Madri.... per ridere

Part 11

Chapter 113,668 wordsPublic domain

MIN. E.... siete venuti a casa.... subito?

MADD. .... Subito....

MIN. A piedi?

MADD. A piedi....

MIN. (_al ragioniere_) Ella ha sentito.... (_a Maddalena_) Ora.... io esco.... e se io saprò.... che hai mentito.... guai.... guai a te! E se poi il ventaglio sarà stato smarrito.... supponiamo.... sulla festa.... resterà a scoprire qual è la signora che l’ha trovato.... e riusciremo a sapere anche questo.... va bene? (_al ragioniere_) Ella intanto mi faccia il favore di rimanere.... e le impedisca di parlare con chicchessia e di fare un sol passo.... Siamo intesi! (_esce_)

MADD. (_vedendosi sola col ragioniere, riprende coraggio, e fingendosi oppressa, con voce flebile_) Scusi, signore.... se mi ritiro nella mia camera.... ma io ho troppo bisogno di piangere....

RAG. Mi faccia la grazia di restar qui. Ella ha udito le raccomandazioni....

MADD. (_piangendo_) Ma sono in casa mia, infine....! Mi segua, se vuole.... mi lasci andare nella mia camera....

RAG. (_con pietà_) Mi dica.... Ella è proprio innocente....?

MADD. .... Creda.... io sono una povera vittima del destino, che mi perseguita.... ma io non so proprio nulla di nulla! mi crede?

RAG. Ma.... per me.... si figuri....

MADD. .... Dunque.... sia buono.... guardi.... mi lasci almeno rinfrescarmi il volto.... devo avere gli occhi ben rossi....

RAG. Bene.... faccia presto.... perchè io non voglio aver noje....

MADD. (_dolcissima_) Un minuto solo.... (_esce_)

Il ragioniere resta solo, facendo delle considerazioni morali sul matrimonio, e rallegrandosi di essersi conservato celibe; tutt’a un tratto balza in piedi esterrefatto, ha udito un rumore di chiavi giranti nelle toppe; corre ad un uscio, — chiuso — corre all’altro, — chiuso anch’esso. — Ah! balordo ch’io sono.... — esclama — doveva ben pensare che una donna....! e adesso quell’altro tornerà.... ed io.... Ah! bah! — corre alla finestra, apre, e grida: — Portinajo! Portinajo!

Eh? — fa il portinajo sull’uscio del suo stambugio....

— Vieni su.... subito....

— Subito....

— Ma dov’è? — domanda forte il portinajo, salito, girando per le camere.

— Qui.... qui! — grida il ragioniere — apri....

— Ecco.... ma come mai....

Fuori di sè. — Niente.... di’ al signor Minelli che io non sono nè un gendarme nè un aguzzino.... e tanto meno poi un prigioniere.... Il resto glielo scriverò io....!

— Va benone! — fa il portinajo, che non capisce niente, vedendolo fuggire a precipizio. — Il marito se ne va, la moglie se ne va, la serva se ne va.... e questi, non appena può andare, scappa.... Così, chiudiamo e andiamocene anche noi. —

* * *

Sono scorse due ore. Minelli torna. Ha cercato di tutti quelli che potevano fornire qualche schiarimento e ha parlato con tutti.... col cocchiere, col portinajo di casa Soranzi, coi servitori della Società, ha voluto rivedere il cameriere del _Restaurant_.

Non v’è una dissonanza. Tutto concorre ad accertare in modo ormai incontrastabile la temuta verità. Ebbene, egli non è più furente.... è di ghiaccio. — Egli non ha da far altro che strozzare Maddalena.... e la strozzerà; e dopo andrà a consegnarsi alla giustizia. — Questo è così semplice, che egli è tranquillo. — Si è sempre tranquilli quando si compie il proprio dovere.

Il portinajo, vedendo passare il signor Minelli: — Signor Minelli, ha detto il di lei ragioniere che non è nè un gendarme, nè un aguzzino.... e tanto meno poi un prigioniere. Quindi se n’è andato.

MIN. (_accendendosi_) E dove è andato?

PORT. Io non saprei.... Ah! prenda la chiave....; non v’è nessuno in casa.

MIN. (_afferrandolo per un braccio, come pazzo_) Cosa dici! non c’è nessuno?....

PORT. (_liberandosi_) Se non crede.... vada a vedere. — Che cos’ha?.... Si sente male?

MIN. (_atterrato, cupo_) No.... grazie. —

Sale lentamente, curvo, barcollante, apre, entra, passa di camera in camera, con tal circospezione, che si direbbe tema di trovar alcuno. Giunge alla camera da letto.... vorrebbe.... si pente.... si decide.... spinge l’uscio.

— Ah! — grida gemendo — Son rovinato! —

Al primo sguardo, egli ha tutta compresa la sua disgrazia.

Non gli resta nemmeno il conforto della vendetta.

Corre al forziere aperto.... Pur troppo è vero.... L’unico valore che vi si trovava, lo scrignetto dei giojelli, è sparito.

Sur un tavolino v’è un biglietto scritto colla matita in modo quasi inintelligibile, tanta era la furia di chi lo vergò.

Ecco quel che vi legge Minelli coll’occhio semispento:

«Non cercare di me.... non mi troveresti. Addio per sempre.

«MADDALENA.»

Minelli alza gli occhi e i pugni al cielo.... La sua maledizione non si ode.... ma deve essere orrenda!

Poi biascica sordamente:

— Ah!.... non cercare di te?... addio per sempre?.... Voglio trovarti.... voglio.... capisci? —

Vuol muoversi, per uscire, ma le gambe non lo reggono.... tutto è distrutto in lui e cade inginocchioni. Egli vuol rialzarsi.... e non può.... Si rode i pugni per la rabbia, si percuote il petto, la fronte, si strascina sulle ginocchia.... ma ogni sforzo è vano.

Il portinajo, che s’era impensierito pei modi strani di Minelli, sale dopo mezz’ora e lo trova immobile, accosciato, cogli occhi sbarrati, fissi al suolo, colla bocca intrisa di una spuma verdognola e sanguigna.

— Lo diceva io che ci doveva essere qualche cosa — borbotta il portinajo, e lo solleva e lo mette a giacere sul letto, e gli domanda che cosa ha, che desidera....

— Nulla — mormora Minelli estenuato — lasciami dormire; va pure.

— Vuol che dorma qui nella camera vicina, stanotte?

— No, no, adesso mi è passato.... grazie.

— E l’uscio che è aperto....?

— Lascia pure aperto... non c’è pericolo.... chiuderò io.... Il negozio non sarà aperto.... m’imagino....

— Eh! già.... è giovedì grasso....

— Giovedì grasso.... — sospira Minelli. — Va pure.... addio. —

* * *

Quando il mattino susseguente, il portinajo salì per veder come stava il signor Minelli, non lo trovò più.

Sul tavolo, nel salotto, v’era un piego suggellato diretto al ragioniere.

_Lettera di Minelli al suo ragioniere._

Caro amico,

Permetta che, in questi ultimi momenti, riconosca quanto Ella ha fatto o tentato di fare per me, col chiamarla amico. Se io Le avessi dato retta, sarei certamente felice e degno della stima generale.... così sono un povero miserabile.

Non lo sarò tuttavia che per poche ore.

Cosa vuol che ne faccia io, adesso, della mia vita?

Si può vivere soli, coll’anima esulcerata; impotenti a tutto, colla mente che non sa obliare.... sapendo che _ella_ è viva, che mi disonora, che mi deride.... perchè le è riescito di ingannarmi e di derubarmi?!

D’altronde sono rovinato, caro ragioniere, e non saprei come rialzarmi, perchè io non sono più capace di lavorare.... lo sento.

E poi, ho sempre veduto che quando si comincia a rotolar giù, non si può proprio più fermarsi.

Dunque arrischierei di perdere quel poco che ancor mi resta, mentre è mio dovere sacrosanto di salvarlo per mia figlia?

No.... no.... ne ho già troppe sulla coscienza, e almeno questa voglio risparmiarmela.

Povera Silvia!.... non l’ho mai riveduta....

Questo è forse il più grave mio torto.... e non ho scuse.... Non posso a meno di piangere pensando a quella meschina....

Desidero che Ella, signor ragioniere, sia il tutore di mia figlia — e se Ella accetta, io dico, anzi: _voglio_, affinchè Ella possa venir più facilmente nominato dal Tribunale.

Forse ci sono molte altre cose che sarebbe necessario dire.... ma or non saprei.... ah! _È mia assoluta volontà_ che quanto potrà essere salvato dal naufragio della mia fortuna, venga investito in rendita pubblica e intestato a mia figlia. Tutto in rendita, ad eccezione di poche lire 3000, tremila, che io La prego, signor ragioniere, di accettare come un lieve segno della mia gratitudine pei servigi che Ella mi ha resi.

Non ho proprio altro ad aggiungere.

Parli qualche volta di me alla Silvia, quando potrà capire.... e la baci per me.

Addio.

PAOLO MINELLI.

_PS._ Favorisca far consegnare le unite due lettere — e faccia dir una parola ai giornali, onde non si occupino di me.... se pur possono defraudare, in via d’eccezione, una volta la curiosità dei loro lettori. Non è tanto per me che desidero questo, quanto per mia figlia, che un giorno saprà leggere.... e vorrà sapere... Addio, addio.

* * *

_Lettera al padre di mia moglie._

Voleva quasi quasi partire, senza neanche salutarti — ma siccome, sebbene involontariamente, sei stato la cagione principale di tutto quello che è avvenuto — perchè se non mi avessi rifiutato quanto mi _devi_, nulla sarebbe avvenuto.... così voglio salutarti.... e ringraziarti.

L’ho qui.... qui alla gola.... veh! — e non mi passa.... e se io ascoltassi solo la mia rabbia....

Ma, per Dio! vengo a domandarti la mano di tua figlia.... e non ti chiedo un soldo — la adoro tua figlia, la tratto come una principessa, non so cosa farei per vederla sempre sorridere di soddisfazione.... procuro ad un padre una rara consolazione e la più grande, quella di veder felice sua figlia.... ed ecco il bel compenso che trovo!

Un giorno, quando per un concorso di circostanze, e anche per mia colpa — sì, non lo nego! — mi trovo in bisogno e mi rivolgo al padre di mia moglie.... egli mi lascerebbe morire piuttosto che ajutarmi! Mi nega il _prestito_ di diecimila lire che mi deve.... me lo nega a me, che ho speso quattro, cinque volte tanto in pochi mesi per far star allegra sua figlia! È dura, sai?! È proprio una cosa che grida vendetta in cielo!

E sua figlia, tanto per fare ancor qualche cosa di meglio di suo padre, mi tradisce, mi deruba.... e fugge!

Ma me la sono meritata!

Cosa mi è mai venuto in mente, dopo essere stato felice venti anni — cosa straordinaria — con una donna, di prendere moglie per la seconda volta.... per avere una donna bella?! — Prendila, Paolo, la donna bella.... prendila! — ecco il bel frutto.

Ma chi poteva imaginarselo? chi?

E pazienza ancora, se le avessi fatto imporre di sposarmi....! Ma ha avuto tutta la libertà d’agire come sentiva! Perchè non rispondermi francamente un _no_? Imbecille ch’io fui!.... Credetti che il suo fosse un _sì_ d’amore.... ed invece, non era che una furberia per poter venire a godersi il mio denaro!

Ed io.... mi sono rovinato per questa donna!

Basta.... io adesso me ne vado all’altro mondo, e spero che tu non starai molto a seguirmi.

Intanto godi.... godi le tue, ossia le mie diecimila lire! — e quanto a tua figlia, ora trionfi pure.... ma la mia maledizione la perseguiterà per tutta la vita.... e qualche giorno giustizia sarà fatta!

_Il marito di tua figlia._

* * *

_Lettera di Oreste ai suoi parenti._

Miei cari,

Spero che v’avranno subito consegnato jeri il biglietto, in cui vi diceva che io doveva assentarmi per una partita di piacere.

Mi sono assentato.... ma per ben altro motivo. Non ve l’ho detto jeri, perchè, a dirvi tutto, ci voleva tempo, e urgeva partire senza il menomo indugio. Il più importante era che foste tranquilli a mio riguardo.

Eccovi ora la verità.

Una donna mi aveva inspirato una profonda passione e la ricambiava.

Jeri, il marito, messo da qualcuno in sospetto di tale mistero, interrogò la moglie, che, naturalmente, negò, chiedendo le prove, per guadagnar tempo. — Vado a procurarmele, disse il marito furente, e se sarà vero, io ti ucciderò. — Non appena il marito fu uscito, la moglie — doveva forse aspettare che ritornasse con quelle prove, che pur troppo si potevano ottenere? — corse dalla persona, presso la quale soltanto poteva trovare rifugio e difesa.... venne da me. Era alla disperazione! Se l’aveste veduta, avrebbe mosso a compassione una tigre....

Prego mio padre e la mia buona madre di non esser troppo severi.

So anch’io.... come lo sa _Lei_, che legge mentre vi scrivo.... tutto quello che si può dire. Ma non discutete, per carità, la ragione o il torto d’una passione! Ditemi solo se un uomo che si trovava nella mia posizione ha fatto o no il suo dovere, accogliendo questa povera donna, che tutto aveva prima arrischiato ed ora ha tutto perduto per lui! — Su questo solo punto siate giusti.... il resto lo abbandono all’indulgenza di gente di cuore, la quale sa che cos’è vita, che cos’è giovinezza.

Mia madre sarà addoloratissima nel leggere queste righe, lo so....; crederà che io abbia smarrito quei sentimenti d’onestà che ella mi ha sempre inspirati.... No, io non sono stato che amante.

D’altronde, v’era qualche cosa di predestinato.... era scritto che presto o tardi le nostre sorti dovessero confondersi in una sola, che sarà fonte perenne di comune felicità. Lo sento.... e sono certo che non è un’illusione.

Siamo a X.... al confine.

Scrivetemi subito per tranquillarmi.

Il nostro ritorno dipende dagli avvenimenti.

In caso di separazione legale, torneremo presto.... Nel caso contrario, verrò a vedervi il più sovente possibile.

Sono felice.... ma solo per metà, lontano da voi, lo sapete.

_Vostro aff._ ORESTE.

* * *

_Risposta dei parenti._

Oreste,

Tu ci hai arrecato il più profondo dolore!

Tu non vuoi che si discuta la ragione o il torto della passione — ma un _uomo_ non deve ridursi fino al punto da mettersi volontariamente al livello dei bruti, pei quali non v’è ragione nè torto.

Quando, al primo riveder quella donna, tu sentisti ridestarsi l’antico affetto — dovevi fuggirla. Era già moglie.

Il sacrifizio allora sarebbe stato ben lieve, credilo!

Non hai avuto quella meschinissima forza.... e or vedi le conseguenze orribili della tua debolezza!

Al solo pensarvi v’è da raccapricciare....

Quel marito s’è ucciso!.... ucciso per causa vostra.

La donna che tu ami è l’oggetto della esecrazione generale in questo momento.

Essa non aveva alcuna ragione di mancare alla fede giurata.... dopo un anno e mezzo di matrimonio!

L’opinione pubblica è meno severa per te.... ma, per la gente ben pensante, tu sei responsabile quanto colei, di quell’omicidio, perchè siete voi due che l’avete commesso.... Negalo un po’ se hai tanto coraggio!

Leggi, leggi la lettera che lo sventurato ti ha scritto sul punto di morire, e poscia abbi ancora stima di lei.... di te.... se lo puoi!

E ora che farai?.... Sposerai tu quella donna? La tua passione ti trascinerà anche a questo? Sarai tanto cieco da non veder che v’è un cadavere fra voi....?

E quando l’avrai sposata, sarà essa veramente tua? E un giorno non sarai forse trascinato ad imitare l’esempio del primo marito?

Basta.... fa quel che vuoi. Noi ti abbandoniamo a te stesso.

Io ti dico solo che in questi giorni io devo benedire la sventura che m’ha quasi affatto privato della vista.... perchè così io sono certo di non veder quella donna, se mai osasse venir in questa casa....; ma non l’oserà, perchè nessuno oserà condurvela.

Tuo padre ha dettato

Tua madre ha scritto — e aggiunge che stima troppo suo figlio per poter supporre, un solo istante, che egli le mancherà di rispetto.

* * *

_Lettera di Minelli a Oreste Soranzi._

Signore,

Come vede, io mi ritiro. A Lei piace mia moglie.... ed io gliela cedo. Ma cosa vuole di più?!

Sia certo che Le faccio un bel regalo.

Ella la conosce per una bella donna, ma forse non sa che è anche una buona donna. In tal caso, se ne persuaderà in seguito....

Poi, ha altre belle qualità: sa mangiar bene, bever meglio, veste con un gusto eccellente. A ballare, l’ha vista.... anzi l’ha fatta anche ballare.... Per spirito non ha l’uguale. Nè questo è tutto. Ha un cuor d’oro. Basta dire che ha avuto una figlia e che non ha ancor avuto tempo di vederla.... ma è sempre tanto occupata, poverina!

Io le ho scoperte, un po’ tardi, tutte queste perfezioni.... ma io sono un imbecille.

Credo che Ella sarà molto felice con Maddalena, perchè è una donna che sa fare.

Se mai, per caso, un giorno si stancherà, non Le darà alcun disturbo, prenderà il bello e il buono e se ne andrà....

Ha agito così con me, ed io voglio sperare che non La tratterà meno bene di me.

Saluti tanto la mia vedova, e mi creda niente affatto suo devotissimo

PAOLO MINELLI.

* * *

_Lettera di Oreste a Maddalena._

Maddalena,

Il nostro amore riceve un colpo mortale!

_Egli_ si è ucciso!

Senza saperlo, ha scelto la più tremenda delle vendette.

Egli vivo, ci univa — morto in tal modo, ci disunisce per sempre!

Qual vita, infatti, sarebbe la nostra, se ci ostinassimo a volere una felicità impossibile? — Il suo fantasma sarebbe sempre con noi.... le nostre famiglie ci respingerebbero, tutti ci segnerebbero a dito, dicendo: — Ecco coloro che hanno ucciso quell’infelice.... vedete gli sposi assassini! — E noi stessi potremmo sopportare la vista di noi?

Che abbiamo mai fatto!

Ora, non ci resta che piangere, tornare nel seno delle nostre famiglie, espiare con una vita onesta un errore giovanile — e non vederci mai più.

A te, Maddalena, più avventurata di me, perdendo le gioje dell’amore, rimangono ancora le gioje sublimi della madre.

La tua bambina sarà la tua delizia e il tuo conforto.

Rinunciando ad amarci e a vederci, noi non potremo certo obliare i sogni passati.... La memoria di questo amore sarà una religione!

Addio. Addio!

ORESTE.

_PS._ Le vicende della vita sono varie.... Se mai ti tornassero avverse.... ricordati di me. Ho voluto, dovuto dirti questo per togliermi dall’animo un peso opprimente.

Parto senza vederti.... il perchè lo comprendi.

* * *

_Risposta di Maddalena._

Oreste,

Hai ragione. — Addio per sempre. — Grazie. — Non ho, nè avrò mai bisogno di nulla.... Saprò lavorare.

Sei un gentiluomo — dunque, tutto è sepolto, _tutto_!

MADDALENA.

* * *

Quella sera, il padre e la madre di Oreste stavano seduti sur un divano, nella sala da pranzo, silenziosi e mesti. Vedevano che la mensa era servita, ma non potevano muoversi.

A un tratto si scossero.... — era una scampanellata....

Pochi secondi dopo, l’uscio si aperse e comparve Oreste, fermandosi sulla soglia, umile, abbattuto, esitante....

— Ah! è lui — gridò la madre giubilante, correndo ad abbracciarlo.

Il cieco padre ebbe un tremito, ma non fe’ motto.

— Sei solo?.... — mormorò la madre all’orecchio del figlio.

— Solo.

— È finita?

— Finita.

— Vieni!.... — Eugenio — fece verso il marito, conducendo a lui Oreste per mano — consola questo povero ragazzo.... che ha mancato.... ma che è pentito.... e soffre. —

Il cieco porse una mano, che fu presa e coperta di baci — quindi respirando largamente e alzandosi, disse:

— E ora che siamo ancora in tre.... pranziamo.... Oreste, adesso se potessi vederci.... non sarebbe proprio male! —

. . . . . . .

In casa Soranzi non si parlò più di Maddalena, come se neanche esistesse.

Un anno circa dopo la catastrofe, Oreste era avvocato e sposava la figlia di un alto magistrato, buona, timida, graziosa creatura, sulla quale la madre di Oreste aveva da un pezzo posto gli occhi, e di cui diceva: — Per quella, garantisco. —

Oreste fu conquistato dalla soavità della giovinetta — e quando la madre gliela propose, non seppe dir di no.

Quando Maddalena lesse il biglietto di Soranzi, per quanto fosse corazzata e tutt’altro che tenera del marito, non potè a meno di fremere. Una morte naturale.... pazienza! Era una disgrazia, e oltrechè inevitabile, preveduta vicinissima, e al punto a cui eran giunte le cose.... non avrebbe messo nessuno alla disperazione — ma quell’uccidersi!....

Tal senso di terrore tuttavia fu breve e lieve — seguirono intensi e lunghi invece il dispetto della perduta fortuna e le ansiose apprensioni per l’avvenire.... Che sarebbe di lei?....

Più ci pensava e più le pareva che la delicatezza di sentire di Oreste fosse esagerata.

Che relazione aveva l’avvenire col passato? l’ombra.... un’ombra!.... del defunto colle gioje reali dei vivi?.... perchè temere l’opinione pubblica.... la quale si sa che cos’è e della quale si fa tutto quel che si vuole? — fisime, ubbíe! — Ci fu un momento in cui balzò in piedi per corrergli dietro, afferrarlo per un braccio e dirgli: — Fermati, fanciullo.... e lascia fare a me! — ma siedè tosto.

Raggiungerlo.... in casa, forse? — affrontare.... chi sa.... fosse un oltraggio? — Scrivergli, supplicarlo, minacciarlo di darsi morte?

Non essendovi amore, l’orgoglio ne la dissuadeva.

D’altronde, a che poteva servire un espediente.... per quanto drammatico, con un figlio che sapeva tanto subordinato ai parenti?

Si trovava nelle di lei braccia.... ed era fuggito!....

Dunque che sperare mai ora? Ah! non bisognava pensarvi più.

Bisognava pensare piuttosto a provvedere altrimenti per l’avvenire.

Dopo un’ora di meditazione, il suo programma era fissato.

Prima di tutto era necessario ripresentarsi in società colla ragione da parte sua. Ella era la vittima! Chi osava sostenere che ella era il carnefice?

E poteva provar tutto in propria difesa, mentre nessuno poteva provar nulla contro di lei.

Cominciò dal partire per recarsi, la furba, in altro luogo, donde potè scrivere:

Cari genitori,

Sono presso mia figlia.

Ho saputo della triste fine di quel povero uomo.... Io lo compiango.

Se la gelosia non lo avesse accecato, non avrebbe, senza alcuna cagione, dato corpo a delle ombre — io non mi sarei spaventata.... e la mia assoluta innocenza sarebbe stata luminosamente provata.... me ne appello al signor ragioniere! — Così invece.... basta, non ci pensiamo, perchè non v’è più rimedio. Sono immersa in una profonda tristezza. Mamma, vieni a trovarmi. Io non ritornerò che fra qualche mese in casa vostra, se mi vorrete. S’intende che a Pasqua lasceremo casa Soranzi, perchè non voglio abitare vicino a quell’altra casa, che mi ricorderebbe tante sventure.

Non so che cosa dica la gente. Dite pure al signor ragioniere che faccio assegnamento sulla sua prudenza e sul suo buon cuore, onde dichiari null’altro che la pura verità, senza entrare in alcun particolare ozioso, che potrebbe far torto alla memoria di mio marito.

La gente deve sapere solo che in séguito ad un diverbio fra me e il povero Paolo, per ragioni d’interessi, io, d’accordo con voi, sono venuta a passare qualche giorno presso mia figlia, per lasciar campo al sereno di tornare.... e ch’egli, uomo debole, senza fibra, ormai vedendosi dissestato, si è ucciso, mentre si poteva ancora, col tempo, lavorando, rimediare a tutto.

Non so se mio marito abbia lasciato delle disposizioni.... Ad ogni modo, dite al signor ragioniere che io non voglio nulla per me. Tutto per mia figlia.... per la mia Silvia, che è tanto bella.... oh! se è bella!

Mamma, vieni subito, e fa di condur con te anche il signor ragioniere.... Al quale devo fare mille scuse, e col quale voglio intendermi per molte e molte cose.

_Vostra affezionatissima figlia_ MADDALENA.

_PS_. Vi prego di deporre una corona sulla tomba del mio povero Paolo.

* * *

I Papetti, ricevendo questa lettera, cominciarono a respirar meglio. Quell’altra di Minelli li aveva costernati, avviliti al punto che non osavan più uscir di casa.... tanto loro pareva che tutta la gente avesse a segnarli a dito e chieder loro conto del sangue d’un innocente.

Figurarsi che balsamo lo scritto della figlia! Tutta la verità era ora chiara, lampante — ed era proprio quella verità che si voleva. Maddalena, pura come un angelo — Minelli, un uomo disperato e ubbriaco.

Già l’avevano sempre detto che beveva troppo, che doveva finir male!

La madre raggiunse la figlia conducendo con sè il degno ragioniere, il quale non aveva, per caso, ancor da rimproverarsi alcun torto verso Maddalena.

Uomo prudente e di cuore infatti.