La sposa di Mènecle: Comedia in un prologo e tre atti, con note
Part 12
§ 15. La donna adultera ripudiata non ha dritto alla restituzione della dote. «_È legge che la dote dell'adultera_ resti al marito». SOPATER. _Divis. Quæst_. Cfr. LIBANIUS, _Declam._, 35. — «Trovando la moglie non costumata e reputandosi ingannato, la scacciò, gravida, di casa e non le restituì la dote». DEMOST., _C. Neera_.
§ 16. «_Legge dell'adulterio._ Nè alla moglie (per adulterio ripudiata) sia lecito entrar nei pubblici templi, se è stata trovata col drudo: e se vi entri, ognuno possa maltrattarla a piacere, tranne che ucciderla». DEMOSTENE, _C. Neer._, 1374. «Perciocchè, se una donna è stata colta con l'adultero, non può più entrare nei templi per vedere e supplicare, come può fare una straniera e un'ancella, a cui lo consentono le leggi. E se le adultere vi entrano in onta alle leggi, ognuno può maltrattarle a suo talento, purchè non le uccida. E se la legge eccettuò la morte, mentre volle impune ogni altro maltrattamento, questo fece perchè non volle contaminati i templi». DEMOST., _C. Neer._, ibid. «Solone, dei legislatori il più glorioso, scrisse all'uso antico decreti solenni sul buon costume delle donne. Imperocchè alla moglie presso la quale sia stato sorpreso l'adultero non consente adornarsi, nè entrare nei pubblici templi, affinchè con la sua presenza non corrompa le donne oneste. Che se vi entri e se si abbigli, ordina al primo capitato di lacerarle le vesti e di strapparle gli ornamenti e di batterla, purchè non la uccida nè la ferisca. Così il legislatore vitupera questa donna e le crea una vita peggior della morte». ESCHINE, _C. Timarco_, § 183.
§ 17. La moglie accusata d'adulterio può discolparsi dando il giuramento d'innocenza al pozzo di Callicoro. «A Mnesiloco Peanese scopersi le impudicizie di sua moglie: ed egli che aveva ogni modo di appurar la cosa (o uom proprio di zucchero!) ripose tutto nell'affar del giuramento. Pertanto la donna condussero al pozzo di Eleusi detto Callicoro: ivi spergiurò e del delitto purgossi». ALCIFR., _Lett._, III, 69.
SUI LENONI.
§ 18. Ai lenoni era inflitta la morte. «Solone comanda accusarsi i lenoni, e convinti dannarsi nel capo: perchè alle persone desiderose di peccare ma vergognose e dubbiose di trovarsi insieme, danno sfacciatamente e per prezzo occasione ed agio al delinquere». ESCHINE, _C. Timarco_.
[202] Vedi nota antecedente sotto il numero 11.
[203] Cfr. l'orazione di Lisia, in difesa di Eufileto, sulla _Uccisione di Eratostene._
ATTO TERZO
ATTO TERZO
Scena come nell'atto precedente
SCENA I.
MÈNECLE _e_ DÀMOCLE _tebano_.
DÀM. Mènecle, i profughi lasciano questa notte Atene; ma le tue parole di ieri all'assemblea rimarranno scritte nel cuore dei Tebani.
MÈN. Tebe e i suoi profughi nulla mi devono. Tebe accolse me profugo al tempo dei 30 tiranni; ho sciolto il debito della ospitalità. In quanti partite?
DÀM. Pelopida, io ed altri dieci. Il resto dei profughi attenderà, per seguirci, nostre notizie al confine[204].
MÈN. Lo sapete che in Tebe i tiranni son sulle guardie, che la città è ben munita, e che la impresa vostra è temeraria?
DÀM. Le nostre braccia sono gagliarde, i nostri petti sono sicuri, le armi imbrandite per i Lari sono sante. Giove le guiderà.
MÈN. E Giove dunque vi protegga. Bravi figlioli! Vorrei aver vent'anni di meno per essere con voi!... E avrò vostre nuove?
DÀM. O da Tebe liberata... o dagli inferni.
MÈN. (_lo abbraccia_) Addio. (_Dàmocle esce_) Moriranno tutti ma moriranno bene.
SCENA II.
MÈNECLE _solo._
(_Passeggia meditabondo_) Ora a colei... Quel maledetto sospetto non mi dà tregua. Poc'anzi la fantesca parea sulle mosse. Blèpo sarà ancora alla guardia... Decisamente non mi riconosco più. È bastato quel sospetto molesto per mandare i miei buoni propositi all'aria!... E Giove scrutatore dell'anime m'è testimonio s'essi eran sinceri!... Ci tenevo tanto alla soddisfazione di poter dire: ho schiuso io nuove gioie, nuovi orizzonti al di lei cuore! Se ella invece ci ha già pensato da sè, la mia diventa una generosità da far ridere Atene alle mie spese...
SCENA III.
MÈNECLE _e_ BLÈPO.
MÈN. (_ansioso_) E così?...
BL. La vecchia è in trappola.
MÈN. Da quando?
BL. Ora, ora. Usciva di casa frettolosa: e io salto fuor dal vestibolo: _Alto là, gentil comare, arresta il passo, e vieni un momento con me._ E lei: _Impertinente! Sgombra dai piedi! Devo andar per la padrona!_ Ed io, prendendola delicatamente: _Anderai dopo; intanto (comicamente declamando) inoltra, inoltra Alceste nella reggia d'Admeto!_ E lei: _Se non mi lasci la pagherai! — Io te lasciar? giammai!... Vieni, o fanciulla, e al mio signor rispondi — e dammi il foglio che nel grembo ascondi!_
MÈN. (_irritato_) Ah! la finisci?...
BL. Ho finito.
MÈN. E il foglio?
BL. È qua (_Mènecle afferra ansioso il foglio_).
MÈN. E la vecchia?
BL. È là.
MÈN. Entri! (_passeggia, concitato, stringendo il foglio con mano convulsa_) Per i fulmini di Giove! non eran dunque sospetti... (_fa per aprire il foglio, poi si arresta_) ho paura di aprirlo. Sentiam costei!
SCENA IV.
MÈNECLE, TRATTA _e_ BLÈPO.
TR. (_ancora di dentro, piangente, trascinata da Blèpo_) Santissime dee! Mi vuoi lasciare, furfante!...
BL. (_di dentro, declamatorio_) Calma, calma, o fanciulla! Umana cosa è il pianto! (_entra, tenendo per un braccio la vecchia_) Ecco, o padrone, la vezzosa Tratta...
TR. (_a Blèpo_) Scoppia!...
BL. ... che da un'ora mi tormenta, perchè vuole parlare con te. (_a Tratta, con far tragico_) Parla! favella!
TR. (_piagnucolando_) O padrone! padrone! lo giuro a Venere che non ho fatto nulla e costui mi ha indegnamente maltrattata! (_Blèpo fa gesti comici negativi, come scandalizzandosi dell'asserzione_) Fammi ragione...
MÈN. Comincia a dar ragione di te mezzana indegna!... Scegli tra lo staffile e il dire la verità...[205].
BL. (_ripetendo con far tragico_) Scegli!
TR. O padrone, sì la dirò, la verità, ma ne attesto le Dee che sono innocente! Io glie lo davo il foglio, e questo sfrontato senza lasciarmi tempo, ha allungato apposta le mani sul mio seno...
BL. Seno, lo chiama! Non le credere...
MÈN. (_a Blèpo_) Taci, furfante. Esci. (_imperioso_)
BL. Ecco la ricompensa!... (_va via declamando_)
_E fuor di casa le fantesce indegne_ _Van del marito a trafficar lo scorno!..._[206].
Seno, lo chiama!...
SCENA V.
MÈNECLE _e_ TRATTA.
MÈN. Alle corte. E bada a non mentire. Da quanto tempo fai questo ufficio di... Iride messaggiera?
TR. Che le Furie mi portino via, se non è questa soltanto la seconda volta.
MÈN. Ah!... (_frenandosi_) E quando... la prima?
TR. L'altro ieri.
MÈN. (Il cuore me lo diceva!) E, n'è vero... da Cròbilo?
TR. Sì, padrone.
MÈN. E Aglae t'avrà detto di non dir nulla...
TR. Oh no! niente la mi disse...
MÈN. Ed ora da Cròbilo ci tornavi...
TR. No, no, padrone...
MÈN. Come no? Questo foglio non lo portavi a Cròbilo?
TR. No.
Mèn. Neghi ancora? A chi dunque, sfacciata? O confessa, o...
TR. A Elèo.
MÈN. (_balzando di sorpresa_) Elèo?!! Eh? O quanti ne ha? Elèo?... (_lunga pausa. Mènecle si passa la mano sulla fronte, guarda la vecchia, guarda il papiro, fa per isvolgerlo, trema di svolgerlo, s'arresta ancora_) No... no... tu menti... non è possibile!
TR. Buttami dalla torre del Ceràmico[207] se non è vero che ad Elèo lo portavo...
MÈN. (_con accento lungo, doloroso_) Anche Elèo!... (_si copre, angosciato, delle mani il volto: poi, cupo, a Tratta_) Va. Più tardi con te aggiusteremo i conti... Blèpo!... (_a Blèpo che si affaccia_) Tieni costei sotto custodia!...
TR. Venere santa!
BL. Non temere... (_trascinandola via_) Venere ti ascolterà... Io attentare al tuo onore!... (_escono continuando la vecchia a lamentarsi e Blèpo a sermoneggiarla_).
SCENA VI.
MÈNECLE _solo_.
(_Passeggia concitato, stringendo febbrilmente il papiro, e dando in rotte esclamazioni_) Eppure l'accento di colei non mentiva... Elèo!... Elèo ch'io credevo il più leale dei giovani!... Ch'io amavo, e da cui mi credevo amato come da un figlio!... Ma a questa mia età, non vi è dunque più un solo volto d'amico, un solo affetto sincero sulla terra?... Povero imbecille!... i giovani hanno fretta e non aspettano che la mano gelida di un vecchio rechi loro la felicità! se la pigliano da sè... (_terge una lagrima_) Eppure costava loro sì poco l'attendere! Glie l'avrei ritardata di sì poco!... Addio, mio bel sogno! Coraggio!... (_apre la lettera_) È proprio lui!... (_Si butta a sedere e riprende a leggere. Sul principio della lettura, legge forte il_ GRAZIE DELLA TUA _con cui comincia e che gli strappa un'esclamazione e un movimento d'ira: poi riprende convulso la lettura, ma subito alle parole successive la sua fisonomia comincia a rasserenarsi e gli sfugge qualche esclamazione rotta di commozione e di sollievo_).
«Elèo!...
«Grazie della tua. Se verrai oggi, sia dunque la tua venuta per dirmi addio, in presenza dì Mènecle _nostro..._ (_a sè, commosso_) (Sono ancora il loro Mènecle! Meno male!) Sì, io ti ringrazio di avere sentito alla stessa ora, nel cuor tuo, la parola che a me veniva sul labbro. Aglae ed Elèo non devono più incontrarsi sotto lo stesso tetto, fino a che Mènecle vive (_fra sè, approvando, con inflessione fra comico e intenerito_) (Ciò è onesto!) Ah sì, mio Elèo, noi non possiamo obliarlo ciò che dobbiamo a quella testa canuta. (_Mènecle si asciuga una lagrima_) Ed io più di te: tu lo sai, tu, testimone della sua astuzia magnanima, per indurmi a riprendere una libertà, che facesse lieti i miei giorni serbando illibato il mio nome... (Come? come?) tu che meco leggesti il suo affettuoso addio... (Oh! i mariuoli!) (_Mènecle sorride di gioia e commozione_) O Elèo! Vide la Grecia eroi ed eroine, e sagrifici illustri: non mai ne vide di più veri e più nobilmente modesti! È dolce la morte per la patria, sapendo di dare ai secoli il nome: è dolce a vent'anni la morte per la donna amata, sapendo di averne l'amore: nessun Greco dai capelli bianchi affrontò per una fanciulla ciò che è ben peggio della morte: vivere vecchio, solo e sconsolato. (_Mènecle vinto dall'emozione, s'asciuga una lagrima e sorride_) (Ma come sa scrivere quella birichina!) Oh, io rimarrò con Mènecle fino all'ultimo de' suoi giorni... (Se io lo permetterò!) superba che tu mi approvi... (Ah lui approva! Bravo!) Farò di tutto per consolare quell'anima generosa che ha amato troppo in gioventù per non sentir bisogno di qualcosa che le rammenti il passato. Vedi, ieri, col solo aver dato al suo cuore la occupazione della gelosia... (La briccona!) il povero vecchio pareva tutto cambiato: a quest'ora, scommetto, non pensa già più al suo triste disegno, inseguendo questa piccola cura che lo molesta e lo alletta, gli sveglia il ricordo di emozioni antiche. Forse già sospetta di Cròbilo: e io tollero per ora le visite di quell'imbecille... (Cròbilo fa progressi!...) che anch'oggi verrà... Ma non confondiam la commedia con le cose serie. Addio, Elèo, addio, amico. Gli Dei ti proteggano... e ti serbino un giorno... (Ti serbino...?) (_Mènecle che man mano verso la fine è venuto leggendo sempre più rapido e sicuro, con volto ilare e accento concitato per gioia ed emozione, giunto a questa parola, improvvisamente si arresta, ritorna scurissimo in volto e depone il foglio con espressione angosciosa. Una visibile lotta si combatte nel suo animo. Parecchie volte fa atto di padroneggiarsi per continuar a leggere il resto della frase, e altrettante esita. Infine con uno sforzo penoso ma risoluto pone l'occhio sulla carta, e alle parole che terminano la frase e la lettera balza in piedi con un urlo di gioia_)... all'onor della Grecia!» Ah! Molto ben detto.
(_Mènecle, rasserenato, contento, passeggia su e giù discorrendo seco con vivacità febbrile_) Ma non si dirà mai che Mènecle a sessantacinque anni si è lasciato sopraffare in generosità da due fanciulli! E quella birichina che s'intende di burlarmi, la burlerò io!... Bravi figliuoli! Che Giove vi benedica — per il bene che volete a questo povero vecchio... (_dopo una pausa, intenerito_) e per quello che vi volete tra di voi! Quanto a quella buona lana di Cròbilo — l'imbecille Cròbilo — eh, se stesse a lui, non lo è poi tanto — farà i conti con Aglae... e con sua moglie... (_va all'uscio e chiama_) Blèpo!
SCENA VII.
MÈNECLE, BLÈPO _e_ TRATTA.
MÈN. (_a Blèpo_) Conduci qua la vecchia. (_Blèpo esce_) Questa lettera a ogni modo è troppo bella e merita che Elèo la veda! Queste cose... a quell'età... fanno bene!... educano il cuore dei giovani!...
BL. (_di dentro_) Coraggio! che il padrone è allegro! Tergi l'amaro pianto!...
TR. (_ancora piagnucolosa_) Oh mio buon padrone...
MÈN. Non tante smorfie... Riprendi questa lettera e riportala al suo destino. E Aglae non sappia che m'hai parlato.[208]
TR. Sì, sì, padrone!
BL. (_a lei che se ne va, nell'uscire assieme_) Vedi? «_dopo le nubi — nella reggia d'Admeto il sol risplende..._»
TR. (_a Blèpo nell'andarsene_) Lo vedi se ero innocente, o birbante?...
BL. (_fingendo indignarsi, con posa tragi-comica_) Fanciulla!...
TR. Faccia da gufo!...
BL. Vezzosa Venere!... io attentare al tuo seno!... (_vanno via bisticciandosi, la vecchia collerica e Blèpo gravemente canzonatorio_).
SCENA VIII.
MÈNECLE _solo_.
Ed ora... Oh! il gnomone segna la nona... Se Cròbilo ha da venire, a momenti sarà qui. Adesso gli lascio più tranquillo il posto... e lo servo io... Ah, eccolo... l'_imbecille Cròbilo_... (_s'avvia ad uscire dalla porta interna, ch'è nel mezzo_) Non guastiamogli i progressi!... Quanto ai due ragazzi poi... (_Nello andarsene, si arresta ad un tratto, essendosi fermato il suo sguardo sopra una vecchia panòplia appesa alla parete. La sua faccia, dianzi rasserenata, si è rifatta seria, triste, pensosa. Sembra assorto in qualche improvvisa idea. Distacca macchinalmente dalla panòplia una vecchia spada, la sfodera, e l'esamina lungamente_) Quanta ruggine!... (_cogitabondo, brandisce due o tre volte la spada, squassandola, come per provar la forza del braccio. Poi, come soddisfatto della prova, con gesto rapido, la rinfodera, la rimette a posto, va concitato ad un tavolo, scrive poche righe, poi chiama_) Blèpo! (_Blèpo compare_) Questo a Pelopida!... (_gli consegna una tavoletta quindi va via ripetendo con accento di soddisfazione commossa_) Quanto ai due ragazzi poi... (_esce_).
SCENA IX.
CRÒBILO _solo_.
(_Voce di fantesca di dentro_) Aspetta qui — verrà a momenti.
CRÒB. (_si avanza guardingo, pauroso, dal peristilio a destra, in punta di piedi, spiando intorno_) La piazza è deserta. (_rassicurato_) Meno male!... (_tentennando il capo_) Curiosa! La mi fa venir qui — evidentemente è un convegno — e invece di ricevermi nelle sue stanze, la mi riceve nell'aula comune... Basta! speriamo avrà preso le sue misure... Non ci avrei nessun gusto di incontrar Mènecle. Mi squadrava ieri e mi contava quegli atti di ferocia, con una disinvoltura... Brrrr!... Mènecle sarà un buon amico, ma non è uomo mite nell'arte di governo... e non è quello il sistema di cattivarsi le popolazioni!... Ma già, nelle sue cose è un po' strambo... non l'ho mai capito troppo bene... Quello che capisco benissimo è che Aglae con lui non se la intende... Ah, ella è qui... Numi! come è bella! par Venere che esce dalle spume!
SCENA X.
CRÒBILO _e_ AGLAE.
AGL. (_entrando con far cordialissimo, disinvolto_) Salute, buon Cròbilo!...
CRÒB. (_misterioso_) Ssssss!...
AGL. (_forte, mostrando sorpresa_) Che è?...
CRÒB. Ssssss! (_sottovoce, facendole segno di parlar più piano_) C'è del nuovo.
AGL. Nuovo di che?...
CRÒB. (_con gesti_) Tu non sai...
AGL. Che cosa?
CRÒB. Mènecle... (_parla esitante, sconcertato dalla tranquillità con cui Aglae lo guarda_) ha dei sospetti...
AGL. (_disinvolta_) Fa benissimo. È il dovere di un marito di averne.
CRÒB. (_sconcertato_) Eh? (Cosa dice?...) E... tu...?
AGL. E il dovere di una moglie è di lasciarglieli.
CRÒB. (_tentennando il capo, fra sè_) (Comincio... a non capire). (_ad Aglae_) Ah... già...
AGL. (_senza darsi per intesa della sua sorpresa_) Meglio in faccia a Giove custode dei giuramenti essere moglie sospettata... (_moto di compiacenza di Cròbilo_) ... anche ingiustamente... (_gesto di disappunto di Cròbilo_) dal marito, che essere marito ingiusto colla moglie...
CRÒB. (_rasserenasi_) (Ora mi raccapezzo!) Ah sì! Mènecle è ingiusto, più che ingiusto... con te... (E governava le isole in quel modo...! Prudenza! Battiamo largo!...) Però, se egli pensasse a risarcire...
AGL. Credi tu che gli anni di una fanciulla sciupati nella solitudine si risarciscano?... Tu non sai...
CRÒB. So, so!... (Povera ragazza!) Ma tu sola non sei... vi hanno cuori che ti sanno compiangere...
AGL. (_con accento vibratissimo, sdegnoso_) Compiangere?... Aglae non ha bisogno di compianto. Alla mia età, si sente; alla mia età si _ama_, intendi?...
CRÒB. (_guardandola con compiacenza_) (Eh! come lo dice!...)
AGL. (_incalzando_) Alla età mia, c'è qui dentro un cuore che batte, c'è un'anima che ferve, che soffre, che s'irrita, che ha bisogno del suo lembo di mondo e di cielo!... E quando la povera anima piange trovandosi al buio, quando si lagna perchè trovasi al chiuso... la _si compiange!_ Bel conforto! tenetevelo!
CRÒB. (Ha ragione!) No... Aglae... senti...
AGL. (_non dandogli retta, e in vista di sempre più accalorarsi_) No... non è questo che essa chiedeva! Questa oscurità mi intristisce: datemi la mia parte di luce! questo chiuso mi soffoca: datemi la mia parte di aria!... _Aprite! aprite! Questo volevo!..._ (_si abbandona come spossata dallo sforzo, su di una sedia: poi dopo una pausa, volgendosi a Cròbilo_) Oh, Cròbilo... perdona... mi dimenticavo e ti ho annoiato co' miei lamenti...
CRÒB. Annoiarmi! ma va avanti!... ma va avanti! Parlano in tua bocca le Sirene!
AGL. E or che ci penso, ho avuto torto di rispondere alla tua... e di farti venir qui...
CRÒB. Perchè?
AGL. Perchè il favore che avevo a chiederti...
CRÒB. (_fra sè, malizioso_) (Pretesti!...).
AGL. ... tu non puoi farmelo...
CRÒB. (_concitato, insinuante, carezzevole_) Ecco... vedi... ciò si chiama essere ingiusti... Aglae, non hai mai udito dire che le anime colpite dalla stessa sventura tendono, per istinto, a ravvicinarsi? Io, dianzi, ti ascoltavo commosso...
AGL. (_a parte_) (Brutto ipocrita!) E tu...
CRÒB. E chi ti dice che anch'io non sia uno spirito sofferente che inseguiva uno splendido ideale, strappatogli dalla triste realtà? Il mio ideale era un'anima che comprendesse la mia... si chiamava: la bellezza, la felicità, l'amore...! la realtà si chiama... (_con voce cupa_) Mìrtala!...
AGL. (_a parte_) (Qui ci vorrebbe lei!)
CRÒB. Io, vedi, m'ero detto: Ecco, o Cròbilo, gli Dei t'hanno dato la generosità, la virtù...
AGL. (la modestia...)
CRÒB. ... tu hai da essi una bella missione nel mondo. Troverai sulla tua strada la menzogna, e la smaschererai; troverai la sapienza, le strapperai i segreti; troverai la gloria, le darai le corone; troverai la virtù, la assisterai; la sventura, la consolerai...
AGL. (... tua moglie, la tradirai...)
CRÒB. ... Aglae, tu sei sventurata... e mi vuoi togliere il conforto di esercitare sulla terra... la mia missione?
AGL. Oh no... ma...
CRÒB. Ne dubiti...
AGL. No, ma, vedi, è una missione pericolosa la tua. L'ultima volta che fui a Corinto, passando in lettiga dalla piazza del mercato, vidi la casetta di Antifonte l'oratore, quello, sai, che Atene condannò a morte poco tempo prima di Socrate... E mi fermò la scritta che era ancora sulla porta: «_Ufficio di consolazioni. Qui dimora Antifonte, il quale ha la virtù di guarire con parole gli addolorati_...»[209] La tua missione medesima! e l'umanità glie n'è stata così riconoscente, che lo ha condannato a bere la cicuta...
CRÒB. Alla quale noi rinunziamo! L'umanità è stata sempre ingrata. Ma Antifonte guariva con le parole... e non coi fatti...
AGL. (_suggestiva, velatamente ironica_) E tu invece... _uomo di fatti_, sei!... Ma da quando questa missione il tuo buon demone t'ha suggerito di esercitarla?... Fino a ieri nulla ne seppi... e poi, Aglae, supposto avesse bisogno di un consolatore, vorrebbe prima accertarsi che sia quello veramente che ebbe quest'incarico dai Numi: che sappia indovinar nella sua anima ogni fremito de' suoi desiderî, ogni sussulto delle sue speranze, ogni lagrima dei suoi dolori... (_dopo dette queste parole con voce insinuantissima, mutando a un tratto bruscamente accento_) ... vedi bene che tu non puoi essere quello...
CRÒB. (_vivissimo_) E se lo fossi?...
AGL. Se lo fosti anche... non ne troveresti il tempo...
CRÒB. (_incalzante_) E se lo trovassi?...
AGL. (_fingendosi perplessa_) Se lo trovasti... (_con pentimento brusco_) E poi no...
CRÒB. Mettimi alla prova...
AGL. Davvero? E tu sai...
CRÒB. So tutto.
AGL. E acconsentiresti...
CRÒB. Se acconsento!... (_fra sè, un po' sconcertato_) (Consentire??... che diamine?...)
AGL. Oh grazie!... Perchè capisci... dal momento che tu sai tutto...
(Batte su queste parole con insistenza maliziosa).
CRÒB. (_impaziente, incalzantissimo_) Tutto, tutto...
AGL. Non ci sei che tu... E tu dunque gli parlerai?... quando?...
CRÒB. (_sbalordito_) Parlare... a chi?...
AGL. (_con tutta naturalezza_) Ma a lui...
CRÒB. (_sempre più sbalordito_) Già... già!... Ma... lui... chi?...
AGL. Ma a Mènecle...
CRÒB. Eh?!... (_dà uno sbalzo di spavento_) (Quella ci mancherebbe!... con quel po' po' di sentenze!...) (_sconcertatissimo, e pure sforzandosi nasconder l'imbarazzo_) Ah... già, già... Ma...
AGL. (_fingendo non accorgersi del suo turbamento_) Ma tu vedi che da qui bisogna uscirne, per le Dee!... bisogna uscirne!... Esiti? Ah!... lo sapevo...
CRÒB. (_con uno sforzo_) Ma ti pare?!... Niente affatto!... (_facendo la voce risoluta e cercando farsi coraggio_) Cròbilo non indietreggia... e se tu lo vuoi... (_vorrebbe dir qualche cosa, ma gli manca il coraggio_) Ma permetti una parola...
AGL. (_impaziente_) Cosa?...
CRÒB. ... nel tuo interesse... mi pare... non ti pare... parlargli io... fare uno scandalo...
AGL. Scandalo? (_fingendo sorpresa_) Scandalo il dirgli che fa male a trattare così la sua compagna, sposata innanzi agli Dei patrî ed agli Dei del focolare?... il dirgli, coll'autorità di un amico, che non son questi i giuramenti innanzi all'arconte; scandalo il dirgli che sua moglie soffre...
CRÒB. (_balzando sbalordito_) Eh?!
AGL. ... scandalo il ricondurmelo?...
CRÒB. (_sbalordito più che mai_) (O Febo! o spiriti! lo ama!) E... e... questo era... che volevi?
AGL. (_mostrando a tutta prima sorpresa della sua sorpresa_) E che altro... dunque... imaginavi?... Ah!... (_quasi un pensiero le balenasse, si fa improvvisamente scura in viso, e s'appressa a Cròbilo, figgendogli gli occhi in faccia, e parlandogli con voce lenta, severissima_) Che altro imaginavi che il labbro di Cròbilo, marito di Mìrtala, potesse osar di confessare all'orecchio di Aglae, la sposa di Mènecle?...
CRÒB. (_interdetto, confuso_) Io... nulla... nulla... Ma le tue parole... questo invito...
(Da qualche istante è entrata in iscena Mìrtala introdotta adagio da Blèpo, che le fa dei gesti maliziosi, sulla soglia, additandole Cròbilo; vedendo questi, Mìrtala si arresta, e ritraesi alquanto).
AGL. (_seria e dignitosissima_) Il mio invito fu un torto... se ebbi torto di crederti amico leale di Mènecle e mio... Ma se Mènecle...
CRÒB. (_spaventato, supplichevole_) No!... no!... (_concentrandosi e meditabondo, coll'indice sotto il naso_) (Ma dunque... avrebbe quasi l'aria di essere una canzonatura?!...)
AGL. (_proseguendo_) Ma se tua moglie... fosse qui... (_Aglae s'è accorta della presenta di Mìrtala_) se ti sentisse... che cosa direbbe di questa tua improvvisa meraviglia?...
CRÒB. (_prorompendo, con voce risoluta, irritata_) O per gli Dei! se mia moglie mi sentisse... le direi...
SCENA XI.
_Detti e_ MÌRTALA (_già in iscena da qualche minuto_).
MÌRT. (_si è avanzata dalla soglia lentamente, e non vista da Cròbilo, le si è posta a lato, senza guardarlo, ritta, la testa alta, le mani sui fianchi_) Sentiamo!