Chapter 20
La cagnuola dormiva raggomitolata sopra uno sgabello lì vicino.
--La è qui: disse Carlotta additandola alla marchesa.
--Povera piccina! esclamò la vecchia con un'intonazione di tenerezza, di cui si sarebbe creduta incapace quella voce squartata. Portatela qui, adagiatela sulle mie ginocchia.
Carlotta prese quell'informe ammasso di carne grassa e spelata che era la cagnolina, e non ostante la protesta ch'ella, destandosi di botto, fece con un vociare che somigliava ad un grugnito, venne a deporla sulle pelliccie della marchesa.
--Non farle male: esclamò questa commossa a quel lamento della brutta e schifosa bestiola.
Questo fatto, chi lo avrebbe detto? tornò in aiuto di Vanardi; il quale si stava là nel fondo della stanza dritto, impacciato, col suo cappello in mano, senza sapere se meglio era inoltrarsi o partirsene chetamente senz'altro.
Mimì, appena svegliata e sulle ginocchia della padrona, avvertì la presenza di un estraneo; onde senza acquattarvisi tosto come soleva, ma stando invece sulle sue piote podagrose, cominciò a ringhiare fra i pochi denti che le rimanevano, poi volti in giro gli occhi cisposi e visto lo sconosciuto, si mise ad abbaiare con tutta la forza di cui essa era tuttavia capace.
--Che cosa c'è? domandò la marchesa agitata. C'è qualcheduno qui.
E volse la testa dalla parte verso cui abbaiava la cagnetta.
Vanardi vide innanzi a sè la pelle d'alluda di quel viso da mummia con due occhi semi-spenti senza luce e senza vita, e si piegò in un profondo inchino.
--Chi è costui? chiese la vecchia quasi atterrita: come qui? chi l'ha fatto entrare?... chiamate Grisostomo, Carlotta.
E la buona ragazza che era Carlotta diede una pasticcina a _Mimì_ per farla tacere; poi rispose alla padrona:
--Gli è uno di quei poverelli cui ella fa tutti i giorni la carità di accordare udienza.
--Ah sì? disse la marchesa che non aveva cessato di fissare il suo sguardo vitreo sul pittore. È raccomandato dal parroco?
--Credo di sì: rispose la giovane con imperturbabile franchezza.
--Come si chiama?
Antonio disse il suo nome.
--Non me ne ricordo... Dev'essere scritto su quella lista che c'è lì sul tavolino. Ah no, quella lì è dei raccomandati da Salicotto... Se non isbaglio, Grisostomo mi ha detto che Salicotto è un poco di buono... Come può mai essere?... Io mi confondo... Voi dunque siete raccomandato dal parroco?... Ah! se ci fosse Grisostomo!... Perchè venite quando non ci è lui?
Vanardi non sapeva che cosa rispondere e si tacque.
--Accostatevi: disse la marchesa.
Il pittore ubbidì. Allora si vide quell'involto di pelliccie e di coperture d'ogni fatta agitarsi per un moto interno che durò alcun tempo, finchè una mano scarna, magrissima, dal color della cera antica ne venne fuori. Questa mano si diede tosto a cercare, frugare e rifrugare qua e là per la poltrona.
--I miei occhiali, Carlotta; dove sono i miei occhiali?
Erano sul tavolo vicino. La cameriera li prese e li diede alla padrona; la quale messili a cavalcioni sul naso si pose a squadrare l'uomo che le stava dinanzi.
Fortuna volle che _Mimì_, abbonita dalla pastina di Carlotta, sentisse non so quale simpatia o curiosità per quell'uomo che non avea mai visto: onde guardando verso Antonio prese ad agitarsi sulla farragine delle pelliccie della padrona ed a gemicolare sommesso.
La marchesa non tardò ad accorgersi di questi diportamenti della sua favorita.
--Carlotta, diss'ella, vedete che _Mimì_ la vuol scendere. Suvvia, prendetela adagino e mettetela a terra.
E con occhio irrequieto tenne dietro all'operazione che la cameriera s'affrettava ad eseguire.
Appena la cagnetta ebbe tocco il tappeto del pavimento, la corse, come le concedevano la pinguedine e la gotta, verso Vanardi, e per benigna protezione di non so qual nume, giuntagli ai piedi, si pose a fargli quel tanto di festa ch'ella sapeva, a dimenare un simulacro di coda e tentare di drizzarsi sulle piote deretane per appoggiare le anteriori alle gambe di lui.
Vanardi, benchè molto glie ne pesasse, e gli paresse quasi una viltà, si abbassò verso la bestiola e ne accarezzò con la mano il dorso sconciamente grasso e privo di peli. La vecchia signora che aveva guardato con interesse sempre crescente i moti e gli atti della _Mimì_, drizzò al volto d'Antonio la sua faccia impresciuttita, sulle cui labbra tirate c'era la smorfia di un sorriso.
--Oh, oh! esclamò essa in sul piacevole; _Mimì_ vi protegge. Vieni qui _Mimì_... Da brava, vieni qui.... Accostatevi ancora, mio caro... Come vi chiamate?
Antonio ripetè il suo nome.
--Avanzatevi.... ancora un po'... lì, più presso a me... così... Carlotta date un'altra pasta alla piccina... Com'è cara, neh? soggiunse volgendosi a Vanardi... Poi tosto di nuovo a Carlotta che offriva la pasta alla cagnetta: non la vuole?... Guardate se la preferisce un pezzetto di zuccaro.
La schifiltosa bestiola si degnò finalmente di accettare una zolletta, e quando la padrona ebbe visto che i pochi avanzi dei denti di _Mimì_ si erano cimentati vittoriosamente colla durezza dello zuccaro cristallizzato, tornò badare ad Antonio.
--Ebbene, brav'uomo, gli disse, contatemi su i fatti vostri.
Mentre egli s'accingeva a parlare, la marchesa nascose accuratamente sotto le pelliccie la destra che aveva tratta fuori poco prima e si scosse come se un brivido l'avesse assalita.
--Carlotta, diss'ella, aggiungete della legna; fa freddo qui dentro.
La giovane s'affrettò ad ubbidire, quantunque ce ne fosse già una catasta ad ardere sugli alari.
--Parlate pure: soggiunse tornando rivolgersi al pittore.
Antonio apriva la bocca, quando l'uscio della stanza s'aprì ed entrò la superba, imponente ed importante persona del signor dottore. Vanardi rimase in asso, e Carlotta disse alla marchesa:
--Ecco il dottore.
La vecchia s'agitò sotto il monte delle sue pelliccie, più che non avesse fatto per l'innanzi e fece con ogni suo sforzo a volgere il capo tremolante della parte da cui veniva il medico.
--Ah dottore! diss'ella: è questo il modo? Mi lascia qui senza darsi un pensiero di me.... Ho un male addosso, sa.... Sono due ore che l'aspetto.
Lombrichi non si turbò niente affatto della sua placidità olimpica. Continuò ad inoltrarsi col suo passo grave e ben appoggiato per terra, sorridente in volto e colla coda dell'occhio cercando la sua bella immagine nello specchio.
--Che cosa c'è? dimandò egli con sussiegosa gentilezza. Cara marchesa, io son qui tutto per lei... Si figuri che per venir qui ho lasciato la contessa A., che voleva seco ritenermi a viva forza, ho trascurato di andare dalla baronessa B, che mi attende, ed ho mandato dire a madama C, la moglie del banchiere, che mi trovavo impegnato tutto il giorno.
Così dicendo, aveva deposto sul tavolino il suo cappello, e colla mano aveva dato una ravviatina ai baffi ed al pizzo: poscia sbirciò un momento con piglio altezzoso Vanardi, fece un amorevole sorriso a Carlotta e presa una seggiola, dopo recatala vicino vicino alla poltrona della vecchia, vi sedette con le arie d'una affettuosa dimestichezza.
--Ebbene? ebbene? soggiuns'egli allora, andando a cercare sotto alle coperture la mano gialla e gelata dalla marchesa, e stringendola fra le sue. Il nostro male è dunque cresciuto?
La vecchia fissava i suoi occhietti semi-spenti sulla faccia rubizza, prosperosa e con gravità sorridente del signor dottore.
--Tanto, tanto: rispose ella con voce più fiacca e senza vibrazione affatto.
E Lombrichi con piglio dottorale:
--Già, me ne avvedo. Il fiato è più difficile?
--Sì.
--Il sonno irrequieto?
--Sì, sì.
--La digestione grave?
--Sì, sì, sì.
--Sa che cosa? Abbiamo fatto lavorar troppo quella benedetta testolina. Ci siamo occupati soverchio questa mane per le solite nostre opere di beneficenza.... Quel gran buon cuore lì ci fa di questi brutti tiri alla nostra salute.... Abbiam bisogno di calma noi, di aver tutte le nostre faccende assestate, tutte le nostre disposizioni prese, di non dover più pensare a nulla.... Ed anche nelle opere di carità ci conviene mettere un freno, fare più per mezzo degli altri che da noi stessi, e poichè ci sono intorno delle persone degne di tutta confidenza, affidarci in loro e lasciar fare.... Oggi, per esempio, son persuaso che abbiam parlato più del dovere, ascoltato un subbisso di nenie da quei piagnoloni, ricevuto ogni sorta di gente....
E dava un'occhiata di traverso a Vanardi, il quale avrebbe voluto essere le cento miglia lontano.
--È vero, è vero: disse la marchesa dondolando vieppiù la testa; ma quella è l'unica mia distrazione; eppoi abbiamo sempre fatto così in questa casa.... fin da quando c'era ancora la buon'anima di mio marito.... La colpa è di quell'ingrato di Grisostomo. È lui che dovrebbe vegliare sulla mia salute, ed egli mi abbandona.... È tutta la mattinata che è fuori.... Gli è un ingrataccio... ecco.
Lombrichi prese con zelo le difese dell'assente.
--Quel buon Grisostomo! esclamò egli. Non dica così di lui, cara signora marchesa. Il brav'uomo è tutto divoto alla signoria vostra, e se quest'oggi s'è allontanato da lei gli è perchè il servizio e gli ordini di vossignoria ve l'hanno costretto. L'ho trovato non è guari in casa del nostro buon amico, quel sant'uomo di Marone, dove era venuto a prendere notizie di lui da parte della signora marchesa.
--Ah! è vero.... sicuro.... l'avevo dimenticato.... Ce l'ho mandato io per sapere come quel povero Marone sta del suo braccio....
--Della sua gamba, vuol dire; la è una gamba quella che s'è slogata....
--Sì, sì: è ben ciò che intendo io, una gamba.
--Glie ne posso dar io novelle fresche e precise; e' va un po' meglio, ma per alcuni giorni è condannato a non uscire di casa. Uscendo di là Grisostomo andava a parlare col notaio per quel certo affare che ella ben sa....
--Sì, sì: so certo, quell'affare, il mio testamento....
Lombrichi diede una guardata sospettosa alla figura impacciata di Antonio, ed interruppe:
--Ma ora parliamo di questa preziosa salute. Ci abbiamo dunque una leggiera recrudescenza?... Già.... già.... Vediamo un poco.... Euh! euh!
--Ebbene?... Che cosa mi ordina lei per rimettermi un po' meglio?
Il medico stette un minuto col polso della marchesa fra le dita, corrugando la fronte in sembianza di gravissima meditazione; poi rinascose egli stesso la mano di lei sotto le pelliccie e ve la coprì bene.
--Uhm! diss'egli con gran sicumera, come se dicesse chi sa che profonda sentenza; vi è stato un po' di agitazione, si ha bisogno di calma, dopo la fatica occorre il riposo.
Trasse di tasca il suo pettinino di tartaruga e lo passò due o tre volte nei baffi e nel pizzo, poi si mirò nello specchietto del manico e riprese:
--Quella pozione l'ha già finita?
--No signore, saltò su Carlotta; anzi la non ne vuol più. Io glie ne aveva mesciuto qui un bicchiere....
--Creda a me, disse Lombrichi alla marchesa: la ne prenda chè le gioverà sicuro.
E tolto il bicchiere dalla fante, lo porse egli stesso alla vecchia che lo bevette senza più renitenza.
Ma ecco a questo punto aprirsi di nuovo la porta, ed entrare sollecita una giovine signora, vestita con modesta semplicità di buon gusto, avvenevole senz'esser bella, con nelle fattezze, nello sguardo, nell'atteggio delle labbra, l'espressione d'una meravigliosa bontà.
Essa accorse vivacemente presso la marchesa, esclamando con una voce soavissima e piena d'affetto:
--Cara santola!...
E chinatasi ad abbracciarla, le depose sulla fronte e sulle guancia una mezza dozzina di baci.
--Ecchè? disse la vecchia un po' stordita, traendo in là più che poteva il suo capo: sei tu Lisa? Gran miracolo che ti sei ancora ricordata di me!... È un mese.... sì, certo, un mese che non ti vedo.... Già.... una vecchia madrina.... che importa alla signora?.... La si dimentica....
Lisa s'era ritratta alquanto per deporre il cappellino che s'era slacciato e la mantellina che s'era tolta dalle spalle.
--Come! interruppe essa vivamente. Non lo sa? Vengo due o tre volte la settimana; sono venuta anche jeri.
La marchesa scosse la testa dondolante.
--Jeri! diss'ella. Non mi ricordo.
--Non ho potuto venire sino a lei, perchè Grisostomo, come da un pezzo mi viene dicendo, mi disse che il signor dottore aveva proibito di lasciarla parlare a chicchessia. Io ho insistito e pregato vanamente....
Lombrichi, il quale all'entrare della signora Pannini s'era levato da sedere per salutare con cerimoniosa freddezza, s'inchinò un poco ed interruppe:
--È vero che io ho data questa proibizione. La signora marchesa ha bisogno d'essere lasciata tranquilla e non aver disturbi di sorta.
Lisa volse al medico uno sguardo dignitoso e ribattè con giusta alterigia:
--Spero, diss'ella, che non conterà fra i disturbi una figlioccia che viene per accudire alla sua santola.
Il dottore s'inchinò un'altra volta e fece un atto come per dire: «Non voglio mica alludere a lei.»
Allora Lisa scorse la figura impacciata del povero Vanardi.
--Ma io, diss'ella con isquisita cortesia, sono venuta proprio a disturbo di lei, signore, che stava discorrendo colla marchesa. Non voglio essere d'impaccio, e piuttosto mi ritiro.
--No, no, sta qui: proruppe la vecchia. Quest'uomo può benissimo parlare anche in tua presenza.... Dite pur su.... Com'è già che vi si chiama?
Antonio ripetè per la terza volta il suo nome. Lisa si ricordò di presente come la persona che portava quel nome fosse stata vivamente raccomandata a lei ed a suo padre da Selva e da sua moglie.
--Ella è pittore? domandò con interesse ad Antonio.
--Signora sì.
--Ed amico dell'avvocato Selva?
--Per l'appunto.
--Ah, ah! tu lo conosci? interrogò la marchesa.
--Sì, santola, e sapendo ch'e' merita la sua protezione, glie lo raccomando.
--Bene, bene: disse la vecchia volgendo il suo capo tremolante ad Antonio, Eh, eh!... Sai tu Lisa che un'altra me l'ha giù raccomandato?... Non indovineresti mai più chi.... _Mimì_, la brava _Mimì_.... L'hai già veduta, Lisa? Essa è sempre più cara che è una meraviglia; _Mimì, Mimì_, dico, vieni a salutar Lisa.
La cagnuola s'avanzò lentamente alla chiamata della padrona; la quale, curvando più che le venisse fatto la testa, le faceva quella sua smorfia grinzosa che equivaleva un sorriso.
Lisa si risolvette a passare la sua manina inguantata sul dorso della bestiola, ma non con troppa buona voglia; Lombrichi invece chiamò a sè la podagrosa cagnetta, la tolse sulle sue ginocchia e le fece un mondo di carezze e di feste. La marchesa guardava con occhio tutto compiacenza gli atti del dottore. Lisa ne volle richiamare l'attenzione al povero Antonio.
--Ebbene, diss'ella, l'istinto non ha ingannato _Mimì_, quando essa notò il signor Vanardi come degno del suo interesse.
A questo punto Lombrichi credette doversi degnare di riconoscere il pittore.
--Se non isbaglio, disse, voi abitate una soffitta in casa del signor Marone?
--Signor sì.
--Ah, ah! esclamò la marchesa con una specie d'interesse: in casa di quel sant'uomo. Siamo dunque vicini?
--E fu in casa vostra, soggiungeva Lombrichi, che venne ricoverato Marone allorchè cadde giù della scala.
--Appunto.
--Oh, oh! tornò ad esclamare la vecchia; siete voi che avete soccorso quella santa persona!...
Le cose parevano incamminate il meglio del mondo in favore del nostro povero Antonio, quand'ecco la sua cattiva stella, per rovinarlo, mandar in iscena un nuovo personaggio: il signor Grisostomo.
Era un uomo grande, grosso, a lunga barba nera, a spalle quadre, a faccia e modi volgari, non privi d'impertinenza. Entrò con una certa padronanza, e gettò intorno uno sguardo scrutatore.
--Oh, oh! quanto gente c'è qui! diss'egli di subito, senza nemanco salutare. Evviva signora marchesa! La compagnia non le manca.
All'udire la voce di costui la vecchia aveva voltato ratto la testa tremolante, e lo guardava con quegli occhietti spenti che parevano in tal momento animarsi un poco.
--Ah siete qui buona lana? disse la marchesa. Sapevate ch'io stava peggio, lo sapevate, e m'avete lasciata sola tutta la mattina.
E Grisostomo, venendo accosto alla padrona con molta famigliarità, e rassettandole le robe ond'era coperta, ch'essa, nell'atto del rapido voltarsi, aveva un poco disacconciate:
--Eh! sono stato fuori per suo servizio e dietro suo comando, sa bene?
--Sì, sì; mi ricordo.... ma siete stato tanto tempo!...
--Se ho tardato un po', disse Grisostomo, gli è perchè ho pensato bene di fare insieme un'altra commissione in servizio di lei.
--Che commissione?
--Sono andato per que' cavalli più queti ch'essa desiderava alla sua carrozza. Ho finito tutto, e di quest'oggi saranno nella scuderia.
La vecchia curvò il capo sul petto e d'infra le sue mascelle, che masticavano col loro moto abituale, non uscirono che parole indistinte.
--Eh lo sapeva io, s'affrettò a dire Lombrichi tutto sorridente, deponendo a terra la cagnolina che teneva ancora sulle ginocchia; lo sapeva bene che il bravo Grisostomo non poteva indugiare che per servire la signora marchesa.
E tese amichevolmente la mano al domestico.
--Buon giorno, Grisostomo.
--La riverisco, signor dottore: poi girando di nuovo uno sguardo all'intorno: ma dica un poco lei, non siamo in troppi qui dentro per la quiete della signora marchesa?
A queste parole due persone arrossirono, Lisa e Vanardi.
--Ehm, ehm: rispose il medico guardandosi nello specchio; potrebbe anche darsi.... certo che.... il troppo parlare e il troppo sentire a parlare....
Lisa corse dalla marchesa, l'abbracciò amorevolmente e le disse con caldo accento:
--Santola, vuole che io parta o che rimanga a farle compagnia?
La vecchia posò un momento il suo sguardo sul volto della figlioccia, che stava lì innanzi e presso al suo; quelle sembianze giovanili ed allora animate, quell'aria d'affetto che ne spirava, tornarono piacevoli a mirarsi alla madrina.
--Rimani, rimani: rispose ella con qualche po' d'effusione. Mi fa piacere il vederti, e tu vieni sì di rado!
Grisostomo fece una smorfia, e non ebbe neppure la cura di celare il suo dispetto. Per isfogarlo si volse a Vanardi.
--E voi, gli domandò bruscamente, che fate qui, chi siete?
Antonio rispose non senza fierezza:
--Gli è alla signora marchesa che ho da parlare, ed a lei ho già dato conto dell'esser mio.
--Oh, sentite che tono! esclamò il villano servitore imbizzarrito. Chi vi ha introdotto?
Lisa già voleva intromettersi, ma a questo punto successa al malavventuroso pittore una tanta disgrazia che la sua causa fu compiutamente perduta. La cagnetta, posta in terra poc'anzi dal dottore, s'era avvicinata ad Antonio, il quale, non badandole punto, nel fare un passo indietro, calpestò con un piede una delle piote podagrose della bestiola. S'elevò tosto un alto guaito; e la vecchia si riscosse sulla sua poltrona, che più non avrebbe potuto fare se a lei medesima avessero pestato un callo.
--Che cosa avete fatto a _Mimì_? Vieni qui, carina.... O Dio, come zoppica!... Siete stato voi che me l'avete rovinata.... Insolente! andate fuori... ch'io non vi veda più... Grisostomo, fate uscire costui.
Antonio, senz'attender altro, si precipitò fuor della stanza con una rabbia ed una vergogna nell'anima che Dio vel dica; già toccava all'uscio del pianerottolo, quando Carlotta lo raggiunse, e in fretta in fretta, senza dargli tempo nè a pensare nè a parlare, gli pose in mano un involtino di alcune monete e gli disse:
--La vecchia è scema, Grisostomo è un birbone, ma la signora Lisa è un angiolo; è lei che vi manda questo.
Ed ella era veramente, come diceva Carlotta, un angelo, quella brava signora Lisa, cui que' tristi, uniti in empia lega, avevan fatto di tutto per allontanare dalla presenza, non che dal cuore della marchesa. Grisostomo non si mosse più dal fianco della vecchia fin che la figliuola del capitano Biale rimase colà; ed ella in vero, impacciata e infastidita dalla vista e dalle maniere di quel tracotante, non tardò a partire.
--Signora marchesa, disse il cacciatore, quando appena fu fuori la Lisa, il notaio oggi non può venire, ma verrà domani senza fallo.
--Il notaio! balbettò la marchesa, perchè cosa il notaio?... Ah! mi ricordo. Ho da rifare il mio testamento. Volete proprio ch'io rifaccia il mio testamento?... Oh poveretta me!... Ma ciò mi farà morire.... Ah, mi sento male, sapete Grisostomo.--E diffatti dopo poche ore la si pose a letto colla febbre.
Nel pomeriggio di quel giorno medesimo, che era il lunedì, Selva e Vanardi si recarono a Valnota, e per una strana combinazione, che pareva un aiuto della Provvidenza, trovarono che Orsacchio erasi partito di là, per una misteriosa gita alla capitale. Matteo, tuttavia riconoscente al pittore delle generose mostre d'interesse che ne aveva ricevute, non pose ostacolo a che egli vedesse la signora della palazzina, ed Anna, dietro i cenni di Antonio, si recò da Gina a prepararla a riceverlo.
La infelice, ancora affranta dall'ultima crisi passata, era del corpo più inferma, ma quasi del tutto in senno, come da lungo tempo non era stata. Accolse Anna con un amichevole sorriso.
--Ho udito il baroccio a partire, diss'ella: _egli_ s'è dunque allontanato... Sono sola!... Quanto tempo starà?
--Credo tutta la giornata.
Gina trasse un sospiro di sollievo.
--Signora, rispose la ragazza esitando, c'è qui un cotale che vorrebbe parlarle.
--Parlarmi! esclamò la misera. A me! Ma non c'è nessuno che venga a parlarmi. E chi ci verrebbe?... Non ho più alcuno al mondo io che si ricordi di me....
--Sì, signora, disse Anna dolcemente. C'è ancora qualcheduno che si interessa per lei... Qualcheduno ch'ella ha conosciuto in altri tempi.
Gina si riscosse tutta e si gettò ratta giù del sofà, su cui giaceva. Pigliò le mani della giovane e lo strinse forte; poi guardandola con occhio ardente dimandò ansiosa, agitata, tremante:
--Chi?... oh, chi?... Rispondi!... Sarebbe?... O Dio! o Dio!...
E la sua faccia s'illuminò d'un lampo di gioia sì eccelso che Anna ne fu, come dire, abbagliata. Ma sparì tosto; il volto di lei tornò all'espressione di profonda mestizia, e lasciandosi ricadere sul sofà mormorò:
--È impossibile, è impossibile... Sono folle.
Antonio, che non poteva più stare alle mosse, s'inoltrò pianamente: Gina vide l'ombra d'un uomo, trasalì, alzò vivamente la testa, quasi per un miracolo riconobbe di subito chi ei si fosse. Sorse di scatto, gettò un grido, si slanciò verso di lui, cadde nelle sue braccia esclamando:
--Siete voi!... E Adolfo? e Adolfo?... Parlatemi di Adolfo.
Vanardi non aveva parole fatte a rispondere. Le lagrime gli cascavano silenziose giù per le guancie. E' guardava quella misera donna così dal dolore distrutta, e una massima compassione l'occupava.
Ella sollevò il volto verso quello di lui, lo guardò un poco, e poi disse con un accento in cui parevano lottare la ragione e la pazzia:
--Voi piangete!... voi piangete!... E perchè?
Ad un tratto si spiccò vivamente da lui e mandò un grido:
--Ah! egli è morto!... È dunque vero? Voi piangete Adolfo... Perchè siete venuto allora?... Lasciatemi morir qui.
E si buttò sul sofà con disperato dolore, tutta la persona riscossa da un penoso singhiozzo. Antonio le si inginocchiò presso e si pose a parlarle: ciò che a quel punto gli dettassero la commozione e la pietà non l'avrebbe saputo ripetere egli medesimo di poi. La donna si calmò a poco a poco; ma il suo occhio era più smarrito e le sue parole più sconnesse e più tronche.
--Siete venuto a recarmene novelle, disse; vi ringrazio... Alzatevi, signore... S'accomodi, la prego... Mio marito è fuor di casa, ma non tarderà... Potete dire ad Adolfo che ho da parlargli... Conviene che s'allontani da me... Mi avevano detto ch'era morto... Non l'ho mai creduto, sapete... Signor Vanardi, ella è suo amico intimo. Le parla alcune volte di me?...
Antonio volle persuaderla a venir via con lui, ad abbandonare quel luogo e fuggire il suo carnefice, ma non ci potè riuscire. Gina aveva posto a quel luogo un materiale attaccamento, e spiccarsene non poteva, e non volle. Antonio dovette lasciarla, e ritornare in Torino con Selva, deciso a denunciare all'autorità Orsacchio l'uccisore d'Adolfo.