Part 10
— Mio Dio.... io non so.... qualunque cosa, purchè io non mi trovi in quelle stanze spaventose. —
Seguì un lungo silenzio. Il cuore batteva a Oreste con tal violenza che pareva volesse aprirsi una strada, e sentiva al cervello come una fiumana di sangue che lo accecava.
Capiva che era il momento di ardire, e temeva di rovinar tutto con una parola mal detta.
Ma non vi fu pericolo di rovinare nulla. Maddalena, che guardava verso una piazzetta poco lontana, disse ad un tratto:
— Che cosa sono quei due lumi rossi....?
— Sono i fanali di un _brougham_.
— Ah! — fe’ ella pensosa, mordendosi un labbro.
Oreste tremava come una foglia e sentiva le gambe piegarsi....; ardì.... provossi a fare, come in isbaglio, un passo verso la piazzetta, e non trovando resistenza.... continuò.
Ella era più leggera di prima.
Quando furono a dieci passi da quella carrozza, egli fece per parlare, ma non potè articolare un solo accento....
Allora s’ajutò con un gesto, un punto d’interrogazione, e le additò la carrozza.
Ella non ebbe nè un moto nè una parola.
— Dove andiamo? — fe’ egli con voce soffocata.
— _Dove volete_.... — rispose ella fiocamente.
Oreste fu abbarbagliato, come per lampo improvviso, e vacillò....
— Ma.... — balbettò egli — io non vorrei che voi.... agiste.... in un momento di.... disperazione....
— Io.... — rispose Maddalena, aprendo le braccia con un moto spasmodico di tutte le membra, parevo la Madonna dei sette dolori — io non ho più forze.... non posso più resistere.... — e singhiozzante appoggiossi a lui come cadendo.
Egli la sorresse, e mormorò:
— Tu sei un angelo! — e aperse lo sportello.
* * *
È uso di dir ad una donna: «Tu sei un angelo», quando la vediamo cadere dal cielo della mor....ale sul paradiso terrestre dell’amore.... _nostro_....; s’intende.
* * *
Il primo lunedì di quaresima si leggeva in un giornale:
«Ieri abbiamo detto che il signor P. M. era scomparso, lasciando una lettera, in cui manifestava la risoluzione di suicidarsi. Pur troppo, egli ha mandato ad effetto il suo tristo divisamento. Il cadavere del P. M. è stato rinvenuto stamane da alcuni contadini presso il Manicomio, entro una roggia. Nel prossimo campo si sono trovati un mantello e una bottiglia di _rhum_ quasi vuota. Si capisce che lo sventurato ha cercato nel liquore quel coraggio che gli mancava. — Pregati dai parenti, non ci occuperemo dei motivi che spinsero il disgraziato al disperato passo.»
Il P. M. era Paolo Minelli.
LA CATASTROFE.
Mercoledì grasso, ore 11 antimeridiane.
Minelli solo sta facendo colazione.... La signora è ancora nella sua camera.
Compare il ragioniere tutto serio.
RAG. (_grave_) Buon giorno.
MIN. (_non senza inquietudine_) Buon giorno.
RAG. Signor Minelli.... io vengo a darle le mie dimissioni.
MIN. (_in piedi_) Cosa dice?
RAG. Sì, le mie dimissioni.... perchè il decoro, la delicatezza, tutte, insomma, le ragioni di un uomo d’onore m’impongono di ritirarmi da un’amministrazione che va a male.
MIN. (_sedendo — con mal umore_) Va a male.... va a male....
RAG. Vedendo che le mie rimostranze non La persuadevano molto.... vedendo che si continuava sempre col medesimo andazzo.... io ho preso l’unica risoluzione che doveva prendere. Non voglio che, un giorno, si dica che io L’ho rovinato.... mentre ho fatto di tutto per salvarlo.... Eccole lo stato della sua casa.... Sono otto giorni che non prendo quasi alcun riposo per far più presto.... perchè ho fretta d’andarmene.
MIN. (_tutto mortificato_) Ah! ha fretta.... (_prende ed esamina lo stato, senza batter ciglio, poi con voce semispenta_) E.... è esatto?....
RAG. Pur troppo!
MIN. E.... non c’è più speranza di rifarsi?
RAG. Se si va avanti così.... nessuna speranza! — se, invece, si ha il coraggio d’una riforma radicale.... sarei per garantire che si tornerebbe alla floridezza primiera.
MIN. (_respirando_) Pazienza.... quando mi parla così....
RAG. (_lieto_) Ho un progetto! Se Ella lo approva e lo mette a esecuzione.... fra tre anni, forse prima. Ella può essere ancora il Minelli d’una volta....
MIN. (_battendogli sulla spalla_) Bravo.... ragioniere.... Bravo! Sentiamo, sentiamo.
RAG. Un momento.... Prima di pensare a progetti.... bisogna trovar diecimila lire per far fronte alle scadenze di questo mese....
MIN. (_già scoraggiato_) Diecimila lire.... Dove vuol che le trovi io?
RAG. Sua moglie ha una dote....; se la faccia consegnare — (_ad una smorfia di Minelli)_. Non si tratta di consumargliela.... si tratta semplicemente di servirsene per salvare la situazione.... È un interesse della moglie come del marito.
MIN. Mi rincresce.... Se vi fosse un altro mezzo....
RAG. Impossibile.... Non si può già ricorrere agli strozzini.... senza rovinarsi ancor più presto.
MIN. (_con sforzo_) Bene.... adesso vado da mio suocero e mi faccio dare le diecimila lire.... Ella vada pure ad aspettarmi in negozio.....
II.
Mezz’ora dopo in casa Papetti.
MIN. Caro papà.... buon dì.
PAP. To.... To...., che vuol dire a quest’ora?
MIN. Vuol dire che ho bisogno d’un favore.
PAP. Ma parla subito...., che cosa vuoi?.... sono qui tutto per te!
MIN. Ecco.... si tratterebbe.... anzi si tratta, mi hanno proposto una operazione eccellente.... ma siccome, in questo momento non ho tutta la somma che occorre.... sarei costretto a lasciarmela sfuggire.... Se invece potessi compire la somma.... allora io sarei certo di fare un bel guadagno.
PAP. (_con difficoltà_) E.... che somma occorrerebbe?
MIN. Oh! solo diecimila lire....
PAP. Bagattelle!.... e dove vuoi che vada a prenderle io?
MIN. Subito fatto.... tu.... Un momento; prima voglio ricordarti una cosa. Quando io ti ho chiesto la mano di Maddalena, e che si è parlato d’interessi, io cosa t’ho detto?.... Si goda.... — ho detto — allora ci davamo del Lei.... Si goda pure, in pace, gli interessi delle diecimila lire ch’Ella mi offre in dote....; a me basta la sua Maddalena.... È inutile far contratti... Denaro non ne ho bisogno.... Parenti non ne ho...., dunque.... quel ch’è mio è suo e nessuno glielo può togliere.
PAP. (_che ha capito l’antifona, comincia a far il muso lungo_)
MIN. Ho io mai pensato a farmi consegnar la dote di Maddalena?.... No. — Ma adesso mi è necessaria.... e vengo a chiedertela.... Del resto, non temere.... Quel che t’ho detto allora, te lo mantengo — gli interessi li godrai sempre tu!
PAP. (_freddo_) Senti.... io i denari non li ho.... cioè.... li ho, ma non sono in contanti. Io ho impiegato quella somma in tanta rendita dello Stato.
MIN. Oh! non importa.... venderemo la rendita....
PAP. Dimmi un po’.... che operazione è.... che vuoi fare....? Non avertene a male.... sai.... capisci bene.... un padre.... Vedi.... se tu m’avesti detto allora....: — Voglio la rendita — figurati.... te l’aveva offerta io! ma venir proprio adesso.... che cosa vuoi....; avrò torto.... sarà una paura sciocca la mia.... ma abbi pazienza.
MIN. (_contenendosi_) Dunque non me la dai....
PAP. Abbi pazienza.... ti ripeto...... non posso.
MIN. (_contenendosi_) Senti.... sono venuto a chiedere un favore.... ma.... in fine dei conti, quelle diecimila lire mi appartengono...., sono roba mia.
PAP. (_convinto_) Scusa, caro.... sono roba di Maddalena!
MIN. Accettato! E se Maddalena ti dicesse: — Dagliele pure? —
PAP. Risponderei....: alla nostra morte, avrà quello e anche il resto.... ma ora, no.
MIN. Ma e se per cagion tua.... io dovessi lasciarmi sfuggire quell’operazione....?
PAP. (_adulandolo_) Eh! un negoziante come te.... ha credito fin che ne vuole.... e non saranno proprio quelle povere diecimila lire che gli faranno caldo piuttosto che freddo.
MIN. (_alterandosi_) Questa poi non me l’aspettava.
PAP. (_freddo_) E neanch’io.
MIN. Ma per Bacco!....
PAP. Che cosa?
MIN. (_mutando pensiero_) Niente....
PAP. Bravo....
MIN. Ne farò a meno.... e così vedrai che hai avuto torto di diffidar di me.
PAP. (_con espansione_) E io non desidero di meglio, anima mia!....
III.
Nel negozio Minelli, dialogo a bassa voce.
RAG. (_sentito l’insuccesso di Minelli_) Diavolo.... diavolo!.... (_pensa_) E dica un po’.... se si potesse ottenere dal signor Papetti che prestasse il suo _avallo_ sur una cambiale?.... Che ne dice?.... Chi sa.... Alle volte, si hanno delle difficoltà a metter fuori il denaro.... e si mette fuori invece, per far un favore, la propria firma. A noi servirebbe egualmente, perchè io ho un amico il quale ha la più grande fiducia in me.... e mi sconterebbe certamente....
MIN. E sconti senza l’avallo.... allora!
RAG. Ah! no.... Ella mi capisce.... io voglio essere perfettamente tranquillo....
MIN. (_rassegnato_) Bene.... gliene parlerò.
RAG. Ma.... badi.... bisogna far in modo da non metterlo in sospetto.
MIN. Lasci fare a me.... Per stasera lo invito alla nostra festa.... e lo faccio bere un pochino.... Siccome è molto espansivo, quando ha bevuto...., otterrò da lui tutto quello che voglio.... Mi prepari la cambiale intanto.
. . . . . . .
Il nessun successo della povera astuzia di Minelli con Papetti s’è visto e sarebbe stato prevedibile per tutt’altri che per quell’uomo scervellato.
Invece a lui parve tanto impossibile di non esser riuscito, se ne addolorò, si indispettì talmente contro sè stesso, che, per poter non pensare alla propria disfatta.... per poter dimenticare, fino al domani, quelle diecimila lire.... vuotò la bottiglia del Cipro. Ma non bastò, anzi fu peggio.... perchè, cominciata l’ebbrezza, quelle maledette cifre, presa forma umana, si misero a ballonzargli e sgambettargli negli atteggiamenti più grotteschi, nella mente trasognata — or irridendolo coi più strani sberleffi, or minacciandolo coi pugni e coi denti.... Non sapendo più come salvarsi.... si fece portare una bottiglia di Erlauer.... poi, un’altro ancora.
Allora le cifre scomparvero — tutto dintorno a lui diventò bujo — gli parve d’essere sul tetto d’una casa, nelle acque d’un fiume straripato.... E il terribile elemento saliva.... saliva.... e il vento muggiva, e la pioggia scrosciava.... e nessuno veniva a salvarlo.... e l’acqua gli lambiva già i piedi.... Allora sentì un guizzo di freddo per tutta la persona, volle alzarsi.... e sconciamente stramazzò.
IV.
Giovedì grasso, ore 9 antimeridiane.
Minelli si sveglia e chiama, senza aprir gli occhi.
— Lena..... Lena.... — nessuno risponde — dormi ancora?.... Ma.... — si leva a sedere, si stropiccia gli occhi, si guarda d’intorno.... Non è la sua camera.... non è la sua casa.... si ricorda.
— Pover uomo! — balbuzia — pover uomo! Chi sa cosa avrà detto Maddalena.... Chi sa! —
Poi pensando ai casi suoi:
— Quella è l’ultima.... ah! sì.... è tempo di finirla....; or vado a casa.... e da questo momento.... vita nuova! —
Forte della buona risoluzione, si sente bene e sarebbe quasi felice.... se non fosse il pensiero martellante delle diecimila lire e dei rimproveri che lo attendono al domicilio conjugale.
— Ma passerà anche questa! — dice e si alza. Dà la mancia al servo del cassiere della Società, e gli lascia tante scuse con tante cose pel padrone e la promessa d’una visita, dopo pranzo.
Torna a casa, ma trova chiuso. La fantesca è uscita ed egli non ha le chiavi. Scende e entra in negozio, il che, a quell’ora, maraviglia i garzoni. Parla col ragioniere, gli dice del secondo fiasco toccato con Papetti e finisce coll’esclamare: — Cosa facciamo adesso?
— Ci penserò! — risponde il ragioniere, che ha già pensato, con un accento che fa sperare ancora una speranza.
— Bene.... io sono nelle sue mani. Ah! ecco la domestica che ritorna....; vado a vedere se mia moglie s’è svegliata. Ella venga pure, verso mezzogiorno.
* * *
Mezzodì.
Minelli entra nel salotto, in cui v’è già il ragioniere ad aspettarlo.
Il povero marito non è gajo. La moglie era di pessimo umore, e alle sue scuse e spiegazioni non ha risposto che un: — Taci, taci. — Quanto alla conferenze, l’ha accettata con un annojatissimo: — Sì, sì. —
MIN. Favorisca aspettare un momento.... Mia moglie sta vestendosi.
RAG. L’ha prevenuta?
MIN. Sì.... le ho detto a un dipresso....
RAG. E cosa ha risposto?.... è bene ch’io sappia in quali disposizioni....
MIN. Eccola.... — entra Maddalena e saluta freddamente. Siedono.
RAG. Signora Minelli.... mi rincresce di averla forse disturbata, ma era necessario. Dovendo presentare la situazione finanziaria del signor Minelli.... ho desiderato che Ella pure ne prendesse conoscenza.... sia perchè si tratta di cosa che deve starle molto a cuore.... sia perchè, occorrendo poscia adottar dei provvedimenti pel seguito, e la di lei cooperazione potendo essere assai utile.... è bene ch’Ella sia perfettamente informata di tutto. —
Maddalena corruga la fronte — non ha capito niente, cioè ha capito che è un brutto preambolo.
RAG. (_con solennità_) Ecco adunque lo stato, in poche cifre tonde. La dimostrazione l’avrà poi se la desidererà:
L’ATTIVO è composto, in gran parte, delle spese sostenute in questi ultimi ventun mesi.
Per ammobiliare l’appartamento L. 15,000 Per le gioje della signora » 9,000 Fatture saldate per conto della signora » 14,000 Simili per conto del signore » 4,000 Spese di famiglia » 25,000 Mobili di negozio » 10,000 Crediti diversi » 23,000 Merci esistenti » 40,000 ——————————— Totale L. 140,000
PASSIVO:
Scadenze di marzo L. 10,000 » di aprile » 4,000 » di maggio » 6,000 —————————— Totale L. 20,000
Se vi siano altre fatture da pagare per loro conto non so.
La posizione non è disperata, ma bisogna mutar sistema per salvarla. I provvedimenti da prendersi sono varj:
I. Depurazione del personale. — La rendita di questi ventun mesi basta appena alle spese di negozio e alle sottrazioni fatte da qualcuno, che si dovrà licenziare. I colpevoli restarono al coperto per molto tempo, ma finalmente si tradirono in questo carnevale, colle loro pazze spese.
II. Vigilanza continua del signor Minelli.
III. Bisogna tornare alla cifra normale di L. 80,000 circa, pel conto merci generali, tanto richiedendo l’importanza del negozio.
IV. Estinguere le passività.
Le diecimila lire scadenti in aprile e in maggio verranno colle vendite. Le merci che arriveranno in sostituzione non saranno pagabili che in novembre e in dicembre.
In giornata, urge trovare le diecimila lire di marzo. Sono indispensabili, una condizione _sine qua non_ dell’assestamento degli affari. Si sarebbe potuto provvedervi facilmente se il signor Papetti fosse stato più arrendevole....; così, non resta a nostra disposizione che un mezzo solo.... lecito e non rovinoso. La signora vorrà permettere che si diano in pegno le sue gioje.... (moto di spiacevole sorpresa della moglie — e anche del marito) per qualche tempo. M’incarico io di cavarne almeno L. 7000....; per le altre 3000, supplirò io coi miei piccoli risparmj.... —
Minelli, con ammirazione, rasserenandosi, alla moglie: — Ma vedi.... vedi che uomo! E se si presta lui, che cosa non dobbiamo far noi?!
— Rimane a prendersi un ultimo provvedimento, dal quale io mi riprometto vantaggi grandissimi, più che da ogni altra misura (fissa sorridendo, Maddalena), ed è questo: La signora dovrebbe compiacersi di passare almeno sei ore al giorno, al banco del negozio....
MIN. (_incerto_) Come....?
MADD. (_sdegnosa_) Io?....
RAG. Scusi, signora,... io ho pensato che la di Lei presenza in bottega contribuirebbe a ristabilire la disciplina nel personale — ed essendo anche un bellissimo e nuovo ornamento del negozio, contribuirebbe, altresì, a richiamare gli avventori disgustati, non solo, ma a farne accorrere di nuovi. Qual più bella soddisfazione per la signora che quella di poter dire un giorno: — Ecco, Casa Minelli è risorta all’antico splendore.... e questo è tutto opera mia!?.... —
La cosa può sembrarle forse un po’ nojosa al momento.... ma ci si abitua presto, e col tempo diventa un divertimento. Si tratta poi di così poche ore.... che si può fare un piccolo sacrificio.... Già, senza mortificazioni non si può aspirare neanche al paradiso....
MADD. (_insensibile ai sorrisi, alle delicatezze, alle adulazioni e agli scherzi del ragioniere — con stizza mal dissimulata_) Io non discuto le proposte del signor ragioniere, anzi dico anch’io che sono buone.... e quindi farò anch’io tutto quello che potrò, perchè è troppo giusto. Le mie gioje sono a sua disposizione.... fin da questo momento.... Vuole anche i miei abiti....?
RAG. (_grave_) Signora.... Ella mi offende.... si direbbe quasi che io....
MIN. (_spaventato, supplice_) Per carità, Maddalena!.... signor ragioniere!....
MADD. Se ho esagerato.... è stato involontariamente.... mi perdoni.... ma non avevo proprio l’intenzione di offenderla.... Dunque.... farò il mio dovere.... Ma ch’io scenda in negozio.... questo è proprio impossibile.... Che vuole.... che io me ne stia là, come una civetta per attirar la gente? So che si usa, ma a me ripugna....
MIN. Bene, bene! lasciamo questo punto. Io devo già ringraziare Maddalena del sacrificio ch’è disposta a fare. Sta pur certa che le gioje torneranno a casa il più presto possibile. Quanto a richiamar gli avventori, ci penserò io.... anche senza esporre mia moglie....
RAG. Signora, io spero che Ella non mi terrà il broncio....
MADD. Le pare? Io devo anzi ringraziarla per tutte le sue premure.... Posso andarmene adesso?
MIN. Fa pure, cara...., e noi scendiamo.... (_mentre si levano, si ode la voce della fantesca domandare dal di fuori_) — È permesso?
MIN. Avanti.
FANT. (_aprendo_) V’è qui un giovane, che desidera parlare colla signora.
MADD. Con me?
MIN. Sarà qualche operajo....; fallo pure venire innanzi.
FANT. (_introduce un cameriere d’albergo e si ritira_)
MADD. (_vedendo il cameriere, impallidisce come un cadavere_)
CAM. (_s’inchina, poi tutto grazioso a Maddalena:_) Sono molto contento d’averla trovata in casa.... Dica.... Avrebbe mai, per accidente, smarrito il suo ventaglio, stanotte?
MADD. (_non ancora riavutasi_) Io?....
MIN. (_al cameriere_) Scusi.... Lei chi è?....
MADD. (_tenta far comprendere al cameriere, cogli occhi, i quali pare voglian schizzar dalle orbite, che non deve parlare — ma quello non vede_)
CAM. Io sono un cameriere del _Restaurant Bouquet_. Siccome abbiamo trovato un ventaglio nel gabinetto in cui la signora.... (_guarda in viso a Maddalena, e vedendone la terribile espressione, s’interrompe tutto confuso_)
MIN. (_sorpreso per quel silenzio subitaneo, dopo tal principio, vedendo il turbamento del cameriere e di Maddalena_) E così....? finisci.... (_poi al ragioniere, che, per delicatezza, vorrebbe andarsene_) Si fermi pure....
CAM. (_con sforzo_) Probabilmente m’hanno mal diretto....
MIN. (_colpito da sospetto a Maddalena studiandola_) Dov’è il ventaglio che avevi ieri sera?....
MADD. (_sconcertata, non trova parole, dice col gesto che non sa_)
MIN. (_scoppiando_) Ah! ma dunque è vero!.... (_al cameriere, imperioso_) Finisci quello che avevi incominciato....; guardami bene in faccia!
CAM. (_asciugandosi la fronte, balbetta_) Siccome.... si è trovato un ventaglio....
MIN. In un gabinetto!
CAM. Sì, signore.
MIN. Che la signora vi ha lasciato.... stanotte.
MADD. (_rompendo in pianto, grida_) Ma non è vero!.... questa è un’infamia!....
CAM. (_dice fra sè_) Apriti terra!
MIN. (_lancia alla moglie un’occhiata fulminante, quindi al cameriere_) Dammi quel ventaglio....
CAM. (_la cui mano, involontariamente, s’era mossa nella direzione d’una tasca, preso da pietà per Maddalena, dice:_) Non l’ho....
MIN. (_frenandosi a stento_) Ah! non l’hai?....
CAM. (_con sicurezza_) No.... è all’albergo....
MIN. (_coi denti serrati, facendo un passo_) Ah! all’albergo?....
CAM. (_indietreggiando_) Sì, signore.
MIN. Bene! verremo all’albergo.... E ora dimmi un po’...., come mai t’è venuto in mente di venir.... precisamente qua?.... (_moto disperato di Maddalena_) Zitta tu!.... se parli.... io....
MADD. (_che ha preso una risoluzione, con subitanea energia_) Ma, insomma.... è una vera indecenza.... questa, che si vada in una casa.... e che....
MIN. (_interrompendola_) T’ho detto di non parlare!.... (_freddo_) Non è un’indecenza.... è onestà.... e siccome questa onestà dà una traccia di qualche cosa.... appunto d’indecente.... così io voglio saper tutto.... e lo saprò.
MADD. (_sedendo, disdegnosa_) Va benissimo.
MIN. (_al cameriere_) Dimmi, adunque, come t’è venuto in mente....
CAM. Ecco, se si fosse trattato d’un ventaglio qualunque, non ce ne saremmo curati.... ma trattandosi d’un ventaglio di valore.... capisce.... Allora io, che aveva veduto il cocchiere del _brougham_.... (_esita_)
MIN. (_fremente_).... in cui la signora era venuta....
CAM. .... questo non so.... sapeva solo che aveva condotto gente.... quindi sono andato da lui....
MIN. (_tremante d’impazienza_) E t’ha detto?
CAM. (_esitante_) E.... m’ha detto.... che s’era...., ossia che gli pareva d’essersi fermato davanti a questa casa....
MIN. (_colla vista oscurata_) E allora?
CAM. Allora.... ho interrogato il portinajo.... e m’ha detto che, della casa, la signora Minelli, per quanto egli ne sapeva, era l’unica signora che la scorsa notte fosse uscita.... con suo marito. O il cocchiere era ubbriaco.... o il portinajo era mal informato....
MIN. (_con riso spaventevole_) Sicuro.... dev’essere così.... (_fregandosi le mani e guardando Maddalena_) Ora, adunque, andremo all’albergo a prendere il ventaglio.... e se non ci sarà.... se ne vedranno delle belline.... va bene?....
CAM. (_stanco, volendo uscirne, senz’altri rischi nè noje_) Senta.... poichè devo darglielo.... o prima o poi.... tanto fa che glielo dia adesso....; dopo tutto, non sono cose che mi riguardano.... (_gli dà un involtino. Maddalena non sembra accorgersi di quanto avviene; pensa_)
MIN. (_frenando un grido di furore al riconoscere il ventaglio, con orgasmo al cameriere_) Bravo.... così si fa.... a te.... per il tuo incomodo.... prendi (_gli dà cinque lire; aggiungendo con intenzione minacciosa_), e se sarai discreto.... farai una buona azione.... capisci?....
CAM. Non dubiti.... grazie.... Riverisco (_s’inchina ed esce_).
RAG. (_contristato_) Permetta che me ne vada anch’io?....
MIN. No.... si fermi.... si fermi...., perchè questa donna sa mentire.... e può essere che io abbia bisogno di testimonj....
MADD. (_alzandosi, fredda al ragioniere_) Ha sentito?.... mio marito m’insulta.... Ora io non voglio più restare in questa casa.... (_muove per uscire_)
MIN. (_vietandole il passo, furente_) Non si parte.... (_respingendola_) Non si parte.... per Dio!
MADD. (_al ragioniere, con riso forzato_) Ma sa che questa è nuova.... (_siede_)
MIN. (_la guarda torvamente, poi suona il campanello; entra la fantesca_) A che ora è venuta a casa mia moglie.... stamattina?
FANT. (_incerta_) Alle....
MADD. (_pronta_) Alla una!
MIN. (_contenendosi, ripete con flemma_) A che ora è venuta a casa mia moglie?
FANT. (_che ha capito_) L’ha già detto la signora.... alla una.
MIN. (_urlando_) Tu menti.... tutti mentite! ma.... la saprò ben io.... per l’inferno.... la verità.... Quel cocchiere.... è ancora vivo!.... (_battendo un gran colpo sul tavolo_) lo troverò....!
FANT. (_spaventata si ritira_)
MADD. (_a quelle parole, si perde d’animo, supplice_) Ma Dio! un po’ di pietà!
MIN. (_stravolto_) Con chi sei andata a quel _Restaurant_.... con chi?
MADD. (_mancando_) Ma io non sono andata in alcun Restaurant.
MIN. A che ora sei partita dalla festa....?
MADD. Che so io.... alla una.
MIN. Sola.... no già!.... con chi adunque?
MADD. Con una persona.... che conosci anche tu.... e che io stessa ho pregata d’accompagnarmi.
MIN. E.... chi è.... questa persona....?
MADD. È il signor Soranzi....