Chapter 30
Il Casalbara era già stato sul punto di smascherare il dottore, di smascherare la signora Laner, di costringere sua moglie a confessare;... ma la fatica stessa di dover fare e sostenere una scena così dolorosa, il timore delle conseguenze di uno scandalo, e lo sgomento di restare ancora più solo, ancora più abbandonato, di essere ancora più odiato, lo avevano reso esitante, lo avevano trattenuto.... lo avevano indotto a calmarsi, a sperare.
E poi, se si ingannava?
No.... No.... Non si ingannava. Si erano messi in lega, tutti in lega, contro di lui!
--Bisognava smascherarli tutti, smascherare sua moglie!... Quell'infame!...
Ma la verità voleva scoprirla lui solo, da solo!
L'onore della casa, il nome sacro dei Casalbara, il nome di suo fratello, dovevano rimanere puri, intemerati!
Sua moglie aveva un amante?...
No. Non era possibile. Era troppo fredda, non aveva cuore.
E poi era sempre lì.... a Casalbara.... e lì a Casalbara non c'era nessuno.--Quel Laner?... Il primo amore.... forse la compassione.... la pietà?...
No: questo dubbio era assurdo: era una pazzia. La moglie stessa del Laner non era della lega, non era in lega contro di lui?
Perchè dunque lo tradivano?
Forse un raggiro della vecchia canaglia?... Di Matteo Cantasirena?
Quel dottor Foresti, quella signora Laner erano sue creature....--E anche sua moglie, era una creatura del Cantasirena.... Ma adesso che aveva tutto ottenuto.... tutto quello che voleva.... Eleonora, la regina, la sua stella non si faceva più vedere.... nemmeno vedere!... Eleonora così buona.... quando voleva esser buona.... Eleonora tanto bella.... tanto bella!
.... E non pensava più che alla moglie, si addormentava nel pensiero della moglie, dimenticava Matteo Cantasirena e la _Cisalpina_, svanivano i timori, svanivano i sospetti.... e tornava a credere nel dottor Foresti, e tornava a pregare, a supplicare, a scongiurare la signora Laner di non abbandonarlo:
--Oh, lei.... lei è buona!... A lei non fanno ribrezzo i poveri vecchi, i poveri ammalati!
.... Nora rimase tre giorni senza mostrarsi: il Casalbara ebbe un impeto di collera, di sdegno: essa avrebbe dovuto avere qualche riguardo, almeno per la gente. Mandò a farla chiamare: ma era appunto il giorno in cui la duchessa si trovava a Milano, occupata col Galli per le centocinquemila lire.
--A Milano?... Senza nemmeno avvisarmi?
--È andata a Milano per parlare col ragioniere Vigliani, e per provarsi dei vestiti--si era affrettata a rispondere Evelina.--Ha detto che tornava stasera, e se i vestiti non erano pronti, domattina. Voleva salutarla, ma il signor duca dormiva....
--Non dormo sempre.... dormo meno di quanto si crede....--borbottò il Casalbara.
Tuttavia il duca finse di non arrabbiarsi per quella partenza improvvisa. Gli era balenata un'idea per scoprire la verità. La lontananza di Eleonora lo rendeva più forte, più sicuro di sè. Anche il dottor Foresti era a Milano: meglio: minor sorveglianza, nessun pericolo di destare sospetti.
La sua grande idea per scoprire la verità era ingenuamente semplice. Di notte, quando tutti sarebbero stati addormentati, egli, chiuso nella camera di sua moglie, avrebbe cercato, rovistato, frugato in tutti i suoi cassetti. Se aveva un amante, se lo tradiva, egli avrebbe trovato una lettera, un indizio, e allora.... allora sarebbe partito anche lui per Milano!
Nel cuore della notte, quando tutti dormivano, il Casalbara entrò infatti adagio, in punta di piedi, furtivamente, nella camera della moglie.
Aveva pensato, rimuginato a lungo quel suo piano, colla meticolosità dei vecchi e dei malati: aveva portato con sè tutte le sue chiavi e il suo grosso coltello di carrozza. Fece scattare subito tutte quelle deboli e piccole serrature.... frugò, cercò, ma non trovò niente.... niente.... altro che la grazia, la bellezza, il profumo di sua moglie, dovunque, in tutti quegli oggetti.... Niente, niente, niente!... Povera Eleonora!... L'aveva calunniata.... Se avesse avuto un amante, egli avrebbe trovato certo una lettera, un fiore, un ricordo, un indizio! Invece, nulla!... E cacciava la faccia in quei cassetti aperti, respirando quel profumo, deliziandosi....
--Eleonora! Eleonora!... Dio!... Dio!... Purchè ritornasse buona, come le avrebbe data tutta la vita.... Tutta la vita.... per una notte soltanto.... una notte di Nizza!...
Vedeva la moglie in quella stanza.... la sentiva. Respirava dappertutto il suo odore di bionda e di _lilas de Perse_....
Si avvicinò al letto; al letto apparecchiato per la notte. Guardò, baciò, respirò quelle trine, quei veli di batista e di _surah_.... baciò i guanciali.... baciò tutto il letto.... e lì sul letto di sua moglie, cercando, aspirando il profumo di sua moglie, si assopì.... finì per addormentarsi....
Dormì così fino alla mattina, e fu destato di soprassalto da un clamore assordante di voci, di grida, di urli, di fischi. Spaventato, scese dal letto.
Dalle gelosie chiuse entrava un filo di luce....
Non era nella sua camera.... Dov'era?...
Allora si ricordò. Era nella camera di sua moglie. La camera di sua moglie era in faccia al piazzale.
Ma perchè quegli urli, quei fischi, tutto quello schiamazzo?... A tentoni si avvicinò alla finestra, l'aprì.... Tutta la piazza era piena di gente tumultuante.... era piena di ombrelli.... pioveva a dirotto.... c'erano guardie e carabinieri!...
A un tratto udì una voce forte, stentorea:
--"Morte al Casalbara! Morte ai ladri della _Cisalpina!_"
Tutto il sangue gli salì alla testa con un sussulto Spaventoso.
--Mentitore!--gridò. Ma il grido debole, rimase soffocato nella strozza: nessuno aveva visto il duca alla finestra; nessuno aveva udito il suo grido.
In quel punto, due, tre, dieci, venti contadini, una frotta di contadini, scavalcato il muro di cinta, attraversarono di corsa il giardino, sotto la pioggia fitta, diguazzando nell'acqua, precipitandosi verso la casa.
Un carabiniere, alcuni questurini in borghese si staccarono dagli altri che eran di guardia al cancello, e si avventarono loro incontro per arrestarli.
--Dove andate?... In dietro! In dietro! In dietro!
--Dal duca! Dal duca! Vogliamo intenderci col duca! Vogliamo i nostri denari!
I carabinieri, le guardie si oppongono; la colluttazione, corpo a corpo, sotto il diluvio, si fa violenta, accanita. In quel punto, dalla gradinata si precipita Pietro Laner, in aiuto dei carabinieri, delle guardie, scongiurando quella gente a calmarsi, a scegliere una commissione di due, di tre per parlare al signor duca.... Lui stesso li avrebbe introdotti.
--Non abbiamo bisogno di voi!
--Non vogliamo saperne di voi!
--Va dalla duchessa!
--Chi siete voi? Ah! l'amante della duchessa!
--Va alla _Madonna del Sole!_ Alla selva dell'Ercole! Arrivederci alla _Corona Bianca!_
--Va via! Va via! Mantenuto! Lascia fare!
--Noi, si lavora, noi! Mantenuto!
Pietro Laner indietreggia: una parola ancora più turpe, oscena, solleva i fischi, gli urli di tutta quella gentaglia furibonda.
--Vada via lei!... Vada via!--gli bisbigliano le guardie, i carabinieri,--o noi non si risponde più di niente.
Pietro Laner indietreggia ancora livido, allibito, fradicio.... sale la gradinata.... nuovi improperi, urli, fischi, sassate.... Non ode più nulla, gli si annebbiano gli occhi.... barcollando entra in casa, si trova dinanzi allo spettro del duca e fugge.... fugge ancor più spaventato, come impazzito.
Il duca di Casalbara solo, senza cappello in testa, si affaccia sull'alto del terrazzo.
--Il duca! Il duca!--grida la folla e tutti lo circondano tumultuosamente.
--Vogliamo i nostri denari!
--I ladri della _Cisalpina_ ci hanno rubato le nostre paghe!
--Il nostro sangue!
--Vogliamo giustizia!
--Sì!... Sì!... Sì!...--risponde il duca balbettando; cogli occhi sbarrati, fissi nel vuoto.--Sì!... Sì!... Sì!... Giustizia fino all'ultimo!... Giustizia per tutti!... Giustizia fino all'ultimo.... Lei!... Lei!...
L'occhio è sempre fisso nel vuoto, le labbra tremanti, livide, gonfie, le vene delle tempie turgide, pulsanti.
--Giustizia!... Giustizia fino all'ultimo.... Lei!... Lei!... A Milano!
Il pretore, corso lì colle guardie, e il delegato colgono a volo quella parola: Milano.
Pensano di allontanarlo, di allontanare il pericolo e così ottenere la calma.
--Il signor duca parte subito per Milano! Per parlare col prefetto! Per far arrestare i ladri.... Per rendervi giustizia!
--Sì!... Sì!... Giustizia!... Giustizia fino all'ultimo!
--Adesso! Subito!...
--C'è la corsa!
--Bisogna aspettar la corsa!...
--Giustizia!... Giustizia!... Giustizia per tutti!... Giustizia fino all'ultimo!--e il duca borbotta ancora fra sè:--Ammazzarla.... Ammazzarla.... Lei!
La gente, sotto gli ombrelli, non si muove dal piazzale, ma non è più minacciosa.
--Povero vecchio! Non sapeva niente! Era ingannato! Era tradito come noi!... Il Casalbara! Il duca!... È sempre stato buono! I Casalbara sono sempre stati la provvidenza del paese!
E quando il duca attraversò la folla per recarsi alla stazione, scoppiò un urrà d'applausi:
--Viva il Casalbara!
--Viva il Presidente della _Cisalpina_!
E gridando: Viva il Presidente! Viva il Casalbara! e agitando, squassando gli ombrelli lo accompagnano alla stazione.
Il duca, di tutta la scena, non ha impresso che quella parola: "ladro" confusa col nome dei Casalbara, e la rivelazione dell'infamia di sua moglie nelle urlate della folla, contro il Laner, contro "l'amante della duchessa!"
Coloro che lo hanno accompagnato in vagone, un suo fattore ed un suo vecchio fittabile, lo spingono al finestrino per ringraziare la folla, che continua ad applaudire, a gridare evviva, ad agitare i fazzoletti e gli ombrelli.
--Giustizia!... Giustizia fino all'ultimo! Giustizia per tutti!--risponde il Casalbara e torna a sedere, a balbettare col tremito delle labbra violacee: Giustizia.... Giustizia.... Milano.... Giustizia....--e poi più rauco, più sottovoce, sussultando:--Lei.... Ammazzarla.... Lei!
Giunto a Milano, alla stazione, si sente quasi mancare: beve, ingoia un bicchierino o due di cognac... Non vuol essere più accompagnato da nessuno, assolutamente.
--Sto bene!.... Mi sento bene!...
Gli altri lo lasciano andare in brum, ma poi gli tengono dietro, pure in carrozza.
Quando il brum si ferma dinanzi al palazzo, il portiere accorre.... lo aiuta a scendere.
--Lei?... Lei?...--borbottò il Casalbara.
--La signora duchessa?... È in casa, Eccellenza; è in casa.
--È col signor Cantasirena,--gli dice la Vittorina sopraggiungendo. E lo aiuta a salir le scale.
Il duca, arrivato nell'anticamera, impone alla Vittorina di fermarsi. Si avanza solo, barcollando. A brevi passi precipitosi, appoggiandosi ai mobili, arriva al salottino di sua moglie.
Nora, vedendolo, getta un grido. Il duca si appoggia allo stipite dell'uscio, la fissa.... la fissa in un modo terribile.... vuol parlare.... imprecare.... alza la mano come per maledirla, per colpirla, ma la parola gli resta soffocata, strozzata.... non gli esce dalla bocca che un rantolo.... Si piega su sè stesso, fa per abbrancarsi alla tenda della portiera e stramazza, rotolando sul tappeto, ai piedi di Nora.
--Dio! Dio! Dio!...
--Giovanni!... Giovanni mio!...--balbetta pallido, allibito Matteo Cantasirena. E lo solleva a stento, lo porta, trascinandolo, sul canapè.
Nora, rimane immobile, muta.
Il Casalbara aveva gli occhi sempre aperti, fissi, sbarrati: dal naso, dalla fronte gli gocciolava il sangue: il respiro rantoloso gli portava un gorgoglio di schiuma bianca, sulla bocca storta, contratta.
XII.
I disordini di Primarole e di Casalbara! Anche a Milano non si parlava d'altro.
Due morti! Parecchi feriti!... Il duca Giovanni, il presidente della _Cisalpina_, il solo gentiluomo fra tanti imbroglioni, preso a sassate, scampato a stento dalla marmaglia furibonda!
--Ecco le colpevoli catastrofi che preparano, che affrettano la rivoluzione sociale!...
--E chi meno ne ha colpa, paga per tutti!
--Quel povero Tolomei? La _Cisalpina_ gli ha dato il tracollo! Il Bizzarelli, il Vergani, il Palazzoli, il Brunetti?... Tutti galantuomini, gente di lavoro, padri di famiglia, buttati sul lastrico!... Anche il conte Bobboli, tirato dentro pei capelli, intimidito, ricattato, come forse il Duranti! Anche il Beretta, persino donna Alessandrina, la madre di Pio Calca!... Tutti senza un soldo!
--È un _crac_ terribile, che rovina mezza Milano.
Ma poi la gente seria cominciava a infastidirsi:--Peggio per loro! Per l'ingordigia di far milioni in un anno, per l'ambizione, per la smania del ciondolo di deputato, non dovevano fidarsi di una canaglia come il Cantasirena, di un ambizioso imbroglione come il Fontanella!
E i giudizi a mano a mano mutavano, e cominciavano le insinuazioni e le accuse.
--Quanto al Tolomei,--sussurravano i meglio informati,--è sempre stato uno spiantato. Vive di questo: si guadagna la vita a furia di andare in malora!
--Tutti gli altri? Il Bizzarelli, il Brunetti, il Vergani? Creature del Cantasirena e del Fontanella! Fantocci, teste di legno; tutta gente che casca in piedi!
--Quel beì del conte Bobboli? Ne ha sempre fatte di tutti i colori.... dal bianco d'avorio al nero d'ebano!
--Chi però ci lascia la pelle sono i pesciolini minuti; quei poveracci di campagna, adescati, ingannati, sfruttati colle azioni e cogli appalti! Questi sono da compiangere! Questi gridano vendetta!
--Ci vuole un esempio! Un esempio di "alta moralità".
--Ma il Fontanella, il Cantasirena, si cacciano in prigione sì o no?
--Bisogna purificare l'ambiente!
--E riguardi per nessuno!... Tutto il Consiglio d'amministrazione sotto processo!... E anche il presidente! Anche il Casalbara!... Peggio per lui se è un imbecille; non doveva ficcarsi negli affari!
--E poi, anche il Casalbara, non si pappava venticinquemila lire di stipendio?
--Dicono cinquantamila, senza le rappresentanze e il resto!
--Sotto processo anche il Casalbara!
--È ora di finirla coi riguardi, coi privilegi! Ci vuole un esempio!
--Bisogna purificare l'ambiente!
--Ma il governo che fa?
--Il Governo manda i suoi ministri a Primarole!
--La colpa è del prefetto!... Un camaleonte!... Un pusillanime!... E anche il Bonforti e il Ghirlanda, i radicaloni, i socialisti che sostengono la _Cisalpina_ per paura di perdere il collegio!... È una vergogna, uno scandalo!
Intanto un'altra voce cominciava a diffondersi, una voce che si voleva soffocare, ma che a mano a mano correva più insistente, più impressionante.
Il signor Galli, il procuratore della banca Kloss era scappato in America! No, era scappato in Grecia! Era scappato con duecentomila lire!
Il Kloss protestava che non era vero niente, il suo procuratore era a _Turin_.
--_In tucc ciaccer_!
Ma non credevano più nemmeno al Kloss.--Il Galli era proprio scappato: l'ammanco era di mezzo milione!--Aveva messo in pratica il socialismo per proprio conto, quello lì!
--Ma se pareva un galantuomo? Aveva giuocato in Borsa?... No! _Cherchez la femme_! Una donna? Il Galli? Un uomo tutta famiglia! Un uomo serio, posato?
--Invece aveva una relazione segreta, con una delle signore più eleganti dell'alta società alla quale pagava conti per molte migliaia di lire!...--Ma no, non era una signora!... Era una ballerina! Erano scappati insieme!...
--_In tucc ciaccer_!--continuava a ripetere il Kloss. Ma un giorno, in un _braccio morto_ della Vettabia, nelle acque limacciose, sporche, nere, inquinate dalle vicine tintorie, fu pescato un cadavere gonfio, sfigurato. Era il procuratore della Banca Kloss; era il signor Galli.
--Altro che scappare con una ballerina! Si è buttato nel _Naviglio_, si è annegato!
--Ma la ragione del suicidio?
--La _Cisalpina_!
--Era stato tirato dentro nella _Cisalpina_! Aveva conosciuto Matteo Cantasirena dal duca di Casalbara! Si era lasciato suggestionare!
E quel suicidio del Galli, riverberava una luce ancor più sinistra sulla _Cisalpina_, sui misteri della _Cisalpina_, sulle influenze losche, tenebrose di quella vasta associazione di malfattori che si chiamava la _Cisalpina_, e tutti protestavano che volevano la luce, la luce, che bisognava rischiarare, purificare l'ambiente!
Anche i giornali gridavano alto, su tutti i toni:
--Si determinassero nettamente le responsabilità!
--Si facesse un'inchiesta severa, esauriente!
Ognuno però voleva che si cominciasse in casa del vicino....
Matteo Cantasirena, il Fontanella, tutto il Consiglio d'amministrazione, non dovevano essere i capri espiatori di nessun interesse privato, di nessuna camorra.
--Il pubblico ha diritto di sapere di che genere furono le compromissioni del Bonforti e del Ghirlanda!--gridavano gli uni.--L'inchiesta non deve arrestarsi alla soglia dei palazzi prefettizi!--gridavano altri.
E altri ancora:
--E neppure deve arrestarsi dinanzi alla sagrestia e alla Curia! Fuori tutti i pasticci della fabbricceria di Castellanzo col Fontanella! Alla gogna anche i preti e i monsignori della _Cisalpina_!
Il fermento era straordinario: la moralità politica, la moralità sociale volevano un esempio, imponevano la luce: la luce piena, intera, senza privilegi, senza immunità, la luce su tutto, la luce su tutti!
E un raggio appunto di questa luce tanto desiderata, di questa luce tanto invocata avrebbe potuto diffondersi.... per mezzo del Kloss, del commendator Francesco Kloss, il quale, rovistando nella scrivania del suo procuratore, aveva trovato il famoso dispaccio spedito al Galli dalla duchessa:
"Arrivo stasera Milano. Venga subito.
"ELEONORA CASALBARA"
E mentre faceva questa scoperta, il Kloss veniva pure informato dalla Banca Insubria dei due _chéques_ per centocinquemila lire, intestati a Matteo Cantasirena, e firmati dal Galli.
--_La pionta pericolosa_!... Il trabocchetto!--esclamò il Kloss.
Infatti fra la data degli _chéques_, e la data del dispaccio, la distanza era appena di ventiquattr'ore.... Ed erano quei giorni appunto in cui il signor Galli doveva recarsi a Torino, i giorni della sua scomparsa, del suicidio!
--_La pionta_!... Il trabocchetto!
Il Kloss abile e scaltro, che conosceva la abilità e la scaltrezza della duchessa, aveva intuito facilmente il dramma accaduto fra lei e il suo procuratore: _lacrime, setuzion...._ e poi, passata la cotta, il rimorso, il suicidio!... _Robb de Statera_!... ma anche _de procurator del re!_
E, facendo subito la sua brava denuncia, forse sarebbe riuscito a salvare ancora, tutte o in parte, le sue centocinquemila lire.
_--Adacio!... Adacio!_
Il Kloss voleva pensarci e riflettere seriamente prima di muovere un passo.
--Un _process_?... Un processo di quel genere, a Matteo Cantasirena, alla duchessa di Casalbara?... Al Casalbara?... Un processo da mettere sossopra tutto il mondo? E poi, come sarebbe andato a finire? Se venivano in ballo.... i suoi primi affari.... a Praga?...
Un _process_, è sempre una disgrazia anche per chi lo fa.
--_Mi avessi per massima ceneral_--diceva il Kloss--_in casa, pussée mei i later, della ciustizia!_
Ma anche il perderci centocinquemila lire non era nelle sue massime, nelle sue idee, nemmeno nelle sue forze! Bisognava trovare il modo di impattarsi.... ma _cito cito_, queto queto, senza far _bortel_!
Intimare a Matteo Cantasirena di restituire la somma?... Era un pretendere l'inverosimile. Imporne la restituzione alla duchessa?... Al _vecc_? Erano tutti spiantati.
Invece, questo era da fare: La _Cisalpina_ dichiarata in liquidazione.... ed essere nominato lui, il liquidatore con pieni poteri. C'era da riguadagnarle più volte le centocinquemila lire: prima nella liquidazione stessa: poi nell'impresa dei tram elettrici.... Aver nelle mani il segretario generale, voleva dire aver nelle mani anche il Fontanella e gli altri....
--Ecco l'affare!... ed ecco _l'ultimatum! Liquitazione_ della _Cisalpina: liquitatore mi_, coi pieni _poter_!
E per mia parte, cito, silenzio! E non si parla più _de process_!
I processi fanno paura a tutti e ai _galantom_--concludeva il Kloss alludendo a sè stesso--_pussée anca mò!_
E per intendersi?
Doveva scrivere a Cantasirena di venire nel suo studio?... Mandare a chiamare quel Mariano Perego?... Fissare un appuntamento?...
Tutto ciò gli seccava.... In quei giorni avrebbe dato nell'occhio; e poi.... tirarsi fra i piedi i _giornalista_.... Niente!
Gli balenò un'idea: un fiotto di sangue gli montò alla testa, gli fece luccicare gli occhietti e arrossir la pelle sotto i baffi tinti e duri. Saltò di colpo dal canapè sul quale si era buttato.
_--Cuella matama! La matama! Lei stessa!_
Adesso non era più il caso di scappare, di fare il _casto Ciuseppe_: adesso la _catta l'aveva in te le man_, colle unghie ben tagliate! Più nessun pericolo per i tanee!
--Con quel famoso dispaccio, _semm nun che comanta_!
Andò dalla duchessa subito, sul momento.
--_La c'è_?--domandò al portiere senza tante cerimonie.
Il portiere gli rispose di sì, che la signora duchessa era in casa, ma che, stante la malattia del signor duca, assolutamente non riceveva nessuno.
--Va _supito_ ad _afertirla_ che _sont chi mi_!
Il portiere chiamò la Vittorina per far annunziare alla signora duchessa, che c'era il commendator Kloss, il quale aveva premura di parlarle.
Nora era in camera di suo marito. Essa non lo abbandonava più, non lo lasciava mai, nè giorno, nè notte: nessuno doveva entrare in quella camera, tranne il dottor Foresti.
Il Casalbara aveva riacquistata l'intelligenza, ma non la parola, non la forza; però il dottor Foresti aveva detto alla duchessa che avrebbe potuto riaversi da un momento all'altro.... Ed era quindi Nora stessa, lei sola, che gli voleva fare da infermiera, adattando le sue manine pallide, profumate ai servizi più umili, sempre attenta, premurosa, affettuosa, sempre carezzevole, colla sua voce limpida e fresca.
Ma il Casalbara, nel letto, seduto, curvo, appoggiato a un monte di cuscini, non pareva commuoversi a tanta devozione, a tante amorevolezze. Egli fissava sulla moglie i grandi occhi sbarrati, iniettati di sangue, con una espressione strana, intensa di collera, di odio. Le vene turgide, pulsanti delle tempie, il viso rosso, gonfio, le labbra violacee, tremanti, il respiro affannoso, corto, esprimevano lo sforzo di una parola che egli voleva dire, ma che non gli riusciva dire, che rimaneva soffocata, strozzata in un rantolo....
Quando la Vittorina, alla quale era stato proibito come agli altri, di entrare nella camera del signor duca, chiamò fuori la duchessa per dirle della visita del commendator Kloss, Nora trasalì vivamente.
Il Kloss veniva a parlarle del signor Galli!... Era quello che essa presagiva, che paventava fin dal primo giorno del suicidio. Pure riuscì a vincersi. Ordinò alla Vittorina di far entrare il commendator Kloss nel salotto. Poi si avvicinò, si curvò per dire al marito:
--Vengo subito....--e uscì chiudendo bene l'uscio della camera, chiudendo bene anche gli usci delle altre stanze che mettevano nel salotto.
L'occhio del Casalbara seguì la moglie fisso, sbarrato.... le vene delle tempie gli pulsavano più turgide, violette, e la parola inarticolata, strozzata, il rantolo era più affannoso, più forte.
Nora si presentò al Kloss diritta, sicura, ringraziandolo con un mesto sorriso, mentre si asciugava gli occhi, mentre si accomodava la massa dei capelli che le cadevano da tutte le parti.
Finse di credere che il Kloss fosse lì per informarsi di suo marito e gli stese la mano, con un'aria intima, in cui la cordialità, l'effusione e il dolore, conservavano tutta l'alterezza, tutta la dignità signorile.
--Grazie, di essere venuto. Giovanni la vedrà certo volentieri. Vuol passare?--E accennò verso la camera del marito.
--Niente! Niente!--rispose il Kloss colla voce sgangherata e facendo un saltetto nell'inchinarsi.--_Mi venissi_ forse importuno dalla signora duchessa, per un semplice schiarimento.