Part 5
MONSEN. Sì, avrei dovuto, come mio padre, trasportar legna sulle zattere per tutta la mia vita?
BRATSB. Vi sembrava forse un disonore d’essere al mio servizio? Vostro padre guadagnava onestamente da vivere, ed era stimato da tutti.
MONSEN. Sì, per arrivare alla bella conclusione di rovinarsi la salute, e di annegarsi poi nel passar la corrente col suo carico! Voi non conoscete la vita grama che conduce questa gente, trascinante qui grossi pezzi di legname sul fiume, malgrado il vento, malgrado il freddo e la pioggia.... voi che ve ne state in una bella camera calda a godervi il frutto del loro lavoro! Non dovreste dunque disapprovare se un povero diavolo cerca di sottrarsi a quella vita meschina, creandosi una posizione migliore. Capirete; io avevo studiato, non ero un cretino....
BRATSB. Benissimo: ma con quali mezzi siete salito? Con un commercio di liquori sul principio: poi avete comperate delle cambiali, che avete girate senza riguardo per nessuno, e così di seguito. Pensate un po’ quanta gente avete rovinato per far la vostra fortuna!
MONSEN. È la sorte dei negozianti: uno sale e l’altro scende!
BRATSB. Ma come, e con che mezzi? Lo sapete bene quante famiglie rispettabili sono ora per colpa vostra, ridotte alla miseria.
MONSEN. Daniele Hejre è su questa strada, anche lui.
BRATSB. Vi capisco.... sì, sì. Ma il caso è assai diverso. Di ciò che ho fatto posso rispondere innanzi a Dio e innanzi agli uomini. Quando il paese, dopo la separazione dalla Danimarca, si trovò in ristrettezze finanziarie, mio padre volle soccorrerlo più di quanto i suoi mezzi glielo avrebbero permesso. E fu così che gran parte dalle nostre terre passò alla famiglia Hejre. Ma venne poi Daniele a prenderne l’amministrazione; e accadde che molti operai e impiegati ebbero non poco a soffrire della insufficiente direzione di costui. Nel medesimo tempo egli compieva la più sciocca e la più dannosa impresa per tutto il paese: il taglio dei boschi, come egli lo fece. Non era forse mio sacrosanto dovere d’impedire che le cose continuassero così? Io potevo farlo, la legge era per me ed io rientrai in possesso delle mie terre, com’era mio diritto.
MONSEN. Ma neppur io non ho mai infranto la legge!
BRATSB. Ma voi avete agito contro la vostra coscienza.... un po’ di coscienza l’avete, non è vero? Avete messo il disordine dovunque, compromesso la fortuna e l’onore di tante famiglie. Adesso nessuno bada più all’onoratezza, alla nascita della tale o tal’altra persona: il denaro conta soltanto adesso! Si parla di qualcheduno, subito si chiede: «È ricco? quanto avrà?» e a seconda della cifra, esso è o non è una persona per bene. Perchè adesso noi due siamo qui a discorrere come due camerati? Perohè voi ed io siamo i più grandi possidenti del paese.... Ma io mi ribello, no, non lo voglio più! Ed ora sapete ciò che avevo contro di voi!
MONSEN. Signor ciambellano, io mi ritirerò dagli affari, vi darò tutte le soddisfazioni che chiederete, ma per carità, venite in mio aiuto.
BRATSB. No.
MONSEN. Sono pronto a pagare ciò che....
BRATSB. Pagare? E voi osate?...
MONSEN. Se non lo volete fare per me, fatelo per vostro figlio.
BRATSB. Mio figlio?
MONSEN. Sì, è interessato anche lui nell’affare: per parte sua gli frutterà circa ottantamila lire.
BRATSB. Di beneficio?
MONSEN. Sì.
BRATSB. Ma, Dio mio, e chi perde dunque questo denaro?
MONSEN. Che volete dire?
BRATSB. Ma sì. Se mio figlio guadagna tutto questo denaro, bisognerà bene che ci sia qualcuno che lo perda!
MONSEN. È un affare vantaggioso.... io non posso dirvene di più. L’importante si è che mi occorre una firma onorata, ed è perciò che vi chiedo la vostra.
BRATSB. La mia firma? Su delle carte?...
MONSEN. Solo dieci o quindicimila corone....
BRATSB. E voi avete potuto credere? Il mio nome, in un simile affare? il mio nome?... Come responsabile, allora?
MONSEN. Soltanto per la forma.
BRATSB. Per una frode? Il mio nome! A nessun prezzo! Non ho mai firmato carte di questo genere.
MONSEN. Mai?
BRATSB. Mai.
MONSEN. Hum! Eppure l’ho veduto coi miei occhi.
BRATSB. Non è vero; voi non l’avete mai veduto.
MONSEN. Sì, ho visto la vostra firma su una cambiale di diecimila corone, vi ricordate?
BRATSB. Nè per dieci, nè per centomila! Sul mio onore, mai!
MONSEN. Allora è un falso?
BRATSB. Un falso?
MONSEN. Hanno imitato la vostra firma: l’ho veduta io.
BRATSB. Dove? in casa di chi?
MONSEN. Non posso dirvelo.
BRATSB. Ah, ah, la vedremo!
MONSEN. Ve ne prego!
Bratsb. Tacete! Ah, non credevo che si potesse arrivare a questo punto. Un falso! Immischiarmi in questi affari loschi! Trattarmi come uno qualunque! Ma questa volta, mi farò sentire....
MONSEN. Signor ciambellano, nel vostro interesse, nell’interesse di....
BRATSB. Tacete! Andatevene! Siete voi la causa di tutto! Sì, voi, che conducete una vita disonesta, e che rovinate il vostro prossimo. La vostra casa è il convegno di quanto v’ha di indecoroso e di ignobile; gente di Cristiania, che non pensa che a mangiare e bere, e ha la moralità sotto i piedi. Ho visto io stesso i vostri nobili invitati passare per la via, come una banda di zingari, ubbriachi fradici. E la condotta scandalosa, che tenete in casa colle vostre serve? E vostra moglie, povera donna, che perdette quasi la ragione, pei vostri maltrattamenti?
MONSEN. Questo è troppo! Voi passate la misura! Vi pentirete di queste parole!
BRATSB. Andate al diavolo colle vostre minaccie! Che cosa potete fare a me, voi? Volevate sapere che cosa avevo contro di voi! Ve l’ho detto! e capirete così perchè non vi ho mai ammesso nella mia società.
MONSEN. Ebbene, io la farò scendere sino a me, la vostra società.
BRATSB. Andatevene, uscite!
MONSEN. So dov’è la porta, signor Bratsberg. (_Esce_).
BRATSB. (_va alla porta di destra_). Ringdal, Ringdal, venite!
SCENA VII.
=Bratsberg, Ringdal, Fieldbo.=
RINGD. Vostra Eccellenza?...
BRATSB. (_sulla porta del salone_). Signor dottore.... vi prego. Ebbene, Ringdal, ecco avverate le mie predizioni.
FIELDBO. Che cosa desiderate?
RINGD. Quali predizioni?
BRATSB. Si va di bene in meglio! Ho saputo ora che c’è in giro una cambiale falsa.
RINGD. Una cambiale falsa?
BRATSB. Sicuro. E intestata a chi, ve lo imaginate? Intestata a me!
FIELDBO. Ma, in nome di Dio, chi ha commesso questo falso?
BRATSB. Come posso saperlo? Dottore, fatemi un piacere: questa cambiale dev’esser stata girata alla Cassa di risparmio, od alla Cassa di previdenza delle ferriere: andate subito da Lundestad; egli, come amministratore della Cassa, deve sapere se è stata presentata una cambiale falsa.
FIELDBO. Vado, e spero di portarvi subito una risposta. (_Esce rapidamente_).
BRATSB. E voi, Ringdal, andate subito alla Cassa di risparmio. Appena il colpevole sarà scoperto, lo aggiusteremo come si merita. Nessuna misericordia pel falsario!
RINGD. Ah, questa non me la sarei mai aspettata! (_Esce. Bratsberg passeggia un momento su e giù per la stanza: quando sta per rientrare nel suo studio, entra Erik_).
SCENA VIII.
=Bratsberg, Erik.=
ERIK. Buon giorno, caro papà....
BRATSB. Oh, sei qui!
ERIK. Ho assolutamente bisogno di parlarti.
BRATSB. Sono di pessimo umore stamani. Che cosa vuoi?
ERIK. Tu sai, caro papà, che fino ad ora non ti ho mai immischiato nei miei affari.
BRATSB. Lo credo bene.
ERIK. Ma oggi mi trovo costretto....
BRATSB. A far che?
ERIK. Padre mio, bisogna che tu mi aiuti....
BRATSB. Vuoi del denaro. Sta sicuro che....
ERIK. Per una volta solamente! Ti giuro che sarà l’ultima. Bisogna che ti confessi ch’io sono in rapporti con Monsen.
BRATSB. Lo so, e avete in vista una magnifica speculazione.
ERIK. Una speculazione? Chi te l’ha detto?
BRATSB. Monsen.
ERIK. Monsen è venuto da te?
BRATSB. Sì, poco fa, e io l’ho messo alla porta.
ERIK. Papà, se tu non mi vieni in aiuto, io sono rovinato.
BRATSB. Benissimo! Che cosa t’avevo predetto io?
ERIK. È vero; hai ragione: ma ormai è troppo tardi, per....
BRATSB. Rovinato! in due anni! E d’altra parte, dovevi aspettartela! Bisognava bene che la finisse così, in quella società di scrocconi e d’intriganti, che con dei capitali imaginari credono di darla ad intendere a mezzo mondo! Con quella gente là o bisogna esser molto furbi oppure lasciarsi gabbare! Ne hai le prove.
ERIK. Padre mio, vuoi salvarmi o no?
BRATSB. No, assolutamente no.
ERIK. Ma il mio onore è compromesso.
BRATSB. Oh, lascia stare le grandi frasi, fammi il piacere! Riuscire o no in un affare, non è mai una questione d’onore, anzi è il contrario. Va, va, torna a casa, metti in ordine i tuoi affari paga quello che devi, e che questa noiosa storia sia finita una volta per sempre.
ERIK. Ah, ma tu non sai!...
SCENA IX.
=Detti, Selma= e =Dora=.
SELMA. Ho inteso la voce di Erik.... Ma che cosa c’è, Dio mio?
BRATSB. Niente; ritorna di là....
SELMA. No, non me ne andrò; voglio sapere che cosa c’è, capisci, Erik?
ERIK. C’è.... che io son rovinato! Tutto è perduto!
SELMA. Che cosa è perduto?
ERIK. Tutto.
SELMA. Tutto? vuoi dire le tue ricchezze. Esse sono tutto, per te.
ERIK. Ricchezze, casa, avvenire! Tu sola mi resti, Selma. Noi sopporteremo insieme la nostra disgrazia.
SELMA. La nostra disgrazia? Sopportarla assieme? (_Con slancio_) Ah mi trovi buona a qualche cosa, adesso!
BRATSB. Che vuoi tu dire?
ERIK. In nome di Dio, Selma!
DORA. Ti supplico, calmati.
SELMA. No, non posso più tacere: non so più dominarmi, e vi dirò tutto. No, io non t’aiuterò per niente a sopportare la tua disgrazia.
ERIK. Selma!
BRATSB. Ma che dici, bambina, che non sei altro!
SELMA. Oh, come avete agito male verso di me! Avete agito in modo indegno tutti! Non avete mai voluto nulla da me: ho sempre avuto l’aria di essere una poveretta in mezzo a voi: sempre prendere, sempre prendere, senza mai dar niente. Non avete mai voluto accettare da me il più leggero sacrificio: non mi avete mai creduta capace di portare la più piccola croce! Vi odio! vi detesto!
ERIK. Ma che cosa vuol dir ciò?
BRATSB. È ammalata, non ragiona....
SELMA. Ah, come sarei stata fiera se m’aveste interessata qualche volta alle cose vostre! Ma se io azzardavo una domanda, tosto mi si respingeva con gentile canzonatura. Voi mi avete vestita come una bella bambola, avete giuocato con me.... sì, giuocato come si farebbe con una bambina. Ed io che con tanto ardore aspiravo a tutto ciò che di alto, di nobile, di passionale c’è nella vita! Ma solamente oggi mi trovate buona a qualche cosa, perchè Erik non ha più che me. Ebbene, io non voglio essere la risorsa estrema, alla quale ci si attacca disperatamente, quando tutto il resto crolla intorno a voi. Io non voglio dividere i tuoi dolori, no! Io me ne vado, ti abbandono! Preferisco cantare e suonare per le vie! Lasciami, lasciami! (_Esce correndo_).
ERIK (_seguendola_). Selma! Selma!
BRATSB. Dora, ma queste lagnanze avevano una ragione, oppure....
DORA. Sì, lo capisco per la prima volta, una ragione profonda.
ERIK. Oh io perderò ogni cosa; ma lei no! Selma! (_Esce_).
SCENA X.
=Bratsberg, Ringdal, Fieldbo, Hejre, Lundestad.=
RINGD. Signor ciambellano, vengo dalla Cassa di previdenza.
BRATSB. Ebbene? e la cambiale?
RINGD. Nessuna cambiale, colla vostra firma, è stata presentata colà.
FIELDBO (_entra con Lundestad_). È stato uno sbaglio.
BRATSB. Davvero? E nulla, neanche alla Cassa di risparmio?
LUND. No, in tutto l’anno, non mi è mai passata per le mani nessuna cambiale firmata da voi, ad eccezione, si capisce, di quella di vostro figlio.
BRATSB. Di mio figlio?
LUND. Ma sì: non vi ricordate più? Quella di diecimila corone.
BRATSB. (_cade mezzo svenuto su una sedia_). Oh, misericordia!
FIELDBO. Dio mio!
RINGD. È impossibile!
BRATSB. Oh Dio mio, non può esser vero. Ma vediamo.... Voi dite, una cambiale di mio figlio? Firmata da me? Di diecimila corone?
FIELDBO (_a Lundestad_). È alla Cassa di risparmio?
LUND. Non c’è più; è stata pagata da Monsen, la settimana scorsa.
BRATSB. Da Monsen?
RINGD. Monsen è forse ancora alle ferriere, e vado subito....
BRATSB. No, rimanete!
SCENA XI.
=Detti= e =Hejre=.
HEJRE. Buon giorno, signori, buon giorno, carissimi. Prima di tutto, i miei ringraziamenti per la serata d’ieri! Poi ho mille novità da raccontarvi.
RINGD. Scusate, scusate, ma noi non abbiamo tempo....
HEJRE. Oh, anche voi non avete tempo! Lo stesso come il possidente di Storli.
BRATSB. Monsen?
HEJRE. Eh, eh! Una storiella graziosissima! Siamo in pieni intrighi elettorali! Sai tu che cosa si vocifera? Che si faranno dei tentativi per corromperti, mio caro.
LUND. Per corromperlo?
BRATSB. Eh, diranno certamente che la scheggia ritrae dal ceppo.
HEJRE. Ah, Dio mio, parola d’onore, non ho mai inteso nulla di più comico! Stavo prendendo il mio solito caffè da madama Rundholmen, quando vedo l’avvocato e l’illustre signore di Storli in intimo colloquio. Essi bevevano dell’assenzio, un orribile liquido verdastro, che io non avrei assaggiato per tutto l’oro del mondo.... Del resto non me ne hanno nemmeno offerto.... «Che cosa volete scommettere, mi grida Monsen appena mi vede, che domani, alle elezioni del primo collegio, Bratsberg si unirà al nostro partito?» — Sì, avete buon tempo, rispondo io. — «Oh per questo, sapete.... coll’aiuto d’una piccola cambiale....»
RINGD. (_a Fieldbo_). D’una piccola cambiale?
LUND. All’elezione del primo collegio?
BRATSB. Ebbene? e poi?
HEJRE. E poi, non so altro. Ho inteso che si trattava d’un valore di diecimila corone. Si quotano fortemente le persone altolocate! È vergognoso!
BRATSB. Una cambiale di diecimila corone?
RINGD. Ed è in mano di Monsen?
HEJRE. No, egli l’ha rilasciata all’avvocato.
LUND. Oh, allora!
FIELDBO. A Stensgard!
BRATSB. Ma ne sei certo?
HEJRE. Certissimo. L’ho inteso che gli diceva: «Servitevene voi come meglio crederete!» Ma non ho poi capito....
LUND. Sentite, signor Hejre, e anche voi, Ringdal. (_Parlano a bassa voce_).
FIELDBO. Signor Bratsberg!
BRATSB. Eh?
FIELDBO. Quella cambiale è proprio di vostro figlio?
BRATSB. Ho ragione di crederlo.
FIELDBO. E se vi presentano questo falso?
BRATSB. Non darò querela.
FIELDBO. Capisco: ma voi dovreste far di più!
BRATSB. (_alzandosi_). Non posso far di più!
FIELDBO. Sì, sì: voi dovete salvare quel disgraziato!
BRATSB. E come?
FIELDBO. Oh, in modo semplicissimo: riconoscendo la vostra firma.
BRATSB. Credete, voi, signor dottore, che nella nostra famiglia, si transiga su queste cose?
FIELDBO. Io non volevo offendervi.... parlo in buona fede.
BRATSB. Ah, sì, eh! Mi credereste capace d’una bugia! Credereste che io voglia difendermi con una bugia!
FIELDBO. Ma non pensate che cosa ne sarà di lui?
BRATSB. Il colpevole appartiene alla giustizia: essa deciderà la sua sorte. (_Esce_).
(_Cala la tela_).
ATTO QUARTO.
Nell’albergo della signora Rundholmen. Porta d’ingresso in fondo; porte laterali; a destra una finestra. Davanti alla finestra, una tavola coll’occorrente per scrivere. Un po’ indietro un’altra tavola.
SCENA PRIMA.
=Stensgard=, la signora =Rundholmen, Aslaksen=.
Sig.ª RUNDHOL. (_dietro la porta a sinistra_). Non me ne importa niente. Vi ripeto che siete venuto qui per votare e non per bere. Se non volete aspettare, peggio per voi!
STENSG. Buon giorno! Hum! hum! signora Rundholmen! (_Va alla porta di sinistra_) Buon giorno, signora Rundholmen!
Sig.ª RUNDHOL. Chi c’è?
STENSG. Son io, Stensgard. Si può entrare?
Sig.ª RUNDHOL. Misericordia! no, no; non sono ancora vestita!
STENSG. E come mai vi alzate così tardi oggi?
Sig.ª RUNDHOL. Oh, quando mi sono alzata io, scommetto che voi dormivate della quarta! Ma bisogna pur fare un pochino di _toilette!_ (_Guarda rapidamente nella stanza: ha una cuffia in testa_) Ebbene, che cosa c’è? No, non guardatemi, signor Stensgard! Auf! ecco ancora qualcuno! (_Si ritira_).
ASLAK. (_porta un pacco di giornali_). Buon giorno, signor Stensgard!
STENSG. Ebbene, c’è dunque?
ASLAK. Naturalmente: guardate «L’anniversario della Costituzione» nostra corrispondenza particolare, e più sotto: «La fondazione della Lega dei giovani» con tutto il vostro discorso. Le insolenze sono in corsivo.
STENSG. Ma mi pare che quasi tutto sia in corsivo!
ASLAK. Quasi tutto, davvero!
STENSG. E il supplemento è uscito ieri?
ASLAK. Sicuramente, è già stato distribuito in città, agli abbonati, e agli altri. Volete vederlo? (_Gliene dà una copia_).
STENSG. (_vi dà un’occhiata_). «L’onorevole signor Anders Lundestad rinuncia alla sua carica di deputato al Parlamento.... I lunghi e preziosi servigi»... hum!... «La Società fondata nel giorno anniversario della nostra libertà; la Lega dei giovani.... L’avvocato Stensgard, anima di questa Società.... Riforme adatte alle esigenze del secolo....» Bene, benissimo. È cominciata la votazione?
ASLAK. Sì, c’è gran fermento in città. Tutti sono sulla piazza, elettori e non elettori.
STENSG. Al diavolo i non elettori! a dirla fra di noi! Ebbene, andate, Aslaksen, a sparar le ultime cartuccie.
ASLAK. Bene, bene.
STENSG. Incoraggiate i restii; dite loro che in fondo Lundestad ed io abbiamo le medesime idee!
ASLAK. Lasciate fare a me: so come va presa questa gente.
STENSG. Oh, ancora una parola: abbiate pazienza; non bevete oggi.
ASLAK. Oh, come....
STENSG. Dopo, passeremo insieme un’allegra serata. Ricordatevi che si tratta anche del vostro interesse, e di quello del vostro giornale.... Mio caro, ascoltate i miei consigli, vi raccomando.
ASLAK. Basta, basta, saprò ben regolarmi. (_Esce_).
Sig.ª RUNDHOL. (_in elegante acconciatura_). Eccomi, signor Stensgard, eccomi qua. Che cosa c’era di tanto importante?
STENSG. Nulla: volevo solamente chiedervi a che ora Monsen verrà qui.
Sig.ª RUNDHOL. Ma egli non verrà qui, oggi.
STENSG. Non verrà?
Sig.ª RUNDHOL. No; è stato qui stamattina alle quattro; figuratevi! Adesso viaggia sempre. È entrato qui, come una bomba, che io ero ancora a letto: e, sapete? voleva che io gli prestassi del denaro.
STENSG. Monsen?
Sig.ª RUNDHOL. Sì; a quanto pare, ha bisogno d’una forte somma: pur che gli riesca di trovarla! E voi, signor Stensgard, state per essere eletto deputato, eh? I miei auguri, e sinceri, credete!
STENSG. Io deputato? Che sciocchezza! E chi lo dice?
Sig.ª RUNDHOL. È un amico di Lundestad che me l’ha detto.
SCENA II.
=Hejre,= signora =Rundholmen, Stensgard.=
HEJRE. Eh, eh, buon giorno! disturbo forse?
Sig.ª RUNDHOL. Ma che! vi pare?
HEJRE. Corpo di Bacco! Che lusso! Non vi siete mai fatta così bella per me, eh?
STENSG. (_va verso il fondo_).
Sig.ª RUNDHOL. Naturalmente: bisogna cercar di piacere ai giovanotti!
HEJRE. (_a bassa voce_). Ah, dite ai pretendenti, signora Rundholmen, ai pretendenti! Ah, se i miei processi non mi rubassero tutto il mio tempo!...
Sig.ª RUNDHOL. Eh via, c’è sempre abbastanza tempo per sposarsi!
HEJRE. Vi sbagliate, vi sbagliate! Nel matrimonio bisogna che l’uomo non sia troppo legato altrove. Eh, del resto, se non sposerete me, ne sposerete un altro; perchè voi riprenderete marito, non è vero?
Sig.ª RUNDHOL. Eh, qualche volta ci penso!
HEJRE. Si capisce. Quando si sono provate le delizie coniugali.... Il defunto Rundholmen era un marito esemplare.
Sig.ª RUNDHOL. Eh, così, così! Era alquanto triviale, e gli piaceva un po’ troppo il vino. Ma, capirete, un uomo è sempre un uomo!
HEJRE. Avete detto una grande verità, signora Rundholmen: un uomo è sempre un uomo, e una vedova è sempre una vedova.
Sig.ª RUNDHOL. E gli affari sono gli affari. Dio mio, se sapeste quanti pensieri mi danno! Tutti vogliono comperare: ma quando si tratta di fare i pagamenti, nessuno ci sente più, e allora, giù carta bollata, atti, citazioni.... In fede mia, che vorrei sposare un avvocato!
HEJRE. Ebbene, prendetevi l’avvocato Stensgard, egli è celibe.
Sig.ª RUNDHOL. Ma siete proprio un uomo terribile! M’avete fatta andar in collera sul serio con voi! (_Esce_).
SCENA III.
=Hejre, Stensgard, Fieldbo.=
HEJRE. Quella lì, vedete, sarebbe un’amante deliziosa, e una moglie modello nello stesso tempo! Intelligente ed attiva! ed anche istruita; essa ha letto molto, caro mio!
STENSG. Ha letto molto, dite?
HEJRE. Eh, eh, almeno crederei! visto che per due anni ha frequentato molto la biblioteca dell’editore Halm. Ma basta, basta! Mi figuro che voi avrete altro in testa, quest’oggi.
STENSG. Niente affatto, non ho da pensare che a dare il mio voto! E voi per chi votate, signor Hejre?
HEJRE. Per nessuno, per nessuno, mio carissimo. Io metterò nell’urna la mia scheda bianca....
STENSG. Oh Dio, scriveteci su almeno il nome della signora Rundholmen!
HEJRE. Eh, eh, burlone! Questa gioventù, eh! è sempre di buon umore! Vado a veder le bestie feroci laggiù! Tutta la città dev’essere in fermento. (_Scorge Fieldbo che entra_) Oh ecco il dottore! È senza dubbio per amor della scienza che venite qui?
FIELDBO. Della scienza?
HEJRE. Sì, per l’epidemia. È scoppiata or ora la febbre elettorale maligna! Addio, miei cari amici. (_Esce_).
SCENA IV.
=Stensgard, Fieldbo.=
STENSG. Di’, hai parlato oggi al ciambellano?
FIELDBO. Sì.
STENSG. Che ha detto?
FIELDBO. Di che cosa?
STENSG. Sai, io gli ho scritto.
FIELDBO. Davvero? E che cosa gli hai scritto?
STENSG. Che sono fermo nell’idea di ottenere la mano di sua figlia; che desidero parlar con lui, e che domani andrò a trovarlo.
FIELDBO. In ogni caso, faresti bene a protrar la tua visita. Domani è la sua festa e ci sarà molta gente.
STENSG. Tanto meglio: più gente ci sarà, più sarò contento. Ho tutto le probabilità di riuscire.
FIELDBO. E glielo hai lasciato capire?
STENSG. Come?
FIELDBO. Voglio dire se hai infiorato le tue dichiarazioni amorose con qualche piccola minaccia.
STENSG. Fieldbo, hai letto la mia lettera?
FIELDBO. No, t’assicuro.
STENSG. Ebbene, sì, è vero: l’ho minacciato.
FIELDBO. In questo caso, può darsi ch’io abbia una risposta da comunicarti.
STENSG. Una risposta? e quale?
FIELDBO (_mostrandogli una busta suggellata_). È la scheda del ciambellano.
STENSG. E per chi ha votato?
FIELDBO. Ad ogni modo non per te.
STENSG. E per chi allora? Di’ su, per chi?
FIELDBO. Per l’esattore e pel Pastore.
STENSG. Nemmeno per Lundestad!
FIELDBO. No: e sai perchè? Perchè Lundestad ti ha proposto quale suo successore.
STENSG. Ah, questo è troppo!
FIELDBO. Sicuro: e mi ha detto anzi: «Se vedete Stensgard, comunicategli pure il mio voto, saprà almeno come regolarsi verso di me.»
STENSG. Ebbene, gli darò ciò che merita.
FIELDBO. Pensa e rifletti: bada che la demolizione di una vecchia torre è pericolosa: e che si può, talvolta, lasciarci la pelle.
STENSG. Sono diventato prudente da qualche giorno in qua.
FIELDBO. Oh non abbastanza però! poichè colla tua gran prudenza, ti lasci menar per il naso dal vecchio Lundestad!
STENSG. Non dubitare che l’ho capita la tattica di Lundestad! Egli s’è rivolto a me perchè m’ha creduto in auge presso il ciambellano per mettermi in urto con Monsen, ed isolare così il possidente di Storli.... oh sì, sì! l’ho capito benissimo!
FIELDBO. E adesso che sa che non sei per niente in auge presso Bratsberg....
STENSG. Oh, adesso è andato troppo avanti, per tornare indietro! Io non mi sono addormentato, sai: ho fatto distribuire giornali, manifesti, circolari.... tutti i miei partigiani sono qui, sulla breccia, mentre i suoi stentano a venire.
FIELDBO. Ma, sai: fra candidato e deputato c’è un abisso.
STENSG. Lundestad sa benissimo che se mi danneggierà in quest’elezione, io sono capace di farlo uscire dall’amministrazione comunale.
FIELDBO. Eh, eh, non sarebbe mal pensata! ma per riuscire ti ci vorrebbero, e tu stesso lo senti, delle radici un po’ più solide di quelle che hai tu.
STENSG. Ah questo sì! Gli elettori esigono che i loro deputati offrano delle garanzie materiali, che abbiano con loro una comunanza d’interessi....
FIELDBO. Perfettamente; ed è per questo, si capisce, che la signorina Bratsberg dovrebbe esserti sacrificata.