Part 6
STENSG. Sacrificata? No, no, non è la parola. Io sono stato violento come un facchino, è vero.... ma sento che essa sarebbe felice con me. Ma tu che hai, Fieldbo? M’hai tutta l’aria di congiurar qualche cosa!
FIELDBO. Io?
STENSG. Sì, tu; tu lavori sott’acqua contro di me. Perchè? Sii leale!... Vuoi?...
FIELDBO. Ah no, francamente. Non voglio essere leale con te. Tu ti curi troppo poco degli altri; e non ti periti a servirti di segreti che puoi scoprire a caso. Per quanto posso esserti amico, senti: rinuncia alla signorina Bratsberg.
STENSG. Non lo posso. Voglio uscire dalla posizione falsa in cui mi trovo. Non posso più condurre la vita che ho fatto fin qui, in mezzo a queste meschinità, a questi studentelli che mi danno del tu, e che pretendono ch’io rida delle loro sciocche spiritosità. L’amore nobile ch’io porto al popolo non può schiudersi, no, in un ambiente così meschino. Io non saprei più trovare quelle frasi altisonanti piene d’entusiasmo che scuotono le masse. Io ho bisogno d’aria pura, capisci? Io sogno la società elegante, intellettuale, dove splendono le belle dame, dai sorrisi incantatori. Io sto male qui. Mi par d’essere rinchiuso in un golfo tetro, al di là del quale io veda passare le onde azzurre, irradiate dal sole.... Ma tu, tu, sei capace di comprendere queste cose?
SCENA V.
=Detti= e =Lundestad=.
LUND. (_dal fondo_). Buon giorno, buon giorno, amici miei!
STENSG. Signor Lundestad, sapete la novità? Sapete per chi vota Bratsberg?
FIELDBO. Taci, è disonesto da parte tua.
STENSG. Che me ne importa? Egli vota per l’esattore e pel Pastore.
LUND. Era da aspettarsela. Voi avete guastato ogni cosa. E sì che v’avevo tanto raccomandato d’agire con un po’ di politica!
STENSG. Ma comincierò da oggi ad agire con politica, vedrete!
FIELDBO. Bada, che gli altri non facciano altrettanto. (_Esce_).
STENSG. C’è qualche cosa di losco nel contegno di quell’uomo. Egli macchina qualche cosa che non posso indovinare. Ne sapete voi qualche cosa?
LUND. No, ma sembra anche a me. Quanto al nostro ottimo Stensgard, egli ha dato buona prova di sè, anche come giornalista, non è vero?
STENSG. Io?
LUND. Sì; con una graziosa diatriba d’insolenze a mio riguardo.
STENSG. Tutta colpa di quell’imbecille di Aslaksen!
LUND. Sul giornale c’è anche riportata la vostra sortita contro il ciambellano!
STENSG. Ma senza autorizzazione mia: capirete che se volessi attaccarlo non mi mancherebbero delle armi più taglienti!
LUND. Davvero?
STENSG. Conoscete questa cambiale, signor Lundestad? Guardatela. Vi pare autentica?
LUND. Se è autentica? questa cambiale?
STENSG. Ma sì, guardatela bene.
SCENA VI.
=Detti= e =Hejre=.
HEJRE. Ma per tutti gli dei d’Olimpo, che cosa c’è? Ah! ah! prego, prego, state comodi! Sapete che effetto mi fate tutti e due? Di una notte d’estate al polo nord.
LUND. Che paragone sublime!
HEJRE. Eh, eh, non c’è male: ne volete un’altra? Il sole che nasce, e il sole che tramonta in tenera unione. Splendida, non è vero? Ma a proposito, sapete che cosa c’è di nuovo? Tutta la gente laggiù in città, par diventata matta: tutti gridano, corrono, s’urtano, cantano; mi sembrano tante mosche senza capo.
STENSG. Questa giornata ha una grande importanza.
HEJRE. E dagli con questa importanza! Non è questo, no: si mormora invece di una rovina improvvisa, di una bancarotta, non politica, signor Lundestad, no, grazie a Dio!
STENSG. D’una bancarotta?
HEJRE. Eh, eh! V’interessa questo, non è vero, avvocato? sicuro; si dice precisamente in città che un pezzo grosso stia per cadere; la rovina è imminente. Hanno veduto passare di qui due o tre forestieri: ma dove andassero, perchè fossero venuti, nessuno lo sapeva. E voi, signor Lundestad, non avete inteso dir nulla?
LUND. Io so tacere, signor HEJRE.
HEJRE. Naturalmente: voi siete un uomo politico, un uomo di Stato, eh, eh! Io invece me ne andrò in cerca di notizie su questa faccenda. È bellissima questa! Già tutta questa gente d’affari vive d’espedienti! Mi fan l’effetto d’una collana di perle.... il paragone è troppo lusinghiero, eh, eh, che quando se ne sfila una, tru!... tutte le altre le corron dietro. (_Esce_).
STENSG. Che cosa c’è di vero in queste chiacchiere?
LUND. Voi mi facevate vedere una cambiale: mi è sembrato che portasse il nome del giovane Bratsberg.
STENSG. E quello del padre pure.
LUND. Mi avete chiesto se è autentica.
STENSG. Sì, guardatela dunque.
LUND. Essa non è delle più autentiche.
STENSG. Allora si tratta d’un falso!
LUND. Le cambiali false sono sempre le più sicure: sono quelle che si pagano prima delle altre.
STENSG. Ebbene, che vi sembra dunque di questa? È, o non è falsa?
LUND. Temo che ve ne siano altre del medesimo stampo, signor Stensgard.
STENSG. Ma come? Eppure non è ammissibile che....
LUND. Se il giovane Bratsberg va a fondo, quelli che stanno vicino a lui dovran fare altrettanto; capite?
STENSG. (_afferrandogli il braccio_). Chi sono «quelli che stanno vicino a lui?» Spiegatevi meglio.
LUND. Si può star più vicini che padre e figlio?
STENSG. Ma, Dio mio....
LUND. St! fate conto ch’io non abbia detto nulla: ricordatevi che è stato Daniele Hejre a parlar pel primo di bancarotta e di rovina.
STENSG. Questo è un colpo di fulmine a ciel sereno!
LUND. Oh, ciò accade sovente anche alla gente più onesta di questo mondo. Un povero diavolo si lascia abbindolare, garantisce per gli altri; viene il momento di pagare, e il denaro manca: i possedimenti son messi all’asta, e venduti per una miseria.
STENSG. E allora.... naturalmente.... anche i figli....
LUND. Eh, sicuro, restano anch’essi senza niente. Mi dispiace proprio per la ragazza, che ha pochissimo da parte di sua madre, se pure si potrà salvare quel poco.
STENSG. Ah, ora capisco il consiglio di Fieldbo! Che ottimo amico!
LUND. Che cosa v’ha detto il dottor Fieldbo?...
STENSG. È troppo leale e prudente per dir cosa alcuna; ma lo comprendo ugualmente; e comprendo anche voi, signor Lundestad.
LUND. Ma.... e prima non mi capivate?
STENSG. Non interamente.... Dimenticavo la favola dei topi che fuggono dalla casa incendiata....
LUND. Vi prego di credere che non è veramente il caso, però.... Che cos’avete? siete diventato pallido! Vi ho dato forse qualche notizia cattiva?
STENSG. Che notizia?
LUND. Oh, sì, sì: ora capisco. Povero signor Stensgard! Ma eppure sentite: se l’amate davvero quella fanciulla, che cosa v’importa se essa sia ricca o povera?
STENSG. Che cosa me ne importa?...
LUND. La ricchezza non è necessaria alla felicità domestica.
STENSG. Naturalmente.
LUND. Voi siete giovane, avete del coraggio e della buona volontà. Col lavoro, riuscirete a farvi una bella posizione. Ma non scoraggiatevi ora. So anch’io che cos’è l’amore, perchè ho letto molto su quest’argomento, quand’ero giovane.... Le gioie domestiche.... una moglie fedele. Amico mio, pensateci ora, per non aver rimpianti poi.
STENSG. Ma allora, la vostra rinuncia?
LUND. Non potrei disgraziatamente mantenerla. Credete che io possa esigere un simile sacrificio dal vostro cuore?
STENSG. Oh, lo farò questo sacrificio. Vedrete che ne avrò la forza. Una città intera aspetta l’opera mia, e mi chiama a sè. Come potrei ritirarmi? Io vedo aprirsi dinanzi a me un nuovo orizzonte. Io rinuncio alla felicità del mio cuore, ne faccio un sacrificio alla felicità e al benessere di questo paese. Io dirò al mio popolo: Eccomi a te! son cosa tua.
LUND. (_lo guarda con muta ammirazione e gli stringe la mano_). In verità, voi siete un grand’uomo, signor Stensgard! (_Egli esce. Stensgard cammina su e giù, agitatissimo. Un momento dopo arriva Bastiano_).
SCENA VII.
=Stensgard, Bastiano=, poi =Fieldbo=.
BAST. Eccomi.
STENSG. Da dove vieni?
BAST. Dalla nazione.
STENSG. Dalla nazione? Che cosa vuoi dire?
BAST. Sì, la nazione: vale a dire il popolo, il basso popolo, quello che non sa niente, non possiede niente, non capisce niente: quello che si lascia guidare come una mandra.
STENSG. Corpo di Bacco, che cosa significa questa caricatura?
BAST. Questa caricatura?
STENSG. Da qualche tempo mi sono accorto che tu mi fai la scimmia in tutto e per tutto: nel mio modo di vestire e di parlare. Ciò è seccantissimo per me.
BAST. Ma, scusa: non siamo noi del medesimo partito?
STENSG. Sì, ma questo non c’entra per niente: tu diventi ridicolo.
BAST. Ridicolo, quando t’imito?
STENSG. Quando mi fai la scimmia.... va. Smetti questo modo di fare, da bravo, Monsen! Senti un po’: quando ritorna tuo padre?
BAST. Non saprei: credo che sia partito per Cristiania, e che starà in viaggio una settimana.
STENSG. Tanto tempo? Me ne dispiacerebbe. Ha qualche grossa speculazione in vista?
BAST. Non so, davvero. Per il momento son io che ne avrei una in vista. Ma bisognerebbe che tu m’aiutassi.
STENSG. Volontieri, e in che modo?
BAST. Oh adesso mi sento anch’io buono a qualche cosa.... tutto merito tuo, del resto, sei tu che m’hai svegliato. Infine voglio far qualche cosa anch’io.... Voglio prender moglie.
STENSG. Prender moglie tu? e chi vuoi sposare?
BAST. St! indovina: non è lontana di qui.
STENSG. La signora Rundholmen?
BAST. Sì, è lei. Di’ una buona parola in mio favore. Capisci che per me sarebbe un partito convenientissimo: s’intende di affari, è ricca, in buoni rapporti colla famiglia del ciambellano, dopo che sua sorella è stata governante in casa Bratsberg. Se riesco a sposarla potrò avere i lavori del Comune. E poi, amico mio.... io l’amo!
STENSG. Amare, amare! Lascia in pace questa vecchia canzone, quest’ipocrisia!
BAST. Ipocrisia?
STENSG. Sì. Non capisci che tu menti a te stesso? Tu parli d’amore e di lavori del Comune, tutto insieme. Chiama invece le cose col loro nome. No, no, non ci vedo chiaro in questa faccenda: io non voglio entrarci.
BAST. Ma senti dunque....
STENSG. No, no, ti prego. (_A Fieldbo che entra_) Ebbene, come vanno le elezioni?
FIELDBO. A gonfie vele! Lundestad dice che tu hai quasi tutti i voti!
STENSG. Davvero?
FIELDBO. Ma a che ti servirà ciò, poichè non possiedi dei fondi?
STENSG. (_fra sè_). Maledizione!
FIELDBO. Eh, caro mio, non si può aver tutto a questo mondo! Si guadagna da una parte e si perde dall’altra. Addio. (_Esce_).
BAST. Che cosa vuol dire col suo guadagnare e perdere?
STENSG. Ti spiegherò più tardi. Ma ascolta, Monsen, per tornare al nostro discorso, io t’ho promesso di dire una buona parola per te....
BAST. M’hai promesso? Ma tutt’altro, caro mio....
STENSG. Ma lasciami parlare, una volta. Io ho disapprovato che tu mettessi assieme l’amore e i lavori del Comune: in verità, è un po’ troppo! trascinare in quella prosa.... comunale il sentimento più nobile che Dio ha posto nel cuore dell’uomo! Ma infine, se tu ami davvero quella ragazza....
BAST. Quella vedova.
STENSG. Sì vedova o ragazza, è lo stesso; voglio dire che quando si ama realmente una donna, tutto il resto non conta per niente.
BAST. Allora tu parlerai per me?
STENSG. Col massimo piacere; ma a condizione che tu pure farai qualche cosa per me.
BAST. Io, e presso di chi?
STENSG. Come, non ti sei mai accorto di nulla? Essa ti riguarda così da vicino!
BAST. Sarebbe forse?...
STENSG. Sì, Anna, tua sorella. Oh tu non sai come io sia stato subito colpito dalla sua grazia e dalla sua bontà, dalle sue virtù silenziose, dalla sua dolcezza!...
BAST. Davvero? È possibile?
STENSG. E come? Tu, che sei tanto perspicace non te n’eri mai accorto?
BAST. Ma.... ecco: da principio m’era parso: ma adesso, corrono tante voci! Dicono che tu vai in casa del ciambellano.
STENSG. Ebbene, sì; se debbo parlarti francamente, ebbi un momento d’incertezza; grazie a Dio, è passato. Ora vedo chiaramente innanzi a me; vedo la linea che debbo seguire, e non devierò da quella.
BAST. Qua la mano: parlerò per te. E sta pur sicuro: Anna farà quanto suo padre le dirà.
STENSG. È appunto, riguardo a tuo padre, che volevo....
BAST. St! Ecco la signora Rundholmen. Mi metto nelle tue mani. Al resto ci penso io.
(_Esce nell’istesso momento in cui entra la signora Rundholmen_).
SCENA VIII.
=Stensgard=, la signora =Rundholmen=.
Sig.ª RUNDHOL. Ebbene, tutto va a meraviglia, signor avvocato. Tutti votano per voi.
STENSG. È molto lusinghiero.
Sig.ª RUNDHOL. Sicuro: chi sa che cosa ne dirà Monsen!
STENSG. Signora Rundholmen, vi prego, una parola.
Sig.ª RUNDHOL. Che cosa c’è? Che cosa c’è?
STENSG. Volete ascoltarmi?
Sig.ª RUNDHOL. Ma vi pare? Altro che! Volentieri.
STENSG. Voi avete parlato poco fa dell’isolamento in cui vi trovate.
Sig.ª RUNDHOL. Sì.... era quel terribile Hejre....
STENSG. E voi dicevate che per una vedova è assai difficile....
Sig.ª RUNDHOL. Certo, signor Stensgard, si capisce facilmente!
STENSG. Sentite un po’: e se un bel giovinotto venisse....
Sig.ª RUNDHOL. Un bel giovinotto?
STENSG. Che da molto tempo vi ama in segreto....
Sig.ª RUNDHOL. No, no, non posso ascoltarvi di più....
STENSG. (_continuando_). E al quale la solitudine pesa, come a voi.
Sig.ª RUNDHOL. Come? Non vi capisco affatto.
STENSG. Nelle vostre mani voi tenete due destini: il vostro e quello....
Sig.ª RUNDHOL. E quello del bel giovinotto, non è vero?
STENSG. Sì: rispondetemi.
Sig.ª RUNDHOL. Oh, signor Stensgard, voi volete burlarvi di me?
STENSG. Ma vi pare? Neppur per sogno. Ditemi dunque, non sareste disposto....
Sig.ª RUNDHOL. Ah Dio mio! Ma certo, certo. Mio caro, mio amatissimo!...
STENSG. (_dando un passo indietro_). Eh?!...
Sig.ª RUNDHOL. Zitto, per carità! Vien qualcuno.
SCENA IX.
=Detti= e =Anna=.
ANNA. Domando scusa.... Mio padre non è qui?
Sig.ª RUNDHOL. Vostro padre? Sì.... no.... credo. Egli è passato di qui stamani.
ANNA. Di qui?
STENSG. È partito per Cristiania.
Sig.ª RUNDHOL. Sì, ma, signorina.... voi non sapete quanto io sono felice! Aspettate un minuto. Bisogna proprio che vada a prendere una bottiglia del più vecchio!... (_Esce_).
STENSG. Dunque, signorina, voi cercate vostro padre?
ANNA. Sicuro, l’avete udito.
STENSG. Non sapevate che s’era messo in viaggio?
ANNA. E come potevo saperlo? Chi dice mai qualche cosa a me? Eppure mi pare impossibile che sia andato a Cristiania! Buon giorno.
STENSG. (_le impedisce il passaggio_). Anna! ascoltatemi! Perchè siete così fredda con me? Perchè non mi trattate più con quell’espansione dei primi giorni?
ANNA. Lasciatemi!
STENSG. È il cielo che vi ha mandato a me, Anna. Ma lasciate quell’aria corrucciata! Sorridete come facevate altre volte.
ANNA. Grazie a Dio, quel tempo è passato.
STENSG. Ma perchè?
ANNA. Perchè v’ho conosciuto meglio; e per fortuna non ho aspettato troppo a farlo!
STENSG. Oh capisco! Mi avranno calunniato! Chi sa che cosa v’hanno detto sul conto mio? Forse è colpa mia, perchè mi son lasciato circondare da certa gente. Ma adesso è finita. Oh quando vi vedo, tutto sorride intorno a me! Io vi amo, Anna, amo voi e nessun’altra!
ANNA. Lasciatemi! Ho paura di voi!
STENSG. Domani, Anna, potrò vedervi? Mi permetterete di parlarvi, domani?
ANNA. Sì, sì, domani.... ma ora lasciatemi.
STENSG. Oggi no! domani! vittoria! ho vinto! sono felice!
Sig.ª RUNDHOL. (_entra con del vino e dei dolci_). Ebbene noi berremo alla gioia, e alla benedizione del Cielo.
STENSG. Sì, all’amore! alle gioie, alle delizie dell’amore! Un evviva alla giornata di domani! (_Ad Anna. Tutti bevono_).
SCENA X.
=Detti, Helle.=
HELLE (_ad Anna_). L’avete trovato?
ANNA. No, non è qui: andiamo, andiamo!
Sig.ª RUNDHOL. Che cosa vuol dir ciò?
HELLE. Niente. Sono venuti dei forestieri a Storli, e....
Sig.ª RUNDHOL. (_ad Anna_). Oh, voi avete sempre dei forestieri in casa vostra!
ANNA. Sì, sì: scusatemi, bisogna che me ne vada. Buon giorno.
STENSG. (_l’accompagna_). Addio! A domani! (_Anna ed Helle escono_).
SCENA XI.
=Stensgard, Hejre,= signora =Rundholmen=.
HEJRE. Ah, ah! Tutto va a gonfie vele! Stensgard, Stensgard! Siete proprio fortunato! Tutti votano per voi! Votate per lui anche voi, signora Rundholmen!
Sig.ª RUNDHOL. Eccone un’altra delle vostre! Ma davvero, tutti votano per lui?
HEJRE. Tutti. Il signor Stensgard gode la fiducia pubblica. Il vecchio Lundestad ha tutta l’aria d’un cane frustato. Ah che bella cosa tutto questo movimento!
Sig.ª RUNDHOL. E sarete ben fortunati tutti di averlo eletto! Io non posso votare: ma esserne felice, sì! (_Esce_).
HEJRE. Guardate, signor Stensgard, voi mi sembrate adattatissimo per consolare una vedovella! Sapete, dovreste dedicarvi a quella lì: fareste un buon affare, mio caro.
STENSG. Alla signora Rundholmen?
HEJRE. Ma sicuro: ve l’ho già detto: essa sarebbe un’ottima moglie. E del resto, sapete: sarà il miglior partito della città, non appena la rovina del signore di Storli verrà dichiarata.
STENSG. Ma spero bene, che nessuna sventura minaccierà quelli di Storli!
HEJRE. Eh? Ma avete la memoria labile, mio carissimo. Non vi ricordate già più di quanto si diceva prima? Non si parla dappertutto di bancarotta e di rovina, e non sono venuti a cercar Monsen anche qui? Tre forestieri sono arrivati a Storli.
STENSG. Sì, lo so: delle visite.
HEJRE. Oh, delle visite non troppo gradite! Si mormora di polizia, e di creditori furiosi; son già state fatte, se volete saperlo, alcune perizie. A proposito, che cos’era quella carta che vi ha dato Monsen, ieri?
STENSG. Niente, una carta qualunque. Delle perizie, dite voi? Sentite: voi conoscete la firma del ciambellano Bratsberg?
HEJRE. Eh, eh! Credo di sì!...
STENSG. Ebbene, guardate qua.
HEJRE. Questa, caro mio, non è mai stata la sua firma.
STENSG. No? Allora....
HEJRE. Questa cambiale è stata firmata da Monsen?
STENSG. No, da Bratsberg figlio.
HEJRE. Taralalà! Fatemi vedere ancora. (_La guarda_) Sì, sì, potete accendere il sigaro con questa.
STENSG. Ma come? Anche il nome del firmatario!...
HEJRE. È un falso, amico mio, un falso, come è vero ch’io mi chiamo Daniele. Basta guardarlo un momento....
STENSG. Ma par impossibile! Certamente, Monsen non vorrebbe....
HEJRE. Monsen? Egli non capisce niente dei suoi affari; volete che capisca di quelli degli altri? Ma bisogna che tutto ciò finisca una buona volta! Il peggio si è che Monsen trascina nella sua caduta il giovane Bratsberg, e che Bratsberg, il negoziante, vi tira a sua volta Bratsberg, il ciambellano.
STENSG. Sì, è quello che si diceva poc’anzi.
HEJRE. Naturalmente, un fallimento ne porta con sè degli altri, ed ecco come molte persone si trovano spesso rovinate tutte in una volta! Ma tenete bene a mente quanto vi dico, perchè io son profeta: Monsen andrà in galera; il giovane Bratsberg otterrà un accomodamento; e il vecchio Bratsberg sarà messo sotto tutela. Vale a dire, che i suoi creditori gli faranno un vitalizio di qualche migliaio di talleri. Bella fine, bella fine in verità! Del resto, è sempre così!... Sapete, eh, il vecchio proverbio latino? «Fiat justitia pereat mundus» che vuol dire, in buon volgare: «Che strana giustizia c’è in questo mondo corrotto!»
STENSG. (_molto agitato_). Ecco due vie che si chiudono innanzi a me!
HEJRE. Eh?
STENSG. E proprio adesso!
SCENA XII.
=Stensgard, Hejre, Aslaksen.=
ASLAK. Le mie congratulazioni, le mie congratulazioni, signor Stensgard! Voi siete eletto!
STENSG. Eletto?
ASLAK. Con centodiciassette voti! Lundestad ne ha avuti cinquantatrè: gli altri sono andati dispersi.
HEJRE. Ecco fatto il primo passo sulla via della gloria, signor Stensgard!
ASLAK. E questo vi costerà un punch! (_Chiamando_) Signora Rundholmen! l’eletto del popolo ci paga da bere, a tutti!
HEJRE. Ed ecco il primo passo sulla via delle spese!
SCENA XIII.
=Detti= e =Lundestad.=
HEJRE (_a Lundestad_). Ecco dunque il bel compenso che il nostro caro popolo dà a chi ha lavorato e affaticato per lui!
LUND. (_piano a Stensgard_). Ci tenete sempre molto?
STENSG. E a che serve tenerci o no? quando tutto crolla sotto i miei piedi?
LUND. Ma credete proprio che non ci sia più nessuna speranza?
ASLAK. (_in fondo_). La signora Rundholmen paga da bere! Essa dice che è la prima interessata nell’elezione!
STENSG. La prima interessata?
LUND. Perchè?
STENSG. La partita non è perduta, signor Lundestad. (_Si siede e scrive_).
LUND. (_piano_). Ascoltate, Aslaksen. Potreste inserir due righe mie nel vostro giornale, dopo domani?
ASLAK. Certo. Dite, sono molto salate?...
LUND. No, affatto.
ASLAK. Oh, non importerebbe niente! Le inserirei lo stesso.
LUND. È il mio testamento politico. Ve lo manderò domattina. (_Esce_).
SCENA XIV.
=Detti, Bastiano,= una =Cameriera.=
CAMERIERA. Ecco il punch, signora! (_Mette il vassoio sul tavolo_).
ASLAK. Evviva! evviva il nostro deputato! (_Egli versa il punch agli altri e beve egli stesso, più volte, durante la scena_).
BAST. (_arriva da destra; piano_). Non dimenticatevi della lettera.
ASLAK. State tranquillo: (_battendo sulla tasca del suo abito_) essa è qui!
BAST. Profittate della prima occasione, appena potrete.... capite?
ASLAK. Non dubitate, non dubitate! (_Forte_) Andiamo Lisetta, i bicchieri sono pieni!
BAST. State certo che ve ne ricompenserò.
ASLAK. Bene, bene! (_Alla cameriera_) Un limone, Lisetta, presto, presto! (_Bastiano esce_).
STENSG. Sentite, Aslaksen. Domani sera, passerete di qui?
ASLAK. Domani sera? Ma sì.
STENSG. Bene; allora entrerete qui, e darete questa lettera alla signora Rundholmen.
ASLAK. Da parte vostra?
STENSG. Sì: nascondetela in tasca. Così! A domani sera.
ASLAK. Non dubitate. (_La cameriera porta il limone. Stensgard va alla finestra_).
BAST. Ebbene hai parlato alla signora Rundholmen?
STENSG. Sì, ma poche parole.
BAST. E che cosa ha detto?
STENSG. Non posso dirti nulla: è venuta subito gente.
BAST. Allora mi faccio coraggio.... D’altra parte, essa si lagna sempre della sua triste solitudine!... Ah, fra un’ora sarà decisa la mia sorte!
STENSG. Fra un’ora?
SCENA XV.
=Stensgard, Bastiano, Aslaksen, Lundestad,= signora =Rundholmen=.
BAST. (_che vede entrare la signora Rundholmen, piano a Stensgard_). Zitto, che nessuno s’accorga di nulla. (_Passeggia su e giù per la scena_).
STENSG. (_piano ad Aslaksen_). Non aspettate domani sera per la lettera, consegnategliela appena potrete.
ASLAK. Bene, bene, lasciate fare.
Sig.ª RUNDHOL. (_a Bastiano_). Che cosa ne dite di questa elezione?
BAST. Oh, ne sono contentissimo. Stensgard ed io siamo buoni amici. Mi rallegro proprio che gli sia toccato quest’onore.
Sig.ª RUNDHOL. Ma vostro padre ne sarà malcontento?
BAST. Oh, mio padre ha tanta carne al fuoco! E poi se si manda Stensgard al Parlamento, l’onore rimane per così dire in famiglia.
Sig.ª RUNDHOL. In che modo?
BAST. Egli ha intenzione di sposarsi.
Sig.ª RUNDHOL. Dio mio, v’ha raccontato qualche cosa, in proposito?
BAST. Sì; e gli ho promesso anche di perorar la sua causa. Io credo che il matrimonio si farà certo: Anna, a quanto pare, ha anch’essa della simpatia per lui.
Sig.ª RUNDHOL. Anna?
LUND. (_avvicinandosi_). Di che cosa parlate dunque con tanto calore, signora Rundholmen?
Sig.ª RUNDHOL. Ma figuratevi! egli mi racconta che Stensgard vuol prender moglie!
LUND. Che egli voglia è una cosa; ma che il signor ciambellano acconsenta, è un’altra!
BAST. Il ciambellano?
LUND. Eh, sicuro: essa è un partito troppo splendido per un semplice avvocato.
Sig.ª RUNDHOL. Ma chi?
LUND. La figlia, perdio!
Sig.ª RUNDHOL. Ma egli non avrà domandato la mano della signorina Bratsberg?
LUND. Ma sì.
Sig.ª RUNDHOL. Ma è possibile? Ne siete ben sicuro?
BAST. E a me che aveva detto di parlare in suo favore! (_Bastiano e Lundestad si allontanano_).
Sig.ª RUNDHOL. (_a Stensgard_). State attento, Stensgard! Diffidate!
STENSG. Di chi?
Sig.ª RUNDHOL. Dei cattivi. C’è della gente qui che parla male di voi.
STENSG. E che me n’importa? Io non tengo che all’opinione d’una persona sola.... (_Sono interrotti dalla cameriera che viene a parlare alla signora Rundholmen. Stensgard si avvicina ad Aslaksen_). Mi par che sia questo il momento opportuno per darle la lettera!
ASLAK. (_senza farsi scorgere si avvicina alla signora Rundholmen_). M’hanno incaricato di consegnarvi questa lettera.
Sig.ª RUNDHOL. E chi?