La sposa di Mènecle: Comedia in un prologo e tre atti, con note

Part 5

Chapter 53,488 wordsPublic domain

Qual voce a' suoi cantici amanti La selva e 'l leon trascinò:... Frugato ho d'Orfeo tutti i canti... E... _t'amo!_ altro dirti non so.

L'ho chiesto di Saffo al lamento E al vecchio dai brindisi d'oro: Ognun rispondeami: lo sento... Ma come insegnartelo... ignoro.

E frugo!... e altre immagini chiamo!... Ah!... un lampo qui alfin balenò! Ah!... eccola! eccola!... è: _t'amo!..._ (_battendosi la fronte come chi trova un'idea_) La nova parola ch'io so.

(_Mentre Crìside va leggendo questi versi da un biglietto che s'è tolto dallo stròfio, Aglae apre e sfoglia, come rileggendo distratta, il libro che stava leggendo prima_).

Ti piacciono?

AGL. Sì...

CRÌS. Che cos'hai lì? (_guardando_) Le _Trachinie_ di Sofocle! Dejanira abbandonata!... Oh che brutti argomenti!...

AGL. (_con serietà scherzosa_) Ah, sì!... c'è meno varietà che ne' tuoi... E come dicevi... Fania dunque è tanto occupato... Sono queste le molte occupazioni...

CRÌS. Già!... anche queste!

AGL. (_comicamente seria_) Tutto il tempo che avanza è per i clienti dell'Eliea...

CRÌS. (_comicamente ingenua_) Oh, tutto!...

AGL. (_c. s._) I clienti sono ben serviti. Sicchè, di quelle preziose notizie che ti dà tuo marito... tu non resti priva... se non quando esci di casa... come oggi...

CRÌS. Oh no... mi verrà certo a momenti qui a raggiungere...[108]

AGL. Ah, bravo Fania!... e dimmi... (_sorridente con gesto espressivo_) quando...?...

CRÌS. Oh, quello... (_nasconde tra sorridente e vergognosa la faccia sulle spalle di Aglae_) quello... vedi... c'è tempo... (_vivamente ripigliando_) Ma tu che mi fai tutte queste domande, non hai però ancora risposto alla mia. Cattiva! tu scherzi... ma a nasconderti alla tua Crìside non ci riesci...

AGL. Già... lo specchio...

CRÌS. No, no, è inutile. Tu non sei allegra... non lo sei mai...

AGL. Io qui in casa non ho per distrarmi tutte quelle tali novità della giornata...

CRÌS. E questo è il male! e qualcuno ne ha colpa; e un po' anche tu — oh sì, per Cerere, anche tu — che per distrarti non fai nulla! Stai sempre chiusa invisibile come la Pitonessa... L'altro mese nè alle feste Scire nè alle Targelie non t'han veduta... all'ultima gara delle tragedie neppure... in casa mia da un mese non metti piede...

AGL. Dovrei venire a disturbare i profondi studî letterari di tuo marito?

CRÌS. (_affettuosamente corrucciata_) Aglae!... (_Si sente di dentro la voce di Fania che domanda:_ È qui da Aglae?) (_con gioia_) Oh eccolo! la sua voce!

AGL. (_con serietà canzonatoria_) È un pezzo che non vi vedete?

CRÌS. Oh, è già quasi da un quarto d'ora!... (_accorgendosi dal volto di Aglae dell'intenzione motteggiatrice_) Cattiva!...

SCENA V.

_Dette e_ FANIA.

FANIA (_entrando_) Oh sorellina!... Crìside!...

AGL. (_cortesemente canzonatoria_) Oh fratellino!... Che miracolo!... Dopo un mese! Qualche buon genio m'ha fatto uno sternuto!...[109]

FAN. Cara Aglae... perdona... sai... tanti affari...

AGL. (_guardando maliziosamente Crìside_) Sappiamo!... sappiamo!...

CRÌS. Fania!...

FAN. (_ad Aglae_) Come stai? Come sta Mènecle?

AGL. Grazie. Benissimo.

FAN. (_a Crìside_) E tu... così... sei scappata via... senza dirmi niente... brava!...

CRÌS. Non la finivi mai...

AGL. Via... non rimproverarla...

FAN. Oh no, ma... (_a Crìside, serio_) Ma ero ben buono io d'accompagnarti...

CRÌS. Già... per il gran viaggio da porta Ceràmica a venir qui...

FAN. (_con paternale serio-amorevole_) Non è per questo... ma una moglie giovane non istà bene uscir per Atene in visite senza il marito...[110] n'è vero, Aglae?

CRÌS. (_con civetteria, parlando ad Aglae_) E il marito correr dietro a tutti i passi della moglie come un can segugio di Laconia dietro l'orma della lepre... n'è vero, Aglae, che non istà bene neppur questo?

AGL. (_con serietà comica_) A meno che la lepre sia contenta...

CRÌS. (_brusca, con civetteria_) Oh questo poi!...

FAN. Crìside!...

CRÌS. Zitto là!... per Aglàuro! Siam le nipoti di Teseo...[111] e non siam le schiave dei mariti... noi...

FAN. (_sorridente_) Lo si vede! Però Solone, veramente ha disposto che la brava moglie ateniese dovrebbe star sotto al marito...

CRÌS. (_rifacendogli la voce_) E Temistocle, ateniese, stava sotto alla moglie,[112] eppure sconfisse i Persiani... ed era quel Temistocle che era...

AGL. (_a parte, li guarda sospirando_) Eh! almeno loro si divertono!...

CRÌS. ... e mio marito Fania, se fossero verità tutte quelle bugie che mi dice, dovrebbe imparare dal vincitore di Salamina...

AGL. Come si sconfiggono i Persiani?

CRÌS. No... come si trattano le mogli. Essere forti contro gli uomini... bel merito!... Essere deboli con noi... quello è il bello!

AGL. (_a Crìside_) Veramente, sai, mi pare che un po' di Temistocle abbia già imparato...

CRÌS. (_con civetteria stizzosa_) Oh, non abbastanza!... E poi un bravo marito dovrebbe essere anche un bravo fratello... (_abbraccia affettuosamente Aglae_) e io non voglio, sai, che egli ti trascuri... povera Aglae!... E s'egli ti trascura ancora, io trascurerò lui!... Guardala, Fania, che ciera triste!... (_tenendola abbracciata_) Oh tuo padre... vostro padre... sia pace alla sua ombra... ma ha avuto un gran torto verso te...

AGL. (_con voce di rimprovero_) Crìside!

(Fania, alle parole di Crìside, si tira pensieroso e serio in disparte).

CRÌS. Oh, le due dee mi guardino dal dir ingiuria alla sua memoria... Epònimo fu prode e virtuoso, ma sbaglia tante volte su nell'Olimpo Giove, sbagliano anche sulla terra i virtuosi... ed Epònimo (_si guarda intorno_) — Mènecle non c'è — non fu previdente pel tuo destino... Se egli che ti amava tanto, tornasse dagli Elisi...

AGL. Se tornasse dagli Elisi, vedrebbe che Aglae non chiede e non ha alla sua memoria verun conto da chiedere. (_con voce incisiva, a Fania_) N'è vero, Fania? (_Fania non risponde, e rimane in disparte, pensieroso, a testa china_) Mio padre mi affidava, morendo, all'uomo che gli salvò in campo la vita, lo riscattò dalla prigionia di guerra, lo soccorse nella povertà, raccolse il suo ultimo sospiro. Se affidandomi a Mènecle ha consultato il suo cuore, mio padre ha compiuto il debito suo...

CRÌS. (_seria, fissando Fania_) E allora gli altri non han compiuto il loro...

AGL. E perchè? Mènecle, oltre amico, era il solo lontano congiunto che la legge chiamasse a sposar l'orfana... o farle la dote.[113] S'egli non trovò altri degni di me, osservando la legge, Mènecle ha compiuto l'ufficio suo... Non ho ragione, Fania?

CRÌS. Già, la legge!... È bello osservar la legge, per iscaldarsi le mani fredde al sole di sedici primavere!...

FAN. No, no, Crìside, ha ragione Aglae. Sono io forse, che il mio ufficio di fratello, nel dar l'assenso, non l'ho compiuto...[114]

CRÌS. (_a Fan._) Già... lo sapevo... brutto egoista!... Per te però ci hai ben pensato.

FAN. Oh Crìside, ti giuro...

CRÌS. (_dandogli sulla voce_) Zitto là! ne discorreremo. (_ad Aglae, con voce affettuosa_) Ma dimmi un po'... almeno Mènecle...

AGL. Oh... Mènecle... non ho niente a ridire. Fa quello che è in lui...

CRÌS. Quello ch'è in lui!... Non è molto!...

AGL. Ci vediamo del resto, da qualche tempo in qua, così poco... Adesso poi, tra gli affari della Eliea e quei di Tebe, ancora meno...

CRÌS. Per cui... sempre sola?...

AGL. Sola.

CRÌS. E il tuo cuore?

AGL. È tranquillo.

CRÌS. La tua mente?

AGL. Riposa.

CRÌS. I sensi?

AGL. (_vivissima, nervosa_) Dormono.

CRÌS. (_alzandosi_) Ebbene... alla tua età... con queste belle giornate... con questo sole... io non dormirei...

AGL. Perchè Fania ti sveglia... me l'hai detto.

CRÌS. (_a Fania, sottovoce_) Meriteresti, per l'aurea Venere, che invece di me, ti avessero dato in moglie la vecchia Mìrtala! Provar un po' anche tu... che gusto!...

FAN. Zitta!... (_si sente di dentro la voce di Cròbilo_) È qui suo marito...

SCENA VI.

_Detti_, CRÒBILO, _un momento_ BLÈPO.

BLÈPO. (_annunziando, dalla soglia_) Cròbilo di Stefano Colonèo.

AGL. Oh, avanti!...

FAN. (_mentre Blèpo esce per introdur Cròbilo, si appressa ad Aglae e le parla in disparte_) Però Mènecle dovrebbe anche comprendere certe cose... e trattarti un po' meglio...

AGL. (_sorridente_) Farmi delle poesie amorose, e pormele, quando dormo, sotto il cuscino?

FAN. Crìside!

(Apostrofa Crìside un po' brusco, e si bisticcia sottovoce con lei, mentre entra Cròbilo).

CRÒB. Salve, gentile Aglae!... La bella Venere ti guardi...

AGL. Vicino Cròbilo, sii il benvenuto.

CRÒB. Vezzosa Crìside, Fania, buon dì. (_vedendoli discorrere a parte_) (Bella coppia di tortore di Sicilia!)[115] E il nostro caro Mènecle non è in casa?

AGL. È uscito da poco. Per lui venivi...?

CRÒB. Oh... per lui... per te... e per lei...

AGL. Tua moglie?

(Durante questo dialogo con Cròbilo, Fania e Crìside si bisticciano amorosamente in disparte).

CRÒB. Già... la mia caaaaara moglie!... Mi disse che la ti veniva a far visita e che passassi a prenderla, sull'ora sesta. A quel che pare è in ritardo...

AGL. Attendila dunque...

CRÒB. Grazie. Avrà lavorato più del solito col minio e coi cosmetici... o si sarà indugiata a fare la sua chiaccheratina solita con le vicine... Ah, quando la comincia... l'è come il disco di bronzo appeso agli alberi dell'oracolo di Dodòna! se appena lo tocchi del dito, _diiiinnnnnn!!!_ ti suona per tutto un giorno: anzi il bronzo finisce prima: ma lei, finito il giorno, la mi va avanti anche la notte!...[116] O Giove miracoloso, che delizia!

AGL. Eppure, bisogna dire che tu avessi gran bisogno di consultarli, gli oracoli, poichè questo disco ci sei andato a picchiare..

CRÒB. Pur troppo. Si fossero i corvi portata via la prònuba che m'ha sedotto a queste nozze!...[117]

AGL. (_scherzosa_) Senti Fania...

FAN. Che c'è?

AGL. Cròbilo maledice alla prònuba del suo matrimonio... E tu alla tua?

FAN. (_guardando Crìside amorosamente e abbracciandola_) Io prego i Numi che le donino i beni della terra...[118]

AGL. (_a Cròbilo, scherzosa_) Senti? questi son mariti!

CRÒB. (_ad Aglae, scherzoso, additandole Crìside_) Vedi...? queste sono mogli...

CRÌS. (_va ad abbracciar Aglae_) Aglae! (_discorrono insieme_).

FAN. (_a Cròbilo, mentre Aglae e Crìside conversano fra loro_) E la tua che cos'è?

CRÒB. La mia... la mia... come si chiamano quelle che rubarono le cene di Fineo?

FAN. Le arpìe...

CRÒB. Bravo! Fa conto... con le ali di meno, e la dote di più.[119]

FAN. È sempre qualcosa. (_batte sulla spalla a Cròbilo_) Cròbilo, Cròbilo, anche il cavallo scita sprezza la biada che vuol mangiare.[120] Mi dicono che la biada era discreta... Quattro talenti...

CRÒB. (_continuando annoiato_) ... e una possessione nell'isola di Egìna...

FAN. ... vigneti e terreni aratorî...

CRÒB. ... che rendono all'anno centodue mine. La mi fa il conto tutti i giorni sulle dita... e si lagna che suo padre li facea rendere di più...[121] O Giove Olimpio!... Felice chi è ricco del suo![122] Per noi altri mariti poveri, i tesori delle mogli son carboni!...[123] Se sapevo di far questa vita, preferivo condur a pascere le capre sul Fellèo!...[124]

FAN. Sei sempre a tempo... corri...

CRÒB. Non c'è premura.

CRÌS. (_interrompendo il discorso con Aglae, e voltandosi a Cròbilo e Fania_) E così, Fania, Cròbilo non ha ancor finito di contar tutti i difetti di sua moglie?[125]

FAN. Pare di no...

CRÒB. Tutti!... Ci vorrebb'altro... È il catalogo di Esìodo!...

CRÌS. E glie la fai, di', a tua moglie, l'enumerazione del catalogo?

CRÒB. A mia moglie?... eh!... quello ci mancherebbe!

CRÌS. E perchè?

CRÒB. Perchè Giove ha dato agli uomini gli occhi per vederci, e non per farseli cavare dalle mogli...

CRÌS. Ma sai, o Cròbilo, che non è molto lusinghiero, a noi mogli tutte quante in generale, saper che gl'incliti mariti ci fanno l'occhio del pesce morto in casa, e fuori di casa se ne vanno... a recitarci que' tuoi panegirici?!... Fania, spero bene...

CRÒB. Bella Crìside! ma Venere mi guardi dallo sparlar delle mogli in generale! qui, innanzi ad Aglae e innanzi a te!... ma ti pare?!... Le mogli, eh si sa, ce n'ha di buone e di cattive... La va a chi tocca... Anzi, di regola, le mogli sono una bellissima istituzione: è appunto per confermare la regola che ci sono le eccezioni... e queste non divertono... Del resto, vedi benissimo, non c'è moglie cattiva a cui non si possa contrapporne una modello... Citami, nelle tragedie, Clitennestra... uxoricida fin che vuoi... ma io ti rispondo con Penelope. Fedra era incestuosa... ma Alceste era virtuosissima. Su Medea, cuor di tigre, c'è molto da ridire: ma, dall'altra parte... dall'altra parte... (_si interrompe con tutta naturalezza, come chi finge cercar nella memoria e non trova_) ora non saprei. Elena! peggio di una civetta!... ma invece... invece... (_c. s._) adesso mi verrà in mente... Ermione! tracotante e sanguinaria; Creùsa, egoista e vendicativa; Menalippe, adultera... ma all'opposto... all'opposto... (_c. s._) che so io... insomma, se lo dicevo che le eccezioni fermano la regola!...[126]

CRÌS. (_ironicamente rispondendo all'ironia comica di Cròbilo_) E a quel che pare... fermano anche di preferenza la tua memoria...

(Durante questo dialogo, Aglae e Fania discorrono fra loro).

CRÒB. Ah, sicuro!... (_sospirando comicamente_) perchè è su di esse che faccio un corso di studî pratici...

CRÌS. (_ironicamente suggestiva_) E quelle mogli delle tragedie ti servono poi per i confronti teorici...

CRÒB. Precisamente. Una consolazione... come un'altra.

CRÌS. Perchè?

CRÒB. Perchè di sì... Per esempio, tu, Fania... sei storpio...

FAN. (_risentito_) Io?... Lo sarai tu.

CRÒB. (_calmo_) Supponiamo che lo sii. Sei storpio... e te ne affliggi... perchè non puoi correr dietro a Crìside... ma vai a teatro, vedi in iscena Filottète, che è più storpio di te, e ti consoli.[127] Tu, Crìside, sei tradita indegnamente da Fania...

CRÌS. (_furiosa_) Eh? tradita? io?! bada a quel che dici...

CRÒB. (_calmissimo_) È un'ipotesi...

CRÌS. Ma io non so che farne delle tue ipotesi... intendi?

CRÒB. Bene, bene. (_con flemma, correggendosi_) Tu, Aglae, sei tradita indegnamente da Mènecle... è una ipotesi...

AGL. (_pacatissima, con mesto sorriso_) Va pur là... non mi arrabbio... io...

CRÒB. (_a parte_) (Poveretta! si capisce!...) sei costernata, disperata del tradimento...

AGL. Oh, questo poi...

CRÒB. È un'ipotesi... (_tra sè_) (sbagliata a quel che pare...)

CRÒB. Ma vai a teatro e vedi Medea tradita da Giasone ancor più indegnamente di te... e contemplando la di lei sventura, eccoti confortata della tua. Ebbene anch'io... io... come mi vedi... sono un marito disgraziato... e tutti i giorni mando alle stelle dei sospironi grevi, che Giove, se non fosse sordo, sarebbe obbligato a sentirli: ma vado alla tragedia, e sento Agamènnone, dentro le quinte, che strilla _ahi! ahi!_[128] perchè sua moglie nel bagno gli sta facendo la festa... allora mando un sospiro più leggiero, e dico: pazienza!... fino a qui mia moglie non è venuta ancora... e speriamo non ci venga...

SCENA VII.

_Detti e_ MÈNECLE _con_ MÌRTALA.

MÈN. (_entrando ha raccolto e frainteso le ultime parole di Cròbilo_) Oh altro se ci viene...

CRÒB. (_dà un balzo, spaventato_) Eh!...

MÈN. È già qui. L'ho incontrata sulla porta...

CRÒB. (_sospirando_) Ah!... Che maniera di spaventar la gente!

MÈN. E te la conduco. Non temere... non temere! Oh, Fania! Crìside! che buon vento!

CRÌS. e FAN. (_rendendo il saluto_) Mènecle!...

MÈN. (_verso la porta_) Avanti, Mìrtala!...

MÌRT. (_entrando corre ad Aglae_) Oh cara Aglae!...

AGL. (_restituendole l'abbraccio_) Mìrtala!...

MÈN. (_a Mìrtala_) C'era qui tuo marito che già s'impazientava credendo tu non venissi...

CRÒB. (_confermando a denti stretti_) Già...

MÈN. Questi son mariti...

FAN. (_a Cròbilo sottovoce, canzonatorio, additandogli Mìrtala e rifacendogli le parole di prima_) Queste sono mogli. Tienla da conto...

MÌRT. (_a Mènecle, accennando Cròbilo_) Oh, non lo lodare tanto!... Farebbe anche lui delle sue... se io non lo vegliassi un poco... il mio caro marito...

CRÒB. (_con compunzione comica_) Ma tu mi vegli sempre... un poco... (_fra sè_) come Argo...

MÌRT. (_squadrandolo con diffidenza_) Per fortuna... e forse non quanto basta...

CRÒB. (_vivissimamente_) Oh... ti giuro che basta...

MÌRT. Vedremo! vedremo!...

Mìrtala ripiglia il colloquio con Aglae. Cròbilo con Mènecle.

CRÌS. (_a Fania sottovoce, accennandogli Mènecle ed Aglae_) Hai visto? Rientrando... nemmeno l'ha salutata... Poveretta!...

FAN. Oh, ma domani mi sentirà.

CRÌS. Eh già... se non ti fai sentir tu... mi faccio sentir io. Non ho peli sulla lingua... io![129]

FAN. Lo so...

CRÌS. È una vergogna!... Neppure la guarda!... O cosa crede di avere? Una moglie o un pezzo di legno? Andiamo via. Mi fa male. M'accompagni?

FAN. Certo. (_a Mèn._) Addio, Mènecle.

MÈN. Come? arrivo ora, e te ne vai?

FAN. Accompagno Crìside. (_fissa Mènecle con volto serio_) Ci vedrem domani.

CRÌS. (_ad Aglae_) Cara Aglae, addio...

AGL. Di già?

MÈN. (_guardando di sottecchi Fania dopo le parole, seco scambiate_) Che cos'ha costui? Mi guarda scuro con certi occhiacci, come guardasse l'erba origano...[130] Uhm!... (_va a discorrer con Cròbilo_) E dunque...

MÌRT. (_a Crìside che sta salutando Aglae_) Come, come?! Crisiduccia... ci lasci?

CRÌS. Dovrei lasciare andar Fania solo?

MÌRT. Ah questo no... i mariti... brava gente... ma a tenerli d'occhio non si sbaglia... lo so io.

CRÌS. (_a Mìrtala, sorridendo_) Io non lo so... ma per non isbagliare... me lo porto via... (_ad Aglae, sottovoce_) Dà retta a me... di crucciarti non val la pena... ti verrò a trovare, e a farti cambiar vita.

AGL. (_abbraccia Crìside_) La cambierò. Sta tranquilla.

CRÒB. (_salutando_) Vezzosa Crìside...

CRÌS. Sta sano, Cròbilo. (_sottovoce, ironica_) E sii felice... con la tua Mìrtala...

CRÒB. Eh?

CRÌS. (_scherzosa, interrompendolo, e rifacendogli la frase di prima_) È un'ipotesi...

FAN. (_salutando_) Aglae, ci rivedremo.

MÌRT. (_sospettosa, a Cròbilo_) Che cosa ti diceva Crìside?...

CRÒB. Che la felicità umana è un'ipotesi...

MÌRT. L'hai chiamata vezzosa... va là che ho sentito...

CRÒB. E non lo è?...

MÌRT. A me però non l'hai mai detto... ch'io ti senta dirglielo ancora una volta...

CRÌS. (_che si è con Fania avviata ad uscire, torna verso Cròbilo, e gli dice sottovoce, beffarda_) Completalo poi quel tuo catalogo... Ermione era arrogante, ma Mìrtala è dolce. Elena era adultera... ma Mìrtala è fedele... (_ridendo lo lascia_) Ah, ah!...

MÈN. (_vedendo Crìside allontanarsi_) Crìside?

CRÌS. (_a Mènecle_) Con te sono in collera, e non ti saluto.

MÈN. (_cortesemente scherzoso_) La pace quando?...

CRÌS. (_fissandolo_) Quando in Atene non ci saran più egoisti...

MÈN. Ossia, siccome gli egoisti finiranno col mondo, quando per indicarli avran trovata una parola nuova...

CRÌS. (_a Fania ch'è già sull'uscio_) Fania!... (_dandogli il braccio, e suggerendogli_) Ah, eccola, eccola! è...

FAN. (_dandole un bacio e proseguendo subito_) «t'amo! — la nova parola ch'io so!...» (_escono abbracciati_).

SCENA VIII.

AGLAE, MÌRTALA, CRÒBILO, MÈNECLE.

MÈN. (_vedendo il bacio_) Eh...! non fan complimenti. Quelli son felici... e sanno l'arte di star al mondo!...

MÌRT. (_a Cròbilo, additandogli Fania e Crìside che s'allontanano_) Li vedi?... impara!... Che nozze!...[131] Ah se tu fossi un marito come Fania...

CRÒB. (_a parte_) (Ah se tu fossi una moglie come Crìside!...) Imparerò... (_va a discorrere con Mènecle che passeggia pensieroso su e giù_).

AGL. (_partiti gli sposi è rimasta cogitabonda e triste, poi s'è rimessa lentamente al lavoro_) (Elèo fra breve ritornerà...)

MÌRT. (_ritorna verso Aglae_) E così, t'abbiamo aspettata all'ultima festa delle Scìre...[132] non ci mancavi che tu!... peccato!... c'erano le più belle matrone d'Atene... c'ero io...

AGL. Ah!...

MÌRT. E se avessi visto, sulla strada da Atene a Sciro, che folla!... mio marito, dalla gran gente, poveretto!... corse rischio di perdermi...

MÈN. (_a Cròbilo sottovoce, canzonandole_) Vai in cerca di rischi...

MÌRT. Se non me l'attaccavo stretto stretto alle costole...

AGL. (_velatamente ironica_) Si sarà divertito...

MÌRT. Oh... mezzo mondo!...

CRÒB. (_Sbadigliando_) Tanto! tanto!...

MÌRT. Ma sai chi ci ho visto? (_Mìrtala parla colla rapidità delle vecchie chiacchierone_) Cleonìce... quella magra, col naso lungo... la moglie di Nìcida, da lui ripudiata tre mesi fa. Sai, dicevano la si fosse ritirata alla campagna, per tôrsi alla vergogna del ripudio...

AGL. Poveretta!...

MÌRT. Ah sì, aspetta!... è ricomparsa alla festa, fresca, fresca, come niente fosse... e si pavoneggiava in gran lusso... con tanto di veste cimbèrica e di stivaletti persiani...[133] E poi i poeti cantano che la moglie ripudiata porta il rossore in fronte!...[134] Oh la sfacciata!... Oh, a proposito di vesti, un favore ti avrei a chiedere... sei tanto buona.

AGL. Ma parla...

MÌRT. Quella tua tònaca bianca di bisso di Amòrgo,[135] con lo strascico... Vorrei farmene una eguale anch'io, per la festa di Venere Colìade...[136]

AGL. (_a parte_) (O care Grazie!).

MÌRT. Se non t'increscesse mostrarmela, per copiar le misure...

AGL. Oh già... t'anderan bene... Ma subito!... Se vieni nella mia stanza di là...

MÌRT. Grazie!... Ora, ora, prima di andar via... (_con malizia, abbassando la voce_) E così spierò anche i segreti del vostro nido...

AGL. Nido?... che nido?

MÌRT. (_maliziosamente sorridente_) Eh, già... il vostro... (_accennandole Mènecle_).

AGL. (_con indifferenza_) Ah! due nidi...

MÌRT. Come?...

AGL. Il mio qui sopra... e il suo... da basso.

MÌRT. (_stupefatta_) Eh??... non istate insieme?...

AGL. È tanto occupato... sai...

MÌRT. Occupato il giorno... va bene;... ma... e la notte?

AGL. La notte... lui scrive... lavora...

MÌRT. E tu?...

AGL. (_con accento vibrato_) Io... dormo.

MÌRT. E la mattina?...

AGL. Dorme lui... e lavoro io...

MÌRT. O Dee santissime!... ma senti, Cròbilo?!

CRÒB. Che cosa?

MÌRT. Aglae qui mi conta che Mènecle di notte la lascia sola per lavorare...

CRÒB. (_fra sè_) (Oh, oh!) (_con segni adesivi del capo_) Benissimo!...

MÌRT. (_scrutandolo con faccia scura_) Perchè benissimo?

CRÒB. Perchè il pensiero di noi uomini, per levarsi su, su, su, nelle alte sfere, ha bisogno del silenzio notturno e della solitudine... e quindi...

MÌRT. (_ironicamente suggestiva_) E quindi lasciando la moglie sola nel vedovo talamo...

CRÒB. ... la moglie se ha sonno, riposa più tranquilla... e il marito ha le idee più lucide.

MÌRT. (_con calma simulata_) E se sonno la moglie non avesse?...

CRÒB. Accende il lume e conta i travicelli del soffitto... esercizio che rinforza la memoria: o va alla finestra a veder il tesmotèta che passa colla ronda...[137] e il golfo e l'Acròpoli illuminati dalla luna...

MÌRT. (_ironica, frenandosi a stento_) Infatti... l'altra notte... per esempio... che sei rincasato alla terza vigilia...

CRÒB. Non era ancora...

MÌRT. (_rincalzando_)... alla terza vigilia, l'ho vista anch'io la ronda e l'Acròpoli a chiaro di luna...

CRÒB. N'è vero, com'è poetico?

MÌRT. Già! (_prorompendo_) Provati un'altra volta a tornar a casa a quell'ora, e poi... la ronda e la luna te la do io...[138]

MÈN. Che cosa c'è? Che cosa c'è? Ulisse e Penelope che si bisticciano?

CRÒB. Niente niente! si discorreva dell'ora che si alza la luna...

MÌRT. (_a Mèn._) E Penelope dimostrava ad Ulisse che è un'ora in cui i mariti potrebbero benissimo tralasciare di pensar tanto e far invece... qualche cosa d'altro. Che già, per quel che fruttano i loro profondi pensieri, la Repubblica non ci perderebbe gran che: anzi l'andava meglio quando i mariti cecròpidi coltivavano le mogli un po' di più, e di giudizî e di decreti ne impasticciavano un po' meno... Quelli eran tempi!... quand'ero fanciulla io...

CRÒB. (_a parte_) ... e i Greci assediavano Troja...

MÌRT. ... e macinavo l'orzo di Minerva, e nelle feste Braurònie rappresentavo l'orsa di Diana...[139]

CRÒB. (... al naturale...)