Lusitania: Canti popolari portoghesi
Part 6
Quanto all'origine di questa leggiadra fantasia popolare, convien ricercarla nella storia di Tristano e d'Isotta, che nel medio evo si propagò per quasi tutta l'Europa, e che procede visibilmente dalle metamorfosi mitologiche. Vedi BOSSERT, _La litterature allemande au Moyen-Age_, Paris, 1882, p. 298.--Ma dal cuore e sulle tombe di amanti sventurati, non soltanto sorgono fiori arboscelli ed altre maggiori piante. A mo' d'esempio, in certa novellina popolare russa raccolta dall'ATANASIEFF e citata dal prof. PRATO (_Quattro novelline popolari livornesi_, ecc., Spoleto, 1880, p. 105), su la tomba di due fanciulli barbaramente sgozzati dalla zia, spuntano un ramo d'oro e uno d'argento. Né si può legger senza ridere un canto serbo, che nel luogo dove una giovinetta innocente morí per man del fratello, fa saltar fuori di schianto non già fiori od alberi od arbusti, ma una chiesa a dirittura: non dice (peccato!) se col bravo suo campanile o no.
A proposito di piante venute su da cadaveri o da sepolture, vedi MARMIER, _Légendes des plantes et des oiseaux_, Paris, 1882, p. 34-35; DE GUBERNATIS, _La mythologie des plantes, ou les légendes du règne végétal_, Paris, 1878, t. I, p. 161-62; GASTER, _Literatura populara românâ_, Bucuresci, 1883, p. 483, il quale rimanda specialmente a LIEBRECHT, _Zur Volkskunde_, p. 166 e 282-83, ecc.
“Dans un chant de l'Ukraine (_Chants hist. de l'Ukraine_, tr. par Chodzko, p. 30), une rose est regardée comme l'âme d'un jeune homme:--Cette rose c'est l'âme du jeune homme, qui est mort de chagrin pour la jeune fille.--Dans la _Cronica dos Vicentes_, monument de la langue portugaise au XV siècle, on rencontre, dit Braga, des traditions relatives aux Français, qui virrent aider à conquérir Lisbonne. Telle est la légende du chevalier Henrique et de son page fidèle. Sur la tombe d'Enrique poussa un palmier.--Au chant VIII des _Lusiades_, nous voyons que Camoens a rappelé ce prodige:
“Olha Henrique famoso cavalleiro a palma, que le nasce junto a cova.„
PUYMAIGRE, _Romanceiro_, p. 189-90.
Un canto brettone: “Ce fut merveille de voir la nuit qui suivit le jour où on enterra la dame dans la même tombe que son mari,--de voir deux chênes s'élever de leur tombe nouvelle dans les airs;--et sur leurs branches, deux colombes blanches sautillantes et gaies,--qui chantèrent au lever de l'aurore et prirent ensuite leur volée vers les cieux.„ H. DE LA VILLEMARQUÉ, _Barzaz-Breiz_, Paris, 1846, I, p. 45. “Le couplet de la chanson de Malborough,„ dice l'ARBAUD, I. p. IX, in nota: “_On vit voler son âme--à travers des lauriers_,--ne parait pas avoir eu une autre origine.„ Sarà o non sarà; poco importa. Concluderemo piuttosto col DE GUBERNATIS, op. e t. cit., p. 160, in nota: “On veut absolument revivre après la mort, et l'arbre est le symbole _le plus vivant de la vie_.„]
[Nota 47: In altro canto: _Sette fratelli come sette abeti_. Anco dai Greci moderni l'uomo è paragonato spesso ad un albero alto e diritto, come sarebbe il cipresso. Una canzoncina nuziale albanese, raccolta da G. JUBANY (Trieste, 1871, p. 109), dice della sposa: _Ha la statura come il cipresso_. Nel _Libro dei re_ di Firdusi questo paragone è frequentissimo.--_Homme grand comme un pin du dèsert, comme un sapin du marais._ Vedi _Kalevala, runo 48_ (traduz. di L. LÉOUZON LE DUC) Paris, 1879. I Serbi rassomigliano ad un pino il guerriero: un vòcero còrso ancora inedito: _Lu me altu quantu un pinu!--lu me minutu cipressu!_ Polipete e Leontèo sono da Omero paragonati a due querce. (_Iliade, XII_.)]
[Nota 48: Orig. _Zmeu_. Forse non c'è cosa che piú sovente dei draghi s'incontri nei canti e nelle fiabe popolari rumeni; ai quali un guerriero, un uomo valoroso è un drago; drago un cavallo forte e veloce al corso. Anche ai Serbi, drago (_Zmei_) vale uomo fiero, prode, terribile: anzi, nella mitologia slava, col suddetto nome si designa spesso qualche iddio, per es., quello del fuoco. Draghi e dragonesse hanno i Bulgari, presso i quali mutansi talvolta in orsi in pesci ed in uomini. DOZON, _Chansons popul. bulgares inedites_, ediz. citata. Altrove occorrono in vece uomini trasformati in dragoni. DULAURIER, _Les chants pop. de l'Arménie_, in _Revue des deux mondes_, 1 avril 1852. In un canto (_pesma_) della Macedonia, Alessandro il grande è generato da un drago; ed anche un'antica favola greca, riferita da Luciano, lo disse nato da un serpente, come di un serpente fu, tanti secoli dopo, creduto prole l'albanese Giorgio Castriota. DOZON, _Rapports sur une mission littéraire en Macedonie_, Paris, 1873, p. 42. G. MASPERO (_Contes pop. de l'Egypte ancienne_, Paris, 1882, p. 42) fa menzione d'altro drago che parla veramente bene ed è signore d'un'isola incantata. Certa fiaba calmucca narra d'un drago ch'è una pasta di zucchero. Sono alquanto simili ai draghi le _Koutchédras_ degli Albanesi, le quali hanno un po' dell'uomo ed un po' della bestia. Circa i draghi e le dragonesse delle fiabe e novelline pop. ital. e specialmente siciliane, vedasi la dotta prefaz. di G. PITRÉ al vol. IV della _Biblioteca delle tradiz. pop. sicil._, Palermo 1875, p. CXX-CXXIII.]
[Nota 49: Al _bravo_ dei Rumeni si può estendere quanto si legge nella seguente noticina apposta ad un canto pop. russo dal DE JULVÉCOURT (_La Balalayka, Chants pop. russes_, Paris, 1837, p. 12): _Le brave c'est le héros de toutes les chansons pop.; c'est une espèce de titre de noblesse que le paysan s'attribue avec amour; c'est une épithète glorieuse qu'une belle adresse toujours à son amant_.]
[Nota 50: Fratello (altre volte _amico_) dice all'uditore il poeta, forse a imitazione dei Serbi.]
LA PRINCIPESSA PELLEGRINA
(A PRINCEZA PEREGRINA)
LA PRINCIPESSA PELLEGRINA
(A PRINCEZA PEREGRINA)[51]
Una bella principessa pellegrina volle andar: va cercando un cavaliere, che lasciavala a penar. Certa sera ad un torrito castel venne a scavalcar, sospettando, a qualche indizio, che il suo caro fosse là.
“È qui, dite, il cavaliere? esso qui deve abitar.„
E una dama le rispose con discreto e bel parlar:
“Non è in casa il cavaliere, ma non può molto indugiar: se la pellegrina ha fretta, glie lo manderò a chiamar.„
Non avea finito ancora, e fu visto ritornar:
“Che ci fate qua, signora? a che mai veniste qua?„
“Per amor d'un cavaliere mi son messa a viaggiar. Tornerò, mi disse, presto; ma no 'l vidi piú tornar. Padre, casa abbandonai; corsi e corsi terra e mar, lui per tutto ricercando; e no 'l posso ritrovar.„
“Mala stella, mia signora, tardi v'ha fatto arrivar! Io fuggivo il padre vostro, che mi volle trucidar: corsi terre, varcai mari, e qui venni a riparar. Pria che fosse un anno e un giorno (mi faceste voi giurar) non potevo altra donzella né altra dama disposar. Anno e giorno eran passati, né sentía di voi parlar: la signora del castello ebbi jeri ad impalmar.„
Non avea finito ancora, e la donna è per mancar.
“Ahi meschino alla mia vita! ahi che dolore mortal! mi è spirata nelle braccia: trist'a me! che n'ho da far?„
Là su in vetta alla sua torre, ecco l'altra imperversar:
“Portala via, cavaliere; corri, buttala giú in mar!„
“Non farò questo, signora, ch'ella è di sangue real, ed amò con tanta fede chi l'è stato disleal!„
Non avea finito ancora, ed ei pur venne a mancar. La signora del castello tosto mandali a interrar in due fosse ben profonde, su la riva là del mar. E su lui di pini un gruppo ecco a un tratto frondeggiar; e su lei di lamentevoli canne un gruppo tremolar.[52] La signora del castello tutte le mandò a tagliar: ma le canne dalle radiche si vedeano rispuntar; e la castellana, a notte, le sentiva sospirar.
NOTE
[Nota 51: BELLERMANN, p. 140-44.
Della presente romanza reca l'HARDUNG (I, p. 225-32) tre altre lezioni, molto inferiori in bellezza a questa, che l'ALMEIDA-GARRETT compose di vari frammenti.
Cfr. WOLFF _und_ HOFFMANN, op. cit., t. II, p. 48; _Gerinaldo_, in _Jahrbuch_, 1861; PUYMAIGRE, _Chants_ ecc., t. I, pag. 74; NIGRA, op. cit., fasc. VI, p. 186; FERRARO, _Canti monferrini_, N. 42 ecc. Sennonché i vincoli di affinità che legano alla nostra romanza le canzoni citate, sono per la massima parte assai debolucci: mi somigliano, sto per dire, certe parentele còrse, ognun sa quanto strette.]
[Nota 52: Eccoci da capo alle piante sorte su dalle sepolture di amanti ch'ebbero fine infelice. Qui mi è venuto fatto di ripensare a ciò che l'ARBAUD (op. cit., I, p. XX-XXIV) scrive molto assennatamente circa la diffusione delle fiabe e delle poesie popolari nell'età di mezzo. Dopo aver accennato ai cantori vaganti, da cui si vuol riconoscere in principal modo cotesta diffusione, soggiunge: È un pregiudizio volgare il credere, come tanti fanno, che la gente, nel medio evo, si movesse di rado e mal volentieri da casa: altro se si movevano, massimamente quelli d'umile condizione! Vedete i pellegrinaggi: non sono essi forse una prova manifesta di quel bisogno che, a dispetto di chi adopravasi ad impedirli, spingeva sí gran quantità di persone a lasciar patria e famiglia? Ora i pellegrini furono come chi dicesse il _giornale del medio evo_. Aggiungi poi le fiere, a cui convenivano spesso uomini d'ogni qualità e d'ogni nazione; aggiungi i _perdoni_ e tante altre feste religiose di gran richiamo; aggiungi in ultimo tutte quelle bande di mercenari onde allora si componevano gli eserciti; e si vedrà quante e quanto facili strade si aprivano ai racconti ed alle canzoni d'origine popolaresca, perché potessero correre speditamente dall'un capo all'altro d'Europa, e mettere alle volte cosí profonde radici in terra non propria, da sembrare anche ai piú intendenti native di quel tal luogo. Quest'ultime parole, per verità, non si leggono, e né meno altre corrispondenti, nel passo dell'ARBAUD da me compendiato: ve le ho aggiunte di mio, perché ne sono in certa guisa come una conseguenza, e perché nessuno, credo, vorrà contraddirmi.]
DON ALESSIO
(DOM ALEIXO)
DON ALESSIO
(DOM ALEIXO)[53]
Eravamo tre sorelle somiglianti da scambiar; insegnava l'una all'altra a cucire e a ricamar. La piú piccola di tutte certa sera volle andar per la porta del giardino, con due torcie, a sollazzar. Vestí un abito da paggio, che non potea meglio star; pugnal d'oro alla cintura, borzacchini da allacciar: per la strada, innanzi e indietro, si metteva a passeggiar.
“Qui,„ dicea, “son tre sorelle; qual'ho io da innamorar?„[54]
E noi ridevamo, stando su 'l balcone a rimirar.
Le sue torcie alfine ammorza, ché la luna è su 'l levar: ma com'è presso la porta, le vien fatto d'abbassar gli occhi, e scorge un eremita su un sedile a riposar.
“Che ci fate in queste parti? che ci fate, o padre, qua?„
Non rispose l'eremita; ma il vedemmo tosto alzar, e allungarsi tanto e tanto, che faceane il cor tremar.
“Sei venuto dall'inferno, ch'io ti possa esorcizzar? o sei anima purgante, ch'io ti possa suffragar?„
“Io non vengo dall'inferno, che tu m'abbia a esorcizzar; né son anima purgante, che tu m'abbia a suffragar. Ben di don Alessio l'anima sono, e vengoti a avvisar che ti aspettan sette armati, vedi, a quel portone là, e han giurato per Dio santo che ti vogliono ammazzar.„
“Ed io giuro per Dio santo e la vergine Maria, che se fossero anco il doppio, non do volta in fede mia. Cavalieri, avanti avanti; gareggiam di valentia: fuori, fuor le vostre spade, ch'io, mirate, ho fuor la mia! Se mancasse alcun di spada, vo' che questa per lui sia: a me basta il pugnal d'oro,[55] a salvar la vita mia.„
Mentre parla, la sua tonaca l'eremita getta via, e lei stringe nelle braccia con estrema vigoria. Ma la giovin, col pugnale che il bel fianco le guarnía, tale un colpo al cor gli vibra, che lo stende su la via.
“Chi ti ha morto, don Alessio? chi ti ha morto, anima mia?„
“Tu, o signora, tu m'hai morto; mal potuto altri l'avría.„
--Ben calzata e mal vestita, va' pur là, donna Maria: sei dannata omai per sempre; vano il piangere saría.--
NOTE
[Nota 53: BELLERMANN, p. 146-50.
“Die mit Lebendigkeit erzählte Romanze hat einen heitern Anfang, aber ein tragisches Ende. Die jüngste von drei Schwestern, die zu neckischen Streichen aufgelegt ist, ersticht in ihrer Verkleidung ihren ebenfalls verkleideten Geliebten, indem sie glaubt, einen ihr imbekannten Zudringlichen abzuwehren. Die Romanze ist in Portugal mit mancherlei Varianten weit verbreitet, und scheint Portugal ausschliesslich anzugehören.„ BELLERMANN, p. 275.
“Almeida Garrett estime beaucoup ce romance bizarre qui ne nous plaît pas infiniment; mais il déclare que ne l'ayant pas trouvé complet, il a réuni divers fragments. On voit, en effet, qu'il a pris moitié d'un romance en _a_ et moitié d'un romance in _ia_; il donne de plus, en note, des variantes en _e_. Nous avons cru devoir traduire ce texte, parce qu'il ne nous semble pas que les arrangements d'Almeida Garrett aient notablement défiguré un chant vraiment populaire. La fidélité avec laquelle Almeida a reproduit les vers de la fin qui s'accordent si mal avec le reste de la pièce, est une preuve de ses scrupules. A ce bizarre _remate_ il joint cette note:--Ce dernier couplet qui apparaît dans toutes les leçons, appartient-il en effet au romance? Est-ce le fragment d'un autre chant qui y a été joint par l'ignorance du vulgaire? J'inclinerais vers cette supposition, mais j'ai conservé ce couplet parce que je n'ai pas rencontré une seule leçon où il ne figure.--„ PUYMAIGRE, _Romanceiro_, p. 213.
Un'altra lezione edita la prima volta dal BRAGA, e che leggo in HARDUNG, I, a carte 173, comincia:
“Na cidade de Madrid, na melcor que el-rei tenia ecc.„
E il raccoglitore osserva: “Apesar de que o primeiro verso parece indicar origem hespanhola do romance, não se encontra nas collecções hespanholas. Nas Ilhas des Açores Castella é substituida pela Hungria. A versão de Almeida-Garrett é composta de varias lições provincias, e o collector confessa que algumas palavras foram conjecturalmente substituidas por elle.„ Ivi.--Tre sono, in tutto, le lezioni riportate dall'Hardung: quella che principia co' due versi dianzi citati, il testo dell'Almeida-Garrett ed un'altra, di cui ecco i primi quattro versi:
“Lá na côrte de Castella, entre los grandes vivia nobre e altivo cavalleiro, que era a flor de fidalguia ecc.„
“Nous remarquerons que les deux versions des îles Açores ne finissent point par les vers qu'a conservés Garrett, pas plus que l'autre version que nous traduisons aussi. Cette dernière se termine très bien, sauf que le suicide qui lui sert de dénouement n'est guère dans les données chrètiennes habituelles au Portugal„. PUYMAIGRE, _Romanceiro_, p. 214. Qui, rimettendomi sempre a chi ne sa piú di me, vorrei dire ancor io la mia. Senza dubbio, quell'essere alcune lezioni mancanti dei quattro ultimi versi riprodotti dall'Almeida-Garrett, rincalza non poco il sospetto che siano d'altra romanza; non di meno, che possano appartenere alla presente, me lo persuadono quelle tante e tante incoerenze e capricci e singolarità quasi inesplicabili, di cui le fiabe, i racconti, le poesie popolari d'ogni tempo e d'ogni paese ci offrono esempi infiniti.]
[Nota 54:
“Sôn 'namuratu delle due sôrelle; da una all'altra non so qua' piăre.„
MARCOALDI, op. cit. (canti liguri) pag. 86.]
[Nota 55: Pugnali e spade d'oro, anche in altre romanze portoghesi e spagnole e nei canti popolari di piú nazioni:
“Tira el rei seu punhal de oiro ecc.„
_Romances de Gerinaldo_ (lezione ALMEIDA-GARRETT). V. HARDUNG, I, p. 111.]
GIUSTIZIA DI DIO
(JUSTIÇA DE DEUS)
GIUSTIZIA DI DIO
(JUSTIÇA DE DEUS)[56]
Ne va preso il conte, preso ne va, preso e ben guardato: non lo prendon come ladro, né per uom ch'abbia ammazzato; ma una giovin che tornava da Sant'Jacopo[57] ha sforzato: dormir seco non gli basta, ch'ei la cede a un suo creato.
Questo accadde là tra i monti, lunge assai dall'abitato: ivi lei lasciò per morta, né piú cura se n'è dato. Tre dí pianse ella e tre notti, e piú avrebbe lacrimato; ma il buon Dio non manca mai d'ajutar lo sventurato. Ecco passa quivi a sorte vecchio e povero soldato dalla barba come neve, che alla spada iva appoggiato: di conchiglie una schiavina e il cappello ha tutto orlato. Si fe presso alla dolente, e amoroso le ha parlato:
“Via, non pianger piú, figliuola, ché a bastanza hai lacrimato: quel villano cavaliere ne va preso e ben guardato.„
Menò quindi la fanciulla quel buon vecchio di soldato, la menò seco alla reggia, dove il conte han già portato.
“Io ti prego, o mio signore, per l'Apostolo sacrato, che sia oggi a questa misera sí gran torto vendicato. Sposo il conte vuol la Chiesa, e la legge decollato: la sua nascita no 'l salvi; contro al Ciel, vedi, ha peccato.„
E il re disse ai consiglieri, tutto in volto corrucciato:
“Vo' che sia questo negozio senza indugio qui sbrigato.„
“Chiaro è il fatto, molto chiaro, ed è presto giudicato: o sposarla deve il conte, o dev'esser decollato.„
“Questo,„ disse il re, “mi garba; tosto il boja sia chiamato:[57] o sposar la pellegrina, o senz'altro, decollato.„
“Venga il boja con la scure!„ gridò allora l'accusato: “meglio morto mille volte, che campar disonorato!„
Or udite quel buon vecchio, quel buon vecchio di soldato:
“Questa, o re, non è giustizia; malamente hai giudicato: sposi pria la pellegrina, e sia poi decapitato: morte lava il disonore, ma non lava già il peccato.„[58]
Non avea finito ancora, e la sua spada ha gittato: non piú segni di romeo, non piú armi di soldato; in canuto e santo vescovo s'è in un lampo trasformato, con la mitra tutta gemme e un bel pastoral dorato.
Per la man prese la giovine, per la man lo sciagurato: le parole rituali, a sposarli, ha pronunziato. Tutti piangono gli astanti; piú d'ogni altro il condannato; e piangendo invoca morte, ch'ei non sia disonorato.
Lui contrito il santo vescovo assolvea dal suo peccato; indi il portan via per morto, né il carnefice è chiamato: giudicavalo Iddio stesso; pria d'un'ora è trapassato. Ma sovvenne pronto all'anima quell'Apostolo sacrato, ché non altri fu il romeo, il buon vescovo, il soldato.
NOTE
[Nota 56: BELLERMANN, p. 160-66.
Seguo il testo dell'ALMEIDA GARRETT, che poco differisce della lezione della provincia di Beira Alta, raccolta dal BRAGA. “Ce dernier a, de plus, donné de ce romance deux autres versions où n'intervient pas un personnage mystérieux. Comparez ce chant avec el _Conde Grifos_ du _Romancero general_ [di A. DURAN, Madrid, 1854], I, p. 65 [e WOLF _und_ HOFFMANN, _Primavera_ ecc., II, 55]. À propos du mariage du comte et de la pèlerine, on lit dans le texte portugais:
Por palavras de presente alli os tem desposado.
_Por palavras de presente_ est l'expression consacrée pour le mariage qui se fait en personne, et non par procuration: _por palavras de futuro_.--_Desposado_ est le sacrement, par opposition à _casamiento_ qui peut se faire attendre dans le mariage par procuration.„ PUYMAIGRE, _Romanceiro_, p. 169. Io, come il lettore ha visto, tradussi _palavras de presente_ con _parole rituali_, quantunque la frase dell'originale sia proprio quella che a tenore dei sacri canoni si adopera in questo caso.
Vedi, intorno a questo celebre santuario, A. CHIAPPELLI, _Studii di antica letter. cristiana_, Torino, 1887, _nello scritto La leggenda dell'Apostolo Jacopo a Compostella e la critica storica_. Nel cap. I (p. 149-73) si dimostra ampiamente, con ragioni che a me parvero inoppugnabili, la impossibilità della predicazione del nominato apostolo in occidente. Ai tempi d'Erasmo il concorso dei pellegrini era già molto minore; ond'egli, nei _Colloquia_ (ediz. di Lipsia del 1729, p. 410), piacevoleggia cosí:--MENEDEMUS: “Dic mihi, quid valet agitque vir optimus Jacobus?„ OGYGIUS: “Multo frigidius solito.„ MENED.: “Quid est in caussa? senium?„ OG.: “Nugator, scis divos non senescere. Verum haec nova persuasio, quae late per orbem divagatur, facit infrequentius salutetur solito; et, si qui veniunt, salutant tantum; nihil, aut quam minimum donant, dictitantes eam pecuniam rectius collocari in egenos ecc.„--Andaron troppo lungi dal vero i nostri Alberigo Gentile e Celio Calcagnini, quando l'uno dette all'Olandese la taccia di _pendulus litterator_, e l'altro lo rassomigliò ad un ballerino di corda? Io penso di no. Direi piuttosto che non parlasse in tutto secondo verità Erasmo, che ripreso una volta perché non osservava a rigore la quaresima, rispose celiando che l'anima sua era cattolica, se lo stomaco pizzicava del luterano.
A Compostella, e cosí pure a Gerusalemme ed agli altri santuarj d'oltralpe e d'oltremare, pellegrinarono sempre gl'Italiani in assai scarso numero, a paragone d'altre genti piú devote di loro; e non di rado per motivi almeno in parte mondani. Come i pellegrinaggi a Roma fossero argomento di beffa, vedilo in quella sonettessa del Lasca, ove parlano il noto _Stradino_ ed un _Cavalier Nano_:
_S._ “Bambolin mio, che Dio vi benedica, e vi contenti secondo il disio, ditemi dove andate voi ratio, se già non v'è il parlar troppa fatica?„
_C. N._ “A Roma santa, d'ogni bene amica, per soddisfare un voto ne vo io: sendo guarito, come piacque a Dio, d'un morso che mi dètte una formica.„
_Le rime burlesche_ ecc. (ediz. Verzone), p. 12.
Talvolta si accompagna allo scherno la satira arguta e mordace contro la corruzione del clero. Nella _Scolastica_ dell'Ariosto (atto III, sc. 6), Bartolo, ad espiare certo suo peccato giovanile, vorrebbe farsi romeo. E un frate gli dice:
“Voi potete veder la bolla, e leggere le facultadi mie, che sono amplissime: e come, senza che pigliate, Bartolo, questo peregrinaggio, io posso assolvere e commutar gli vóti. E maravigliomi ch'essendo, com'io son, vostro amicissimo, non m'abbiate richiesto; perché dandomi quel solamente che potreste spendere voi col famiglio nel viaggio, assolvere vi posso, e farvi schifar un grandissimo disconcio, all'età vostra incomportabile: ecc.„
È cosa notevole che non abbia nulla del satirico né del buffonesco il _Canto di pellegrini_ di G. B. dell'Ottonajo, che comincia:
“Per vóto a visitar Galizia andiamo, e a render grazie al Barone immortale, per li preghi del quale dalla peste di Roma salvi siamo.„
Sarà forse perché non tutti i capi ameni d'allora si adattarono a credere con messer Francesco Berni che il tempo della moría fosse, come a lui pareva,
“.....il miglior tempo e la piú bella stagion che la natura sappia fare.„]
[Nota 57: Mi fa risovvenire il FROISSART: “A ce point grigna le roi les dents, et dit:--Qu'on fasse venir le coupe-teste! ecc.„ Leggi tutto il bel passo in VILLEMAIN, _Tableau de la littér. au Moyen Age_, Paris, 1878, II, p. 141. Altri testi sono alquanto diversi. Cfr., p. es., l'ediz. Yanoski, Paris, 1865, p. 98.]