Non aveva ancor avuto il coraggio di scrivere a Costanza, ma, all’indirizzo del primo erano già partite trenta lettere, che finivano tutte colle parole «lavoro e spero».

La penna aveva vergate, per la trentunesima volta, quelle parole, e v’aggiungeva queste altre «comincio a star male,» quando l’uscio s’aperse e una bianca visione apparve sulla soglia.... Soranzi, al lieve rumore, alzò lo sguardo e trasalì di gioja.... ma non si levò....; attendeva tremante la prima parola per sapere se gli era concesso gettarsi a’ suoi piedi per adorarla.

Ella mosse verso lui lentamente — e non tremava meno.

— È l’ora del tè.... — balbettò, quando gli fu vicina, con un filo di voce. Era l’emozione del perdono che ella accordava.

Soranzi non potè proferir accento, tanto la sentì grande.

S’alzò — ella gli porse la mano, e, silenziosi ambedue, uscirono.... e s’avviarono verso una nota portiera.

— Come....? — mormorò Soranzi fremente di voluttà.

— Il tè è servito qui.... stasera. —

Ella rimosse la portiera ed entrarono.

Le finestre erano aperte; dal giardino venivano onde d’effluvj.

Lontan lontano, gemeva una romanza.

— Che aria pura.... sana.... _questa!_ — esclamò Soranzi, giungendo le mani.

— Respiriamola sempre?....

— Oh! sempre.... —

Assicurano che non si possa dire: «nè mai nè sempre,» ma Soranzi potè sempre dire di non essersi illuso quella sera.

Ci hanno riferito che Costanza, qualche mese dopo, benedisse quella momentanea sospensione di vita conjugale, perchè, quando fu ripresa, si potè ottener quello che prima s’era aspettato tanti anni invano.... Il nonno lo chiamò il figlio della riconciliazione.

Se c’è qualche matrimonio infruttifero e se l’esperienza invoglia....

Ma, se i mariti si rassegneranno, non crediamo che le mogli avranno il coraggio di ripeterla. È un’esperienza troppo fisico-chimica.

LA FIGLIA DI SUA MADRE.

_Storia semplice._

I.

MADD. Oh! ecco qui il nostro caro signor ragioniere. Come va, eh? va bene?

RAG. (_che, sia detto di passaggio, è molto invecchiato_) Bene.... Grazie.

MADD. Proprio l’uomo della precisione.... Scommetto che, colla solita puntualità, Ella mi porta gli interessi del semestre.

RAG. Appunto.... Anzi, come era mio dovere, io sono già venuto il due luglio.... ma Loro erano in campagna....

MADD. Ah! sicuro.... eravamo proprio in campagna.... Cosa vuole.... la mia Silvia, in aprile, si sentiva poco bene.... Sa! benedette ragazze, viene quel tal tempo nella vita....

SILVIA (_arrossendo, con fatica_). Mamma....

MADD. Eh! che cosa c’è di male!?

RAG. E dove sono andate.... se è lecito?

MADD. Oh!.... abbiamo girato....

RAG. E adesso sta bene la signora Silvia?

MADD. Adesso sta benissimo.... Ma, perchè la tratta da signora.... Ella è sempre il suo tutore.... e per Lei, la Silvia deve essere sempre una bambina.... è vero che Ella è un tutore che fa il prezioso....; non La si vede mai!

RAG. Cosa vuole.... gli affari!.... creda, un minuto che è un minuto non l’ho mai a mia disposizione. Che bella giovane s’è fatta sta Silvia! Quasi quasi.... si può prepararle la schirpa.... perchè da un momento all’altro, già....

MADD. Ah! per carità.... non me ne parli! Quando io penso che verrà quel giorno.... (_sospira due volte_)

RAG. Capisco che alla mamma possa rincrescere.... ma già.... è il destino delle ragazze.... E pare che la mamma non abbia fatto diversamente, eh! eh! eh!

MADD. Senta.... non dico: pur troppo — perchè, altrimenti, non avrei la mia Silvia, ma, del resto....

RAG. Via, non stia a dir male del matrimonio che, dopo tutto....

MADD. Io dir male del matrimonio a mia figlia....? Tutt’altro.... tanto è vero che.... ma acqua in bocca pel momento.

RAG. Come.... come.... c’è qualche novità?

MADD. C’è.... e non c’è.... A dir il vero, non sappiamo nemmen noi che cosa pensare. Ma.... aspetti che ora mi vien un’idea.... Ma sicuro! Ella è proprio arrivato a proposito per rendermi un grande favore.... se vuole....

RAG. Dica, dica.

MADD. Anzi, Ella deve volere, perchè essendo tutore, ne ha, dirò così, un obbligo sacro di coscienza.... Ma veniamo al concreto.... Sappia adunque che c’è un giovinetto.... guardi guardi la Silvia come diventa rossa.... come scappa!.... ah! ah!

RAG. Non scapperà sempre!

MADD. Dunque, c’è un giovinotto che abbiamo conosciuto giorni sono in _wagon_, tornando dalla campagna. S’è scambiato qualche parola.... ma sa.... proprio indifferente, come si usa fra viaggiatori. — Ebbene.... cosa vuole! pare che la Silvia gli abbia fatto colpo.... Da quel giorno si è messo a passeggiare per questa via, guardando sempre le nostre finestre.... e non siamo mai uscite una volta, senza incontrarlo. Per alcuni giorni, si è limitato a salutarci — fra parentesi, saluta molto bene — dopo, ha domandato alla portinaia che gente siamo.... ed, infine, jeri ha lasciato il suo biglietto di visita, con una riga, in cui ci prega di fargli l’onore di riceverlo stasera.... Cosa ne dice?

RAG. Che persona è?

MADD. Il giovine è di bell’aspetto.... veste signorilmente, e pare una persona educatissima.... ma Lei, signor ragioniere, sa che le apparenze ingannano, ed il favore che io vorrei da Lei, sarebbe precisamente questo.... che mi sapesse dire, cioè, che cosa vi sia di solido sotto tali apparenze.... quindi come stiamo a denari.... a carattere.... e a famiglia.... ah! la famiglia, sopratutto....

RAG. Eh! s’intende....

MADD. E poi già Lei è un uomo di polso, e non occorre dirle cosa ci vuole.

RAG. E il suo giovinotto si chiama?

MADD. Si chiama Augusto Livi, e abita in casa Farinelli.

RAG. Basta così.... lasci fare a me. Ella intanto lo interroghi. Noi, poi, facendo il confronto di quanto avrò saputo io con quanto avrà detto lui, vedremo se il giovine è sincero....

MADD. Benissimo.... E quando crede di potermi favorire?

RAG. Oh! Dio.... fra un pajo di giorni. Se la famiglia è assolutamente buona, si fa prestissimo a saperlo. Gli è quando le informazioni sono vaghe, incerte.... che comincia il difficile....

MADD. Speriamo sia buona!

RAG. Speriamo....; a rivederci.

MADD. A rivederci.... Silvia....! adesso puoi venire.... Saluta il signor ragioniere.

RAG. Mille augurii, cara Silvietta.

MADD. Oh! è un po’ troppo presto ancora.

RAG. Eh! il cuore mi predice bene. Nuovamente.

MADD. Nuovamente — e grazie intanto. Quando tornerà, poi, se avrà del buono.... ne beveremo una bottiglia.... mah!

RAG. Ne beveremo due.

Ne bevettero tre!

II.

Le informazioni non possono essere migliori.... e, quel che è proprio consolante, al cuore d’una madre.... d’una sposa, consonano con tutto quanto Augusto ha detto dell’esser suo e della propria famiglia.

— Egli è figlio unico di madre vedova, colla quale vive. Sono venuti dalla città di X.... in questa, da soli tre anni, dopo la morte del rispettivo padre e marito. La sostanza è di quattrocentomila lire e vi sono molte speranze tutt’altro che incerte. Madre e figlio vivono come due colombi e non hanno relazioni di sorta, all’infuori del loro banchiere e del padrone di casa. Solo, di tanto in tanto, arriva dalla provincia qualche parente per vederli e tosto ripartire.

Il giovine, benchè ricco, non ama l’ozio.... è impiegato, come dilettante di commercio, presso il suo banchiere.... e un uomo occupato è sempre miglior marito d’un altro che fa il vagabondo.

Insomma, è un partito d’oro.

Nulla di più onesto, poi, di più leale, di più ingenuo di Augusto.

— Ah! è il mio ideale.... — esclama Maddalena, a queste ultime parole — perchè, per la mia Silvia, abbiamo appunto bisogno di un giovine onesto, leale e sopratutto ingenuo! —

Quel caro signor ragioniere non trova che dell’entusiasmo materno, nel tuono con cui Maddalena proferisce tal frase e nello sguardo che l’accompagna rivolto alla figlia.

Noi possiamo aggiungere che Augusto, a ventitrè anni, ne sapeva di questo mondo, quanto voi ne sapete di quell’altro. A mantenerlo in tale ignoranza, aveva contribuito massimamente sua madre che, paurosa di tutto, gelosa di tutti, se l’era sempre tenuto cucito alla gonnella. Gli aveva fatto dare una buona educazione, ma in casa — e non gli aveva mai permesso un’amicizia.

Egli era già il di lei cavaliere, vivente il marito — figurarsi poi, dopo. Parevano madre e figlio.... Siamesi.

Questo metodo d’allevamento sarà buono.... ma pei bachi.

D’una delicatezza femminea, nel modo di vivere, di vestire, d’esprimersi.... preferiva i canditi al _beef-steak_, le foggie suggerite dalla caricatura alle comode indicate dal buon senso, non parlava, pispissava sulla _punta_ delle labbra.... e le sue dita parevano sempre occupate in lavori al _crochet_.

D’una sensibilità tanto spinta che era morbosa; alla vista del più indifferente maluccio, al racconto della più lieve disgrazia, minacciava deliquio.

Aveva molte idee umanitarie, fra cui due principali, anzi maniache: — il ricovero pei cavalli invalidi — e il _paletôt_ pei cani nell’inverno.

Pareva non si fosse mai accorto che ci fossero donne a questo mondo.

La prima volta che se ne accorse fu quando, nel ritornare in città, dopo aver fatto visita ad uno zio convalescente, si trovò vicino a Silvia, in _wagon_ — e al buon ragazzo non venne altra idea che quella di sposarla, come se tutte le donne si potessero sposare.

Cioè, un ladro può sposare una ladra, un ladro può sposare il suo femminile.... ma non incrociamo san Luigi con Messalina.... e via discorrendo, come diceva quel tale.

La madre di Augusto disse subito di sì.

Poichè a quel benedetto sangue non si era potuto impedire di bollire, meglio il matrimonio che esporre, con un divieto, il figlio alle tristi influenze della vita mondana.

Semplice, oca ella stessa, non capì niente nè di Maddalena nè della figlia, anzi, Silvia le sembrò un capolavoro di ingenuità!

Avvicinandosi il giorno delle nozze, Silvia disse a Maddalena:

— Ma di’ un po’, mamma.... vuoi dirgli proprio _nulla_?

— Di che cosa?

— Ma sai bene, _siamo state in campagna_.

— Oh! oh! Non ci pensare tu adesso a queste cose.... Provvederemo a suo tempo. È tanto ingenuo che sarebbe un vero peccato togliergli un’illusione.... Perchè i bambini credono al _Bambino_? Perchè non sanno che non c’è. E non sono felicissimi egualmente? —

Si fecero le nozze.... e Maddalena volle accompagnare la figlia nel viaggio, perchè il dolore del distacco le era intollerabile.

Egli bevette il dolore, bevette molto a pranzo — _uno_ dei provvedimenti, questo — e bevette....

E infinito è il numero dei.... bevitori. Ed è col far bere che tante donne.... mangiano.

III.

Augusto è il più felice dei mariti. Quando egli dice: «mia moglie,» gli si inumidiscono gli occhi, — egli canta incessantemente le lodi di lei...., pare che al mondo vi sia una moglie unica, la sua.... insomma, è una vera noja.

La prima donna ch’egli ha potuto avvicinare, l’ha amata, l’ha avuta — egli ha tutte le illusioni — ecco perchè è felice.

Quanto a Silvia, un po’ per indole, un po’ a cagione del noto assaggio, proclive al genere forte, sulle prime s’è divertita con quell’uomo-donna.... ma se n’è ben presto infastidita.

Quando sono sul declinare, le donne s’interessano per gli uomini ingenui — ma nell’età in cui esse sono ancora angeli, non amano che i demoni.

Fra Silvia e sua madre si fanno le più grasse risate alle sublimi bambinate che l’amore inspira al povero fanciullo — si coprono di ludibrio le sue _poesie_....

Quand’egli è in casa, si frenano a stento gli sbadigli, ma si finge tuttavia di amarlo, di adorarlo, lo si chiama coi più teneri nomi, non esclusi i francesi: _petit chat — chou — bibi_ e _titi_.... il che per lui è miele profumato.

Siccome Silvia dice che un uomo come lui, il quale _batte_ il commercio, deve avere delle relazioni, deve ricevere.... egli si tira in casa i compagni di studio e i loro amici. Silvia, dal canto suo, invita le signore Mantovani, i loro congiunti e le loro conoscenze. Ecco fatta la vera famiglia-società.

In breve tempo, la casa è un porto di mare, in cui si viene e si va, in cui ognuno fa il piacer suo. Si balla tutte le sere e qualche volta anche di giorno, si gioca, si fanno dei graziosi proverbi misti, nei quali i versi non sono martelliani e la prosa è scorrevolissima.

Augusto, il semplice, si diverte come un matto a tutto quello che vede e sente o che sua moglie gli racconta. — Egli si diverte tanto più schiettamente, perchè Silvia, svelando le magagne o schernendo il ridicolo degli altri, non trascura di parlare de’ suoi principj, del suo buon senso. — Così giovane, ella è d’una austerità tale — dice lei — che guaj se alcuno....! —

La madre di Augusto, a poco a poco, ha aperto gli occhi; impensierita a tanto sperpero, scandalezzata a quella folle esistenza, vorrebbe coi consigli e coi sermoni.... ristaurare l’ordine, le modeste abitudini, ecc., ma, fiato gettato.... Augusto, che non s’è mai divertito, un’ora sola, in vita sua, prima del matrimonio, ci piglia troppo gusto alle attuali pazzie, per far buon viso alle prediche, che egli trova anche ingiustissime, perchè «alla fin fine, non si fa niente di male.»

Sua madre non vuol darsi per vinta, vuol perseverare nel moralizzare.... ed egli cessa di vedere sua madre.

Egli è diventato figlio di sua moglie.

Dopo otto mesi di matrimonio, Silvia non ha ancor forato il contratto nuziale, ma, penetrata nei misteri della vita delle amiche, comincia a guardar sul pomo....

Talvolta, assorta nella contemplazione dei colori di quelle mele, fantastica anche sui varj sapori.

È certo che una giusta maturanza sarebbe la preferibile. — Ma, una maturanza anche un po’ passata ha pure i suoi pregi.... ai quali, una curiosità non ancor soddisfatta, dà un valore maggior del reale. — E la frutta che, a rigore, sarebbe acerbetta.... è forse da disprezzarsi?.... È così stuzzicante!

— Sì, tutto va bene, ma si arrischia troppo. C’è la posizione di mezzo! Andiamo avanti così.... prima di decidere, bisogna rifletter seriamente. —

I due migliori amici di Augusto — gli altri ne hanno uno, egli due, ne ha di migliori! — sono suoi compagni di studio, Orlando e Diodato, e la loro amicizia è diventata un’abnegazione, un completo sacrificio, dacchè egli li ha introdotti presso sua moglie.

I due migliori sanno più degli altri far ridere la vaga Silvia, che, pertanto, li preferisce. Ambedue la corteggiano, ma siccome, quando c’è l’uno, c’è anche l’altro, così, a guisa d’una pariglia, corrono sempre insieme; nessuno può oltrepassar l’altro.... Ma, uniti, non possono arrivare, e questo fa sì che si conservano sempre amici.

Viene la stagione dei bagni, e Diodato può partire con Augusto, colla signora e con altri. — Orlando, invece, trattenuto dall’impiego, non può muoversi. Orlando capisce tanto l’importanza di quelle bagnature che lavora sott’acqua per far trattenere Diodato e accordare a lui, Orlando, il permesso di partire. Ma Diodato, che è buon intenditore, fa l’ammalato, per cui è forza lasciar andar lui pel primo.

Orlando si rassegna a malincuore, e spera nella virtù di Silvia.

Speranza fallace.... due settimane dopo un bollettino sanitario privato gli porta una cruda notizia....

V’è stato un naufragio....; eppure il cielo era sereno, non soffiava vento ed il mare era calmissimo.

Il bollettino cominciava così:

«Augusto è imperatore....»

IV.

— Non mi resta che soppiantarlo, al ritorno — sospira Orlando.

Ma, al ritorno, non gli resta che pulirsi la bocca. Silvia è una virtù di macigno.

È diventata una donna seria, sdegna quasi ridere e, quando c’è Diodato, sdegna anche parlare.

Orlando, che non sa se capisca troppo.... oppure niente affatto, dice a Silvia:

— Diodato L’ha forse offesa qualche volta.... per caso?

— No, perchè?

— Ma, non gli parla mai....

— Le dirò...., alle volte ha uno spirito che per gli orecchi di una signora non è il più gradito.

— Vedo — fa Orlando tutt’altro che persuaso.

Un altro giorno, tenta far parlare Diodato con delle mezze allusioni maliziose.

— Spiegati meglio — dice quello — perchè, davvero, io non capisco dove vuoi andare a finire.

— Volevo farti capire che so una cosa, che con tutta la nostra amicizia, tu non mi dici.... Tu sei l’amante della signora Silvia.

— Io? — fa Diodato cadendo dalle nuvole.

— Almeno tutti lo credono.

— Sono il suo amante quanto.... te.... Ma dico.... se tu mi tasti, così, per sapere se io posso essere tuo rivale.... non darti alcun pensiero di me.... Avanti, avanti pure. Libero è il campo.... almeno io lo credo. —

Una sera, Augusto dice ad Orlando:

— Vuoi venire ad accompagnarmi domani qui fuori qualche miglio? Vado a vedere un villino che m’hanno proposto. Doveva venire anche Silvia, ma si sente poco bene e non vorrei che.... —

Orlando guarda Silvia, e gli pare che stia meglio di lui, che sta benissimo.

— Viene forse anche Diodato? — domanda.

— Gliel’ho detto, ma non può.

— Mi rincresce che vai solo.... perchè, neppur io posso muovermi.

— Ho capito! —

Orlando, si dice che stavolta ha scoperto decisamente il mistero.... e l’indifferenza di Silvia e di Diodato gli pare ancor più studiata del solito.

L’indomani mattina, Orlando va a casa di Diodato, il quale non mostra alcun piacere per tale visita.

— Vieni con me a far una bella passeggiata?

— No, grazie, ho un impegno.

— Vedo.... allora andrò solo.

— Buon divertimento.

— Altrettanto. —

Orlando va a casa di Silvia. È mezzogiorno.

Silvia sta per uscire, e mal dissimula la noja che prova nel vedere quel signore.

— Scusi — comincia Orlando, giojoso in cuore perchè certissimo d’essere giunto in tempo per impedire un abboccamento — scusi, non avrebbero trovato per caso il mio portafogli?

— No....

— Oh! diavolo.... credevo proprio d’averlo smarrito qui jeri sera.

— Mi rincresce.

— Anche a me.... non tanto pel denaro, sa bene.... quanto perchè è un regalo. — Esce?

— Sì....

— E dove va di bello, se è lecito?

— Vado da.... mia madre.

— Oh! bene.... se mi permette, La accompagnerò.... è appunto qualche tempo che non ho il piacere di vederla. —

Se Orlando sapesse cosa vuol dire l’occhiata che gli dà Silvia!

— Mi rincresce — risponde la signora — che Ella si incomodi, tanto più che io farò un giro lungo.... Devo prendere dei guanti.... e qualche cos’altro.

— Niente di meglio.... Io sono appunto disoccupato.... farò il giro anch’io e compereremo insieme....

— Oh! Dio.... che....

— Vuol dire che nojoso?...

— No.... volevo dire che dolore a questa gamba.... l’aveva anche jeri, ma credeva se ne fosse andato.... Era proprio destino che oggi non dovessi uscire....

— Allora — continua spietatamente Orlando — rimarrò a tenerle compagnia. —

Silvia gli lancia un’altra occhiata velenosa, dicendo, non senza un lieve tremito:

— Le sono molto obbligata.... ma La prevengo che si annojerà assai con me, perchè oggi è una cattiva giornata.

— Povera donna....

— Permette che legga?

— Ma s’imagini.... Anzi.... leggerò anch’io.

— Quest’uomo vuol farmi morire! — pensa Silvia, la quale si mette a leggere e non dice più una parola.

Egli fa altrettanto. Ha deciso di non muoversi, finchè non venga qualche visita, a cui dirà in faccia a Silvia che la signora per quel giorno non può uscire.

Passa circa un’ora.