Part 13
Allora, di adoratori.... non se ne vide più uno — le amiche giovani e belle la sfuggirono — ed ella restò sola.... ossia colla società di qualche veterana della stessa milizia, a cui unico conforto era il ricordare le fatte campagne.
Sulle prime Maddalena non si diede per vinta.... e mise in opera tutti i secreti miracolosi che l’arte e la ciarlataneria le offrivano, per ricuperare la primiera freschezza e vigorìa — ma ahimè! se volle parere ancor qualche cosa.... da lontano, dovette ricorrere ad empiastri e vernici d’ogni genere.... che non fecero tornare gli adoratori.
Allora, siccome la volpe era troppo vecchia e troppo bisognosa, per perdere le sue abitudini.... così, volendo continuare a tender reti agli imbecilli, dovette prendere delle precauzioni, per non spaventare nessuno, e accontentarsi della parte d’_avventura di carnevale_ per i provinciali e per i gaglioffi, che chiamano avventura — in luogo di sventura! — un dominó il quale vi mangia una cena e può rubarvi borsa e orologio, oltre il lasciarvi qualche _souvenir_.
Ma, quel primo carnevale avendo reso poco, ella si trovò davanti la terribile prospettiva di una fila di anni più magri della più magra quaresima.
Il suo regno era finito!
E, quel che era desolante, mentre i re e le regine spodestate non patiscono l’asciutto, perchè, da brave formiche, anzi formiconi, nell’estate del potere, hanno messo in serbo abbondanti provvisioni per l’inverno dell’impotenza, Maddalena si trovava pressochè miserabile.
Spensierata, ella aveva sempre creduto ad un’estate eterna, e aveva sempre pazzamente gettato a due mani ciò che riceveva con una sola. Ora, dopo più d’un anno di malattia e d’abbandono, non le restava che qualche mlgliajo di lire, avanzo dell’eredità paterna, e il lusso ammassato in dieci anni.... il che, trattandosi di dover vendere, era proprio poco, ed entro alcuni anni, anche facendo economia — cosa molto dolorosa! — sarebbe tutto sfumato.
Allora.... allora le venne in mente sua figlia, che aveva, per tanto tempo, trascurata, e trovò che conveniva prenderla con sè e affezionarsela, perchè così, la figlia non avrebbe mai abbandonato sua madre.
Silvia, benchè, per varj anni — dopo la morte del nonno e della nonna — avesse veduto ben di rado sua madre, pure l’amava molto — era così bella la mamma! — Quei pochi nonnulla e confetti che ne riceveva, di tanto in tanto, le parevano il _non plus ultra_ dell’affezione materna, anche perchè, il ragioniere e le maestre, presi da pietà per la quasi derelitta fanciulla, non volendo farla nè infelice, nè cattiva, fomentavano in lei la tenerezza filiale e le magnificavano la bontà e l’amore della madre. Così la ragazza, amando, cresceva felice e buona.
Imaginarsi la gioja di Silvia quando Maddalena la levò dal collegio, e come corrispose espansiva, ingenua, alle di lei interessate premure! Si sarebbe detto, tanta era la sua affettuosità, che ella sentisse essere quello l’unico modo di compensarla della bellezza perduta — e forse era così. — Poche madri potevano vantarsi d’aver una figlia tanto cara, e Maddalena per qualche anno visse tranquilla, senza preoccupazioni per l’avvenire, ma quando Silvia fu giunta ai quindici anni e, già vistosetta, cominciarono i complimenti, le occhiate, gli augurj, le apprensioni di Maddalena si ridestarono più vive che mai.... Se sua figlia si maritasse, che sarebbe di lei?.... Supposto anche che, per bontà, volesse continuare a pagare un certo assegno a sua madre, sarebbe pur sempre una meschinità.
E le condizioni economiche di tal matrimonio, ora d’importanza imprevedibile, lo permetterebbero poi? — il marito non si opporrebbe?... insomma, tutte le paure anche irragionevoli, ingiustificabili.... appunto perchè paure.
Ah! bisognava a qualunque costo far in modo che sua figlia non avesse mai a separarsi da lei.... o, per lo meno, che non avesse a separarsi senza che, prima, a lei Maddalena, fosse già assicurato un congruo trattamento per tutta la vita, e senza lesinerie, perchè ella era abituata bene, e non poteva assolutamente cominciare adesso a vivere come una pitocca....
Ed esaminando attentamente, come farebbe un perito, quasi a valutarle, tutte le varie perfezioni di quel vaghissimo fiore, ella diceva fra sè:
— Ma può un uomo negare qualche cosa alla madre di tanta figlia? —
Allora cominciò l’educazione, la vera educazione di Silvia, e la materia del primo corso fu, nell’intenzione di Maddalena, lo studio del modo di premunirsi contro l’amore.
Mise in avvertenza la figlia contro quegli insulsi complimenti ed augurj, parole d’uso, spiccioli convenzionali della conversazione, che si fanno a tutte e che, a spremerli, non c’è una stilla di sugo. — Le disse che il matrimonio era forse un male necessario o presto o tardi, ma sempre un male, e che quindi era bene non pensarci. — Lasciasse fare a lei, che era sua madre, la quale saprebbe guidarla sempre bene onde non avesse mai a trovarsi infelice. — Coperse di ridicolo tutti gli uomini in genere — e figurarsi se quella lingua non vi riuscì a meraviglia! — glieli dipinse tutti come ipocriti, sciocchi, venali.... Povera Silvia, se mai le avvenisse di credere a qualcuno.... povera dote! — e batteva su quella dote, unico scopo di tanti tristi. — Ah! se si presentasse quel tale che _andasse bene_.... sarebbe ella la prima a raccomandarglielo.... ma dopo un lungo studio, dopo.... dopo.... e dopo tante precauzioni che non finivano più.
Pochi mesi di tal scuola premunirono Silvia contro tutte le seduzioni della giovinezza.
Era la più indifferente ragazza di questo mondo per quanto, d’ordinario, occupa la fantasia delle ragazze — e poco le mancava a compiere i bellissimi sedici anni.... quando, un incidente qualunque venne a dar principio ad avvenimenti molto deplorevoli, in cui la fanciulla fu travolta, e rappresentò una parte.... che sarà giudicata, che fu anche odiosa.... ma che alla gente fornita di ragione, spassionata, farà dire: — Non poteva essere altrimenti. —
Quando Maddalena aveva pensato a levare Silvia dal collegio, aveva veduto la necessità di cambiar, prima, d’abitazione. In quella in cui si trovava, da quattro anni, era troppo conosciuta e v’erano troppe conoscenze di genere equivoco! Continuando ad abitar ivi, era a temersi che la figlia, o presto o tardi, venisse a sapere cos’era sua madre, e che certi vicini poco scrupolosi, o col mal esempio d’una esistenza tutt’altro che misteriosa, quando avrebbe avuto bisogno di tutto il mistero, o, con peggio, avessero poi a corromperla — cose molto probabili in quella casa.
La abbandonò quindi e se ne andò ad abitare, dove nessuno la conosceva, dove non conosceva alcuno, ma sapendo di entrare in una casa, come si dice, assai pulita.
Tali delicatezze non devono destare meraviglia. Tutti possono aver visto donne cadute tanto basso, da non esservi modo di cadere più giù — ed essere così tenere dell’onestà delle loro figlie, da far quello che molte buone madri non sanno nemmen pensare, per rimovere dai loro giovani anni fin l’ombra d’un pericolo, smaniose di farne tutto ciò che si può imaginare di virtuoso e con maggior probabilità di riuscita che non il comune delle madri, perchè sapendone _di più_, possono essere più avvedute, più caute, e certo più saggie consigliere.
Maddalena aveva, senza dubbio, le migliori intenzioni circa l’educazione di Silvia — ma le ansie d’un egoismo sfrenato guastarono poi tutto, come abbiamo veduto e come, pur troppo, vedremo.
Il quartiere, la casa furono così abilmente scelti — e il nuovo contegno di Maddalena così prudente, che ella conseguì il suo intento: di passare, cioè, per una donna onesta.
La signora Maddalena fu, pei pochi vicini, una vedova agiata «oh! una buona donna,» che aveva una bella figliuola, «quieta e buona come un angelo».
Cosa naturale, e anche per salvarsi dalla noja opprimente di una vita isolata, monotona, senza movimento, Maddalena fece conoscenza a poco a poco di alcuni vicini, e, fra gli altri, di una eccellente vecchia, la signora Mantovani, vedova come lei, che viveva sola colla fantesca.
La signora Mantovani aveva una figlia, Eugenia, maritata, che veniva a trovarla tutti i giorni, e, colla quale, Maddalena e Silvia strinsero in breve una buona amicizia. Tale amicizia divenne, anzi, intima con Maddalena, quando, per una certa storia, affatto estranea al nostro racconto, Eugenia ebbe bisogno d’una confidente sicura, alla quale dare incarichi molto delicati.
Silvia non aveva ancora sedici anni quando la suddetta storia si fece molto seria, complicatissima, — era allo stato di partita in quattro, con un quinto che voleva entrarvi per forza e minacciava di scompigliar tutto — ed Eugenia si trovò nella necessitò di recarsi ad un veglione, per vedere, per sapere, per rimediare, per calmare, per consigliarsi, per accordarsi.... tutte cose molto urgenti e impossibili a farsi in casa. Eugenia, naturalmente, supplicò Maddalena che l’accompagnasse, perchè, andando in teatro, sola col marito, non potrebbe essere libera un minuto — ed allora tanto valeva restar a casa. — D’altre amiche non si fidava.
Maddalena disse:
— Ma.... e dove metto mia figlia? non posso lasciarla sola in casa. —
Ed Eugenia rispose:
— Pregheremo la mamma di tenerla presso di sè per una notte. È così buona e vuol tanto bene alla Silvia che non dirò di no. —
Infatti, la signora Mantovani, all’oscuro di tutto, acconsentì col massimo piacere «per permettere alla cara signora Maddalena di passare almeno una sera allegra nel carnevale.»
Il marito di Eugenia ringraziò vivamente Maddalena d’aver accettato l’invito di sua moglie. — Un torrione vostro pari — aggiunse — potrà supplire il povero marito, che non sarà costretto a far il cavaliere servente alla consorte.... cosa che non si usa. —
Maddalena supplì infatti, e le due signore, in dominò, non fecero che girare per la festa, sole e non sospette per alcuno. Così Eugenia potè vedere, sapere, rimediare, calmare, consigliarsi ed accordarsi.
L’accordo principale era per le tre, quando, finite le cene, vi sarebbe stata tal confusione, da permettere anche le sparizioni inosservate.
Alle tre, Maddalena e l’amica, uscite dal loro camerino, andavano pel loro destino, ossia pel destino di Eugenia, quando s’imbatterono in un signore, al veder il quale, Maddalena emise un leggier grido di sorpresa, e fermossi, dicendogli in falsetto:
— Sei tu o non sei tu?
— Pare che sia io.... — rispose il signore ridendo.
— Proprio tu, Soranzi?
— Soranzi.
— Che bell’uomo ti sei fatto!
— Se non avessi moglie, ti direi qual è il dovere d’una donna che trova bello un uomo.
— Sei fedele?
— Ecco una domanda, a cui una donna sola può rispondere....
— Perchè....?
— Perchè tanto il sì, quanto il no, in un uomo sono ridicoli....
— E in una donna....?
— In una donna.... il sì è un poema angelico.... il no.... un dramma.
— Io vado — disse Eugenia all’orecchio della compagna — altrimenti l’ora passa. Tu resta pure col signore, se t’interessa.
— Quasi quasi.... per ingannare il tempo.
— Bene, fra mezz’ora, vieni a prendermi, fila terza, numero cinque, a destra.
— Siamo intese.... sii felice. —
Eugenia s’allontanò.
— È qui tua moglie....? — disse Maddalena a Soranzi.
— Passò quel tempo, per lei —
— Allora dammi il braccio, se non hai paura delle male lingue, e andiamo nel tuo palco. Non posso girare, senza comprometter la mia amica, che è affidata a me.
— Si vede che è ben affidata!
— Che vuoi.... io non so resistere alle lagrime degli infelici.
— Ecco il mio camerino....
— No.... no, non entro.... vedo là un signore....
— Non temere.... è l’avvocato Bussola.... che la perde sempre.
— Che cosa....?
— La bussola.... È celebre per le sbornie che guadagna, in compenso delle cause che perde. Come vedi, è in uno stato che lo renderà molto prudente, qualunque cosa qui possa avvenire.
— Ah! non avverrà niente.... — e ciò dicendo, Maddalena entrò.
— Bevi?
— Bevo.
Soranzi sturò una bottiglia di _Champagne_.
— È un pezzo che non vai al _Restaurant Bouquet_? — fe’ Maddalena lentamente, come soprapensiero, senza guardarlo.
Egli, che stava per mescerle, si fermò, esaminando, sorpreso, quel dominò.
— Versa pure, sai,...
— Chi sei tu?
— Io sono una che era molto vicina a te.... una volta.... quando tu andasti al _Restaurant Bouquet_ con una signora....
— Siccome non ci ero mai andato prima di quella volta, e non vi sono più andato dopo.... e quella volta, io non ho veduto nessuna donna....
— Eppure....
— Sentiamo un po’.... Quando è stato?
— Precisamente quattor.... no.... quindici anni fa....
— Dimmi chi sei!
— Te lo dirò.... _un giorno_.
— Ah! sei Maddalena! — gridò Soranzi giojoso e non senza commozione.
— Chi sa! — disse ella, con voce naturale.
— Leva.... leva quella maschera.... che io ti possa rivedere....
— No.... se la levo.... tu fuggi.
— Perchè?
— Perchè sono brutta.... d’una bruttezza.... classica.
— Non ti credo.
— Non credi a Maddalena, tu? a Maddalena, che direbbe la sua anche a Gesù Cristo? — Eh! sono rovinata, caro mio.... tanto.... che mi sono lasciata andare.... senti come sono floscia.... Per tutto il resto.... ti basti il dire che fiuto tabacco.
— Non importa! levati....
— In una festa, no.... sarebbe una apparizione troppo orribile per te, che mi hai conosciuta bella!
— E.... che cosa hai fatto, tutti questi anni?
— Non lo sai?!
— No.... come vuoi ch’io sappia?....
— Pare impossibile.... Ho fatto un po’ di tutto.... non per salvare l’anima.... per perderla. Adesso.... che non posso più far niente, tanto di ricuperarla.... faccio la donna onesta.... faccio la mamma, ecco!
— Ah! è vero.... tu avevi una figlia.... che ora deve essere quasi una donna.... È bella?
— Un sole.... Eh! è il mio dolor di capo.
— Per qual ragione?
— Oh! bella!.... per la ragione che è, si può dir, da marito.... e se me la tolgono, mi tolgono anche il pane, perchè ora viviamo in due col frutto della sua dote.... — A meno che — stridette, dopo una breve pausa — non le capiti un marito generoso, il quale faccia star bene anche la madre.... cosa molto difficile.
— Come l’hai educata?
— Oh! bene.... meglio di sua madre, certo.
— Vuoi lasciarmela conoscere?.... Chi sa che non glielo trovi io il marito.... generoso.
— Se tu fossi tanto bravo.... io ti benedirei!
— Lascia far a me.... Per la Maddalena della mia giovinezza, io farò questo e altro.
— Bene, Soranzi! tu almeno hai un cuore.... Ah! addio.... devo andare.
— Dammi il tuo indirizzo.
— Ahi sì.... Vieni in via.... numero 7, primo piano.
— Domani.... cioè, oggi alle quattro, io sarò da te.
— Grazie.... ah! se tu non mi avessi scritto quella brutta lettera.... quanto saremmo stati felici.... e io quanto sarei migliore!
— La tua risposta però fu ben orgogliosa. A proposito, hai poi lavorato?
— Io?.... altro che lavorato! ah! ah! ah! — e ridendo sgangheratamente, Maddalena fuggì in cerca dell’amica.
Arrivati a questo punto, noi non possiamo più narrare, descrivere, occupandoci di _tutti_ i particolari. Dobbiamo accontentarci di prender delle note più o meno aride, a seconda delle situazioni...., sperando che bastino.
* * *
L’indomani del veglione — congedandosi da Maddalena, dopo la prima visita — non presente la figlia.
OR. Lo sposo glielo troveremo.... non ti nascondo però che lo sposo vorrei esser io.
MADD. E io te la darei con entusiasmo, se tu non avessi moglie.
OR. Ahi! tasto doloroso.... A rivederci. —
Soranzi, partendo, dice ch’egli è pazzo, ch’egli non deve lasciarsi, come un giovinetto, inebriare dalla bellezza di quella fanciulla, al punto d’aver il convulso...., si dice che egli ha quarant’anni, che ha moglie.... che.... che...., insomma, tutto quello che un uomo onesto può dirsi, per cancellare una impressione più profonda del bisognevole e irragionevole — perchè la ragione deve permettere solo ciò che i contratti sociali danno per lecito. — Ma se la ragione propone, il fisico dispone. — Soranzi torna a casa; appunto perchè non vuol esserlo, è preoccupato; il suo appartamento, per la prima volta, gli par tetro, una spelonca — e anche il dolce sorriso di sua moglie, per la prima volta, lo muove a ira. Non parla che per rispondere brevemente, con cortesia stentata.... esce, vaga, rientra, si rinchiude per lavorare....; è inutile!.... L’imagine di quella vergine di sedici anni lo perseguita, s’è ficcata nella sua mente.... non vuol uscirne più. Ah! gli acerbi e già maturi vezzi.... Ah! quelle mani fatte da Amore per l’amore.... quelle babbuccie, entro le quali si troverebbe appena tanto da potervi imprimere un bacio.... e i ricciolini.... d’aria di quella nuca, e la freschezza di quel viso, e la lanuggine impercettibile di quelle guance fatte per smorzar i baci, e gli occhi grigi erranti che pajono ansiosi.... e non lo sono ansiosi, perchè il sorriso è puro, è il sorriso della donna che ignora. Lo si capisce, dai suoi entusiasmi, che non sa niente....; tutto per lei è bello, nuovo, sorprendente. — E tuttavia, qualche cosa vi deve essere che si muove in lei....., ella deve udire come un susurrío interno, sia pure indistinto, ma che a volte la turba....
E Soranzi ricordava che, a qualche sua occhiata ardente, le di lei palpebre avevano avuto un tremito, e che mentre egli parlava, ella ascoltava, come meditabonda, coll’occhio che pareva bere, e che, senza ch’ella lo sapesse, la di lei lingua errava lambendo il labbro.
Brividi e vampe.... Silvia! Silvia!
* * *
Sono trascorsi quindici giorni dall’incontro di Maddalena con Oreste, al veglione — e in casa Soranzi si vive già d’una vita nuova.... ma d’una vita che toglie il respiro.
La moglie e la servitù, che per tanti anni vissero in un ambiente di perfetta pace, di dolcezza tale che avrebbe ammansato l’essere più insocievole.... ora non sanno più in che mondo si trovano.
Soranzi sta fuori gran parte del giorno, il resto lo passa rinchiuso nel suo studio. Ben di rado si lascia vedere o fa udire la sua voce, ma anche quel poco è di troppo.
Egli è irascibile, impetuoso — in tutti i suoi moti, in tutti i suoi detti v’è alcun che di così secco, di così nervoso e, a volte, di così feroce, perfino.... che davvero fa paura. I servi, alle sue scampanellate, accorrono, ascoltano, si inchinano, s’affrettano ad obbedire.... Qualunque cosa ordinasse, non replicherebbero sillaba.... — e pensare che, un tempo, si parlava fra padrone e servitori come da amico ad amici, e si discorreva tranquillamente sul da farsi e il non da farsi.
_Quando_ pranza in casa, non dice una parola.
Un giorno, la moglie gli ha detto, colla sua maggior soavità:
— Che cos’hai, Oreste?
— Nulla ho. Lasciami stare. —
Un cognato, dietro le preghiere della sorella, gli ha domandato, un altro giorno, ridendo:
— Vedo che sei arrabbiato...., hai forse giocato alla Borsa?
— Che! — e girando sui tacchi, l’ha piantato là come un matto.
Tutti sono certi che egli ha un dispiacere, che non vuole, non può confidare ad alcuno....
— Un po’ di pazienza.... tutto passerà. —
Pare che non abbian avuto torto.
Un giorno, Soranzi, da un’ora all’altra, è tornato quel di prima. Esultanza generale. Come mai questo?
Rovistando fra le sue carte, gli è venuta fra le mani una lettera di suo padre — e gli son venute sott’occhio queste parole:
«Quando, al primo riveder quella donna, tu sentisti ridestarsi l’antico affetto — dovevi fuggirla. Era già moglie. Il sacrificio, allora, sarebbe stato ben lieve, credilo!»
«Non hai avuto quella meschinissima forza.... e or vedi le conseguenze orribili della tua debolezza!»
Legge tutta la lettera.... la rilegge. Povero padre! povera madre!.... se esistessero ancora, egli forse, mirando quei volti mesti, si sentirebbe meno debole.... S’immerge in una profonda meditazione. Tenta, vuole ragionare.
Da una parte.... sua moglie così buona — la sua posizione sociale — il suo passato onorevole e un avvenire splendido, perchè egli è uno degli uomini più stimati ed è già designato ai più alti ufficj.... — dall’altra parte, una giovinetta, la quale viene a togliergli, a rovinare tutto.... con che? perchè?
Si apre l’uscio ed entra il suocero, vegliardo veramente venerando, per vita operosa, intemerata e per alto sentire. A tale apparizione, Oreste sente un non so che di refrigerante nell’anima; gli pare che un genio benefico venga ad additargli la via della salvezza. Ma sì! basta rinchiudersi nel seno della famiglia, non pensare più a nulla, lavorare, non permettere che alcuna distrazione....
E gli va incontro affettuoso, riconoscente — eccolo di buon umore, cortese, affabile, espansivo.
Sua moglie è felice a tal cambiamento subitaneo — aspettato, del resto! dice: — La gioja è tornata in casa Soranzi e, speriamo, per sempre.
— Che cosa mi dicevi tu? — è il padre che parla colla figlia — Oreste mi pare sempre il migliore dei mariti.
— È vero!... non so.... qualche cosa l’avrà disturbato. Ma poteva ben dirmi....
— Eh! le donne vogliono saper tutto.... Lasciate passare, quando vedete nubi fosche.... se no, andrete a rischio di far delle burrasche con.... niente.
* * *
È scorsa un’altra settimana. Tutti i giorni è stata una lotta fierissima.
A certa ora, egli udiva sempre quella cara voce infantile.... gli pareva sempre di accarezzare quella manina, di provocare quegli scoppietti di riso, di sentir quell’alito fresco, odoroso.
Era una tortura.... ma egli non si muoveva — l’ora passava — aveva vinto.
Dopo otto vittorie, gli pare che il vincere costi meno, e che forse, in breve, egli sarà perfettamente libero da quell’incubo ad ora fissa.
A tale scoperta, egli diventa ilare, respira a pieni polmoni — e va ad abbracciar la moglie.
Dopo pranzo, ella e lui stanno presso il caminetto sorbendo il caffè — egli racconta una gaja storiella.
— Una lettera pel signor avvocato.... — fa la cameriera entrando.
— _Particolare:_ — legge Soranzi. La scrittura non gli è ignota, ma non ricorda di chi possa essere.... Apre, impallidisce.
«Soranzi,
«Tu non sei un uomo onesto. Tu m’hai stregato la figlia.... e adesso non ti lasci più vedere?
«Ella soffre, non prende cibo, dimagra.
«Non parla!.... ma l’occhio di una madre sa indovinare....
«Sarà una bella gloria per te, quando me la porteranno via!
«M.»
— Il mio cappello.... il mio soprabito — comanda Oreste, vibrato, balzando in piedi.
— Dove vai? — domanda la moglie.
— Dove mi chiama un affare urgente.
— Ma è qualche cosa di ben grave, di ben dispiacente! sei tutto alterato.....
— Tu sei pazza.
— No, Oreste, non dir così.... sai pure.... se hai qualche dolore, confidati con me.
— Non ho niente....
— Ma....
— Hai capito che non ho niente!? — grida Oreste, stralunando.
— Dio mio.... con te non si può più parlare! — geme la poverina, rompendo in lagrime.
— Eh! il miglior modo di parlare per una moglie, è tacere!
— Ma tu adunque vuoi che io muoja....
— Io?
— Ma sì!.... perchè se continua così, come si può vivere?
— Ebbene.... se.... se non si può vivere, così, con me.... regolati come credi.
— Ah! no, Oreste! — e la moglie si aggrappa a lui disperata — no, Oreste, senti.... senti per pietà.
— Lasciami.... lasciami.... — e respingendola con forza, sicchè ella cade inginocchioni, strappa dalle mani della cameriera quanto essa gli reca e fogge.
La cameriera rialza la signora semisvenuta, la adagia in una poltrona e le spruzza il viso con acqua. La signora ricupera gli spiriti.
— Desidera qualche cosa, signora padrona?
— No.... aspetta.... —
Dopo una lunga pausa.
— Di’ al Giovanni che vada a pregar mio padre di venir.... da me, stasera. Quanto a te.... non una parola con nessuno!
Vediamo un po’ che cosa abbia fatto Maddalena, dopo il veglione, perchè quel suo biglietto a Soranzi è abbastanza strano.
In omaggio al vero, riconosciamo che ella ha accettato la prima visita di Oreste senza alcun secondo fine biasimevole. L’unico suo fine era precisamente quello di valersi di Soranzi come di un sensale di matrimoni incaricato di trovare il «marito generoso».